PAPA FRANCESCO BATTEZZA LA FIGLIA DI UNA COPPIA NON SPOSATA IN CHIESA. UNA GRANDE LEZIONE

papa bergoglio battesimoE’ inevitabile, ogni volta che scrivo un post su Papa Francesco, mi ritrovo a pensare allo stesso incipit: Papa Bergoglio non finirà mai di stupirci. Anche questa volta, infatti, ha dato dimostrazione di quanto siano aperte le sue vedute, fedele – in tutti i sensi – al monito evangelico per cui è più utile cercare la pecorella smarrita, pur mettendo a rischio l’incolumità delle altre 99.

Oggi in Vaticano, nello splendido scenario della Cappella Sistina, il Papa ha battezzato 32 bambini. Naturalmente, come è suo costume, non ha potuto trattenersi dal fare qualche battuta. Durante l’omelia, riferendosi al pianto dei bimbi, ha detto: «Oggi canta il coro, ma il coro più bello è questo dei bambini, che fanno rumore. Alcuni piangeranno perché non sono comodi o perché hanno fame: se hanno fame, mamme date loro da mangiare. Tranquille».

Chissà cosa penserà la piccola Giulia, sette mesi, di questo Papa quando le racconteranno del suo battesimo speciale? Doppiamente speciale, direi: non solo ad impartire il sacramento sulla sua testolina innocente è stato il Papa in persona, ma i suoi genitori non sono nemmeno sposati in Chiesa.

Inevitabilmente mi è ritornato in mente un episodio che risale a trent’anni fa, quando il parroco si era rifiutato di battezzare mia nipote perché i genitori sono sposati solo civilmente (ne ho parlato QUI). Ma le cronache sono piene di casi di questo tipo. Uno dei post che scrissi sull’argomento, meno di un anno fa, in queste ore è il più letto del blog.

Insomma, dopo aver manifestato un’apertura verso i divorziati, ammessi all’Eucarestia (L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli, dall’«Evangelii Gaudium») e l’ammissione di non essere nessuno per giudicare le scelte degli altri (in riferimento agli omosessuali), il battesimo impartito alla piccola Giulia è una bella lezione per qualche prete – e anche qualche vescovo – ottuso che ancora non ha capito che l’Amore di Dio non ha preclusioni.

[immagine da questo sito]

MISERICORDINA: LA MEDICINA NATURALE DI PAPA FRANCESCO

Udienza generale di Papa Francesco in piazza San Pietro
«Adesso vorrei consigliare a tutti voi una medicina: è una medicina speciale, non è che il Papa adesso fa il farmacista…». Con queste parole Papa Francesco ha esordito stamattina in piazza San Pietro, davanti a 60mila fedeli, in occasione dell’Angelus.
Tenendo in mano una scatoletta bianca col disegno rosso di un cuore e e delle scritte blu ha spiegato: «È una medicina di 59 grani intracordiali. Si tratta di una `medicina spirituale´ chiamata `Misericordina´.»

Davanti al pubblico probabilmente divertito, ha continuato con una raccomandazione: «Prendetevela c’è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche “la coroncina della Divina Misericordia”, aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l’amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla perché fa bene al cuore, all’anima e a tutta la vita».

La scatoletta, come ogni farmaco che si rispetti, ha davvero il “bugiardino” all’interno. Tra le altre cose, posologia inclusa, si legge: «La sua efficacia è garantita dalle parole di Gesù. Viene “applicato” quando si desidera la conversione dei peccatori, si sente il bisogno di aiuto, manca la forza per combattere le tentazioni, non si riesce a perdonare qualcuno, si desidera la misericordia per un uomo moribondo e si vuole adorare Dio per tutte le grazie ricevute».

Naturalmente «non si riscontrano effetti imprevisti e controindicazioni» e si consiglia «di rivolgersi ad un sacerdote per ulteriori informazioni e di conservare le avvertenze in caso di riutilizzo».

Finirà mai di stupirci questo Papa?

[foto e notizia da Il Corriere]

DA PAPA A PELLEGRINO

ITALY-VATICAN-POPE-HELICOPTER

«Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita». È l’ultimo tweet di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI.

Da poco più di mezzora Joseph Ratzinger non siede più al soglio pontificio. Ha scelto di essere un semplice pellegrino. Alle 20 in punto, con la chiusura del portone di Castel Gandolfo, dove un elicottero l’ha portato in volo alle 17.50, partendo dai giardini vaticani, la missione di Benedetto XVI può dirsi conclusa. Ratzinger, che sarà detto “Papa emerito” e continuerà ad essere apostrofato come “Sua Santità”, indosserà la talare semplice bianca senza mantellina, mentre l’anello piscatorio e il suggello verranno resi inservibili, in modo che nessun altro potrà mai indossarli.

Un evento storico, è stato detto. Certamente il 2013 rimarrà, forse a lungo o forse no (in fondo Ratzinger ha creato un precedente), nella storia della Chiesa come l’anno dei due Papi.

Testimoni, che ci piaccia o no, di un cambiamento da raccontare ai figli e ai nipoti, alle generazioni future che forse non si stupiranno più delle dimissioni di un Papa.

[foto dal Corriere]

PAPA RATZINGER: DIMISSIONI “PER IL BENE DELLA CHIESA”. GLI ALTRI PAPI DIMISSIONARI NELLA STORIA

ratzinger

Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. La notizia è stata confermata dal Vaticano. Joseph Ratzinger, nato il 16 aprile 1927, era stato eletto papa dal conclave il 19 aprile 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II.
REAZIONI – «Un fulmine a ciel sereno» reagisce il decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano, commentando la decisione di Benedetto XVI. [DAL CORRIERE]

Al momento ho pensato ad uno scherzo di carnevale, poi mi è tornato in mente Celestino V, colui che fece per viltade il gran rifiuto. Però è anche vero che Benedetto XVI ha una bella età e certamente non la caparbietà di Giovanni Paolo II. Per Ratzinger il pontificato è stato un lavoro, per Wojtyla una vera missione. Almeno, questo è il mio modestissimo parere.

Ecco il testo che papa Ratzinger ha letto, in Latino, al termine del concistoro di questa mattina:

Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per
comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per
l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino
. Sono
ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non
solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di
oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della
fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore
sia del corpo, sia dell’animo
, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da
dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo,
ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero
di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile
2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro,
sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del
nuovo Sommo Pontefice.
Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete
portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la
sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere
il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore,
con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio
.

Una decisione senza dubbio ponderata, un desiderio, quello di ritirarsi a vita privata, già manifestato negli ultimi due anni. Allora, però, ne aveva resi partecipi i suoi collaboratori che, evidentemente, l’avevano dissuaso. Ora, come fa notare lo stesso decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano, appare come “un fulmine a ciel sereno”. Non ne aveva parlato con nessuno anche se più volte aveva dichiarato che «un papa ha diritto di dimettersi».

In passato, tuttavia, aveva rinunciato alle dimissioni in quanto la Chiesa, gravata da scandali (pedofilia, preti gay …) aveva bisogno di una guida salda né Benedetto XVI aveva intenzione di scaricare ad altri la patata bollente. La situazione ora non è migliore, a mio parere, e certamente il momento scelto è uno dei più importanti per la Chiesa cattolica. Nell’imminenza del periodo di Quaresima, in preparazione alla Santa Pasqua, forse i pressanti impegni che proprio questa festività religiosa prevedono l’hanno scoraggiato.

Il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, durante la conferenza stampa ha espresso fiducia nel fatto che per la santa Pasqua sul soglio pontificio possa sedersi il successore di Benedetto XVI: «Dal primo di marzo, dopo le dimissioni del 28 febbraio, inizierà l’iter per l’elezione del nuovo Papa. – precisa Lombardi – Non sappiamo ora la data del Conclave, ma ovviamente non ci saranno i novendiali (i 9 giorni di lutto dopo la morte del Pontefice) così nel giro di un paio di settimane, nel mese di marzo, avremo il nuovo Papa».

LE DIMISSIONI DI UN PAPA: CASO ECCEZIONALE NELLA STORIA DELLA CHIESA

celestino vPrima di Benedetto XVI l’episodio più celebre, da me ricordato all’inizio di questo post, è il “gran rifiuto” di Papa Celestino V. Pietro da Morrone fu eletto il 29 agosto 1254, dopo un conclave durato ben due anni. Celestino V aveva quasi ottant’anni all’epoca e rinunciò alla carica dopo soli quattro mesi, forse temendo di trovarsi invischiato nelle mire politiche di Carlo d’Angiò che in seguito fu ben accolto dal successore Bonifacio VIII, pontefice odiato dall’Alighieri proprio per la sua intromissione nella vita politica di Firenze.
A distanza di secoli, tuttavia, la memoria di Pietro da Morrone è stata riabilitata e il Papa è ricordato come uomo di straordinaria fede e di buon senso.

Due secoli dopo fu la volta di Gregorio XII, Papa dal 19 dicembre 1406 al 4 luglio 1415. Una volta eletto si adoperò per porre fine al “grande scisma” fra i pontefici di Roma e quelli di Avignone ma, non riuscendovi, preferì a rinunciare al pontificato.

Il primo caso di abdicazione dal soglio pontificio fu, tuttavia, quello di Papa Clemente I (in carica dal 88 al 97 d.C., ai tempi dell’imperatore Domiziano, in piena persecuzione contro i Cristiani), che rinunciò alla carica a favore di Evaristo, perché arrestato ed esiliato non voleva che i fedeli rimanessero senza una guida spirituale.

[LINK della fonte]

ARTICOLO AGGIORNATO, ORE 14.00

È MORTO OSAMA, EVVIVA! GIUSTIZIA È FATTA

E no, non sono d’accordo. Mi dispiace. La Giustizia sarebbe stata un’altra: catturarlo e fargli finire i suoi giorni in una prigione, facendogli sopportare privazioni di ogni tipo, costringendolo a pensare, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, alle atrocità che aveva commesso, alle migliaia di vittime innocenti che aveva sulla coscienza. Un’utopia? Può darsi, ma non credo che ucciderlo sia stata la punizione più giusta. Credevo che fossimo lontani dai tempi in cui vigeva la legge dell’occhio per occhio, dente per dente.

Erano le 5 del mattino qui in Italia quando il Presidente USA, Barack Obama, ha dato l’annuncio alla nazione: «Osama Bin Laden è stato ucciso. Giustizia è fatta». Un annuncio che ha fatto ben presto il giro del mondo e ha portato sulle strade di New York milioni di americani, alcuni dei quali si sono radunati a Ground Zero, il luogo della memoria. Felicità e giubilo stanno caratterizzando la reazioni di un popolo che ha sofferto, e che ancora piange i 3000 morti delle Torri Gemelle, a causa dell’irrazionalità di Bin Laden, mente satanica dell’attentato dell’11 settembre 2001 a New York e di quelli che sono seguiti negli anni in altre parti del mondo, Europa compresa. Io li capisco: la reazione è istintiva ma ci riporta indietro di qualche millennio, quando ancora vigeva la faida. Credevo che la civiltà avesse portato l’uomo a credere che uccidere per vendetta personale non sia cosa di cui vantarsi.

Del mio stesso avviso il Vaticano. «Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perchè ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace». Queste le parole di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, anche se è perfettamente consapevole del male che quell’uomo ha causato: «Osama Bin Laden, come tutti sappiamo, ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine».

Ecco, io la penso così. Penso che sia finito un incubo, forse, ma che ce ne siano altri dietro l’angolo, non solo in America, anche in Europa. Penso che sia perfettamente umana la reazione di milioni di persone di fronte a questa notizia, ma vorrei che ora quanti hanno gioito si fermino a riflettere. L’uccisione di Osama, forse, è stata inevitabile durante il blitz. Ma continuo a pensare che quell’uomo diabolico si meritasse di soffrire per molto tempo, fino alla fine della sua esistenza terrena, in modo da far trionfare la Giustizia Umana. Ora non resta che sperare in quella Divina.

[LINK della fonte]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 3 MAGGIO 2011

Riporto qualche stralcio dall’articolo di Aldo Cazzullo pubblicato su Il Corriere di oggi.

PROCESSARE OSAMA BIN LADEN. UN’OCCASIONE (MANCATA) DI FORZA

E’ giusto festeggiare la morte di un uomo, per quanto abietto? Non sarebbe stata una prova di forza ancora maggiore catturare Osama Bin Laden e processarlo per i suoi crimini, anziché ucciderlo e gettarne il corpo in mare?
[…]
Sottoporre Osama Bin Laden a un regolare processo, magari davanti al tribunale internazionale costituito proprio allo scopo di provare e punire i crimini contro l’umanità, sarebbe stato un passaggio difficile per l’America, ma certo avrebbe rafforzato il suo prestigio di patria della democrazia moderna, uscita scossa dalle vicende dell’Iraq, di Abu Ghraib, di Guantanamo. È difficile avanzare rilievi agli uomini che hanno liberato il mondo dal fondatore di Al Qaeda e che oggi un’intera nazione onora, a cominciare dal presidente democratico Obama e da Hillary Clinton, che annuncia secca: «Bin Laden è morto, giustizia è fatta». Però non c’è dubbio che le buone cause non escono ridimensionate ma rafforzate da un procedimento giudiziario condotto secondo il diritto internazionale, che comprende anche le garanzie per i colpevoli.
[…]
Nessun uomo davvero libero, se non qualche estremista islamico o qualche derelitto animato dal rancore per l’Occidente, piangerà la morte di Bin Laden. Così come nessuno, se non i beneficiati della sua tribù, piangerebbe domani la morte di Gheddafi. Ricordare l’esistenza di un’altra via – la cattura, il processo, la condanna, l’espiazione della pena – non significa abbandonarsi a facili umanitarismi. Significa ribadire la superiorità del diritto e della democrazia sul terrore e sul dispotismo.

L’ORA DI RELIGIONE ISLAMICA A SCUOLA DIVIDE LA CHIESA E IL MONDO POLITICO

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Ne ho già parlato in un altro post e ho già spiegato i motivi per cui, a mio modesto avviso, la proposta di offrire ai figli degli immigrati di fede musulmana la possibilità di studiare il Corano per un’ora alla settimana, mentre gli altri frequentano la lezione di religione, non sembra attuabile.
All’inizio l’idea era stata lanciata dal viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso di AN. Fin da subito si era schierata contro la Lega Nord, mentre il Vaticano, con un atteggiamento forse fin troppo entusiastico da parte di alcuni, aveva appoggiato la proposta, almeno stando alle parole del Presidente del Consiglio Pontificio per la Giustizia e la Pace, cardinal Martino. Netta opposizione, tuttavia, aveva manifestato il cardinal Tonini, facendoci capire che posizioni contrapposte erano possibili non solo nel mondo politico, ma anche entro le mura di San Pietro.

Oggi a Mattino 5, il ministro dell’Interno Maroni ha espresso la netta contrarietà della Lega, peraltro già manifestata attraverso le parole del presidente della Lega Nord al Senato, Federico Bricolo, che aveva definito la proposta inaccettabile e aveva assicurato che la Lega avrebbe difeso fino in fondo le nostre radici cristiane.

Mentre il viceministro Adolfo Urso, ieri in Libia, andava dritto per la sua strada, ricevendo pure il plauso del ministro libico dell’Economia, il mondo politico s’interrogava sull’eventualità o meno di aprire le porte delle scuole italiane all’islam. Se l’intera maggioranza prende le distanze dall’iniziativa di Urso, l’opposizione si divide: a parte l’apertura di Massimo D’Alema che due giorni fa si trovava d’accordo con Urso, favorevole appare solo l’Italia dei Valori che, per voce di Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, ritiene che la proposta sia un valido strumento di arricchimento culturale e di conoscenza. Non è dato sapere per chi sarebbe un’occasione di arricchimento: per i bambini e i ragazzi musulmani che della loro fede sentono già parlare anche a casa oppure per i giovani italiani? Ma in questo caso, sembra quasi che l’idea sia di far frequentare l’ora d’Islam anche ai cattolici. Nulla di male, intendiamoci, ma mi sembra che la proposta non sia questa. D’altra parte, non dobbiamo dimenticare che lo studio di Maometto e della sua fede rientra nei programmi di Storia ed è un argomento trattato decisamente in modo ampio dai libri di testo.
Tornando alle posizioni politiche, da parte della maggioranza si assiste ad un coro di no, mentre Pierferdinando Casini, che come al solito non sa da che parte stare, non si sbilancia e osserva che l’idea è senz’altro generosa ma rischia di essere avventata.

E al Vaticano che succede? La CEI prende le distanze: secondo il cardinal Bagnasco l’ora di religione cattolica nelle scuole si giustifica in base al Concordato, in quanto essa è parte integrante della nostra storia e della nostra cultura. Non mi pare quindi che l’ora di Islam ipotizzata corrisponda a questa ragionevole e riconosciuta motivazione.
Non dobbiamo dimenticare che l’attuale papa Benedetto XVI, allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e Marcello Pera, al tempo presidente del Senato, nel 2004 hanno pubblicato un magnifico libro intitolato Senza radici. Joseph Ratzinger allora, definiva un aspetto fondamentale per tutte le culture il rispetto nei confronti di ciò che per l’altro è sacro, e particolarmente il rispetto per il sacro nel senso più alto, per Dio, cosa che è lecito supporre di trovare anche in colui che non è disposto a credere in Dio. Laddove questo rispetto viene infranto in una società, qualcosa di essenziale va perduto. Da parte sua, Marcello Pera riteneva che sull’Europa soffiasse un brutto vento: si tratta dell’idea che basta aspettare e i guai spariranno da soli, o che si può essere accondiscendenti anche con chi minaccia e potremo cavarcela.

Io credo che due messaggi così, sebbene diffusi cinque anni fa, siano la più bella lezione di civiltà da cui dovremmo trarre i dovuti insegnamenti, invece di interrogarci sull’eventualità di far studiare il Corano nelle scuole italiane. In tal modo, non si favorirebbe di certo l’integrazione. E se per qualcuno l’ora di religione islamica a scuola potrebbe servire per tenere la situazione sotto controllo, a me sinceramente sembrerebbe un tentativo un po’ patetico, nonché poco rispettoso di ciò che per altri è sacro. Verrebbe infranto, per dirla con le parole di Ratzinger, quel qualcosa di essenziale per ogni società.

[fonte La repubblica]

L’ON. COTA E LE MOSCHEE: TIMORI FONDATI E FALSE INTERPRETAZIONI

uomini che preganoNegli ultimi tempi è salito alla ribalta l’on. Roberto Cota della Lega Nord. Come spesso capita, non per pubbliche virtù ma per vizi … non del tutto privati. Oddio, vizi, in effetti, non è la parola più appropriata; diciamo timori, se proprio non vogliamo mettere il dito nella piaga. Se, invece, ci piace essere cattivi, diremo che si tratta di paura del diverso, di chi ha una cultura differente, di chi per questi motivi può essere considerato pericoloso. Tuttavia, questa è solo un’interpretazione, forse la più frequente ma, credo, la meno probabile. Perché? Semplicemente perché quando si dà un significato ad un’affermazione, si legge solo la “lettera”, non sempre si riesce a coglierne lo spirito.

In verità, la proposta concernente le classi ponte a me non dispiaceva e non credo che l’on. Cota volesse esprimere quella che è stata interpretata come una presa di posizione xenofoba. L’ho scritto in un commento ad un post di un altro blog, alla cui lettura vi rimando per non essere ripetitiva. Di recente il ministro Maria Stella Gelmini ha sottolineato che non faremo classi separate. Le classi ponte saranno corsi di italiano, magari pomeridiani, per consentire agli alunni stranieri di imparare la lingua il più rapidamente possibile. Quindi potremo stare tutti tranquilli perché non ci sarà discriminazione alcuna e non credo che questa interpretazione possa essere considerata troppo distante dall’idea dell’onorevole Cota. 

Ora si parla della moratoria, chiesta sempre dallo zelante Cota, per la costruzione di nuove moschee in Italia. Prima di puntare il dito, ancora una volta, dobbiamo considerare che la proposta fa seguito ad un episodio che a tutti può sembrare allarmante: l’arresto di due marocchini per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale, a Macherio nel Milanese. Qui non si tratta di essere razzisti o xenofobi, ma semplicemente di essere realisti. È plausibile essere sospettosi e avere delle riserve riguardo al corretto utilizzo delle moschee da parte degli islamici. Va bene se si riserva ad esse la funzione per cui un luogo di culto nasce: pregare, celebrare i riti, aggregarsi tra fedeli. La “chiesa”, concepita come “casa del Signore”, sia esso chiamato Dio o Allah, è un diritto che non dovrebbe essere negato a nessuna comunità. Tuttavia, se un centro di aggregazione cela un recondito fine destabilizzatore, anche se non imputabile a tutti i fedeli, allora bisogna riflettere.

Marcello Sorgi su “La Stampa” commenta l’episodio in questi termini: ”Bloccare nuove moschee e centri culturali, almeno fino a quando non sia stata sottoscritta un’intesa tra lo Stato italiano e gli islamici: avanzata ieri dopo l’arresto di due marocchini a Milano, accusati di preparare attentati, e dopo l’allarme lanciato dal ministro dell’Interno Maroni, la proposta della Lega Nord ha subito suscitato molte reazioni, dal Pd a Rifondazione comunista, che arrivano a definirla «incostituzionale».
A questo punto, diamo un’occhiata alla Costituzione (sconosciuta ai più, eppure nell’era di Internet basta un clic per avere tutte le informazioni!).
L’articolo 19 garantisce l’esercizio della libertà religiosa in privato e in pubblico, e di conseguenza la costruzione di edifici dedicati al culto.
Ma l’articolo 8 – successivo a quello che riconosce il Concordato con il Vaticano e regola i rapporti con i cattolici – stabilisce che anche per le altre religioni la libertà va esercitata all’interno di intese con lo Stato italiano.
Ed eccoci al punto cruciale. Appare legittimo, dunque, che lo Stato prenda una posizione in merito alla questione. Nel momento in cui un luogo di culto può apparire una “minaccia” se non gestito e controllato a dovere, si può intervenire con la chiusura dello stesso, ma anche con lo stop alla costruzione di nuovi centri, sempre per motivi di sicurezza. Niente di scandaloso, dunque.

Da parte sua, anche il Vaticano esprime il suo parere. Il segretario della CEI, monsignor Mariano Crociata,  è del parere che noi dobbiamo garantire che i musulmani presenti nel nostro Paese possano coltivare la loro religione in maniera appropriata. Sottolineando che, non essendoci, in Italia, un unico islam e neppure un solo Stato di riferimento per tutti i musulmani, aggiunge che è necessario, pur in questa complessità, che le altre religioni siano coltivate perché diventino condizione di inserimento, di integrazione, di stabilità e anche di sviluppo religioso che preluda a un dialogo, a una possibilità di convivenza nel rispetto reciproco. Più che giusto. Ciò non toglie, però, che lo Stato eserciti il dovuto controllo e prenda i provvedimenti del caso.
Molto più accomodante appare mons. Ravasi , presidente del pontificio consiglio della Cultura della Santa Sede. Egli, come riportato dal Corriere, ritiene che un luogo di culto in quanto tale è sempre sorgente di comunione e di dialogo; il “ problema”  nasce quando il luogo di culto assume tipologie che sono eterogenee alla propria identità: in questo caso la convivenza sociale e lo Stato in particolare esigono una verifica, un controllo. E anche su questo possiamo essere d’accordo.

Ma veniamo al dibattito politico. Superfluo dire che l’opposizione ha espresso il proprio orrore attraverso le voci di parlamentari appartenenti a diversi schieramenti. Tuttavia, una voce fuori dal coro c’è: è quella di Paola Binetti (Pd). La senatrice sostiene che se la moratoria va intesa come momento di riflessione per decidere il da farsi può essere una buona soluzione. Se invece deve essere considerato solo un modo per impedire a qualcuno di professare la propria fede, allora no.
Certo, è difficile a priori stabilire quale sia il vero obiettivo della moratoria, tuttavia credo che lo Stato, qualora prenda una decisione in tal senso, debba in ogni caso garantire il rispetto della Costituzione. Impedire a chicchessia la libertà religiosa è, questo sì, anticostituzionale. Ma lo Stato lo sa.

Forse noi italiani non siamo sufficientemente “aperti”, trincerati dietro a sospetti e timori. Altrove, in Europa, quell’Europa che chiamiamo “unita”, la pensano diversamente. Prendiamo l’Inghilterra, ad esempio: nonostante l’attentato del 7 luglio 2005 a Londra, mi sembra che i sudditi della regina Elisabetta siano più aperti e meno timorosi. È di ieri la notizia che si sta pensando di creare nelle scuole britanniche una stanza apposita per la preghiera degli studenti musulmani. Un atto di civiltà, se vogliamo, molto meno plateale e discutibile delle iniziative, assai diffuse in Italia, volte a togliere il crocefisso dalle aule. A parte il fatto che ormai il povero “Cristo in croce” è sempre meno presente all’interno degli edifici scolastici italiani, ma obiettivamente che male può fare? Credo che questa sia una presa di posizione degli atei celata dietro un falso rispetto della religione altrui.
Ma a Londra, l’apertura verso l’islam, in certi casi, appare forse esagerata. È stato stabilito, infatti, che, in occasione dei giochi del 2012, i servizi igienici del Parco Olimpico debbano essere costruiti in modo che i musulmani non siano rivolti di fronte alla Mecca mentre sono seduti sul wc. La religione islamica vieta infatti ai musulmani di stare di fronte alla Kiblah – in direzione della preghiera – quando ci si serve della toilette. Non solo, lo scorso anno migliaia di sterline dei contribuenti sono state utilizzate per garantire che i servizi igienici del carcere di Brixton a Londra non offendessero la legge islamica. Credo che una proposta del genere in Italia solleverebbe un bel po’ di polemiche e farebbe discutere l’opinione pubblica per settimane, facendo dimenticare anche la crisi economica.
Inoltre, mentre monsignor Crociata (nessun cognome potrebbe sembrare più appropriato in tale contesto!) ritiene improbabile che in Italia si possa introdurre la sharia, in Gran Bretagna il primo tribunale islamico  fu istituito nel 1982 a Leyton, a est di Londra.  Suhaib Hasan, membro del Cerf (Consiglio europeo per le ricerche e la fatwa), spiega che la comunità islamica vuole alcuni dei diritti sharaitici nell’ambito dello statuto personale islamico in tema di matrimonio, divorzio, eredità e diritti della seconda moglie, senza intenzione alcuna di  amputare la mano del ladro o a lapidare l’adultera o l’adultero. Meno male! In un’Europa Unita che pone come conditio sine qua non per l’ingresso dei nuovi Paesi la rinuncia alla pratica della pena di morte, ci consola il fatto che la comunità islamica inglese non abbia intenzioni cruente.

In conclusione, non mi sembra giusto negare alcun diritto ai seguaci di Allah, purché la loro pratica religiosa si attenga ai corretti comportamenti attribuibili ai fedeli di ogni religione. Quello su cui si può discutere è che la tolleranza, giusta e sacrosanta, nei loro confronti sia contraccambiata da richieste che vadano oltre il limite accettabile. Certo, sono liberissimi di praticare anche la poligamia, sempre che la nostra legge glielo permetta. A questo proposito, anche per sdrammatizzare un po’, mi piace citare una battuta di Umberto Bossi. All’imam Yahya Pallavicini, incontrato alla Camera dei Deputati, che gli chiedeva se temesse che i mussulmani volessero introdurre in Italia la poligamia, il senatur rispose: “non ho niente contro la poligamia. Il problema sarebbero le quattro suocere…”. (www.islamicità.it )