7 marzo 2011

BOCCIATURA ALLIEVI CON TROPPE ASSENZE: CHIARIMENTI DAL MIUR

Posted in MIUR, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , a 11:36 am di marisamoles

Riporto un articolo di Tuttoscuola.com in cui si chiarisce come dev’essere fatto il calcolo delle assenze degli allievi durante l’anno scolastico in merito all’eventuale non ammissione agli scrutini finali:

Rischio bocciatura per troppe assenze? La circolare ministeriale n. 20 del 4 marzo definisce, finalmente, i criteri e le modalità di attuazione delle norme relative alla validità dell’anno scolastico, in dipendenza del numero di presenze alle lezioni da parte degli studenti della scuola secondaria di I e di II grado, come previsto dal Regolamento sulla valutazione (dpr 122/2009).

La disposizione chiarisce molti dubbi sorti in questi mesi soprattutto tra gli studenti delle superiori, che si trovano per la prima volta a fronteggiare un problema che potrebbe avere, come estrema conseguenza, la perdita dell’anno scolastico.

Sarà interessante verificare al momento dello scrutinio finale, per esempio, se le tante manifestazioni di protesta degli studenti dell’autunno scorso avranno prodotto effetti negativi per l’eccesso di assenze. Assenze che non si computano in giorni (si era parlato nei mesi scorsi del limite di 50 giorni da non superare per evitare di perdere l’anno), bensì, come precisa la circolare, in ore, derivanti dal monte ore annuo di lezione previsto per le varie tipologie di scuole e di classi funzionanti.

La circolare ricorda, comunque, che il computo si fa sulle presenze (i tre quarti del monte ore annuo), anziché sulle assenze. In questo modo gli studenti delle regioni con calendario scolastico più lungo dispongono di un maggior numero di giorni di scuola per raggiungere il limite fissato dei tre quarti di presenza alle lezioni.

Con tre quarti di presenza a scuola l’anno è salvo; con una presenza inferiore, il rischio di perdere l’anno si fa concreto, salvo deroghe straordinarie che vanno definite dal collegio dei docenti.

Spetta ai consigli di classe valutare, se, applicate le varie deroghe, sussistono, comunque, le condizioni per procedere alla valutazione dello studente. Insomma, in caso di lunghissima assenza da scuola per motivi di salute o di famiglia, non si potrà contare sul “sei politico”.

[immagine da questo sito]

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26 agosto 2010

NOVITÀ SCUOLA 2010: BOCCIATI GLI ALLIEVI “ASSENTEISTI” E PIÙ DIFFICILE ARRIVARE AL 100 ALL’ESAME DI STATO

Posted in adolescenti, Mariastella Gelmini, politica, riforma della scuola, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 2:46 pm di marisamoles


I nuovi regolamenti per gli Istituti di Istruzione Secondaria di II Grado (leggi: scuole superiori) portano delle novità per chi si appresta a iniziare il prossimo anno scolastico.

In primis, viene finalmente messa in primo piano la questione delle assenze, spesso ingiustificate, ovvero giustificate dalle famiglie ma senza un motivo valido, e assai frequenti soprattutto per i maggiorenni che possono firmare da soli il libretto.
Come si sa, la frequenza alle lezioni è obbligatoria e lo studio è, oltre che un sacrosanto diritto, un dovere cui non ci si può sottrarre. E non parliamo soltanto di “scuola dell’obbligo”, che comprende anche il biennio delle superiori (una volta si fermava alla terza media). Infatti, chi, assolto l’obbligo scolastico, intende proseguire gli studi (la maggior parte dei giovani, ormai) ha il preciso dovere di impegnarsi nello studio e di frequentare le lezioni.
Tuttavia, in passato è capitato di promuovere persone che avevano accumulato numerose assenze, partendo dal presupposto che tali assenze erano comunque giustificate. Per un periodo, inoltre, gli studenti sono stati esonerati dall’obbligo di presentare il certificato medico per le assenze che si protraevano per più di cinque giorni, obbligo rientrato lo scorso anno. Se non altro, in questo modo si evita che i furbetti se ne approfittino, anche se effettivamente la richiesta del certificato medico serve ad attestare l’assenza di malattie che possano costituire un pericolo per la salute della comunità.

Cosa cambia, dunque, da settembre? Chi non frequenterà almeno i tre quarti dell’orario annuale, ovvero supera il limite dei 50 giorni, rischia la bocciatura. Con l’avvio della riforma delle superiori, dunque, la vita degli “assenteisti” abituali senza motivi validi si farà più dura. Ovviamente, però, in casi eccezionali sono previste deroghe, in quanto è possibile che le assenze frequenti o prolungate siano giustificate da patologie particolari che possano essere oggettivamente dimostrate. Ma, in generale, chi non rispetta il limite minimo, come si legge nel regolamento ministeriale, viene escluso dallo scrutinio finale, quindi costretto a ripetere l’anno.

Per gli studenti che dal prossimo iniziano a frequentare il triennio sarà più difficile raggiungere il voto massimo all’Esame di Stato (leggi: Maturità) che è 100.
Nel nuovo Regolamento (vedi anche il DM n° 99 del 16 dicembre 2009) si legge, infatti, che nei licei e negli istituti tecnico-professionali il punteggio “base”, ovvero il cosiddetto “credito” che dipende dal curriculum scolastico, sarà di 25 punti, cioè il massimo, solo per gli allievi che avranno una media compresa tra il 9 e il 10, non più fra l’8 e il 10, come avveniva in passato.
Per ora la nuova disposizione si applica ai ragazzi del terzo e quarto anno, nel 2011 si andrà a regime anche in quinta.

Il vero problema sarà convincere i professori a usare anche il 10 come voto, che è una rarità nelle pagelle dove ci si ferma il più delle volte all’8 o al 9. Alcuni insegnanti, infatti, sono restii ad “alzare” i voti, anche in presenza di studenti meritevoli sia per capacità sia per impegno, considerando, erroneamente, un 8 già un ottimo voto.
A questo proposito, leggo sul quotidiano Il Messaggero alcune osservazioni fatte da un preside romano, Mario Rusconi, che è anche vice presidente dell’Anp, l’associazione di categoria. Sulla necessità di utilizzare tutta la gamma dei voti, Rusconi osserva: Oggi questo non avviene. I più risicati nel dare voti alti sono i docenti di italiano e latino, mentre quelli di matematica, chimica e fisica sono più disponibili. Comunque da quest’anno è vero che ci sarà una maggiore rigidità nell’attribuire i crediti e mi aspetto, proprio per questo, che i docenti usino tutti i voti a loro disposizione. Quanto alla severità crescente della scuola c’è stato un ritorno al rigore in questi anni che è positivo, ma con qualche esagerazione. Ad esempio sta maturando l’idea che il 5 in condotta si possa dare anche senza che ci siano stati 15 giorni di sospensione. Qualcuno ne sta abusando.

Per quanto mi riguarda, nelle valutazioni non sono mai stata “risicata” ma solo giusta, mettendo dei nove e dei dieci in pagella anche nel I quadrimestre, quindi fidandomi dei miei ragazzi e costringendoli a quel minimo di responsabilità che aiuta a crescere: come dire “mi fido, vi do 9 e 10, ma non deludetemi”. Al contrario sono rimasta spesso sconcertata nel vedere dei ragazzi davvero bravi, pieni di 8 e 9 nelle varie discipline, ma con delle insufficienze in matematica e, un po’ meno, in fisica. Ho anche assistito inerme alla fuga di qualche “buona testa” convinta di essere una nullità per un 4 in matematica. Evidentemente a Roma succede il contrario rispetto a Udine.

Quanto al 5 in condotta, Rusconi mi sembra poco informato: quella di attribuire l’insufficienza in condotta anche senza una sospensione di almeno 15 giorni non è un’idea, è un dato di fatto. In uno dei suoi tanti ripensamenti, il ministro Gelmini ha, infatti, tolto il vincolo della sospensione lunga, lasciando agli insegnanti la decisione di attribuire il 5 in condotta tenendo conto delle diverse situazioni, del ripetersi di episodi analoghi a quelli che hanno determinato una qualche sanzione disciplinare e, soprattutto, considerando il “pentimento” o meno degli studenti sanzionati e il loro reale impegno per migliorare il comportamento.
Detto questo, non credo proprio che se ne possa abusare.
Piuttosto, direi che sono finiti i tempi del “bravo, 7+” degli sketch di Cochi e Renato.

[LINK fonte]

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10 agosto 2010

ESAME DI STATO 2010: I DATI DEFINITIVI. MA NON SAREBBE ORA DI CAMBIARE?

Posted in adolescenti, Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , a 6:44 pm di marisamoles

Il MIUR ha comunicato i dati definitivi sugli esiti dell’Esame di Stato 2010. Qualche giorno fa erano stati diffusi i dati sulle valutazioni, in particolare sui 100 e lode che sono stati assegnati con maggior generosità nelle scuole del sud Italia. (ne ho parlato QUI e QUI). Polemiche a parte, sembra che un ruolo decisivo, con un lavoro di scrematura, l’abbiano avuto i Consigli di Classe: infatti è stato registrato un sensibile aumento degli studenti non ammessi, 6,6% contro il 5,1% dello scorso anno. Ma non dobbiamo dimenticare che, al contrario dello scorso anno, agli ultimi Esami di Stato sono stati ammessi solo gli studenti che non presentavano alcuna insufficienza in pagella.

L’intenzione del ministro Mariastella Gelmini era quella di applicare la novità già lo scorso anno, ma in conseguenza delle polemiche che erano sorte, in considerazione del ritardo con cui era stato comunicato che anche una sola insufficienza avrebbe compromesso l’ammissione, gli studenti che hanno conseguito la maturità nel 2009 erano stati ammessi con la sufficienza nella media complessiva dei voti. In altre parole, potevano essere insufficienti in una o più materie a patto che avessero la media del 6, compreso il voto di condotta che comunque non doveva essere insuffciente.

I non ammessi nel 2009 erano stati 17 mila (5,1%), quest’anno (con l’introduzione della norma che prevede tutte sufficienze) sono stati oltre 23 mila (cioè il 6,6%). Accanto a questo dato, si mette in evidenza una leggera flessione della percentuale del numero degli studenti che non hanno ottenuto il diploma: dal 2,15 % dello scorso anno al 2,05 del 2010.

Un dato preoccupante è quello relativo ai non ammessi all’esame a causa del 5 in condotta: lo scorso anno erano poco più di 5mila, quest’anno sono stati 8.403. Dov’è finita la “scuola del rigore e della severità”? E la lotta contro il bullismo? Pare che la bocciatura per il cattivo comportamento non costituisca uno spauracchio, come invece si era pensato.

Come ha osservato il ministro, riferendosi agli squilibri tra nord e sud nell’attribuzione delle lodi, una maggiore omogeneità nella valutazione degli studenti potrebbe derivare dalla somministrazione di una prova nazionale sulla falsa riga di quelle già sperimentate nella scuola media e in alcune scuole superiori che aderiscono al progetto pilota.
Ma io mi chiedo, sinceramente, ha ancora senso un Esame di Stato? Come ho già avuto modo di osservare, l’esperienza in sé è importante dal punto di vista formativo: è una specie di rito di iniziazione alla vita adulta. Ma, in tempi di crisi, è anche uno spreco di denaro pubblico che potrebbe essere investito nella scuola per venire incontro alle esigenze di chi al diploma non ci arriva proprio. Investire in progetti antidispersione e con lo scopo di prevenire gli abbandoni sarebbe un passo avanti verso una scuola più competitiva con altri Paesi europei, la Finlandia in testa.

Abolire del tutto l’esame forse è un po’ azzardato, ma potrebbe essere sostituito da una serie di prove, elaborate dall’InValsi, che determinerebbero il punteggio finale del diploma. E poi, sarebbe anche il caso di abolire i test di ammissione alle Facoltà universitarie sostituendoli, ad esempio, con un “credito” determinato dal punteggio ottenuto alla fine del corso di studi: so che in Egitto si può accedere alle varie facoltà a seconda del risultato ottenuto nei test d’uscita dalle scuole superiori. Ovvero, il risultato dei test finali –loro non fanno esami- orienta lo studente verso certe facoltà anziché altre.
In definitiva, non sarebbe lo studente ad orientarsi, spesso male, verso il percorso universitario ma sarebbe il suo rendimento ad “obbligarlo” a intraprendere un percorso di studi in cui avrebbe maggiori possibilità di successo. Non dimentichiamo che le percentuali di abbandono degli studi universitari sono piuttosto alte e spesso capita che i ragazzi cambino più facoltà, in seguito a degli insuccessi che magari non avevano previsto.

Insomma, è del tutto inutile pensare di rinnovare la scuola italiana, sempre più spesso bersaglio di critiche su più fronti, se le “innovazioni” si limitano a ritoccare quello che già c’è e che non funziona.

[fonte: Il Corriere]

4 maggio 2010

SCUOLA: È LECITO RECUPERARE LE FRAZIONI ORARIE CON CORSI DI SOSTEGNO PER GLI STUDENTI?

Posted in adolescenti, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 6:36 pm di marisamoles


Leggo sul Tuttoscuola.com un articolo che riguarda i corsi di recupero per gli studenti “rimandati” a settembre. (sul tema ho già scritto questo post ).
L’articolo in questione si conclude con queste parole:
Sarebbe così strano se gli insegnanti, lasciando il comodo scudo della norma contrattuale, prestassero per i corsi di recupero dei loro studenti le (non poche) ore cumulate nel corso dell’anno per mancata prestazione dell’insegnamento?
Strano no, ingiusto sì. Prima di spiegare i motivi di questa mia osservazione, vorrei illustrare la situazione che si verifica in alcune scuole, da cui si evince che non c’è affatto una regola confermata da eccezioni, ma solo eccezioni.

Per prima cosa bisogna chiarire che non sono i docenti a non volere le ore di 60 minuti. Almeno non tutti. Nella maggior parte dei casi la decurtazione delle “ore” è dovuta alle cosiddette“cause di forza maggiore” che poi sono riconducibili ad un solo problema: l’orario dei mezzi di trasporto. Questo, ovviamente, varia da città a città – io mi riferisco alla mia- e si sa che le aziende dei trasporti (specie quelle delle linee di autobus extraurbani) sono sorde alle richieste fatte dagli istituti scolastici. Ne consegue che le scuole devono necessariamente adottare un orario ridotto, con moduli di 50 o 55 minuti per evitare che le lezioni finiscano troppo tardi (dopo le 13 e 15), lasciando a piedi gli studenti fino al primo pomeriggio.

Dunque, il problema è degli studenti non degli insegnanti. Ma esiste, comunque, il diritto allo studio e un numero minimo di giorni di lezione per anno scolastico: 200. Sono pochi? Può darsi, dipende dai punti di vista. In ogni caso se a questi 200 giorni togliamo quelli “persi” con la decurtazione delle ore, allora il problema non è solo degli allievi, è anche nostro. A loro viene negato, in un certo senso, il diritto allo studio, a noi apparentemente (alla fine spiegherò perché “apparentemente”) viene “regalata” una parte di stipendio: quella relativa alle ore di lezione effettivamente non svolte. Ecco, quindi, che in alcune scuole, fra cui anche la mia, si anticipa l’inizio delle lezioni e si svolgono effettivamente quei giorni in più che, una tantum, compensano le ore sottratte alle lezioni con i moduli orari ristretti. Il calcolo giusto, ovviamente, non si fa mai –qualche docente potrebbe rimetterci altri guadagnarci- ma è l’unico modo per lanciare un preciso segnale alle famiglie: è vero che l’orario è ridotto –anche se solo su alcune giornate- ma qualche ora la recuperiamo allungando l’anno scolastico.

L’idea di far svolgere delle ore di recupero ai docenti, durante le ore curricolari, in effetti è già messa in pratica. In alcune scuole non si inizia prima l’anno scolastico –per amor di dio!- ma si sospendono le lezioni per una settimana, di solito alla fine del I quadrimestre, per tenere i famigerati “corsi di recupero”. Lodevole impegno, peccato che sia iniquo sia nei confronti degli studenti che dei docenti. Quest’ultimi, infatti, sono impegnati solo se hanno, nelle diverse classi, degli allievi in difficoltà ed è raro che ciò accada se si insegna Ed. Fisica e Religione, ad esempio. Tutt’al più per queste materie si potrebbero ipotizzare delle ore di potenziamento o di approfondimento ma in questo caso le classi intere sarebbero obbligate a recarsi a scuola esclusivamente per quelle tre ore settimanali. Visto che ciò è impraticabile, ne consegue che alcuni docenti si possono permettere una settimana di vacanza e non solo non recuperano affatto i 5 o 10 minuti persi per ogni ora di lezione, ma aggiungono ore regolarmente pagate e non prestate a quelle che già collezionano con la decurtazione dei moduli orari.
I ragazzi, da parte loro, stanno a casa se non hanno “buche” (= insufficienze) e si godono il meritato riposo, ma si sentono particolarmente frustrati se devono andare ogni giorno a scuola avendo collezionato un bel po’ d’insufficienze! Il discorso sarebbe anche coerente con la legge della compensazione: se fai prima, poi ti riposi, se non hai lavorato prima, è giusto che lavori poi. Peccato, però, che il discorso dei 200 giorni di lezione obbligatori per tutti vada a farsi friggere. In questo modo, nessuno si fa i 200 giorni, sempre a causa dei moduli orari decurtati, e solo quelli che hanno bisogno del recupero si avvicinano un po’ al “minimo sindacale”.

La soluzione dei corsi di recupero mattutini al posto delle regolari lezioni comporta un altro problema: se lo Stato stanzia dei fondi per le attività di recupero, in base alle esigenze delle diverse scuole (anche se poi nella realtà gli stanziamenti che arrivano sono assolutamente inadeguati), ma la scuola obbliga i docenti a impartire lezioni di recupero durante quello che dovrebbe essere il normale orario scolastico, allora dei soldi statali l’istituto che se ne fa? Mistero.

Aggiungiamo un’altra considerazione: da quando è stata introdotta la cosiddetta “sospensione del giudizio” (prima i Debiti Formativi non mettevano in discussione la promozione e si colmavano –meglio dire si sarebbero dovuti colmare- l’anno successivo) il Ministero ha decretato che nelle scuole si debbano organizzare, al termine delle lezioni, dei corsi di recupero destinati agli allievi con “giudizio sospeso”. Per attivare detti corsi vengono stanziati annualmente dei fondi ad hoc e il docente che viene impegnato nelle attività viene compensato con ben 50 euro lordi all’ora. In altre parole, all’attività di recupero veniva finalmente riconosciuta una valenza che si discosta da quella attribuita alla normale attività di insegnamento e al docente una professionalità che, almeno in teoria, dovrebbe essere maggiore o comunque specialistica. In fin dei conti, la tariffa oraria delle lezioni curriculari non è così alta, considerando anche il fatto che lo stipendio dell’insegnante copre anche tutte le attività correlate alla funzione docente e non riconosce esclusivamente quella di insegnamento.
Detto questo, proporre il recupero delle frazioni orarie perse con dei corsi di sostegno se da una parte potrebbe essere lodevole come impegno per compensare l’inadeguatezza dei fondi stanziati dal Ministero, dall’altra riconduce l’attività di recupero alla mera attività di insegnamento curricolare, negandole quel plusvalore che lo Stato le aveva attribuito ritenendola “prestazione straordinaria” meritevole di 50 euro lordi all’ora.
In questo caso sarebbe come darsi la zappa sui piedi o ammettere che quella tariffa oraria i docenti non se la meritano in quanto la loro professionalità sarebbe ordinaria e non straordinaria.

C’è un altro nodo della questione: l’obbligatorietà delle unità orarie di 60 minuti. Dal prossimo anno –e presumibilmente per le sole classi interessate dalla riforma Gelmini, cioè le prime- vigerà l’obbligo di scandire l’orario mattutino in moduli di 60 minuti o comunque di minor durata ma che una volta sommati facciano tornare i conti. Questa si chiama flessibilità oraria e come tale comporta l’obbligo di prestare servizio per 18 ore a settimana, non un minuto di più non un minuto di meno.
Anche attualmente l’orario scolastico può essere impostato sulla flessibilità oraria, prevedendo moduli inferiori ai 60 minuti. Ma quando le ore sono decurtate per “cause di forza maggiore”, la flessibilità oraria non c’entra nulla e quindi, a rigor di logica, non dovrebbe essere richiesto dai Dirigenti Scolastici il recupero delle frazioni orarie in difetto. Tuttavia, rimane l’ “obbligo morale” di rispettare il diritto allo studio che agli studenti è dovuto –anche se, onestamente, ne farebbero volentieri a meno- e quindi si cerca di compensare le ore perse con qualche giorno di scuola in più.

In conclusione, alla domanda posta da Tuttoscuola: Sarebbe così strano se gli insegnanti, lasciando il comodo scudo della norma contrattuale, prestassero per i corsi di recupero dei loro studenti le (non poche) ore cumulate nel corso dell’anno per mancata prestazione dell’insegnamento? la risposta non può essere che negativa. Strano no, ingiusto sì.

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22 marzo 2010

RILEVAZIONI INVALSI SULLA SCUOLA E IL “GIOCO DEI PACCHI”

Posted in adolescenti, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 11:08 am di marisamoles

Sul sito sussidiario.net si ritorna a parlare dei recenti dati pubblicati dall’INValSI, relativamente alle rilevazioni sugli apprendimenti degli studenti italiani nel 2009. Ne parla Roberto Stefanoni, ispettore tecnico del Miur, in servizio presso l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria. La sua è una riflessione in gran parte condivisibile non solo dai docenti che sono i principali interessati, ma anche dai comuni cittadini che sulla carta stampata hanno letto più volte commenti poco edificanti sullo stato di salute della scuola italiana.

Sul banco degli imputati, secondo Stefanoni, dovrebbero stare non solo gli studenti che nei test somministrati hanno fatto emergere tutte le loro lacune in Italiano, Matematica e Scienze, ma anche e soprattutto quegli insegnanti che, con un comportamento scorretto tenuto nel sorvegliare gli alunni durante lo svolgimento dei test, hanno falsato i risultati. Nell’analisi dell’ispettore il dito è puntato anche contro i docenti che, alla fine dello scorso anno scolastico, hanno somministrato la terza prova all’esame di licenza media, unica e uguale per tutti i licenziandi. In quest’ultimo frangente, infatti, non sono stati pochi gli “aiutini” dati ai ragazzi per fare bella figura. Il motivo di tale atteggiamento è facilmente intuibile: in questo modo, la preparazione degli esaminandi è risultato di gran lunga migliore rispetto alla situazione reale, quindi anche i docenti sono risultati essere più bravi. In effetti sono stati davvero bravi … a suggerire!

Secondo Stefanoni, molti insegnanti vedono con sospetto questo tipo di prove: Vari sono i segni rivelatori di questo strisciante e diffuso timore che, alla fin fine, il “gioco dei pacchi” nasconda un’insidia certamente molto poco gradita ai più: valutare, attraverso gli esiti delle varie prove, non solo gli alunni, ma anche l’operato degli insegnanti, mettendone allo scoperto le inadeguatezze didattiche, evidenziandone le inefficienze e la scarsa produttività. Eh già, la classe insegnante manifesta sempre una sorta di diffidenza in tutte quelle situazioni che potrebbero mettere in discussione l’efficacia della loro azione didattica. È molto facile, infatti, scaricare la responsabilità sui ragazzi che studiano poco, sono scarsamente motivati, per nulla disposti al sacrificio, tanto da risultare degli studenti mediocri per esclusiva loro colpa. Dall’altro lato, i loro “maestri” devono godere di una sorta di immunità che li trasforma in degli “intoccabili”, partendo dal presupposto che chi insegna sa farlo e non ha bisogno di nessun insegnamento. Guai, poi, a valutare il loro operato: ne fanno una questione d’onore.

Detto questo, è lecito porsi una domanda: a che servono, dunque, le rilevazioni dell’INValSI? La risposta più semplice sarebbe: a nulla. Quella più sensata è: ad offrire un quadro della situazione. Certo, ma leggere i rapporti dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione non è come leggere un elenco telefonico, di fronte al quale, attraverso una lettura selettiva, ci limitiamo ad individuare l’informazione che ci serve. I dati sulla scuola, invece, devono portare ad una riflessione seria che rappresenta il punto di partenza per migliorare la situazione. Che senso ha esultare felici se la preparazione degli allievi della propria regione è ai massimi livelli europei e abbattersi di fronte ad esiti deludenti? Prendere atto di una situazione e basta non porta da nessuna parte.

Stefanoni ritiene che sia necessario disinnescare il potenziale pericolo del pacco, con nutrite batterie preventive di test (ormai se ne trovano in giro di varia natura e qualità), che – anche se in barba alla programmazione didattica di classe – portino gli alunni a confrontarsi e a esercitarsi con tipologie di quiz verosimilmente simili a quelli che salteranno fuori dai plichi il giorno della prova. In effetti, non ha alcun senso far svolgere agli alunni dei test cui non sono abituati, senza un’opportuna esercitazione. Ma è anche vero che una didattica moderna e innovativa si serve proprio di quella tipologia di esercizi e che i recenti libri di testo contemplano un apparato operativo abbastanza vicino a quella tipologia di esercizi. Quello che manca, secondo me, è la capacità di alcuni insegnanti –i più pigri o i più restii al cambiamento, quelli che, in altre parole, si appellano alla “libertà di insegnamento” per non cambiare mai metodologia didattica- di adattarsi all’evoluzione che la nuova “utenza” presuppone. I ragazzi sono cambiati: perché mai gli insegnanti dovrebbero rimanere sempre uguali, fortemente ancorati ad un modello di didattica standarizzato che poteva andar bene vent’anni fa ma ora è assolutamente obsoleto e inadatto alle nuove generazioni?

Nel suo articolo Stefanoni riflette anche sui cattivi comportamenti di alcuni insegnanti che tenderebbero ad aggirare l’ostacolo, incentivando (per le rilevazioni degli apprendimenti, ovviamente, non per la prova nazionale) l’assenza dalla scuola nel giorno fatidico di quegli alunni un po’ troppo debolucci, che potrebbero far abbassare le prestazioni medie della classe sotto il livello di guardia. Se davvero esistono insegnanti così, a parer mio si comportano esattamente come quegli allievi che, per non affrontare un compito senza un’adeguata preparazione, marinano la scuola o fingono di stare male per rimanere a casa. Il problema, evidentemente, non si risolve: ci saranno altre occasioni in cui dovranno scontrarsi con una realtà che non piace.
Ma non basta: ci sono anche quegli atteggiamenti “opportunistici”, fatti di risposte sussurrate a voce un po’ troppo alta, tolleranza di occhiate furtive (ma neanche tanto), che cerchino di carpire risposte probabilmente giuste dal compagno più bravo. Addolcire il prodotto finale, intervenendo d’autorità con qualche “correttivo” nella trascrizione sul foglio risposte delle scelte di qualche alunno, «che certamente s’è distratto un momento, perché lui questa cosa la sa benissimo!». Così facendo, certi docenti si mettono allo stesso livello dei loro allievi che suggeriscono o passano bigliettini ai compagni: se va bene, l’allievo che ha goduto di tale beneficio prenderà un bel voto, ma così facendo non avrà colmato le sue lacune. Prima o poi i nodi verranno al pettine!

Insomma, se per l’università si è parlato tanto di “baroni”, per la scuola secondaria si può parlare di “bari”. Ma barando di certo non si migliora la situazione perché falsare i dati comporta una visione distorta della realtà scolastica della nostra povera Italia. Tuttavia, Stefanoni sostiene che non abbia molto senso prendersela con i docenti che hanno barato; una soluzione potrebbe essere quella di infondere una condivisa consapevolezza che non si tratta di difendere il buon nome di una scuola, ma di utilizzare un’opportunità che viene data alla scuola stessa di fare una necessaria azione di autoanalisi del proprio operato. Si impone, quindi, di rivedere le metodologie di insegnamento, che devono essere opportunamente ricalibrate in rapporto alle reali esigenze di apprendimento degli alunni e trovare le strategie più efficaci per consentire a ogni alunno di acquisire migliori livelli di abilità e di competenze. Solo così i risultati delle prove INValSI, previste anche per quest’anno scolastico per la classe prima della secondaria di 1° grado ed estese dal prossimo anno anche la seconda classe delle scuole superiori, potranno avere un senso.

Rimane il problema della valutazione dell’insegnamento: il ministro Gelmini ha, infatti, più volte annunciato un criterio, anche se non esplicitato, per valutare la qualità dell’insegnamento. Saranno, quindi, premiati con un incentivo economico i docenti più meritevoli, penalizzati con la sospensione della progressione economica quelli più scarsi. Se uno degli indicatori per la valutazione dovesse essere costituito dai risultati delle prove INValSI, siamo certi che i “bari” non colpiranno ancora? Con tutto il rispetto, pur condividendo la riflessione di Stefanoni, non credo che in questo caso sarà di primaria importanza stabilire, sulla base dei risultati, quali siano le mosse strategiche per migliorare la situazione.
Insomma, a me pare che il “gioco dei pacchi”, con tanto di sospetta fregatura, sia destinato a durare nel tempo, un po’ come l’intramontabile quiz televisivo.

14 luglio 2009

SCUOLA: AUMENTANO I BOCCIATI. PARERI A CONFRONTO

Posted in adolescenti, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , , , , a 5:45 pm di marisamoles

scuola e socialeIn questi giorni il MIUR ha diffuso i dati relativi alle bocciature degli allievi delle scuole secondarie di I e II grado. Dopo un sensibile aumento degli studenti non ammessi all’Esame di Stato sia nelle secondarie di I grado (il 4.4% rispetto al 2.1% dello scorso anno ) sia nelle scuole superiori (circa il 6% contro il 4,3% dello scorso anno), anche il numero degli studenti che non hanno superato l’esame di maturità è destinato ad aumentare: si passerebbe dal 2,5% , cioè circa 12mila studenti, al 3,1% degli studenti non dovrebbe ottenere il diploma, circa 3000 studenti in più rispetto al 2008. Il condizionale è d’obbligo poiché i dati devono essere ancora confermati.

Non è migliore la situazione per quel che riguarda gli anni intermedi: aumentano, infatti, le bocciature in entrambi i gradi di scuola. I dati rilevati parlano di un aumento di circa 12 mila studenti non ammessi alle medie rispetto al 2008, mentre alle superiori il numero dei bocciati è solo lievemente superiore rispetto allo scorso anno. La percentuale più alta di non ammessi si registra negli istituti professionali, il 23%, segue con il 16,3% negli istituti tecnici e il 16% nell’istruzione artistica. Migliore la situazione nei licei: i più bravi sono i ragazzi del classico con il 4,8% dei non ammessi, seguiti degli studenti dello scientifico, dove il 6,6% non ce l’ha fatta, e dai ragazzi del liceo linguistico con il 5,1% dei bocciati.

Ma tra la promozione e la bocciatura ci sono i cosiddetti “giudizi sospesi”. In questo caso i ragazzi dovranno recuperare i “debiti formativi” superando delle prove di verifica ad hoc che verranno loro somministrate all’inizio di settembre. In base al risultato delle prove e ad un nuovo scrutinio, il destino sarà ben definito: o si ripete l’anno o si viene promossi. Com’è noto, questa procedura è relativamente nuova, in quanto applicata per volontà del ministro Fioroni e mantenuta dalla Gelmini nel settembre 2008, e sostituisce la “promozione con debito” dei precedenti anni. In pratica, una sorta di ritorno ai vecchi “esami di riparazione”.
Il più alto numero di studenti sospesi (31,6%) si registra agli istituti tecnici, seguiti dall’istruzione artistica (31,1%) e dagli studenti degli istituti professionali (30,8%). Ai licei gli studenti si sono rivelati un po’ più bravi: dovranno recuperare una o più insufficienze a settembre il 22% degli studenti del classico, il 25,4% dello scientifico e il 24,7% del linguistico.

Ora veniamo alla grande novità di quest’anno scolastico: la bocciatura con il cinque in condotta. I dati appaiono alquanto allarmanti, se consideriamo i numeri: 3.000 alunni delle medie e 6.500 nelle scuole superiori. Circa la metà (3.000) sono studenti degli Istituti professionali, mentre nei licei classico, scientifico e linguistico solo lo 0,1% di studenti è stato bocciato per il 5 in condotta. Anche negli istituti tecnici e artistici la percentuale è piuttosto bassa: lo 0,4% gli alunni.
Tuttavia, se mettiamo a confronto questo dato con quello relativo alle insufficienze in condotta del I quadrimestre, vediamo che la situazione è nettamente migliorata: agli scrutini intermedi, infatti, i cinque in condotta furono più di 34mila. Già allora il dato, se rapportato alla popolazione scolastica, non era preoccupante (poco più dell’1%), quindi, a rigor di logica, il comportamento dei ragazzi è notevolmente migliorato e i docenti ne hanno tenuto conto. A questo proposito, nel D. M. numero 5 del 16/01/2009 (art. 3, comma 2) si legge:

La valutazione espressa in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico. In particolare, tenuto conto della valenza formativa ed educativa cui deve rispondere l’attribuzione del voto sul comportamento, il Consiglio di classe tiene in debita evidenza e considerazione i progressi e i miglioramenti realizzati dallo studente nel corso dell’anno, in relazione alle finalità di cui all’articolo 1 del presente decreto.

Quindi, possiamo ritenere che il rischio di non essere promossi per un comportamento inadeguato ha messo in allarme gli studenti che si sono impegnati a migliorare quest’aspetto. Non tutti, certo, ma se teniamo conto dei dati diffusi a febbraio, più di 24.500 allievi, tra scuole medie e superiori, hanno imparato a comportarsi “bene”.

Ma che dice il ministro Gelmini di questi risultati? In un’intervista rilasciata ad affaritaliani.it
afferma che siamo tornati ad una scuola che non promuove tutti. E che distingue tra persone che studiano e persone che non studiano. Tra persone che si comportano bene e persone che non si comportano bene. Una scuola che promuove tutti non è una scuola che fa il bene del ragazzo. Quindi, si esprime sul peso che il voto di condotta ha avuto sulle bocciature sostenendo che è stato molto importante perché ha portato al rispetto dei compagni, dei professori e degli edifici scolastici. Il fatto che il ragazzo venga giudicato non solo per il rendimento ma anche per il comportamento è stato fondamentale.

D’accordo con il ministro si dichiara lo SNALS mentre, ma c’era da aspettarselo, la CGIL Scuola ritiene l’aumento delle bocciature un ritorno alla scuola del passato quella selettiva che lascia indietro i ragazzi e che produrrà una più alta dispersione scolastica. Anche se nessuno mette in discussione la necessità di maggiore serietà e rigore nello studio , secondo il sindacato bisognerebbe rivedere i programmi, i modelli didattici, tenendo conto anche dei cambiamenti che investono la società. Inoltre, il taglio delle risorse aggraverebbe la situazione per quanto riguarda il comportamento degli allievi, poiché in questo modo le scuole rimarranno senza personale in grado di sorvegliarli e arginare il fenomeno del bullismo.

In linea con quest’ultima opinione anche la senatrice Mariangela Bastico, già viceministro all’Istruzione ai tempi del governo Prodi e attualmente “ministro ombra” dei Rapporti con le regioni per il Pd. Nelle pagine del suo blog dichiara che la bocciatura, soprattutto alla fine del percorso di studio, è un insuccesso del singolo ma anche della scuola, che non ha raggiunto il proprio obiettivo di far apprendere. Quindi ritiene che sia sbagliato gioire degli insuccessi degli studenti come, secondo lei, fa il ministro Gelmini la cui scuola rappresenta solo quella dei tagli e del ritorno al passato.

A proposito di tagli, leggo su Tuttoscuola.com che la Gelmini, in un’intervista rilasciata agli studenti del Collegio di Milano pubblicata sul semestrale del Collegio stesso, ha dichiarato che per effetto della manovra in atto collegata all’attuazione dell’art. 64 della legge 133/2008, nessun docente perderà il posto. Questo, almeno, per quanto riguarda i docenti a tempo indeterminato che tutt’al più rischiano il cambio di sede. Poi, però, ammette che c’è il problema dei precari, è vero, ma sono il frutto di cattive politiche che abbiamo ereditato e che adesso dobbiamo gestire senza alimentare illusioni.

Dal canto mio, mi permetto solo una riflessione: quando ero una studentessa liceale, se andavo male (è un’ipotesi, perché in realtà ero brava) era colpa mia perché non studiavo, mentre i miei insegnanti spietati, che non regalavano nulla a nessuno e il sei te lo facevano sudare, erano bravissimi, soprattutto se davano tante insufficienze. Ora che sono un’insegnante, secondo la Bastico e l’opposizione in generale, se i miei allievi vanno male nelle mie materie sono io un’incapace perché il mio insegnamento non è efficace (altrimenti avrei una classe modello). Vorrei capire una cosa: ma è sempre colpa mia?

29 maggio 2009

APPROVATO IL REGOLAMENTO SULLA VALUTAZIONE DEGLI STUDENTI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , a 5:39 pm di marisamoles

Approvato dal Consiglio dei Ministri, in via definitiva, il “Regolamento sulla valutazione degli studenti“. Apparentemente nessuna sorpresa, tranne il fatto che il ministro non chiarisce se, nella secondaria di II grado, il voto di condotta faccia media oppure no, se non per l’ammissione all’Esame di Stato. Si specifica soltanto che il voto sul comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici. . Insomma, dopo aver sbandierato ai quattro venti che la valutazione del comportamento farà media, ora si fa un generico riferimento ai “crediti scolastici“, mentre per quanto riguarda la secondaria di I grado si dice esplicitamente che il voto in condotta concorrerà alla formazione della media.
A leggere fra le righe, comunque, il busillis si chiarisce considerando che per la determinazione dei crediti scolastici si parte dalla media dei voti. Era tanto difficile essere chiari ed espilciti? Mah.

Ecco il testo:

Regolamento sulla valutazione degli studenti
Roma, 28 maggio 2009
Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il Regolamento sulla valutazione degli studenti nelle scuole di ogni ordine e grado.

Queste le principali novità contenute nel provvedimento:

Scuola Primaria (scuola elementare)Nella scuola primaria gli alunni saranno valutati dall’insegnante unico di riferimento.
La valutazione terrà conto del livello di conoscenza e del rendimento scolastico complessivo degli alunni nelle singole materie.
La valutazione nelle singole materie sarà espressa in voti numerici così come avviene in tutti i Paesi Europei.
Solo per l’insegnamento della religione cattolica resta la valutazione attraverso un giudizio sintetico formulato dal docente.
I docenti di sostegno parteciperanno alla valutazione di tutti gli alunni.
Nella scuola elementare gli alunni potranno essere non ammessi alla classe successiva solo in casi eccezionali e motivati.

Voto in condotta nella scuola elementare
Il voto in condotta nella scuola elementare sarà espresso attraverso un giudizio del docente o dei docenti contitolari.

Scuola secondaria di I grado (scuola media)
Nella scuola secondaria di primo grado gli studenti saranno valutati nelle singole materie con voti numerici. Questo metodo di valutazione riguarderà anche l’insegnamento della musica.
Anche alle medie l’insegnamento della religione cattolica continuerà ad essere valutato attraverso un giudizio sintetico del docente.
Per essere ammessi all’anno successivo, comunque, sarà necessario avere almeno 6 in ogni materia.
Per la ammissione all’esame di Stato di terza media gli alunni dovranno conseguire la sufficienza in tutte le materie, compreso il voto in condotta.
In sede d’esame finale agli alunni particolarmente meritevoli che conseguiranno il punteggio di 10 decimi potrà essere assegnata la lode dalla commissione che deciderà all’unanimità.

Voto in condotta alle scuole medie
Il voto in condotta nella scuola secondaria di primo grado sarà espresso con un voto numerico accompagnato da una nota di illustrazione e riportato anche in lettere in pagella.

Scuola secondaria di II grado (scuola superiore)
Alle scuole superiori la valutazione intermedia e finale degli apprendimenti è effettuata dal consiglio di classe.
Nello scrutinio finale il consiglio di classe sospenderà il giudizio degli alunni che non hanno conseguito la sufficienza in una o più materie, senza decidere immediatamente la non promozione, ma comunicando i risultati conseguiti nelle altre materie. A conclusione dei corsi di recupero per le carenze dimostrate il consiglio di classe, dopo aver accertato il recupero delle lacune formative entro la fine dello stesso anno scolastico, non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno successivo, formulerà il giudizio finale e l’ammissione alla classe successiva.
Secondo quanto indicato dall’ordinanza ministeriale n.40 dell’8 aprile 2009, per l’anno scolastico 2008/09, per l’ammissione all’esame di Stato sarà necessaria la media del 6. Il voto in condotta concorrerà alla formazione della media.
A partire dall’anno scolastico 2009/10 saranno ammessi all’esame di Stato tutti gli studenti che conseguiranno la sufficienza in tutte le materie e in condotta.

Accesso diretto all’esame di stato per gli “ottisti”
Saranno ammessi direttamente agli esami di Stato gli studenti che in quarta hanno conseguito 8 decimi in ciascuna materia e nel comportamento e che hanno riportato una votazione non inferiore al 7 in ciascuna disciplina, 8 per la condotta nelle classi seconda e terza.
L’educazione fisica concorre come ogni altra disciplina alla determinazione della media dei voti.

Voto in condotta alle scuole secondarie di primo e secondo gradoCon il Regolamento approvato oggi dal Consiglio dei Ministri il voto sul comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici.
Il 5 in condotta sarà attribuito dal consiglio di classe per gravi violazioni dei doveri degli studenti definiti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti, purché prima sia stata data allo studente una sanzione disciplinare. Inoltre, l’insufficienza in condotta dovrà essere motivata con un giudizio e verbalizzata in sede di scrutinio intermedio e finale.
Una sanzione disciplinare, quindi, sarà come un cartellino giallo, dopo il quale se i comportamenti gravi persisteranno il collegio dei docenti darà il cartellino rosso e cioè il 5 in condotta.
La valutazione del comportamento è partita già nel primo quadrimestre dell’anno scolastico in corso ed ha portato a galla circa 34 mila insufficienze. Gli studenti avranno tempo nella seconda parte dell’anno per recuperare.
L’insufficienza nel voto di condotta (voto inferiore a 6) comporterà la non ammissione all’anno successivo o agli esami di Stato.

Valutazione degli alunni con disabilità
Per la valutazione degli alunni con disabilità si dovrà tener conto, oltre che del comportamento, anche delle discipline e delle attività svolte sulla base del piano educativo individualizzato. Inoltre si prevede, per gli alunni disabili, la predisposizione di prove di esame differenziate, corrispondenti agli insegnamenti impartiti e idonei a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali.

Valutazione degli alunni con difficoltà specifica di apprendimento-DSA
Per gli alunni in situazione di difficoltà specifica di apprendimento debitamente certificate per la prima volta viene dettata una disciplina organica, con la quale si prevede che, in sede di svolgimento delle attività didattiche, siano attivate adeguate misure dispensative e compensative e che la relativa valutazione sia effettuata tenendo conto delle particolari situazioni ed esigenze personali degli alunni.

Obbligo scolastico
Resta confermato l’obbligo scolastico fino al sedicesimo anno di età, sempre nel quadro del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione.

8 maggio 2009

IL VOTO DI CONDOTTA FA MEDIA PER L’AMMISSIONE ALL’ESAME DI STATO

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , , , a 8:31 pm di marisamoles

Il 7 maggio il MIUR ha pubblicato, a firma del Direttore Generale Mario Giacomo Dutto, la Circolare 46 sulla “Valutazione del comportamento ai fini dell’esame di Stato nella Secondaria di Secondo Grado per l’A.S. 2008/2009”.

Il testo della circolare è il seguente:

La fase degli scrutini conclusivi è uno dei momenti qualificanti dell’anno scolastico, poiché costituisce la naturale verifica collegiale degli esiti del processo di insegnamento-apprendimento.
In quanto tale la valutazione degli alunni non può non considerare con la dovuta attenzione i risultati effettivi, in termini di conoscenze e competenze, raggiunti dagli alunni. Al tempo stesso, la valutazione non può risolversi nel semplice calcolo matematico dei voti da essi conseguiti nelle singole discipline, poiché essa investe, come ben sanno dirigenti e docenti, anche una serie di variabili (da quelle personali, temporali e ambientali) che contribuiscono a definire il profilo del singolo alunno e il livello della sua preparazione.
In proposito, anche in relazione ai numerosi quesiti pervenuti dalle scuole e al fine di evitare interpretazioni non uniformi, si ribadisce che il voto di comportamento concorre alla valutazione complessiva dello studente (art. 2, comma 3, legge 30 ottobre 2008, n. 169).
Con riferimento all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, si conferma, pertanto, che il voto di comportamento, per l’anno scolastico corrente (art. 2, comma 1 dell’O.M. 8 aprile 2009, n.40), concorre alla determinazione della media dei voti ai fini sia dell’ammissione all’esame stesso sia della definizione del credito scolastico. Rimane, ovviamente, l’esclusione dall’esame finale di Stato degli studenti con un voto di comportamento inferiore a 6 decimi
.

Per chi, come me, vive nel mondo della scuola e insegna in un liceo la circolare non aggiunge nulla di nuovo. Già le precedenti comunicazioni del ministero avevano chiarito che la dicitura “il voto di condotta concorre alla valutazione complessiva dello studente” altro non voleva dire se non che FA MEDIA. Mi stupisco, dunque, che nella circolare riportata si parli di “numerosi quesiti”, visto che il ministro Mariastella Gelmini aveva già chiarito che il voto di condotta deve essere calcolato nella media dei voti attribuiti allo studente in sede di scrutinio finale. Questi tardivi dubbi mi fanno pensare solo una cosa: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E la scuola italiana, da un po’, è piena di sordi, probabilmente anche tra quelli che questo governo l’hanno votato.

scrittore vignettaA questo punto gli studenti che si preparano ad affrontare l’Esame di Stato (ex Esame di Maturità) possono stare davvero tranquilli: dopo essere stati rassicurati sul fatto che si viene ammessi all’esame anche con delle insufficienze purché la media dei voti sia almeno 6 (OM del 7 aprile scorso), ora che anche il voto di condotta fa media –ma ciò valeva anche prima; certo una conferma in più male non può fare- hanno un’ulteriore chance, a meno che non siano proprio dei “disgraziati” e si ritrovino l’insufficienza nel comportamento. Ma chi magari non si è ammazzato nello studio però si è comportato bene, si può ritrovare un bell’8 in condotta che va a compensare almeno due 5.
Ma questi giovani d’oggi quanto sono fortunati?

8 aprile 2009

AMMISSIONE ALL’ESAME DI STATO: VANNO BENE ANCHE I 5

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , a 8:30 pm di marisamoles

Passo indietro del ministro Gelmini riguardo alla non ammissione all’Esame di Stato degli studenti delle scuole secondarie di II grado che dovessero arrivare allo scrutinio finale di giugno con delle insufficienze. Un nuovo comunicato del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) informa che in data 7 aprile è stata emanata un’Ordinanza ministeriale relativa all’Esame di Stato che fissa le regole per l’ammissione agli esami di quest’anno scolastico.

Nel comunicato si legge: “In attesa del perfezionamento del regolamento sulla valutazione degli studenti, saranno ammessi all’esame gli studenti con una media non inferiore a 6.
Nel provvedimento viene confermato che con l’insufficienza nel voto di condotta lo studente non sarà ammesso alla maturità.
Viene reintrodotta la pubblicazione del punteggio finale nell’albo dell’istituto sede della commissione
.”

I “maturandi” possono tirare un sospiro di sollievo! In effetti le nuove disposizioni, la cui applicazione era data per certa a decorrere dall’anno scolastico in corso, aveva provocato un po’ di apprensione. Le proteste delle associazioni degli studenti evidentemente hanno convinto la Gelmini a ripensarci. In effetti le si contestava di attuare un provvedimento nel corso dell’anno senza che un eventuale preavviso potesse portare gli allievi a “regolarsi” di conseguenza. In altre parole, evidentemente gli studenti si applicano e si impegnano a seconda delle Ordinanze e non perché vogliono arrivare agli esami preparati, quindi senza insufficienze, magari aspirando ad un buon voto.

Va be’, per questa volta è andata bene (anche ai miei allievi di quinta che già si stavano disperando). Ma io vorrei lanciare un appello agli studenti di quarta: studiate sempre e comunque, studiate per voi stessi, per la vostra ambizione, con orgoglio e senza accontentarvi del minimo. Solo così, infatti, non solo allontanerete lo spauracchio delle insufficienze e, di conseguenza, la non ammissione all’esame, ma sarete anche più soddisfatti di voi stessi.

STUDIARE PER … CREDERE!

17 marzo 2009

IL MINISTRO GELMINI IN CONFERENZA STAMPA: IL VOTO DI CONDOTTA FARÀ MEDIA

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, voto di condotta tagged , , , , , , , a 6:52 pm di marisamoles

Ho letto alcuni articoli sulle novità riguardo il voto di condotta e mi sono resa conto che ancora per qualcuno la questione della “media” non è chiara. Anche fonti che considero autorevoli e strettamente specialistiche – cioé che si occupano dell’istruzione – propongono ancora l’ “interrogativo”: ma il voto di condotta farà media? Anzi, una di queste “fonti” smentisce con una certa sicurezza che la valutazione del comportamento farà media con gli altri voti.

Sinceramente non capisco come ancora possano sussistere dei dubbi: la Gelmini è stata chiara fin dall’inizio, a parer mio, ovvero fin da quando nel primo decreto- n° 5 del 16 gennaio 2009, articolo 2 comma 2 – si leggeva che “La valutazione, espressa in sede di scrutinio intermedio e finale, si riferisce a tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica e comprende anche gli interventi e le attività di carattere educativo posti in essere al di fuori di essa. La valutazione in questione viene espressa collegialmente dal Consiglio di classe ai sensi della normativa vigente e, a partire dall’anno scolastico 2008-2009, concorre, unitamente alla valutazione degli apprendimenti, alla valutazione complessiva dello studente.”

Dopo la seduta del Consiglio dei Ministri del 13 marzo scorso, in una conferenza stampa il Ministro ha riepilogato quanto deciso (rimando alla lettura del mio precedente post “Nuovi criteri per il 5 in condotta: la Gelmini ci ripensa“) e ha detto chiaramente che il voto di condotta farà media. Perché c’è ancora qualcuno dubbioso? Forse perché ogni cosa detta dalla Gelmini per qualcuno manca di chiarezza. Ad ogni buon conto potete trovare il video della conferenza stampa sul sito del MIUR: spero che ogni dubbio sulla questione sia definitivamente fugato.

Il MIUR ha, inoltre, pubblicato sul proprio sito lo Schema di regolamento concernente il “Coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169”.

Si tratta di un accurato riepilogo di quanto detto e stabilito nei mesi precedenti ad opera del Ministro Mariastella Gelmini. In particolare viene dato rilievo al voto di condotta che, oltre a fare media, potrà compromettere l’esito dell’anno scolastico per quegli allievi che non otterranno la sufficienza. Meno restrittivi anche i nuovi criteri: non più sospensioni di almeno quindici giorni, come stabilito nella precedente Circolare Ministeriale (n°10, 23 gennaio 2009) ma, a discrezione dei docenti, sarà sufficiente una qualsiasi sanzione, anche una sola nota ma per fatti di una certa gravità – come ha chiaramente detto il Ministro in Conferenza Stampa – e comunque la decisione finale spetterà al Collegio dei Docenti. Sembra strano, tuttavia, agli addetti ai lavori che il “verdetto finale” sia attribuito al Collegio; personalmente credo che i docenti della scuola stabiliranno dei criteri comuni per evitare comportamenti difformi all’interno dei singoli Consigli di Classe.

Per i ragazzi che si preparano ad affrontare l’Esame di Stato della scuola Secondaria di II grado, queste sono le novità di rilievo:
– La valutazione del comportamento concorre alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili per beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio. (articolo 4 comma 2 del citato regolamento)
– Gli alunni che, nello scrutinio finale, conseguono una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi sono ammessi all’esame di Stato. (art. 6 comma 1)

C’è infine la possibilità per gli “ottisti” di sostenere l’Esame di Stato “saltando un anno, cioè direttamente alla fine della quarta, ma a determinate condizioni. All’articolo 6, comma 2 del citato Regolamento si legge: Sono ammessi, a domanda, direttamente agli esami di Stato conclusivi del ciclo gli alunni che hanno riportato, nello scrutinio finale della penultima classe, non meno di otto decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non meno di otto decimi nel comportamento, che hanno seguito un regolare corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado e che hanno riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non inferiore a otto decimi nel comportamento negli scrutini finali dei due anni antecedenti il penultimo, senza essere incorsi in ripetenze nei due anni predetti. Le votazioni suddette non si riferiscono all’insegnamento della religione cattolica”.

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