30 marzo 2011

LA SCUOLA DEL RIGORE PIACE ALLA GELMINI? AI GENITORI DEL PARINI NO

Posted in attualità, famiglia, figli, scuola tagged , , , , , , , a 4:37 pm di marisamoles

Da giorni sulla carta stampata e sui siti web si parla del caso increscioso scoppiato al Liceo Parini di Milano: una docente, assediata dai genitori “urlanti” dei suoi allievi, ha preferito capitolare e chiedere il trasferimento: «A causa di una grave situazione familiare non sono in grado si sostenere un processo diffamatorio in cui mi dovrei difendere da accuse ignobili. […] Almeno i genitori “urlanti” hanno smesso di assediarmi», ha scritto in una lettera, amaro sfogo di una professoressa incompresa.

La cosa più grave è che questa docente non è la sola ad aver subito un vero e proprio mobbing: altri quattro colleghi, stufi di essere oggetto di critiche da parte dei genitori degli allievi, pare abbiano preso un’analoga decisione.
Ma qual è il motivo del contendere? La severità. Così spiega la docente nella lettera: vessata, insultata, accusata dai genitori perché «ritenuta indegna del posto che occupo». E in questo clima «da caccia alle streghe non ho alternative che lasciare. […] Dopo 30 anni di onorato servizio per la mia futura serenità, devo cambiare scuola. […] colpevole «di pretendere un certo rigore dai propri studenti».

Non tutti i genitori, però, si sono accaniti contro questa insegnante. C’è chi prende le sue difese, anche tra gli studenti stessi: «È brava, spiega bene. Certo, pretende molto», dicono. E il supporto le arriva anche dai colleghi: «È un’insegnante rigorosa, severa e molto valida. […] i genitori non accettano che i figli prendano brutti voti a scuola».

L’addio al Parini da parte di questa professoressa non è reso meno doloroso dalla consapevolezza che finalmente sarà lasciata in pace. Il suo pensiero è rivolto, com’è giusto, ai tanti allievi che la stimano e hanno invano cercato di fermarla: «Vi lascio con profonda amarezza e grande dispiacere. Purtroppo sono costretta», ha scritto loro nella lettera.

Questa vicenda è penosa, per molti motivi.

Prima di tutto è la testimonianza di quella disistima che grava sulla scuola pubblica italiana da parte degli utenti e, in particolare, della scarsa considerazione di cui godono i docenti.

In secondo luogo fa riflettere sul potere che hanno le famiglie di distruggere le carriere degli insegnanti troppo bravi e severi: molto meglio quelli che regalano i voti, evidentemente, non importa se da loro s’impara qualcosa perché i figli, pur ignoranti, alla fine avranno in mano quel pezzo di carta conquistato senza tanta fatica, avendo avuto la libertà di fare sport, suonare, uscire con gli amici, andare a sciare tutti i week end … che poi è esattamente quel che importa a certe famiglie.

Infine questa vicenda non può far altro che convincerci, parlo di noi docenti, che la valutazione dell’operato dei docenti da parte delle famiglie e degli allievi è assolutamente sconsigliata per premiare il merito. A meno che non si voglia premiare il buon cuore di certi insegnanti piuttosto che le loro competenze in ambito didattico.

Naturalmente c’è da dire che questo è un episodio alquanto isolato (altrove, a causa della eccessiva severità dell’insegnante se ne sono andati via gli allievi: LEGGI QUI), ma non è detto che questa specie di virus non si diffonda e contagi le famiglie italiane alle quali non interessa minimamente la qualità della scuola ma la possibilità che i loro figli la frequentino ed ottengano la promozione senza troppi sforzi.

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8 marzo 2011

I DOCENTI PROTESTANO: NIENTE TEST INVALSI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , a 11:12 am di marisamoles

Ho già avuto modo di esprimere il mio parere sull’utilità o meno dei test InValsi. Tuttavia, la mia contrarietà era rivolta, in particolare, alla proposta avanzata dal ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, di utilizzate i risultati dei test InValsi per la promozione del merito degli istituti scolastici.

Allora mi ero allineata all’opinione espressa dal professor Giorgio Israel, secondo il quale l’Invalsi deve restare rigorosamente fuori dalla valutazione dei docenti e anche l’ipotesi di fare degli utenti, cioè studenti e famiglie, i principali attori della valutazione della scuola e dei docenti, è una “scorciatoia illusoria” anche perché esposta a gravi errori. (LEGGI L’ARTICOLO)

Ora vengo a sapere che i Cobas propongono una specie di sciopero bianco, invitando i Collegi dei Docenti delle varie scuole a rifiutare la somministrazione dei test in questione. (QUI IL FAC SIMILE DELLA DELIBERA)
Fra le motivazioni si legge:

I test sono uno strumento solo apparentemente oggettivo (se decontestualizzati non possono che rilevare parzialità inficianti);
•veicolano una cultura frantumata e nozionistica (tutto il contrario di quanto si è andato affermando nella scuola: approfondimento, collaborazione, progettazione, verifiche mirate e articolate);
provocano ansia e agevolano solo alcuni, tagliando fuori i più abituati a contestualizzare, chiarire e approfondire;
•non tengono conto delle varie e diverse intelligenze;
•risultano avulsi rispetto alle progettazioni interne alle varie scuole (il modello uguale per tutto il territorio nazionale non può prevedere percorsi particolari);
•sono del tutto estranei alla nostra cultura e vengono, senza alcuna mediazione né contesto, importati dai paesi anglosassoni (che stanno cercando di liberarsene) e implementati forzosamente;
•diventano motivo discriminante tra classi e insegnanti;
•rischiano di fornire un quadro distorto della realtà “scuola”, nel momento in cui vanno ad influire sulla carriera e sulla dignità professionale degli insegnanti e mirano a valutare il merito degli studenti;
•il sistema nazionale di valutazione spinge a standardizzare l’insegnamento, uniformando le scelte didattiche alle richieste dei test, senza più tener conto delle caratteristiche del territorio, delle singole classi e dei singoli alunni, riducendo drasticamente il pluralismo nella scuola;
•Spingono i docenti a modificare la propria programmazione, elaborata sulla realtà concreta della classe, piegandola invece all’addestramento ai quiz

Ho già evidenziato in grassetto le parti sulle quali mi sento di concordare. Tuttavia, al di là della validità delle motivazioni che spingerebbero al rifiuto di questo tipo di strumento di valutazione, che certamente ha i suoi limiti, non mi sento di esprimere la condivisione del rifiuto della somministrazione dei test. Questo perché, a parte il fatto che non hanno mai fatto male a nessuno, la presa di posizione dei Cobas assume dei contorni che possono venir letti, specie da chi non ha delle specifiche competenze sul mondo della scuola, come l’ennesimo rifiuto dei docenti di farsi valutare. Perché, è innegabile, dai risultati del test InValsi si è sempre letta, tra le righe, l’efficacia o meno della didattica. Fatto questo che parte da presupposti errati in quanto, come già sottolineato nelle motivazioni espresse dai Cobas contro la somministrazione dei test, non è possibile prestar fede ai risultati scarsamente oggettivi e, soprattutto, difficilmente adattabili alle molteplicita dei contesti.

Detto questo, anche a costo di sottoporre i nostri studenti all’ansia da prestazione, di costringere i docenti ad allenare i discenti a superare i test, perdendo di vista le peculiarità dei singoli programmi e delle diverse azioni didattiche, sempre adattate ai singoli contesti, manifesto la mia decisa contrarietà alla mozione dei Cobas proprio perché non si pensi che la scuola italiana, e i docenti in particolare, ha il terrore di essere valutata.

Piuttosto, mi auspico che vengano elaborate, prima o poi, delle prove nazionali che si adattino alla specifica realtà della scuola italiana, anche se sarebbe in ogni caso assai difficile trovare uno strumento di valutazione che sia adattabile ad ogni singola scuola e regione.

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