CAMBRIDGE … I’M COMING!

Ebbene sì, sono in partenza. Domani a quest’ora, salvo ritardi, sarò sul volo che mi porterà a Londra. Destinazione: Cambridge.

Che ci vado a fare? Forse vi chiederete. Non vado a divertirmi, anche se, adorando l’Inghilterra, ogni volta che ci vado per studio, tutto mi sembra più leggero, meno impegnativo che affrontare il tran tran di tutti i giorni. Quindi, vado a studiare, ancora una volta. Per la precisione, frequenterò un corso di formazione, finanziato dall’Unione Europea, che ha lo scopo di sviluppare le competenze professionali per la cooperazione transnazionale ed è rivolto al personale della scuola che svolga mansioni di tipo dirigenziale. L’obiettivo primario di questo progetto è quello di facilitare e aumentare la mobilità del personale, in modo da promuovere l’adozione da parte delle istituzioni partecipanti di una prospettiva di dimensioni più fortemente Europee nella loro azione formativa ed educativa e di contribuire all’innovazione dei sistemi di istruzione e formazione e al miglioramento della loro qualità.

Detto così sembra tutt’altro che semplice. Non resta che provare.
Insomma, di questi tempi è meglio approfittare di un’opportunità del genere visto che non so per quanto ancora potremo avere dei finanziamenti europei.

La sede del corso, come ho detto, è Cambridge, una delle città universitarie più importanti del Regno Unito. Il college che ospiterà il mio gruppo è molto grazioso, almeno sembra dalle fotografie che ho trovato sul web. Chi c’è già stato è ritornato entusiasta. Quindi, spero che sia un’esperienza altrettanto bella per me.

Non nascondo la mia emozione. Anche ora, mentre scrivo, sono in forte agitazione, un po’ perché sto pensando al migliaio di cose che devo ancora fare prima di partire, un po’ perché non amo andare in aereo e, infine, perché non vedo l’ora di raggiungere il “mio” college ma al tempo stesso temo le “sorprese”. Lo so, sono un po’ complicata però so anche che domani sera sarò molto più tranquilla.

Non porto con me il pc (anche perché non possiedo un notebook!) ma mi hanno detto che non ci sono problemi, Internet è a portata di mano a qualsiasi ora del giorno e fino a tarda sera. Confido, dunque, nella possibilità di rimanere in contatto con voi che leggete e di certo non vi risparmierò i miei racconti.

“SEE” YOU SOON! 🙂

IMPARARE NUOVE PAROLE? BASTANO 14 MINUTI. GLI STUDENTI SONO AVVISATI


Repetita iuvant, dicevano i Romani. E io lo ripeto spesso ai miei allievi che dicono di non riuscire ad imparare a memoria le regole e il lessico … della lingua dei Romani. Poi, se vogliamo, sembrano solo delle scuse, visto che la memoria dei quindicenni non fa cilecca.

Se non vogliono credere a me, ora devono per forza dar fiducia alle parole di alcuni ricercatori di Cambridge secondo i quali, quando si studia una nuova lingua, per imparare una parola sconosciuta basta ripeterla 160 volte. Tempo richiesto? Solo quattrodici minuti, il tempo impiegato dal cervello per non distinguere più i nuovi vocaboli dai vecchi.

Lo studio è stato pubblicato dal Journal of Neuroscience: sono stati esaminati 16 volontari, di cui sono stati registrati i segnali cerebrali mentre ascoltavano parole familiari. Dopodiché, è stato fatto ascoltare loro più volte un termine inventato per l’occasione. Uno degli autori della ricerca, Yury Shtyrov, spiega: «All’inizio il cervello doveva fare un duro lavoro per riconoscerlo. Dopo 160 ripetizioni, effettuate in 14 minuti, le nuove tracce della memoria erano indistinguibili dalle altre. Questo suggerisce che per praticare una nuova lingua basta ascoltarla».

Io aggiungo un’osservazione: basta ascoltare l’insegnante. Ora, però, visto che i miei allievi frequentano il liceo scientifico e sono bravi in matematica, consiglierei loro di farsi due conti: ho spesso ripetuto che al termine del biennio dovrebbero – il condizionale è d’obbligo – conoscere almeno 1600 vocaboli latini; considerando che chi mi ha ascoltata probabilmente di vocaboli ne conosce già un bel po’, quanto tempo dovranno impiegare per imparare a memoria quelli che rimangono?

Ora so che qualcuno borbotterà e, a denti stretti, dirà: perché non l’ho ascoltata prima?

P.S. I consigli sono per gli studenti del biennio. Quelli del triennio sono senza speranza. 🙂

[fonte: Il Corriere]