26 maggio 2010

ABITARE A TRIESTE E SPEDIRE LA POSTA … DALLA SLOVENIA

Posted in affari miei, Friuli Venzia-Giulia, Trieste tagged , , , , , , a 4:35 pm di marisamoles

Il Friuli – Venezia Giulia, si sa, è una terra di confine. Ma parlare di confini nazionali, ora come ora, non ha poi molto senso. Siamo o non siamo nella UE? Ci siamo ci siamo, e anche la Slovenia lo è, seppur da tempi più recenti. Ma pare che per l’Italia, e in particolare per la regione Friuli – Venezia Giulia, essere transfrontalieri costituisca, talvolta, un problema.

Quando ancora non esisteva Schengen e il territorio di confine era diviso fra Zona A (Trieste) e B (Slovenia) la prima merce conveniente da acquistare nella cosiddetta Zona B fu la benzina: quand’ero piccola, fare il pieno in Jugoslavia (allora era ancora un’unica nazione) era la missione speciale del sabato pomeriggio. Naturalmente si faceva un giro e magari si comprava anche la carne, sempre molto meno cara e decisamente di qualità migliore rispetto a quella venduta in Italia.
C’era il dinaro e bisognava fare il cambio delle lire, ma questo non è mai stato un problema.

Poi sono stati aperti i Duty Free Shop … via tutti a comprare le sigarette, i profumi e altri prodotti a prezzi stracciati: si risparmiava più o meno il 40%. E siccome eravamo là per comprare le sigarette, si approfittava per passare al supermercato e acquistare la carne. La benzina no, quella si faceva in Italia perché, grazie alla tessera regionale con gli sconti (il privilegio di vivere in una “zona franca”!), fare il pieno diventò più conveniente rimanendo nel territorio italiano.

Da un po’, però, gli sconti per la benzina sono diventati decisamente ridicoli ed ecco, quindi, che il sabato pomeriggio si va di nuovo in missione speciale in Slovenia: si fa il pieno, si comprano le sigarette, si acquista pure la carne … tutto come prima, insomma. Eh no! Ora siamo nelle UE e, grazie a Schengen, non c’è nemmeno bisogno di fare lunghe file al confine di Stato, cambiare i soldi perché fortunatamente (!) c’è l’euro, rinnovare il passaporto o procurarsi la propusniza che era uno speciale documento che avevamo solo noi. Io, che ero piccola, stavo su quella di mia mamma o di mio papà e la cosa non mi andava tanto giù perché volevo avere anch’io la mia foto sul documento. Ero vanitosa, a quei tempi. Ora vorrei che le foto sui documenti non fossero un obbligo!
Dicevo, ora siamo nella UE e le cose sono cambiate, anche se poi si va ugualmente in Slovenia a fare le stesse cose che si facevano un tempo. Chissà mai perché?!?

Leggo oggi, sul quotidiano Il Piccolo, che ci sono altre cose che si possono fare per risparmiare, abitando nelle terre di confine: ad esempio spedire la posta. In Slovenia, infatti, spedire una lettera costa molto di meno, quasi la metà: 35 centesimi contro la tariffa italiana che ne prevede 60. E così qualche azienda ha pensato bene di spedire pacchi di posta dalla Slovenia … in Italia!

I politici, che non perdono mai occasione per mettersi in mostra, gridano allo scandalo e propongono un’interrogazione al Presidente della Regione Renzo Tondo (sarà preparato?).
Molto più tranquilli, invece, quelli di Poste Italiane: «Esiste una legge che vieta a quanti risiedono all’interno dei nostri confini di spedire attraverso la posta estera quantità rilevanti di corrispondenza indirizzata al nostro stesso territorio. Se uno si sposta oltre confine per spedire dalla Slovenia, insomma, non può farlo. In ogni caso, per la posta massiva i nostri prodotti propongono degli sconti e rispettano i prezzi calibrati in base alle indicazioni fornite dall’Unione europea, arrivando attorno alla cifra di 35 centesimi per la singola unità, proprio come in Slovenia», si affretta a precisare il suo ufficio di Comunicazione.

Insomma, no se pol, e basta! E questo vi pare che sia sufficiente a scoraggiare i mittenti fraudolenti? No. Fatta la legge, trovato l’inganno: troooopa roba, vado a far el pien de benza e cicche, spedisso anonimo le lettere, voio veder chi che me beca, se no i verzi le letere che xe proibido me par, se no fazzo un joint- venture co ‘na dita slovena e li frego tuti. […] Alternativa :sbasse’ i prezziiiiiiiiiii (che bello! Vado a fare il pieno di benzina e di sigarette, spedisco le lettere senza indicare il mittente, voglio vedere chi riesce a trovarmi, se non aprono le lettere, cosa che mi pare sia proibito; altrimenti faccio una joint-venture con una ditta slovena e così li prendo tutti per i fondelli. […] Alternativa: abbassate i prezzi!!!!!), commenta una simpatica signora o signorina su Il Piccolo.

In conclusione: il Trattato di Schengen prevede la libera circolazione, nel territorio della UE, di persone e merci … la posta, no!

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2 febbraio 2010

ISRAELE IN EUROPA? PER BERLUSCONI SÌ, MA PER LA GEOGRAFIA …

Posted in Mariastella Gelmini, politica, scuola, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , a 1:58 pm di marisamoles

Il viaggio del premier italiano Silvio Berlusconi in Israele è cosa nota. Altrettanto nota è l’esternazione di un suo sogno: Israele nell’Europa Unita. Certo, un buon proposito che trova molti sostenitori nel mondo politico. Da tempo, infatti l’idea dell’ingresso dello Stato Ebraico viene sostenuta dai Radicali, con Marco Pannella in testa. Già un anno fa, in occasione di una precedente visita di Berlusconi a Gerusalemme, il Presidente del Consiglio si era dimostrato favorevole all’ingresso di Israele nella UE e qualche anno fa, nel 2004, un sondaggio fatto dalla Commissione Europea aveva riscontrato che la grande maggioranza di israeliani sono favorevoli alla proposta (il 65%). Ma non mi addentro in questioni politiche su cui, tra l’altro, non ho una gran competenza. Piuttosto vorrei affrontare il “problema” dal punto di vista geografico e mi chiedo: ma Israele è in Europa?

La geografia, si sa, non è una delle materie preferite da noi italiani. La nostra ignoranza è davvero notevole e spesso ci troviamo in difficoltà se qualcuno ci chiede di collocare sulla carta una città, una montagna o un fiume. Quando poi ci viene chiesto qualcosa sui confini, siamo presi dal panico. Non sappiamo nemmeno quali sono i confini delle regioni italiane, figuriamoci se dobbiamo spostare il nostro orizzonte geografico in Europa o addirittura negli altri continenti. Insomma, un bel problema.

Sotto accusa per l’ignoranza geografica che affligge il popolo italiano è, naturalmente, la scuola. Di questi tempi, poi, in particolare il dito è puntato sulla Gelmini che, nella riforma della Secondaria, pare abbia relegato la Geografia a poche ore nel biennio, facendola diventare la cenerentola delle discipline scolastiche. In realtà le cose stanno un po’ diversamente, ma in questo post non mi addentro nemmeno nei meandri dei regolamenti e delle bozze di riordino gelminiane.

Fatta questa premessa generale (e non so se avete notato che, a proposito dell’ignoranza in geografia, ho usato il “noi”, includendo me stessa, nonostante insegni tale disciplina in prima al liceo scientifico!), mi rifaccio la domanda: ma Israele è in Europa? A me pareva fosse in Asia. A confortare la mia supposizione mi è venuto in soccorso il “vecchio” e caro atlante che pare nessuno usi più. Nell’era del GPS l’atlante, con il suo nome così caro alla mitologia greca, e le sue belle cartine non se li fila più nessuno. Eppure un buon atlante aggiornato dà sempre delle risposte certe. La sua risposta al mio quesito, in questo caso, è stata: Israele sta in Asia, non in Europa.

A questo punto mi faccio un’altra domanda: per i politici la geografia è un’opinione? Eh, già, perché se parlano di un eventuale ingresso dello Stato Ebraico nelle UE, dev’essere per forza così. Già il fatto che la Turchia sia nella “lista d’attesa”, potrebbe creare un certo disorientamento. Ma almeno una piccola parte della Turchia, Istanbul compresa, sta in Europa. Così come la stessa Russia è divisa tra Europa ed Asia dai monti Urali; almeno questo è ciò che, ai miei tempi, ho imparato a scuola. Poi, non so.

Ma le personali opinioni geografiche non riguardano solo i politici, bensì anche il mondo del calcio. Infatti, agli Europei di calcio partecipa anche Israele. Non solo, alla UEFA sono iscritte anche la Turchia, la Moldavia e la Russia. Insomma, pare che i confini in certi casi siano un po’ elastici. O ci sono degli interessi economici in ballo? Potrebbe anche essere. Ma entrare nella Comunità Europea non mi pare possa essere paragonato ad un campionato di calcio, nonostante gli interessi economici abbiano una certa rilevanza.

Concludendo, credo che il “sogno” di Berlusconi sia condivisibile, considerato anche il fatto che la cultura ebraica è più occidentale che orientale. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che lo Stato di Israele è nato grazie al massiccio rientro nella Terra Promessa di un popolo che, causa la diaspora, si era disperso in tutto il mondo.
Ma geograficamente Israele rimane in Asia. Almeno questo è un dato certo, anche se la maggioranza degli Israeliani “sognano” di entrare nella UE, con o senza l’appoggio di Silvio Berlusconi.

4 novembre 2009

A PROPOSITO DI CROCIFISSI … E MADONNE

Posted in attualità, religione, scuola, società tagged , , , , , , , , , a 9:55 pm di marisamoles

edicola madonna
Ho letto su Il Giornale, un’interessante riflessione dell’antropologa Ida Magli dal titolo L’inutile Europa ci toglie pure il crocifisso. Rimando alla lettura del pezzo attraverso il LINK e mi limito a trascriverne un brano che, a parer mio, è molto significativo e non ha bisogno di essere commentato.

I politici che hanno progettato l’Unione europea hanno affermato che ci univamo perché eravamo uguali; ma nelle religioni non si è, non si può essere uguali, perché appunto, come le lingue, esse si differenziano in funzione della diversità dei popoli. Adesso, dunque, è giunto per l’Ue il momento più difficile: vivere l’unione senza isterilirci, senza morire. Questo significa per prima cosa salvaguardare i segni visibili dell’appartenenza religiosa. In Italia l’architettura, le rappresentazioni pittoriche, i crocifissi, le innumerevoli Madonne, fanno parte della storia, dell’arte, delle tradizioni di un paese che si è talmente alimentato, lungo lo scorrere dei secoli, della bellezza del Vangelo che sarebbe impossibile immaginare un S. Francesco senza il dolce paesaggio dell’Umbria, un S. Benedetto senza l’ordinata gravità del lavoro romano, un Raffaello senza l’innamorata contemplazione della Vergine Maria. Oggi si vogliono togliere i crocifissi dalle aule nelle scuole pubbliche; per proteggere, come si afferma, la libertà degli studenti. Ma anche le migliaia di edicole della Madonna, che proteggono i viandanti agli incroci delle strade, sono «pubbliche»; presto qualcuno, giustamente, vorrà che vengano eliminate. Guardiamo bene in faccia il prossimo futuro: se nell’Ue per essere liberi bisogna che in pubblico vengano cancellati tutti i segni che indicano un’appartenenza, questo significa che nessun popolo sarà più un popolo, salvo che si ritenga che possa farci sentire «Popolo» l’esposizione nelle scuole e agli angoli delle strade della faccia di Barroso. Il «privato» non crea un popolo, ed è questo che succederà: tutte le differenze saranno costrette a vivere, o a sopravvivere, nell’ambito del privato e l’Europa sarà debolissima perché saranno a poco a poco cancellati, anche nella memoria, i tratti distintivi che legano fra loro i popoli che la compongono.

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