23 novembre 2009

A DIETA CON ALLEGRIA

Posted in dieta, salute tagged , , , , , , , , , , a 4:45 pm di marisamoles

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non si è messo a dieta! Credo che la linea sia un po’ la fissazione di tutti. Forse ne sono un po’ più sensibili le donne che gli uomini, ma i chili di troppo, confessiamolo, non fanno piacere a nessuno. Ovviamente sto parlando di quelle persone che non si piacciono se in sovrappeso. Ciò non esclude che ce ne siano molte che convivono benissimo con un po’ di ciccia e se la portano appresso con gran disinvoltura. Tuttavia, non si possono ignorare i rischi per la salute che il sovrappeso e l’obesità comportano. Quindi, avessi un serio problema di peso, e non solo la maniacale voglia di perfezione che si scatena ogni qualvolta si vedono donne magre e belle che dichiarano di non rinunciare alla buona tavola –ma chi ci crede?- sentirei la dieta come un’esigenza e avrei ben pochi motivi per stare allegra.

Ma poi, “dieta” che vuol dire? Etimologicamente parlando, deriva dal latino e significa semplicemente “regime di vita”. Ma il vocabolo è usato quasi esclusivamente per indicare un “regime alimentare controllato”, mentre, a rigore, dovrebbe rimandare alla scelta oculata di un corretto ed equilibrato regime alimentare.
Quante volte in un anno si decide di mettersi a dieta? Tantissime, pare. E tutte le volte si pensa che per smaltire i chili si debba soffrire, fare sacrifici enormi, tali da rendere la vita anche un po’ più triste. E già, perché se si è a dieta, basta uscire con un’amica per bere un caffè, rigorosamente senza zucchero, per diventare tristi vedendo quanta gente si strafoga di cioccolata densa con panna e fette di torta. Ma la tristezza deriva solo dal confronto con gli altri? Pare di no.
Sul Corriere online oggi è stata pubblicata una videointervista ad Andrea Ghiselli, nutrizionista dell’INRAN (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma. L’intervistatore, Luigi Ripamonti, chiede al dott. Ghiselli cosa provochi tanta tristezza nelle persone a dieta. La risposta è che spesso la dieta viene vista come punitiva e soprattutto non ci si affida a degli specialisti, come andrebbe fatto, che sanno consigliare un regime alimentare controllato ma senza troppe rinunce.

I punti focali, riguardo alla tristezza provocata dalla dieta sono:
1. la dieta “fai da te” rischia di essere monotona e povera
2. uno dei maggior ostacoli al successo è l’abbandono per scoraggiamento
3. la dieta non deve essere una punizione ma uno stile di vita
4. la varietà della dieta e la personalizzazione sono gli antidoti alla tristezza alimentare

Ma a qualsiasi dieta si deve abbinare un po’ di esercizio fisico che, come sottolinea l’intervistatore, producendo endorfine provoca allegria. Questo in teoria, perché in pratica a me l’esercizio fisico, specie se fatto in palestra, produce un’infinita stanchezza e una fame esagerata, tanto vale mangiare di meno, accontentarsi dell’umore medio –né euforico né triste- e fare a meno della palestra. Ovviamente sto parlando di me, perché so perfettamente che ad alcuni la palestra piace, mentre io quando ci entro, sono assalita immediatamente dall’istinto alla fuga. Tuttavia, ricordiamo che “attività fisica” non significa solo palestra: una passeggiata di mezzora al giorno a passo veloce fa ugualmente bene e rende, almeno a parer mio, meno tristi.

Quindi, in vista delle festività natalizie, conviene mettersi a dieta subito. Rimandando a gennaio ogni proposito di ridurre le calorie giornaliere, più che dalla tristezza saremmo assaliti dalla rabbia per non averci pensato prima. Va be’ che in quel caso avremmo passato in santa pace le feste, senza pensare che il sacrificio di metter giù un paio di chili prima avrebbe imposto una dieta meno rigida poi. Insomma, in ogni caso motivi per essere tristi ce ne sarebbero abbastanza. Per me la dieta e l’allegria sono incompatibili: ma avete mai visto quanto sono tristi le modelle scheletriche che sfilano nelle passerelle dell’alta moda? Meglio un bel sorriso su una faccia un po’ paffuta. O no?

[per vedere la videointervista clicca QUI]

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24 Mag 2009

TRISTEZZA & DISTRAZIONI

Posted in affari miei, lavoro, scuola tagged , , , , , , a 8:36 pm di marisamoles

insegnanteChe cosa c’è di più triste di una domenica passata chiusa in casa a correggere compiti? Nulla, almeno per me. E quando fuori splende il sole, è ancora peggio. Ora, però, sta piovendo, uno di quei temporali estivi che arrivano quatti quatti, si fanno annunciare solo dalla luce che si fa via via più tenue e ti lasciano appena il tempo di ritirare il bucato steso sul terrazzo.

Quando devo rimanere a casa per forza, mi sento prigioniera, legata ad una penna rossa che deve impegnarsi tutto il tempo a segnare in modo vario, a seconda della gravità, gli errori. Tutto il tempo così. Che strazio! Praticamente mi ritrovo a fare ciò che sconsiglio ai miei allievi: distrarsi.

Prima di tutto ho il pc acceso, anche se faccio finta di nulla. Nel senso che gli do ogni tanto un’occhiata fugace, una sbirciatina alla posta o al blog, mi do pure dei tempi … ogni cinque compiti. Poi, sarà il caldo, ma non faccio altro che bere; quindi ogni mezzora mi trasferisco in cucina, dove almeno la mattina fa anche più fresco perché è a nord, bevo e torno alla scrivania. Di mangiare fuori pasto non se ne parla: arriva l’estate, anzi pare sia proprio arrivata visto che in casa ho già 29°C, e si deve stare a dieta. Ma, visto che sono nervosa, mangio caramelle, rigorosamente senza zucchero. Il cellulare sta lì zitto; proprio perché oggi pare che nessuno mi fili, mando un sms ad una collega, sicura che anche lei sia segregata in casa, e attendo una risposta consolatoria che confermi anche la sua segregazione. La collega al momento è in bici -mi assale l’invidia- ma poi ha anche lei i suoi pacchi di compiti che l’aspettano. Tra un sms e l’altro si consuma un po’ di tempo ed è giunta l’ora di fumare una sigaretta. Da quando non fumo in casa, mi sento una deportata: d’estate in terrazza, ma solo se non batte il sole, d’inverno in veranda, anche quando ci sono 5°C. In quei frangenti mi convinco che il fumo faccia male: rischio ogni volta di prendermi un accidente. Nelle mezze stagioni la veranda va benissimo, né caldo né freddo, c’è pure uno sgabello, sempre che non sia occupato dalle scatole di scarpe che, non si sa perché, rimangono abbandonate finché qualcuno, la sottoscritta, non le mette a posto.

Mai come oggi sono stata distratta, ma non solo dalle azioni che ho appena descritto, soprattutto dai pensieri. Per dire la verità da un pensiero: l’esame di stato. Eh già, perché quest’anno mi tocca e non posso scappare. Se è normale un po’ di tensione negli allievi, non so quanto lo sia per gli insegnanti. Ma io sono fatta così: partecipo delle gioie e dei dolori altrui, anche dell’ansia, se è il caso. E negli ultimi tempi i “miei” ragazzi sono ansiosi e mentre cerco di consolarli, cresce la mia di ansia e non posso nemmeno farmi vedere tanto ansiosa perché allora non potrei più dire “ma come siete esagerati, cosa sarà mai! un esame, solo il primo di una lunga serie se andate all’università”. Il bello è che, ripensando ai miei studi, mi ritornano in mente vecchi ricordi di quando uscivo di casa per sostenere un esame e, guardando mia madre con occhi tristi, le dicevo “stavolta mi andrà male”; il sorriso di lei, che sapeva che sarei tornata con l’ennesimo 30 e lode, era sornione e non mi consolava affatto, anzi sembrava che si prendesse gioco di me. Ma in fondo aveva ragione: ho sempre fatto drammi per qualsiasi cosa, perché mai avrebbe dovuto credermi quando i fatti parlavano chiaro?

Alla fine del pomeriggio i compiti sono corretti, tutti. Beh, li dovrò rivedere domani, ma per oggi basta. Ho la testa fusa. Però nella “pausa pranzo” sono riuscita anche a prendermi un’oretta di sole, prima che si annuvolasse ovviamente. Il fatto è che alla fine ho perso un sacco di tempo, tra la doccia, il caffè, la sigaretta .. anche perché dovevo riprendermi visto che sono rientrata in casa dalla terrazza parecchio intontita. In quelle condizioni non avrei mai potuto correggere i compiti.

Insomma, una giornata piena, anche troppo. L’unica nota positiva è che i famigerati compiti, quelli della quinta, ovviamente, sono andati bene, almeno per ora, nel senso che domani li rivedrò e non si sa mai che abbia sbagliato a fare i conti. Magari oggi ero troppo stanca.
Una cosa, però, mi ha reso particolarmente triste la domenica: nessuna mail, nessun commento sul blog. Non c’è cosa peggiore che vedere quello “zero” che ti fa capire chiaramente che nessuno ti prende in considerazione. Però una spiegazione c’è: mi sa che a casa oggi sono rimasta solo io. E quegli allievi, esattamente quelli i cui compiti mi hanno tenuta impegnata tutto il giorno, saranno rimasti a casa anche loro a studiare per l’esame o per le ultime verifiche? Mi sa tanto di no. 😦

P.S. Ora vado a vedermi un film alla tele: “Notte prima degli esami oggi” … l’ansia mi perseguita, che incubo!

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