Diario di viaggio: Treviso, Verona, Trieste

Il bello del web è che, quando hai la fortuna di incontrare di persona un’amica di blog, scopri che è esattamente come te l’aspettavi, come se la conoscessi da sempre. A me è successo con Veronica – Scrutatrice, ragazza dolce e simpatica, oltreché bellissima.
Non perdetevi la cronaca di viaggio … l’ultima tappa è stata la mia città natale, Trieste, dove ho avuto il piacere di farle da Cicerone. Quello che lei non ha detto, lo dico io: è stato un tour piacevole ma molto faticoso. La mia città è tutta un sali-scendi e finché si scende, tutto bene, ma quando si sale … son dolori! Ne sanno qualcosa i miei polpacci e i miei glutei. Unica nota positiva di cotanta fatica: ho smaltito uno dei due chili messi su a Pasqua. C’è qualcuno che vuole farsi un giro dalle mie parti nelle prossime settimane? Devo smaltire il chilo che è rimasto. 🙂
Buona lettura!

Into The Wild

Primo giorno, domenica.

Dopo la tradizionale colazione di Pasqua (nel senso che è tradizione farla, non che la mia colazione sia stata la tradizionale colazione salata), montiamo in macchina con destinazione Veneto. Il viaggio di andata è quello che ogni automobilista desidererebbe: strade ampie, corsie vuote, niente camion e persino le stazioni di sosta deserte (ci credo, tutti “zampe sotto il tavolo” la domenica di Pasqua…)! Ci viene in mente il verso di una famosa canzone: “autostrade deserte, ai confini del mare…” Ma non ci stiamo dirigendo verso il mare, anzi. La nostra base durante questi quattro giorni sarà Preganziol, una piccola frazione di Treviso, cittadina che scopriremo essere davvero deliziosa. Arrivati a destinazione, DSC_2sistemiamo le valigie, facciamo un giro di ricognizione nell’appartamento (accompagnato dalle rituali foto ricordo della sistemazione!) ed usciamo per visitare il centro di Treviso.
La provincia veneta ha la particolarità di essere…

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CENTRO ESTETICO CON KINDERHEIM … TRUCCO GRATIS PER LE BAMBINE


Si sa: muoversi con i bambini, specie se piccoli, è sempre un’impresa. Si va a fare la spesa, si corre in farmacia a dieci minuti dalla chiusura per il latte in polvere o si fa un salto nella merceria sotto casa (se c’è!) perché l’ultimo paio di collant si è smagliato. Al di là di questo, le mamme che non hanno grandi aiuti in famiglia rinunciano a qualsiasi optional: caffè con le amiche, shopping, parrucchiera, estetista …

Ormai le famiglie puntano sui centri commerciali perché solitamente si trovano anche i kinderheim: gratuitamente o spendendo una modica cifra si possono “parcheggiare” i bambini per tutto il tempo che occorre. Delle baby sitter (si spera esperte e qualificate ma ho i miei dubbi) sono a disposizione delle mamme anche quando hanno voglia di farsi una piega o la ceretta urge. Tanto, nei centri commerciali si trova di tutto: tintoria con servizio sartoria dove fanno il fondo ai pantaloni in mezzora, calzolaio che rifà i tacchi in quindici minuti, ci sono addirittura i centri medici per fare una visita specialistica o le analisi cliniche.

La notizia che ho letto, però, non riguarda un centro commerciale ma un salone di bellezza di Treviso che offre alle bambine dai 2 ai 12 anni trucchi, smalti e maschere per il viso, con prodotti naturali come lo yogurt o specificatamente pensati per i bambini, dunque atossici e inodori e risciacquabili semplicemente con acqua. Il tutto gratuitamente con il solo intento di far godere alle mamme un’oretta o più di tranquillità.

La titolare del centro estetico situato nel cuore della città veneta, Loredana Lagonigro, spiega: “L’idea me l’hanno fatta venire le mie clienti, che numerose mi raccontano quanto le loro figlie, già a due o tre anni, chiedano di poter mettere lo smalto per emulare le mamme. Quindi abbiamo pensato a questo nuovo servizio, anche se rigorosamente in forma di gioco”.

Naturalmente questo speciale kinderheim ha un nome appropriato: Little Lola’s. Vale a dire … Lolita.

Le associazioni dei genitori hanno già levato un coro di proteste per un’iniziativa che giudicano diseducativa. Io sono completamente d’accordo. Che si metta a disposizione un servizio di baby sitting per le mamme che vogliono godersi un trattamento di bellezza in santa pace può anche essere un’idea. Ma che si soddisfi il desiderio delle piccole di emulare la mamma, non mi pare il caso. Una volta ci si limitava ad indossare gli abiti e le scarpe con il tacco per sentirsi grandi, ora si chiedono i trucchi. A me sembra pazzesco.

Se a 2 anni hanno già queste velleità, non stupiamoci che a sedici ne dimostrino trenta come una certa Ruby …

[notizia e foto da Affaritaliani]

TROPPO GRASSA PER SFILARE: STUDENTESSA TENTA IL SUICIDIO

Si avvicina la fine dell’anno scolastico e già si teme che la cronaca nera registri qualche tentativo di suicidio da parte di studenti che non si aspettano la promozione e temono le reazioni dei genitori. A tutti faccio un appello: non c’è nulla di irreparabile e nulla di cui non si possa discutere serenamente in famiglia. La morte non è la soluzione di niente, è solo una spugna gettata quando l’incontro di boxe non è ancora finito. E invece bisogna lottare, per vincere e per vivere. Perché l’unica cosa veramente irreparabile è la morte.

A proposito di gesti inconsulti, leggo su Il Corriere che una studentessa di un istituto superiore di moda di Treviso ha tentato il suicidio perché le è stato impedito di fare la modella in occasione della sfilata di fine anno. Il suo professore, nonostante gliel’avesse promesso, alla fine non le ha permesso di sfilare perché troppo grassa. Ovvero, i patti erano che la ragazza avrebbe dovuto dimagrire per essere scelta come indossatrice.

Di fronte al “no” dell’insegnante, la sedicenne si è prima ubriacata e poi ha tentato di gettarsi nel fiume Sile. Fortunatamente alcuni passanti hanno chiamato il 113 e gli agenti hanno tratto in salvo l’aspirante suicida.

Questa storia si è conclusa bene, ma io mi chiedo: se la scuola è il luogo dell’educazione, quale messaggio ha trasmesso quell’insegnante? Molti stilisti hanno rinunciato alle modelle semi-anoressiche e il concorso di Miss Italia ha aperto le porte alla taglia 44, offrendo un ottimo segnale: per sfilare non si deve essere necessariamente un grissino.
Io non so quanto sia “grassa” questa studentessa ma, mentre a scuola si combatte l’anoressia grazie anche alle informazioni che vengono diffuse tramite conferenze ad hoc, cui partecipano degli esperti, il suo insegnante la invita a dimagrire per poter sfilare. Un bravo educatore, non c’è che dire.

[l’immagine da questo sito]