IL DOGGY BAG CONTRO GLI SPRECHI DEL CIBO E I MIEI RICORDI D’INFANZIA

Alzi la mano quel genitore che di fronte al rifiuto del/lla figlio/a di mangiare una pietanza o di finire il cibo nel piatto, più per capriccio che per mancanza di appetito, non ha mai tirato fuori il discorso dei bimbi che ogni anno muoiono di fame perché non hanno di che nutrirsi, mentre i loro pargoli, figli del consumismo, si possono permettere di fare tante storie per un piatto non gradito. E alzi la mano chi, con la determinazione di un gendarme austriaco, non ha mai esclamato: “O mangi ‘sta minestra o vai a letto senza cena!”. Strano, però, che i capricci a tavola i nostri figli li facciano sempre e solo di sera … e strano anche che poi qualcuno in famiglia si impietosisca e proponga almeno un’alternativa, perché i gusti sono gusti, per i grandi e i più piccini. Poi, però, in casa scoppia una specie di guerra tra il genitore risoluto a mandare a letto il/la figlio/a senza cena e quello che, magari di nascosto, allunga un biscotto o una fetta di prosciutto, piuttosto che far saltare il pasto serale alla prole.

A parte le discussioni in famiglia e la considerazione che ai figli dei bambini che muoiono di fame non gliene può fregar de meno (è triste ammetterlo ma è così), è un dato di fatto che buona parte del cibo finisca nella spazzatura perché o lo si lascia scadere nel frigorifero o qualche avanzo vi soggiorna per un po’ di tempo, in un contenitore dimenticato (a proposito: odio i piattini da tè che a casa mi costringono a mettere nel frigo con la classica polpetta, debitamente avvolta nella pellicola trasparente, che nessuno vuole!), per poi raggiungere gli altri avanzi nella pattumiera.

Secondo i dati forniti dall’Università Bicocca, in Italia ogni anno trentasette miliardi di euro di cibo buono «finiscono nelle pattumiere, senza contare quelli dei ristoranti”. Uno spreco decisamente inaccettabile.

Ma se a casa non si può far nulla se non cambiare abitudini (evitare di acquistare cibo in eccesso e, soprattutto, assecondare il più possibile i gusti della prole!), molto si può fare per evitare che i ristoranti buttino via tanto bendidio. Nei Paesi anglosassoni, ad esempio, è d’uso comune il doggy bag: quando avanza sulla tavola del cibo, nessun cameriere si scompone se gli viene chiesto di portarlo a casa, anzi, spesso non è nemmeno necessario chiedere. Anche se, immagino, non tutti possiedono un cane.

In Italia, tuttavia, questa usanza non è molto diffusa e par sempre di fare una figuraccia chiedendo di portare via gli avanzi, tanto più se a casa non c’è nessun cane che li attende. Ma perché?

Secondo Maria Teresa Veneziani (ne parla all’interno del blog La 27esima ora,sul sito del Corriere), noi Italiani siamo restii a portarci dietro degli avanzi di cibo rischiando pure di macchiarci gli abiti (mentre un Inglese, ad esempio, non si scompone nel mettere una porzione di torta avanzata nella tasca della giacca) e abbiamo il terrore di passare per dei poveracci, più per snobismo che per altro. Queste sono le due questioni da affrontare in Italia se vogliamo che anche qui il doggy bag diventi una consuetudine.

In qualche regione ci si sta muovendo nella direzione giusta: la Provincia autonoma di Trento, ad esempio, ha distribuito quarantamila eco-vaschette ai ristoratori per consentire ai clienti di portare a casa il cibo non consumato. Una bella iniziativa che dovrebbe fare scuola. Non resta che attendere gli eventi.

Io, però, sono testimone diretta che quest’usanza esisteva anche quarant’anni fa, specie in occasione dei matrimoni dove, come sappiamo, la quantità di cibo servito è eccessiva e tutto ciò che non viene consumato è destinato a finire nelle immondizie, nonostante sia tutto pagato e generalmente neanche poco.

Ero bambina e non mi fu possibile partecipare ad un matrimonio in quanto malata. Pregai, quindi, mia mamma di portarmi a casa una fetta di torta … ebbene sì, golosa lo sono sempre stata! Quando mia mamma tornò e mi consegnò il pacchetto – ricordo che era di carta oleata, quindi un po’ trasparente -, vidi degli strani colori e, prima di aprire l’involto, chiesi: “Ma la torta era colorata?”. Mia madre rispose, quasi inorridita: “Ma no! Era bianca”. Perplessa aprii il pacchetto e trovai degli avanzi di cibo misti, tra cui una buona porzione di insalata russa. Quasi in lacrime lo feci vedere a mia mamma che scoppiò a ridere: “Devono essere gli avanzi per il cane che aveva chiesto la mia vicina di tavolo!”.

Insomma, il cameriere si era confuso e la fetta di torta, la mia fetta di torta, finì nella ciotola di un cane a me sconosciuto. Peccato, però, che i suoi avanzi io non li abbia potuti mangiare.

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