27 luglio 2012

LIBRI: “BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE” di ALESSANDRO D’AVENIA

Posted in film, libri tagged , , , , , , , , , , , , , a 7:16 pm di marisamoles

Bianca come il latte rossa come il sangue (Mondadori 2010) è il primo romanzo del giovane professore-scrittore siciliano Alessandro D’Avenia. Un successo editoriale, il suo, forse giunto inatteso, ma che rappresenta un faro che illumina la notte buia della narrativa contemporanea. Perché non basta saper scrivere bene – e molti scrittori non sanno fare nemmeno questo -, è necessario entrare nel cuore di chi legge; non basta avere qualcosa da dire ma bisogna saperlo fare rendendo il lettore partecipe delle vicende ma soprattutto delle emozioni che animano i personaggi, creando quasi un unicum diegetico tra autore, narratore e lettore. Queste sono le peculiarità del giovane siciliano.

Lo stile di Alessandro è curato ma non dotto, a volte ricercato ma non retorico e il linguaggio sa adattarsi molto bene ai personaggi. La lettura è gradevole e avvincente allo stesso tempo. È un libro fresco, sprizza giovinezza ma non si abbassa a descrivere situazioni degradanti, che spesso i giovanissimi vivono perduti tra sesso, droga, alcol e azioni al limite della legalità. D’Avenia non utilizza, come altri narratori tipo Moccia, lo strumento letterario per far breccia nei cuori degli adolescenti servendosi del turpiloquio o delle situazioni da sballo, per intenderci.

La narrazione è in prima persona, espediente che rende ancora più coinvolgente la lettura perché è attraverso gli occhi del protagonista che scopriamo il suo mondo, è attraverso il suo cuore che ci sentiamo partecipi delle sue stesse emozioni, della sua felicità e del suo dolore.
Leonardo, detto Leo, è un ragazzo di sedici anni come tanti, con le sue passioni, il calcetto e la musica, le sue amicizie (Silvia e Niko) e l’amore (Beatrice, la “rossa”) che prepotentemente fa capolino nella sua vita trasportandolo in un vortice di emozioni che a volte lo fanno sentire piccolo piccolo, indifeso, incapace di gestirle. In sella al suo bat-motorino si sente un dio, quasi volesse calpestare il mondo che non gli piace così com’è per ricrearlo e plasmarlo a suo piacimento. Ma deve fare i conti con una realtà che non può cambiare, foriera di gioie ma anche di dolori. Con l’aiuto dell’amica Silvia e in particolare del suo prof di storia e filo (abbreviazione di filosofia, naturalmente) cerca di rincorrere un sogno che però si sgretola di fronte agli eventi imprevedibili della vita.

Leo odia la scuola, la considera una perdita di tempo, le ore passate in classe sono quasi un tormento ma, seppur inizialmente riluttante, si lascia a poco a poco conquistare dalle lezioni “fuori programma” di quel professore di storia denominato il Sognatore e considerato, come tutti i suoi colleghi, uno sfigato, uno dei tanti. Però quelle lezioni “fuori programma”, che Leo considera le migliori che il prof sia capace di inventare, lo conquistano. Proprio al Sognatore Leo chiede aiuto per capire quale sia il suo sogno e come riuscire a realizzarlo, perché non sa proprio come fare.
Ecco cosa gli dice il prof quando Leo gli chiede “Come si fa a trovare il proprio sogno?”:

“Cercalo.”
“Come?”
“Poni le domande giuste.”
“Che vuol dire?”
“Leggi, guarda, interessati … tutto con grande slancio, passione, studio. Poni una domanda a ognuna delle cose che ti colpiscono e appassionano, chiedi a ciascuna perché ti appassiona. Lì è la risposta al tuo sogno. Non sono i nostri umori che contano, ma i nostri amori.”
Così mi ha detto il Sognatore. Come gli vengono in mente certe frasi lo sa solo lui. Devo trovare ciò che mi sta a cuore. […]
Provo a seguire il metodo del Sognatore: devo partire da quello che so già. Mi sta a cuore la musica. Mi sta a cuore Niko. Mi sta a cuore Beatrice, mi sta a cuore Silvia, mi sta a cuore il mio motorino, mi sta a cuore il mio sogno che non conosco. (pag. 52, edizione economica 2012)

C’è molto di Alessandro nel Sognatore: c’è la passione per la scuola, l’attenzione per i giovani e le loro problematiche, la voglia di capire il mondo degli adolescenti guardandolo a volte attraverso i loro stessi occhi, altre volte con l’esperienza di chi sa quello che per essi è ancora ignoto.
È un insegnante che crede nel valore formativo della scuola, che non riserva ad essa il solo compito di istruire, trasmettendo nozioni. È un prof che valuta, perché questo è il suo lavoro, ma non giudica. E magari premia anche chi non ha studiato perfettamente la lezione ma ha dimostrato di saper ragionare: Proprio per questo Leo alla fine lo considera un mito.

Non sa risolvere i problemi, quel professore, ma sa aprire gli occhi e far scoprire il mondo ai giovani come Leo. Soprattutto è uno disposto a credere in loro.

Mi lascia lì come un babbeo inebetito. Mi dà già le spalle. Sono spalle esili, ma forti. Spalle di un padre. […] Ho gli occhi rossi di pianto, sono senza forze, svuotato, eppure sono il sedicenne più felice della Terra, perché ho una speranza. Posso fare qualcosa per recuperare tutto: Beatrice, Silvia, amici, scuola … A volte basta la parola di qualcuno che crede in te per rimetterti al mondo. (pagg. 149-150)

C’è molto di Alessandro docente in questo romanzo. Non solo nelle citazioni dotte ma anche nella scelta dei nomi. Beatrice è colei che alla fine, pur inconsapevolmente, salverà Leo. Proprio come la Beatrice dantesca, colei che per il poeta fiorentino incarna la salus, la salvezza, appunto.
Beatrice è il rosso, il colore dei suoi capelli e del sangue che scorre nelle vene, e allo stesso tempo il bianco della vita:

Beatrice continua a non venire a scuola.
Non c’è neanche alla fermata al pomeriggio.
Le miei giornate sono vuote.

Sono bianche, come quelle di dante quando non vede più Beatrice.

Non ho niente da dire, perché quando non c’è l’amore le parole finiscono.

Le pagine diventano bianche, manca inchiostri alla vita. (pag.51)

Bianca come il latte rossa come il sangue non ha una trama scontata, per più di due terzi della narrazione si ha l’impressione di conoscere il finale, quello delle belle favole, dell’ “e vissero felici e contenti”. Ma il bianco e il rosso, filo conduttore dell’intero romanzo, non sono due colori messi lì a caso. Il rosso può essere gioia, può essere il colore dell’inchiostro che solca le pagine bianche della vita scrivendo una trama che non è mai prevedibile, mai scontata. Ma rosso è anche il sangue, il sacrificio.

Io normalmente ignoro le recensioni dei libri che voglio leggere, proprio perché spesso ne svelano la trama, l’evolversi delle vicende, qualche volta anche il finale. Oppure perché, quando la trama è intessuta sul dolore, passa la voglia di leggere, specie se la lettura si profila tutt’altro che di evasione.
Anche in questo caso mi sono accostata al romanzo di Alessandro, il cui blog da qualche mese seguo, senza saperne quasi nulla, con la voglia di scoprire. Avevo già letto il suo secondo romanzo, Cose che nessuno sa, e devo dire che, nonostante i molti tratti in comune e lo stile ineguagliabile, si tratta di due romanzi diversi, unici. Devo anche ammettere che Bianca come il latte rossa come il sangue mi è piaciuto molto di più.

Dall’opera prima di Alessandro D’Avenia si sta girando a Torino il film prodotto da Lux Vide e Raicinema e diretto da Giacomo Campiotti. Luca Argentero vestirà i panni del prof Sognatore e Filippo Scicchitano quelli di Leo, Aurora Ruffino sarà invece Beatrice. Alessandro ha collaborato alla sceneggiatura.

LE MIE (ALTRE) LETTURE

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25 febbraio 2011

BAMBINO DI OTTO ANNI BESTEMMIA: LE MAESTRE GLI FANNO LAVARE LA BOCCA COL SAPONE. DENUNCIATE

Posted in bambini, famiglia, figli, scuola tagged , , , , , , a 6:21 pm di marisamoles

Un’altra cronaca scolastica che vede come protagonisti due maestre e un bambino bestemmiatore, a soli otto anni. Quante volte è successo di sentire, da parte dei genitori o educatori, la minaccia: “Se dici parolacce, ti faccio lavare la bocca con il sapone”? Molte. E quante volte chi ha lanciato la minaccia l’ha messa in pratica? Poche.

Le due maestre sotto accusa, pare esaperate dall’estrema vivacità dello scolaro e dalla sua predisposizione a dire parolacce, di fronte ad una bestemmia, fatto odioso se riferito all’insana abitudine di molti adulti ma odiosissimo se vede protagonista un bimbo di otto anni, hanno davvero messo in pratica la minaccia e gli hanno fatto lavare la bocca con il sapone. Hanno fatto benissimo, non vedo nulla di eccessivo in questo gesto, nulla di umiliante, nulla di violento. Eppure sono state denunciate dai genitori del bambino bestemmiatore che ammettono pure l’insana abitudine del pargolo.

Il fatto è successo in un istituto primario di Sant’Ambrogio, nella provincia di Torino, in Val di Susa. Dopo aver denunciato il fatto ai carabinieri, la madre si è rivolta alla dirigente scolastica chiedendo la sospensione delle due maestre. Ma mentre le indagini della magistratura proseguono, come atto dovuto di fronte ad una denuncia per abuso dei mezzi di correzione, la dirigente scolastica Claudia Rolando non ha manifestato alcuna intenzione di allontanare le insegnanti: «Fino a quando non ci sarà una decisione della magistratura le due colleghe resteranno al loro posto, si tratta di insegnanti competenti e di grande professionalità».

Solidale con le colleghe anche il resto del personale della scuola che le dipinge come persone serie e capaci. Anche gli altri genitori difendono le maestre e scrivono in un comunicato: «Quanto accaduto non modifica la nostra opinione nei confronti delle insegnanti, a cui chiediamo di restare e di terminare il ciclo di studi. I comportamenti irrispettosi e violenti di quel bambino si stavano protraendo dall’inizio dell’anno sia nei confronti delle insegnanti, sia nei confronti degli altri bambini della classe. Alcuni genitori, stanchi, avevano deciso di portare altrove i propri figli, tant’è che il numero di alunni della classe è sceso in breve tempo da 25 a 18 bambini».

Eppure c’è qualcuno che difende la “piccola vittima”. Secondo il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori Antonio Marziale «L’episodio è da verificare, ma qualora risultasse vero ci troveremmo davanti all‘ennesima lesione di diritti fondamentali perpetrati in un luogo deputato, invece, alla tutela dei bambini. Un bambino di otto anni che bestemmia non ha cognizione di causa. Certo non è da sottovalutare l’attivismo che lo sprona ad essere indisciplinato ed è bene utilizzare le tecniche più idonee per allinearlo ai principi dell’educazione, purché queste non ledano alla sua dignità di persona». Perché, quel bambino non usa mai il sapone per lavarsi?

Insomma, la punizione viene vista come un’azione degna di essere calata nel Medioevo, non ai giorni nostri. E non importa se la mamma del bambino ammette che «Lui ha sbagliato a dire quelle parolacce e soprattutto a bestemmiare, è un comportamento che dà fastidio anche a me», le maestre sono colpevoli e basta.

Ma io mi chiedo: perché quella madre, invece di denunciare le maestre, non ha fatto lavare lei la bocca con il sapone a suo figlio? Se le dà tanto fastidio che bestemmi, perché ha permesso che diventasse un’abitudine?

[fonte: Il Corriere]

26 Mag 2010

MAMMA A CINQUANTOTTO ANNI: AMORE O PAZZIA?

Posted in cronaca, donne, famiglia, figli tagged , , , , , , a 10:31 pm di marisamoles


Dopo la maternità delle vip “attempate”, Monica Bellucci e Heather Parisi, questa notizia le fa decisamente passare in secondo piano: a Torino, all’Ospedale Sant’Anna, una donna di cinquantotto anni ha avuto una bambina. Non si conoscono i particolari ma è presumibile che la neomamma si sia sottoposta ad un’ovodonazione all’estero, visto che in Italia questa pratica non è consentita.

Che sia il classico caso di una donna di mezza età unita ad un uomo più giovane e che non ha voluto negargli la gioia della paternità, essendo lei ormai in menopausa da tempo? Nossignori. Il neopapà di anni ne ha addirittura settanta!

Per questa coppia di genitori-nonni è previsto un percorso di sostegno psicologico. Qualora lo rifiutassero, i servizi sociali del Comune di residenza potrebbero segnalare il rifiuto al Tribunale dei Minori, che si sta occupando della vicenda, e il figlio potrebbe esserle tolto.

Ho già espresso la mia opinione nei post linkati e lo ribadisco: I FIGLI BISOGNA FARLI DA GIOVANI!
A me questo più che un atto d’amore pare una pazzia. Un atto egoistico che non tiene assolutamente conto delle difficoltà che si potranno presentare al bambino, nel percorso di crescita. Senza contare che i figli già non chiedono di venire al mondo, ma almeno meritano rispetto.

[fonte: Tgcom]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 28 AGOSTO 2010

A tre mesi dalla nascita della bambina, si torna a parlare della mamma 58enne e le notizie non sono affatto buone.
Ne scrive il mio amico frz40 in questo post.

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Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

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