20 maggio 2014

RENZI: “GLI INSEGNANTI OGGI SONO EROI”. BERSANI DOCET

Posted in politica, scuola tagged , , , , , , , , , a 5:48 pm di marisamoles

renzi-giannini
Gli insegnanti oggi sono degli eroi: con stipendi quasi ridicoli – e potremmo anche togliere il quasi – sono chiamati alle funzioni di educazione della persona“.

Intervenuto a un incontro a Milano alla rivista Vita, il premier Matteo Renzi si è lasciato andare a questa esternazione. Ha aggiunto, affrontando il discorso dell’edilizia scolastica, che la questione centrale è l’educazione, puntualizzando: ma io non sono credibile se pongo quella questione senza aver risistemato le scuole.

Be’, certo, se i soffitti ci piovono addosso effettivamente l’educazione passa in secondo piano. Peccato che lo Stato si sia impegnato per tre anni con l’Invalsi stanziando 14 milioni di euro per i famigerati test, soldi che avrebbe potuto utilizzare per iniziare a mettere in sicurezza le scuole. Una goccia nell’oceano, comunque, dato che per l’edilizia scolastica ci vorrebbero 4-5 miliardi.
Ma non è di questo che volevo parlare.

Quando ho letto la frase pronunciata da Renzi a proposito degli insegnanti eroi (ma chi di noi si sente effettivamente tale?), mi sono detta: questa l’ho già sentita.
Ecco dunque che rispunta nella mia mente un post che risale a quattro anni fa. Protagonista è un altro esponente del Pd, Pier Luigi Bersani.

Nel maggio 2010, intervenendo all’Assemblea Nazionale del partito si era così espresso nei confronti dei docenti e dell’allora ministro del MIUR Mariastella Gelmini (riporto le sue parole e perdonate il suo pessimo italiano): “Io sono per fare uscire da questa assemblea una figura eroica, i veri eroi moderni, gli insegnanti che inseguono il disagio sociale in periferia, lottano contro la dispersione”, aggiungendo che “la Gelmini gli rompe i coglioni” (e perdonate l’uso di gli per loro che a me fa accapponare la pelle … lo so, le grammatiche dicono che si può usare ma io non mi ci abituerò mai!).

Ecco dunque che l’allievo cita il maestro: Renzi fa suo il concetto di insegnante – eroe, anche se non può dire che “la Giannini gli rompe i coglioni”, essendo stata scelta da lui medesimo per rivestire quel ruolo.

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28 luglio 2011

RISULTATI PROVE INVALSI 2011: I RAGAZZI DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA PIÙ BRAVI INSIEME AI VENETI

Posted in adolescenti, bambini, Friuli Venzia-Giulia, scuola, valutazione studenti tagged , , , , a 1:57 pm di marisamoles

Dai dati emersi sulle ultime prove InValsi, che tanto hanno fatto discutere docenti e studenti, ancora una volta i ragazzi del Friuli-Venezia Giulia si confermano gli studenti italiani più bravi, insieme ai “compagni” del Veneto. Un risultato che confermerebbe la miglior qualità delle scuole del nord-est italiano rispetto ad altre realtà, come quelle della Calabria e della Sicilia, i fanalini di coda. L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione, che ieri ha pubblicato i risultati degli ultimi test, specifica che nelle due regioni del sud «si riscontrano alcune evidenze di cheating», termine tecnico per indicare le copiature di massa, e quindi i risultati scolastici andrebbero rivisti.

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27 giugno 2011

ESAME DI STATO 2011: OGGI LA TERZA PROVA SCRITTA. MA NON CHIAMATELA QUIZZONE

Posted in adolescenti, Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 6:42 pm di marisamoles

Da quando, con la riforma dell’esame di maturità – che oggi si chiama Esame di Stato -, varata nel 1997, è stata introdotta la terza prova scritta, essa viene, tanto volgarmente quanto semplicisticamente, chiamata “quizzone“. In realtà è tutt’altro che un quiz, almeno nella maggior parte dei casi. Ma vediamo, per chi non ne fosse ancora informato, di che cosa si tratta.

La terza prova scritta, a differenza delle prime due che sono ministeriali (la prima è uguale per tutte le scuole secondarie di II grado d’Italia), è preparata dalla Commissione esaminatrice (costituita da tre commissari esterni, tre interni e un Presidente) che decide anche la tipologia degli esercizi da sottoporre agli studenti.
Esiste, è vero, la possibilità di predisporre dei quesiti a risposta multipla (da 30 a 40), ma la maggior parte delle commissioni propende per i questiti che richiedono una risposta sintetica. Possono essere proposti, inoltre, dei problemi scientifici a soluzione rapida (non più di 2), oppure, a seconda degli indirizzi di studio, si può richiedere la realizzazione di un progetto.

Insomma, tutt’altro che quizzone. Le discipline coinvolte possono essere quattro o cinque e il numero dei quesiti varia da un minimo di 10 a un massimo di 15. Generalmente la Terza prova è costruita prendendo spunto dalle simulazioni che vengono svolte dagli allievi durante l’anno scolastico, ma non si tratta di una regola ferrea. Ogni decisione, infatti, spetta ai membri della commissione che preparano le domande da sottoporre ai maturandi la mattina stessa della prova e non anticipano le materie oggetto d’esame.

Dal prossimo anno scolastico questa prova potrebbe andare in pensione per lasciar spazio ad un test a risposta multipla di tipo anglosassone simile a quello dell’Invalsi che viene proposto per l’esame di terza media. Il tutto – ha spiegato il ministro del MIUR Mariastella Gelmini– per avere «un sistema di valutazione omogeneo per tutto il Paese».

Le commissioni hanno lavorato tutta la giornata per la correzione delle prove perché fra un paio di giorni inizieranno gli orali. Non rimane, quindi, che quest’ultimo sforzo e poi … tutti in vacanza, finalmente!

16 maggio 2011

QUEL FLOP DEI COBAS SUI TEST INVALSI …

Posted in MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , a 11:35 am di marisamoles

Il Ministero dell’Istruzione e dell’Università ha reso noto che, a prove Invalsi ultimate (l’ultima, alle elementari, si è svolta il 13 maggio), solo una minima percentuale di scuole ha fatto ostruzionismo e perlopiù limitatamente alle scuole superiori (CLICCA QUI per leggere i dati forniti da Tuttoscuola.com).

I Cobas, sindacato del personale della scuola, ha portato avanti per mesi la sua battaglia contro la somministrazione delle prove. Una contrarietà scaturita da osservazioni per la maggior parte legittime, specie se consideriamo la prospettiva dell’utilizzo dei test ai fini meritocratici. Ma la maggior parte dei docenti interessati non si è sottratto agli ordini di servizio diffusi dai dirigenti che non se la sono sentita di dire di no al ministero, facendo leva sul senso di responsabilità e di dovere degli insegnanti.

Ma se quello dei Cobas può essere considerato un flop a livello di protesta (solo una ventina i dimostranti davanti al Ministero dell’istruzione in una manifestazione indetta per venerdì 13), dobbiamo riconoscere al sindacato il merito di aver promosso una riflessione seria e non proprio politicizzata sulla validità delle prove InValsi e sull’opportunità di rivedere la tipologia delle stesse per il futuro. Perché è impensabile che il MIUR torni indietro e ormai alla rilevazione dell’Istituto per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione non si può dire di no. Ma le prove possono essere migliorate e adattate al contesto scolastico delle scuole italiane (assai diverso rispetto al sistema anglosassone, ad esempio, dove i test sono utilizzati da decenni), a condizione che si apra un dibattito tra “addetti ai lavori” e il ministero e se ne discuta anche a livello parlamentare.

Leggo su Tuttoscuola.com che in questi giorni il mondo politico ha preso piena consapevolezza della necessità di disporre di un sistema di valutazione libero da utilizzi strumentali, serio, attendibile e capace di sostenere la scuola nell’impegno quotidiano di assicurare qualità al servizio per gli alunni.
È stato chiaro a molti che i test non devono essere utilizzati per usi impropri. E il Parlamento ha chiesto di discuterne a viso aperto con il ministro. Merito anche, forse inconsapevole, dei Cobas
.

Questa riflessione mi sembra condivisibile e le premesse appaiono buone. E’, quindi, necessario che venga estesa al mondo politico per poter giungere ad un obiettivo comune che è quello di dare credibilità alle prove Invalsi, per evitare che siano sentite solo come un obbligo formale senza nessuna utilità pratica.
Secondo Tuttoscuola.com, la credibilità delle prove e la credibilità dell’Invalsi, passa attraverso almeno sei punti:

1) Le prove sono credibili innanzitutto se sono scientificamente corrette e oggettivamente valutate: da quanto emerge dai commenti degli insegnanti siamo sulla strada giusta, ma si può e si deve fare meglio.

2) Le prove sono credibili se non sono altro rispetto agli obiettivi di apprendimento definiti dalle Indicazioni nazionali: il rischio che le scuole si adeguino, di fatto, agli obiettivi contenuti nei test anziché a quelli delle Indicazioni nazionali, è reale. Spetta soprattutto al Miur chiarire la priorità e la portata degli obiettivi delle Indicazioni nazionali rispetto a quelli impliciti – ma non troppo – ricavabili dalle prove Invalsi.

3) Le prove sono credibili, poi, se sono condivise come strumento di lavoro e di autovalutazione utile e indispensabile per le scuole e per i docenti: i dirigenti scolastici e in primo luogo Miur possono concorrere a costruire questa credibilità nella condivisione delle forme, delle modalità e degli obiettivi.

4) Le prove sono credibili se il loro utilizzo non è inquinato dal timore di usi impropri che ne distorcano la finalità principale: la conoscenza dei punti di forza e di debolezza del sistema educativo da porre alla base delle decisioni delle politiche formative. Il dibattito in Parlamento può aiutare a consolidare questa consapevolezza.

5) Inoltre, le prove sono riconosciute dalle scuole anche in proporzione alla autorevolezza riconosciuta all’Invalsi, come autorità valutativa di eccellenza, autonoma il più possibile dal sistema di istruzione: è compito della politica assicurarne l’autonomia e la terzietà.

6) Concorrerebbe al superamento di comportamenti ostruzionistici l’esplicito riconoscimento del supplemento di lavoro e di fatica che accompagna le prove, con ricadute anche di natura retributiva con il salario accessorio nei confronti del personale coinvolto: sindacati e ministero al prossimo rinnovo contrattuale ne tengano conto.

Non credo ci sia altro da aggiungere. Spero solo che questa riflessione auspicata ci sia, in un futuro non troppo lontano, e che il dibattito dia dei risultati onesti e condivisi da tutte le forze politiche. Altrimenti il rischio sarebbe di vedere solo un’altra battaglia politica tra schieramenti opposti di cui la scuola non ha bisogno.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 25 MAGGIO 2011

Anche se in ritardo, pubblico, per correttezza visto che ho citato l’articolo di Tuttoscuola.com, la replica inviata il 17 u.s. al quotidiano on line da parte del portavoce nazionale dei Cobas, all’articolo riportato nel presente post.

Cari redattori/trici di Tuttoscuola,

vi scrivo a proposito della vostra newsletter n.490 e della valutazione che, in uno degli articoli della stessa, date a proposito del ruolo svolto dai COBAS nella vicenda dei quiz Invalsi. Non entro nel merito, la discussione sarebbe lunga e complessa e non riassumibile in poche righe. Le nostre posizioni le potete trovare agevolmente nel nostro sito, articolate e dettagliate. Vi scrivo solo per tre precisazioni.

1) I dati sulle astensioni dai quiz che abbiamo fornito nella giornata del 10 maggio (quella davvero cruciale, perchè le prove si svolgevano, come sapete, per la prima volta alle superiori e non erano state precedute, quasi ovunque, da decisioni dei Consigli che vincolassero i docenti alla effettuazione dei quiz) sono reali e si riferiscono all’intero campione di 2 milioni e 200 mila studenti circa; la replica Miur non ha senso perchè si rivolge alle sole 2000 classi campione (studenti coinvolti meno di 50 mila, neanche il 3% del totale) dove a far svolgere i quiz ci hanno pensato gli ispettori ministeriali; l’astensione è stata diffusa e ampia, pur se spesso neutralizzata da interventi pesanti, minacciosi e repressivi di tanti presidi-padroni che sono stati convinti dal Miur di essere i proprietari dei loro istituti.

2) Noi non abbiamo convocato alcuno sciopero, perchè abbiamo ritenuto essenziale stare a scuola e condurre lì la nostra lotta, ora per ora. Lo sciopero, del tutto inutile e persino controproducente poi l’ultimo giorno di prove, è stato convocato da una micro-organizzazione che usa un nome simile al nostro, creando molta confusione nell’informazione, ma che non ha alcun peso nelle iniziative e mobilitazioni e che appunto, come giustamente rilevate voi, non è in grado di mettere in piazza più di una ventina di persone. Le nostre mobilitazioni nazionali di piazza, quando le facciamo, muovono sempre migliaia (o decine di migliaia) di persone: ed è facile dimostrarlo.

3) Dire che è “merito anche, forse inconsapevole, dei Cobas” di aver posto la questione dell’Invalsi e della valutazione alla attenzione nazionale come mai era successo in precedenza, è una pessima “chiusa” di articolo, che non fa onore al vero, che contraddice il titolo e l’intero scritto e che é davvero ingiusta nei nostri confronti. Il merito è TUTTO nostro (non “anche”) ed è totalmente CONSAPEVOLE: le nostre tesi sono state le uniche, in questi anni, di radicale opposizione ai quiz Invalsi (e i motivi, lo ripeto, li trovate ben argomentati sul nostro sito http://www.cobas-scuola.it), il nostro lavoro capillare e assiduo (nonostate la dittatura sindacale vigente in Italia ci neghi persino il diritto di svolgere assemblee nelle scuole in orario di lavoro) in questi mesi ha toccato tutte le province e le città ed è stato l’unica fonte di informazione e di protesta; il lavoro verso i massmedia è stato altrettanto diffuso e ampio. Tutto in piena consapevolezza: come ritengo avvenga per i vostri articoli, di cui non dirò mai che siano”inconsapevoli”.

Grazie comunque dell’attenzione e buon lavoro

Piero Bernocchi, portavoce nazionale COBAS

11 maggio 2011

QUANDO A BOICOTTARE LE PROVE INVALSI SONO GLI STUDENTI …

Posted in adolescenti, famiglia, MIUR, proteste studentesche, scuola, Test InValsi tagged , , , a 12:03 am di marisamoles

Le Prove InValsi non sono state osteggiate solo dai docenti ma anche da alcuni studenti. Ma i dati dipendono dalle fonti. Secondo il MIUR, infatti, su un campione di 2.300 classi, solo 3 non hanno svolto il test Invalsi. Ma i dati diffusi dal Collettivo studentesco Senza Tregua sono altri: al liceo classico Orazio, ad esempio, il boicottaggio ha toccato la percentuale più alta di Roma, circa l’83%: su 130 studenti presenti nelle classi dell’istituto, 108 hanno consegnato in bianco.

Alcuni hanno strappato i codici di riconoscimento: fra i casi più eclatanti, quello del Socrate, dove i ragazzi di due classi «hanno strappato tutti i codici di riconoscimento, minacciati di denuncia da parte degli ispettori esterni e di provvedimenti disciplinari dalla scuola».

Un’intera classe di venti studenti dell’Istituto d’arte di Roma è stata sospesa per essersi rifiutata di compilare il test. La decisione è stata presa dal dirigente scolastico dell’istituto.

Se consideriamo che le classi interessate erano delle seconde, stiamo parlando di ragazzini di quindici anni. Così piccoli e già così influenzabili dai sindacati che li hanno indottrinati per bene. Probabilmente, però, non capiscono nemmeno i motivi della protesta. E immagino che le famiglie stiano a guardare.

[LINK della fonte]

10 maggio 2011

SCUOLA: TEST INVALSI NEGLI ISTITUTI SUPERIORI. SECONDO LA GELMINI TUTTO SI È SVOLTO REGOLARMENTE

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, Test InValsi tagged , , , , , a 4:02 pm di marisamoles

Il grande giorno è arrivato: oggi, 10 maggio 2011, negli istituti superiori italiani si è svolta la famigerata prova InValsi, nonostante le polemiche e i tentativi di ostruzionismo portati avanti da qualche sindacato e da molti docenti avversi alla rilevazione curata dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione.

Due prove, una di Matematica e una di Italiano, più la compilazione di un Questionario personale per ogni allievo. Le prove, rigorosamente anonime, saranno corrette dal personale docente delle diverse scuole. Nessuna possibilità di sottrarsi ad un ordine di servizio che i Dirigenti Scolastici hanno diramato, sollecitati, a quanto pare, dal ministro Mariastella Gelmini.

«Sulla valutazione non si torna indietro. È il punto di partenza per avere una scuola migliore. In tutti i paesi più avanzati funziona così», ha dichiarato il ministro del MIUR, aggiungendo: «Quelli che boicottano i test sono pochi. Solo alcuni sindacati più radicali sono contrari». Insomma, la guerra dei sindacati, specialmente i Cobas, non ha prodotto alcun risultato. Un’azione di forza? Può darsi, ma chi credeva di opporsi rivendicando i propri diritti, legittimi tra l’altro, è rimasto con un palmo di naso.

Pochi, comunque, secondo il ministero, sono stati i Collegi dei Docenti particolarmente agguerriti: il 40% appartiene proprio agli istituti della Capitale tra cui i licei Mamiani, Montale, Cavour e De Chirico. Anche alcuni studenti, secondo il Collettivo Studentesco Senza tregua, si sono uniti alla protesta, la maggior parte negli istituti romani Giulio Cesare, Visconti, Virgilio, Socrate, Orazio, Albertelli, Pasteur, Aristotele e Aristofane.

A Milano, invece, tutto si è svolto con regolarità, sia nelle scuole cosiddette campione, sia in quelle dove i test sono stati somministrati dal personale docente interno. A questo proposito, c’è da precisare che, secondo le disposizioni dello stesso InValsi, la sorveglianza delle classi durante la somministrazione e la correzione dei test dovevano essere affidate a docenti non appartenenti alle classi interessate. Sarà stato così in tutte le scuola italiane?

La Gelmini ha sottolineato che con i test non c’è l’intenzione di punire alcun insegnante, ma solo la volontà di «apportare miglioramenti al sistema». L’intenzione è quella di estendere, fin dal prossimo anno scolastico, l’uso dei test «portando la prova anche alla Maturità, così come è accaduto all’esame di Terza Media. Una prova oggettiva all’esame di Stato serve anche per mettere un freno a quell’esplosione ingiustificata di 100 e lode che si registra ogni anno con distribuzione anomala sul territorio».

Un altro obiettivo che il ministero si propone è di introdurre, sempre dal 2012, all’esame di Terza una prova nazionale di Inglese e di estendere il test anche per «materie al di fuori dell’esame», a partire dalle Scienze nella scuola primaria.

È proprio il caso di dirlo: siamo nelle mani dell’InValsi … sia fatta la sua volontà.

[fonte: Il secolo XIX]

ARTICOLO CORRELATO: Le prove Invalsi s’han da fare. Sì, sì

AGGIORNAMENTO DEL POST, 14 MAGGIO 2011

L’Ufficio Stampa del MIUR rende noto che su un campione di 2.300 classi, solo 3 non hanno svolto il test Invalsi. Quindi la percentuale di classi che non hanno eseguito il test è pari allo 0,13%.

È logico quindi ritenere che, su tutto il territorio nazionale, la percentuale delle classi dove il test non è stato svolto sia dello 0,13%.

LINK

8 marzo 2011

I DOCENTI PROTESTANO: NIENTE TEST INVALSI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , a 11:12 am di marisamoles

Ho già avuto modo di esprimere il mio parere sull’utilità o meno dei test InValsi. Tuttavia, la mia contrarietà era rivolta, in particolare, alla proposta avanzata dal ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, di utilizzate i risultati dei test InValsi per la promozione del merito degli istituti scolastici.

Allora mi ero allineata all’opinione espressa dal professor Giorgio Israel, secondo il quale l’Invalsi deve restare rigorosamente fuori dalla valutazione dei docenti e anche l’ipotesi di fare degli utenti, cioè studenti e famiglie, i principali attori della valutazione della scuola e dei docenti, è una “scorciatoia illusoria” anche perché esposta a gravi errori. (LEGGI L’ARTICOLO)

Ora vengo a sapere che i Cobas propongono una specie di sciopero bianco, invitando i Collegi dei Docenti delle varie scuole a rifiutare la somministrazione dei test in questione. (QUI IL FAC SIMILE DELLA DELIBERA)
Fra le motivazioni si legge:

I test sono uno strumento solo apparentemente oggettivo (se decontestualizzati non possono che rilevare parzialità inficianti);
•veicolano una cultura frantumata e nozionistica (tutto il contrario di quanto si è andato affermando nella scuola: approfondimento, collaborazione, progettazione, verifiche mirate e articolate);
provocano ansia e agevolano solo alcuni, tagliando fuori i più abituati a contestualizzare, chiarire e approfondire;
•non tengono conto delle varie e diverse intelligenze;
•risultano avulsi rispetto alle progettazioni interne alle varie scuole (il modello uguale per tutto il territorio nazionale non può prevedere percorsi particolari);
•sono del tutto estranei alla nostra cultura e vengono, senza alcuna mediazione né contesto, importati dai paesi anglosassoni (che stanno cercando di liberarsene) e implementati forzosamente;
•diventano motivo discriminante tra classi e insegnanti;
•rischiano di fornire un quadro distorto della realtà “scuola”, nel momento in cui vanno ad influire sulla carriera e sulla dignità professionale degli insegnanti e mirano a valutare il merito degli studenti;
•il sistema nazionale di valutazione spinge a standardizzare l’insegnamento, uniformando le scelte didattiche alle richieste dei test, senza più tener conto delle caratteristiche del territorio, delle singole classi e dei singoli alunni, riducendo drasticamente il pluralismo nella scuola;
•Spingono i docenti a modificare la propria programmazione, elaborata sulla realtà concreta della classe, piegandola invece all’addestramento ai quiz

Ho già evidenziato in grassetto le parti sulle quali mi sento di concordare. Tuttavia, al di là della validità delle motivazioni che spingerebbero al rifiuto di questo tipo di strumento di valutazione, che certamente ha i suoi limiti, non mi sento di esprimere la condivisione del rifiuto della somministrazione dei test. Questo perché, a parte il fatto che non hanno mai fatto male a nessuno, la presa di posizione dei Cobas assume dei contorni che possono venir letti, specie da chi non ha delle specifiche competenze sul mondo della scuola, come l’ennesimo rifiuto dei docenti di farsi valutare. Perché, è innegabile, dai risultati del test InValsi si è sempre letta, tra le righe, l’efficacia o meno della didattica. Fatto questo che parte da presupposti errati in quanto, come già sottolineato nelle motivazioni espresse dai Cobas contro la somministrazione dei test, non è possibile prestar fede ai risultati scarsamente oggettivi e, soprattutto, difficilmente adattabili alle molteplicita dei contesti.

Detto questo, anche a costo di sottoporre i nostri studenti all’ansia da prestazione, di costringere i docenti ad allenare i discenti a superare i test, perdendo di vista le peculiarità dei singoli programmi e delle diverse azioni didattiche, sempre adattate ai singoli contesti, manifesto la mia decisa contrarietà alla mozione dei Cobas proprio perché non si pensi che la scuola italiana, e i docenti in particolare, ha il terrore di essere valutata.

Piuttosto, mi auspico che vengano elaborate, prima o poi, delle prove nazionali che si adattino alla specifica realtà della scuola italiana, anche se sarebbe in ogni caso assai difficile trovare uno strumento di valutazione che sia adattabile ad ogni singola scuola e regione.

4 agosto 2010

I 100 E LODE “ESAGERATI” AL SUD E I COMMENTI DEL MINISTRO GELMINI

Posted in attualità, Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , , a 2:22 pm di marisamoles

Ne ho parlato ieri in quest’articolo. E proprio lì, alla fine avevo fatto una riflessione sul numero esagerato di 100 e Lode elargiti al sud, chiedendomi se non fosse davvero giunto il momento di proporre, come spesso ipotizzato dal ministro del MIUR Mariastella Gelmini, un Test InValsi come terza prova -o anche quarta, volendo- agli scritti degli Esami di Stato delle Secondarie di II grado.

Ecco che la Gelmini mi ha letto nel pensiero, visto che ritengo improbabile che abbia letto proprio il mio post, e replica alle insinuazioni che ieri sulla stampa si sono rincorse: i docenti del sud sono di manica larga, troppo larga.
A tal proposito il ministro afferma che è necessario intervenire con un sistema di valutazione che sia omologo in tutto il territorio nazionale, ritenendo le valutazioni assegnate agli studenti delle regioni meridionali un tantino esagerate, anche se il fenomeno era già stato notato lo scorso anno: «Per questo il ministero – precisa la Gelmini – ha avviato un progetto pilota per sperimentare i test agli studenti della maturità. I test che abbiamo pensato sono stati strutturati un po’ come gli ‘Invalsi’ che abbiamo fatto per la scuola media».
Il primo progetto pilota citato dal ministro ha coinvolto quest’anno duemila insegnanti e cinquemila ragazzi, nelle scuole medie, nei licei e negli istituti tecnici, scelti a campione su tutto il territorio nazionale. Quali sono, dunque, le prossime mosse? «L’idea e’ di raddoppiare i numeri del progetto pilota il prossimo anno, arrivando cioè a quattromila insegnanti e diecimila ragazzi».

Com’è costume del ministro, le cose si fanno per gradi, c’è da sperimentare, da valutare i risultati, eventualmente procedere a qualche ritocco … così gli anni passano e, c’è da scommetterci, le lodi continueranno a meritarsele in particolar modo gli studenti del sud.

[LINK della Fonte]

15 luglio 2010

GELMINI E ABRAVANEL PRESENTANO IL “PIANO NAZIONALE QUALITÀ E MERITO”

Posted in adolescenti, Mariastella Gelmini, MIUR, riforma della scuola, scuola, Test InValsi tagged , , , , , a 7:00 pm di marisamoles

L’Ufficio stampa del MIUR ha reso nota oggi la collaborazione di Roger Abravanel al PQM (Piano Nazonale di Qualità e Merito), un progetto attraverso il quale il ministro Mariastella Gelmini si propone di migliorare la qualità della scuola italiana, estendendo l’esperienza dei test predisposti dall’INValSi a 50 mila alunni, contro i 17.600 che hanno partecipato all’esperienza nello scorso anno scolastico.
Da settembre, con il nuovo anno scolastico (2010/2011), il PQM coinvolgerà 1.000 scuole medie e, dal 2011-2012, anche la scuola superiore. Entro il 2013 il 50% delle scuole medie sarà interessato dai test, che verranno somministrati a settembre e a giugno per valutare il progresso nell’apprendimento. Dal 2013 in poi il Piano sarà esteso gradualmente a tutte le scuole medie italiane.

Abravanel, che è autore del saggio Meritrocazie. Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto, offre la sua consulenza gratuitamente. Nulla di strano che il comunicato ci informi di ciò: è un modo per chiarire che il Ministero dell’Istruzione non spreca il denaro pubblico in questo momento di crisi.

Nel progetto si parte da una considerazione: i risultati raggiunti nei test oggettivi influenzano direttamente la crescita dell’economia. Infatti, ai risultati positivi dei test corrisponde un livello maggiore di PIL pro capite. Lo si evince dal seguente grafico:

Ma i risultati dei test mirano anche a garantire un maggiore equilibrio ed oggettività nel premiare i ragazzi meritevoli con delle borse di studio: ora in Italia tali “premi” vengono assegnati in base al reddito familiare, ovvero gli studenti devono essere bravi ma “poveri”. Ciò appare discriminante, anche se dare un aiuto a chi s’impegna nello studio e ha pochi mezzi ci fa onore. Tuttavia, non si vede per qual motivo un ragazzo “ricco” non debba essere premiato per i meriti che dimostra di possedere.

Secondo Abravanel, inoltre, un Paese in cui vengano valorizzati i talenti, a livello scolastico ovviamente, è un Paese che ha maggiori possibilità di crescere economicamente. Nel comunicato del MIUR si legge:
La crisi che ha colpito l’economia mondiale ha evidenziato la necessità di un sistema d’istruzione in grado di fornire le competenze necessarie per affrontare la competizione internazionale e riprendere la strada della crescita. Per il rilancio del nostro Paese è urgente dunque migliorare la qualità della didattica.

Questa riflessione porta ad un’ulteriore considerazione che riguarda il livello dell’istruzione in rapporto alle ore di scuola: l’Italia, più che gli altri Paesi, ha il maggior numero di ore di insegnamento e allo stesso tempo i risultati più scarsi. Non è importante dunque quanto tempo gli studenti trascorrono a scuola, ma come investono il proprio tempo tra i banchi. E’ evidente dunque che l’unica strada percorribile è migliorare la qualità del sistema, attraverso meccanismi di valutazione oggettiva. Forse mossa da questa intuizione la Gelmini ha provveduto a livellare quanto mai i quadri orario nelle diverse scuole secondarie di II grado.

Somministrare delle prove oggettive e uguali per tutti (logicamente per gradi di scuole e classi parallele) potrebbe, inoltre, far superare alla scuola italiana una prerogativa che è ormai del tutto assente nelle altre realtà: la valutazione degli apprendimenti affidata esclusivamente ad «un “fatto interno”, che si realizza cioè tra l’insegnante e lo studente attraverso criteri del tutto soggettivi».
Be’, avrei qualcosa da dire sui “criteri soggettivi”, perché la valutazione non è attribuita dall’insegnante ad estro ma si basa su delle griglie di valutazione ben definite e che, almeno si spera, hanno il compito di garantire se non una completa oggettività, quantomeno una scarsa soggettività. Tuttavia, personalmente trovo che sia davvero giunta l’ora di finirla con i pacchi di compiti da correggere, che fanno perdere un sacco di tempo a casa. Pochi test, sulla base di programmi standard –in ogni caso molto più snelli di quelli previsti dai vari regolamenti!- garantirebbero non solo una valutazione oggettiva uguale per tutti, ma obbligherebbero anche i docenti allo svolgimento di programmi meno diversificati e fantasiosi, come spesso capita nelle aule scolastiche italiane.

PER LEGGERE L’INTERO COMUNICATO DEL MIUR CLICCA QUI

[nell’immagine: Le petit paresseux (1755) , Jean-Baptiste Greuze Musée Fabre (Montpellier – France)]

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CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

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Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

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[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

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Insegnare nell'era digitale

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Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

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Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

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ACCENDI LA VITA

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CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

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"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

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Il blog di Pino Scaccia

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