I FIGLI SBAGLIATI

gemelli sbagliatiE’ tristemente noto il caso della donna che, affidatasi alla fecondazione assistita presso l’ospedale Pertini di Roma, sta portando in grembo due gemelli non suoi.

Detto in termini scientifici, non c’è compatibilità genetica tra i due futuri genitori e i feti. Un errore umano, uno scambio di provette, uno scherzo che, almeno questa volta, non è attribuibile alla natura. Anche se essa stessa, talvolta, qualche errore lo commette.

Un cognome simile all’origine dell’errore. Tra le quattro coppie che si sono recate nel reparto per un analogo trattamento, nello stesso periodo in cui la gestante si è sottoposta alla fecondazione assistita, sono stati individuati, grazie alla prova del DNA, i genitori biologici. Quelli che, però, stando alla legge, non potranno rivendicare alcun diritto sui due bambini.

«La legge dice che il figlio è di chi lo partorisce», quindi la mamma che sta portando avanti la gestazione «non rischia di perdere i figli. Può perderli solo se decide di interrompere la gravidanza» [cosa non più possibile causa lo stato avanzato della gestazione, NdR], mentre «la mamma genetica non ha nessun titolo, dal punto di vista giuridico, di rivendicare nulla». È chiaro in merito a cosa dice la legge sul caso dello scambio di embrioni, il giudice costituzionale Ferdinando Santosuosso.

Insomma, ci sono due donne, entrambe disposte a tutto per avere dei figli, nonostante l’infertilità. L’una sarà madre dei “figli sbagliati”, l’altra non sarà madre perché non partorirà i “suoi” gemellini.

Non so a voi, ma a me questa vicenda provoca una tristezza infinita. Forse anche un po’ di rabbia ma non nei confronti di chi ha tecnicamente commesso l’errore (d’altronde, errare humanum est) quanto nei confronti di chi non sa rinunciare ad un sogno che la Natura non vuole realizzare e si affida alla scienza che, guidata dalla mano umana, perfetta non lo è mai, o quasi.

[Fonte: Corriere.it; immagine da questo sito]

BABY GENITORI: LA LORO VICENDA DIVENTA UN BUSINESS

Siamo abituati a leggere di tutto, quindi la notizia che una baby coppia inglese ha avuto una bambina non ci ha sconvolti più di tanto. Tuttavia è lecito chiedersi come mai la notizia sia stata così tanto pubblicizzata in tutta l’Europa. Casi come questi, infatti, sono all’ordine del giorno nei Paesi in via di sviluppo, specie in Africa, dove diventare madri a 12 anni non è un evento eccezionale. Forse per i padri ci si auspicherebbe un’età più adulta, ma nella coppia inglese le cose sono andate al rovescio: lei quindicenne, lui tredicenne … anche se sembra che abbia al massimo otto anni.

Alfie Patten, dunque, aveva appena dodici anni quando la bimba, Maisie Roxanne, è stata concepita. La madre, Chantelle Steadman, di anni ne aveva quattordici al momento del concepimento, ma che fosse incinta se n’è accorta solo dopo tre mesi. Naturalmente i due hanno mantenuto il segreto per sei mesi sull’inattesa gravidanza, praticamente sino alla fine della gestazione. La madre di lei, Penny, aveva avuto però di sospetti vedendola ingrassare. Ma io mi chiedo: l’educazione sessuale si usa nelle scuole britanniche? E le madri non dicono nulla alle figlie? Mi astengo dal fare commenti sui genitori di Alfie che, probabilmente, non avevano il minimo sospetto che quel bambino dalla faccina d’angelo preferisse il sesso ai video games. Ma almeno le ragazze dovrebbero essere un po’ più “esperte”, o no? La cosa che più mi sconvolge è leggere, in un’intervista concessa al Times, che Chantelle candidamente ammette: “Alfi aveva l’abitudine di fermarsi a dormire da me la notte. Sapevamo di commettere uno sbaglio, ma ora le cose stanno così e non si possono cambiare. Ci impegneremo per essere dei bravi genitori”. Insomma, l’imberbe Alfie se ne stava tranquillo a fare sesso nel letto di Chantelle e né mamma Penny né la madre di Alfie hanno mai notato, rispettivamente, la presenza del “ragazzo” sotto lo stesso tetto di notte e l’assenza del figlioletto dalla sua cameretta? Mi viene da pensare che i genitori britannici siano un attimino distratti … e poi criticano noi genitori italiani e i nostri figli che chiamano “mammoni”. Sull’ultimo punto è anche vero che le mamme italiche siano un po’ apprensive e iperprotettive, com’è vero che qui da noi i figli stanno a casa fino a trent’anni, quando va bene, mentre all’estero diventano indipendenti a diciotto. Ma almeno fino a quando dei minorenni vivono nella casa paterna, si dovrebbe seguirli un po’ di più.

Naturalmente la Meanwhile East Sussex County Council, contea in cui risiedono i due ragazzi, ha subito provveduto a far seguire la coppia di neogenitori da un’assistente sociale e ha già stanziato dei fondi di solidarietà. Ma se state pensando che sia un atto dovuto perché “come si fa a crescere una bimba a quell’età”, vi informo che i genitori, anzi il padre di Alfie, pare abbia già pensato a come far quadrare il bilancio familiare con l’arrivo di una “bocca in più da sfamare”. Secondo il Telegraph, infatti, il neo nonno avrebbe già preso accordi con delle emittenti televisive inglesi per uno speciale sul caso: si parla di un compenso compreso tra le 50 e le 80 sterline! Ma la cosa più divertente, si fa per dire, è che lo speciale avrebbe come “tema” i risultati del test del DNA.

Subito dopo lo scoop del Sun, che pare abbia fruttato un bel po’ di soldi alla mamma di Chantelle, altri sei ragazzini, di età compresa tra i quattordici e i sedici anni, hanno rivendicato la paternità della piccola Maisie Roxanne. In particolare due di essi, Richard Goodsell e Tyler Barker, sono disposti a sottoporsi al test anche se il primo vuole solo togliersi una curiosità mentre il secondo è semplicemente terrorizzato all’idea di essere lui il padre. La “povera” Chantelle, da parte sua, assicura che “l’unico con cui ha dormito è Alfie”; quest’ultimo, evidentemente stimando poco veritiere le parole della compagna – ma il dubbio è legittimo -, fa sapere che il test lo farà. Solo per la cronaca, il costo del test del DNA è di circa 300 sterline e sarà a carico dei Servizi Sociali … anche se, con tutti i soldi che le famiglie si faranno per i diritti televisivi, credo che la Corona si potesse risparmiare questa spesa.

Insomma, nonostante in Inghilterra eventi del genere non siano casi del tutto eccezionali – si stima che nel decennio passato più di quaranta ragazzi di quattordici anni sono diventati padri e addirittura almeno altri quattro undicenni hanno avuto un bambino nemmeno troppo tempo fa – evidentemente i neo nonni sanno farsi bene i conti. Così la vita quotidiana di gente normale che, per ignoranza e disattenzione, viene scossa da un evento inatteso ma sicuramente prevedibile e prevenibile, diventa un business. Chissà se fra qualche anno verrà chiesto ad Alfie e a Chantelle il parere su tutta la vicenda. Per ora si fanno fotografare per i quotidiani e le riviste di tutto il mondo e si fanno riprendere dalle televisioni con la loro piccola, ignara per il momento di essere una celebrità. Il tutto, naturalmente dietro lauto compenso, c’è da scommetterci. Ma per loro è come un gioco; sono gli adulti che dovrebbero ragionare ed impedire che tutto questo avvenga. Ma loro, proprio loro che non sembrano essere stati genitori attenti, approfittano dell’occasione e si preparano a farsi un po’ di soldi. Speculare sui figli, questo sì, è indecente ma … c’est la vie, anzi this is the life!