12 dicembre 2012

MARIO MONTI E IL NIPOTINO SOPRANNOMINATO “SPREAD”

Posted in bambini, politica, scuola, televisione tagged , , , , , , , , a 5:35 pm di marisamoles

montiIeri il Presidente del Consiglio prof. Mario Monti ci ha deliziato, si fa per dire, con un’intervista nello studio di Uno Mattina. Purtroppo, sempre si fa per dire, me la sono persa visto che al mattino sono a scuola, ma ho potuto vederne una parte trasmessa e ritrasmessa dal Tg1 a tutte le ore.

Non entro nel merito “tecnico” dell’intervista (lui è un tecnico, io no) ma vorrei soffermarmi a riflettere sulla parte in cui ha reso edotti i telespettatori su un fatto privato. Dice, nonno Monti, che il suo nipotino, sentendo parlare di “spread” in tv, ha esclamato, rivolto alla mamma: “Ma “spread” sono io!”. Vale a dire che il grazioso nipotino, per merito del famoso nonno, si è guadagnato, all’asilo, il soprannome di “spread”.

La cosa che più mi ha fatto orrore è che nonno Monti ha raccontato il familiare aneddoto ridendo. Si divertiva come un matto, pensate un po’. Cioè, lui ha un nipotino che frequenta l’asilo (vale a dire la scuola dell’infanzia), presumibilmente il bimbo ha un’età compresa tra i tre e i cinque anni, viene preso in giro con un soprannome che richiama la parola che più di ogni altra sta sulla bocca del nonno ad ogni ora del giorno e della notte … e in nonno che fa? Ride.

Ora, io non vorrei sembrare esagerata, ma questo fatto mi porta a pensare che:

1. il povero piccolo sia vittima di un vero e proprio bullismo infantile (cominciano da piccoli, a quanto pare)

2. in giro ci siano dei genitori veramente deficienti (visto che pare alquanto improbabile che i compagni d’asilo del piccolo Monti abbiano inventato il soprannome da soli perché neanche la fantasia più sfrenata li avrebbe portati a tanto).

Scusate ma a me ‘sta cosa non fa ridere neanche un po’.

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10 dicembre 2012

CARA LUCIANA, HAI ROTTO TU …

Posted in politica, Silvio Berlusconi, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , a 5:24 pm di marisamoles

«Considero più che legittima la satira, inclusa quella politica. Ma l’insulto no, non è tollerabile. Ciò che ha detto Luciana Littizzetto su Berlusconi, mi chiedo, è satira o è politica?». Così Antonio Verro, consigliere di amministrazione Rai in quota Pdl,commenta lo sbotto della Littizzeto durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio, “Che tempo che fa”.

Allora, diciamolo: la Littizzetto non mi piace, è volgare, non fa più ridere perché dice sempre le stesse cose (sai che novità questa sul cavaliere!), e onestamente mi chiedo perché la gente continui ad applaudirla … sempre che non si tratti semplicemente di un obbligo per chi si trova in sala.

Così continua Verro: «Far ridere con la volgarità è la cosa più semplice del mondo. Ma chi fa spettacolo ha una grande responsabilità nei confronti del pubblico. E certi divi troppo pagati, naturalmente mi riferisco anche alla Littizzetto, rischiano di dimenticare quale sia il loro vero ruolo e si trasformano in predicatori. Tutto questo non è tollerabile così come non è concepibile offendere in diretta televisiva non solo un esponente politico ma anche quegli spettatori che pagano il canone di un servizio pubblico e magari fanno parte dell’elettorato di centrodestra. Io rispetto le idee della signora Littizzetto, diametralmente opposte alle mie, ma non posso accettare che il servizio pubblico diventi il megafono delle sue posizioni».

Ora, l’offesa gratuita non mi piace. La satira nasce nei tempi antichi per prendersi gioco dei vizi delle persone, affinché si riflettesse su determinati atteggiamenti che non era proprio il caso di imitare. Ma la satira antica non si è mai ridotta alla volgarità tout court e l’abilità di chi la praticava stava proprio nel mettere in ridicolo la vittima designata. Vale a dire, l’attenzione era tutta rivolta sul soggetto preso di mira perché l’efficacia comunicativa stava appunto nello spostare l’attenzione da chi lanciava le sue frecciate a chi le riceveva.

Analizziamo, dunque, la battuta della Littizzetto. Dice che Berlusconi ha rotto il ca@@o, più o meno. Insomma, il discorso è più articolato ma il succo è questo. Ora, possiamo pure concordare, credo proprio che il pensiero della “comica” possa essere condiviso da molti, forse dalla maggior parte dei cittadini, ma il problema è che nella comunicazione la “signora” ha spostato l’attenzione dal “lui” al “noi” (cioè “loro”, soggetti non identificati). A questo punto, visto che il disagio è suo/loro (pure nostro, se vogliamo), l’effetto comunicativo è pressocché nullo. Voglio dire, lui continuerà per la sua strada, senza percepire disagio alcuno, e lei/loro (noi) sentirà/sentiranno (sentiremo) lo stesso disagio di prima.

Quindi, cara Lucianina, oltre che volgare la tua satira è anche poco efficace. Uno sfogo, nulla di più. Se la televisione di Stato, che ci piaccia o no, ti lascia ampio spazio per le tue esternazioni, cerca almeno di essere meno volgare e meno ripetitiva, oltreché poco originale. Sai quanti prima di te l’hanno detto o pensato?

2 ottobre 2012

IL CASO ENZO TORTORA IN TV E LO SPOT INFELICE

Posted in pubblicità, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , a 6:57 pm di marisamoles

Non so chi di voi abbia visto la fiction in due puntate sul caso di Enzo Tortora, il popolare presentatore accusato e condannato ingiustamente per associazione camorrista e spaccio di stupefacenti. Anzi, so per certo che l’ha visto Quarchedundepegi perché ne ha parlato in questo suo post. Dice che l’ha rattristato e che l’ha fatto riflettere sulla Giustizia italiana. Condivido pienamente. Non ho trattenuto le lacrime quando, verso la fine, è stato trasmesso uno spezzone originale della puntata di Portobello che il conduttore ha affrontato da uomo libero, dopo l’assoluzione in Appello, confermata in seguito dalla Cassazione. Purtroppo, come si sa, breve fu la sua vita in seguito, troppo breve per godersi appieno la libertà agognata e per poter dimenticare i mesi di carcere seguiti dagli arresti domiciliari che gli furono concessi per sopraggiunti problemi di salute. Dopo quell’esperienza si ammalò di tumore per spegnersi all’età di sessant’anni.

Bravo Ricky Tognazzi, protagonista e regista, ma brava anche Carlotta Natoli, più portata forse per i ruoli comici ma nella sua interpretazione dell’amatissima sorella di Tortora, Anna, ci ha offerto una prova d’attrice al di sopra delle più rosee aspettative.

Non voglio dilungarmi troppo sulla fiction che mi è piaciuta ma non è stata il massimo. Ho apprezzato di più, se devo essere sincera, la miniserie su Walter Chiari interpretata magistralmente da Alessio Boni. Tognazzi mi è sembrato un po’ modesto, o forse dipende dal fatto che, come lui stesso ha dichiarato, non era sua intenzione imitare Tortora ma farne una sua personale reinterpretazione a beneficio dei giovani che non conoscono la sua storia.

Le vicissitudini giudiziarie del popolare presentatore sono invece ben note a noi adulti. Sembra incredibile che sia stato architettato un piano ad hoc, con la complicità dei maggiori capi camorra, ai danni di una persona onesta, apparentemente senza alcun motivo.
Come si ricorderà tra i principali accusatori di Tortora c’era il camorrista “pentito” Giovanni Melluso, detto “Gianni il bello”, lo stesso che nel 1985 accusò Walter Chiari di spaccio di cocaina, assieme al cantautore Franco Califano. Il popolare comico e presentatore venne prosciolto in istruttoria.

Insomma, lo stesso Melluso segnò la vita di due grandi della tv italiana.

Non so se avete fatto caso, ma alla fine della fiction su Tortora, lo sponsor era … calzature Melluso.

Ma come si fa, dico io, ad accettare che una ditta omonima del principale accusatore di Enzo Tortora sponsorizzi la miniserie in due puntate? Una scelta davvero infelice.

8 settembre 2012

MISS ITALIA 2012: IL CASO DI NAYOMI ANDIBUDUGE, “STRANIERA” NATA IN ITALIA

Posted in donne, integrazione culturale, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , a 2:23 pm di marisamoles


Nayomi Andibuduge è nata in Italia, a Roma, città in cui vive, da genitori provenienti dallo Sri Lanka. Il padre Reymond vive nella Capitale da 30 anni, e la mamma, Sandhya, da 20. Nayomi, per legge, può richiedere la cittadinanza italiana ora che da poco ha raggiunto la maggiore età. Può farlo ma lei lo ritiene ingiusto, pensa che chi, come lei, è nato in Italia e nel nostro Paese è sempre vissuto, dovrebbe poter godere di un diritto acquisito e non a richiesta.

Nayomi partecipa a Miss Italia 2012 ma nella sezione speciale che quest’anno Patrizia Mirigliani, che ha seguito le orme del celebre papà, patron del concorso, ha voluto dedicare alle ragazze che sono nate in Italia oppure ci vivono da tempo. Per la bella ragazza dello Sri Lanka, tuttavia, questa viene considerata una magra consolazione. Lei si sente italiana a tutti gli effetti: perché non può concorrere per il massimo titolo, perché non potrà mai diventare, o almeno sperare di diventarlo, Miss Italia?

Così la ragazza decide di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica Napolitano. Uno sfogo, niente di più. Ormai i giochi sono fatti e le regole non possono essere cambiate. Ma la lettera di Nayomi deve far riflettere sull’assurdità di una legge che non considera dove una persona vive dalla nascita ma da dove vengono i genitori.
Per quanto riguarda il concorso di Miss Italia, non dimentichiamo la discussa elezione di Denny Mendez nel 1996, appena diciottenne. Nonostante vivesse nel nostro Paese soltanto da 7 anni, proveniente da Santo Domingo, riuscì ad indossare la corona della più bella d’Italia perché naturalizzata italiana. Come mai, mi chiedo, sia possibile che una ragazza come Nayomi, nonostante sia nata qui, sia esclusa dal concorso per il massimo titolo, cosa che invece fu permesso a Denny?

Ecco il testo della lettera scritta al Presidente Napolitano.

Illustrissimo Presidente,

mi chiamo Nayomi Andibuduge, sono una ragazza che in questi giorni sta partecipando al Concorso di “Miss Italia” a Montecatini. Ho diciotto anni e sono nata a Roma. E non ho la cittadinanza italiana, cittadinanza che vorrei invece avere “di diritto” essendo nata in Italia da genitori dello Sri Lanka che da decenni vivono nel Vostro (nostro) Paese.

Pur senza esserlo secondo le attuali leggi dello Stato, mi sento italiana a tutti gli effetti, vivo una vita normale e sono perfettamente inserita nel tessuto sociale di Roma, città che amo ed in cui vivo. A Montecatini, nella sezione di “Miss Italia nel mondo” ho avuto modo di incontrare altre ragazze che – come me – parlano alla perfezione l’italiano, studiano, lavorano e progettano una vita da costruire proprio qui nel Vostro (nostro) Paese.

Io e le altre 22 ragazze che, pur non essendo nate in Italia, mi accompagnano nell’avventura di Montecatini vorremmo poter essere considerate italiane, capaci di fornire con senso civico e morale un apporto, impegnandoci a migliorare il Paese che verrà, che sentiamo come nostro, moderno e cosmopolita.

La ringrazio, Signor Presidente, per la Sua cortese attenzione e Le invio i migliori saluti. Nayomi Andibuduge

[LINK della fonte]

2 agosto 2012

BAMBINE IN VETRINA ANZICHÉ AL CENTRO ESTIVO

Posted in attualità, donne, figli, lavoro, pubblicità, televisione tagged , , , , , , , , , a 11:32 am di marisamoles

Che fare dei bimbi nel periodo estivo se i genitori lavorano e non hanno a chi affidarli? La cosa più semplice da fare sarebbe rivolgersi alle cooperative che gestiscono i centri estivi. Soluzione che piace ai genitori ma anche ai figli che hanno così occasione di rimanere a contatto con i coetanei senza aspettare la ripresa delle lezioni. Per di più giocando e divertendosi.

Ma una madre particolarmente creativa, d’accordo con altre madri “colleghe”, ha trovato un’altra soluzione, chiamiamola così: mettere le bambine, sue e delle altre madri consenzienti, nella vetrina del suo negozio. Le bimbe giocano davanti agli increduli passanti, a volte distese su dei soffici piumoni, altre su una spiaggia artificiale in costume da bagno. Addosso rigorosamente i capi di abbigliamento venduti dalla padrona del negozio, mamma di due di esse. Le altre, di età compresa tra i cinque e i sette anni, sono figlie di altri commercianti della zona.

Manuela Montemezzani, artefice di questa singolare iniziativa, si difende dagli attacchi di chi ritiene la trovata alquanto sconveniente, dicendo che il quartiere (siamo a Pavia) in cui ha aperto da poco la sua attività commerciale è morto e mettere le bimbe in vetrina avrebbe contribuito a dare una scossa. Non c’è che dire: missione compiuta. Se l’intento era quello di far parlare di sé c’è riuscita in pieno, visto che la notizia è apparsa sui giornali nazionali (QUI Il Corriere da cui è tratta anche la foto).

Ma che dicono i suoi concittadini? Sembra che gli unici ad aver sollevato obiezioni siano stati alcuni sindacalisti cui la signora ha risposto per le rime. Perplesso il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, che non condanna l’iniziativa anche se gli sembra una forzatura, una trovata non particolarmente azzeccata.

Persino l’aiuto parroco della chiesa vicina chiude un occhio: «Con i tempi che corrono, bisogna stare attenti. Ma se poi uno vuol vedere del male in una cosa così, allora guardiamoci attorno. Tra tv e pubblicità…».

Scusate ma io sono allibita. Non solo dal fatto in sé, deprecabile a mio avviso, ma anche dalle parole di un prete che ritiene peggiore la tv e la pubblicità dell’esporre in vetrina delle bambine come fossero merce. Evidentemente non sa distinguere tra finzione e realtà.

A me questa realtà non piace. Sulla tv posso anche discuterne ma è tutt’altro argomento.

12 marzo 2012

OSCAR TV: BELEN SFOGGIA UNA NUOVA FARFALLINA, RITIRA IL PREMIO E SE NE VA

Posted in donne, Festival di Sanremo, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , a 4:59 pm di marisamoles


Al 52° Premio Regia Televisiva, presentato da Carlo Conti e trasmesso su Rai 1 dal Teatro Ariston di Sanremo, Belen Rodriguez è stata premiata assieme a Simone Annichiarico per “Italia’s Got Talent”. La showgirl ha sfoggiato un nuovo tatuaggio il cui soggetto è ancora “farfalle”.

Durante la prima serata del Festival avevamo visto la farfallina inguinale che aveva destato tante chiacchiere, soprattutto molta curiosità rivolta ad un capo di biancheria intima che la bella sudamericana sembrava non indossare. Ieri, sempre all’Ariston pare fosse senza reggiseno ma l’abito, almeno sul davanti era castigatissimo. L’acconciatura, con coda laterale (orribile a pare mio), lasciava però libera la schiena su cui sfoggiava il nuovo tatuaggio. Siccome, però, le telecamere non la inquadravano da dietro, Carlo Conti, con finta nonchalance, ha fatto di tutto per regalare a milioni di telespettatori la vista del tattoo di Belen, facendola voltare.

Mentre gli altri protagonisti di spettacoli e fiction televisivi si sono sorbiti l’intera serata, la Rodriguez ha pensato bene di defilarsi: appena ritirato il premio, infatti, se n’è andata, ansiosa di volare tra le braccia del suo bello (si fa per dire).

A proposito di Corona e Belen, la più bella battuta della serata l’ha fatta, com’era prevedibile, la brava Geppi Cucciari, premiata come personaggio televisivo dell’anno, spiazzando le superfavorire Maria De Filippi e Antonella Clerici. Sul palcoscenico dell’Ariston Geppi ha dato nuovamente prova della sua irresistibile comicità, dopo la serata del festival in cui ha affiancato Gianni Morandi nella conduzione della gara canora. Facendo notare di avere un abito con spacco laterale, simile a quello indossato da Belen al festival, chiede che le sia riconosciuta la gamba più lunga della fedina penale di Corona.

[foto da IoDonna, Corriere.it]

11 marzo 2012

LA SANTANCHE’ CONTRO UN’OPERAIA: MI SONO ROTTA LE PALLE …

Posted in donne, lavoro, politica, televisione, vip tagged , , , , , a 12:44 pm di marisamoles

L’onorevole Daniela Santanchè, ospite della trasmissione televisiva “L’ultima parola”, ha avuto un battibecco con un’operaia che le ha proposto uno scambio di buste paga. Inutile dire che la cosa ha mandato su tutte le furie l’ex sottosegretario che si è vantata di essere un’ottima imprenditrice e di non vivere con il compenso da politica.

La proposta dell’operaia era di certo provocatoria: «Dopo 14 anni di lavoro nella stessa azienda ho 1.034 euro di busta paga. Onorevole Santanchè, facciamo cambio? Vuole vivere lei con la mia busta paga?». La risposta dell’onorevole non si fa attendere: «La signora non sa cosa faccio nella vita. Nella vita ho un’azienda che fa circa 30 milioni di euro di fatturato e ho circa un centinaio di addetti. Io i soldi da parlamentare e da sottosegretaria non li ho mai presi. Lei prima di parlare si informi, perché lei non mi ha mai mantenuto, ha mantenuto altri. Io faccio l’imprenditore e mi sono rotta le palle di passare come quella che fa la la politica per vivere: io il mio stipendio da parlamentare l’ho sempre devoluto. Io lavoro da quando ho 18 anni, prima di parlare di me si sciacqui la bocca, e cazzarola

Ahi ahi ahi, onorevole, forse è lei che si deve sciacquare la bocca. Insomma, in televisione non si può usare un linguaggio più forbito?
Adesso che ci penso, onorevole Santanchè, non era lei voleva regalare lo stipendio ad una disoccupata? In fondo quest’operaia non le ha chiesto nulla in regalo, solo uno scambio. E va be’, in tempi di crisi tocca stringere la cinta …

[notizia da Leggo]

27 febbraio 2012

IN UNA FICTION SU RAI 1 RIVIVE WALTER CHIARI, FINO ALL’ULTIMA RISATA E OLTRE

Posted in spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , a 4:53 pm di marisamoles


Già osservando i trailer che da settimane vanno in onda su Rai 1, a tutte le ore, confesso che mi sono commossa. Non solo per la straordinaria somiglianza dell’attore che ne interpreta il ruolo, Alessio Boni, ma anche e soprattutto per la commozione di “rivedere” sullo schermo televisivo il mitico Walter Chiari.

Per chi ha la mia età e ha “vissuto” in prima persona la tv degli anni 60-70, con i suoi varietà che potevano davvero definirsi tali, la fiction, di cui ieri sera è andata in onda la prima puntata, rappresenta un momento commovente di rievocazione attraverso un personaggio che sapeva conquistare il pubblico televisivo. Un comico sui generis, se vogliamo, con quella capacità di ridere spontaneamente ma in modo discreto, mai sguaiato, accompagnata dall’ironia e dal ghigno, a volte sardonico, che l’attore Boni ha saputo riprendere alla perfezione e quella voce da trombone che sembra impossibile possa rivivere, uscendo dalle labbra di un attore che ha spesso un tono molto più delicato e sommesso.

Per sua stessa ammissione, Alessio Boni ha studiato meticolosamente il personaggio, attraverso la visione di ore ed ore di materiale televisivo. Complice anche la consulenza del figlio che Chiari ebbe da Alida Chelli, Simone Annicchiarico – conduttore televisivo, attualmente in onda il sabato sera, affiancato da Belen Rodriguez, nel programma di Canale5 “Italia’s got talent” – che compare in un cammeo all’inizio del film, ne è uscita una fiction credibile, un buon prodotto che rende merito alla poliedricità del personaggio Chiari e allo stesso tempo rappresenta la vita sospesa tra commedia e dramma dell’uomo Walter.

Insomma, a me è piaciuta anche se le vere protagoniste, almeno nella prima parte, sono state le donne: dalla “compagna” degli esordi Sophie (interpretata da Karin Proia), colei che scoprì il talento comico dell’allora operaio all’Isotta Fraschini, passando attraverso Lucia (interpretata da Caterina Misasi) che lo accompagna nei primi passi sulla via del successo, fino ad Alida (interpretata da Dajana Roncione) che diventerà sua moglie, nonché la madre del suo unico figlio, e lo accompagnerà nei difficili momenti del carcere. E poi la grande amicizia con Valeria (interpretata da Bianca Guaccero), l’innamorata che saprà farsi da parte vedendo il “suo” Walter attorniato da splendide donne, come Ava (interpretata da Anna Drijver), l’unico grande amore della sua vita, per sua stessa ammissione.

Walter Chiari sapeva far ridere senza essere volgare, lo sapeva fare puntando sull’espressività oltre che sulla parola, mai triviale. Se penso ai comici di oggi, quelli di Zelig o di Colorado Caffè, che puntano sul linguaggio scurrile per suscitare il riso, comprendo che forse oggi la comicità di Chiari può essere considerata obsoleta. Eppure le gag con Carlo Campanini, quelle di “Vieni avanti Cretino”, e la scenetta del famoso quanto inesistente sarchiapone sono rimasti nella storia della tv. Potranno mai i comici moderni far parlare di sé anche a distanza di trenta-quarant’anni?

http://video.google.com/videoplay?docid=-4488094706737567824

[foto da tvblog]

AGGIORNAMENTO DEL POST

Confesso che a me la seconda puntata della fiction su Walter Chiari non è piaciuta un granché. MI sembra si sia insistito un po’ troppo sul dramma di una star, ormai prossima al declino, che non riesce a cambiare nemmeno di fronte al fallimento. Non conosco tutti i risvolti della travagliata vita del comico veronese, ero solo una ragazzina quando fu travolto dallo scandalo della cocaina che lo danneggiò non solo nella vita professionale ma anche e soprattutto in quella personale.
Tutto ciò, senza nulla togliere alla bravura di Alessio Boni che, se vogliamo, è stato ancora più grande nella seconda parte del film, rappresentando Chiari in bilico tra dramma e commedia, quella che per lui, nonostante tutti, ancora caratterizzava la sua vita.

Rimango un po’ male, però, nel leggere la critica di Aldo Grasso, con il quale mi trovo quasi sempre d’accordo, pubblicata sulle pagine de Il Corriere, con un titolo che suscita quantomeno perplessità: La caricatura di Walter Chiari, una sofferenza guardarla.
Il critico televisivo, una delle voci più autorevoli in quest’ambito, esordisce con queste parole:

Per chi ha profondamente amato Walter Chiari, l’artista più che l’uomo, la biografia interpretata da Alessio Boni è stata una vera sofferenza. Per dire l’accuratezza con cui hanno lavorato gli sceneggiatori: quando viene arrestato nel 1970 dalla Guardia di Finanza per spaccio di droga e portato in carcere, Chiari-Boni grida: «Questa non è giustizia, è giustizialismo». Ora in quell’anno, come attestano i dizionari, con «giustizialismo» si definiva la dottrina politica del presidente dell’Argentina Perón. Ma è tutto così, alla ricostruzione si è preferito la caricatura.

Credo che in questo caso Grasso abbia cercato un po’ il pelo nell’uovo. Ma la sua è una stroncatura convinta, dato che continua: Fino all’ultima risata» è una rivisitazione superficiale e maldestra. E dire che con tutto il materiale di repertorio che esiste su uno dei più grandi entertainer dello spettacolo italiano era quasi impossibile costruire una fiction così brutta. Ci sono riusciti.
Fortunatamente almeno assolve l’attore protagonista, pur trovando nella sua interpretazione un diffettuccio: L’unico a salvarsi è Alessio Boni, fin troppo, però, sprofondato nella parte.

Si era detto che Simone Annicchiarico, il figlio che Chiari ebbe da Alida Chelli, è stato uno dei consulenti della fiction e che con la sua supervisione era stata messa in scena la vita del padre. Ebbene, sempre dalle pagine de Il Corriere, anche Annicchiarico non risparmia le critiche che lasciano di stucco, puntando il dito sulla seconda parte in particolare:

La seconda parte, dico: quello non è Walter Chiari. […] La prima parte è Walter, la seconda è Lenny Bruce. Se nella prima puntata l’85 per cento delle cose sono vere e il restante 15 è romanzato, nella seconda è esattamente il contrario: l’85 per cento è inventato.
E continua: È un iper-mega-romanzo. Ne esce fuori un uomo fallito, dominato da brutti demoni, mentre lui era di un’allegria contagiosa, aveva un sacco di persone intorno. Tutto il contrario di quello che si è visto lì.

Di fronte a queste esternazioni viene spontaneo chiedersi: e allora, quale ruolo ha avuto Simone nella realizzazione della fiction? Anche nei titoli d’apertura era messo bene in evidenza il suo nome e cognome, accompagnati dalla didascalia: con la consulenza di …
Le uniche parole di elogio le riserva ad Alessio Boni che, pur essendo stato strepitoso, non era l’unico bravo attore nella fiction: Alessio Boni è straordinario, da fargli un monumento per quanta dedizione ha messo nel personaggio.

19 febbraio 2012

SANREMO 2012: UN DUE TRE … EMMA! LE COPERTINE DI “TV SORRISI E CANZONI”

Posted in Amici, canzoni, Festival di Sanremo, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , a 4:03 pm di marisamoles

FEBBRAIO 2009

FEBBRAIO 2010

FEBBRAIO 2012

IN ATTESA DELLA COPERTINA DI SORRISI. 😉

Mi rendo conto che il mio giudizio sia ininfluente ma giusto per fare un commento: a me Emma non piaceva prima e non piace nemmeno adesso. Il televoto l’ha premiata, come volevasi dimostrare, ma non significa che la sua fosse la canzone più bella del Festival. A me sono piaciuti di più Renga e la Zilli. Oltre a Pierdavide, naturalmente. Ma come ha fatto notare qualcuno, Emma ha più fans.

[la foto di Emma è di Frezza La Fata per Sorrisi]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 FEBBRAIO 2012

ECCO LA COPERTINA DELL’EDIZIONE SPECIALE IN EDICOLA OGGI.
L’immagine di copertina è stata scattata alle 3.10 di sabato notte/domenica mattina nella redazione sanremese di Sorrisi all’Hotel Royal. Nel giornale troverete tutto quello che non si è visto in tv di conduttori, cantanti e ospiti (Celentano compreso). Inoltre, i giudizi di Arisa alla quale abbiamo chiesto di esprimere, alla “X Factor”, un parere sui colleghi in gara come se fossero dei debuttanti in cerca di gloriaCONTINUA A LEGGERE >>>

18 febbraio 2012

EFFETTO SANREMO: VANNO A RUBA GLI “STRAPLESS PANTY”, SLIP INVISIBILI DI BELEN

Posted in donne, Festival di Sanremo tagged , , , , , , , a 5:18 pm di marisamoles


Dopo aver appurato che sotto lo svolazzante vestito azzurro e rosa (a proposito: due tinte che mettevo sempre assieme nei disegni dell’asilo!) Belen Rodriguez avesse gli slip, pare che il dubbio amletico di molte donne – non più degli uomini – ora sia: ma che tipo di slip aveva addosso che nemmeno le si vedevano?

Ecco, dunque, svelato il mistero: si tratta degli strapless panty, prodotti da una ditta californiana, la Shibue Couture di Huntington Beach, in vendita on line. Jenny Buettner, amministratore delegato di Shibue Couture, spiega che questo tipo di microslip invisibile è stato brevettato anche per essere utilizzato sui set fotografici e cinematografici nelle scene di nudo. La stessa Elisabetta Canalis, che a Sanremo è stata la “compagna” di Belen nel ruolo di valletta, aveva utilizzato gli strapless panty nella campagna pubblicitaria della Peta ((People for the Ethical Treatment of Animals, la maggiore associazione americana per la protezione degli animali), il cui slogan era “meglio nuda che con una pelliccia addosso”. Che li abbia consigliati lei a Belen?

Dalla ditta californiana si viene a sapere che tra giovedì e venerdì gli ordini dall’Italia si sono moltiplicati e che se lo scorso anno sono stati venduti 110mila paia di strapless panty, si prevede che per il 2012 la cifra sarà quadruplicata.

Quindi, grazie a Belen questa azienda farà affari d’oro. Peccato, però, che non sia italiana, in questo momento di stasi economica.

Tuttavia mi chiedo: ci sono davvero tante donne italiane così desiderose di mostrare farfalline in giro? Ma forse si tratta solo di un’emergenza carnevalesca: chissà, magari a Carnevale si travestono tutte da Lady Godiva. Spero almeno che per i cavalli si rivolgano ad allevatori italiani.

[LINK della fonte]

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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