28 gennaio 2013

LA BAMBINA COL TELEFONO

Posted in affari miei, bambini tagged , , , , a 11:18 pm di marisamoles


Io con il telefono ho un rapporto di amore e odio. Certamente l’ho amato molto da adolescente. Almeno quanto lo odio adesso …

Ho passato, come tutti quelli della mia età, l’adolescenza in simbiosi con il telefono. Erano gli anni di quelli a disco, quelli che, per comporre i numeri, li dovevi accompagnare con pazienza dal punto di partenza a quello d’arrivo, il tempo scandito dal rullio del disco, tanto più lungo quanto più alto era il numero.

In casa ne avevamo di tutti i tipi: c’era quello standard, color grigio, in cucina, in sala quello elegante in stile art decò, in studio quello nero professionale e in camera da letto dei miei genitori, prima quello costituito da un unico pezzo, con il disco alla base (il pulsante nel mezzo serviva ad avviare la comunicazione, una volta sollevato, e ad interromperla, una volta riposizionato sul piano), sostituito poi dal modernissimo (a quei tempi) Grillo. L’unico di cui mi ricordi il nome, dovuto al suono che emetteva quando arrivava la telefonata.

Da adolescente lo amavo, dicevo. Passavo ore al telefono, per la disperazione dei miei che pagavano bollette stratosferiche. Ma visto che mio papà lavorava in casa e aveva un unico numero di telefono anche per l’ufficio, ne addossavo a sempre a lui la colpa.

Erano i tempi in cui i genitori esasperati mettevano il famoso lucchetto al disco del telefono. E i figli, immancabilmente, riuscivano a smontare il tutto e a telefonare ugualmente. Mio fratello lo faceva sistematicamente, io no. Non era questione di onestà, il fatto è che lui era effettivamente più intelligente di me (per certe cose) e soprattutto aveva più dimestichezza con la tecnologia. Aveva pure inventato un modo per “trasmettere” le mie telefonate alla radio (nel senso che lui ascoltava la mia voce e quella dell’interlocutore direttamente dall’apparecchio radiofonico), spesso quand’era in compagnia di amici … la carogna!

E se non c’era mio fratello a farmi lo scherzetto, immancabilmente mia madre ascoltava le mie conversazioni semplicemente alzando la cornetta di un altro telefono della casa. Però io me ne accorgevo perché ad ogni alzata di cornetta si sentiva un clic che mi metteva in guardia ed evitavo argomenti strettamente privati così lei si stancava e metteva giù. Un altro clic e la conversazione ritornava intima.

Ricordo ancora la sera in cui mia madre tornò a casa furibonda, gridando che era da due ore che cercava di telefonare ed era sempre occupato. Rimasi indifferente, comodamente sdraiata sul suo letto a parlare con il Grillo (in assoluto il modello che preferivo). Lei no, non rimase indifferente di fronte alla mia indifferenza: si tolse una scarpa e me la lanciò. Non aveva una gran mira ma quella sera doveva essere particolarmente ispirata dalla rabbia perché il tacco della scarpa (avete presente quelle calzature da donna anni ’70 con tanto di zeppa davanti, quelle che stanno tornando di moda ora?) mi colpì in piena testa. Naturalmente il bernoccolo che mi procurò fece piangere più la genitrice di me. Io ero troppo orgogliosa e non volevo nemmeno perdonarla, mentre lei continuava a chiedermi scusa. Ecchecavolo, pensarci prima, no?

Il telefono allora annullava le distanze. Io avevo un moroso che abitava in un’altra città e, dato che ci si vedeva poco, si stava ore al telefono. Sì, ma bisognava rispettare rigorosamente l’orario: dopo le 18 la tariffa era più conveniente, con uno sconto di circa il 40%, anche se in assoluto lo sconto maggiore per le interurbane lo si aveva dopo le 22. La teleselezione era assolutamente vietata nelle altre fasce orarie. Ma al cuor non si comanda, figuriamoci se lo si poteva convincere che alle due del pomeriggio non era il caso di mettersi al telefono con l’amour. Per carità! Allora a volte bastava fare due squilli per far sapere all’altro che in quel preciso istante lo si stava pensando. Altro che gli sms odierni.

Quando penso al telefono a disco, ricordo i giochi radiofonici. In particolare uno, il Cruciverba, trasmesso da una radio privata. Allora io e mia mamma, deposte le armi da guerra, ci cimentavamo in quel gioco ed eravamo davvero delle campionesse. Abbiamo vinto un sacco di cose … peccato che il premio più bello, una tenda canadese, l’ho perso perché non sono andata a ritirarlo in tempo. La mattina avevo dato l’esame orale della maturità e il pomeriggio, presa dai festeggiamenti, me ne sono proprio scordata.

Nei giochi radiofonici, però, non era indispensabile soltanto l’abilità enigmistica. La cosa più difficile non erano le risposte da dare ma trovare la linea libera. Praticamente io componevo tutti i numeri del telefono tranne l’ultimo: quando il conduttore formulava la domanda, relativa a un orizzontale o a un verticale, mollavo il disco e … prendevo la linea. Non sbagliavo un colpo. Provate adesso a fare una cosa del genere con i telefoni a tasti: impossibile, la linea cade nel frattempo e il telefono risulta occupato.

Il mio amore per il telefono subì una breve tregua dai vent’anni alla nascita del primo figlio. Allora, ansiosa com’ero, al più piccolo colpo di tosse del pargolo, telefonavo a tutti: mamma, amiche con bimbi piccoli, pediatri (uno solo? nemmeno per sogno!), marito, cognata … insomma, la bolletta della Sip (allora si chiamava così) era proibitiva. Mio marito non ha mai pensato di mettere il lucchetto né di tirarmi qualche scarpa, fortunatamente. Ma non riusciva a capacitarsi del fatto che io passassi ore al telefono mentre lui se la sbrigava sempre in due minuti, massimo tre. D’altra parte, cos’aveva da raccontare in giro di tanto interessante? Una donna che lavorava, mamma di due figli piccoli e soprattutto lontana dalle amiche del cuore, aveva di certo argomenti di cui non si poteva parlare in due – tre minuti.

Ora, come ho detto, il telefono non rientra nelle miei simpatie. Ora c’è il cellulare e certamente è una comodità non indifferente. Ma il mio generalmente sta chiuso in borsa, o spento o acceso per giorni, e se cambio borsa il più delle volte mi scordo di trasferirlo da una tasca all’altra. A volte lo lascio silenzioso così non mi accorgo nemmeno se qualcuno mi chiama e le sento ogni volta che marito o figli sono costretti a chiamare sul fisso perché costa di più. Fosse per me il fisso lo abolirei del tutto.

Insomma, tutto questo gran discorso per dire che la bimba nella foto sotto il titolo sono io, con in mano quella cornetta che è quasi più grande di me. Mia mamma dice che potevo avere circa un anno e mezzo ed ero già una gran chiacchierona. Se poi consideriamo che anche nella foto del gravatar ho un telefono in mano (e circa un anno più), da piccola dovevo avere un grande amore per le conversazioni telefoniche. Forse avrei avuto un futuro come telefonista. Avevo un mestiere in mano senza saperlo.

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5 agosto 2012

MA CAPITANO TUTTE A ME?

Posted in affari miei, vacanze tagged , , , , , , , , a 12:06 pm di marisamoles

Dopo l’impatto scioccante con la e-mail di un ormai ex webfriend, in cui mi rimproverava aspramente di non aver risposto tempestivamente ad una sua precedente, dandomi dell’ingrata, un altro edificante episodio ha vivacizzato la settimana che sta per terminare.
Questa volta non si tratta di e-mail ma di una telefonata.

Premessa: avevo deciso di andare al mare venerdì in giornata. Mi tratteneva un po’ questo caldo insopportabile e temevo che nemmeno in spiaggia si potesse godere di un po’ di fresco. Visto che, tra l’altro, quando vado al mare non prendo mai l’ombrellone ma il lettino in riva e praticamente non sto mai all’ombra (so che non dovrei … ma mi spalmo la crema protezione 20 ogni ora!).
Guardo le previsioni su Internet, un sito infallibile, e vedo che per tutta la giornata è prevista una brezza abbastanza sostenuta. Evvai! dico esultante. Però non mi fido e penso all’amica di mamma. Lei per me è una semplice conoscente, nel senso che non la frequento e mi limito a brevi conversazioni sotto l’ombrellone. Lei ha una casa al mare quindi decido di telefonarle per chiederle se in questi giorni si sta bene in spiaggia o si muore dal caldo anche là. Aspetto le nove meno dieci di sera e la chiamo a casa.

Come d’abitudine, anche se effettivamente non sempre è necessario (l’amica di mamma vive da sola quindi se risponde la telefono dev’essere lei per forza), appena sento una voce dall’altro capo del filo, prima ancora di presentarmi, chiedo “Buona sera, è la signora …?“. Lei (perché è lei, al 100%), seccata risponde “No, non sono la signora …!” e butta giù la cornetta. Rimango come un’imbecille e fisso la mia cornetta quasi fosse incredula quanto me e volesse condividere il mio stato d’animo di assoluta desolazione.

Telefono a mia madre e racconto l’accaduto. “vabbè, dice, lo sai com’è fatta. Avrà pensato che fosse una del call center, capita anche a me …. no, non butto mai giù la cornetta ma dico che non m’interessa e taglio corto”. Ok, replico, ma io non ho avuto modo di presentarmi, avesse aspettato qualche secondo ….”. Mamma dice che bisogna portar pazienza, che la sua amica è un po’ rinco. Belle amiche! penso senza commentare.

Venerdì vado al mare comunque. “Chemmefrega, penso, se non mi ha dato ragguagli sul tempo. Mi fido di Internet”. Effettivamente la giornata è stupenda: soffia un venticello gradevolissimo, non si suda quasi, l’acqua è stranamente pulita … l’amica di mamma è sotto l’ombrellone e faccio finta di nulla. “Mi vedrà e verrà lei se vuole”. Passa la mattinata, passa un bella fetta del pomeriggio, è quasi ora di tornare a casa. L’amica di mamma è sempre sotto il suo ombrellone, non mi ha vista, o ha fatto finta di non vedermi, in ogni caso decido che non è da persone educate andare via senza salutarla. Ma perché, mi chiedo, devo essere così educata, IO?

Mi avvicino alla tipa (come dicono i miei figli), saluto e inizia la solita breve conversazione. “Si sta bene, davvero una giornata splendida …” e così via. Non le dico che ho telefonato la sera precedente e, prima di congedarmi, mi fa:

Peccato che tu abbia preso il lettino, la mia amica, quella con cui condivido l’ombrellone, non c’è per tutta la settimana”.

Non si preoccupi, io sto bene sul bagnasciuga …”

“Ma la prossima volta avvisami, no? Mi telefoni la sera prima così ti dico se è libero il lettino oppure no …”

“?????”

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