30 giugno 2011

OTELLO GELOSO? NO, TROPPO FOCOSO

Posted in attualità, cultura, donne, figli, vip tagged , , , , , , , , a 5:01 pm di marisamoles

Una nuova versione dell’Otello è andata in scena, seppur in prova, al Teatro Romano di Verona, nell’ambito del Festival shakespeariano: l’attore Alessandro Haber, che avrebbe dovuto interpretare (il condizionale è d’obbligo visto che la parte è saltata) il più celebre geloso della storia del teatro, pare abbia baciato in modo troppo focoso la collega, la giovane figlia d’arte Lucia Lavia. Lei si difende e gli molla un sacrosanto ceffone subito restituito dal poco galante partner teatrale. Non contento, Haber rimprovera l’attrice di essere troppo fredda.

La vicenda si è conclusa con il licenziamento di Haber che i legali della Lavia hanno preteso. La parte di Otello sarà, dunque, recitata da Franco Branciaroli che nel 1995 già fatto Otello diretto da papà Lavia.

Però, un bel carattere la piccola Lavia. Chissà che la prossima fatica non sia un’altra opera shakespeariana: La bisbetica domata.

[LINK della fonte]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 9 LUGLIO 2011

Ad una settimana dal benservito, Alessandro haber, quarantacinque anni di carriera alle spalle, fra cinema, Tv e teatro, sfoga la sua rabbia per quel licenziamento, a suo dire, ingiusto.

«Ci si concentra e immedesima, era la prima volta che provavamo col regista Garella l’ultima scena. Inizia con quattro baci come da copione: sulla guancia, uno schiaffetto, nei limiti. Poi Otello è montato dentro di me, quel nero col complesso di inferiorità verso il mondo civile, europeo, borghese, incredulo che quella ragazza lo voglia davvero sposare. E a un certo punto, irrazionalmente, mi è scappato un bacio vero ma niente di più e lei mi ha spinto a terra e poi gli schiaffi. Lo giuro, non avevo alcun altro fine se non trovare la chiave del ruolo. Ma si è scatenato l’inferno forse per la inesperienza della mia partner».

Ora la vittima diventa carnefice. Haber continua, durante l’intervista, a puntare il dito contro Lucia Lavia che avrebbe reagito in modo esagerato per la sua giovane età e la carriera agli inizi.

«… Con Otello avevo problemi di memoria col copione perché volevo capire chi è davvero, trovare implicazioni nuove e così il suo essere animalesco mi ha posseduto. Non provavo piacere, Otello è un disperato ed io potevo avere davanti il Papa invece di Desdemona che era la stessa cosa. È un ruolo faticoso, ero stanco, avevo pensato di rinunciare. Poi mi hanno curato con la papaya come Wojtyla quando stava male, mi sono ripreso, iniziavo a divertirmi. Ed ecco quella dannata prova col bacio, gli schiaffi, gli spintoni e poi certo la confusione, le parole che volano, come in teatro.»

Altre volte, racconta l’attore, si è trovato in situazioni simili, troppo immedesimato nella parte. Eppure tutti, le partner e i partner nei ruoli da omossessuale che ha recitato, hanno compreso. Ecco che riattacca Lucia:

«Se fosse tornata Lucia Lavia, la sera dopo ne avremmo riso a tavola. […] A questo massacro non ci sto perché sono innocente, ero dentro la strategia di attore e non pensavo alla signorina Lavia, inesperta, psicologicamente non pronta. Ma è stato tutto molto sproporzionato».

Ma Alessandro, a chi la racconti?

Ho seguito da vicino la carriera della mamma di Lucia, Monica Guerritore. Agli inizi, effettivamente, non era un granché. E tutti a dire che la carriera d’attrice la doveva esclusivamente al fatto di essere l’amante (poi moglie) di Gabriele Lavia. Combattere contro i pregiudizi è davvero difficile, ma credevo che al giorno d’oggi, quando anche chi non ha alcuna esperienza di recitazione (vedi le varie Miss e Veline o i partecipanti ai reality show) si trova di punto in bianco su un palcoscenico, solo perché attira il pubblico, pur senza avere né arte né parte, quello dei preconcetti fosse un fatto del tutto superato.

Nel caso di Lucia Lavia, lei ha respirato l’aria del teatro fin da quand’era in fasce e la madre l’allattava tra una scena e l’altra. Ha già dato mostra della sua bravura in una fiction di successo (“Rossella”, andata recentemente in onda su Rai1) e non credo si sia trovata nei panni di Desdemona solo perché figlia d’arte. E poi, anche se fosse, un salumiere può far lavorare il figlio nel suo negozio? Perché mai nel mondo dello spettacolo si continua a guardare con sospetto i figli di?

PER LEGGERE L’INTERA INTERVISTA AD ALESSANDRO HABER CLICCA QUI.

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9 maggio 2010

ELENA D’AMARIO E STEFANO DE MARTINO A “DOMENICA 5”: PICCOLI AMICI CRESCONO

Posted in Amici, Maria De Filippi, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , , , , , a 2:51 pm di marisamoles


Questo pomeriggio a “Domenica 5“, spettacolo condotto da Barbara D’urso, si è alzato il sipario su un assaggio dello spettacolo teatrale che vede, tra i protagonisti, due ex Amici di Maria De Filippi: i ballerini Elena D’Amario e Stefano De Martino. Esclusi entrambi dalla finalissima del talent show di Canale 5, oggi hanno dimostrato di essere davvero cresciuti. Bravi e sicuri di sé, tanto da non sfigurare al confronto con i ballerini professionisti che sono attualmente in tour con lo spettacolo Let’s dance, nato da un’idea di Patrick Rossi Gastaldi e Alberto Alemanno, con le coreografie di Garrison Rochelle e per la regia dello Patrick Rossi Gastaldi, già insegnante ad Amici, almeno fin quando erano ammessi alla gara gli attori.

Ospite di Barbara D’Urso l’intera compagnia che ha eseguito qualche coreografia di gruppo, ma abbiamo potuto godere anche di un passo a due eseguito da Elena in coppia con Amilcar Moret Gonzales ed un assolo (quello con il secchio e il mocio, già visto durante la gara di Amici 9) di Stefano. Nell’ensamble Elena e Stefano hanno ballato in coppia: che diranno Enrico Nigiotti, il cantautore ribelle, ed Emma Marrone, la vincitrice dell’ultima edizione di Amici?

Let’s dance è in scena a Milano al TEATRO VENTAGLIO SMERALDO dal 4 al 16 maggio 2010. Per altre informazioni, clicca QUI, sito da cui è tratta anche l’immagine riportata in alto.

29 agosto 2009

PASSIONI CONDIVISE

Posted in affari miei, amore, famiglia, figli tagged , , , , , , , , , , , , , a 4:21 pm di marisamoles

rally alpi orientali Agli inizi di una storia d’amore si cerca di condividere tutto, anche le passioni. Certo, un minimo di opportunismo lo si può leggere in un atteggiamento che tende ad assecondare i desideri reciproci. Così si fa bella figura e ci si convince di essere fatti l’uno per l’altra. Poi, con il passare del tempo, le cose cambiano e, inevitabilmente, quelle passioni che una volta avevamo apprezzato, anche senza troppa convinzione, nella nostra dolce metà, pian piano le abbandoniamo e non ci stupiamo che la cessazione di un tale stato di perpetua condivisione di tutto, anche dell’aria che si respira, se possibile, venga meno. Insomma, tutto accade in maniera indolore, senza che nessuno dei due abbia nulla da eccepire, anzi forse senza che nessuno dei due ne prenda piena coscienza. Come se tutto rientrasse nel corso naturale delle cose. Cos’è successo? Non ci si ama più? Niente affatto. Semplicemente ognuno si riappropria degli spazi che gli appartengono e in cui si trova più a suo agio, senza pretendere la condivisione forzata e lasciando all’altro/altra la libertà di scegliere. Pur senza averne una lucida percezione, in fondo ci si ama ancora di più.

Il preambolo era doveroso. Riassume il ragionamento che ho fatto stamattina quando mio figlio, il maggiore, è partito da casa, zaino in spalla e borsa termica in mano, per andare a vedere alcune prove del 45° Rally delle Alpi Orientali di cui si corre, nei dintorni di Cividale de Friuli, proprio oggi la seconda e ultima giornata di gara.
E le passioni condivise che c’entrano, direte voi. C’entrano perché mio figlio a vedere il Rally ci è andato con la sua ragazza. Un’unione recente, a quanto sembra. Io nemmeno la conosco, so pochissimo di lei ma so che anche lei, come una ex di qualche anno fa, l’ha seguito. Allo stesso modo in cui, trent’anni fa, io seguivo mio marito, allora fidanzato, quando andava in giro per il Friuli ad assistere a varie gare di Rally o corse in salita, prove speciali ecc. ecc. Io lo seguivo perché volevo, a quei tempi, condividere la sua passione.
Lui, appassionato di motori –se non si era capito- mi ha fatto conoscere anche la Formula 1, da spettatrice televisiva. Io sapevo che esisteva ma non avevo mai visto un gran premio in vita mia. Per appassionarmi almeno un po’ mi sono pure trovata un “idolo” per cui tifare: Nelson Piquet, naturalmente il padre dell’omonimo che oggi corre in F1 (corre ancora? Boh!), bellissimo e bravissimo, visto che di mondiali ne ha vinti tre, se non sbaglio. Almeno non mi addormentavo perché ora, sinceramente, non riuscirei a vedere nemmeno dieci minuti di gara: veder girare di continuo le monoposto attorno ai circuiti avrebbe di sicuro un effetto soporifero. I tempi cambiano … anche per mio marito che, se non ha smesso di seguire la F1, dorme beatamente ad ogni gran premio. Poi si giustifica dicendo che l’automobilismo non è più appassionante come una volta; ora si sa già chi vince, chi è in pole position continua ad esserlo e, se non rompe qualcosa o rimane senza benzina, ha la vittoria in pugno.

I motori, diciamolo chiaramente, non erano mai stati, prima di allora, una mia passione. Ho preso la patente a vent’anni, e non a diciotto appena compiuti come fanno adesso i nostri figli, solo perché mio marito mi ha minacciata: non sto con una che non guida. E già, come avrebbe potuto frequentare una ragazza priva di patente, che non sapeva distinguere tra il pedale del freno e quello dell’acceleratore, che alla prima lezione di guida –naturalmente lui era il mio istruttore- gli ha chiesto di accendere la luce sopra lo specchietto perché era già buio e non riusciva a vedere i pedali. No, non avrebbe potuto, il mancato possesso della patente di guida sarebbe stato motivo sufficiente per rompere il fidanzamento.

E lui? Beh, anche lui ha fatto la sua bella figura. Io amo il teatro, quindi l’ho trascinato a vedere opere, operette e spettacoli di prosa. Non molti, non con insistenza, diciamo un po’ con il contagocce, ma lui c’è venuto, senza fiatare. Anche questa passione condivisa è durata un po’, poi ognuno si è tenuto le sue. Per essere onesti, ho resistito più a lungo io nel seguirlo ai rally e nell’assistere ai gran premi di F1. Non ricordo quando ho mollato la F1, ma credo alla nascita dei figli perché probabilmente non mi potevo permettere di passare due ore davanti alla Tv senza muovermi, e guardare una gara a singhiozzo non è certo appassionante,
Ricordo benissimo, però, l’ultima gara di rally a cui ho assistito da sola con lui: a Piancavallo, più di ventiquattro anni fa, dato che non eravamo ancora sposati. Ci ha colti un temporale, ero terrorizzata dai fulmini visto che stavamo proprio sotto gli alberi, siamo fuggiti a metà gara e abbiamo fatto tappa nel primo paesino per acquistare asciugamani e pantaloncini, giusto per non rimanere con le chiappe bagnate. Decisamente troppo per me.
L’ho seguito ancora qualche volta quando i bimbi erano piccoli, perché non si trovasse in difficoltà e potesse scattare le foto. Poi ho detto basta, definitivamente, lasciando che condividesse la sua passione con i figli.

Stamattina, dopo che è partito il primogenito, anche mio marito, solo soletto, con lo zaino e la borsa termica contente il pranzo, è andato a vedere il rally. Il secondogenito si è mosso solo nel pomeriggio –ma ieri c’è stato l’intera giornata- con un amico. Presumo si siano incontrati tutti e tre a vedere la stessa prova speciale.
Rimasta da sola, ho riflettuto e ho capito che lui è stato capace di trasmettere la sua passione ai figli che, magari partendo da casa ognuno per conto proprio e con la compagnia più gradita, non hanno perso l’annuale appuntamento con il Rally delle Alpi Orientali. Ne sono felice anche se so che questa passione condivisa non sarà per sempre. Ma forse i ragazzi a loro volta continueranno a trascinare le ragazze, e poi le mogli e i figli, se li avranno (ogni tanto ho dei dubbi in proposito!). E le ragazze si lasceranno entusiasmare dalle corse automobilistiche per un po’, ma poi diranno basta anche loro e, magari, resteranno a casa lasciando che i figli condividano questa passione con il padre.

Questa è la vita, questi sono i corsi e ricorsi della storia. Peccato che i miei ragazzi non ne vogliano sapere del teatro. Forse se avessi avuto delle femmine … Ma nutro la speranza che prima o poi qualche ragazza li trascini a vedere le opere o la prosa. Così i corsi e ricorsi rispetterebbero gli equilibri tra le parti. Con buona pace della madre, nonché aspirante suocera.

6 marzo 2009

Protetto: VULPES AD PERSONAM TRAGICAM

Posted in latino tagged , , , , , a 5:55 pm di marisamoles

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