11 marzo 2012

LA SANTANCHE’ CONTRO UN’OPERAIA: MI SONO ROTTA LE PALLE …

Posted in donne, lavoro, politica, televisione, vip tagged , , , , , a 12:44 pm di marisamoles

L’onorevole Daniela Santanchè, ospite della trasmissione televisiva “L’ultima parola”, ha avuto un battibecco con un’operaia che le ha proposto uno scambio di buste paga. Inutile dire che la cosa ha mandato su tutte le furie l’ex sottosegretario che si è vantata di essere un’ottima imprenditrice e di non vivere con il compenso da politica.

La proposta dell’operaia era di certo provocatoria: «Dopo 14 anni di lavoro nella stessa azienda ho 1.034 euro di busta paga. Onorevole Santanchè, facciamo cambio? Vuole vivere lei con la mia busta paga?». La risposta dell’onorevole non si fa attendere: «La signora non sa cosa faccio nella vita. Nella vita ho un’azienda che fa circa 30 milioni di euro di fatturato e ho circa un centinaio di addetti. Io i soldi da parlamentare e da sottosegretaria non li ho mai presi. Lei prima di parlare si informi, perché lei non mi ha mai mantenuto, ha mantenuto altri. Io faccio l’imprenditore e mi sono rotta le palle di passare come quella che fa la la politica per vivere: io il mio stipendio da parlamentare l’ho sempre devoluto. Io lavoro da quando ho 18 anni, prima di parlare di me si sciacqui la bocca, e cazzarola

Ahi ahi ahi, onorevole, forse è lei che si deve sciacquare la bocca. Insomma, in televisione non si può usare un linguaggio più forbito?
Adesso che ci penso, onorevole Santanchè, non era lei voleva regalare lo stipendio ad una disoccupata? In fondo quest’operaia non le ha chiesto nulla in regalo, solo uno scambio. E va be’, in tempi di crisi tocca stringere la cinta …

[notizia da Leggo]

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29 gennaio 2012

LA CONCORDIA ANCORA “REGINA” DEI TALK: OGGI DI NUOVO ALL’ “ARENA” DI GILETTI

Posted in attualità, cronaca, Legge, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , , a 12:09 pm di marisamoles

Pronti a sorbirsi, per l’ennesima volta, l’ennesimo talk sul naufragio della nave Costa Concordia? Anche se non lo foste, la tv non si ferma davanti a questa tragedia, propinandoci il solito talk show con i soliti naufraghi vip. La Rettondini, ad esempio, pare aver riottenuto un minimo di popolarità proprio “grazie” al fatto di essere stata ospite della nave naufragata … della serie: non tutti i mali vengono per nuocere, peccato che da questo male altri abbiano tratto solo danni, per qualcuno irreparabili.

Insomma, la puntata odierna dell’ “Arena” di Giletti avrebbe dovuto essere monotematica, ovvero dedicata interamente al Festival di Sanremo (che poi, diciamolo, come alternativa non mi pare il massimo). Invece, i vertici della Rai, a quanto sembra, hanno cambiato rotta, per usare il gergo appropriato al tema, e programmato un ampio spazio da dedicare al naufragio del secolo. Spero solo che non si continui il processo mediatico contro il Comandante Schettino, sul quale ho altrove espresso il mio disappunto. Onestamente non capisco quale interesse possa suscitare negli spettatori ascoltare pareri di giornalisti o showgirl che nulla sanno di marineria. Pare, tuttavia, che ospite di Giletti sia anche un Comandante di Vascello. Dalla parte di chi si schiererà, da quella di Schettino o di De Falco? Essì, pare ormai che il contenzioso si riduca a quello, sempre anticipando la magistratura cui sola spetta il compito di giudicare. Ma in Italia siamo tutti bravi ad indossare la toga e ad emettere giudizi, senza Codice alla mano perlatro. Neanche avessimo tutti una Laurea in Legge.

Non so se vedrò la puntata. Forse solo perché, alla fine, sono curiosa e un po’ di tempo, oggi che è domenica, dovrei averlo. Sempre che non mi addormenti davanti alla tv! Nel caso rimanga sveglia e la trasmissione mi stimoli una qualche riflessione, aggiornerò il post.

AGGIORNAMENTO DEL POST, ORE 16.40

Sono riuscita a non dormire … è già qualcosa. La trasmissione mi è parsa pacata nei toni ( e meno male!) ma, secondo il mio parere, non ha aggiunto nulla a ciò che sappiamo. Lodevole lo sforzo di Massimo Giletti, il conduttore, di cercare la verità basandosi su dati oggettivi, i verbali e le intercettazioni (ancora una volta mi chiedo: è proprio necessario pubblicare tutto, ma proprio tutto tutto?), seppur da verificare, come egli stesso ammette.

In apertura mi ha lasciato interdetta l’intervista alla moglie del Comandante Schettino, abilmente ottenuta dal supermegadirettoregalattico del settimanale “Oggi” signor Umberto Brindani (e ho detto tutto!). La signora Fabiola Russo difende il marito e chiede che abbia fine questa persecuzione che ritiene inspiegabile. Con tutta la mia umana comprensione le sono vicina, tuttavia mi sembra un po’ ingenuo (e su questo mi trovo d’accordo persino con Giletti!) chiedersi come mai. Per il resto, preferisco tacere perché ripeterei ciò che ho già detto. Vorrei aggiungere solo questo: la figlia del comandante dal giorno del naufragio non va a scuola, presumibilmente per non esporsi al pubblico ludibrio che la pubblicazione delle telefonate tra De Falco e il suo papà ha scatenato. Ciò dà ragione ai miei timori e rafforza il mio disappunto espresso nel primo post dedicato all’argomento, dove mi esprimevo in questi termini:

«[…] trovo che i processi sommari fatti dalle televisioni, dai giornali, dalla gente comune negli uffici nei bar o sugli autobus siano poco rispettosi non del comandante – lo si può anche odiare e insultare, se si pensa che egli davvero meriti odio e insulti – ma di una famiglia che sta soffrendo, di una moglie che forse sta difendendo l’indifendibile, di una figlia esposta come il padre al pubblico ludibrio. Con la differenza che un adulto ha le spalle forti, un’adolescente no. E si sa quanto possano essere cattivi i coetanei, specie se influenzati dalle voci degli adulti.»

Infine, passata sul sito di “Oggi”, mi sono imbattuta, ahimè, nell’editoriale di Brindani, che senza mezzi termini, l’ha detto anche poco fa in trasmissione, sta con de Falco (“per tutta la vita”, per giunta), da cui estraggo questa parte:

«[…] esiste in mare una regola gerarchica precisa: quando il capitano di una nave lancia il mayday di fatto si spoglia del comando, che passa a chi coordina i soccorsi (e se qualcuno pensa che da Livorno dovessero usare un tono british forse non ha capito ciò che stava succedendo). Ma soprattutto perché, al di là di colpe e responsabilità specifiche, in Italia avremmo bisogno di tanti De Falco in più. Gente che, anche in maniera spiccia, ci richiami ai nostri doveri. Di cittadini.»

Immagino che possa affermare ciò con Codice marittimo (o come si chiama, mi scuseranno gli addetti ai lavori) alla mano. Eh sì, perché parrebbe cozzare con quanto sostenuto dall’Ammiraglio Schiano Lomorriello che a tale proposito osserva:

«[…] qualcuno mi dovrà pur spiegare in quale trattato di Diritto Marittimo o altra fonte normativa in merito al Soccorso e Salvataggio in mare sia scritto che il Comandante della Nave perde la Titolarietà del Comando quando è stato dichiarato l’ordine di “abbandono nave ” e che in tal caso detta prerogativa passa all’Organo soccorritore.»

Chi avrà ragione? Il direttore di un settimanale (seppur megagalattico) oppure un Ammiraglio delle Capitanerie di Porto? Io, personalmente, mi fido di quest’ultimo.

Buona domenica!

P.S. La Rettondini, la cui presenza all'”Arena” era stata anticipata dai media, non c’era. L’abbiamo scampata bella …

[immagine della signora Schettino tratta dal sito di “Oggi”, già linkato all’interno dell’aggiornamento]

6 ottobre 2011

AMANDA NEWS: I VERI ASSENTI DEL PROCESSO PER L’UCCISIONE DI MEREDITH KERCHER

Posted in cronaca, Legge, televisione tagged , , , , , , , , , , a 7:34 pm di marisamoles


Il sempre ottimo Aldo Grasso fa un’analisi personale sul processo che ha visto assolti, in secondo grado, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher.
In particolare, si sofferma a riflettere su quelli che sono stati, a suo parere, i veri assenti in questo processo: la vittima e la magistratura.

Ecco l’opinione espressa da Grasso in un video pubblicato da Il Corriere nella rubrica TeleVisioni:

Amanda è volata a Seattle e speriamo che i talk non si occupino più di questo caso, non se ne occupino come se ne sono occupati finora, cioè con quella morbosità, con quella voglia di scoprire il torbido di tali processi, perché i veri assenti da tutti i processi televisivi che sono stati fatti su questo caso sono due: una è la povera Meredith che è sempre stata dimenticata come se fosse soltanto il movente per poter parlare di questi processi, e l’altra è la magistratura inquirente. E’ venuto fuori che queste inchieste sono state condotte in una maniera davvero … diciamo così, non molto professionale. Ecco, se ogni tanto si facesse anche il processo a come vengono condotti i veri processi, questo potrebbe essere utile.
Un’ultima annotazione: le due uniche dirette sulla liberazione di Amanda e sulla lettura della sentenza sono state quella di Sky Tg24 e quella di Salvo Sottile, cioè “Quarto Grado” che va in onda su Rete4. Sky Tg24 è diretto da Sara Varetto che, guarda caso, è moglie di Salvo Sottile
.

C’è altro da aggiungere? A me pare di no.

27 ottobre 2010

ALDO GRASSO E LA RI-EDUCAZIONE DEL TELESPETTATORE

Posted in attualità, reality show, televisione, web tagged , , , , , , , , a 3:56 pm di marisamoles

In queste ultime settimane si è detto tanto, a volte anche troppo, sulla Tv dell’orrore, quella Tv che sbatte in prima pagina il mostro, vero o presunto che sia. Quella Tv che a tutte le ore, partendo dal mattino presto con i talk quasi a reti unificate, e arrivando a notte fonda con gli altri talk (Porta a porta e Matrix un contro l’altro armati), parla di casi di cronaca, drammatici, come se si trattasse di un reality show. Questa esibizione dell’orrido tutto è meno che informazione. È morbosità, voyeurismo, ricerca forsennata dello scoop, vetrina delle miserie umane dei protagonisti di un dramma che, via via, perde i contorni dell’umano per assumere le fattezze di mostro. Un mostro mediatico, ultima generazione di mostri, moderno drago sputafuoco che, al posto delle fiamme, sputa immagini, video-interviste, nastri audio di interrogatori, in cui alle immagini si associano le voci degli assassini, veri o presunti che siano.

In questo sconcertante panorama, molte sono le voci di protesta che si sono alzate, voci, però, destinate a rimanere chiuse nel mondo virtuale del web. Sono voci che si alzano non solo dal “popolo” che paga il canone e, da consumatore qual è, contribuisce ad arricchire le casse, già ricche, della Tv commerciale. Talvolta accade che anche chi di giornalismo vive, onestamente e intelligentemente, s’indigna esattamente come il “popolo” della Tv.

Ho letto sul Corriere un interessante contributo di Aldo Grasso. In verità, l’argomento principale di cui tratta l’articolo è apparentemente estraneo al discorso che sto facendo. Il titolo, però, ha stuzzicato la mia curiosità: “I Gialappi arresi alla tv del nulla”. Quelli della Gialappa’s non hanno mai conquistato la mia simpatia ma quell’accenno alla “tv del nulla” ha catturato la mia attenzione. In sintesi, Grasso sostiene che tempo fa, qualcuno cercava ancora di attribuire alla tv una sorta di profondità, offrendo programmi di doppia lettura dove ci fosse spazio per la qualità e per la popolarità. Il che pareva arduo ma non impossibile, e si citavano Enzo Biagi e Piero Angela, «Blob» e «Striscia la notizia», i Gialappi e «Le iene» e pochi altri.

Concordo su Piero Angela ed Enzo Biagi. Il resto non rientra quasi mai nelle mie scelte televisive. Tuttavia, do il merito agli autori dei programmi menzionati di aver presentato un tipo di “tv non gastronomica”, una tv davanti alla quale ci si ferma a riflettere, senza subirla e basta. Una Tv, davanti alla quale il telespettatore non è, come accade al pubblico del “teatro garstonomico” di brechtiana memoria, solo portato ad assaporare lo spettacolo, quasi come fosse un manicaretto, a gustarselo per andare via con il palato soddisfatto, leccandosi le labbra.
Secondo Grasso, lo spettacolo offerto tempo fa dai Gialappi costituiva un tipo di televisione diversa. Ora, però, si sono ridotti a fare il verso al GF. Come mai? Cos’è successo? Perché suscitano tanta tristezza? La scusa che i Gialappi mettono tra virgolette il lavoro degli altri non regge più. È troppo chiedere loro un sussulto da questa deriva?

Già, anche i Gialappi si sono arresi alla tv del nulla. Forse è questo nulla che attira tanto l’attenzione dello spettatore “gastronomo”, visto che i tanti talk show che trattano sempre gli stessi temi e si rivelano noiosamente ripetitivi, quando non tristemente raccapriccianti, sono seguitissimi, a scapito di programmi d’intrattenimento più seri ed eleganti. Un mordi e fuggi, insomma. Un mezzo di godimento (sempre per chi preferisce il gusto del macabro) e non oggetto d’istruzione.

Aldo Grasso, quindi, conclude il suo articolo con questa riflessione:
A “Domenica in” si lamentano perché Lorella Cuccarini non fa ascolti, mentre Massimo Giletti ottiene buoni risultati. L’una fa una tv educata, gentile, l’altro, quando costruisce i docu-drama su Avetrana, fa una tv da voltastomaco. Ho il sospetto che il pubblico vada rieducato.

Eh sì, caro Aldo, è proprio così. Ma chi potrà mai occuparsi della ri-educazione del telespettatore, trasformandolo da goloso frequentatore di pantagruelici banchetti a fruitore di una parca ma indispensabile mensa?

25 maggio 2010

BRUNO VESPA REPLICA A SANTORO: NESSUNA LEZIONE DA CERTO GIORNALISMO

Posted in attualità, politica, televisione tagged , , , , , , , , , a 1:58 pm di marisamoles

Nell’anteprima di “Porta a Porta” in onda ieri sera, Bruno Vespa ha commentato a modo suo gli attacchi ricevuti da Michele Santoro durante l’ultima puntata di “Annozero”:

Mi perdonerete se vi rubo un minuto per rispondere a Michele Santoro che giovedì sera mi ha gratificato di un attacco in prima serata. Nonostante l’ora sempre più tarda in cui viene trasmessa e la nascita come funghi di programmi concorrenti, “Porta a Porta” resta di gran lunga la trasmissione leader di seconda serata e rende in pubblicità almeno quattro volte del pochissimo che costa. Santoro non ha gradito che nel dire a chi me lo aveva chiesto che sono contento della sua permanenza in Rai abbia osservato che lui ha fatto di quelle che definisce “persecuzioni politiche” un eccellente investimento finanziario. Lo dico e lo ripeto. Lo fece nel ’96 quando per tre anni andò a lavorare al più alto livello nelle televisioni dell’odiato Berlusconi. Lo ha fatto adesso restando in Rai con un nuovo ruolo e garantendosi dopo otto anni una liquidazione sedici volte superiore a quella che ebbi io nel 2001 dopo 39 anni di lavoro da dipendente Rai. La settimana scorsa all’aeroporto di Milano mi si affiancò un signore che non conoscevo: “Caro Vespa – mi disse – perché non comincia anche lei ad attaccare Berlusconi? Pensi a come miglior sarebbe la sua vita. Guardi Santoro…Mai martire fu trattato meglio”. Parole sante.

Ma non è tutto: liquidato Santoro, l’attenzione di Vespa è rivolta ad altri due “grandi nomi” del giornalismo:

E visto che ormai alla Rai c’è l’uso di delegittimare i conduttori di altri programmi, due parole per concludere su quelle due anime belle di Fabio Fazio e di Massimo Gramellini. Sabato scorso Gramellini, con Fazio che gli faceva da spalla, ha ripreso qualche riga di un articolo di Vittorio Feltri che mi accusava di aver gestito in maniera colpevolista il processo contro Alberto Stasi, poi assolto per il delitto di Garlasco. Ha trascurato, tuttavia, rispettando il tradizionale pluralismo della trasmissione che lo ospitava, di dar conto della mia replica al “Giornale” in cui dicevo che il professor Giarda, il difensore che ha fatto assolvere Stasi, ha riconosciuto a “Porta a porta” una assoluta correttezza. Questi sono le trasmissioni e i giornalisti che ci fanno lezione.

Beh, come dire che Vespa le spara … a zero su tutti.
Che possiamo fare, noi poveri spettatori che paghiamo il canone, quindi anche il maxi compenso promesso a Santoro? Imparare da Vespa l’onestà, la trasparenza, la parsimonia …?
No, forse possiamo solo cambiare canale … anzi, spegnere la Tv e leggere un buon libro.

[fonte: Il Messaggero]

6 aprile 2010

DELITTO GARLASCO: ALBERTO STASI QUESTA SERA A “MATRIX”

Posted in attualità, cronaca, televisione tagged , , , , , , , , , a 12:23 pm di marisamoles

Negli anni che lo separano dall’omicidio –ancora senza colpevole- della fidanzata Chiara Poggi, Alberto Stasi è sempre stato restio a parlare, specialmente di fronte ad una telecamera. Di lui, in questi anni, abbiamo solo visto dei fotogrammi muti: lui in tribunale, lui con gli avvocati, lui che esce dall’auto, lui che si reca in tribunale, andata e ritorno … sempre la stessa faccia, quasi inespressiva, sempre lo stesso sguardo glaciale che sembra bucare l’obiettivo attraverso le lenti degli occhiali colorati.

Dopo l’assoluzione, avvenuta nel dicembre scorso, ha commentato con poche parole l’epilogo della triste vicenda che l’ha visto protagonista per due lunghi anni: Lo sapevo, io non ho ucciso. Sono uscito da un incubo. Poche parole che sembravano voler chiudere per sempre la questione (ne ho scritto QUA). Poi, è apparsa un’intervista-sfogo sul quotidiano “Libero”, in cui ha tentato di esprimere il suo dramma per la perdita della donna con cui pensava di trascorrere il resto della vita, e il suo rammarico per non essere stato creduto (ne ho scritto QUA). Allora forse si aspettava delle scuse da parte dei genitori della fidanzata; ma la famiglia Poggi ha continuato a tenerlo distante, ancora fermamente aggrappata alla convinzione che lui sia davvero l’assassino della figlia. Una convinzione che persiste. Qualche giorno fa, quando è stata resa pubblica la motivazione della sentenza, una sentenza che, ricordiamolo, non si basa sulla “formula piena” e che ha semplicemente smontato quei pochi indizi di colpevolezza che da soli, mancando pure un plausibile movente, non sono stati sufficienti a condannate Stasi, da parte dei genitori di Chiara non sono arrivate parole di scusa ma solo di insoddisfazione: per loro “giustizia non è fatta” e sarebbe anche una legittima osservazione se chiedessero che venga trovato il vero assassino. Ma dai loro sguardi, dalle poche parole che pronunciano quando qualche giornalista tenta di intervistarli, si comprende perfettamente che per loro la giustizia ha fallito, nel momento in cui non ha saputo incastrare Alberto. Non c’è nessun altro colpevole da cercare: è lui l’assassino.

Questa sera Alberto Stasi sarà ospite di Alessio Vinci a Matrix. Una partecipazione che appare strana a tutti; appare strano che abbia deciso finalmente di farsi vedere, in modo da poter dimostrare a tutti che lui non c’entra con la morte di Chiara, che per lui perdere la donna che amava è stato un trauma, che perderla in quel modo, con tutti gli indici puntati su di lui, l’unico colpevole possibile, è stato un doppio dolore. La sentenza di assoluzione non ha convinto molti. Forse stasera gli scettici si aspettano di poter leggere nello sguardo di Alberto quello di un assassino.

Anche Alessio Vinci forse non si aspettava che Alberto acconsentisse ad intervenire al suo programma perché il pubblico si potesse fare un’opinione sulla persona più inseguita ma meno disposta a parlare della cronaca italiana. Stasi me lo aspettavo come un ragazzo di poche parole e restio alla conversazione invece si è rivelato, inaspettatamente, un fiume in piena e in quasi due ore di intervista ha raccontato dettagli personali su alcuni dei momenti più difficili della sua vicenda, sono le parole del conduttore di Matrix riportate sul sito di Tgcom .

Non resta che attendere stasera per sentire ciò che il ragazzo ha da dire, anche se credo che chi si aspetta di poter leggere nei suoi occhi la colpevolezza, rimarrà deluso. Ricordo ancora le lacrime di Annamaria Franzoni nelle numerose ospitate televisive. Non so se Stasi piangerà ma anche in quel caso le sue lacrime non potranno sciogliere i dubbi che qualcuno ancora nutre nei suoi confronti.

AGGIORNAMENTO, 8 APRILE 2010

Per chi avesse perso la puntata di Matrix andata in onda ieri sera, questo è il LINK per vederla interamente.

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