DA “IO CANTO” A “TI LASCIO UNA CANZONE” I BAMBINI CANTERINI HANNO GIÀ STUFATO


Audience decisamente in calo per i programmi condotti da Gerry Scotti e Antonella Clerici che vedono protagonisti dei giovanissimi talenti canori. Sulla formula di questo show ho già espresso il mio dissenso (QUI, QUI e QUI), soprattutto in considerazione del fatto che i bambini e gli adolescenti canterini sono sfruttati per ottenere qualche punto di share in più. Prova ne sia anche la decisione di riproporre i due format a nemmeno un anno dalla precedente edizione e in concomitanza fra loro.

Ho già sottolineato in uno dei post linkati il parere contrario di chi davvero se ne intende di bambini talentuosi nel canto: L’Antoniano di Bologna. Ho anche messo in risalto la diversità tra le due trasmissioni citate e il sempreverde spettacolo dell’Antoniano, “Lo zecchino d’oro”. Qui i bambini sono realmente trattati da bambini, si esibiscono con canzoni adatte alla loro età, abbigliati e acconciati in modo adeguato. Nelle trasmissioni della Clerici e di Scotti, invece, sia l’abbigliamento sia le canzoni non sono affatto adatti ai piccoli protagonisti che paiono scimmiottare i grandi.

Mi consola il fatto che la pensi come me anche un vero esperto di televisione: Aldo Grasso. Già a settembre, quando le due trasmissioni erano ai blocchi di partenza, aveva espresso la sua contrarietà ad esibire i bambini in questo tipo di show. Oggi leggo su Il Corriere, in un articolo firmato dal giornalista, che in ogni caso i due programmi della Rai e di Mediaset pare abbiano già stufato.

“Io canto”, condotto col consueto garbo da Gerry Scotti, è passato da una media del 25% di share (gennaio-marzo 2010, sabato sera), ad una del 19,8% (venerdì sera, contro «I migliori anni»), lasciando sul campo quasi un milione di spettatori nel passaggio. Per quanto riguarda “Ti lascio una canzone”, il programma passa da oltre il 33% della prima edizione (primavera 2009, in onda il sabato) all’attuale 21,7% di share, con una perdita di circa un milione e mezzo di spettatori. La Clerici resta leader di una serata che, calcio a parte (d’appeal soprattutto per gli uomini), non brilla certo per ricchezza d’offerta., osserva Grasso.

Ovviamente non si può fare a meno di osservare, a proposito del format, il suo sfruttamento decisamente eccessivo (tre edizioni in due anni, per di più su due reti, pur con alcune diversità fra i due programmi). E anche il pubblico se n’è accorto: mentre i fan di Scotti e dei “suoi” bambini hanno un’età varia –dai più piccoli ai nonni, in genere un pubblico familiare- ormai i fedelissimi della Clerici sono gli over 65, evidentemente incantati dai suoi riccioli d’oro e dalle forme generose, più che non dai piccoli cantanti, anche se è vero che sono soprattutto le donne a gradire maggiormente lo spettacolo. Forse sono le stesse che si dilettano a provare le ricette proposte da “La prova del cuoco” e che apprezzano soprattutto la frizzante conduzione di Antonella, genuina proprio come una torta appena sfornata.

Insomma, credo che questo continuo “sacrificio” dei bambini –non dimentichiamo quelli di Bonolis e del suo “Chi ha incastrato Peter Pan?”- in nome dell’audience debba finire. Restituiamo ai bambini la loro dignità di bambini e facciamoli cantare le canzoni dello Zecchino. Lasciamo Scotti e la Clerici ai loro consueti programmi di successo e magari aspettiamo che qualche nuovo conduttore si faccia strada tra il “ciarpame” della Tv, sia come conduzione sia come programmi, con qualche idea geniale. È da un po’ che non ce ne sono: a me viene in mente, ad esempio, Alessandro Greco e il suo “Furore”, un programma gradevolissimo e ben condotto che, nonostante tutto, ebbe vita breve.


A proposito di Alessandro Greco, in queste settimane sta conducendo un programma davvero adatto ai bambini: “Il gran concerto”, in onda il sabato mattina alle 10 e 30 su Rai3. Un programma certamente innovativo, anche se non è alla sua prima edizione, in cui protagonisti sono proprio loro, i bambini dai cinque anni di età in su che si divertono con le sette note. Stanno in piedi sul podio e dirigono una vera orchestra, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Alessandro Milani. L’obiettivo è quello di avvicinare i più piccoli alla musica, seguendo i ritmi, imparando a conoscere gli strumenti musicali, il tutto sulle note delle più famose arie classiche, da Mozart a Bach. (LINK). Ma lo spettacolo, inizialmente programmato per la domenica mattina, è ora relegato al sabato, giornata in cui la maggior parte dei piccoli sono a scuola, se escludiamo quelli che frequentano le materne. Una trasmissione pensata per loro, in cui i bambini sono i veri e proprio “registi”, di cui pochi, credo, conoscono l’esistenza. Mi chiedo perché non si ritenga degno questo show della prima serata. Forse perché Alessandro Greco, pur bravissimo e simpatico, non ha il fascino di Scotti, della Clerici o di Bonolis? Eh già, perché poi quello che conta è il conduttore non la trasmissione e chi la anima.

Non mi resta che concludere con una triste riflessione: la Tv ormai ha abdicato dal ruolo educativo che un tempo aveva. Il “ciarpame”, la cronaca nera esibita nei vari talk show e i gossip, che infarciscono sempre più i telegiornali oltreché i programmi dedicati, fanno più share.

AMICI 10: CHE NOIA LA DIATRIBA TRA JURMAN E ZERBI DI SABATO POMERIGGIO!

Ieri è andata in onda la seconda puntata del pomeridiano di “Amici 10”, condotta da Maria De Filippi. La scorsa settimana abbiamo conosciuto i partecipanti a questa decima edizione e appreso le novità del regolamento: la suddivisione tra titolari e aspiranti (in attesa della formazione definitiva della classe), due percorsi distinti per i concorrenti cantanti e ballerini ed il giudizio espresso da commissioni esterne. Questa è, soprattutto, la novità che si aspettava da tempo, vista la parzialità ostentata dai “maestri” nelle passate edizioni.

Ieri abbiamo assistito solo a cinque performances dei titolari: quelle di Vito, Michelle e Debora per la sezione ballo e di Antonio e Annalisa per i cantanti. Il resto della puntata è stato dedicato ad un aspirante cantante, Daniele Blaquier, che si è esibito in quattro pezzi da sottoporre al giudizio della commissione interna per aspirare alla titolarità del banco. Il tutto si è svolto in quaranta minuti, pochissimi dei quali occupati dall’esibizione del cantante. Per il resto, di fronte agli occhi dei telespettatori, del pubblico in sala, delle commissioni esterne ed interne, ha avuto luogo un’inutile, noiosa e a tratti insopportabile diatriba tra Luca Jurman e Rudy Zerbi. Alzi la mano che non ha sbuffato più di una volta in quei quaranta minuti!

Ora, non voglio nemmeno esprimere la mia opinione sulla performance di Daniele che, se non altro per aver sopportato pazientemente la discussione piuttosto accesa dei due “maestri”, merita tutta la mia comprensione. Vorrei, invece, riflettere sul ruolo dei due “paladini” a difesa del buon canto.

Come si saprà certamente, durante la passata edizione Luca Jurman ha fatto solo qualche sporadica apparizione durante il serale e si è sobbarcato il carico di una mission impossible: quella di portare a livelli accettabili l’esibizione del cantautore Enrico Nigiotti e, di conseguenza, prolungare il più possibile la sua permanenza al serale. Impresa disperata e naufragata nello spazio di un paio di serate, se non erro. Dopodiché, Jurman ha assistito stranamente silenzioso alle restanti tappe del programma, salvo dire la sua in separata sede, ovvero di fronte ai suoi fedelissimi fan, in occasione di qualche concerto.

Jurman ha sparato a zero sul programma della De Filippi: ha detto che non gli piaceva nel modo più assoluto la piega che aveva preso, giudicando in maniera assai negativa il ruolo a volte condizionante dei discografici che avevano spesso esaltato come talenti indiscutibili persone che, sempre secondo Jurman, non possedevano qualità eccelse. In particolare, durante un concerto tenuto a Varese il 26 marzo scorso, ai suoi fan ha spiegato così l’abbandono del programma: “Ci sono troppi interessi che a me non piacciono. A questo punto è meglio così”.

Ora, ritornando nella “scuola” di Amici, su cui aveva sputato, anzi vomitato critiche a non finire, che cosa si poteva aspettare di meglio? I discografici sono ancora là e i giornalisti pure. Tutti pronti a supervalutare i concorrenti sin dalle prime esibizioni. C’è pure Rudy Zerbi, che discografico non è più nei fatti ma dell’antica attività ha conservato tutta la mentalità, con il quale Luca Jurman non poteva che arrivare allo scontro.

Quello che stupisce, però, è che, per quanto riguarda il giudizio espresso dai due su Daniele Blaquier, ci siamo trovati di fronte ad un capovolgimento dei ruoli: Jurman, sempre molto prudente nell’elogiare i cantanti e nel definirli talenti, salvo poi coltivare quelli in cui ha davvero creduto (Marco Carta, Alessandra Amoroso e Valerio Scanu, per intenderci), ieri ha difeso a spada tratta l’aspirante concorrente, definendolo un vero talento; Zerbi, invece, senza aver smesso i panni del discografico e, quindi, proiettato nella direzione del “talento da guadagni stratosferici”, ha definito il povero Blaquier “noioso e ripetitivo” nel suo modo di cantare.

Per arrivare alla decisone di non ammettere nella scuola l’aspirante cantante, ci sono voluti ben quaranta minuti, buona parte dei quali occupata dalla diatriba Jurman-Zerbi. Alla fine, il giudizio è stato unanime: no, sia per i giornalisti che per i discografici e per Vessicchio. Quest’ultimo, tuttavia, deve aver avuto un ripensamento durante la pubblicità, visto che in un primo tempo aveva espresso parere favorevole nei confronti di Daniele. Quando, però, si è rientrati in studio, ha ammesso che Amici non è lo spazio adatto per il concorrente, pur avendolo definito, poco prima, un talento.

Che la diatriba tra Jurman e Zerbi abbia confuso le idee anche al maestro Vessicchio? In questo caso, andrebbe perso l’unico esempio di giudizio lucido e competente che la scuola di “Amici” era riuscita ancora a conservare.

L’ANTONIANO CONTRO “IO CANTO” E “TI LASCIO UNA CANZONE”: I BAMBINI VERI SONO QUELLI DELLO ZECCHINO D’ORO

Con grandissima soddisfazione leggo sull’ultimo numero di TV Sorrisi e Canzoni (n° 38, pagine 16 e 18, servizio di Maria Giulia Comolli) che anche i frati dell’Antoniano di Bologna sono contrari all’esibizione dei bambini canterini in trasmissioni serali e in contesti molto lontani da quelli più adatti a loro e alla loro giovane età.

Frate Alessandro Caspoli, direttore dell’Antoniano e presidente della giuria dello Zecchino d’oro, osserva che, al contrario di ciò che accade nelle trasmissioni di Scotti e della Clerici, definite “programmi con i bambini”, lo spettacolo dell’Antoniano è il vero programma per bambini. Infatti, frate Caspoli sostiene che “le nostre canzoni sono scritte per i bambini, negli altri show i piccoli si misurano con brani da adulti”. E continua: “Cosa può capire un ragazzino di storie di amanti, tradimento o altro … probabilmente non fa caso al testo, e allora la sua è una semplice (sebbene ottima) esecuzione. Ma allora sembra passare il messaggio che conta “come” dici una cosa e non “cosa” dici”.

D’accordo con il direttore dell’Antoniano è anche Sabrina Simoni che dirige il celebre coro intitolato a Mariele Ventre, che lo fondò nel 1963 e lo diresse fino a pochi giorni prima di morire, nel 1995. Per la Simoni lo Zecchino d’oro è davvero un gioco: “I nostri piccoli si esercitano 20 minuti al giorno per una settimana, poi sono in tv per cinque giorni con una canzone sola; gli altri show durano molto e ogni bimbo esegue vari brani: la voce si può anche stressare …”.

Frate Caspoli non risparmia le critiche nemmeno ai conduttori dei due talent show, sostenendo che in questo tipo di programma si promuove la spettacolarizzazione della personalità e della storia dei cantanti in erba. E se la Clerici sarebbe perfetta come conduttrice dello “Zecchino d’oro”, di certo non si accontenterebbe del cachet: la spesa per lo “Zecchino” è di 800mila euro per cinque pomeriggi, probabilmente meno di quanto possa costare una sola puntata di “Ti lascio una canzone”. Considerando il costo totale, aggiungo io, il compenso per la conduttrice sarebbe di gran lunga inferiore a quanto sarebbe disposta ad intascare Antonella che ha appena rinnovato il contratto Rai per un milione e 800 mila euro per due anni.

Su Gerry Scotti il direttore dell’Antoniano osserva, con un po’ d’ironia, che visto che pare faccia parecchia beneficenza, “non ne farebbe anche venendo gratis allo “Zecchino”?

Che altro aggiungere? Le critiche mosse mi sembrano sufficientemente obiettive e per nulla dettate dall’invidia nei confronti di due trasmissioni di successo che sfruttano il talento dei bambini per fare una gara a chi conquista lo share più alto.
I bambini si devono divertire e credo che, in quel tipo di trasmissioni, oltre alla stress della voce, come osserva la maestra Simoni, accumulino anche un bel po’ di stress psicofisico che, alla loro età, sarebbe meglio evitare.

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO CORRELATO: Dai bambini di “io canto” alle Velone …

DAI BAMBINI DI “TI LASCIO UNA CANZONE” ALLE “VELONE”: ESTREMI GENERAZIONALI IN TV

Lo dico subito, senza tanti giri di parole: sono contraria all’esibizione dei bambini, o comunque minori, in Tv. Sia che cantino sia che ballino. Da “Ti lascio una canzone”, passando per “Io canto”, che poi ne è un clone, e arrivando alla gara nella gara di “Ballando con le stelline”, non trovo né spettacolare né educativo fare esibire i bambini o i ragazzini in trasmissioni serali di intrattenimento.

Una volta c’era lo Zecchino d’oro, solo lui, e andava in onda nel pomeriggio per un pubblico prevalentemente di giovanissimi. I bambini che concorrevano per la canzone più bella (non dimentichiamo che non erano mai i bambini a vincere) erano spesso piccolissimi e incoscienti. Non miravano al successo anche se forse un po’ le loro famiglie ci speravano; prova ne sia che dei bambini che hanno partecipato, e in qualche caso ottenuto la vittoria, allo Zecchino d’oro pochi sono noti. L’unica di cui mi ricordi è Cristina D’Avena che poi si è fossilizzata nel genere e non ha saputo o potuto percorrere altre strade.
La trasmissione dell’Antoniano c’è sempre, ovvio, ma non la seguo da molto tempo. Non so, quindi, quale sia il clima che si respira e quanto i bimbi siano coscienti di ciò che fanno. Spero continui ad essere per loro, come per le centinaia di bimbi che li hanno preceduti, sempre e solo un gioco che come tutti quelli belli, deve durar poco.

Ma partecipare al programma della Clerici e di Scotti è un’altra cosa: tutti bravi, naturalmente, tutti applauditi dal pubblico ma soprattutto dai genitori che tifano per i propri figli e sperano di vederli un giorno cantare nei migliori teatri e stadi del mondo. Per carità, non c’è nulla di male nel nutrire delle ambizioni per i propri pargoli talentuosi, ma questo spettacolarizzare l’infanzia non mi piace e ritengo sia scarsamente educativo. È inevitabile che questi cantanti in erba si creino delle aspettative esattamente come quei ragazzini che giocano a calcio e sognano di diventare Totti: loro, però, non vengono esibiti in Tv e la loro bravura può essere apprezzata solo da chi fa parte di quel mondo.

La televisione, invece, è nelle case di tutti. Quanti bambini dotati dal punto di vista canoro staranno già sognando di partecipare alla prossima edizione del programma? Quanti genitori si staranno già preparando per farli partecipare al casting? A proposito, quelle poche volte che ho visto qualche spezzone di “Io canto” o “Ti lascio una canzone”, ho avuto l’impressione di assistere al casting per “Amici”: già mi chiedo, specie quando sento cantare i più grandicelli, quante edizioni del programma di Maria De Filippi dovrò aspettare per vederli nella scuola di talenti più famosa d’Italia.

Ogni età ha le sue prerogative: ai bambini dev’essere lasciato il tempo di giocare, di crescere confrontandosi con i coetanei ma senza creare delle pericolose rivalità. Anche se poi vediamo tutti i partecipanti abbracciati e felici per la vittoria degli altri, la competizione è competizione e la mancata vittoria lascia sempre un sapore amaro in bocca. Non bisogna farli crescere con l’idea che devono essere i più bravi e ottenere un premio per dimostrare il proprio valore. La competizione esasperata già caratterizza la vita delle nuove generazioni: a scuola, nello sport … ora anche nelle trasmissioni televisive. È un impegno troppo alto e si rischia di vedere bambini stressati, grazie al carico di responsabilità, già a otto anni.

All’estremo opposto, ci sono i nonni. Le persone anziane sono, nella nostra società spesso tutt’altro che edificante, le depositarie delle tradizioni e dei valori che troppo spesso finiscono nel dimenticatoio. Devono essere un esempio per i più giovani, affinché essi possano, attraverso l’imitazione, crescere sani e moralmente integri. Ma quando vediamo in Tv degli esempi esattamente contrari al compito che dovrebbe essere affidato alle persone di una certa età, non ci resta che … piangere.
È il caso dell’annunciato programma di Antonio Ricci, che ci intratterrà presumibilmente e sfortunatamente per tutta l’estate, “Velone”. Da qualche anno non se n’era più sentito parlare e ne ero felice. Non ho mai avuto la costanza di seguire il programma di Ricci tutte le sere, ma quel che ho visto mi è bastato per farmi un’idea.
Oggi come oggi, è vero, le generazioni di over60 invecchiano meglio e resistono agli acciacchi dell’età sfoderando uno spirito invidiabile. Ma che cosa spingerà mai delle arzille vecchiette, spesso tutt’altro che “ben conservate”, ad esibirsi sul palco di “Velone” in improbabili siparietti, improvvisati spesso pur senza avere “arte né parte”? Forse lo spirito della competizione, lo stesso che anima i “loro” nipoti? Forse. O magari la voglia di sentirsi vive, non fossilizzate nel ruolo di casalinghe attempate, una volta raggiunta l’età della pensione? Magari. Può essere l’incapacità di accettare un degrado fisico cui nessun intervento di chirurgia estetica può porre rimedio e quindi riderci su? Può essere.

La molla che spinge le arzille vecchiette a mettersi in mostra davanti a milioni di telespettatori potrebbe essere semplicemente costituita dall’esibizionismo. Ma possiamo credere che siano tutte così esibizioniste, anche quando non hanno davvero nulla da esibire? No, non lo possiamo credere. E allora non c’è che una risposta: la molla è solo la magra pensione di cui dispongono e la speranza di arrotondare in qualche modo le misere entrate. Lo spot che in queste settimane annuncia la prossima messa in onda del programma ne è la conferma: la vincitrice dell’ultima edizione, ripresa nella sua cucina, forse recentemente acquistata proprio grazie al premio ottenuto, in cui è ritornata a rinchiudersi, cenerentola attempata e senza principe azzurro, invita le sue coetanee a partecipare dicendo apertamente che con i soldi “guadagnati” ha messo a posto le sue “cosette” .

“Velone” è la dimostrazione di quanto sia a volte difficile “tirare a campare” per i nostri vecchi. Purtroppo, però, non è un programma in cui si faccia di necessità virtù. Perché mettere in mostra rughe, doppi menti, pance prominenti, gambotte ben tornite o al contrario magre come manici di scopa, capelli bianchi che spesso contrastano con l’abbigliamento non proprio consono all’età? Perché, invece, non creare un programma in cui vengano messe in risalto delle vere doti, o quantomeno dignitose, dell’età d’argento? Chessò, l’esibizione di ex attrici o ex cantanti, la cui fama non è mai stata tale da poter essere conosciute da tutti, o di chi ha l’hobby della pittura, della scultura o della ceramica? Perché non mettere in mostra delle abilità ormai fuori moda ma che potrebbero essere d’insegnamento per le nuove generazioni, come il ricamo, ad esempio?

Non ho nulla contro la gara in sé e nemmeno contro il premio finale. Duecentocinquantamila euro non solo fanno gola ma fanno comodo a tutte. Ma non vorrei vedere uno spettacolo così degradante che non è lo specchio della realtà: per fortuna la maggior parte delle nostre nonne e bisnonne sono diverse e non hanno nulla da mettere in mostra soprattutto perché una dote in particolare è la negazione stessa dell’esibizionismo: l’umiltà.

Ma se il pubblico vuole vedere le “velone”, evidentemente sono io a sbagliare. Suggerisco, quindi, ad Antonio Ricci di creare una serie televisiva che si adatterebbe perfettamente alla situazione attuale: “Le pensionate disperate”.

PIERDAVIDE CARONE: IL SUO CD È GIÀ AL TOP SU I-TUNES


Clamoroso: il cd di Pierdavide Carone, ormai ex concorrente di “Amici 9”, al suo primo giorno di vendita ha già scalato la classifica di iTunes. Non solo, ha spodestato la vincitrice Emma Marrone che stava saldamente ancorata alla prima posizione e che mantiene il predominio solo nella classifica dei singoli con il gettonatissimo “Calore”. Insomma, potrebbe scapparci anche un disco d’oro in sole 24 ore.

Pierdavide non è comunque uscito dal talent di Maria De Filippi a bocca asciutta: i giornalisti presenti alla finale gli hanno, infatti, attribuito il Premio della Critica per l’originalità delle sue canzoni. Il cantautore pugliese ha dichiarato di avere una tal quantità di pezzi già pronti nel cassetto da poter pubblicare un sacco di album senza tanti sforzi. Non solo, le sue canzoni, tutte originali, presenti nell’ep appena pubblicato, sono state interpretate talmente tante volte nel corso dei sei mesi di trasmissione che i suoi fan le conoscono a memoria e anche quelli che non sono proprio degli estimatori qualche brano qui e là lo riconoscono di certo.

Un sicuro successo è la sua “Di notte” che ha scalato la classifica dei singoli. Un brano più melodico degli altri, sullo stile di “Per tutte le volte che”, canzone che ha portato il suo interprete, Valerio Scanu, alla vittoria nel 60esimo Festival di Sanremo.

Ma anche gli altri finalisti di “Amici 9” stanno godendo di un discreto successo nella classifica di i Tunes: il singolo di Matteo Macchioni (il cui album uscirà solo il 9 aprile) “Guarda sempre più in là”, firmato da Tricarico che è anche l’autore de “La promessa”, ha conquistato la quarta posizione nella classifica dei singoli.
Loredana Errore, che alla finale ha perso l’ultima sfida contro Emma Marrone, è seconda, sempre su i Tunes, con l’album “Ragazza occhi cielo” e decima fra i singoli con “La voce delle stelle”.

L’altro ieri Maria ha ironizzato sul fatto che c’è ancora chi snobba i talent show come “Amici” e X Factor”, sottolineando che sono proprio i ragazzi che partecipano a queste trasmissioni a risollevare le sorti delle case discografiche. Certo, ha ragione, solo che si è dimenticata di dire che, quest’anno in particolare, la trasmissione ha decretato la vincitrice grazie al lancio del suo album con largo anticipo rispetto agli altri concorrenti e che alla fine più che un talent “Amici” sta diventando un’agenzia di collocamento per giovani talentuosi.

Ovviamente, la mia riflessione nulla ha a che vedere con il talento di Pierdavide Carone al quale auguro una carriera brillante da cantautore, o quello di Matteo che si è già avviato, grazie alla proposta fatta dal teatro Verdi di Salerno, tramite il direttore Daniel Oren, di interpretare Nemorino nell’ Elisir d’amore, verso il palcoscenico dell’opera lirica. Dal canto suo, Loredana è un’interprete talmente originale da trovare presto la sua strada.

SU PIERDAVIDE HO SCRITTO ANCHE QUI, QUI E QUI.

[per le informazioni sulle vendite, questa è la FONTE]

EMMA MARRONE VINCE LA NONA EDIZIONE DI “AMICI”


Dopo una serata alquanto monotona, mancando fra i finalisti almeno un ballerino, la gara canora che ha caratterizzato questa finale di “Amici 9” è stata vinta da Emma Marrone.
Il premio della critica messo in palio da Tezenis (50 mila euro) è assegnato a Pierdavide Carone
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La puntata si apre con un RVM celebrativo dei più virtuosi talenti usciti dal programma delle De Filippi: Marco Carta, di cui è in uscita il prossimo cd, Valerio Scanu, che non ha vinto la scorsa edizione ma si è rifatto con il successo ottenuto al Festival di Sanremo, e Alessandra Amoroso che, dalla vittoria dello scorso anno, ha collezionato dischi di platino ed è stata protagonista, a fianco di Gianni Morandi, di un show su Rai 1 che l’ha definitivamente consacrata agli occhi del grande pubblico, anche quello che di solito snobba i talent show come “Amici”.

Maria ricorda anche il successo ottenuto dai ballerini di questa edizione, seppur esclusi dalla finale: Rodrigo, destinatario di un contratto con il Boston Ballet, Elena D’Amario, scelta da David Parsons per la sua compagnia di ballo, e l’ultimo eliminato dalla gara, Stefano De Martino, che farà parte della compagnia Complexions con un contratto di un anno.

A contendersi la vittoria scendono in campo, dunque, quattro cantanti: Emma Marrone, Loredana Errore, Matteo Macchioni e Pierdavide Carone. Questo è l’ordine di classifica con il quale sono stati ammessi alla finale lunedì scorso. Ma quando Maria rende nota la classifica settimanale, che sarà determinante per le sfide di stasera, c’è una sorpresa: Matteo riconquista la vetta, seguito da Loredana, Emma scende dalla prima alla terza posizione mentre Pierdavide mantiene la quarta ed ultima, avendo il diritto di scegliere per primo chi sfidare.

Se c’è una cosa che ha caratterizzato questa edizione di “Amici” è stata la proposta quasi perenne dei soliti confronti: limitandoci ai quattro cantanti rimasti in gara, Emma contro Loredana e Pierdavide contro Matteo. Ma se la prima coppia di antagoniste è plausibile, in quanto entrambe interpreti originali, ognuna con le sue peculiarità, lo scontro tra un cantautore e un tenore lirico appare un po’ forzato e non del tutto appropriato. D’altra parte, Matteo, essendo l’unico cantante lirico in gara, si è sempre trovato di fronte a competizioni improbabili e si è dovuto adattare a cantare il pop, non potendo pretendere che i suoi compagni di scuola si esibissero nella lirica. Per questo, secondo me, si dovrebbe in ogni caso considerare lo sforzo e l’impegno dimostrato.

La prima sfida, dunque, è quella fra Pierdavide, ultimo in classifica, e Matteo, suo antagonista di sempre e stimato apertamente dal tenore. Inizia la gara, che consiste in cinque sfide, di cui una sola prevede l’esibizione di un brano in comune, per ovvi motivi. Da parte dei giornalisti presenti in sala, com’è ovvio, quasi esclusivamente parole di elogio. D’altra parte, entrambi sono bravissimi, ognuno nella propria specialità: la voce di Matteo, anche quando canta il pop, è fantastica e supera di parecchi decibel quella di Pierdavide che, tuttavia, riesce a coniugare abilità interpretativa, quando canta pezzi non suoi, e originalità creativa nell’esibizione delle sue canzoni. Tutti sono concordi nel prevedere il successo di entrambi. Mangiarotti azzarda il confronto tra Macchioni e Bocelli – che poi è esattamente ciò su cui punta la sua casa discografica, la Sugar – e dice che la voce del tenore è calda ed emotiva, pronta per fare un percorso verso il successo non solo italiano. Matteo ribatte: “posso augurarmi timidamente di seguire i suoi passi”.
Tra gli elogi di tutti, spicca la battutaccia di Balestri che, rivolto a Maria De Filippi, osserva l’assenza dell’unica radio che potrebbe rappresentarla: “radio maria”. Beh, anche questo serve per smorzare la tensione.
L’unica cosa che non mi è piaciuta, in questa prima parte di gara, è stata la pubblicità del libro scritto da Pierdavide “I sogni fanno rima” che viene lanciata in esordio al primo stacco. Ma tanto sappiamo che il Carone di pubblicità ne ha avuta molta in passato, specie dopo la vittoria di Scanu a Sanremo, con un pezzo di sua creazione. D’altra parte, la bravura del cantautore è innegabile e, proprio per questo, non ha bisogno di conferme né di esaltazioni.

Il momento più divertente della serata è stato il confronto nel genere del Musical: Hairspray, interpretato da Matteo, in un improbabile ma delizioso travestimento da donna oversize, davvero spiritoso e bravissimo, e American graffiti, con protagonista un Pierdavide irriconoscibile, con tanto di parrucca rossa e occhialoni, allegro, spigliato, perfetto nell’interpretazione canora, sciolto nei movimenti, al contrario del solito, e bravissimo nella recitazione.
Dopo questa parentesi spensierata, ricomincia la gara che, alla fine delle sfide, vede vincitore Pierdavide, com’era prevedibile. Il momento più emozionante, secondo me, di questa prima fase della gara, è l’interpretazione da parte di Pierdavide della canzone “Di notte”, già scaricatissima su I-Tunes, mentre la sua ragazza Grazia , presente fra il pubblico insieme agli altri concorrenti eliminati, piange a dirotto.
Matteo, che punta più sulla carriera teatrale che sulla scalata della classifica delle vendite con il suo album che, tra l’altro, uscirà appena il 9 aprile, appare comunque soddisfatto. Quando si ritrova tra le mani la copertina del suo disco quasi non crede ai suoi occhi e non fa che ringraziare, dicendo pure “siete matti” con quel suo incantevole accento emiliano. Il giovane tenore ringrazia tutti, in particolare il suo –aggiungerei “adorato” – maestro La Stella, Vessicchio e la Martinez che hanno creduto in lui. E come avrebbero potuto fare diversamente, con un talento come il suo?

La gara prosegue con Pierdavide che sceglie di sfidare, come era scontato, Loredana Errore. A questo punto, tra i dj presenti in sala, si scatena La Pina, che fin da subito dichiara apertamente la sua adorazione per la cantante siciliana, esibendosi in sorrisi che un po’ assomigliano a quelli che il maestro La Stella ha riservato a Matteo durante le sue esibizioni. Poteva, a parer mio, evitare di esibire le braccia tatuate, ma proprio questa caratteristica rivela la trasgressività de La Pina che ben si sposa con l’eccentricità di Loredana.
Degna di nota un’osservazione di Gnocchi su Pierdavide che ha interpretato un pezzo dei Queen: “mi fa incazzare che canti una canzone rock e non ti muovi”. Protesta di Platinette e replica di Giordano: “è esagerato chiedere a Pierdavide di muoversi, non si può chiedere a un artista di cambiare, ci sono grandi cantanti che stanno immobili sul palco”. In effetti ha ragione, ma mi chiedo dove sia finita tutta la verve manifestata nell’esibizione del musical.
Menzoni, di Libero, chiede a Loredana “quando la rabbia uscirà che cosa succederà?”. Lei risponde “Si colorerà di arcobaleno”. Una delle più belle cose sentite in trasmissione. Un elogio particolare le arriva da Giordano al termine della sua interpretazione di “Anche per te”: “ha raggiunto livelli di eccellenza assoluta, dando quel tocco in più che trasforma una cover”. Insomma, condivisibili o meno, i commenti mettono chiaramente in evidenza come sia difficile, stasera, decidere chi meriti la vittoria. Più volte, da parte di tutti, si è osservato che i vincitori di questa edizione di “Amici” sono quattro. Purtroppo, però, la gara prosegue e al termine della sfida, Loredana prevale su Pierdavide il quale, tuttavia, lascia la competizione soddisfatto, guardando il futuro da cantautore e pregustandosi magari anche il successo bis a Sanremo come autore. Meglio sarebbe, ammette lui stesso, parteciparvi in prima persona. Eh, già, dopo la vittoria di Carta due anni fa e di Scanu quest’anno, pare che il festival sia uno degli obiettivi obbligati dei talenti di “Amici”.

Rimasta in gara, Loredana si deve ovviamente scontrare con Emma. La cantante pugliese, fresca come una rosa essendo stata seduta fino a questo momento sullo sgabello, può confrontarsi al meglio delle sue forze, per l’ennesima volta, con la rivale, per la verità un po’ affaticata e già messa a dura prova dal punto di vista emotivo. Questo è quello che si doveva evitare: si preannuncia lo stesso epilogo dello scorso anno quando l’Amoroso, benché non favorita, ha superato lo Scanu già reduce dallo scontro con il Napolitano. Ma non è solo questione di “freschezza”. Certo Emma parte avvantaggiata da questo punto di vista, ma la cosa che maggiormente può influire sull’esito dello scontro è il televoto: i fan di Loredana, infatti, hanno già votato per lei (ai fedelissimi, poi, si sono aggiunti anche i fan di Matteo, non tutti, ma buona parte sì) una volta, quindi devono affrontare una spesa supplementare per televotarla anche in questa sfida. Non so quanto ciò possa influire sulla vittoria di Emma, ma credo che abbia almeno una parte non del tutto insignificante.

Lo scontro tra le due cantanti si svolge come altre decine di sfide: appare, in verità, un po’ noioso e dall’esito scontato. Emma è brava, ha un potenziale di voce notevole ma si esibisce in modo tecnico, infilando dappertutto quel non so che di soul, ma risultando, a livello emozionale, paradossalmente quasi senz’anima. Riesce ad emozionarmi solo quando interpreta “Calore”, ma quando poi la sento esibirsi anche in “Davvero” e “Meravigliosa”, alla fine mi sembrano tutte uguali. La differenza con Loredana è che da quest’ultima non si sa mai cosa ci si debba aspettare, perché una stessa canzone viene eseguita in modo diverso passando da una performance all’altra. Emma, invece, è sempre uguale, monotona. Mannucci, de Il Tempo, paragonando le esibizioni delle due ragazze nei loro brani, osserva: “Loredana le canzoni se le strappa dall’anima: si vede che ha delle ferite che sono diventate cicatrici. Sarebbe bello se la trasmissione finisse qui”. Concordo pienamente e devo ammettere che il resto non riesco nemmeno a godermelo. Il finale è scontato ed inizio a credere che le voci messe in giro da Paolini, il noto tele-disturbatore, siano vere: la vittoria di Emma era già decisa da tempo ed organizzatissima, a cominciare dalla scelta compiuta dalla Universal di far uscire il suo ep prima di tutti gli altri. Le sue canzoni sono in vetta alle vendite sul web e si sentono alla radio già da tempo: come si poteva prevedere un altro epilogo?

Si va verso la fine. Prima, però, si esibisce Biagio Antonacci, autore e produttore di Loredana. Ma la sua presenza sul palco, ormai a tarda notte, non serve a svegliare i fan di Loredana che, com’era già scritto sul copione tipico della trasmissione di Maria, lascia il podio ad Emma che vince i 200 mila euro in palio. A Pierdavide, come già anticipato, va il premio della critica, consistente in 50 mila euro. Forse se lo sarebbe meritato maggiormente Matteo, visto che il Carone di glorie ne ha già avute molte, dal successo sanremese alle vendite super del suo libro “I sogni fanno rima”. Ma in fondo per Matteo si prospetta una carriera brillante da tenore: in un rvm il maestro Daniel Oren, direttore artistico del Teatro Verdi di Salerno, tra le lodi per il suo talento gli annuncia la scrittura per tre rappresentazioni dell’ “Elisir d’amore” di Donizetti, nella parte del protagonista Nemorino. Noi lo sapevamo già ma per Matteo è una vera e propria sorpresa (e non c’è motivo di dubitarne, viste le lacrime con cui il tenore accoglie la notizia). Alla fine, ha vinto anche lui. (ulteriori notizie QUI)

Si conclude, quindi, un’edizione contrassegnata da una vera e propria pianificazione: ormai la trasmissione di Maria è diventata quasi un’agenzia di collocamento. Lo spettacolo ne ha guadagnato, grazie ai talenti messi in mostra. Forse manca quel pizzico di improvvisazione e anche di imperfezione che caratterizzava le edizioni precedenti; in un certo senso, la vittoria inaspettata di Marco Carta a Sanremo 2008 ha messo in moto una vera e propria macchina da guerra: quella tra discografici, prima di tutto, e quella dell’audience.
Ma è inutile fare polemiche: davvero i quattro finalisti meritavano tutti di vincere e avranno comunque il successo che meritano. Rimane il sospetto sul televoto, la cui regolarità è stata più volte messa in discussione, anche nelle precedenti edizioni. Ma questa è un’altra storia.

“AMICI” DI MARIA E RACCOMANDAZIONI: LA GAFFE DELLA DE FILIPPI

maria de filippiNella puntata di questo pomeriggio, presentando le esibizioni di Gianluca che doveva essere scelto da uno degli insegnanti per la preparazione al serale, a Maria De Filippi è sfuggita – consciamente o inconsciamente? – una frase sospetta: “Sei qui grazie a Steve, vero?”. Lo Steve in questione è, ovviamente, La Chance che, guarda caso, è direttore artistico dell’IDA Ballet  Academy di Ravenna.

Delle raccomandazioni che i ragazzi selezionati per lo spettacolo di Canale 5 godono da parte degli insegnanti della Scuola di “Amici” ho già parlato in un precedente post. Ora la conferma a quello che per me era più che un sospetto è arrivata niente meno che dalla “protagonista” del reality, signora Costanzo. Ma le è sfuggita questa cosa oppure è talmente palese che gli allievi provengono da esperienze precedenti nelle scuole dei vari insegnanti, da non sentirsi in obbligo di tacere e far finta di niente?  Io non lo so ma se qualcuno riesce a spiegarmi come mai si selezionano migliaia di “talenti” per poi scegliere i cosiddetti “raccomandati”, gli sarei davvero grata.

Secondo me, per onestà, basterebbe ridimensionare il numero degli ammessi ai provini attraverso la presentazione di un curriculum che preveda, preferibilmente, esperienze pregresse e anni di studio nella disciplina prescelta. Continuo a pensare che sia inutile illudere tanti giovani se poi i “giochi sono fatti a tavolino”.

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