MORIRE DI DISOCCUPAZIONE

Dalla Costituzione della Repubblica Italiana:

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Sono solo i primi articoli della nostra Costituzione. Non a caso riguardano il LAVORO, il DIRITTO DEI CITTADINI AD AVERNE UNO nonché il DOVERE dello STATO DI GARANTIRLO.

Che cosa fanno ora i nostri governanti? Cosa hanno intenzione di fare di fronte all’ennesimo suicidio di un disoccupato? L’ultimo di una serie destinata a durare nel tempo se le cose non cambiano.

La disperazione di chi non riesce a pagare le tasse e minaccia una strage obbligherà i nostri ministri a farsi un esame di coscienza?

NE DUBITO.

La Fornero può al massimo cadere dai tacchi delle sue scarpette da duemila euro. Ma si salverà dal baratro in cui, con i suoi degni compagni, sta spingendo sempre più il popolo italiano.

Scusatemi ma sono molto arrabbiata, anzi, sono proprio esasperata.

TROPPO GRASSA PER SFILARE: STUDENTESSA TENTA IL SUICIDIO

Si avvicina la fine dell’anno scolastico e già si teme che la cronaca nera registri qualche tentativo di suicidio da parte di studenti che non si aspettano la promozione e temono le reazioni dei genitori. A tutti faccio un appello: non c’è nulla di irreparabile e nulla di cui non si possa discutere serenamente in famiglia. La morte non è la soluzione di niente, è solo una spugna gettata quando l’incontro di boxe non è ancora finito. E invece bisogna lottare, per vincere e per vivere. Perché l’unica cosa veramente irreparabile è la morte.

A proposito di gesti inconsulti, leggo su Il Corriere che una studentessa di un istituto superiore di moda di Treviso ha tentato il suicidio perché le è stato impedito di fare la modella in occasione della sfilata di fine anno. Il suo professore, nonostante gliel’avesse promesso, alla fine non le ha permesso di sfilare perché troppo grassa. Ovvero, i patti erano che la ragazza avrebbe dovuto dimagrire per essere scelta come indossatrice.

Di fronte al “no” dell’insegnante, la sedicenne si è prima ubriacata e poi ha tentato di gettarsi nel fiume Sile. Fortunatamente alcuni passanti hanno chiamato il 113 e gli agenti hanno tratto in salvo l’aspirante suicida.

Questa storia si è conclusa bene, ma io mi chiedo: se la scuola è il luogo dell’educazione, quale messaggio ha trasmesso quell’insegnante? Molti stilisti hanno rinunciato alle modelle semi-anoressiche e il concorso di Miss Italia ha aperto le porte alla taglia 44, offrendo un ottimo segnale: per sfilare non si deve essere necessariamente un grissino.
Io non so quanto sia “grassa” questa studentessa ma, mentre a scuola si combatte l’anoressia grazie anche alle informazioni che vengono diffuse tramite conferenze ad hoc, cui partecipano degli esperti, il suo insegnante la invita a dimagrire per poter sfilare. Un bravo educatore, non c’è che dire.

[l’immagine da questo sito]