21 dicembre 2011

L’ORTOGRAFIA SUL WEB E L’APOSTROFO DI SAVIANO

Posted in attualità, cultura, lingua, vip, web tagged , , , , , , , , , , a 6:26 pm di marisamoles


Purtroppo è cosa nota che gli scritti che viaggiano sul web siano pieni di refusi (ne ho scritto QUI, uno dei miei primissimi post di questo blog). Dal quotidiano on line ai messaggi su FB o Twitter, dai testi scritti sui blog ai commenti lasciati dai lettori parrebbe che la lingua italiana, non solo ortograficamente parlando, sia sempre più sconosciuta. E i dati relativi a vari concorsi pubblici, anche per posti altamente qualificati, ne sono la conferma. Non parliamo, poi, degli errori grammaticali e ortografici commessi dagli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Ho più volte trattato questo argomento e sempre con una certa tristezza, come accade quando si vede maltrattato l’idioma materno, specie se si cerca di insegnarlo nel miglior modo possibile ai propri studenti. Ma le nuove generazioni, e quelle vecchie che le emulano, scrivendo avvalendosi delle nuove tecnologie sono convinte che la cosa più importante sia farsi capire dall’interlocutore che di certo non andrà per il sottile facendo notare gli errori e non criticherà l’uso ed abuso delle abbreviazioni più fantasiose.

Ricordo un “vecchio” tema in classe, proposto ai miei allievi proprio sull’uso delle nuove tipologie di scrittura. Una ragazza, decisamente brava e con l’incredibile, al giorno d’ggi, attitudine per la scrittura curata, scrisse:

Come esseri umani, creature dotate di raziocinio, custodi di sentimenti, desideri e speranze, non potremmo ritenere possibile l’esistenza di qualcosa di più naturale dell’amore per la conoscenza e la padronanza della lettura e della scrittura. In un mondo frenetico e in continua evoluzione come quello in cui viviamo e continueremo a vivere, la fruizione inestimabile del contatto umano attraverso la scrittura ha assunto, negli anni, connotati molto particolari come, per fare un esempio di facile comprensione, le e-mail e gli sms, lettere della moderna generazione di scritti, figli di una realtà ormai dipendente dalla tecnologia più varia.
Secoli di tradizione epistolare, di messaggeri impavidi pronti a rischiare tutto, spesso anche la propria vita, pur di proteggere il prezioso contenuto di quei testi del cuore che erano le lettere – portatrici di speranza, attesa e salvezza -, soppiantate dall’impellente fretta di un mondo troppo moderno e innovativo, troppo giovane per dare ascolto all’esperienza passata di quella realtà ormai scomparsa che era l’”era della corrispondenza via corriere”. Al giorno d’oggi, tuttavia, appare quasi impossibile anche solo sperare che il “popolo scrittore” possa volgere il proprio sguardo all’universo ormai trascorso e mutato delle lettere e del loro intervento di incomparabile importanza nella vita di tante e tante anime in fremente attesa di una risposta. L’improbabilità di tale auspicabile evento è resa evidente dagli effetti della diffusione globale della tecnologia dei cellulari e degli elaboratori elettronici quali i computer e, soprattutto, dell’immediatezza di risposta grazie alla quale ci è permesso accedere a qualunque genere d’informazione.

Adesso ditemi quante adolescenti sarebbero in grado di utilizzare l’idioma natio in modo così soave oltreché corretto. Ben poche. E non parliamo dei maschi.
Attente lettrici di romanzieri davvero mediocri come Moccia (solo per fare un esempio … d’altra parte io non ho grande esperienza nell’ambito della narrativa per teenagers), le ragazze d’oggi non solo scrivono poco e male, anche quando non ricorrono ad un linguaggio deturpato da abbreviazioni e adornato da simboli grafici di ogni specie, ma hanno anche a disposizione un repertorio lessicale assai limitato, ahimè.

Ma lasciamo stare gli studenti e veniamo a chi della scrittura ne ha fatto una professione, peraltro ben remunerata. Prendiamo Roberto Saviano, per esempio. Come riporta Bebbe Severgnini su Il Corriere, lo scrittore partenopeo, in un messaggio su Twitter, ha commesso un grossolano errore ortografico, uno di quelli che i miei allievi nemmeno fanno più, se non altro per non sentirmi sbraitare ogni volta e per non vedere le sottolineature triple sui compiti in classe. Ecco il testo (sul cui contenuto non mi soffermo, visto che non è al centro della mia riflessione):

«Khadz Kamalov, un giornalista coraggioso, è stato ucciso. 70 giornalisti russi uccisi in Russia. Qual’è il peso specifico della libertà di parola?»

Così lo commenta Severgnini:

«Mi è piaciuto il tweet newyorkese di Roberto Saviano (77.657 followers). Per la sostanza, ovviamente; ma anche per quell’apostrofo di troppo («Qual è…»). Poi l’ha corretto, ma non deve vergognarsi: anzi. Tutti sbagliamo, e su Twitter non esistono correttori automatici (per fortuna). Non solo: quell’apostrofo è la prova che RS, i tweet, se li scrive da solo.»
Poi continua: «Twitter è un esercizio nuovo e antichissimo: Callimaco, Marziale, Poliziano, Voltaire, Achille Campanile, Ennio Flaiano, Leo Longanesi e Indro Montanelli (coi «Controcorrente») se la sarebbero cavata benone. Bravi come loro, in giro, non ce ne sono più. Ma esistono molte persone brillanti con il passo breve e la battuta secca.»

L’articolo di Severgnini è simpatico e, per non dilungarmi oltreché per non andare off topic, vi invito a leggerlo tutto.
Tornando a Saviano, se è vero che in un primo momento ha provveduto a correggere l’errore, poi ci ha ripensato e ha pubblicamente dichiarato, ovviamente sempre su Twitter:

«Ho deciso 🙂 continuerò a scrivere qual’è con l’apostrofo come #Pirandello e #Landolfi. r.»

Va be’, contento lui, noi ce ne faremo una ragione. Allora, forse dovrei invitare i miei studenti a scrivere “esiglio” con gl emulando Foscolo? Gradirei una cortese risposta dal signor Saviano … nel frattempo, però, continuerò a raccomandare ai miei allievi di non usare il gl perché oggigiorno “esilio” si scrive senza.

[immagine da questo sito]

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25 agosto 2011

UNIVERSITÀ E MERITO: SIAMO DONNE, OLTRE LA TESTA C’È DI PIÙ

Posted in adolescenti, società, Università tagged , , , , a 2:14 pm di marisamoles


Una scorciatoia hot per superare il test d’ammissione all’Università. Ben il 57% delle donne non la disdegnerebbe, secondo un’indagine condotta tra 16.128 ragazzi di tutta Italia da UniversiNet.it, il portale italiano per la preparazione gratuita ai test di ammissione, al quale ogni anno si collegano oltre 450 mila studenti delle superiori, per esercitarsi gratuitamente con i test assegnati gli anni precedenti.

Anche i maschietti non sono da meno: il 39% si dichiara pronto ad incontri sessuali per superare i test. Pagare “in natura”, inoltre, è sempre meglio che mettere la mano al portafoglio per ottenere una raccomandazione. Eh, già, con la crisi …

Se poi ci chiediamo quanti siano gli studenti che confidano sulla loro preparazione, quindi sullo studio, per superare i test d’ammissione nei diversi atenei italiani, scopriamo che la percentuale è minima: il 12%.

Il quadro è alquanto avvilente. Colpa della corruzione dei costumi che dilaga in quest’Italia ormai decisamente sgangherata o della scuola che non riesce ad alzare il livello di autostima dei ragazzi che si diplomano negli istituti superiori? La mia domanda è provocatoria, lo so, ma è onesta. Io, come prof, mi metto sempre in discussione anche se sono pronta a mettere la mano sul fuoco che nessuno dei miei allievi preferirebbe una scorciatoia hot ad una seria preparazione.

I tempi sono cambiati, è vero. Ricordo che quand’ero una studentessa universitaria, due docenti ronzavano attorno ad una mia compagna: uno, alla prima advance, s’è beccato un sonoro ceffone e non ci ha più provato. La ragazza, bellissima e bravissima, è uscita con il 110 e lode, naturalmente.

Come dite? L’altro docente? Be’, quello se l’è sposato. 🙂

[LINK della fonte]

28 luglio 2011

RISULTATI PROVE INVALSI 2011: I RAGAZZI DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA PIÙ BRAVI INSIEME AI VENETI

Posted in adolescenti, bambini, Friuli Venzia-Giulia, scuola, valutazione studenti tagged , , , , a 1:57 pm di marisamoles

Dai dati emersi sulle ultime prove InValsi, che tanto hanno fatto discutere docenti e studenti, ancora una volta i ragazzi del Friuli-Venezia Giulia si confermano gli studenti italiani più bravi, insieme ai “compagni” del Veneto. Un risultato che confermerebbe la miglior qualità delle scuole del nord-est italiano rispetto ad altre realtà, come quelle della Calabria e della Sicilia, i fanalini di coda. L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione, che ieri ha pubblicato i risultati degli ultimi test, specifica che nelle due regioni del sud «si riscontrano alcune evidenze di cheating», termine tecnico per indicare le copiature di massa, e quindi i risultati scolastici andrebbero rivisti.

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10 luglio 2011

BAMBINA BOCCIATA IN PRIMA ELEMENTARE AD ISCHIA: ESPOLDE IL “CASO”

Posted in bambini, famiglia, figli, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , a 6:34 pm di marisamoles

Lì per lì la notizia mi aveva lascita perplessa: Assunta, sei anni, è stata bocciata in prima elementare. E’ successo a Lacco Ameno, Ischia. I genitori, però, non ci stanno: la scuola non li aveva nemmeno avvertiti della possibilità di una bocciatura e poi Assunta era stata abbandonata dagli insegnanti, relegata nell’ultima fila senza che nessuno si occupasse di quei piccoli problemi di apprendimento che, tra l’altro, non avevano nemmeno impensierito una psicologa che l’aveva visitata durante l’anno scolastico.

Letta così, la notizia può suscitare indignazione: ma come, una piccola e innocente scolara, che aveva collezionato solo qualche insufficienza nel primo quadrimestre (a detta della madre Maria), deve sopportare l’umiliazione di ripetere l’anno, all’inizio della sua avventura scolastica, solo perché i suoi problemini sono stati sottovalutati? Naturalmente, di primo acchito tutti solidali con la famiglia che ha annunciato il ricorso al TAR.

Ma, come sempre in casi simili, bisogna sentire anche l’altra campana. La dirigente del plesso scolastico, Maria Chiara Conti, afferma che, alla visita effettuata presso la ASL locale, il medico non ha riscontrato handicap o altri problemi e questo ci ha impedito di disporre per lei un’insegnante di sostegno che, quindi, non le spettava. Ma, al di là delle certificazioni che spesso per un lieve ritardo non vengono nemmeno rilasciate, come si sono comportate le maestre? Quali sono stati i rapporti scuola-famiglia? Premesso che, come osserva la Dirgente, senza una certificazione di disabilità non si ha diritto ad alcun insegnante di sostegno, pare che i problemi maggiori siano stati di comunicazione tra la famiglia e le insegnanti. Non solo, anche la valutazione delle difficoltà oggettive di Assunta non trovano corrispondenza tra quanto dichiarato dalla scuola e quanto sostiene la famiglia.

La campana-famiglia dice: La scuola ci ha abbandonati mi hanno detto (è la madre che parla, NdR)che la piccola non sapeva tutte le lettere, tutti i numeri: non è vero perchè sa contare fino a 20, e non sapeva leggere bene, ma non ci hanno informati della possibile bocciatura.
La campana-scuola ribatte: Certamente la bambina non ha subito nessun maltrattamento psicologico. Il gruppo dei docenti che ha seguito la bambina è tra i migliori del plesso scolastico di Lacco Ameno e tra le maestre ce n’è una, quella di italiano con 35 anni di servizio. Inoltre – aggiunge la dirigente, dott.ssa Conti – i genitori erano stati avvisati della probabile bocciatura sin dal primo quadrimestre e tutte le strategie possibili per aiutare la bambina atte a evitare la bocciatura sono state adottate.

Nel servizio andato in onda durantel’edizione delle 13 del Tg2 (LINK), però, la versione della madre di Assunta è ancora più “pesante”: la maestra non solo non avrebbe fatto nulla per venire incontro alle difficoltà della bambina, ma l’avrebbe pure “maltrattata“, tanto che la signora Maria l’aveva pregata di trattarla meglio perché la bambina è sensibile. L’insegnante, tuttavia, avrebbe allontanato in malo modo la signora, prendendola per un braccio davanti agli altri bambini. Ovviamente riguardo a queste affermazioni dovrebbe arrivare una smentita da parte della scuola. Io, comunque, non credo che i fatti si siano svolti così, a meno che l’insistenza della signora non sia stata tale da far perdere la pazienza alla maestra. Ma la mia è solo una supposizione.

E ora vediamo come viene considerata la bocciatura dalle parti interessate: dalla famiglia come un torto (forse una vendetta?) e un’ingiustizia; dalla scuola come un’opportunità per la bimba di proseguire con più tranquillità il suo percorso scolastico. Queste le parole della Dirigente: Se è stata bocciata l’abbiamo fatto per il suo bene, così avrà più tempo per imparare. Se le fosse stato permesso di andare in seconda avremmo complicato tutto perchè non avrebbe più avuto il tempo per il necessario recupero.

Da insegnante sono completamente d’accordo. E poi, andiamo, a qualcuno sembra possibile che la scuola non abbia avvisato la famiglia di una possibile bocciatura? Ma se per bocciare alla scuola dell’obbligo c’è tutta una trafila burocratica da rispettare, quasi quasi è necessario domandare il permesso alla famiglia su carta bollata! A meno che, al sud le cose funzionino diversamente … ma io mi rifiuto di crederlo.

Un’osservazione della dott.ssa Conti ha catturato in particolare la mia attenzione: se la scuola italiana riprendesse a bocciare alle scuole primarie, al liceo non ci sarebbero tanti bocciati, anzi in molti non arriverebbero proprio al liceo.

SANTE PAROLE!!!

[fonte: Leggo.it]

8 luglio 2011

BRAVI RAGAZZI!

Posted in affari miei, Esame di Stato, scuola tagged , , , a 6:14 pm di marisamoles


Ai miei studenti di quinta

La vostra avventura al liceo si è conclusa. Finiti gli esami ed esposti i voti sui tabelloni credo che vi possiate finalmente godere le meritate vacanze. Così non avrete più motivo di invidiare la mia abbronzatura che, faticosamente, ho conquistato facendo la spola tra Udine e Grado giusto nel periodo dei vostri esami.

La nostra conoscenza è stata breve, ma non così tanto da non lasciare alcuna traccia nella mia mente. Innanzitutto il mio pensiero ritorna a undici mesi fa, quando una mattina di agosto ricevetti la telefonata del preside e, con mia somma sorpresa, mi fu comunicato che avrei avuto una quinta. Tutto mi sarei aspettata meno che ritrovarmi in commissione d’esame a fine giugno 2011. Ma d’altra parte il bello del mio lavoro è che ci si imbatte in ragazzi sconosciuti che fin da subito diventano una “proprietà”: non si dice forse “i miei allievi”?

Ricordo ancora il mio primo ingresso nella vostra classe e quell’impressione, così strana, di trovarsi in mezzo ad un deserto. “Tutti qui?”, fu la mia prima domanda. Sì, tutti lì. Pochi, pochissimi rispetto ai numeri cui mi sono abituata in questi anni. Subito pensai ai vantaggi di quel numero così esiguo di studenti: potrò interrogarli spesso. Niente di più sbagliato! Eh già, perché con il programma rimasto terribilmente indietro, alla fine ho fatto un tour de force e voi vi siete approfittati senza alcun ritegno delle mie difficoltà a gestire l’avanzamento del programma con le interrogazioni: o l’uno o le altre, tutto non si può.

Una classe strana, la vostra. Una specie di porto di mare: arrivi e partenze e poi nuovi arrivi ed altre partenze, e poi ancora arrivi e partenze … così tutti gli anni. Studenti e docenti. Mai vista una cosa simile.
“Un incarico di fiducia” fu quello affidatomi dal preside. Che poi è una di quelle belle frasi che si dicono nell’atto di scaricare una patata bollente.
Una sfida? Forse, ma certamente non decisa da me. Una di quelle cose che si fanno perché quando si è in ballo, tocca ballare.

Così è iniziata la nostra avventura insieme. Con quelle risposte negative ad ogni mia domanda. “Avete studiato questo?”, “No”. “Vi ricordate quest’altro?”, “No”. “Mai sentito parlare di questo?”, “No”. Tutto no, sempre no. E quello sguardo, di molti ma non di tutti, sconfortato rivolto verso di me. “Non ce la faremo mai”, avrete pensato. O forse l’ho pensato solo io.
Quante volte vi ho detto che non dovevate crearvi l’alibi di non sapere qualcosa perché nessuno ve l’aveva spiegato? (che poi, ad essere onesti, era solo la vostra memoria un po’ vacillante) Quante volte ho ripetuto che non serve a nulla fare le vittime? L’unica cosa da fare era rimboccarsi le maniche e l’abbiamo fatto, io un po’ più di voi, a dire la verità.

“I compiti? Non serve che li correggiamo, prof, tanto solo pochi li fanno. Perdiamo solo tempo, andiamo avanti”. Questa è stata la cosa che più mi ha offesa, mi ha fatta sentire inutile. “Che ci sto a fare qui se non mi danno retta?”, mi sono più volte chiesta. Potevo solo spiegare e fare qualche domanda qua e là per rendermi conto che lo studio per molti di voi era solo un optional. Quando avete studiato? Solo per le prove scritte e molti di voi nemmeno in quelle occasioni. “Cosa aspettate per studiare? Avete un esame … o ce l’ho io?”, un giorno urlai per smuovervi un po’. “Siamo grandi abbastanza, ci organizzeremo”, ha risposto una di voi, centuplicando la mia rabbia e quel senso di impotenza che non mi ha quasi mai abbandonata per tutti i mesi passati assieme.

Già, siete grandi abbastanza. E con ciò? Anche i grandi hanno bisogno di una guida, hanno bisogno di imparare, di confrontarsi, di misurare le proprie capacità … anche i grandi non finiscono mai di imparare e, quelli più saggi, sanno di non sapere, come amava ripetere Socrate. Ma voi no, ad ascoltare un consiglio nemmeno ad ammazzarvi.

“Siamo grandi abbastanza, ci organizzeremo” è la frase che mi è risuonata nel cervello pochi istanti prima dell’inizio del “tema” e si è ripresentata puntualmente all’inizio degli orali. E, caspita, se vi siete organizzati. Al di là delle più rosee aspettative.
Certo ci sono stati dei momenti di panico, da parte mia, durante i colloqui. Formulavo le domande e cercavo di immaginare cosa frullasse in quel momento nella testa di ciascuno di voi. “Questa la so” oppure “Porca miseria proprio questo mi doveva chiedere che ho studiato altro” oppure “Non ne ho la più pallida idea ma qualcosa tirerò fuori”, a seconda della vostra preparazione o dell’abilità di togliersi dai guai.
E ascoltandovi pensavo “Oh, meno male, questa la sa” oppure “Mi pare di non averla azzeccata ….” o anche “Cavoli, sa pure arrampicarsi sugli specchi”.

Osservavo i vostri sguardi, a volte fissi negli occhi dell’esaminatore altre volte vaganti qua e là. E le vostre mani, dita che si attorcigliavano o che giocavano con il ciondolo di una collanina o di un bracciale o che entravano ed uscivano dalle tasche dei pantaloni (lunghi, per i maschi, non bermuda!) oppure arrotolavano le maniche della camicia, quasi andaste alla ricerca, attraverso i gesti più disparati, della giusta ispirazione.

Alla fine ce l’avete fatta, tutti. Avete dimostrato davvero di essere grandi e pronti per proseguire il vostro cammino. L’esame è stato il vostro ma anche un po’ il mio: vi ho dato molto, anche se non tutto quello che avrei voluto (l’anno è stato un po’ travagliato per me), ho seminato e ho raccolto anche se un po’ in ritardo. Diciamo che era una coltivazione autunnale, non estiva. Ha richiesto dei tempi più lunghi ma il raccolto è stato buono. Non ottimo, è vero, ma buono sì, abbastanza per essere soddisfatti, voi ed io.

Così finisce la nostra avventura insieme. Di voi ricorderò certamente le palline colorate che volavano per l’aula durante le mie spiegazioni e quella da tennis sequestrata dalla collega e poi ritrovata nel mio cassetto, con quella scritta che, lì per lì, non avevo bene interpretato. Ma rimarrà comunque nella mia memoria questo esame sui cui esiti pochi avrebbero scommesso … abbiamo vinto la sfida.

Grazie, ragazzi.

[immagine da questo sito]

6 luglio 2011

RIECCO L’ESTATE E RIESPLODE LA POLEMICA SUI COMPITI PER LE VACANZE

Posted in adolescenti, bambini, famiglia, figli, scuola tagged , , , , , a 12:59 pm di marisamoles


Come ogni anno, puntuale arriva l’estate, iniziano le vacanze e si discute sull’utilità o meno dei famigerati compiti estivi.

“Compiti per le vacanze: sì o no?”. Con tale quesito è stato introdotto un servizio del TG1 andato in onda ieri nell’edizione serale (lo trovate a questo LINK). La questione è, come si è detto, annosa e parte, secondo il mio parere, da un presupposto sbagliato: i ragazzi italiani, secondo l’OCSE, hanno in media più compiti delle vacanze rispetto ai “colleghi” europei. Così esordisce il succitato servizio telegiornalistico.

Quello di cui non si tiene conto, però, è che gli studenti del Bel Paese hanno le vacanze più lunghe, ergo … i compiti sono necessari per non perdere il ritmo e rischiare di dimenticare tutto ciò che si è, talvolta molto faticosamente e con estremo sacrificio, appreso.

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23 giugno 2011

ESAME DI STATO 2011: COME SI CALCOLA IL VOTO FINALE

Posted in adolescenti, Esame di Stato, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , a 4:15 pm di marisamoles

Così si calcola il voto finale dell’Esame di Stato:

Punteggi
– Credito scolastico 25 punti
– I prova scritta 15 punti
– II prova scritta 15 punti
– III prova scritta 15 punti
– Colloquio 30 punti
Totale 100 punti
Bonus* 5 punti

La sufficienza per ciascuna delle prove scritte è di 10 punti su 15.

Al colloquio l’esito sufficiente equivale a 20 punti (il massimo del punteggio del colloquio è 30 punti)

*Bonus max di 5 punti per coloro che riportano almeno 15 punti di Credito e 70 punti nelle prove d’esame

Nuovi criteri per attribuire la Lode. Dallo scorso anno occorre essere in possesso di tutti e tre requisiti:

– Punteggio massimo nelle tre prove scritte (45 punti), nel colloquio (30 punti) e di credito (25 punti) senza fruire del Bonus di 5 punti a disposizione della commissione.
– La media del 9 conseguita nell’arco del triennio.
– Deliberazioni per l’attribuzione dei massimi punteggi delle prove e del credito dell’ultimo anno assunte all’unanimità.

Sono 25 i punti assegnati al massimo ai crediti formativi, distribuiti secondo la seguente tabella in base ai voti conseguiti negli ultimi tre anni. Il voto in condotta viene conteggiato nella media, al contrario di quello di religione e/o altre materie correlate alternative.

Per quanto riguarda i privatisti, la disciplina è regolata dalla seguente tabella riassuntiva.

NOTA – M rappresenta la media dei voti conseguiti in sede di scrutinio finale di ciascun anno scolastico.

Fonte Ministero dell’Istruzione

Normativa sulla lode Art. 21, Ordinanza n.37, del 19 maggio 2014 : «La Commissione all’unanimità può motivatamente attribuire la lode a coloro che conseguono il punteggio massimo di 100 punti senza fruire della predetta integrazione del punteggio (il bonus), a condizione che: abbiano conseguito il credito scolastico massimo senza fruire della integrazione (una possibilità che il Consiglio di Classe ha per premiare l’impegno dello studente in particolari e motivati casi). Sempre relativamente ai candidati agli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione, a conclusione dell’anno scolastico 2013/2014, ai fini dell’attribuzione della lode, il credito scolastico annuale relativo al terzultimo, al penultimo e all’ultimo anno nonché il punteggio previsto per ogni prova d’esame devono essere stati attribuiti dal consiglio di classe o dalla commissione, secondo le rispettive competenze, nella misura massima all’unanimità (articolo 3, commi 1, 2 e 3 del decreto ministeriale 16 dicembre 2009, n. 99). Anche al fine di consentire l’effettuazione delle opportune verifiche da parte della commissione, si rammenta che, ai sensi del decreto ministeriale 16 dicembre 2009, n.99, articolo 3, comma 2, i candidati destinatari del punteggio massimo di credito scolastico (8 punti per la classe terza, 8 punti per la classe quarta e 9 punti per la classe quinta) devono avere comunque riportato, negli scrutini finali relativi alla classe terza, alla classe quarta e alla classe quinta, la media dei voti superiore a nove, con nessun voto inferiore a otto (ivi compresa la valutazione del comportamento)».

[post aggiornato in data 25 giugno 2014]

PER ALTRI DETTAGLI SULL’ESAME DI STATO II GRADO CLICCA QUI

30 maggio 2011

E IO CHE VOLEVO ESSERE DISCRETA …

Posted in affari miei, scuola tagged , , , , a 6:35 pm di marisamoles


Ecco, non è che io sbandieri ai quattro venti di avere un blog. Ci sono molte persone che mi conoscono e ne ignorano l’esistenza.

A scuola, poi, sono ancor più discreta, anche se so che le voci girano … eccome se girano. Ma io non mi faccio quasi mai pubblicità. Certo, i miei allievi sanno che ho un blog (chissà perché non dico mai che sono una blogger, non mi viene proprio) perché qualche post, spesso protetto dalla password, è indirizzato a loro.

Quelli di quinta, però, mi hanno fatto davvero una sorpresa (bella, s’intende!): hanno preparato un cartellone (come si usa fare, ormai da qualche anno, in occasione della “cena di matura”) e hanno svelato a tutti la mia attività di … blogger. Così almeno 1400 persone, se già non lo sapevano, ora sanno che ho un blog.

Che dire? Io volevo essere discreta ma voi mi avete fatto questa sorpresa ed ora la mia “fama di blogger” ha varcato i confini della blogosfera …

Comunque, GRAZIE, RAGAZZI!

E ora, finiti i festeggiamenti, pensate a studiare … e lasciate perdere le palline colorate.

29 maggio 2011

ESAME DI STATO – PRIMA PROVA SCRITTA: COME SI FA L’ANALISI DEL TESTO (TIPOLOGIA A)

Posted in Esame di Stato, Letteratura Italiana, poesia tagged , , , , , , , a 11:47 am di marisamoles

Pubblico qui, a beneficio dei miei studenti, ma non solo, un interessante contributo di Silvia Benatti, docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico “Carlo Alberto” di Novara, sullo svolgimento del tema d’Italiano (prima prova scritta) inerente alla Tipologia A.

Come si fa l’Analisi del testo di Silvia Benatti

L’analisi del testo è la prima delle prove presenti allo scritto di Italiano dell’esame di maturità.
L’autrice spiega in cosa consiste, quali sono le modalità dello svolgimento e come si possa essere in grado di analizzare anche un testo non letto nel corso dell’anno scolastico e magari scritto da un autore non trattato nel programma
.

La tipologia A della prima prova scritta dell’Esame di Stato ha come scopo quello di valutare il raggiungimento di obiettivi perseguiti durante tutto il corso di studi. Essi sono inerenti: alla conoscenza e all’uso delle tecniche di analisi, di cui viene richiesta l’applicazione a un testo di vario genere conosciuto e non; a una lettura critica, consapevole di tale testo, e a un’interpretazione fedele alla volontà comunicativa dell’autore; all’inserimento delle sue critiche formali e/o contenutistiche in un ambito tematico, letterario o più ampiamente storico-culturale; a un’esposizione corretta, coerente e adeguata.

Le sezioni in cui generalmente si articolano le richieste della prova sono dunque nell’ordine in cui vengono proposte: 1) Comprensione (o parafrasi); 2) Analisi; 3) Interpretazione (o Commento complessivo) e Approfondimenti.

I testi proposti dall’entrata in vigore del nuovo Esame di Stato sono stati testi poetici, narrativi, teatrali, di autori novecenteschi: G. Ungaretti (a. s. 1998/99), U. Saba (a. s.1999/00), C. Pavese (a. s. 2000/01), S. Quasimodo (a. s.2001/02), L. Pirandello (a. s.2002/03), E. Montale (a. s. 2003/04), Dante Alighieri (a. s. 2004/05), G. Ungaretti (a. s. 2005/06), Dante Alighieri (2006/07), E. Montale (2007/08), I. Svevo (2008/09) e P. Levi (2009/10).

Ognuna delle sezioni andrebbe esaurita in un singolo paragrafo evitando di collegare o trasferire elementi di sezioni diverse: ciò permette infatti allo studente di elaborare con maggior facilità un testo strutturalmente ordinato e coerente.

Molte informazioni sono già nella traccia
Dell’autore in genere vengono fornite alcune notizie per facilitarne l’inquadramento nel contesto d’appartenenza, anche nel caso in cui il candidato non ne abbia affrontato lo studio specifico. Dunque, oltre ai dati di natura bibliografica, in una nota introduttiva vengono sintetizzate le informazioni essenziali sulla poetica e sul panorama storico-letterario di riferimento.
Le indicazioni di svolgimento, infatti, offrono la possibilità di affrontare l’analisi di testi di autori di cui non viene data per scontata la trattazione specifica durante il curriculum scolastico. Può essere, perciò, prevista la possibilità di optare – relativamente agli Approfondimenti – tra percorsi diversi, ricollegandosi ad altri autori o a tematiche generali. Valga come esempio la richiesta relativa a tale sezione nella prova d’esame dell’anno scolastico 2001/02 che si riferisce alla poesia di S. Quasimodo, Uomo del mio tempo:

“Questa poesia è stata scritta nell’ultimo, atroce periodo della seconda guerra mondiale. Contestualizzala, scegliendo uno o più dei seguenti ambiti di riferimento:

► altre liriche dello stesso Quasimodo;
► testi poetici di autori a lui contemporanei o correnti artistico-letterarie coeve;
► la situazione socio-economica e politica dell’Italia nella prima metà del Novecento”.

In questo caso è chiaro che, possedendo le tecniche di analisi utili per una lettura critica e quindi una comprensione coerente del messaggio poetico, pur non avendo una conoscenza approfondita dell’autore, è possibile ottemperare esaurientemente alle richieste scegliendo di sviluppare il secondo e il terzo punto. Allora ci si riferirà per esempio a Montale (autore più diffusamente e frequentemente affrontato dalla maggior parte degli allievi) e alle conoscenze non solo più ampiamente letterarie, ma anche storiche e, auspicabilmente, artistiche riconducibili all’argomento. È dunque importante che il candidato legga attentamente tutte le consegne prima di gettare la spugna di fronte a un testo di qualsiasi genere di autore non affrontato o affrontato marginalmente durante l’anno scolastico. L’abitudine maturata nel corso di studi alla lettura critica e le conoscenze interdisciplinari relative ai periodi storico-culturali, alle correnti e agli autori più significativi possono, infatti, permettergli ugualmente di cimentarsi con successo nella prova.

Leggere attentamente le consegne
D’altra parte se il candidato possiede tali requisiti e decide di svolgere questa tipologia, è comunque sempre utile, anche se si tratti di autori o addirittura di testo sconosciuto, che egli legga con attenzione tutte le consegne relative a tutte le sezioni prima di cominciare il lavoro: esse costituiscono un percorso di svolgimento che è importante conoscere fin dall’inizio, anzi ancor meglio sarebbe se prima di affrontare in maniera sistematica la prima sezione, inerente alla Comprensione, l’allievo abbozzasse almeno sommariamente la seconda, e cioè l’Analisi, non solo sulla base delle consegne, ma seguendo criteri e procedimenti acquisiti durante il curriculum.
Questo per due motivi: il primo perché le richieste relative a questa sezione spesso suggeriscono una sorta di traccia al fine di facilitare la focalizzazione di termini-chiave, espressioni significative o figure retoriche utili a render chiaro a livello denotativo il testo e altresì a decifrarne il senso a livello connotativo; il secondo perché, in generale – come ben sa lo studente – le stesse scelte stilistiche dell’autore rivelano indizi utili alla comprensione dei contenuti a tutti i livelli. Ciò può costituire un valido aiuto sia che la sezione preveda di elaborare un riassunto, una divisione in sequenze, o che ponga quesiti sui singoli passi.

Valgano come esempio, tra gli altri, alcune delle richieste (punti 4 e 5) relative alla sezione Analisi riferita alla poesia di E. Montale Casa sul mare (sessione 2004): “2.4 Nella terza e nella quarta strofa si svolge un fitto dialogo con l’altra persona: sottolinea tutti gli elementi linguistici (pronomi, aggettivi possessivi, forme verbali) che indicano il ‘tu’ e l”io’ e interpreta il significato di questo confronto tra due destini” e “2.5 […] Che cosa significano le espressioni ‘l’ora che torpe’ del v. 18; ‘prima di cedere’ del v. 27; ‘solo chi vuole s’infinita’ del v. 22;… ‘l’avara mia speranza. A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla’ dei vv. 31-32”. Tali consegne offrono infatti un importante suggerimento, evidenziando punti nodali del testo da cui partire per procedere all’interpretazione della lirica a livello denotativo (ma anche connotativi), premessa ineludibile per sviluppare le indicazioni finali relative alla precedente sezione Comprensione della medesima prova: “Dopo una o più letture dell’intero testo, esponi (in non più di quindici righe) il contenuto informativo della lirica: con quale scena questa si apre. Quali scene o situazioni si susseguono strofa per strofa, quale tema è svolto nel dialogo tra il poeta e la persona (una donna) che gli sta accanto”.

Bisogna essere ‘scientifici’
Va poi ricordato che la tipologia A della prova di Italiano richiede l’elaborazione di un testo di natura in un certo senso ‘scientifica’, che prevede la conoscenza e l’applicazione di metodi e di tecniche specifiche, e un commento o approfondimento argomentato ricorrendo a conoscenze precedentemente acquisite: è dunque importante evitare giudizi scaturiti semplicemente dall’emotività e dal gusto personale o comunque non validamente sostenuti da elementi concreti e precisi, di natura tecnica, letteraria, culturale; su queste basi è invece, sì, auspicabile e apprezzabile che lo studente avanzi ipotesi o interpretazioni originali e personali.

Così come la sezione relativa all’Analisi va dunque esaurita giustificando sempre le citazioni tratte dal testo di riferimento e, commentando l’effetto o la finalità delle scelte stilistiche dell’autore che sono – in base alle richieste – via via oggetto di analisi, individuazione o catalogazione, parimenti la sezione relativa all’Interpretazione complessiva e agli Approfondimenti andrebbe caratterizzata da un impianto argomentativo scaturito da precise conoscenze pluridisciplinari, in cui l’aspetto espositivo risulti, quindi, strumentale e non esclusivo.

Un’ultima considerazione va riservata non solo alla correttezza degli aspetti più specificatamente formali – che va considerata un requisito di scontata e fondamentale importanza -, ma in particolar modo alla scelta del registro che deve essere formale e deve far ricorso in tutte le sezioni alla terminologia tecnica o specifica laddove sia necessario e a termini precisi anche a evidenziare sfumature di significati quando sia opportuno (qui si deve far appello a uno sforzo di impegno da parte degli studenti, in quanto spesso essi, pur possedendo un patrimonio linguistico relativamente ricco, non lo sfruttano, rischiando di banalizzare le loro affermazioni con l’uso di un vocabolario generico e approssimativo) e deve evitare in particolare toni intimistici o eccessivamente soggettivi, pur senza rinunciare all’originalità dello stile che è, se coerente e adeguata, indice di maturità critica e di familiarità con la scrittura e, a volte, anche di passione per ciò che si sta trattando.

[Fonte: Treccani.it]

27 maggio 2011

RAGAZZI IN BERMUDA A SCUOLA? A TRIESTE UN PRESIDE DICE NO

Posted in adolescenti, Friuli Venzia-Giulia, moda, scuola, Trieste tagged , , , , , , a 12:54 am di marisamoles


Io l’ho detto ai miei studenti, non lo mando a dire, l’ho detto e lo ripeto: anche se fa caldo, presentarsi in classe in bermuda non è bello. Siamo a scuola, non in spiaggia e se fa caldo, si sopporta. Stesso discorso vale per le ragazze: ne ho viste alcune in canotta e shorts. Ma stiamo scherzando?

“Perché non si può?”mi ha chiesto Giovanni, che da tempo arriva a scuola in bermuda. “Perché io, sinceramente, trovo quei pelacci antiestetici”. Ci ha pensato un attimo e poi ha replicato: “E se ci depiliamo?”. “Ancora peggio … come le femmine.”. E già, i peli sono i nemici delle donne e quasi quasi ritengo siano più fortunati gli uomini proprio perché non hanno bisogno di rasoi, ceretta e crema depilatoria. E si vogliono sottoporre a questa tortura anche loro?

Certo io sono solo un’insegnante e non posso vietare che i ragazzi si presentino in classe in bermuda e le ragazze mezze nude. Però un preside ha la possibilità di dire no.
E’ quello che ha fatto Raffaele Marchione, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Nautico di Trieste. Ha fatto uscire una circolare in cui si legge: “Con l’approssimarsi della bella stagione si invitano allieve ed allievi dell’istituto ad indossare un abbigliamento adeguato durante le lezioni. Non saranno accolti studenti con abbigliamento da spiaggia (spalle scoperte, pantaloni corti o a mezza gamba)”.

Ma i ragazzi non ci stanno: Trieste è una città di mare, la scuola in questione è a due passi dagli stabilimenti balneari, nella zona del porto, fa caldo quindi … della serie Ecchissene … eccoli in bermuda, come se niente fosse. Ma il collaboratore scolastico, su invito del preside, alza la paletta rossa: “Così conciati non vi faccio entrare”.

Be’, c’era la circolare, erano stati avvertiti, affari loro. Niente affatto: il gruppo cui era stato vietato di varcare il portone dell’Istituto nautico, che ha fatto? ha chiamato la polizia e informato il Provveditorato.
Gli agenti arrivati all’istituto superiore “Tommaso di Savoia Duca di Genova” hanno raggiunto un compromesso con il dirigente dell’istituto: «Sono andati a parlare con il vicepreside e poi ci hanno riferito che per entrare avremmo dovuto lasciare le nostre generalità al bidello – riferiscono i ragazzi – rassicurandoci del fatto che non avremmo subito ripercussioni. Perché allora dovevamo lasciare il nostro nome e cognome?» Solo otto studenti, però, hanno accolto l’invito, ma solo perché dovevano affrontare la prova pre-esame per la qualifica della terza classe iniziata, con parecchio ritardo visto il contrattempo.

Gli altri studenti, invece, le ripercussioni le temono, eccome. Sul voto di condotta che, come si sa, fa media, quindi è sempre meglio meritarsi un nove che un sei.
A far da spalla al gruppetto indisciplinato, un professore che ha passato un po’ di tempo con loro, libri e quaderni aperti, seduto su una panchina della piazza Hortis su cui si affaccia l’istituto.
«Non rilascio dichiarazioni- ha riferito il professore – stiamo chiacchierando e non sto facendo lezione…» Ma gli altri studenti lasciati fuori da scuola non hanno dubbi: «Stanno ripassando con un loro insegnante».

Gli studenti hanno avuto il loro momento di celebrità. E il professore? Non ho parole.

[fonte e foto: Il Piccolo]

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