31 ottobre 2013

DOLCETTO O SCHERZETTO? DOLCETTO, OVVIO!

Posted in auguri, dolci, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , a 2:12 pm di marisamoles

halloween_pumpkin
Halloween è, da tempo ormai, entrata a far parte delle tradizioni nostrane, pur essendo sempre considerata un’americanata. Le sue origini, tuttavia, sono europee e risalgono ad un’antica festa celtica durante la quale venivano richiamati gli spiriti dei morti, con l’intento principale di scacciare la paura della morte.

Emigrata in America a metà dell’Ottocento assieme agli irlandesi, la festa di Halloween conquista ben presto la popolazione locale e viene arricchita da altre tradizioni, come per esempio il travestimento (derivato anch’esso dall’antica usanza dei Celti di indossare pelli di animali e maschere mostruose durante i riti di Samhain e dell’accensione del Fuoco Sacro, il 31 ottobre). Usata tipica statunitense sembra essere quella dei bambini che, la notte di Ognissanti, se ne vanno di casa in casa recitando la famosa frase: “Dolcetto o scherzetto?” (“Trick or treat?”). Ma anch’essa probabilmente ha origine celtica e rievoca l’usanza di lasciare cibo e latte fuori dalla porta, nella speranza di ingraziarsi gli spiriti ed evitare le loro malefatte.

Ora, io personalmente non mi porrei il problema della scelta, essendo golosissima di dolci. E per l’occasione, vi regalo una semplicissima ricetta che, in qualche modo, è legata alla tradizione di Halloween e alla zucca, usata dagli immigrati irlandesi per confezionare le classiche lanterne per le quali, in origine, si utilizzavano le cipolle. Un dolcetto alle cipolle credo possa essere considerato un esperimento azzardato ( e non poi così gradito), ma con la zucca si possono preparare ottimi dolci.

Pumpkin Muffins
MUFFIN ALLA ZUCCA E MANDORLE

Ingredienti per 14 muffin:

200g farina 00

50g fecola di patate

200 ml latte

130g olio di semi di girasole

130g zucchero di canna

1 cucchiaino cannella

1 cucchiaino lievito

1 uovo

130g polpa di zucca lessata

20g mandorle pelate

zucchero a velo

Fate lessare la zucca (io uso il passato già pronto surgelato), frullatela con le mandorle e lasciatela raffreddare. Mescolate tutte le polveri e aggiungete tutti i liquidi mescolando energicamente fino ad ottenere una pastella omogenea. Ponete i pirottini di carta nello stampo da muffin e riempiteli fino a 1 cm dal bordo con la pastella. Infornate per 30 minuti a 180°.
A piacere, spolverate con lo zucchero a velo.

E ora non mi resta che augurare a tutti (anche a quelli come me che non amano particolarmente questa festa) un buon Halloween e … BUON DOLCETTO!

[immagine muffin da questo sito]

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10 settembre 2011

11 SETTEMBRE 2001 – 11 SETTEMBRE 2011

Posted in storia tagged , , , , , , , a 6:41 pm di marisamoles

Masochisti, sì, masochisti. Perché vogliamo farlo questo discorso su ciò che tu chiami Contrasto–fra–le–Due–Culture? Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura. Perché dietro la nostra civiltà c’è Omero, c’è Socrate, c’è Platone, c’è Aristotele, c’è Fidia, perdio. C’è l’antica Grecia col suo Partenone e la sua scoperta della Democrazia. C’è l’antica Roma con la sua grandezza, le sue leggi, il suo concetto della Legge. Le sue sculture, la sua letteratura, la sua architettura. I suoi palazzi e i suoi anfiteatri, i suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C’è un rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha insegnato (e pazienza se non lo abbiamo imparato) il concetto dell’amore e della giustizia. C’è anche una Chiesa che mi ha dato l’Inquisizione, d’accordo. Che mi ha torturato e bruciato mille volte sul rogo, d’accordo. Che mi ha oppresso per secoli, che per secoli mi ha costretto a scolpire e dipingere solo Cristi e Madonne, che mi ha quasi ammazzato Galileo Galilei. Me lo ha umiliato, me lo ha zittito. Però ha dato anche un gran contributo alla Storia del Pensiero: sì o no? E poi dietro la nostra civiltà c’è il Rinascimento. C’è Leonardo da Vinci, c’è Michelangelo, c’è Raffaello, c’è la musica di Bach e di Mozart e di Beethoven. Su su fino a Rossini e Donizetti e Verdi and Company. Quella musica senza la quale noi non sappiamo vivere e che nella loro cultura o supposta cultura è proibita. Guai se fischi una canzonetta o mugoli il coro del Nabucco. E infine c’è la Scienza, perdio. Una scienza che ha capito parecchie malattie e le cura. Io sono ancora viva, per ora, grazie alla nostra scienza: non quella di Maometto. Una scienza che ha inventato macchine meravigliose. Il treno, l’automobile, l’aereo, le astronavi con cui siamo andati sulla Luna e su Marte e presto andremo chissàddove. Una scienza che ha cambiato la faccia di questo pianeta con l’elettricità, la radio, il telefono, la televisione, e a proposito: è vero che i santoni della sinistra non vogliono dire ciò che ho appena detto?!? Dio, che bischeri! Non cambieranno mai.
Ed ora ecco la fatale domanda: dietro all’altra cultura che c’è? Boh! Cerca cerca, io non ci trovo che Maometto col suo Corano e Averroè coi suoi meriti di studioso. (I Commentari su Aristotele eccetera), Arafat ci trova anche i numeri e la matematica. Di nuovo berciandomi addosso, di nuovo coprendomi di saliva, nel 1972 mi disse che la sua cultura era superiore alla mia, molto superiore alla mia, perché i suoi nonni avevano inventato i numeri e la matematica. Ma Arafat ha la memoria corta. Per questo cambia idea e si smentisce ogni cinque minuti. I suoi nonni non hanno inventato i numeri e la matematica. Hanno inventato la grafia dei numeri che anche noi infedeli adopriamo, e la matematica è stata concepita quasi contemporaneamente da tutte le antiche civiltà. In Mesopotamia, in Grecia, in India, in Cina, in Egitto, tra i Maya…I suoi nonni, Illustre Signor Arafat, non ci hanno lasciato che qualche bella moschea e un libro col quale da millequattrocento anni mi rompono le scatole più di quanto i cristiani me le rompano con la Bibbia e gli ebrei con la Torah. E ora vediamo quali sono i pregi che distinguono questo Corano. Davvero pregi? Dacché i figli di Allah hanno semidistrutto New York, gli esperti dell’Islam non fanno che cantarmi le lodi di Maometto: spiegarmi che il Corano predica la pace e la fratellanza e la giustizia. (Del resto lo dice anche Bush, povero Bush. E va da sé che Bush deve tenersi buoni i ventiquattro milioni di americani-musulmani, convincerli a spifferare quel che sanno sugli eventuali parenti o amici o conoscenti devoti a Usama Bin Laden). Ma allora come la mettiamo con la storia dell’Occhio–per–Occhio–Dente–per–Dente? Come la mettiamo con la faccenda del chador anzi del velo che copre il volto delle musulmane, sicché per dare una sbirciata al prossimo quelle infelici devon guardare attraverso una fitta rete posta all’altezza degli occhi? Come la mettiamo con la poligamia e col principio che le donne debbano contare meno dei cammelli, che non debbano andare a scuola, non debbano andare dal dottore, non debbano farsi fotografare eccetera? Come la mettiamo col veto degli alcolici e la pena di morte per chi li beve? Anche questo sta nel Corano. E non mi sembra mica tanto giusto, tanto fraterno, tanto pacifico.
Ecco dunque la mia risposta alla tua domanda sul Contrasto-delle-Due-Culture. Al mondo c’è posto per tutti, dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli pare. E se in alcuni paesi le donne sono così stupide da accettare il chador anzi il velo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta all’altezza degli occhi, peggio per loro. Se son così scimunite da accettar di non andare a scuola, non andar dal dottore, non farsi fotografare eccetera, peggio per loro. Se son così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro mogli, peggio per loro. Se i loro uomini sono così grulli da non bere la birra e il vino, idem. Non sarò io a impedirglielo. Ci mancherebbe altro. Sono stata educata nel concetto di libertà, io, e la mia mamma diceva: “Il mondo è bello perché è vario.” Ma se pretendono d’imporre le stesse cose a me, a casa mia…Lo pretendono. Usama Bin Laden afferma che l’intero pianeta Terra deve diventar musulmano, che dobbiamo convertirci all’Islam, che con le buone o con le cattive lui ci convertirà, che a tal scopo ci massacra e continuerà a massacrarci. E questo non può piacerci, no. Deve metterci addosso una gran voglia di rovesciar le carte, ammazzare lui. Però la cosa non si risolve, non si esaurisce, con la morte di Usama Bin Laden. Perché gli Usama Bin Laden sono decine di migliaia, ormai, e non stanno soltanto in Afghanistan o negli altri paesi arabi. Stanno dappertutto, e i più agguerriti stanno proprio in Occidente. Nelle nostre città, nelle nostre strade, nelle nostre università, nei gangli della tecnologia. Quella tecnologia che qualsiasi ottuso può maneggiare. La Crociata è in atto da tempo. E funziona come un orologio svizzero, sostenuta da una fede e da una perfidia paragonabile soltanto alla fede e alla perfidia di Torquemada quando gestiva l’Inquisizione. Infatti trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso.
(da ORIANA FALLACI, La rabbia e l’orgoglio)

Masochisti tu dici «siamo masochisti perché, vogliamo farlo questo discorso sul contrasto fra le due culture?». E qui con foga impaziente sostieni che non vuoi nemmeno sentire parlare di due culture, perché le si metterebbero sullo stesso piano «come fossero due realtà parallele». E parti come un ciclone a fare quello che chiunque abbia una briciola di buon senso ti direbbe non si può fare: una comparazione fra civiltà. Non c’è bisogno di avere studiato antropologia (un’arte squisitamente europea, figlia di una cultura illuminista, attenta verso l’altro, il diverso), per sapere che ogni confronto fra culture è insensato. In quanto la civiltà è in movimento, non ha niente di monolitico, sfugge al concetto di bene e di male. Ogni cultura, anche la più apparentemente primitiva, vive di valori, di regole, con una sua cosmogonia e una sua rete di relazioni e di beni affettivi che non possono essere disprezzate mai, per nessuna ragione. Non è inferiore un congolese perché va scalzo a pescare i pesci con la lancia e muore di Aids a trent’anni. Qualcuno potrebbe raccontarci che una terra ricchissima, la sua, piena di diamanti e di rame, è stata devastata, sequestrata e rapinata da chi aveva soldi e fucili, lasciando quell’uomo all’età della pietra. Ogni essere umano fa parte di un sistema di conoscenze e di opinioni più o meno sfortunato, più o meno vincente, ma sempre degno di vivere dignitosamente nel rispetto altrui. C’è stato un periodo in cui la civiltà africana contava più di Roma e di Atene. Per non parlare dell’Islam, fra l’altro molto vicino a noi. «Siamo figli dello stesso Dio» ha detto umilmente papa Wojtyla. Per molti secoli l’Islam ha insegnato all’Europa come contare le stelle, come calcolare la distanza dei pianeti, come pensare e scrivere le operazioni matematiche.

Le civiltà salgono e scendono, hanno momenti di prosperità e momenti di stasi e di povertà. Ma certamente è folle attribuire ai poveri la colpa di essere tali. Anche perché spesso, in nome della superiorità di razza e di un Dio severo, proprio chi si sentiva dalla parte del Bene e della Verità ha derubato, confiscato, schiavizzato chi considerava «ignorante e selvaggio».
Lasciamo stare il discorso sulle civiltà. Dopo millenni di odii e di guerre per lo meno dovremmo avere imparato questo: che il dolore non ha bandiera. Che ciò a cui aspira la maggioranza delle persone è una convivenza pacifica fra individui di diversa cultura e diversa fede.

Proprio le torri di Manhattan visibilmente ci dicono una cosa sacrosanta: che la civiltà oggi è fatta di un crogiolo di culture diverse. In quelle torri ferite a morte convivevano civilmente persone di quaranta nazionalità. L’America non sarebbe quella che è se non avesse accolto nel suo seno i neri d’Africa, i musulmani d’oriente, i cinesi, i giapponesi, gli irlandesi, eccetera. L’America che tu ami non ha avuto paura di perdere la sua identità (eppure qualcuno che non voleva riconoscere dignità ai lavoratori stranieri c’era anche allora, erano i Sudisti, e per conquistare la libertà di pensiero e di tolleranza è stata fatta una guerra civile sanguinosissima). È la migliore America quella che ha vinto, l’America dell’accoglienza e della solidarietà. Io stessa in questi giorni lo sto provando sulla mia pelle cosa vuol dire multietnicità. Mia nipote, figlia di mia sorella e di un conosciuto pittore marocchino, ha sposato un irlandese americano da cui ha avuto un bambino che in questi giorni è stato battezzato nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma. Il bambino, Fosco Gabriele, porta in sé il seme di civiltà diverse: da grande parlerà l’inglese, l’arabo, l’italiano e il francese. Non per questo la civiltà occidentale sarà messa in pericolo.

(Da Ma il dolore non ha una bandiera di DACIA MARAINI)

Il nostro di ora è un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. È un momento anche di enorme responsabilità perché certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere.
«Conquistare le passioni mi pare di gran lunga più difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me», scriveva nel 1925 quella bell’anima di Gandhi. Ed aggiungeva: «Finché l’uomo non si metterà di sua volontà all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza».
E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, «Libertà duratura». O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c’è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmen questa.
Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d’aver davanti prima dell’11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla, tanto meno all’inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta.
Le guerre sono tutte terribili. Il moderno affinarsi delle tecniche di distruzione e di morte le rendono sempre più tali. Pensiamoci bene: se noi siamo disposti a combattere la guerra attuale con ogni arma a nostra disposizione, compresa quella atomica, come propone il Segretario alla Difesa americano, allora dobbiamo aspettarci che anche i nostri nemici, chiunque essi siano, saranno ancor più determinati di prima a fare lo stesso, ad agire senza regole, senza il rispetto di nessun principio. Se alla violenza del loro attacco alle Torri Gemelle noi risponderemo con una ancor più terribile violenza – ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove -, alla nostra ne seguirà necessariamente una loro ancora più orribile e poi un’altra nostra e così via.

(DA Il Sultano e San Francesco di TIZIANO TERZANI )

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO CORRELATO: Il mio 11 settembre

22 giugno 2009

I PANNI SPORCHI DI CASA ITALIA

Posted in attualità, cronaca, politica, presidente USA, Silvio Berlusconi, violenza sessuale tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 2:31 pm di marisamoles

marilyn_e_kennedyNon avrei mai voluto scrivere questo post, ma sono davvero stufa di leggere sui giornali –anzi, non li leggo nemmeno ma è inevitabile sentirne parlare- vari articoli, più o meno tendenziosi, sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e sul presunto sexgate nostrano. Siamo da un bel po’ bersagliati da gossip che pare interessino soprattutto i gossippari incalliti e l’opposizione. Franceschini e D’Alema, specialmente, tra i pettegolezzi ci sguazzano. S’interessassero di problemi più seri, sarebbe meglio. Ma sembra che, non potendo far leva sull’elettorato per riprendersi, abbiano adottato la strategia dell’inzaccheramento del premier. Non bastava lo “scandalo” del divorzio annunciato da Veronica Lario, che poi non ha davvero scandalizzato nessuno; non bastavano le insinuazioni sui rapporti tra Noemi e il “papi” o quelle sui voli di Stato ad uso privato, poi smentite dalla magistratura con l’archiviazione, che lo stesso Berlusconi aveva preannunciato; non bastavano le foto rubate a Villa Certosa; no, tutto questo, evidentemente non bastava, perché è da qualche giorno che sentiamo parlare di una certa Patrizia D’Addario e un’altra degna “comare”, certa Barbara Montereale, che hanno a che fare anche loro con festini in villa.

Insomma, da Villa Certosa a Villa Grazioli il passo è breve. L’inchiesta su presunti appuntamenti con donne di dubbia moralità è partita da Bari. Mai state così vicine la Sardegna e la Puglia, due regioni italiane legate dallo stesso destino, quello di far da sfondo allo scandalo, vero o presunto, di cui è protagonista, o vittima, Silvio Berlusconi.
Da piccola mi hanno insegnato che i panni sporchi si lavano in casa ma, a quanto pare, ciò non vale per le ville. I panni che si sporcano nelle ville sono speciali e vanno lavati separatamente, come i capi delicati. Così, da diversi luoghi d’Italia partono le inchieste della magistratura volte ad accertare la parte avuta dal premier nel sexgate di casa nostra. Ma il lavaggio dei panni non si ferma a “casa Italia”. No, la stampa di mezzo mondo si sta interessando dei panni sporchi più famosi del momento. Tutti con il dito puntato contro il presidente del consiglio: già si parla di “corte”, “imperatore” e “cortigiane”. In questa metafora dal sapore antico già me lo vedo Berlusconi che si bea di tante attenzioni ed elargisce collane e orecchini, doni generosi per donne in cerca di notorietà.

Lo scandalo a corte però non è una novità. Anzi, il termine sexgate è stato coniato oltreoceano, negli States, prendendo a prestito il suffisso “gate” utilizzato in un altro scandalo famoso, quello che coinvolse Nixon, chiamato Watergate.
Se ci spostiamo negli States, dunque, nel lontano maggio1962 al Madison Square Garden, un’attrice dai capelli biondo platino, molto graziosa e formosa, cantava Happy Birthday ad un uomo affascinante, molto più del nostro Silvio: stiamo parlando di Marylin Monroe e di JFK, mica due qualunque. Era il quarantacinquesimo compleanno del Presidente Kennedy e Marylin, sotto lo sguardo imbarazzato di molti, in un abito aderentissimo color argento tempestato di paillettes, con un fil di voce ma in modo terribilmente sexy cantava gli auguri al presidente. Come scrive il biografo di JFK Robert Dallek, nel libro An Unfinished Life: John F. Kennedy, 1917-1963 uscito in America nel 2003 e l’anno dopo in Italia, “ Kennedy era anche convinto di piacere ai giornalisti e pensava che avrebbero avuto delle remore a metterlo in difficoltà pubblicando articoli sulla sua vita sessuale. Naturalmente si rendeva conto che i rapporti tra un presidente e la stampa sono sempre, in certa misura, conflittuali.”. Già, anche il nostro premier se ne rende conto, specie se la stampa è di sinistra e ingigantisce i fatti operando quello che per il cavaliere è un vero e proprio complotto. Tuttavia, tornando al 1962, Kennedy ne uscì “pulito”, ovvero la relazione con l’attrice passò sotto silenzio, salvo riemergere dopo la di lei scomparsa, anche se non fu mai chiarito se si trattasse di suicidio od omicidio. Qualcuno parla addirittura di omicidio su commissione, in relazione a dei fatti top secret, addirittura sugli alieni, di cui l’attrice pare fosse stata informata dal presidente in persona. L’ho sempre detto: mai fare confidenze sotto le lenzuola.
Sempre a detta di Dallek, “di certo, se si esaminano le agende di Kennedy alla Casa Bianca non sembra abbia mai trascurato qualcosa che considerasse degno di nota.”. Ecco, questa osservazione fa la differenza: negli USA anche se un presidente si concede delle distrazioni, non è esecrabile purché rispetti gli impegni con la nazione. D’altra parte, secondo un altro biografo di Kennedy, Richard Reeves, “di norma lo svago con le donne occupava meno tempo del tennis”. Mi chiedo se Berlusconi giochi a tennis ma mi sembra che gli preferisca il golf. Per le percentuali si possono fare delle congetture ma i dati certi non li abbiamo.
Anche quando si parlò, sempre secondo Dallek, di una stagista, Marion “Mimi” Bardsley, una biondina di 19 anni che avrebbe intrecciato una relazione con Kennedy nelle due estati di praticantato compiuto presso la Casa Bianca, la nazione non espresse giudizi. Bastava, infatti, che JFK si occupasse di politica; d’altra parte, sempre a detta di Dallek, il presidente e la moglie Jaqueline e “le loro elegantissime feste di gala alla Casa Bianca, l’ interesse per le arti e la frequentazione dei personaggi più selezionati e brillanti sia in patria sia all’ estero inorgoglivano il Paese.”. Ecco, in questo sta la pecca della ormai ex coppia Berlusconi-Lario: non sembrano dotati dello stesso carisma, almeno non pare suscitassero, nemmeno ai tempi della loro unione felice, sempre che lo sia stata, grande orgoglio negli italiani.

E che dire dell’altro scandalo, molto più pesante, che ha coinvolto un altro presidente americano? Sto parlando della “relazione”, prima smentita e poi ammessa, tra Bill Clinton e Monica Lewinsky nel 1998. Sarebbe meglio parlare solo di incontri di sesso ma in sostanza è la stessa cosa. Sempre di corna si tratta.
La stagista, come tutti sanno, aveva svelato dei loro incontri nella camera ovale, poi ribattezzata camera orale, visto che, quando la verità venne a galla, dopo una clamorosa iniziale smentita da parte di Clinton, si parlò di sesso orale, non di rapporti sessuali completi. A parte il fatto che a noi, sinceramente, la differenza non pare così importante considerato che dal punto di vista morale il comportamento del presidente americano fu in ogni caso biasimabile, quello che invece sconvolge è che prima abbia smentito, giurando il falso tra l’altro, poi si vide costretto a confessare per non fare una figura più meschina di quella già fatta. Ma nemmeno l’ammissione di aver fatto sesso con la Lewinsky portò l’opinione pubblica a scandalizzarsi più che tanto. Credo che l’America si chiedesse come potesse Hillary sopportare tutto ciò. E anche qui c’è una differenza sostanziale con i fatti accaduti in Italia: per molto meno, cioè un’innocente festa di compleanno, la signora Berlusconi ha chiesto il divorzio. Verrebbe da dire: coraggiosa Veronica e opportunista Hillary. Mrs Clinton, infatti, aveva delle mire politiche –e il suo attuale ruolo di Segretario di Stato nella presidenza di Obama non fa che confermare questo sospetto- quindi allora le convenne fare la parte della “cornuta e felice” davanti alla nazione che, per questo atto di coraggio e di devozione nei confronti del presidente di tutti gli americani, non poteva che ammirarla. Nemmeno l’inchiesta del senato, che dovette giudicare Bill per falsa dichiarazione giurata e intralcio alla giustizia, arrivò alla conclusione che il presidente fosse colpevole; Clinton fu costretto a pagare delle sanzioni pecuniarie solo per alcuni capi d’accusa. Anche allora, però, il popolo non giudicò, pur avendo la stampa sollevato un polverone, più che polverone una vera e propria nube tossica. Ma gli americani, evidentemente, sono più autonomi nei loro giudizi e non si lasciano facilmente influenzare dalla stampa.

Non dimentichiamo, poi, che Clinton era già stato processato per violenza sessuale nei confronti di tale Paula Corbin Jones, una giornalista che aveva dichiarato di aver subito delle violenze da parte del presidente nel 1991, all’epoca governatore dell’Arkansas. Anche in quel caso ne uscì pulito nonostante si dica che quello “scandalo” contribuì a sollevare il polverone della Lewinsky. Tuttavia, Clinton fu presidente degli States per due mandati, dal 1992 al 2000, senza che questi “nei” pesassero sul suo ruolo politico che fu messo in discussione per altri fatti molto più seri , ma non certo per questioni di sesso peraltro provate. Ciò che riguarda il nostro premier, invece, è ancora da provare ma nonostante ciò, si grida allo scandalo e lo si ritiene indegno del ruolo che occupa. Pazienza l’infelice battuta di Franceschini sull’educazione dei figli, che con la politica c’entrava come i classici cavoli a merenda. Ora, però, è la Chiesa a tuonare, nonostante l’iniziale indifferenza nei confronti dei gossip. Sembra che anche le alte sfere ecclesiastiche si lascino influenzare dai panni sporchi di “casa Italia”.

Infine mi chiedo: se una nazione come quella americana è passata sopra a due scandali come quelli ricordati –e sono solo un esempio, non di certo gli unici- perché mai gli italiani dovrebbero giudicare il cavaliere riguardo a questioni private che nulla hanno a che vedere con la politica? Tutt’al più Silvio non ci fa una bella figura, ma fosse anche un puttaniere incallito, a noi che ce ne importa? Ho il sospetto che, visto che non ritengo che gli italiani siano più puritani degli statunitensi, si faccia tutto questo schiamazzo solo perché la persona in questione si chiama Berlusconi. Una volta ancora è l’invidia la molla che fa scattare il caos mediatico, complice anche la moglie, ormai ex, che in teoria sarebbe l’unica persona interessata ai fatti, essendo essi privati. Ma la signora ha parlato prima e così si è giocata una carta importante: avesse aspettato, probabilmente avrebbe potuto pretendere per il divorzio più del miliardo di euro richiesto, come equo risarcimento morale per una donna, tanto morigerata, che ha sopportato in silenzio accanto a sé la presenza di un uomo che preferisce pagare il sesso piuttosto che infilarsi nel letto di una moglie bella come lei. Ma vi pare possibile? A me, sinceramente no.

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