16 novembre 2012

PORRE UN LIMITE AL DIRITTO DI CRONACA

Posted in cronaca tagged , , , , , , , a 5:06 pm di marisamoles

Leggo sul blog La 27esima ora, pubblicato su Il Corriere on line, un interessante articolo firmato da Fulvio Bufi, in cui si parla dei limiti che talvolta, per puro buon senso, si dovrebbero porre al diritto di cronaca.

Sempre più spesso, infatti, specie nei casi di omicidio, vengono pubblicati i verbali degli interrogatori (a proposito, mi chiedo come mai non siano segretati, o magari lo sono e in quel caso mi domando come mai sia così facile una “fuga di notizie”) delle persone informate sui fatti oppure degli indagati.

L’ultimo caso, balzato alle cronache dopo un silenzio di ben otto anni, è quello dell’omicidio di due donne, Elisabetta Grande e Maria Belmonte, madre e figlia, i cui corpi sono stati scoperti in casa del marito della prima, in quel di Castel Volturno.

Ecco, a tal proposito, la riflessione di Bufi:

Ci sono pagine di cronaca giudiziaria che si può rivendicare con orgoglio di non aver voluto scrivere. La vicenda di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, le due donne, madre e figlia, scomparse nel 2004 e i cui resti sono stati ritrovati sepolti nella casa dove era rimasto a vivere da solo l’uomo che di Elisabetta e Maria era marito e padre, ne offre l’ultimo esempio.

I verbali di interrogatorio di quest’uomo, Domenico Belmonte e dell’ex marito di Maria, Salvatore Di Maiolo, è pieno di domande che rivoltano fin nei dettagli più intimi la vita delle due donne, in particolare la più giovane. Gli inquirenti che le pongono sono spinti ovviamente da motivazioni che nulla hanno di morboso.

In qualunque indagine verificare ogni elemento emerso può servire a giungere alla verità, ma questo, appunto, attiene al lavoro degli investigatori. I lettori del Corriere – e anche quelli di altri giornali – quelle domande e quelle risposte non le hanno trovate nei resoconti di cronaca, e non per questo l’informazione che sulla vicenda hanno ricevuto ne è stata penalizzata al punto da non avere un quadro chiaro – per quanto chiara può essere una storia ancora oggetto di indagine – di quello che è successo a Elisabetta e Maria.
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Finalmente un giornalista che ammette che la cronaca debba porsi un limite, che debba pubblicare ciò che basta per informare chi legge su di una data vicenda, senza rispondere al desiderio morboso di chi vuole conoscere i minimi particolari che nulla aggiungono alla notizia in sé. Soprattutto, senza pensare alla tiratura dei giornali o ai click di accesso alla testata on line.
A giudicare dai commenti all’articolo, la maggior parte dei lettori chiede informazione e non particolari morbosi sulle vicende che hanno come protagoniste delle vittime che non possono difendersi.

Un bell’esempio di civiltà, finalmente.
Spero lo seguano anche i conduttori dei vari programmi di approfondimento giornalistico che, in nome dell’audience, in televisione ad ogni ora del giorno propongono servizi che di giornalistico hanno ben poco, criminalizzando presunti colpevoli (dimenticando che in Italia vige la presunzione di innocenza) e facendo processi sommari in cui spesso la vita privata delle vittime, perlopiù donne, viene smontata e rimontata privandole della dignità. Il tutto post mortem, naturalmente.

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25 gennaio 2012

NAUFRAGIO CONCORDIA: PERCHÉ PER ME DE FALCO NON È UN EROE E SCHETTINO NON È UN CRIMINALE

Posted in cronaca, Legge, televisione tagged , , , , , , , , , a 9:55 pm di marisamoles


A poche ore dal tragico naufragio della nave Costa Concordia, di fronte al porto dell’isola del Giglio, le conversazioni telefoniche intercorse tra il comandante della nave da crociera, Francesco Schettino, e il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno (che aveva assunto l’incarico di coordinare le operazioni di salvataggio dei 4200 naufraghi), Gregorio De Falco, hanno fatto il giro del mondo. Tradotte in tutte le lingue (compreso quel “cazzo” che, onestamente, non è stato per niente apprezzabile né tantomeno giustificabile, seguito da un poco opportuno “Cristo”, ma forse De Falco ignora il secondo Comandamento …), hanno esposto al pubblico ludibrio una persona che, avrà pure sbagliato, essendo pur sempre un essere umano, ma si trovava in un chiaro stato confusionale. Come un bambino colto in fallo, comprendendo di averla fatta proprio grossa, cercava di arrampicarsi sugli specchi e, se vogliamo, negare pure l’evidenza. Non è necessario essere degli psicologi per capire che quelle telefonate hanno messo in luce tanto la debolezza di Schettino quanto il potere esercitato da De Falco su un uomo in evidente stato di choc. Fra i due i rapporti di forza erano simili a quelli instaurati tra il curato manzoniano don Abbondio e i Bravi di don Rodrigo. E mi pare proprio il caso di supporre che il comandante della Concordia, non solo in quei concitati momenti ma anche e soprattutto dopo, possa aver pensato di essere un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro e che il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare.

Così, mentre il mondo intero stava sospeso tra l’indignazione e la derisione, io ero letteralmente basita. Ho ascoltato molte volte quelle telefonate, letto le trascrizioni fedeli, e ogni volta lo stupore cresceva. Mentre le voci di condanna si levavano sempre più forti, io per quell’uomo, il comandante Schettino, superficiale, ingenuo e, se vogliamo, sciagurato (secondo l’etimologia, non nel senso di “scellerato” ma di “sventurato”) riuscivo a provare solo una grande pietà.

Ora le mie impressioni hanno avuto conferma dalle parole del Contrammiraglio CP Salvatore Schiano Lomoriello, residente a Manfredonia, ufficiale delle Capitanerie di Porto che, analizzando le telefonate di De falco e Schettino, ha messo in luce, una dopo l’altra, le mancanze del Comandante della Capitaneria di Livorno:

Forma: di una virulenza verbale inaudita, minacciosa, blasfema, volgare che, mi si creda in coscienza, mi ha fatto VERGOGNARE di essere un Ufficiale delle Capitanerie di Porto. Istituzione quest’ultima che essendo palestra di contatti umani, ci ha insegnato di essere sempre rispettosi con TUTTI, mai saccenti, mai protagoniosti ma al servizio della Gente di Mare fermo restando tutte quelle prorogative di Polizia Giudiziaria che la legge ci affida e che vanno esercitate sempre senza alcuna forma di indugio ma con pacatezza e fermezza. Non mi pare he tutto ciò sia ricontrabile nel contesto della telefonata in questione che ha esposto una persona già vinta dalla vita a ludibrio planetario senza alcuna forma di umanità che mi avvilisce e mortifica.

Sostanza: qualcuno mi dovrà pur spiegare in quale trattato di Diritto Marittimo o altra fonte normativa in merito al Soccorso e Salvataggio in mare sia scritto che il Comandante della Nave perde la Titolarietà del Comando quando è stato dichiarato l’ordine di “abbandono nave ” e che in tal caso detta prerogativa passa all’Organo soccorritore. L’Ufficiale Capo della Sezione Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno in merito afferma : “Comandante, rivolgendosi al Com.te Schettino, lei ha dicharato l’abbandono della nave, ORA COMANDO IO ” (sic) e dopo tanti irriverenti bla bla bla “LE ORDINO DI” etc etc. In tutta questa vicenda, in ipotesi, non sarà mica stato consumato il reato di usurpazione di Comando? E’stato legittimo l’ordine dato? Trova quantomeno fondamento nella legge quanto con violenza verbale inaudita è stato fatto segno il Comandante Schettino, persona in quel momento , come ho già vuto modo di dire, VINTO DALLA VITA? A me e’ parso come sparare sulla CROCE ROSSA senza un briciolo di umanità ma con della forza verbale la cui genesi non mi va di stigmatizzare ma che lascio all’analisi di chi legge.

Eppure, le TV, gli organi di stampa hanno eletto De Falco a livello di “Eroe”, un insigne critico del Corriere della sera cosi scrive :”Grazie Capitano…… ” Ma di che vorrei chiedergli, di cosa, che cosa ha prodotto in positivo quella “sparata telefonica” se non irridere, minacciare, esporre il Comandante Schettino a ludibrio pubblico. E noi viviamo in un paese civile? Nella culla del diritto? In un paese dove la stampa sta spingendo perché quell’Ufficiale sia fatto segno di un “solenne encomio ”. Sarebbe, in tal caso, un’offesa al Diritto un’offesa a tutti quegli Ufficiali che in silenzio e con dedizione massima hanno fatto il proprio dovere senza mai salire sul palcoscenico del protagonismo ma stando sempre lontanissimi dallo stesso.

[LINK della fonte]

Sia ben chiaro: io non assolvo il comandante Schettino e riconosco le sue colpe che immagino gravino sulla sua coscienza come il macigno sradicato dalla potenza della Concordia sulla scogliera “non segnalata sulle mappe” e rimasto incastonato, come la gemma più orribile, sul fianco della nave. Non lo assolvo ma non riesco a condannarlo, almeno non riesco a condannare solo lui. Non lo faccio perché penso che questo sia il compito della Magistratura e perché trovo che i processi sommari fatti dalle televisioni, dai giornali, dalla gente comune negli uffici nei bar o sugli autobus siano poco rispettosi non del comandante – lo si può anche odiare e insultare, se si pensa che egli davvero meriti odio e insulti – ma di una famiglia che sta soffrendo, di una moglie che forse sta difendendo l’indifendibile, di una figlia esposta come il padre al pubblico ludibrio. Con la differenza che un adulto ha le spalle forti, un’adolescente no. E si sa quanto possano essere cattivi i coetanei, specie se influenzati dalle voci degli adulti.

Per me De Falco non è un eroe ma solo un uomo, un militare, che ha esercitato le sue funzioni con troppa autorità e poco rispetto.
Per me Schettino è un uomo che ha sbagliato, non sarà mai più un comandante, sarà forse un criminale – preferisco però aspettare la formale condanna da parte di un tribunale – ma non è nemmeno l’unico responsabile di ciò che è accaduto. Sulla codardia dimostrata nell’abbandono della nave preferisco non esprimermi. Forse la Costa Crociere dovrebbe selezionare meglio il personale, specie quello a cui affida posizioni di comando.

23 gennaio 2011

CASO RUBY: LETTERA APERTA DEL PDL IN DIFESA DI SILVIO BERLUSCONI

Posted in attualità, Legge, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , a 9:47 am di marisamoles


Sul Ruby-gate – come è stato battezzato il caso riguardante il presunto sfruttamento della prostituzione minorile da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di alcuni suoi “amici” e conoscenti – non ho voglia di parlare. Attendo i fatti.
Da telespettatrice e da lettrice dei quotidiani, però, sono profondamente indignata dall’esagerata trattazione di questo caso, spesso con articoli e servizi ripetitivi fino alla noia, a scapito di notizie “serie”, o comunque concernenti fatti accaduti, su cui non è richiesto un giudizio ma solo l’umana pietà. Mi riferisco, ad esempio, al lutto che ha colpito gli Alpini italiani con la morte di Luca Sanna in Afghanistan, oppure quello che ha colpito la comunità ebraica con la scomparsa di Tullia Zevi. Senza contare le notizie economiche o sociali, come quella che riguarda il livello di disoccupazione dei giovani italiani. Tutto passa in secondo piano perché Berlusconi è al centro dell’attenzione degli Italiani, nel bene e nel male. Perché del premier si occupano gli “amici” e i “nemici”. E nessuno, forse, si rende conto che è esattamente quello che lui vuole: essere al centro dell’attenzione mediatica.

Non ho voglia di parlarne, ho detto. E infatti mi limito a segnalare una lettera aperta che alcuni esponenti del PdL (Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi) hanno inviato al quotidiano cattolico L’Avvenire, che l’ha pubblicata. Non è uno scritto in cui si difende a spada tratta Berlusconi, piuttosto un invito ad attendere gli sviluppi del caso giudiziario, senza lasciarsi condizionare da facili conclusioni e da giudizi morali suggeriti, anche troppo palesemente, dai media.

Inizia così la lettera:

Cari amici,
in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’è il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’è di mezzo il presidente Berlusconi
.

E continua così:

Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia però veramente giusta, che segua regole certe, assicuri l’inviolabilità dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialità del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale.

Per poi concludersi con queste parole:

Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verità e alla giustizia.

Io non ho altro da aggiungere.

[l’immagine è tratta da questo sito]

30 ottobre 2010

FAMIGLIA CRISTIANA: “IL PREMIER È MALATO, ANCHE VERONICA L’HA DETTO”

Posted in attualità, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , a 4:04 pm di marisamoles


Un’altra bufera mediatica si è scatenata sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il caso, ormai stranoto, è quello della minorenne (all’epoca dei fatti, cioè febbraio 2010) di origine marocchina Ruby “Rubacuori” che avrebbe partecipato ad una festa ad Arcore e dal padrone di casa avrebbe avuto in dono una collana di diamanti e 7mila euro. In cambio di cosa? Della sua presenza, niente di più. Il fatto è che Berlusconi ha un cuore grande, come ha dichiarato lui stesso, e aiuta chi ha bisogno.

Ok, anch’io ci ho scherzato sul suo cuore grande. Ho scritto un post perché a quella dichiarazione mi è venuta in mente Heidi. Ma oggi, leggendo un articolo di Famiglia Cristiana, sono rimasta sconcertata. In riferimento al caso – Ruby, l’autore del servizio, Giorgio Vecchiato, ha affermato che già la moglie del premier, Veronica Lario, aveva pubblicamente dichiarato la “malattia” del marito, ormai ex.

Nel pezzo si legge: Uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile anche perché consentito, anzi incoraggiato, dal potere e da enormi disponibilità di denaro. Si sa che Berlusconi è un generoso, non lesina su aiuti e ricompense. Ma quale tipo di aiuti, e ricompense per che cosa? Incredibile che un uomo di simile livello e responsabilità non disponga del necessario autocontrollo. E che il suo entourage stia a guardare. S’insiste, dunque, sulla mancanza di autocontrollo che Berlusconi, nella veste istituzionale, dovrebbe mantenere. Si parla di lui come una persona malata. Ma il Presidente del Consiglio già ieri si è difeso: lavora venti ore al giorno, non va quasi mai in ferie, ogni tanto gli va di distrarsi e così organizza delle feste. Che male c’è? Lui si definisce orgoglioso del suo stile di vita.

Da notare che la stessa Ruby ha affermato di essere andata solo una volta nella villa di Arcore e di aver assistito ad uno show canoro del premier. Che male c’è? Nessuno conosceva la sua vera età e lei si era spacciata per una ventiquattrenne. Poi, quando Berlusconi si è reso conto di essere di fronte ad una minorenne, le ha chiaramente detto di non farsi più vedere. In seguito, però, a maggio, la telefonata alla questura di Milano: Berlusconi si limita a dare una mano ad una ragazza in difficoltà, pur mentendo sulla vera identità e spacciandola per nipote di Mubarak. In ogni caso, la ragazza viene lasciata libera qualche ora dopo e affidata al consigliere Minetti, come espressamente chiesto dal premier.

Detto questo, prima di definire Berlusconi un “malato”, bisognerebbe conoscere i fatti. E poi, anche se non disdegnasse la compagnia delle belle donne, disponendo del “potere” e del fascino del denaro, un binomio che attrae particolarmente le signorine in cerca di notorietà, sarebbe l’unico? Diciamo che la stampa gli sta appresso e non si lascia scappare l’occasione per scrivere qualche servizio piccante sul Presidente del Consiglio. Il potere dei media è, poi, quello di condizionare il giudizio della gente. Persino il papa c’è cascato. Ieri, senza riferirsi esplicitamente al caso Ruby, di fronte a centomila giovani dell’Azione cattolica, ha affermato: Troppo spesso l’amore è ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto di se stessi e degli altri. Così è molto amore proposto dai media e da internet: egoismo, chiusura, illusione di un momento, qualcosa che vi lega come una catena, qualcosa che soffoca il pensiero. Impossibile non pensare che si riferisse velatamente anche a Berlusconi, o meglio alle ragazze disponibili ad incontrarlo per ottenere qualcosa in cambio, data la sua tanto sbandierata bontà di cuore. Un’altra condanna che proviene dal mondo cattolico in cui di certo gli scandali non mancano. Mi verrebbe da dire: da quale pulpito arriva la predica.

Ma cerchiamo di spostare, per un istante, l’attenzione dal premier alla minorenne Ruby. Una così, che si spaccia per ventiquattrenne, vestita (per modo di dire) e truccata come una donna navigata, se è davvero “bisognosa d’aiuto”, se va in cerca di protezione, perché ad una casa-famiglia preferisce la villa di Arcore?

2 novembre 2009

STEFANO CUCCHI: LA MORTE FA NOTIZIA, MA PERCHÉ QUELLE FOTO?

Posted in cronaca tagged , , , a 5:26 pm di marisamoles

pace a stefano
Scrivo questo post non per parlare della morte del trentunenne Stefano Cucchi, ma per protestare contro la diffusione in rete delle foto del suo cadavere.
Ho letto che le fotografie in questione sono state diffuse dalla famiglia stessa, per denunciare la gravità delle circostanze che hanno condotto il loro congiunto alla morte. Ritengo tale decisione di cattivo, anzi pessimo gusto. Credo che sia doveroso far luce su questa morte assurda, ma non approvo la scelta di pubblicare quelle foto. Non aggiungono nulla alla notizia, già tragica in sé.

La morte non fa paura più a nessuno, nel senso che siamo talmente abituati a vedere immagini violente in televisione e al cinema, da non distinguere più la finzione dalla realtà. Ad esempio, quando è stato diffuso il video del recente omicidio di camorra avvenuto in Campania, pur essendo coscienti di essere di fronte alle immagini di una telecamera di sorveglianza, l’abbiamo osservato come se si trattasse di un film. Ma le fotografie di quel ragazzo ormai privo di vita sono un’altra cosa. Io non riesco a guardarle perché penso che non venga rispettata la dignità della morte.

Ritengo che sia un diritto della famiglia quello di scoprire la verità e un preciso dovere della magistratura indagare per individuare un colpevole. Quelle foto, come ho già detto, non aggiungono nulla alla notizia e non servono a sensibilizzare il lettore che già comprende la gravità del fatto. Non sempre il fine giustifica i mezzi e se la famiglia ha preso questa decisione, assai discutibile a parer mio, è giusto rispettarla. Chi si “diverte” a pubblicare quelle fotografie, però, lo fa solo per alimentare la morbosità del pubblico che dovrebbe, almeno per una volta, fare a meno di pensare che il diritto all’informazione possa travalicare i confini della decenza. Non stiamo parlando di gossip, di escort o di trans, stiamo parlando della morte.

[per l’immagine, vedi sito agneseginocchio.it]

7 novembre 2008

W OBAMA: BELLO, GIOVANE E …

Posted in attualità, Barack Obama, elezioni americane, presidente USA, società tagged , , , , a 9:15 pm di marisamoles

berlusconi e obamaLa stampa di mezzo mondo si sta occupando da ieri della gaffe di Berlusconi su Obama. Eppure ci sarebbero tanti altri fatti di cui occuparsi con tanto zelo. Pazienza, ancora una volta la stampa e l’opinione pubblica hanno contribuito ad innalzare, se possibile, il già elevatissimo narcisismo del nostro Premier. Ora ha un motivo in più per bearsi nel suo innato egocentrismo … e dire che tutti quelli che non lo sopportano non si rendono conto che così facendo si continua a parlare di lui. Pare che la stessa elezione di Barack Obama sia passata in secondo piano.
Per curiosità ho fatto un giro, on – line, sui siti dei quotidiani italiani ed esteri, leggiucchiando qua e là i commenti all’infausto show in cui il  Silvio nazionale si è esibito nella lontana Russia. Con gran delusione ne ho dedotto che letto un articolo, li hai letti tutti. Non solo nell’ambito della stampa italiana, ma anche in quella straniera. In pratica si trovano svariate traduzioni del pezzo riportato sul Corriere della Sera: evidentemente all’estero il Corriere è per antonomasia “il Giornale”.

Fatta questa premessa, non starò a ripetere quello che è già stato detto, scritto, commentato, specie dall’opposizione che non aspettava altro che un’altra occasione per scagliarsi contro al nostro Premier, accantonata, almeno per un po’, la questione del decreto Gelmini.
Mi soffermo, perciò, su alcuni commenti letti sul sito del Times. Leggo con meraviglia che i più agitati sono gli italiani: quasi tutti si scusano, si vergognano di appartenere al popolo italiano, ritengono che le parole di Berlusconi rappresentino un’offesa per tutta la popolazione … insomma, tanti “sorry” a fronte di un più distaccato e neutro atteggiamento di molti stranieri. E questo la dice lunga sul famoso “gatto che si morde la coda”.
Tra tanti commenti ne ho scelto alcuni che vogliono, a volte in modo sagace, sdrammatizzare la situazione.

Nathan da Oxford scrive: “Ragazzi, avete bisogno di darvi una calmata! Dire a qualcuno che è abbronzato, non significa che sia razzista, come potrebbe esserlo? La gente sta semplicemente tentando di far passare una battuta per razzismo solo perché di questi tempi è la faccenda più popolare contro cui scagliarsi.”

Sempre da Oxford Jen afferma: “Dubito che qualcuno in America possa considerare la battuta offensiva. Obama stesso, probabilmente, l’ha trovata un po’ divertente. Non credo fosse un commento razzista: i neri e i mulatti generalmente passano sopra cose di questo tipo. Sono i bianchi che di solito vanno nel panico e considerano cose del genere oltraggiose, a loro vantaggio.”

E ancora, Laura da Londra: “Dovete essere felici di chiamare Obama ‘nero’, dimenticando che al 50% è bianco, quindi, secondo la logica, dovreste essere felici di chiamarlo ‘abbronzato’ dimenticando che al 50% è nero. Ma i due punti di vista sono entrambi errati: Obama non è nero ma è di razza mista, quindi, visto che dire ‘abbronzato’ equivale a dire ‘nero’, il concetto di fondo è errato.”

Evidentemente abituata alle gaffe del Premier, ancora da Oxford Sonia saggiamente osserva: “È vero che Berlusconi è famoso per i commenti fuori luogo. Comunque la gente non dovrebbe reagire in questo modo di fronte a certe cose. Nel mondo accadono fatti ben più terribili e preoccupanti. Gente, politici e stampa dovreste rivolgere la vostra attenzione su quelli! Io sono ancora orgogliosa di essere italiana!”

Infine, C.Sette da Londra fa notare che “Chiunque parli italiano dovrebbe capire che dire ‘giovane, bello e abbronzato’ equivale a dire ‘alto, scuro e carino’ … ce ne vuole per arrivare ad un commento razzista.”

Insomma, non mi pare che tutti se la siano presa a male. A parte l’elucubrazione mentale di Laura sull’essere neri o bianchi al 50 % (ho avuto delle difficoltà anche a tradurre il commento … più andavo avanti e meno capivo!), credo che persone ragionevoli possano ritenere che, al di là della sconvenienza di tale affermazione, Berlusconi volesse risultare spiritoso … Eppure, viste le infelici battute fatte in diverse situazioni, avrebbe già dovuto capire che non fa ridere nessuno. L’unico effetto che sortisce ogni volta è l’indignazione di tutta l’opposizione. Anche loro, però, potrebbero rivolgere l’attenzione altrove!
Battute a parte, sono felice per Obama e per tutto il popolo americano, bianchi, neri, meticci … insomma, di fronte al primo presidente degli States con il colorito un po’ scuro bisognerebbe inchinarsi e ringraziare Dio che, finalmente, i milioni di africani che hanno subito per secoli ogni sorta di sopruso possano avere il giusto e dovuto riscatto morale.

Se proprio vogliamo parlare di battute, a me pare molto più infelice quella di Gasparri: “Al Quaeda felice con Obama”. Purtroppo questa non era una spiritosaggine … ah, se l’avesse pronunciata Berlusconi, chissà cosa sarebbe successo. La terza guerra mondiale?

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