IO NON CAPISCO LA RAGAZZA DELLO SPOT TRIVAGO

Ricordate la ragazza punk, che chiamerò Nina, e il bel tipo, barbuto, con i capelli lunghi, che chiamerò Jack, della vecchia pubblicità Trivago? Tipi decisamente diversi. In comune avevano, allora, solo l’albergo. Ma lei è più furba: sceglie la tariffa minore per avere gli stessi servizi di lui. Ganza la ragazza.

Lei e lui, nello stesso hotel, s’incontrano in piscina, nasce la complicità, lo sguardo è ammiccante … La sera si ritrovano, lui tirato a lucido, con i capelli raccolti, in un abito nero elegante, bello da far paura … lei, vestita molto easy, con i capelli sparati, mastica un chewing gum e fa pure la bolla. Entrano in ascensore e … non ci vuole una fervida fantasia per immaginare il seguito.

Due anni dopo, ritroviamo Jack e Nina a Berlino. Un viaggio romantico assieme, ancora una volta nello stesso albergo. Belli come il sole, simpatici, complici fino quasi a scambiarsi lo spazzolino da denti. Lei è meno punk, lui è più easy, senza rinunciare alla classe che l’aveva contraddistinto nel precedente spot. In una scena porta la sua amata in braccio fino alla porta della camera. Bello, galante e …. ricco, se due anni prima poteva spendere decisamente di più per dimorare nello stesso hotel di Nina.

Una voce fuori campo, al termine dello spot, dice: “Quando prenoto voglio farlo al minor prezzo. Forse chiedo troppo?”

Ma, allora, bella mia, non hai capito nulla della vita! Che caspita t’importa del minor prezzo quando lui poteva permettersi di pagare molto più di te? Hai trovato un uomo bello, galante, romantico e ricco … fatti furba e cogli al balzo l’occasione per non badare a spese!

Chiedi troppo? No, troppo poco.

IL CASO ENZO TORTORA IN TV E LO SPOT INFELICE

Non so chi di voi abbia visto la fiction in due puntate sul caso di Enzo Tortora, il popolare presentatore accusato e condannato ingiustamente per associazione camorrista e spaccio di stupefacenti. Anzi, so per certo che l’ha visto Quarchedundepegi perché ne ha parlato in questo suo post. Dice che l’ha rattristato e che l’ha fatto riflettere sulla Giustizia italiana. Condivido pienamente. Non ho trattenuto le lacrime quando, verso la fine, è stato trasmesso uno spezzone originale della puntata di Portobello che il conduttore ha affrontato da uomo libero, dopo l’assoluzione in Appello, confermata in seguito dalla Cassazione. Purtroppo, come si sa, breve fu la sua vita in seguito, troppo breve per godersi appieno la libertà agognata e per poter dimenticare i mesi di carcere seguiti dagli arresti domiciliari che gli furono concessi per sopraggiunti problemi di salute. Dopo quell’esperienza si ammalò di tumore per spegnersi all’età di sessant’anni.

Bravo Ricky Tognazzi, protagonista e regista, ma brava anche Carlotta Natoli, più portata forse per i ruoli comici ma nella sua interpretazione dell’amatissima sorella di Tortora, Anna, ci ha offerto una prova d’attrice al di sopra delle più rosee aspettative.

Non voglio dilungarmi troppo sulla fiction che mi è piaciuta ma non è stata il massimo. Ho apprezzato di più, se devo essere sincera, la miniserie su Walter Chiari interpretata magistralmente da Alessio Boni. Tognazzi mi è sembrato un po’ modesto, o forse dipende dal fatto che, come lui stesso ha dichiarato, non era sua intenzione imitare Tortora ma farne una sua personale reinterpretazione a beneficio dei giovani che non conoscono la sua storia.

Le vicissitudini giudiziarie del popolare presentatore sono invece ben note a noi adulti. Sembra incredibile che sia stato architettato un piano ad hoc, con la complicità dei maggiori capi camorra, ai danni di una persona onesta, apparentemente senza alcun motivo.
Come si ricorderà tra i principali accusatori di Tortora c’era il camorrista “pentito” Giovanni Melluso, detto “Gianni il bello”, lo stesso che nel 1985 accusò Walter Chiari di spaccio di cocaina, assieme al cantautore Franco Califano. Il popolare comico e presentatore venne prosciolto in istruttoria.

Insomma, lo stesso Melluso segnò la vita di due grandi della tv italiana.

Non so se avete fatto caso, ma alla fine della fiction su Tortora, lo sponsor era … calzature Melluso.

Ma come si fa, dico io, ad accettare che una ditta omonima del principale accusatore di Enzo Tortora sponsorizzi la miniserie in due puntate? Una scelta davvero infelice.