4 dicembre 2013

SALUTE DONNA: INVENTATO IL REGGISENO “INTELLIGENTE” CHE FA MANGIARE DI MENO

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , a 7:18 pm di marisamoles

reggiseno ammazzafame
Le proprietà del reggiseno sono note a tutti. Con il push-up forse pensavamo di assistere alla rivoluzione del secolo nell’ambito della lingerie. E invece dei ricercatori hanno inventato un reggiseno “intelligente” che avverte quando si sta mangiando troppo. Insomma, quando mai avremmo pensato al reggiseno come un alleato per dimagrire?

La scoperta si deve ad un team di ricercatori dell’Università di Rochester, New York, e di Southampton, Regno Unito, che cercavano un metodo efficace e immediato per aiutare chi soffre di sovrappeso per quella relazione cibo-umore che talvolta ci spinge ad abbuffarci, per giunta di cibi nemici della dieta, per consolarci un po’.

La collaborazione con il Centro di Ricerca Microsoft di Redmond ha portato gli inventori del reggiseno “ammazzafame” a crearne uno dotato di sensori che, attraverso uno smartphone, avvisa chi lo indossa quando è in corso una «mangiata emotiva».
L’indumento intimo femminile, che incorpora anche un giroscopio e un accelerometro, fornisce indicazioni sui livelli dell’umore di chi lo indossa, avvisandolo, grazie a un’app sullo smartphone, che deve rilassarsi e mangiare con più calma. I risultati ottenuti paiono buoni, anche se il reggiseno-nutrizionista è per ora solo un prototipo e richiede ulteriori studi e la soluzione di problemi quali la durata delle batterie.

A questo punto i signori uomini si sentiranno discriminati. L’equipe di ricercatori ha pensato anche a loro: i test sono stati fatti inserendo i sensori nella biancheria intima (non meglio specificata!), ma con un’efficacia minore, proprio a causa della posizione. Tuttavia, è assodato che il sesso maschile ricerchi meno l’effetto consolatorio del cibo.

A questo punto mi sento di porre una domanda alle signore donne: ma voi un reggiseno così orribile (vedi foto sotto il titolo) ve lo mettereste? Io no, decisamente.

[notizia e foto dal Corriere]

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15 novembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IL CIOCCOLATO NON FA INGRASSARE

Posted in dieta, dolci, donne, La buona notizia del venerdì, salute, scienza tagged , , , , , , , , , , a 12:49 am di marisamoles

mangiare cioccolata
Lo ammetto: questa per me è una buonissima notizia, forse non proprio culturalmente alta, diciamo anche un po’ frivola. Ma volete mettere il senso di colpa che dobbiamo superare ogni volta che facciamo sciogliere in bocca un misero quadratino di cioccolata? La notizia che il cioccolato non fa ingrassare diventa socialmente utile. Una società più felice, che vive con ottimismo e si consola con la serotonina, nel caso debba affrontare qualche difficoltà, potrebbe anche essere più produttiva. Con i tempi che corrono, la cioccolata potrebbe sconfiggere la crisi mondiale. O no??

Secondo alcuni ricercatori della facoltà di Medicina e della facoltà di Attività fisica e Scienze dello sport dell’Università di Granada (Spagna), che hanno pubblicato i risultati dei loro studi sulla rivista Nutrition, non solo il cioccolato non farebbe ingrassare ma avrebbe anche molte proprietà salutari, come “un importante effetto antiossidante, effetti antitrombotici, anti-infiammatori e anti-ipertensivi”, inoltre, aiuterebbe “a prevenire le malattie ischemiche del cuore”.

Il team spagnolo ha dimostrato che il maggior consumo di cioccolato è associato a più bassi livelli di grassi totali (il grasso depositato su tutto il corpo) e grasso centrale (quello addominale), a prescindere dal fatto che l’individuo svolga o meno una regolare attività fisica, dalla dieta seguita o dall’età più o meno adulta.
Secondo una prima ipotesi degli scienziati, l’effetto potrebbe essere in parte dovuto all’influenza delle catechine (gruppo di sostanze antiossidanti appartenenti alla categoria dei flavonoidi) sulla produzione di cortisolo e sulla sensibilità all’insulina, entrambi gli ormoni legati strettamente a sovrappeso e obesità.

Lo studio è stato condotto su 1.458 adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni partecipanti a uno studio finanziato dall’Unione Europea, denominato HELENA (Healthy Lifestyle in Europe by Nutrition in Adolescence), che monitora l’obesità e il sovrappeso.

I risultati dei ricercatori di Granada sono confortati da quelli ottenuti da un’altra equipe, questa volta californiana,la quale ha scoperto che il consumo di questa sostanza è associato ad un indice di massa corporea più bassa.

Che altro dire se non BUON CIOCCOLATO A TUTTI?

A proposito, voi quale cioccolato preferite?
Io quello con le nocciole intere e rigorosamente al latte.

[link della fonte; immagine da questo sito]

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7 aprile 2011

È PRIMAVERA, TEMPO DI DIETA … OVVERO LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Posted in affari miei, dieta, dolci, donne, salute tagged , , , , , , , , , a 2:07 pm di marisamoles


Esilarante l’articolo di Corrado Ruggeri su Il Corriere. Una taglia 62 fiero di esserlo. Nemmeno rimanere quasi intrappolato nella “bussola” all’entrata della banca lo fa riflettere sul fatto che forse è il momento di mettersi a dieta.

Ecco come racconta l’increscioso episodio:

Le avevano sistemate da poco, queste mascelle in acciaio e cristallo antiproiettile che ti inghiottono con un rumore che sa di prigionia e poi decidono se e come restituirti alla libertà. Porte scorrevoli, a semicerchio, ormai familiari, alle quali ci si consegna senza timori. Pulsante verde e si entra. La porta scivola, dà il benvenuto, scorre: e blocca di nuovo ogni via di fuga. Scricchiolii sinistri, come un avviso di guai. Rumori strani, vibrazioni e poi parte la vocetta da astronauta, declinata al femminile ma con accento metallico. «Attenzione – dice – si prega di entrare uno alla volta». Ero solo, naturalmente.

Insomma, se è vero che le più votate alla dieta come estremo sacrificio – specialmente in primavera, pensando alla fatidica prova costume – sono le donne, quelle che ahimè si lasciano più facilmente influenzare dal modello donna perfetta, niente pancia, sedere a mandolino e seno da pin up (risultato, il più delle volte, ottenuto grazie all’abilità del chirurgo estetico) che va tanto di moda, è pure vero che sono molti gli uomini che ci tengono alla linea e al fisico asciutto, che si fiondano in palestra appena hanno un momento libero – preferibilmente in pausa pranzo così saltano anche il pasto! – per ottenere gli addominali scolpiti a mo’ di guscio di tartaruga. Ma Ruggeri no, nemmeno per scherzo, non può fare a meno di godersi la buona tavola, uno dei pochi piaceri della vita. Preferisce far suo un antico detto cinese (ma esiste davvero? magari se l’è inventato lui a suo pro) che recita: Un uomo senza pancia è come un cielo senza stelle. Io adesso non lo so se le donne siano più sensibili alle stelle piuttosto che alle tartarughe. Ho un marito magrissimo che mangia il triplo di me e non ingrassa mai. Anche se devo ammettere che, guardando lui, non vedo le stelle, fuor di metafora, ma nemmeno tartarughe.

Certo, pur godendosi la libertà di essere grasso, Ruggeri, con la sua taglia 62, deve ammettere che quelli come lui spesso sono degli incompresi, nonché bersaglio di frecciatine, anche da parte delle mogli:

Non siamo sempre compresi. Abbiamo schiere di detrattori che ci criticano: «Ma non ti vergogni? Un po’ di amor proprio, con quella pancia? E poi l’estate, sempre sudato…». Abbiamo mogli perfide e maligne capaci di dire in pubblico: «L’ho sposato 30 chili fa». Abbiamo sarti carissimi ai quali i soldi non bastano, vorrebbero anche una soddisfazione professionale: «Dotto’, comunque sembra un sacco, ma perché non se prende bell’e fatta una taglia 62? Spende la metà e je sta uguale». Abbiamo l’ironia stupida degli animatori dei villaggi vacanza in giro per il mondo: «Vuole il kajak? Se riesce ad entrarci…». Ma sai che c’è? Un bel motoscafo si trova sempre. E c’è pure il pozzetto di poppa, col tendalino per fare merenda al fresco.

Io credo che ognuno debba essere soddisfatto di se stesso, grasso o magro, non fa differenza. Sono anche del parere che sia giusto difendere il sacrosanto diritto al bel piatto di spaghetti qualora rinunciarvi procurasse un inconsolabile dispiacere. Però non sono d’accordo con Ruggeri quando afferma che la dieta è l’inizio di una malattia, porta alla perdita del peso ma pure del buon umore, conduce a una tristezza infinita, scatena facili accessi d’ira, suscettibilità. Non si ride più, si ghigna. Perché il buon cibo è come l’ossigeno, per chi ama mangiare. E la dieta è l’altitudine, dove non si riesce a respirare.

Secondo me la cosa fondamentale è piacersi ed essere coerenti nelle proprie scelte. Io, ad esempio, ho sempre lottato con la bilancia e quando l’ago sale inesorabilmente, non sono per nulla contenta. Non amo la buona tavola, diciamo che mi nutro o, come spesso mi piace dire, mangio per vivere, non vivo per mangiare. Però, come tutti, ho le mie debolezze: mi piacciono i dolci. Sono golosa e sono disposta a qualsiasi sacrificio pur di non rinunciare ai pochi piaceri della vita che mi concedo: un bel pezzo di cioccolata, una fetta di torta, un gustoso gelato, preferibilmente al bacio o comunque qualsiasi gusto abbia del cioccolato dentro, quei deliziosi biscottini da tè con tanto, troppo burro … insomma, cedere alla tentazione per me è facilissimo, peccato che poi sconti la golosità con qualche chilo in più. Allora sento il rimorso della coscienza e decido di mettermi a dieta. Così anche il mio colesterolo me ne sarà grato.

Riuscire a dimagrire è, prima di tutto, una questione mentale: se ci si mette a dieta senza troppa convinzione, sarà un insuccesso. Di solito ci si crea pure gli alibi. Io, per fare un esempio bastato sulla mia esperienza, cerco di convincermi che sia più facile dimagrire con la mente sgombra dai pensieri. In altre parole: per mettermi a dieta devo essere felice. Già, una parola. Una come me non è mai felice, c’è sempre qualcosa che non va, un motivo per cui lamentarsi. Questa sensazione di infelicità perenne mi fa accumulare stress e, al contrario di quanto accade di solito alle persone “normali”, a me lo stress fa ingrassare. Allora, che fare? Se decido per la dieta ma non mi sento sufficientemente felice per poter evitare di ricercare una qualsiasi consolazione nel cibo più calorico che c’è (pare impossibile, ma la felicità è inversamente proporzionale alle calorie contenute nei cibi), desisto. Ma se non mi metto a dieta, l’immagine che vedo riflessa nello specchio mi rende ancora più infelice. Insomma, è un circolo vizioso da cui pare non ci sia via d’uscita.

Come dicevo, la dieta è più che altro una questione mentale. Se l’immagine che vedo di me non mi piace e mi procura un’ulteriore infelicità, è giunto il momento di superare l’impasse e di guardare avanti. In altre parole, per non sommare infelicità ad infelicità, è meglio che mi concentri su ciò che maggiormente mi rende infelice, ovvero l’immagine di me. Ecco che tutti gli altri motivi d’infelicità passano in secondo piano per lasciare spazio, soprattutto mentale, ad un percorso difficile, certo, ma che può essere superato facilmente se ci si crede. Il periodo più arduo per la dieta sono le prime due settimane: in quei quattrodici giorni si gioca il destino di una dieta. Se i risultati sono incoraggianti, si prosegue con determinazione e anche l’umore migliora; altrimenti ci si demoralizza ulteriormente e si è costretti a gettare la spugna, con il risultato che altri chili si accumulano e dopo sarà ancora più difficile smaltirli.

Insomma, mi dispiace non essere d’accordo con Ruggeri. Se lui è felice così, nulla gli può impedire di godersi la buona tavola e di infischiarsene delle critiche. Lui, evidentemente si piace così com’è e nessuno potrà mai condizionare le sue scelte.
Stamattina a scuola ho casualmente accennato alla mia dieta. Un’allieva mi ha detto che non ho bisogno di dimagrire, tanto non devo trovare nessuno, essendo già accasata. Le ho risposto che prima di tutto bisogna piacersi, se poi piacciamo anche agli altri, tanto meglio.

12 aprile 2010

OBESITÀ INFANTILE, UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE

Posted in bambini, dieta, famiglia, figli, MIUR, salute, scuola, società tagged , , , , , , , , , , a 4:07 pm di marisamoles

Un’indagine condotta da “Okkio alla Salute”, per conto del Ministero della Salute/Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, su un campione di 45.590 bambini che frequentano la terza classe della scuola primaria (8 anni), ha messo in rilievo una situazione abbastanza preoccupante per quanto riguarda l’obesità infantile e, più in generale, il sovrappeso.

Dai dati emersi risulta che il 23,6 % dei bambini è in sovrappeso mentre il 12,3% è afflitto da obesità. Considerando, dunque, la popolazione infantile (di età compresa tra i 6 e gli 11 anni), si può ipotizzare che più di un milione di bambini in Italia sia sovrappeso., anche se ci sono delle differenze tra le varie regioni: mentre in Campania l’obesità riguarda il 49% dei bambini, in Valle d’Aosta il problema affligge “solo” il 23%. In generale è stato riscontrato un maggiore rischio di obesità infantile nelle regioni del sud.

Dati di questo tipo fanno certo riflettere, ma è ancor più allarmante ciò che dall’indagine emerge riguardo le cattive abitudini alimentari:

l’11% dei bambini non fa colazione
• il 28% la fa in maniera non adeguata
• l’82% fa una merenda a scuola qualitativamente non corretta
il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura
• solo il 2% dei bambini supera le quattro porzioni giornaliere
• il 41% dei bambini beve ogni giorno bevande zuccherate, e il 17% più di una volta al giorno

Se a ciò aggiungiamo che generalmente i piccoli fanno poca attività motoria, si fa luce sulle concause dell’obesità infantile:

• 1 bambino su 4 non ha svolto attività fisica il giorno precedente l’indagine
• solo 1 bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età
1 bambino su 2 trascorre più di due ore al giorno davanti alla televisione o ai videogiochi
• la metà dei bambini dispone di un televisore in camera propria.

La scuola, da parte sua, non offre la possibilità di fare molta attività fisica: le ore di Educazione Motoria previste sono solo due a settimana e non sono affatto garantite: solo il 71% delle classi interessate, infatti, svolgono l’attività prevista. C’è da dire, tuttavia, che il 90% delle scuole interessate ha inserito nei propri programmi iniziative di promozione dell’attività motoria.

Allo scarso movimento e alle cattive abitudini alimentari già evidenziate, si aggiunge il fatto che molti bambini consumano il pasto di mezzogiorno a scuola, in mensa, presente solo nel 64% degli istituti. Non sempre nelle mense scolastiche la qualità e la varietà del cibo è assicurata: dall’indagine emerge che solo nel 12% delle scuole sono distribuiti alimenti sani (frutta, latte, yogurt) giornalmente.

Detto ciò, qual è la percezione che in famiglia si ha di questo problema? I dati non sono affatto confortanti: circa 4 madri su 10 di bambini con sovrappeso o obesità non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo rispetto alla propria altezza e molti genitori sembrano non valutare correttamente la quantità di cibo assunta dai propri figli. Insomma, l’educazione alimentare dovrebbe essere, prima di tutto, impartita a casa, ma non è affatto scontato che ciò accada.

Per far fronte a questa “emergenza”, è nato un sodalizio tra Barilla, Comune di Parma, Università, Coni provinciale, Ufficio scolastico regionale e Cus Parma per promuovere corretti stili di viti per le future generazioni: si tratta del progetto GiocampusLab, un corso teorico-pratico di educazione alimentare, completamente gratuito, rivolto agli insegnanti e a ragazzi e genitori di tutte le terze classi delle scuole primarie di Parma (per maggiori informazioni questo è il LINK ). Un’iniziativa lodevole che dovrebbe essere estesa ad altre regioni, specie quelle in cui i dati dell’indagine svolta dal Ministero della Salute sono più preoccupanti.

Nel frattempo per incrementare il consumo della frutta, poco amata dai bambini italiani, è stato promosso dal Ministero delle Politiche Agricole il Programma comunitario “Frutta nelle scuole” che prevede la collaborazione con le Regioni, le Province Autonome, il ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. Il progetto prevede che vengano distribuiti agli alunni delle scuole primarie prodotti di territorio stagionali quali mele, pere, arance, kiwi, fragole, carote, pomodorini, sedani, e di qualità (I.G.P., D.O.P., Biologici e da produzione integrata) per oltre 27.000 quintali di prodotto in oltre 5.000 scuole. Le somme stanziate sono ragguardevoli: per il periodo 1. agosto 2010-31 luglio 2011, risorse comunitarie ammontano a 20,94 milioni di euro. Sommando a queste i 15,16 milioni di euro di cofinanziamento nazionale, si arriva a 36,1 milioni di euro per l’intero programma nazionale. (per altri dettagli, consultare il sito di Tuttoscuola.com ).

È un piccolo passo avanti per promuovere un’educazione alimentare a partire dai cibi meno graditi agli scolari che sono destinatari anche di un’altra iniziativa: il concorso “Dalla tavola alla cittadinanza” indetto da Coldiretti in collaborazione con il MIUR . Accanto alle attività proposte (inventare slogan per promuovere il Made in Italy, creare piatti con alimenti dello stesso colore delle bandiere, riscoprire musiche popolari legati alla tradizione rurale), il progetto ha lo scopo di sensibilizzare i bambini ad un consumo più consapevole del cibo, considerando anche il fatto che il 30% di ciò che acquistiamo finisce nella spazzatura. (per ulteriori informazioni questo è il LINK).

Tutto ciò fa ben sperare che non solo si combatta l’obesità e il sovrappeso, ma che si riesca ad educare tutti i bambini, anche quelli che non hanno problemi di peso, ad una corretta alimentazione (meno merendine e fast food, per intenderci), incentivando il movimento e il contatto con la natura attraverso le visite guidate nelle fattorie didattiche e negli agriturismi. Se magari le mamme tornassero a preparare le buone e intramontabili “torte della nonna”, le cui ricette un tempo si tramandavano di mamma in figlia, sarebbe un’ottima idea.

23 novembre 2009

A DIETA CON ALLEGRIA

Posted in dieta, salute tagged , , , , , , , , , , a 4:45 pm di marisamoles

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non si è messo a dieta! Credo che la linea sia un po’ la fissazione di tutti. Forse ne sono un po’ più sensibili le donne che gli uomini, ma i chili di troppo, confessiamolo, non fanno piacere a nessuno. Ovviamente sto parlando di quelle persone che non si piacciono se in sovrappeso. Ciò non esclude che ce ne siano molte che convivono benissimo con un po’ di ciccia e se la portano appresso con gran disinvoltura. Tuttavia, non si possono ignorare i rischi per la salute che il sovrappeso e l’obesità comportano. Quindi, avessi un serio problema di peso, e non solo la maniacale voglia di perfezione che si scatena ogni qualvolta si vedono donne magre e belle che dichiarano di non rinunciare alla buona tavola –ma chi ci crede?- sentirei la dieta come un’esigenza e avrei ben pochi motivi per stare allegra.

Ma poi, “dieta” che vuol dire? Etimologicamente parlando, deriva dal latino e significa semplicemente “regime di vita”. Ma il vocabolo è usato quasi esclusivamente per indicare un “regime alimentare controllato”, mentre, a rigore, dovrebbe rimandare alla scelta oculata di un corretto ed equilibrato regime alimentare.
Quante volte in un anno si decide di mettersi a dieta? Tantissime, pare. E tutte le volte si pensa che per smaltire i chili si debba soffrire, fare sacrifici enormi, tali da rendere la vita anche un po’ più triste. E già, perché se si è a dieta, basta uscire con un’amica per bere un caffè, rigorosamente senza zucchero, per diventare tristi vedendo quanta gente si strafoga di cioccolata densa con panna e fette di torta. Ma la tristezza deriva solo dal confronto con gli altri? Pare di no.
Sul Corriere online oggi è stata pubblicata una videointervista ad Andrea Ghiselli, nutrizionista dell’INRAN (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma. L’intervistatore, Luigi Ripamonti, chiede al dott. Ghiselli cosa provochi tanta tristezza nelle persone a dieta. La risposta è che spesso la dieta viene vista come punitiva e soprattutto non ci si affida a degli specialisti, come andrebbe fatto, che sanno consigliare un regime alimentare controllato ma senza troppe rinunce.

I punti focali, riguardo alla tristezza provocata dalla dieta sono:
1. la dieta “fai da te” rischia di essere monotona e povera
2. uno dei maggior ostacoli al successo è l’abbandono per scoraggiamento
3. la dieta non deve essere una punizione ma uno stile di vita
4. la varietà della dieta e la personalizzazione sono gli antidoti alla tristezza alimentare

Ma a qualsiasi dieta si deve abbinare un po’ di esercizio fisico che, come sottolinea l’intervistatore, producendo endorfine provoca allegria. Questo in teoria, perché in pratica a me l’esercizio fisico, specie se fatto in palestra, produce un’infinita stanchezza e una fame esagerata, tanto vale mangiare di meno, accontentarsi dell’umore medio –né euforico né triste- e fare a meno della palestra. Ovviamente sto parlando di me, perché so perfettamente che ad alcuni la palestra piace, mentre io quando ci entro, sono assalita immediatamente dall’istinto alla fuga. Tuttavia, ricordiamo che “attività fisica” non significa solo palestra: una passeggiata di mezzora al giorno a passo veloce fa ugualmente bene e rende, almeno a parer mio, meno tristi.

Quindi, in vista delle festività natalizie, conviene mettersi a dieta subito. Rimandando a gennaio ogni proposito di ridurre le calorie giornaliere, più che dalla tristezza saremmo assaliti dalla rabbia per non averci pensato prima. Va be’ che in quel caso avremmo passato in santa pace le feste, senza pensare che il sacrificio di metter giù un paio di chili prima avrebbe imposto una dieta meno rigida poi. Insomma, in ogni caso motivi per essere tristi ce ne sarebbero abbastanza. Per me la dieta e l’allegria sono incompatibili: ma avete mai visto quanto sono tristi le modelle scheletriche che sfilano nelle passerelle dell’alta moda? Meglio un bel sorriso su una faccia un po’ paffuta. O no?

[per vedere la videointervista clicca QUI]

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