23 agosto 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDì: EVENTO RARO NELLE GROTTE DI POSTUMIA (SLOVENIA)

Posted in animali, La buona notizia del venerdì tagged , , , , , a 12:08 am di marisamoles

proteo_postumia
Questa settimana ho letto una bella notizia che riguarda il mondo animale. Per la verità, riguarda una specie animale che vive in un mondo ben strano: le grotte.

Il proteo (nome scientifico Proteus anguinus), scoperto e descritto da Janez Vajkard Valvasor e citato anche da Charles Darwin nel 1859, è un anfibio urodelo appartenente alla famiglia dei Proteidi. È l’unico vertebrato troglobio (ossia che ha il suo habitat unicamente nelle grotte) esistente in territorio europeo.
È praticamente cieco, poiché gli occhi sono coperti dalla pelle e non si sviluppano: d’altronde, il senso della vista non gli sarebbe di grande utilità, visti gli ambienti in cui vive.
Questo anfibio si nutre pochissimo, e il motivo principale è legato all’habitat in cui vive, che offre ben poche prede di cui cibarsi. Mangia minuscoli crostacei, e a volte le sue stesse larve, ma data la lentezza del suo metabolismo è in grado di sopportare periodi straordinariamente lunghi senza cibo: da esperimenti controllati è risultato che un proteo può restare a digiuno per circa 12 anni[notizie attinte da wikipedia]

La buona notizia di questo venerdì riguarda la specie che vive all’interno delle Grotte di Postumia (Postojna, Slovenia). Come ha recentemente riportato il quotidiano lubianese Delo, un esemplare di proteo che in quelle grotte ha la sua “casa”, ha iniziato a deporre le uova.
Si tratta di un evento decisamente raro che richiede determinate precauzioni: immediatamente l’acquario che accoglie i protei nella Grotta di Postumia è stato oscurato e mamma proteo è seguita a vista tramite una speciale apparecchiatura per le riprese. Finora le uova deposte sarebbero 11; si suppone che ne verranno deposte circa 70 e da quel momento comincerà l’attesa per la schiusa che dura circa tre mesi.
Il lieto evento dipenderà, tuttavia, da una serie di fattori: le uova dovranno essere ovviamente fecondate e non infette e la femmina dovrà accertarsi che tutto è a posto da un punto di vista genetico per la sua prole. Sembra ci sia anche il rischio che la mammina ingoi le uova oppure le abbandoni al loro destino. Se tutto andrà bene, allora nasceranno i piccoli protei.

A questo punto, immagino che le visite alle Grotte di Postumia, peraltro splendide, aumenteranno nei prossimi mesi, in occasione del lieto evento. Se ci sarà.

[fonte: Il Piccolo; foto da questo sito]

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26 maggio 2010

ABITARE A TRIESTE E SPEDIRE LA POSTA … DALLA SLOVENIA

Posted in affari miei, Friuli Venzia-Giulia, Trieste tagged , , , , , , a 4:35 pm di marisamoles

Il Friuli – Venezia Giulia, si sa, è una terra di confine. Ma parlare di confini nazionali, ora come ora, non ha poi molto senso. Siamo o non siamo nella UE? Ci siamo ci siamo, e anche la Slovenia lo è, seppur da tempi più recenti. Ma pare che per l’Italia, e in particolare per la regione Friuli – Venezia Giulia, essere transfrontalieri costituisca, talvolta, un problema.

Quando ancora non esisteva Schengen e il territorio di confine era diviso fra Zona A (Trieste) e B (Slovenia) la prima merce conveniente da acquistare nella cosiddetta Zona B fu la benzina: quand’ero piccola, fare il pieno in Jugoslavia (allora era ancora un’unica nazione) era la missione speciale del sabato pomeriggio. Naturalmente si faceva un giro e magari si comprava anche la carne, sempre molto meno cara e decisamente di qualità migliore rispetto a quella venduta in Italia.
C’era il dinaro e bisognava fare il cambio delle lire, ma questo non è mai stato un problema.

Poi sono stati aperti i Duty Free Shop … via tutti a comprare le sigarette, i profumi e altri prodotti a prezzi stracciati: si risparmiava più o meno il 40%. E siccome eravamo là per comprare le sigarette, si approfittava per passare al supermercato e acquistare la carne. La benzina no, quella si faceva in Italia perché, grazie alla tessera regionale con gli sconti (il privilegio di vivere in una “zona franca”!), fare il pieno diventò più conveniente rimanendo nel territorio italiano.

Da un po’, però, gli sconti per la benzina sono diventati decisamente ridicoli ed ecco, quindi, che il sabato pomeriggio si va di nuovo in missione speciale in Slovenia: si fa il pieno, si comprano le sigarette, si acquista pure la carne … tutto come prima, insomma. Eh no! Ora siamo nelle UE e, grazie a Schengen, non c’è nemmeno bisogno di fare lunghe file al confine di Stato, cambiare i soldi perché fortunatamente (!) c’è l’euro, rinnovare il passaporto o procurarsi la propusniza che era uno speciale documento che avevamo solo noi. Io, che ero piccola, stavo su quella di mia mamma o di mio papà e la cosa non mi andava tanto giù perché volevo avere anch’io la mia foto sul documento. Ero vanitosa, a quei tempi. Ora vorrei che le foto sui documenti non fossero un obbligo!
Dicevo, ora siamo nella UE e le cose sono cambiate, anche se poi si va ugualmente in Slovenia a fare le stesse cose che si facevano un tempo. Chissà mai perché?!?

Leggo oggi, sul quotidiano Il Piccolo, che ci sono altre cose che si possono fare per risparmiare, abitando nelle terre di confine: ad esempio spedire la posta. In Slovenia, infatti, spedire una lettera costa molto di meno, quasi la metà: 35 centesimi contro la tariffa italiana che ne prevede 60. E così qualche azienda ha pensato bene di spedire pacchi di posta dalla Slovenia … in Italia!

I politici, che non perdono mai occasione per mettersi in mostra, gridano allo scandalo e propongono un’interrogazione al Presidente della Regione Renzo Tondo (sarà preparato?).
Molto più tranquilli, invece, quelli di Poste Italiane: «Esiste una legge che vieta a quanti risiedono all’interno dei nostri confini di spedire attraverso la posta estera quantità rilevanti di corrispondenza indirizzata al nostro stesso territorio. Se uno si sposta oltre confine per spedire dalla Slovenia, insomma, non può farlo. In ogni caso, per la posta massiva i nostri prodotti propongono degli sconti e rispettano i prezzi calibrati in base alle indicazioni fornite dall’Unione europea, arrivando attorno alla cifra di 35 centesimi per la singola unità, proprio come in Slovenia», si affretta a precisare il suo ufficio di Comunicazione.

Insomma, no se pol, e basta! E questo vi pare che sia sufficiente a scoraggiare i mittenti fraudolenti? No. Fatta la legge, trovato l’inganno: troooopa roba, vado a far el pien de benza e cicche, spedisso anonimo le lettere, voio veder chi che me beca, se no i verzi le letere che xe proibido me par, se no fazzo un joint- venture co ‘na dita slovena e li frego tuti. […] Alternativa :sbasse’ i prezziiiiiiiiiii (che bello! Vado a fare il pieno di benzina e di sigarette, spedisco le lettere senza indicare il mittente, voglio vedere chi riesce a trovarmi, se non aprono le lettere, cosa che mi pare sia proibito; altrimenti faccio una joint-venture con una ditta slovena e così li prendo tutti per i fondelli. […] Alternativa: abbassate i prezzi!!!!!), commenta una simpatica signora o signorina su Il Piccolo.

In conclusione: il Trattato di Schengen prevede la libera circolazione, nel territorio della UE, di persone e merci … la posta, no!

8 aprile 2009

BAMBINI IN FUGA … DALLA GELMINI!

Posted in bambini, maestro unico, Mariastella Gelmini, riforma della scuola, Trieste tagged , , , , , , a 9:20 pm di marisamoles

bambinic he corronoQuando ho letto l’articolo, su ilpiccolo.it (sito del quotidiano di Trieste), ammetto che non credevo ai miei occhi. La notizia mi sembra una revisione di una di quelle fiabe che hanno come protagonisti dei bambini e l’orco che se li mangia. In questo caso, trattandosi del ministro Mariastella Gelmini, l’orchessa …

In sintesi, la notizia è questa: la signora Cristina Canciani, che abita a Muggia, in provincia di Trieste, ha iscritto, per il prossimo anno scolastico, la propria figlia Stefania alla prima elementare in una scuola slovena, la “Pier Paolo Vergerio il Vecchio”. Si tratta di un istituto, con lingua d’insegnamento italiana, che si trova a Crevatini, distante solo sette chilometri dal centro di Muggia. Per la signora Canciani la distanza non è poi tanta, praticamente il percorso da casa a scuola sarebbe equivalente se la scelta fosse orientata verso la più vicina scuola primaria italiana.
Problemi logistici a parte, visto che poi non ci sono, perché questa decisione di mandare la bimba per un quinquennio oltre confine? La mamma di Stefania la giustifica in questi termini: “siamo stati convinti dalla disponibilità, dall’organizzazione e dalla chiarezza mostrataci da subito dal personale della scuola di Crevatini. È importante anche la possibilità di imparare una lingua in più come lo sloveno, un arricchimento ulteriore in un’ottica di un’Europa sempre più allargata.”. Niente da eccepire, il discorso fila liscio come l’olio. Ma è evidente che la molla è stata un’altra: l’incertezza legata ai provvedimenti firmati dal ministro Mariastella Gelmini e ai tagli del governo italiano, a confronto con l’efficienza riscontrata, almeno a parole, nella scuola d’oltre confine ha dissipato eventuali dubbi residui.

La fonte sostiene che la scuola “Vergerio” di Crevatini proponga un programma sostanzialmente di pari livello rispetto a quello delle vicine realtà del territorio muggesano. I libri di testo sono italiani, la lingua veicolare è sempre l’italiano. Accanto alle ore d’inglese, poi, s’impara, come già ha fatto notare la signora Canciani, lo sloveno, considerata “lingua dell’ambiente”. La responsabile della scuola in questione, una specie di succursale che ha la sede madre a Capodistria, spiega che solo queste materie presuppongono la presenza di docenti a parte, per il resto c’è «la maestra unica». Allora, mi chiedo, che cosa cambia rispetto all’offerta formativa della scuola italiana, se c’è la maestra unica? Posso solo ipotizzare che ci sia una presa di posizione nei confronti di un governo, o meglio del ministro Gelmini, “massacrato” ai tempi della mobilitazione studentesca dello scorso ottobre. Ciò dimostrerebbe che, a volte, quando si solleva un polverone su argomenti che non sono chiari – la “riforma”, infatti, è stata chiarita nei suoi molteplici aspetti solo a gennaio – si esercitano dei forti condizionamenti su persone che, trovandosi in una situazione di confusione, preferiscono non rischiare.

La mamma della bambina, tuttavia, tiene a precisare che già una nipotina sta vivendo quest’esperienza nella scuola slovena. Allora, nel 2007, era stata avanzata regolare richiesta di autorizzazione alla scuola di riferimento (generalmente la più vicina) e l’esito era stato positivo. Da parte sua, il Dirigente Scolastico della scuola di Muggia, l’Istituto comprensivo «Giovanni Lucio», conferma che una scelta del genere può essere fatta: “Ho sottoposto la questione della residenza e quindi della competenza territoriale scolastica sui bambini di queste famiglie ai miei superiori. Mi hanno risposto come la scelta di optare per la scuola di Crevatini sia equiparabile a quella dell’istruzione parentale”. Così si esprime la dottoressa Marisa Semeraro. Tuttavia in Slovenia l’istruzione primaria ha un’articolazione diversa: c’è un triplice triennio che si chiude dopo nove anni, quindi il percorso di studio prosegue nella scuola superiore. Sostanzialmente elementari e medie rappresentano un unicum che, continuando con il paragone, dura un anno in più del corso di studi italiano. Ma i bambini italiani, che per il prossimo anno saranno addirittura sette su un totale di quattordici iscritti, si fermano al quinquennio, cioè riescono a completare un triennio e un biennio, poi proseguono gli studi alle medie in Italia. Ma allora a me viene un dubbio: e i programmi? Nell’articolo non sono fornite indicazioni specifiche né sono riuscita a rintracciare sul web i programmi relativi. Della scuola “Vergerio” ho reperito un ottimo lavoro, pubblicato in Pdf, che riguarda varie attività legate al folklore locale, ma nulla di specificamente didattico. Ad ogni modo, si legge che i programmi sono analoghi. Resta il fatto che un bambino venga calato in un contesto culturale diverso, sicuramente stimolante per quanto riguarda il confronto tra “identità” e “alterità”, e che dopo cinque anni sia costretto a fare i conti con un’altra realtà e con una preparazione magari diversificata rispetto ai coetanei. L’arricchimento a livello linguistico è innegabile e, considerata la vicinanza dei due Stati, Italia e Slovenia, sicuramente utile. Tuttavia non si può dire che lo sloveno sia una lingua veicolare diffusa, se non all’interno del territorio nazionale. Stesso discorso vale, comunque, anche per l’italiano. Ma perché fare tanta fatica, anche se per i bambini l’apprendimento delle lingue non è affatto difficile, per poi disporre di uno strumento linguistico utilizzabile solo in un’area limitata?

Insomma, nonostante le lodi rivolte alla scuola istriana, sulla cui efficienza e validità a livello di offerta formativa non ho motivo di dubitare, non conoscendone la realtà, nonostante le famiglie triestine giustifichino la scelta fatta sulla base di due diverse opportunità di pari dignità – quindi, meglio scegliere la scuola slovena perché s’impara una lingua in più – a me i dubbi rimangono. Questi piccoli pendolari transfrontalieri a me sembrano proprio in fuga dall’Orchessa Gelmini. E come accade nelle fiabe, dove la mamma raccomanda ai pargoli di non fidarsi di nessuno e di star lontani dai lupi cattivi nonché dagli orchi, i bimbi ubbidiscono. D’altra parte un detto istriano recita: El fio che no scolta rason, rompe el timon (Il figlio che non ascolta, manda a male il governo della casa), quindi, bambini, conviene proprio ubbidire … per l’incolumità della famiglia intera!

[fonte: ilpiccolo.it, articoli pubblicati il 3 e 4 aprile, a firma di Matteo Unterweger)

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