COSE DELL’ALTRO MONDO? NO, DELL’ALTRA EUROPA

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Bell’affare abbiamo fatto entrando, non dico in Europa, ma almeno nella moneta unica! Lo capisco bene, da brava massaia, anche se non ho una laurea in economia e non leggo il Sole 24Ore, quotidiano che molti acquistano giusto per buttare qualche euro a settimana, ma sono sicura non leggono mai. Però fa molto trendy, si dice così, no?

Del resto, non serve molto per capire che con l’adesione alla moneta unica le cose sono precipitate, per quanto riguarda i consumi e il rapporto stipendio-costo della vita. E visto che i contratti (almeno quelli pubblici) sono bloccati fino al 2020, non vedo come possa migliorare la situazione.

Bene hanno fatto quei Paesi europei che non hanno aderito alla moneta unica e quelli che dell’Unione Europea se ne sono sempre fatti un baffo. La Svizzera (o Confederazione Elvetica che dir si voglia), per esempio. Che poi abbiamo sempre guardato con sospetto e con quel pizzico di antipatia che solitamente si riserva a una signora sprezzante, con la puzza sotto il naso, che dall’alto del suo benessere ci ha sempre guardati come fossimo dei pezzenti. Aprendo le porte (ops, confini volevo dire) a quei poveracci che vanno a fare manovalanza nei vari Cantoni. Ed ecco che, con grande senso di solidarietà, gli elvetici hanno permesso una pacifica invasione di comunitari senza extra. Sì, però calma: un recente referendum popolare ha approvato un tetto all’immigrazione. E state certi che non andrà a finire come i nostri referendum che costano un mare di soldi e poi si trova sempre, da parte dello Stato, un modo per aggirare l’ostacolo, quando è scomodo.

Ma non era di questo che volevo parlare, anche se rimaniamo in tema di referendum. Oggi in Svizzera si vota l’introduzione del salario minimo «più alto del mondo»: 22 franchi all’ora, quasi 4 mila franchi al mese per tutti (3.270 euro), più del doppio degli 8,50 euro all’ora obbligatori per legge in Germania e dei 10,10 dollari proposti dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Ora lo so che tutti stanno pensando che il costo della vita in Svizzera è di gran lunga superiore a quello dell’Italia. Infatti non è questo che fa strabuzzare gli occhi, quanto il motivo che ha spinto gli Svizzeri a proporre il referendum: circa un lavoratore su dieci in Svizzera fatica a pagare l’affitto. «Uno scandalo», secondo Daniel Lampart, capo economista dell’Unione sindacale svizzera, che ha lanciato l’iniziativa, appoggiata dalle forze politiche di sinistra.

Avete capito: uno su dieci! E loro già lo considerano uno scandalo. Intanto Renzi che fa? “Regala” 80 euro ai lavoratori … nemmeno a tutti. Neppure si preoccupa di chi ha perso il lavoro quattro anni fa (è dal 2010, infatti, che la crisi si è fatta più sentire) e non l’ha più trovato. Il governo dà una mano, udite udite, a chi è in cassa integrazione (quindi è comunque retribuito, anche senza lavorare) e chi gode dell’indennità di disoccupazione (e quindi un reddito ce l’ha).

Ho il brutto vizio di iniziare i post dal titolo. Bisognerebbe prima scrivere e poi pensare al titolo. Infatti sto pensando che le cose dell’altro mondo non riguardano la Svizzera ma la nostra Italia.

Poveri noi!

[fonte: Il Corriere]

GELMINI: GRADUATORIE REGIONALI DAL 2011. IL FEDERALISMO A SCUOLA

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Da tempo si parla di federalismo: il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha reso noto che dall’A.S. 2011/2012 sarà una realtà nelle scuole statali della penisola. Con le graduatorie regionali, infatti, il ministro vuole porre fine al “balletto degli insegnanti” che, nominati “fuori sede”, fanno di tutto per essere trasferiti più vicino al luogo di residenza l’anno successivo. Una situazione, questa, su cui si era fermata a riflettere già la scorsa estate (ne ho scritto QUA) e che va superata per garantire la continuità didattica agli studenti, migliorando in tal modo la qualità dell’offerta formativa.

Ad una settimana dal parto (sulla nascita di Emma ho scritto questo post), la Gelmini ha partecipato ai lavori del tavolo delle Infrastrutture per l’Expo al Pirellone e ha incontrato il presidente Formigoni per parlare delle novità in materia di istruzione. Già da tempo la Lega propone un “federalismo dell’insegnamento” volto a salvaguardare le risorse interne: la migrazione annuale degli insegnanti del sud verso il settentrione è cosa nota, ma ha anche delle motivazioni serie che forse non tutti conoscono (ne ho scritto nel post linkato più sopra).
Il governatore della Regione Lombardia, Formigoni, si è confrontato con il ministro del MIUR sulla necessità di istituire delle graduatorie regionali e la Gelmini ha assicurato che il suo progetto è ben più ampio: Stiamo lavorando a un elevamento della qualità didattica all’interno della scuola, con un Ddl sul reclutamento dei docenti e la loro valutazione. E si ritorna a parlare di meritocrazia e di valutazione dell’insegnamento: Noi abbiamo proceduto a realizzare i risparmi previsti dalla Finanziaria e tutto questo porta una cifra piuttosto considerevole che dovrà essere riversata in incentivi per gli insegnanti nel 2011. Non dobbiamo perdere tempo e varare un ddl che ottenga due obbiettivi: l’avanzamento degli insegnanti legato alla carriera e non soltanto all’anzianità, come avviene oggi, affiancato da un sistema di valutazione che ci permetta di ridistribuire i risparmi in termini meritocratici.
La Gelmini ha dichiarato, inoltre, la sua intenzione di reclutare i docenti vincolandoli alla stessa sede assegnata per un quinquennio. Addirittura un arco di tempo maggiore rispetto ai tre anni richiesti dalla Lega.

Se da parte della maggioranza si plaude alle parole del ministro, molto scettico appare il mondo sindacale. Sul sito di Tuttoscuola.com si può leggere un resoconto delle principali obiezioni.
Secondo Scrima, segretario della Cisl-scuola, la proposta del ministro di avvicinare i docenti al luogo di residenza è “antistorica”; prima di tutto bisogna stabilizzare gli insegnanti.
Pantaleo, segretario della Cgil-scuola dichiara che se l’intento è quello di dare stabilità agli organici, obiettivo più che legittimo, gli strumenti per farlo possono essere altri, primo fra tutti quello di procedere al reclutamento pluriennale degli insegnanti.
Il parere del segretario della Uil-scuola, Di Menna, è orientato piuttosto verso il reclutamento tramite concorsi da bandire con urgenza. Dello stesso parere Di Miglio, della Gilda, che ritiene sia doveroso garantire a tutti gli aventi diritto, in possesso dei requisiti previsti, l’accesso ad un concorso pubblico.

Un altro problema che viene messo in risalto da Tuttoscuola riguarda il distinguo tra “albo” e “graduatoria”, due termini che in queste ore vengono usati indifferentemente dalla stampa come fossero sinonimi. Ma in realtà è necessario distinguere tra “albo”, ipotizzato a livello regionale, che consiste in un semplice elenco di docenti che aspirano alla nomina senza vincoli di punteggio, e “graduatoria”, che attualmente è provinciale, dove l’ordine di punteggio è rigoroso e vincolante. Naturalmente per la nomina in ruolo dei docenti sarà necessario un pubblico concorso.

[foto by titolando]