MAMME ULTRACINQUANTENNI: GIANNA NANNINI, LE ALTRE E LA QUESTIONE ETICA

Finalmente ho trovato qualcuno che la pensa come me! Mesi fa avevo espresso i miei dubbi sulla decisione presa da donne vip (Heather Parisi) e sconosciute (la 58enne di Torino) di diventare madri a cinquant’anni e oltre. Avevo concluso la mia riflessione dicendo che i bambini hanno bisogno di mamme giovani e non di nonne e che pensare alla maternità a 50 anni e più rappresenta la realizzazione di un desiderio legittimo, se vogliamo, ma alquanto egoistico.

La giornalista Maria Luisa Agnese, dalle pagine del quotidiano Il Corriere, esprime i miei stessi dubbi. Riferendosi alla gravidanza della cantante 54enne Gianna Nannini che sta tenendo banco in questi giorni sulla carta stampata e nei telegiornali, la Agnese osserva che, al di là del fatto che ci sia o non ci sia un padre per questo bimbo in arrivo (si parla, infatti, di fecondazione in vitro ma né la cantante né l’entourage hanno rilasciato alcuna dichiarazione), Gianna sembra fare un figlio a un’ età in cui fino a ieri (e in buona parte ancora oggi) le donne diventavano nonne. Un bambino di sicuro molto amato ma destinato in anticipo ad affrontare la vita in solitaria, ad essere senza famiglia almeno per come l’ abbiamo intesa finora, senza fratelli, senza nonni o con nonni davvero anziani e non in grado di svolgere le preziose funzioni solidali che hanno acquisito nella famiglie contemporanee. Senza contare che quando lui/lei avrà 15 anni la mamma ne avrà 70 e chissà se avrà l’energia e lo spirito necessari per trattare con un adolescente in evoluzione (anche se oggi molte nonne settantenni fanno da vice mamma).

Quello che preoccupa, e che si pone come problema etico, è che questo possa divenire a breve un modello e che invece di essere l’eccezione, le mamme cinquantenni possano divenire la regola. L’egoismo, insomma, potrebbe prevalere sul buon senso. Ma, si chiede la Agnese, se era davvero tanta la voglia di maternità di Gianna, perché non pensare all’adozione? Be’, in questo caso però la legge italiana ha delle lacune: non conosco i particolari della vita privata della cantante ma si vocifera che non abbia un compagno e che, come successo per altre vip, ad esempio l’attrice Jodie Foster, sia ricorsa ad un donatore (magari anche due, visto che l’età di lei è quella della menopausa). In Italia l’adozione è riservata alle coppie non ai single. Per lo stesso motivo, ritengo che sia ingiusto fare un figlio “da sole”, ma in questo caso, almeno, non ci sono leggi che lo impediscano.

La domanda che, alla fine dell’articolo, la giornalista del Corriere si pone è se una scelta del genere, a priori considerata egoistica, non possa essere invece una scelta di generosità e atto di fiducia nella vita, fatta nella convinzione che alla fine i figli si fanno perché diventino cittadini del mondo e non per tenerli per mano fuori tempo massimo. Ed è davvero difficile rispondere a quello che lei definisce un “rompicapo etico”.

[FONTE: Il Corriere; foto dal sito noiblogger.com]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 28 AGOSTO 2010

Vi invito a leggere, sull’argomento, un interessante articolo pubblicato sul Corriere e firmato dalla psicologa e psicoterapeuta Silvia Vegetti Finzi.
Nell’articolo, dal titolo “Tante ombre che vengono nascoste. Così si alimentano solo illusioni”, condivido questa riflessione a proposito dei bambini tanto desiderati e fatti nascere anche “fuori tempo massimo”:

Ma il mio pensiero va in primo luogo ai figli del desiderio, bambini molto amati che dovranno comunque affrontare un divario di età con la madre di cui non conosciamo ancora gli effetti a lunga scadenza. È vero che l’avanzamento della speranza di vita (per le donne 84 anni) comporta una riformulazione del calendario biografico, ma purtroppo si prolunga la vecchiaia piuttosto che la giovinezza. A questo le ragazze non pensano quando sfogliano i cataloghi della felicità. Poiché nell’immaginario tutto è possibile, sembra facile rinviare a «data da destinarsi» una decisione, quella di avere un figlio, che ostacola altri programmi come lo studio, il mantenimento del posto di lavoro, la carriera, l’indipendenza economica… la realizzazione di sé. Ma spesso l’inesorabile scorrere del tempo non consente facili inversioni e le promesse del «più tardi» rischiano di trasformarsi in amare delusioni.

Anche la Vegetti Finzi la pensa come me.