16 aprile 2009

PROTOCOLLO RISPETTATO PER LA MORTE DI ELUANA ENGLARO

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, intervista TG3, Legge, testamento biologico tagged , , , , , , , , , a 4:10 pm di marisamoles

La perizia medico-legale, riguardante gli accertamenti sulle modalità con cui si è proceduto alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione ad Eluana, depositata alla Procura di Udine , non contiene né sorprese né novità di rilievo: la giovane donna, morta a Udine il 9 febbraio 2009 dopo aver vissuto per diciassette anni in uno stato di coma persistente, è stata accompagnata alla fine dei suoi giorni in modo regolare. In altre parole, il protocollo che il padre, Bebbino Englaro, aveva elaborato attraverso i suoi legali, avvocati Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, è stato rigorosamente seguito dall’equipe medica, diretta dl professor Amato De Monte, che ha assistito fino all’ultimo la giovane ricoverata presso la casa di riposo “La quiete” di Udine.

Vale la pena ricordare che il comportamento professionale di De Monte era stato fin da subito oggetto d’indagine da parte dell’Ordine di Medici di Udine che, tuttavia, non aveva rilevato alcuna scorrettezza. In seguito, sempre il professor De Monte, la sua equipe e lo stesso Beppino Englaro erano stati indagati – e lo sono tuttora, in quanto le indagini non sono concluse – dalla Procura del capoluogo friulano per “omicidio volontario”. Ciò, a detta della Procura stessa, si configurerebbe come atto dovuto a seguito dei numerosi esposti giunti al magistrato competente da parte di singoli cittadini o associazioni che hanno interpretato il gesto dell’Englaro, quello di procurare la morte alla figlia in stato vegetativo, come un vero e proprio omicidio. Tutto ciò, nonostante la Corte d’Appello di Milano, in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione depositata nell’ottobre 2008, abbia dato piena facoltà al papà di Eluana di procedere alla sospensione dell’alimentazione e idratazione alla giovane figlia.

La controrisposta di Englaro è stata la minaccia di querele nei confronti di quanti l’hanno ingiuriato attraverso tutti i mezzi informativi, web compreso. Una sorta di civil action, come l’hanno chiamata i legali della famiglia, sul modello americano che, se dovesse andare a buon fine, frutterebbe un bel po’ di milioni di euro da utilizzare per l’associazione “Per Eluana”, nel frattempo fondata da Beppino, e per finanziare la battaglia sul testamento biologico. Viste le proposte fatte a questo riguardo dal Parlamento, che escluderebbe la possibilità di interrompere la nutrizione al malato grave, la battaglia in effetti si prospetta alquanto dura.

Tornando alla perizia medico-legale, affidata dal procuratore di Udine Antonio Biancardi al dottor Gastone Zanette, ricercatore di Anestesiologia e Rianimazione dell’università di Padova e al professor Enrico Facco, essa non mette in dubbio la regolarità delle procedure attuate dall’equipe di De Monte ed esclude che la morte di Eluana sia stata in qualche modo accelerata. D’altra parte, le condizioni della giovane erano peggiorate già nella giornata di domenica 8 febbraio, lo stesso giorno in cui al suo capezzale era stata ammessa la giornalista del TG3 del Friuli Venezia – Giulia, Marinella Chirico, che aveva testimoniato quanto fossero penose le condizioni della paziente ormai in fin di vita.
Nella perizia si legge, inoltre, che la “somministrazione degli attuali farmaci sedativi non può essere ritenuta causa o concausa della incapacità di alimentazione naturale di Eluana Englaro”, come sostenuto in alcuni esposti. Al contrario, il trattamento farmacologico “rientra nei compiti del personale che assiste la paziente durante l’attuazione del processo di interruzione”. È stata, inoltre, fatta una prova sulla capacità di Eluana di deglutire, somministrando alla giovane mezzo cucchiaino di acqua naturale; la reazione, un forte accesso di tosse, ha confermato che la ragazza non era in grado di alimentarsi in modo naturale cosa che, tra l’altro, avrebbe evitato l’utilizzo del sondino nasogastrico.

Ogni dubbio, dunque, è stato fugato: la perizia scagiona De Monte poiché, come si legge nel documento, «non esiste alcun elemento che possa dare adito a dubbi relativi a ipotetiche inottemperanze nella condotta del personale che ha assistito Eluana Englaro negli ultimi giorni della vita, che si è spenta in modo silenzioso e senza apparenti segni di sofferenza».

Un capitolo chiuso, per ora. Rimane da attendere i risultati della lunga e minuziosa indagine che la Procura di Udine sta effettuando su Englaro e l’equipe medica, indagine che potrebbe concludersi con l’archiviazione del caso, visti anche gli esiti della perizia medico – legale. Almeno, questa è la speranza che personalmente nutro perché, qualunque sia il giudizio che su Englaro ognuno di noi possa avere, rimane il fatto che sia un uomo che ha sofferto e continua a soffrire e, soprattutto, dalla Legge ha sempre qualcosa da aspettarsi, visti gli anni di iter legale già passati per “rendere giustizia” alla sua Eluana.

[fonte principale: messaggeroveneto.it, articolo non firmato del 16 aprile 2009]

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9 febbraio 2009

ELUANA HA RAGGIUNTO LA SUA “QUIETE”

Posted in cronaca, Eluana Englaro, eutanasia tagged , , , , , a 9:13 pm di marisamoles

Pochi minuti fa, circa alle 20 e 30 di oggi, 9 febbraio 2009, alla casa di cura “La quiete” di Udine è morta Eluana Englaro. Lei che ha scatenato, involontariamente, una serie di reazioni da parte di laici e cattolici, di politici e magistrati, ha raggiunto la sua quiete proprio a poche centinaia di metri da casa mia.

Questo pomeriggio, passando davanti alla casa di riposo, sono rimasta bloccata per qualche minuto con la mia auto: c’erano molte persone che manifestavano ma questa volta non solo contro quella che è stata definita una condanna a morte crudele; alcuni hanno espresso, finalmente, la solidarietà nei confronti di papà Englaro. Quest’uomo che per tanti anni ha lottato per ottenere la fine delle sofferenze sue e di Eluana, ora può cantare vittoria. Ma non lo farà. Perché se da un lato la sentenza della Cassazione e la sua applicazione hanno dimostrato che, nonostante le polemiche e le voci di dissenso che si sono alzate, viviamo in uno stato di diritto, dall’altro questa vittoria ha un sapore amaro. La fine di una vita, anche di una “non vita”, rappresenta un dolore e se soffriamo noi, che nemmeno la conoscevamo, il dolore della sua famiglia è inimmaginabile. Ora lui, Beppino, dovrà fare i conti con la sua coscienza ma non gli sarà difficile autoassolversi. Se avesse avuto dei dubbi, dei rimorsi, avrebbe fatto marcia indietro. E invece no, è andato avanti per la sua strada, senza ascoltare gli appelli rivolti da tante persone che hanno vissuto o vivono tuttora un’esperienza analoga. Non ha ascoltato la voce del Vaticano o quella di Palazzo Chigi. Ha ascoltato la voce del suo cuore e nessuno può dire che forse è stata una voce stonata, fuori dal coro.

Non era al capezzale della figlia, Beppino Englaro. Non l’ha vista esalare l’ultimo respiro. Forse pensava che vivesse più a lungo ma l’ottusità di chi ci governa ha accelerato i tempi della fine di Eluana. Ma che importa? Per il padre era già morta da diciassette anni; una morte senza una tomba, senza un funerale. Ma ora Eluana avrà il suo funerale, avrà la sua tomba su cui la famiglia potrà piangere, se c’è ancora qualche lacrima da versare, se le lacrime non si sono esaurite in tutti questi anni di dolore. O forse i suoi cari andranno a portare i fiori al cimitero sorridendo, con la consapevolezza che il destino di Eluana si è compiuto, come lei voleva. Con un ritardo di diciassette anni.

Addio, Eluana. Una preghiera e una lacrima per la tua pace.

28 gennaio 2009

“CASO ELUANA ENGLARO”: LA PAROLA AI MIEI STUDENTI

Posted in attualità, Eluana Englaro, eutanasia, scuola tagged , , , a 4:31 pm di marisamoles

Mentre ancora si discute sull’applicazione della sentenza della Cassazione, anche ora che il TAR del Lazio ha nuovamente dato ragione a Beppino Englaro, e pare che la Casa di Riposo udinese “La quiete” voglia accogliere Eluana per il suo “ultimo viaggio”, su questo argomento così spinoso voglio dare la parola ai miei studenti.

Un po’ di tempo fa ho fatto svolgere agli allievi di quinta un tema difficile. L’argomento era, appunto, il “caso Eluana Englaro”. Non ne avevamo mai parlato in classe perché sapevo che ne sarebbe scaturito un dibattito acceso, tra favorevoli e contrari alla sentenza della Cassazione [che ha confermato il decreto dello scorso luglio della Corte d’Appello di Milano, dando il via libera allo stop dei trattamenti sanitari che tengono in vita Eluana], e non volevo colpire la sensibilità di nessuno. È un argomento spinoso soprattutto perché non si può assumere un atteggiamento pro o contro come se si trattasse di discutere sull’abolizione della caccia. Insomma, qui entrano in gioco fattori diversi: educazione, religione, etica, morale … anche se tutti sappiamo come i giovani siano capaci di prendere decisioni autonome e di esprimere pareri svincolati dalle logiche assurte come universali dal mondo laico o dalla Chiesa.
Leggere i temi dei “miei” ragazzi mi ha suscitato un grande stupore, non tanto per la sensibilità e per la maturità di pensiero dimostrata, ma soprattutto perché hanno davvero espresso opinioni autonome e per nulla condizionate dall’ambiente familiare o sociale. E così molti, che io credevo essere assolutamente contrari alla decisione di sospendere l’alimentazione e l’idratazione ad Eluana, hanno invece espresso parere favorevole. Hanno colto, forse, l’aspetto più pietoso della vicenda, al di là dei vincoli morali.
Ho raccolto le parti più belle e significative di alcuni temi e le riporto così come sono, senza commenti. È il pensiero di ragazzi diciottenni che non ha bisogno di chiose, sia esso condivisibile o meno.

Mi chiedo come possano dei magistrati decidere della vita o, in questo caso, della morte di una persona; mi chiedo se Eluana dovesse morire per causa loro, come potrebbero sentirsi quei magistrati che si sono permessi di decidere se era giusto o non giusto che Eluana rimanesse in vita; mi chiedo come può lo Stato decidere di far morire una persona contro la Costituzione Italiana.. […] Penso che con questa sentenza la Cassazione, e quindi lo Stato, sbaglino sia sul piano etico che su quello legislativo, poiché ovunque nel mondo l’omicidio è un reato, e anche questo lo è. Sul piano etico parlo da persona credente e quindi approvo e difendo la posizione del Vaticano: “Chi siamo noi per decidere della vita di una persona?” (A. B.)

Non si tratta di fare delle scelte giuste o sbagliate, si tratta di rispettare il più possibile la dignità di una persona che oramai non ha più potere decisionale sul suo stato, e di conservare, nella scelta, ciò che ella era in vita, seguendo fiduciosamente la voce e il cuore di persone che l’hanno amata prima del tragico incidente e continuano a farlo adesso. […] Quando finalmente sembrava che i familiari di Eluana potessero tirare un sospiro di sollievo, ecco di nuovo un altro ostacolo: lo stop del Ministero che afferma l’impossibilità di interrompere l’assistenza ad Eluana da parte di alcuna struttura sanitaria, di qualsiasi regione. Allora mi chiedo: per quale motivo questa limitazione di pensiero? In fondo questa persona è già morta da tempo. È brutto dirlo ma è la realtà dei fatti: quei tubi non aggiungono niente alla vita di Eluana, sono solo fonte di sofferenza per lei e per i familiari. (V. G.)

[…] non capisco la decisione di ritenere la vita di una ragazza “sbagliata” e non degna di essere vissuta. Infatti la vita è un diritto di tutti, che sta per essere violato da una legge che non tiene conto del fatto che Eluana ha un’esistenza da trascorrere in qualunque modo. […] prendendo in prestito le parole di Platone, Dio non ha arbitrariamente proibito determinate azioni, ma ha semmai vietato quelle sbagliate, cioè quelle che, se messe in atto, violerebbero in qualche modo la dignità umana, come la decisone di concedere l’eutanasia a Eluana. (M. I.)

[…] Personalmente ritengo che per una persona nei suoi ultimi giorni di vita la dignità sia la cosa più importante. Vivere in continua sofferenza, senza poter comunicare, dipendere da una macchina, questa non è dignità, non è giustizia divina, checché ne dica la Chiesa con il suo Dio buono e giusto che impone sofferenze disumane. (S. M.)

[…] per me vivere non vuol dire semplicemente respirare e aprire e chiudere gli occhi ogni tanto; vivere è ben altro: parlare, scherzare, sorridere, provare gioie e dolori, assaporare il gusto del cibo, sentire i profumi e vedere i colori. Questo è vivere. L’uomo in sé sarebbe un “nulla” senza il mondo che lo circonda e se tutto il mondo di questa povera donna è solamente un triste letto di ospedale, allora no, questo non vuol dire vivere. […] Cosa s’intende per “rispetto della persona umana”? Rispetto vuol forse vivere in uno stato vegetativo su un letto d’ospedale o con rispetto si dovrebbe intendere essere al mondo e vivere la vita per come dev’essere vissuta, senza dipendere da tubi e sondini? A questa domanda ci saranno sicuramente risposte diverse, ma prima di esprimere un’opinione, ciascuno di noi dovrebbe riflettere un po’ su che cos’è veramente la vita. (L. Q.)

[…] secondo me la vita è fatta di affetti, di relazioni e, più che un corpo, noi siamo sentimenti, sensazioni, intelletto, quindi a mio parere questa non può essere ritenuta vita. Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, la sua condizione è priva di dignità. Di Eluana rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. (F. F.)

[…] la vita non è cinema, né teatro. Una vita non può essere raccontata in un articolo di giornale o in un servizio giornalistico televisivo. La vita è fatta di ore, giorni e anni che a volte, se dominati dalla sofferenza, possono diventare interminabili. È il caso di Eluana Englaro i cui ultimi diciassette anni non sono stati altro che una lunga attesa di morte. […] qualcuno dovrebbe ricordare al “pubblico” che la decisione da prendere non è tra ‘la vita e la morte’ ma tra ‘la vita e la sofferenza’ e personalmente ritengo che non ci sia nulla di eroico nel sostenere la sofferenza d’altri. […] il “pubblico” dovrebbe conoscere la verità. Dovrebbe sapere cosa significa vivere ogni giorno per qualcuno che non conosce più la platonica “dignità umana” perché costretto a vivere una vita di negazioni. (F. B.)

17 gennaio 2009

UN ALTRO NO PER ELUANA ENGLARO

Posted in attualità, Cassazione, Eluana Englaro, Legge tagged , , , a 9:09 pm di marisamoles

Da quando, nell’ottobre scorso, la Cassazione ha ritenuto legittima la richiesta dei familiari di Eluana Englaro, ovvero il distacco del sondino nasogastrico che permette l’idratazione e l’alimentazione della donna in coma vegetativo dal 1992, pare non sia facile trovare un luogo, in Italia, dove la sentenza possa essere applicata. Insomma, per la famiglia questo sembra essere un calvario senza fine.

Vale la pena ricordare che nella casa di cura “Città di Udine” tutto era pronto ad accogliere Eluana fin da dicembre; sembrava, dunque, che quello del 2008 sarebbe stato l’ultimo Natale per la paziente in coma. Ma la decisione della clinica di ospitare la donna è stata in tutti i modi ostacolata da cavilli burocratici. Se da una parte la Legge consentiva alla famiglia Englaro di “far morire” la loro congiunta, dall’altra l’opinione pubblica, con a capo la Chiesa e il Vaticano, ha sollevato una questione morale che avrebbe dovuto essere fuori discussione, vista la decisione della Suprema Corte. Tant’è che essa era stata accolta con estrema soddisfazione dal papà di Eluana che, compiaciuto, aveva affermato che “ha vinto lo stato di diritto”.

Nonostante la Magistratura avesse detto la parola fine sulla penosa vicenda, lo Stato, nella figura del ministro Sacconi, ha espresso biasimo nei confronti della disponibilità da parte della casa di cura udinese, abbracciando l’arma del ricatto: qualora Eluana fosse stata accolta nella struttura per essere lasciata morire, lo Stato avrebbe tolto le convenzioni sanitarie di cui, inutile nasconderlo, qualsiasi nosocomio privato vive.
Ieri il Consiglio di Amministrazione della clinica si è così espresso in un comunicato ufficiale: “Nel caso si desse attuazione all’ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il ministro potrebbe assumere provvedimenti che metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone».

Il signor Englaro già sabato scorso, ospite di Fabio Fazio nella trasmissione TV “Che tempo che fa”, aveva espresso il suo rammarico per la piega che i fatti avevano preso. In quella sede l’uomo aveva affermato che l’evoluzione della vicenda l’aveva portato a sostenere che viviamo in un “Paese senza civiltà”. Ora dice di essere pronto a continuare la sua battaglia legale per far valere il Diritto superando gli ostacoli provenienti dall’esecutivo.
Nel frattempo la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sul ministro Sacconi, facendo seguito alla denuncia sporta dai Radicali che interpretano la sua presa di posizione come un vero e proprio atto di forza. L’accusa, infatti, è di “violenza privata”, ma il ministro si difende affermando: “Non ho compiuto atti ‘violenti’ verso alcun erogatore sanitario, per cui attendo fiducioso la rapida conclusione di questa iniziativa giudiziaria, per la quale l’intento dei querelanti appare, esso sì, intimidatorio.”. E aggiunge: “Ho ritenuto mio dovere farlo perché Ponzio Pilato non fu certo un esempio di buon governo. Ho preso peraltro a fondamento della mia determinazione atti quali il parere del Comitato nazionale di bioetica e la Convenzione dell’Onu sui disabili, il cui disegno di ratifica è all’esame del Parlamento”.

La questione, dobbiamo ammetterlo, è alquanto intricata; a detta di alcuni lo è fondamentalmente perché non esiste in Italia una legge sul “testamento biologico”. Dobbiamo tener presente, comunque, che nella “risoluzione” del caso di Eluana si parte da presupposti legali certi e definitivi e, fino a prova contraria, dovrebbe essere applicata la Legge in vigore e non sospenderne l’iter in attesa che si promulghi una legge che non c’è e che forse non tutti vorrebbero.

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