27 febbraio 2010

ISCRIZIONI SCOLASTICHE: IL MIUR PUBBLICA UNA “GUIDA ALLA NUOVA SECONDARIA SUPERIORE”

Posted in iscrizioni scolastiche, MIUR, scuola tagged , , , a 12:04 am di marisamoles

Dopo l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri della Riforma della Scuola Secondaria di II grado, il Ministero della Pubblica Istruzione (MIUR) pubblica una guida alla scuola riformata (istruzione liceale, tecnica e professionale) per i ragazzi che si iscriveranno alla classe prima nell’A.S. 2010/2011 e per i loro genitori.
La guida è consultabile on-line: questo è il LINK

Nella Circolare Ministeriale n° 17 del 18 febbraio 2010 s’informano gli interessati che le domande di iscrizione dovranno essere presentate entro il 26 marzo prossimo. C’è una novità per quanto riguarda le procedure:

Le domande di iscrizione devono essere presentate ad un solo istituto di istruzione secondaria di II grado, per evitare che una doppia opzione da parte delle famiglie possa alterare le situazioni di organico. Tuttavia, in considerazione della possibilità che si verifichi eccedenza di domande rispetto ai posti disponibili e che, conseguentemente, si renda necessario indirizzare verso altri istituti le domande non accolte (anche in base ai criteri di ammissione deliberati dal consiglio di istituto), le famiglie, in sede di presentazione della istanza di iscrizione, possono indicare, in subordine, fino ad un massimo di altri due istituti di proprio gradimento. Sarà cura del dirigente scolastico dell’istituto secondario di II grado presso cui la domanda non è stata accolta, provvedere all’inoltro immediato delle domande di iscrizione, d’intesa con le famiglie, verso gli istituti indicati in subordine.

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15 luglio 2009

COSÌ GIOVANI E GIÀ PIENI DI “DEBITI”

Posted in adolescenti, attualità, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , a 5:42 pm di marisamoles

debiti formativiUna volta c’erano gli esami a settembre, l’incubo di molte famiglie e la rovina di molte vacanze. Un esercito di “rimandati” trascorreva i mesi centrali dell’estate con i libri in mano, portandoseli appresso ovunque, anche nei luoghi di villeggiatura, campeggi compresi. Le madri e i padri vigilavano sugli studi estivi e, se ne avevano le possibilità economiche, mandavano i figli a “ripetizione”. In questo modo, un’altrettanta nutrita schiera di professori rinunciava volentieri al periodo di riposo per dare lezioni agli sventurati. È inutile negare che quello delle ripetizioni estive era un vero e proprio business e anche chi giura di non aver mai arrotondato lo stipendio, sempre troppo misero, con le lezioni in nero, secondo me mente.

Poi, nel 1995, gli odiati esami di riparazione sono stati aboliti. Lo spirito che allora aveva animato il Ministero della Pubblica Istruzione era quello di evitare, appunto, il mercato delle ripetizioni che talvolta causavano un vero e proprio salasso alle famiglie. Ma si sa, i genitori son disposti a tutto per aiutare i pargoli; peccato non si chiedano quasi mai perché gli sventurati figli non studiano durante l’anno scolastico e debbano rovinare le vacanze dell’intero nucleo familiare.

Per evitare, quindi, una spesa notevole per le famiglie italiane, il Decreto Legge del 28 giugno 1995, n. 253 , successivamente convertito in legge l’8 agosto dello stesso anno, stabiliva che si poteva essere promossi nonostante la presenza di qualche lacuna in una o più discipline, purché ci si presentasse puntuali a frequentare, nella fase iniziale delle lezioni, le attività per essi previste nella programmazione di classe. Alla fine, l’incubo di rientrare nelle aule scolastiche il primo settembre, condiviso da docenti e studenti, era rimasto. L’unica differenza stava nel fatto che si tenevano i famosi Corsi IDEI (Interventi Didattici ed Educativi Integrativi) e non si dovevano esaminare gli allievi, fermo restando l’obbligo di verificare il superamento o meno delle lacune attraverso delle prove di verifica, i cui tempi e modi erano liberamente scelti da ciascun Collegio dei Docenti nel pieno rispetto dell’autonomia degli istituti scolastici.

Nel 1995 inizia, dunque, l’era dei Debiti Formativi. Non più ragazzi rimandati ma promossi pur con delle insufficienze che, in ogni caso, sul tabellone non comparivano. In effetti non può esserci promozione in presenza di voti minori del 6. Ma, almeno all’inizio, quei 6 che non erano 6, visto che in realtà potevano essere dei 5 o dei 4, quando non addirittura dei 2 o dei 3, venivano segnalati sul tabellone con una grafica che poteva variare dal 6 rosso al 6 sottolineato. Tali erano le opzioni più comuni.

Lo Stato, dunque, si impegnava a finanziare dei corsi di recupero e in tal modo si convinceva di arginare il mercato nero delle lezioni private. Purtroppo, però, i fondi erogati non erano sufficienti a coprire le necessità, ovvero ad istituire un numero adeguato di corsi, tenuto conto delle diverse discipline, del numero degli studenti e delle classi frequentate. Alla fine, i corsi attivati erano limitati alle discipline fondamentali o per lo meno quelle in cui si erano riscontrate le carenze più diffuse. Così spesso le lezioni private si frequentavano lo stesso, anzi, le famiglie più abbienti, e anche un po’ snob in verità, non mandavano i figli ai corsi di recupero anche quando venivano istituiti, preferendo pagare le ripetizioni. E come dar loro torto. L’insegnante privato, infatti, pagato profumatamente, si sente in obbligo di aiutare veramente l’allievo. C’è da dire, inoltre, che la lezione individuale è senz’altro preferibile se si tiene conto che lo studente in difficoltà ha a sua disposizione un docente tutto per sé che può rispondere ad ogni domanda, che può individuare ogni ambito del processo cognitivo in cui si riscontrano delle carenze, in altre parole che non deve dividersi tra quindici-diciotto allievi con lacune differenti e diversi livelli di preparazione.

Il D.M. succitato, quindi, non ha mai davvero risolto i problemi. Anzi, i ragazzi con in tasca la promozione a giugno spesso pensavano che non fosse affatto un obbligo colmare le lacune; qualcuno, infatti, calcolava che con una o due materie poteva benissimo arrivare in quinta senza alcun problema. Anche se in tempi recenti, l’istituzione del Credito Scolastico, ha spostato l’attenzione degli “irriducibili indebitati” sul voto finale dell’esame: il credito, infatti, veniva decurtato in presenza di debiti non saldati e, conseguentemente, i ragazzi si dovevano impegnare maggiormente nelle prove d’esame, per non rischiare la bocciatura. Ma ci troviamo quasi di fronte al classico gatto che si morde la coda: spesso le materie in cui s’ “indebitavano” erano quelle caratterizzanti, comprese almeno in due prove scritte, quindi era decisamente impossibile sperare di farcela senza colmare le lacune pregresse.

Insomma, la questione del debiti non saldati che si perpetuavano era un problema reale. Così come la falsa convinzione dei ragazzi che la frequenza ai corsi IDEI bastasse per risolvere i problemi. Non solo le quindici ore concesse, nella migliore delle ipotesi, a ciascun corso non erano sufficienti a colmare le lacune, ma talvolta gli studenti arrivavano ai corsi mantenendo lo stesso atteggiamento tenuto durante le lezioni curricolari. È evidente, infatti, che un profitto insufficiente non è dovuto all’incapacità di spiegare dell’insegnante, come spesso credono le famiglie, o alla durezza diamantina delle teste degli allievi, come altrettanto spesso sostengono i docenti. Lo scarso rendimento scolastico si può, anzi si deve attribuire anche al modo in cui i ragazzi affrontano la scuola. Se mancano una forte motivazione, la volontà di recuperare, la capacità di concentrarsi, l’esecuzione dei compiti assegnati ecc. ecc. ogni sforzo sarà inutile. I docenti non hanno la bacchetta magica, tantomeno quelli che tengono i corsi di recupero che spesso non sono gli insegnanti del singolo allievo e che quindi non conoscono le problematiche di ogni ragazzo che frequenta il loro corso.

Detto questo, forse sarà più chiaro il motivo per cui il sistema dei Debiti Formativi così com’era non poteva continuare ad esistere. Arriviamo, dunque, al Decreto ministeriale n. 80, del 3 ottobre 2007 , a firma dell’allora ministro Fioroni. Esso stabilisce che le lacune in una o più discipline autorizzano i singoli Consigli di Classe a sospendere il giudizio in sede di scrutinio finale, rimandando la decisione di promuovere o respingere l’allievo in questione entro l’inizio delle lezioni del successivo anno scolastico. Nonostante non si parli più di “esami di riparazione” e di “rimandati a settembre”, cambia la forma ma non la sostanza. Qual è, dunque, la differenza rispetto ai vecchi esami a settembre? Semplicemente il fatto che non sussiste l’obbligo di fare degli esami veri e propri, con verifiche scritte e orali nel caso di materie che prevedano una distinta valutazione, ma delle “prove di verifica” decise in modo autonomo, per quanto riguarda la tipologia, da ciascun insegnante, purché sia lo stesso che ha attribuito il debito.

Con il suo arrivo a viale Trastevere, nel 2008, il ministro Gelmini non ha cambiato le carte in tavola. E come avrebbe potuto lei che predica da tempo il ritorno ad una scuola del rigore e della serietà? Certo, il D.M. del ministro Fioroni aveva il sapore di un ritorno al passato –quello per cui la Gelmini stessa è costantemente criticata- ma con la novità che lo Stato si sarebbe fatto carico del recupero per gli studenti in difficoltà anche durante l’anno scolastico e non solo alla fine. Con la Circolare Ministeriale n. 6163 del 4 giugno 2008, firmata da Mario Dutto l’Amministrazione ha destinato all’attuazione degli stessi risorse finanziarie per euro 57 milioni, aggiuntive rispetto a quelle già previste dalla disciplina contrattuale del comparto. Complessivamente, pertanto, sono in corso di erogazione alle scuole le seguenti somme:
euro 197 milioni previsti dalla sequenza contrattuale, sottoscritta in data 8 aprile 2008 tra l’ARAN e le OO.SS, relativa al fondo di istituto; trattandosi di finanziamenti che confluiscono nel fondo unico dell’istituzione scolastica, va precisato che detta quota è finalizzata al recupero e al sostegno;
– euro 57 milioni, sulla base dell’art. 1, comma 634, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007)
.
L’entità delle cifre, ad una prima occhiata, appare considerevole, ma si tratta di una sorta di specchietto per le allodole perché in realtà le somme erogate non sono sufficienti per coprire i fabbisogni delle singole scuole. Così si continua ad organizzare pochi corsi con ridotti pacchetti orario, spesso tenuti da docenti non abilitati, visto che alla fine di giugno si è stanchi e stufi della scuola, così si lascia il posto ai precari che hanno più bisogno di lavorare perché hanno fatto magari solo delle supplenze brevi. Sono anche più riposati e forse sono pure più preparati di quanto si creda. Tuttavia tenere dei corsi dalla fine di giugno a metà luglio, se va bene, con una ripresina anche nell’ultima settimana di agosto, non solo non risponde efficacemente alle esigenze degli allievi che sono effettivamente stressati dai nove mesi di scuola appena trascorsi, ma manda pure in bestia le famiglie che devono disdire le prenotazioni e rinunciare alle vacanze, se non riescono a rimandarle. Senza contare il malumore degli albergatori che si vedono fioccare le disdette da un giorno all’altro –ne conosco alcuni- ma questo discorso esula dai problemi scolastici di cui sto cercando di occuparmi.

Insomma, secondo me le cose messe così non vanno. Ovvero, va benissimo non promuovere gli allievi che non lo meritano e non hanno tratto profitto dagli stimoli ricevuti, va benissimo esigere un tempestivo recupero per permettere loro di affrontare lo studio nell’anno successivo con una preparazione di base almeno accettabile, va benissimo tendere loro una mano per non farli sentire abbandonati, ma la cosa che, secondo il mio parere, andrebbe fatta è evitare che i ragazzi arrivino a giugno con delle insufficienze. Non è volere la luna, credetemi, ma solo cercare di fare il nostro lavoro nel miglior modo possibile perché è la scuola stessa che deve offrire gli strumenti per il recupero, e non sto parlando solo dei corsi. Bisogna cambiare la mentalità di tanti docenti convinti che insegnare nel miglior modo possibile equivalga a stroncare chi non si ritiene “abbia fatto la scelta giusta” e non regalare nulla, senza, tuttavia, offrire nulla. Non sono solo i corsi di recupero a dover essere finanziati ma anche quelli di formazione per insegnanti, per adeguare la didattica ai tempi che, sì, sono cambiati. Nessun passo indietro, dunque, nessun ritorno al passato, anzi un balzo in avanti per una scuola del futuro, per una scuola migliore a partire dalla primaria. Perché, forse a qualcuno la cosa sfugge, è lì che si pongono le basi per la futura istruzione degli allievi. Spesso gli abbandoni sono dettati dalle brutte esperienze che i ragazzi hanno avuto alle elementari o alle medie, trovandosi di fronte a docenti non in grado di stimolarli ad apprendere ma capaci solo di far loro abbassare il livello di autostima. In altre parole: prevenire è meglio che curare. Sarà banale, ma è l’unica strada percorribile per migliorare la scuola.

8 aprile 2009

AMMISSIONE ALL’ESAME DI STATO: VANNO BENE ANCHE I 5

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , a 8:30 pm di marisamoles

Passo indietro del ministro Gelmini riguardo alla non ammissione all’Esame di Stato degli studenti delle scuole secondarie di II grado che dovessero arrivare allo scrutinio finale di giugno con delle insufficienze. Un nuovo comunicato del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) informa che in data 7 aprile è stata emanata un’Ordinanza ministeriale relativa all’Esame di Stato che fissa le regole per l’ammissione agli esami di quest’anno scolastico.

Nel comunicato si legge: “In attesa del perfezionamento del regolamento sulla valutazione degli studenti, saranno ammessi all’esame gli studenti con una media non inferiore a 6.
Nel provvedimento viene confermato che con l’insufficienza nel voto di condotta lo studente non sarà ammesso alla maturità.
Viene reintrodotta la pubblicazione del punteggio finale nell’albo dell’istituto sede della commissione
.”

I “maturandi” possono tirare un sospiro di sollievo! In effetti le nuove disposizioni, la cui applicazione era data per certa a decorrere dall’anno scolastico in corso, aveva provocato un po’ di apprensione. Le proteste delle associazioni degli studenti evidentemente hanno convinto la Gelmini a ripensarci. In effetti le si contestava di attuare un provvedimento nel corso dell’anno senza che un eventuale preavviso potesse portare gli allievi a “regolarsi” di conseguenza. In altre parole, evidentemente gli studenti si applicano e si impegnano a seconda delle Ordinanze e non perché vogliono arrivare agli esami preparati, quindi senza insufficienze, magari aspirando ad un buon voto.

Va be’, per questa volta è andata bene (anche ai miei allievi di quinta che già si stavano disperando). Ma io vorrei lanciare un appello agli studenti di quarta: studiate sempre e comunque, studiate per voi stessi, per la vostra ambizione, con orgoglio e senza accontentarvi del minimo. Solo così, infatti, non solo allontanerete lo spauracchio delle insufficienze e, di conseguenza, la non ammissione all’esame, ma sarete anche più soddisfatti di voi stessi.

STUDIARE PER … CREDERE!

17 marzo 2009

IL MINISTRO GELMINI IN CONFERENZA STAMPA: IL VOTO DI CONDOTTA FARÀ MEDIA

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, voto di condotta tagged , , , , , , , a 6:52 pm di marisamoles

Ho letto alcuni articoli sulle novità riguardo il voto di condotta e mi sono resa conto che ancora per qualcuno la questione della “media” non è chiara. Anche fonti che considero autorevoli e strettamente specialistiche – cioé che si occupano dell’istruzione – propongono ancora l’ “interrogativo”: ma il voto di condotta farà media? Anzi, una di queste “fonti” smentisce con una certa sicurezza che la valutazione del comportamento farà media con gli altri voti.

Sinceramente non capisco come ancora possano sussistere dei dubbi: la Gelmini è stata chiara fin dall’inizio, a parer mio, ovvero fin da quando nel primo decreto- n° 5 del 16 gennaio 2009, articolo 2 comma 2 – si leggeva che “La valutazione, espressa in sede di scrutinio intermedio e finale, si riferisce a tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica e comprende anche gli interventi e le attività di carattere educativo posti in essere al di fuori di essa. La valutazione in questione viene espressa collegialmente dal Consiglio di classe ai sensi della normativa vigente e, a partire dall’anno scolastico 2008-2009, concorre, unitamente alla valutazione degli apprendimenti, alla valutazione complessiva dello studente.”

Dopo la seduta del Consiglio dei Ministri del 13 marzo scorso, in una conferenza stampa il Ministro ha riepilogato quanto deciso (rimando alla lettura del mio precedente post “Nuovi criteri per il 5 in condotta: la Gelmini ci ripensa“) e ha detto chiaramente che il voto di condotta farà media. Perché c’è ancora qualcuno dubbioso? Forse perché ogni cosa detta dalla Gelmini per qualcuno manca di chiarezza. Ad ogni buon conto potete trovare il video della conferenza stampa sul sito del MIUR: spero che ogni dubbio sulla questione sia definitivamente fugato.

Il MIUR ha, inoltre, pubblicato sul proprio sito lo Schema di regolamento concernente il “Coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169”.

Si tratta di un accurato riepilogo di quanto detto e stabilito nei mesi precedenti ad opera del Ministro Mariastella Gelmini. In particolare viene dato rilievo al voto di condotta che, oltre a fare media, potrà compromettere l’esito dell’anno scolastico per quegli allievi che non otterranno la sufficienza. Meno restrittivi anche i nuovi criteri: non più sospensioni di almeno quindici giorni, come stabilito nella precedente Circolare Ministeriale (n°10, 23 gennaio 2009) ma, a discrezione dei docenti, sarà sufficiente una qualsiasi sanzione, anche una sola nota ma per fatti di una certa gravità – come ha chiaramente detto il Ministro in Conferenza Stampa – e comunque la decisione finale spetterà al Collegio dei Docenti. Sembra strano, tuttavia, agli addetti ai lavori che il “verdetto finale” sia attribuito al Collegio; personalmente credo che i docenti della scuola stabiliranno dei criteri comuni per evitare comportamenti difformi all’interno dei singoli Consigli di Classe.

Per i ragazzi che si preparano ad affrontare l’Esame di Stato della scuola Secondaria di II grado, queste sono le novità di rilievo:
– La valutazione del comportamento concorre alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili per beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio. (articolo 4 comma 2 del citato regolamento)
– Gli alunni che, nello scrutinio finale, conseguono una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi sono ammessi all’esame di Stato. (art. 6 comma 1)

C’è infine la possibilità per gli “ottisti” di sostenere l’Esame di Stato “saltando un anno, cioè direttamente alla fine della quarta, ma a determinate condizioni. All’articolo 6, comma 2 del citato Regolamento si legge: Sono ammessi, a domanda, direttamente agli esami di Stato conclusivi del ciclo gli alunni che hanno riportato, nello scrutinio finale della penultima classe, non meno di otto decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non meno di otto decimi nel comportamento, che hanno seguito un regolare corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado e che hanno riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non inferiore a otto decimi nel comportamento negli scrutini finali dei due anni antecedenti il penultimo, senza essere incorsi in ripetenze nei due anni predetti. Le votazioni suddette non si riferiscono all’insegnamento della religione cattolica”.

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