1 giugno 2016

LIBRI: “SPLENDI PIU’ CHE PUOI” di SARA RATTARO

Posted in Letteratura Italiana, libri tagged , , , , , , , , , a 6:01 pm di marisamoles

PREMESSA
Sara Rattaro è, a mio parere, una delle migliori penne che la narrativa contemporanea di casa nostra ci offre. Il successo dei suoi romanzi, decretato anche dal Premio Bancarella che le è stato assegnato nel 2015 per
Niente è come te, credo sia dovuto ai temi che l’autrice sceglie, mai banali e sempre di grande attualità. Dopo la crisi di coppia di Un uso qualunque di te e il tema scottante delle sottrazioni di minori da parte di uno dei coniugi, argomento trattato nel romanzo già citato, in Splendi più che puoi viene affrontato un altro “dramma moderno”, quello della violenza familiare.

sararattaroL’AUTRICE
Sara Rattaro nasce a Genova dove, dopo il diploma magistrale, nel 1994 si iscrive alla facoltà di Scienze Biologiche, laureandosi nel 1999 con lode. Nel 2009 consegue la laurea anche in Scienza delle Comunicazioni sempre presso l’Università degli studi di Genova.
Dal 1999 al 2006 frequenta più di una decina di corsi di specializzazione sia inerenti gli Studi clinici sia nel campo della Comunicazione conseguendo il master in Comunicazione della Scienza «Rasoio di Occam» a Torino.
Nel 2009 con il suo primo romanzo Sulla sedia sbagliata, pubblicato dall’editore Mauro Morellini, ottiene un buon successo di pubblico e critica.
Nel 2012 vede la luce il suo secondo romanzo, Un uso qualunque di te, che viene pubblicato da Giunti, vendendo 20.000 copie in una settimana, tradotto in 9 lingue.
Nel maggio 2013 pubblica il best seller Non volare via edito da Garzanti.
Nel settembre 2014, sempre per Garzanti, esce Niente è come te che ottiene il Premio Bancarella l’anno successivo. Nel marzo 2016 Rattaro pubblica, sempre per Garzanti, l’ultimo romanzo di successo: Splendi più che puoi.

Splendi più che puoi

Splendi più che puoi

LA TRAMA
La protagonista di Splendi più che puoi (Garzanti, 2016) è una giovane donna, Emma, che dopo una relazione durata dieci anni con un uomo molto più vecchio, Tommaso, incontra quello che crede essere l’amore della sua vita: Marco. Nell’arco di pochi mesi i due si sposano in gran segreto. Il matrimonio fin da subito non è ben visto dalla numerosa famiglia di lui, ricca e borghese, che nemmeno Emma riesce ad apprezzare. Fin dal momento della presentazione ufficiale in veste di moglie, la donna comprende che c’è qualcosa di oscuro in quella famiglia:

Mi vennero i brividi. Mi chiesi quante persone potessero esserci in quella sala e quante di loro, in quel momento, stessero sorridendo con gioia.
«Vi presento Emma!»
La porta davanti a me si spalancò e io mi trovai sul palcoscenico senza aver ripassato la parte.
Decine di occhi di tutte le età erano puntati su di me, sui miei vestiti, le mie pellicine tirate, il rossetto fuori luogo e la mia voglia di scappare. […]
Guardai una donna anziana avvicinarsi a noi.
«Emma, questa è mia madre.»
«Oh, signora, è un vero piacere fare la sua conoscenza, Marco mi parla così spesso di lei…»
«Io invece non l’ho mai sentita nominare ma a tutto ci deve essere una spiegazione…» (pag. 49 dell’edizione citata)

La suocera, in un discorso privato, cerca di mettere in guardia la giovane con una frase che sul momento ad Emma appare sibillina: Non ho paura di te, ho paura per te. Un avvertimento a diffidare di quel figlio che la madre stessa definisce un uomo complicato e che Emma conosce davvero poco.
L’inquietudine accompagna la protagonista per tutta la serata e anche in occasione di una festa che i due sposi decidono di organizzare per festeggiare le nozze già avvenute. Tutto appare sinistro, anche le parole dell’anziana nonna della protagonista:

«Oh Emma… ma come…»
«Nonna, ti prego. Devi essere contenta per me…»
«Contenta? E perché mai?» mi chiese. (ibidem, pag. 56)

Da quella sera inizia per Emma un lungo viaggio agli inferi, abitato da mostri come la vergogna, i sensi di colpa, la sensazione di inadeguatezza. Un nero vortice la inghiotte senza che lei possa far nulla per evitare il completo annientamento di sé, delle sue aspirazioni professionali, dei sogni di giovane sposa. Marco non è il marito che si era immaginata. Violento, non le risparmia critiche, la allontana dal lavoro, dagli affetti, la tiene segregata in casa e la comanda a bacchetta.
Il trasferimento forzato in uno sperduto paesino di montagna, nella casa di famiglia di Emma, non fa che accentuare la sua infelicità e l’incapacità di ribellarsi. Nemmeno la nascita della figlia Martina porta a un miglioramento della situazione. La giovane è schiava dell’uomo che credeva l’amasse e la volesse proteggere. Invece Marco è un inetto, un parassita, non lavora e, allo stesso tempo, non vuole che la sua donna riprenda la vecchia attività. Anche i risparmi si stanno esaurendo.

Emma capisce che la soluzione non può che essere la fuga. Ma nulla deve essere improvvisato. Suo marito è pazzo e capace di qualunque cosa, anche di fare del male alla bambina per punire lei:

Un giorno mi lasciò sola a casa. Avevamo finito la farina con la quale si ostinava a fare il pane e decise di andare a comprarla. Portò Martina con sé. Mi spiazzò. Perché aveva deciso di portarla? Mi chiesi se lo avesse fatto per impedirmi di scappare con mia figlia. Era giorno e sarei potuta uscire dalla porta di casa. Mi vennero i brividi. Ero io che iniziavo a pensare come lui o era lui a essere comodamente entrato nella mia testa? (idibem, pag. 108)

Non è facile chiedere aiuto, ancora più difficile è fidarsi di qualcuno. Una donna nelle sue condizioni inizia a diffidare di chiunque. Eppure Emma trova la forza di lanciare un grido che, tuttavia, non riesce a squarciare il velo di omertà che caratterizza la famiglia del marito. Loro sanno ma sono pronti a negare, ad addossare ogni responsabilità su di lei. Esattamente come Marco.
Chiamare in causa i suoi genitori è fuori discussione: non saprebbe come difenderli dalla furia del marito. L’unico che può davvero fare qualcosa per lei è Tommaso, il suo ex, che è pure un medico. Sarà lui a darle una mano, ma la progettazione della fuga in gran parte grava su di lei. In questo momento Emma, gracile e denutrita, scava nel suo animo ferito, privato ormai di ogni dignità, e nell’istinto di protezione tipico di una madre trova l’energia necessaria per difendere la figlia. Proprio lei, la stessa donna che non ha mai saputo proteggere se stessa.

Inizia per la protagonista una nuova vita in cui nulla sarà facile. L’importante è ricordarsi di splendere più che si può, come scrive l’autrice in una riflessione che conclude la narrazione:

Tutto questo viene comunemente chiamato guarigione, il nostro ritorno all’equilibrio e alla salute. Raramente però è accompagnato dalla dimenticanza. Ma non importa, perché l’unica cosa davvero importante è ricordarsi di splendere. Anche se il mondo, a volte, te lo impedisce, tu splendi. Splendi più che puoi. (ibidem, pag. 218)

***

I temi forti, come già scritto nella Premessa, piacciono all’autrice. Al centro dei suoi romanzi ci sono le dinamiche familiari complesse: il fragile equilibrio coniugale messo a dura prova da una tragedia, l’amore sconfinato per un figlio sottratto con la forza, la ricostruzione di un rapporto di coppia, destinato al fallimento, per amore di un figlio disabile (Non volare via).
Splendi più che puoi poteva andare oltre alla violenza domestica, trattare il femminicidio. Di questo l’autrice parla in poco più di una paginetta conclusiva, quando sulla storia di Emma è già calato il sipario, per lanciare un appello a tutte le donne che, come la protagonista, credono di poter “salvare” il loro carnefice, in nome di un amore che è sempre troppo: troppo poco (specie quello che si nutre per sé stessi), troppo esclusivo, tarlato da un’irragionevole gelosia, o troppo e basta. In ogni caso si tratta di una forma di amore malato che non si può curare con le proprie forze.

La narrazione in prima persona (Emma stessa è l’io-narrante) procede, come sempre nei romanzi dell’autrice ligure, su più piani.
L’inizio è in medias res e tratta il momento culminante della fuga di Emma. Nella parte che segue, un lungo flashback rievoca gli anni precedenti, che vanno dal 1990 al 1996, nel quale si colloca l’evento iniziale. Segue un lungo capitolo che tratta il “dopo”, ricostruendo il difficile cammino che Emma deve affrontare non solo per affrancarsi dalla schiavitù imposta dal marito, ma anche per proteggere la figlia, pur senza privarla del diritto di frequentare suo padre. Il romanzo si conclude con un salto temporale di 10 anni, tanti sono quelli necessari a terminare il lungo iter che scriverà definitivamente la parola fine sulla relazione malata. C’è, in queste poche pagine finali, un tacito invito ad essere felici, nonostante tutto, perché niente e nessuno può toglierci questo diritto.

La particolarità della scrittura di Sara Rattaro è, ancora una volta, quella di intervallare la narrazione con brevi riflessioni graficamente evidenziate con il corsivo, costume stilistico che, come già fatto notare nelle altre “recensioni”, può infastidire qualcuno. Personalmente, almeno in questo caso, le ho apprezzate, come anche i riferimenti legislativi che introducono le singole parti. A conferma che il diritto alla felicità non è qualcosa di personale e intimo, ma deriva dal rispetto della Legge e dalla sua corretta e tempestiva esecuzione. Cosa, purtroppo, non così scontata, come le cronache ci insegnano.

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2 febbraio 2015

LIBRI: “UN USO QUALUNQUE DI TE” di SARA RATTARO

Posted in Letteratura Italiana, libri tagged , , , , , , a 5:20 pm di marisamoles

PREMESSA
Un uso qualunque di te (Giunti editore, 2012) è il secondo romanzo di Sara Rattaro che leggo, dopo Niente è come te. Anche questa volta l’autrice ligure non mi ha delusa, anzi, posso affermare che questo romanzo mi è piaciuto ancor più dell’altro. Ed ora, in attesa nella mia libreria, c’è Non volare via. Se anche questo libro raggiungerà il mio cuore, credo di poter annoverare Rattaro fra i miei narratori contemporanei preferiti. E ancora una volta ringrazio l’amico frz40 che mi ha trasmesso il suo entusiasmo per quest’autrice.

sararattaroL’AUTRICE
Sara Rattaro nasce a Genova dove, dopo il diploma magistrale, nel 1994 si iscrive alla facoltà di Scienze Biologiche, laureandosi nel 1999 con lode. Nel 2009 consegue la laurea anche in Scienza delle Comunicazioni sempre presso l’Università degli studi di Genova.
Dal 1999 al 2006 frequenta più di una decina di corsi di specializzazione sia inerenti gli Studi clinici sia nel campo della Comunicazione conseguendo il master in Comunicazione della Scienza «Rasoio di Occam» a Torino.
Nel 2009 con il suo primo romanzo Sulla sedia sbagliata, pubblicato dall’editore Mauro Morellini, ottiene un buon successo di pubblico e critica.
Nel 2012 vede la luce il suo secondo romanzo, Un uso qualunque di te, che viene pubblicato da Giunti, vendendo 20.000 copie in una settimana, e viene tradotto in 9 lingue.
Nel maggio 2013 pubblica il best seller Non volare via edito da Garzanti.
Nel settembre 2014, sempre per Garzanti, esce Niente è come te, un romanzo che tratta un argomento forte, la cosiddetta “sottrazione internazionale di minore“.

un uso qualunque di te

LA TRAMA
Protagonisti di Un uso qualunque di te sono un uomo e una donna, Carlo e Viola, che hanno una figlia di diciassette anni, Luce. I due si conoscono dai tempi del liceo, la loro all’apparenza è un’unione solida, per Carlo sicuramente lo è ma quando viene smascherata la vera vita di lei, in occasione di un evento tragico che i due devono affrontare, tutto cambia. Il mondo sembra crollare addosso a Carlo, marito premuroso e padre irreprensibile, mentre Viola, moglie e madre distratta, è costretta a fare i conti non solo con il presente tragico ma anche con un passato scomodo, fatto di rinunce, bugie, rancori.
La soluzione finale sarà costituita da un sacrificio che Viola deve fare, non solo per amore nei confronti di chi conta di più nella sua vita, ma anche per espiare le sue colpe che aveva sepolto dentro il cuore, nel tentativo di dare almeno una parvenza di normalità alla sua esistenza.

Difficile dire di più sulla trama di questo romanzo, che tra le altre cose è abbastanza breve (nell’edizione Happy pocket di Giunti appena 150 pagine, ma il carattere di stampa effettivamente è piuttosto piccolo). Chi volesse saperne di più, può continuare la lettura dopo lo spoiler. Chi, invece, ha intenzione di leggere il romanzo e non vuole troppe anticipazioni, si accontenti delle poche righe precedenti e si goda la lettura! Tutti possono, però, leggere il mio commento dopo i tre asterischi che segnano la fine dell’illustrazione della trama del libro.

ATTENZIONE: il seguito contiene SPOILER.

L’inizio della storia è in medias res. Viola si trova nel letto di uno dei suoi amanti occasionali quando sul cellulare trova un messaggio del marito: Carlo le intima di raggiungerlo in ospedale. Lei non sa cosa sia successo, non ha la più pallida idea di quale ospedale debba raggiungere, in più il telefono le muore tra le mani: la batteria è scarica.
Mentre si riveste in fretta, immagina il marito che, svegliatosi nel cuore della notte, non l’aveva trovata accanto a lui, nel loro letto, nell’unico posto in cui una moglie fedele si sarebbe dovuta trovare in quel momento.

Chissà se è questa la sensazione che si prova quando si viene attraversati da una lama. Chissà se puoi guardarti con distacco mentre sanguini perché qualcosa ti ha lacerato la carne. Ho ingoiato l’aria dopo aver ascoltato la tua voce e compreso che questa volta non sarebbe stato facile spiegarti perché non mi trovassi lì. (pag. 8 dell’edizione citata)

Quando la donna raggiunge l’ospedale, trova il marito affranto per le condizioni di salute della figlia Luce, e furioso per l’inspiegabile assenza della moglie nel letto coniugale. Ma le spiegazioni possono essere rimandate, ora bisogna pregare per Luce: la ragazza, infatti, versa in gravi condizioni in terapia intensiva. Solo più tardi si saprà che l’unica cosa che la possa salvare sarà un trapianto di fegato.

La narrazione prosegue in un’alternanza di flashback e di flash sul presente. Il dramma del momento fa rivivere a Viola la sua storia con Carlo, il rapporto contrastato con la suocera Nadiria che dapprima cerca di mettere il bastone tra le ruote ai due e poi si arrende quando scopre la gravidanza della fidanzata del figlio, cercando in tutti i modi di aiutare la giovane coppia ad affrontare il futuro. Nadiria, però, si propone come una specie di “direttore artistico” nella vita di Carlo e Viola, progettando matrimonio e battesimo come fossero un esclusivo affare di famiglia … la sua.
Viola mal digerisce questa intrusione però, almeno all’inizio, è sinceramente innamorata del suo Carlo:

Carlo era come un fascio di luce che, attraversando un prisma, si scompone nei colori dell’arcobaleno, era uno sguardo sereno, una mano tesa, il profumo di caffè la domenica mattina, un sorriso avvolgente. (pag. 27)

L’inquietudine interiore di Viola, tuttavia, ha il sopravvento: quando incontra Massimo, uomo affascinante e misterioso, intreccia con lui una breve relazione che, a dispetto dell’intenzione di considerarla solamente una storia di sesso, la cattura nell’anima e nel corpo:

Massimo era esattamente quello che non doveva essere, inaffidabile, penetrante, faticoso. Vischioso come il miele, avvolgente come un mantello di lana, silenzioso come un pensiero. […] era il sole che si appoggia all’orizzonte. Una filastrocca che ti rimbalza in testa. L’incipit del Cinque maggio. Un abbraccio inaspettato. (pag. 55)

Insomma, Carlo è quello giusto, un marito perfetto, un potenziale padre affettuoso, presente, affidabile. Massimo no, lui è la passione travolgente cui non ci si può sottrarre. Ma quando Viola scopre che è anche un gran bugiardo, si rende conto che tra la ragione e il sentimento, debba prevalere la prima. Carlo.

Complice dei tradimenti e delle bugie di Viola è l’amica del cuore Angela, vecchia compagna di scuola con cui ora gestisce una galleria d’arte. Angela è un po’ una sorta di grillo parlante per l’amica, una voce sfortunatamente inascoltata, una spettatrice rassegnata del degrado morale cui va incontro la protagonista del romanzo.
Alla fine Viola cerca il perdono, il riscatto dalle colpe del passato. Vuole diventare quella madre che non ha mai saputo essere, l’ancora di salvezza della figlia che ama senza riserve. L’unico rammarico è quello di non essere stata in grado di dimostrarle fino in fondo il suo amore. Per Luce, Carlo è il padre amato, insostituibile. Viola è la madre con cui è sempre stata in contrasto ma che alla fine ritroverà e sentirà sempre vicina al cuore.

FINE SPOILER.

***

Il racconto è in prima persona e, a parte i capitoli finali in cui la voce narrante è quella di Carlo, le vicende del passato e del presente sono filtrate attraverso gli occhi di Viola. La scrittura di Rattaro è accattivante, anche quando i fatti narrati sono tutt’altro che felici riesce a rapire il lettore. Ho letto il libro in tre ore appena, impossibile staccare gli occhi dalle pagine.
La prosa è semplice, scivola un po’ nella retorica solo quando alla scrittura è affidato il compito di trascrivere le riflessioni della protagonista; in questi momenti al carattere tondo è alternato il corsivo, un espediente grafico già messo in pratica nell’altro romanzo Niente è come te.
Molto originale la scelta di frapporre qua e là ai capitoli dei passi da celebri classici che trattano d’amore (Giulietta e Romeo, Tristano e Isotta …). Perché in fondo l’amore è il vero protagonista di questa storia, anche quando le vicende sembrano andare in tutt’altra direzione.
L’unica cosa che si potrebbe obiettare a Sara Rattaro è di aver creato una storia strappalacrime che in certi momenti sfiora il melodramma. A qualcuno il finale può sembrare assurdo ma la trama è tutt’altro che scontata, l’epilogo insospettato (anche se qualcosa si riesce a intuire). Quello che rende questo romanzo diverso dal feuilleton di bassa lega è senz’altro la profonda introspezione psicologica con cui Rattaro anima i personaggi che, grazie alla scrittura tutt’altro che anonima e preconfezionata, divengono drammaticamente autentici, figli di quell’esasperazione dell’umana imperfezione che caratterizza il nostro tempo.

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9 dicembre 2014

LIBRI: “NIENTE È COME TE” di SARA RATTARO

Posted in famiglia, figli, libri tagged , , , , , , a 6:29 pm di marisamoles

sararattaroL’AUTRICE
Sara Rattaro nasce a Genova dove, dopo il diploma magistrale, nel 1994 si iscrive alla facoltà di Scienze Biologiche, laureandosi nel 1999 con lode. Nel 2009 consegue la laurea anche in Scienza delle Comunicazioni sempre presso l’Università degli studi di Genova.
Dal 1999 al 2006 frequenta più di una decina di corsi di specializzazione sia inerenti gli Studi clinici sia nel campo della Comunicazione conseguendo il master in Comunicazione della Scienza «Rasoio di Occam» a Torino.
Nel 2009 con il suo primo romanzo Sulla sedia sbagliata, pubblicato dall’editore Mauro Morellini, ottiene un buon successo di pubblico e critica.
Nel 2012 vede la luce il suo secondo romanzo, Un uso qualunque di te, che viene pubblicato da Giunti, vendendo 20.000 copie in una settimana, e viene tradotto in 9 lingue.
Nel maggio 2013 pubblica il best seller Non volare via edito da Garzanti.
Nel settembre 2014, sempre per Garzanti, esce Niente è come te, un romanzo che tratta un argomento, la cosiddetta “sottrazione internazionale di minore“, che con il diffondersi di legami o matrimoni “misti”, è destinato ad essere sempre più attuale. (per saperne di più CLICCA QUI)

rattaro copertina

LA TRAMA
Francesco non è un padre come gli altri. Da dieci anni cerca disperatamente di entrare in contatto con la figlia Margherita che gli è stata sottratta dalla madre, cittadina danese, la quale, un bel giorno e senza preavviso, l’ha portata a vivere nel suo paese d’origine.
Da quel giorno per Francesco inizia un vero e proprio calvario fatto di viaggi inutili, speranze presto deluse, sentenze che gli danno ragione ma non sono applicabili per i giudici danesi, tentativi di approccio con Margherita, grazie anche alla complicità della tata Ingrid, resi inutili da Angelika, la madre, che non ha mai dato spiegazioni del suo gesto e che è determinata ad ostacolare in tutti i modi il rapporto padre-figlia. Eppure per Francesco fino al momento della fuga dell’ex moglie con la figlioletta, la vita sembrava scorrere felice, una vita come quella di tante coppie innamorate che avevano coronato il loro sogno d’amore con la nascita di una bimba.

Poi, all’improvviso, quando ormai questo padre sembra rassegnato a vivere senza sua figlia, accade l’imprevedibile, il destino sembra offrirgli la grande opportunità, anche se quella di cui può godere è una felicità che si tinge di ombre cupe, che più cerca di afferrare più sente fuggire via. Può riabbracciare finalmente la figlia, non più la piccola di quattro anni da cui si era dovuto separare, bensì una quattordicenne che, oltre a vivere la tempesta esistenziale tipica di ogni adolescente, deve fare i conti con una realtà dolorosa e una serie di cambiamenti che in breve rischiano di schiacciarla.

Margherita, rimasta orfana della mamma in seguito ad un incidente, torna in Italia dove ad accoglierla trova un uomo sconosciuto che dicono sia suo padre ma del quale non ha alcun ricordo. Ha passato gli ultimi dieci anni confrontandosi con diverse “figure paterne” che la madre Angelika, facendole credere di essere stata rifiutata dal padre, aveva cercato di imporre alla figlia fin dal suo arrivo in Danimarca.
La ragazza non sa nulla del genitore ed è sempre stata all’oscuro dei fatti realmente accaduti. Piano piano, rompendo gli indugi e allontanando la diffidenza iniziale, scopre l’altra verità, quella di Francesco che con tanta pazienza, e non senza commettere errori, cercherà di convincere la figlia del suo amore autentico, disperato, nutrito silenziosamente nei dieci anni di lontananza. Un amore che, come un guerriero armato, ha cercato di difendere sempre, anche se spesso era stato costretto ad alzare bandiera bianca. Tutte le volte che aveva dovuto affrontare il nemico, Angelika, l’uomo aveva agito non con la testa, inseguendo il sogno di una paternità negata, ma con il cuore cercando di evitare inutili sofferenze alla figlia. Anche quella volta in cui, con la complicità delle persone più care, era stato ad un passo dal pieno “possesso” di Margherita, si era fermato. Rendere pan per focaccia all’ex moglie non era quello che voleva perché sapeva che poi avrebbe dovuto fare i conti con la sofferenza di Margherita.

Da parte sua, la ragazza aveva vissuto la sua esperienza di “figlia separata” ponendosi domande cui non ha saputo dare risposte convincenti.

Quello che non mi è ancora ben chiaro è il perché si debba venire al mondo e soprattutto perché, se i genitori sono due, i figli possono essere anche uno solo. Dovrebbero istituirlo per legge, se decidi di fare un figlio poi ne devi fare subito un altro. In questo modo, quando deciderai di separarti, ogni genitore ne avrà uno in consegna evitando inutili liti per l’affidamento, o peggio ancora, per il non affidamento. (pag. 45)

Per Francesco, invece, proprio la separazione forzata dalla figlia sarà la causa di una decisione, quella di non avere altri figli, perché nessuno avrebbe potuto sostituire Margherita nel suo cuore, che manderà in crisi il rapporto con Enrica. Proprio quando la famiglia sembra aver trovato un equilibrio, dopo l’arrivo della ragazzina, la compagna rinfaccia a Francesco di averle imposto un sacrificio troppo grande.

[Enrica] «Famiglia? Capisco che non sia facile per te. So quanto hai lottato per poterla riabbracciare, ma so anche quanto sia stato complicato per me starti vicino, convivere con i tuoi vuoti affettivi e rinunciare ad avere un figlio mio.»
[Francesco]«Ci risiamo. Mi stai ricattando perché non ho voluto un altro figlio? Ma come avrei potuto? Come avrei fatto a scegliere un altro bambino al posto di mia figlia? L’avrei data vinta ai danesi.»
«E io? Ho rinunciato a un figlio per i danesi? Hai lottato per Margherita, non contro un intero paese. Ora hai vinto, Francesco, ora hai la possibilità di fare quello che hai sempre desiderato, il padre, e nessuno ti comprende meglio di me. E’ per questo che sto pensando di andarmene, perché ci sono cose che si possono rimandare, ma prima o poi tornano a chiederti di occuparti di loro. E’ successo a te. Ora credo sia il mio momento. […]» (pag. 171)

Per i due protagonisti ricostruire un rapporto non è facile. Ad aiutare Francesco ci sono gli amici di sempre, come Andrea che con lui gestisce un’enoteca e che era stato testimone della passione nata fin da subito per Angelika, ed Enrica, la compagna dell’uomo, unica donna cui lui aveva permesso di prendere il posto dell’ex moglie al suo fianco.
È proprio Enrica a stabilire il primo contatto con Margherita, raccontandole le storielle “strampalate” sulla chimica e le scienze che sono la sua specialità. Ma fra lei e Francesco si insinua l’ombra inquietante di Angelika, nel momento in cui l’uomo decide di costruire un rapporto con Margherita rivivendo assieme i momenti più belli della sua storia con l’ex moglie.

Con il tempo, anche se faticosamente, la vita di Margherita acquista una dimensione “normale”. Superato il primo difficile approccio con la nuova scuola – e una lingua non nuova per lei ma pur sempre seconda rispetto al danese -, stringe amicizia con un compagno, Mattia, che piano piano diventa una presenza preziosa al suo fianco. Un giorno, però, il ragazzino la informa di una sua prossima partenza, a causa del trasferimento del padre. L’equilibrio faticosamente trovato sembra venir meno. Margherita si sente sbagliata perché quando si affeziona a qualcuno, le pare che tutti scappino da lei. Enrica e Mattia nel presente, suo padre in passato. Mentre si chiede che cosa ci sia in lei che non vada, si abbandona ad azioni di autolesionismo che rappresentano la punizione che lei crede di meritare.
Ma un’altra svolta nella sua vita, l’ultima, sta per arrivare.

***

Niente è come te è senza dubbio un bel romanzo, ben scritto, e racconta una storia interessante e commovente nonché tristemente attuale. Non è facile, per ammissione stessa dell’autrice, raccontare una storia vera perché quando si entra nella vita degli altri si ha sempre paura di sbagliare. A maggior ragione, se la vita che diviene oggetto della narrazione è caratterizzata dalla disperata ricerca di una felicità troppo a lungo negata.
Sara Rattaro, però, non sbaglia, a partire dalle scelte operate in ambito narrativo: nel romanzo la storia “vera” che riguarda i due protagonisti si intreccia con dei flash che riportano altre esperienze analoghe di sottrazione di minori operata da uno dei genitori. Storie che, purtroppo, non hanno una fine lieta come quella dei due protagonisti. Così, tra i capitoli in cui si alternano le voci narranti di Francesco e Margherita, si insinuano cronache asciutte e sintetiche che cercano di rendere la reale dimensione di un fenomeno che esiste ma di cui si parla troppo poco.
Particolare è anche la scelta di utilizzare, nel racconto principale, la prima persona seppure con una variante: Margherita scrive una sorta di diario in cui si intrecciano esperienze attuali e memorie del passato; Francesco racconta la sua storia rivolgendosi alla figlia, come se le scrivesse una lunga lettera. Un modo, forse, per esprimere il suo amore accorciando le distanze e collocando la figlia “ritrovata” al centro del suo mondo.
Ogni tanto Rattaro affida al carattere corsivo delle riflessioni che, se cercano di trasmettere le sensazioni più intime dei protagonisti, nello stesso tempo appaiono perlopiù banali e un po’ melense. Questa è l’unica pecca che ho riscontrato durante la lettura di un romanzo che vale senz’altro la pena di leggere.

Grazie all’amico frz40 che con la sua recensione mi ha incuriosita e spinta a leggere Niente è come te.

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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