LE GEMELLINE SIAMESI: UN CASO ETICO E UN DRAMMA UMANO


Fa discutere il caso delle gemelline siamesi venute alla luce venti giorni fa all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. Le bambine, unite per il torace e per l’addome, con un unico cuore e due fegati fusi, pesano complessivamente 3,5 chilogrammi e i medici, in attesa di intervenire chirurgicamente per separarle, stanno cercando di farle aumentare di peso, accrescendo le speranze di riuscire a salvare la vita ad una delle due. E già, perché su questo non si discute: nel caso in cui le si separerà, una delle due sorelline dovrà essere sacrificata.

Un caso che fa riflettere, un caso etico. Ma, secondo me, soprattutto un dramma umano perché per i genitori non è una scelta facile. D’altra parte lasciare le gemelline unite significherebbe comunque non permettere loro di vivere una vita normale, anzi, credo che le speranze di vita sarebbero ridotte al minimo. Tuttavia, anche l’intervento chirurgico è un’incognita: i casi del passato, più o meno recente, testimoniano che, nel tentativo di separare le gemelle siamesi (i casi, almeno quelli noti e pubblicizzati, riguardano per lo più femmine) pur sacrificandone una, in realtà si sono conclusi con la morte di entrambe.

Ero una bambina quando, in Italia, furono separate le gemelle Giuseppina e Santina Foglia. Erano gli anni Sessanta e l’intervento fu considerato una specie di miracolo. Ma la situazione delle gemelline Foglia era un po’ diversa dal caso di attualità: innanzitutto avevano sette anni, quando sono state separate, e poi erano unite su un fianco, con organi vitali indipendenti. Ma comunque quell’operazione chirurgica attuata con successo fu consierata un evento storico.

Tornando alle gemelline nate al Sant’Orsola, il dramma umano, che implica la decisione dei genitori di sacrificare una delle due figlie (decisone che, comunque, deve essere presa anche sentendo il parere del comitato etico del policlinico) forse poteva essere evitato. Pare, infatti, che dagli esami ecografici la situazione fosse già ben delineata nelle prime settimane di gravidanza. Allora mi chiedo: perché mai non procedere all’interruzione? E me lo chiedo con un peso sul cuore in quanto fermamente contraria all’aborto. Ma in questo caso, almeno, sarebbe stato la soluzione più indolore.

Su questa vicenda si sono espressi i medici che si occupano delle gemelline, primo fra tutti Mario Lima, direttore del dipartimento Salute della donna e del bambino al Sant’Orsola, che ha in cura le sorelline. Anche il mondo politico non tace.
Di parere contrario all’intervento di separazione il dott. Ignazio Marino, presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. «Il caso delle gemelline siamesi è estremamente complesso e naturalmente coinvolge questioni non solo di ordine medico ma di ordine di etico. Personalmente credo che non me la sentirei ad intervenire chirurgicamente, già sapendo che una bambina sarebbe sacrificata», spiega e aggiunge, riferendosi alla propria esperienza: «Questo caso è drammaticamente simile a quello che ho dovuto vivere nel 2000 quando dirigevo il centro Trapianti di Palermo e quando all’ospedale Civico nacquero due gemelline siamesi del Sudamerica con un solo cuore e un solo fegato». Allora, aggiunge il senatore del Pd, «la linea medica che passò fu di intervenire chirurgicamente per separare le gemelline e sacrificarne una per provare a salvare l’altra, ma io scelsi secondo coscienza e mi rifiutai di partecipare all’intervento». Le due sorelline non raggiunsero il terzo mese di vita.

Dal mondo cattolico si alza la voce di don Giovanni Nicolini, che ha battezzato le piccole appaena nate: «In genere in questi casi emerge fin da subito che uno dei due gemelli è più debole dell’altro. La particolarità di questo caso è che al momento le due neonate sono nella stessa situazione. Credo che dal punto di vista etico la via praticabile sia di mantenere la situazione così com’è, aspettando l’evoluzione naturale che al momento è in equilibrio. In genere la natura decide da sola».
Lasciare decidere, dunque, alla Natura che, almeno in questo caso, più che madre è matrigna. Ma don Nicolini non chiude di fronte alla possibilità di intervenire sacrificando una delle due piccole: «Si può pensare, sperare, in termini suggestivi anche per la fede, che la morte dell’una consenta la vita dell’altra. […] Non penso che ci siano passaggi incompatibili non solo con la fede ma con il senso più profondo dell’umanità. Oggi però si esige che si continui a perseverare nel tenere in vita entrambi. È delicatissimo, ma è così». Insomma, una posizione quasi più aperta rispetto a quella presa da un laico, Ignazio Marino, per di più convinto sostenitore della necessità di un Testamento Biologico, che apra alla possibilità di scegliere tra una vita-non vita e la morte, schierato dalla parte di Beppino Englaro negli ultimi giorni terreni di Eluana.

In conclusione, qualunque sia la decisione che verrà presa, il destino delle gemelline, considerata la situazione delicata e difficile, dal punto di vista medico, non solo etico, a me pare già segnato. Un dramma umano che, come ho già detto e sempre secondo il mio modestissimo parere, forse poteva essere evitato.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 30 LUGLIO 2011

Sono peggiorate le condizioni delle due gemelline, Rebecca e Lucia, ricoverate al Sant’Orsola di Bologna. L’aggravamento interessa in particolare la funzione ventilatoria. Allo stato attuale i medici escludono la possibilità di intervenire chirurgicamente per separare le sorelline.

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