7 febbraio 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: CON IL CUSCINO CHE SI GONFIA BASTA NOTTI INSONNI SE IL PARTNER RUSSA

Posted in matrimonio, salute, Uomini e donne tagged , , , , , , a 9:13 pm di marisamoles

russare
La notizia di per sé può sembrare abbastanza banale: di metodi per non russare mentre si dorme ce ne sono tanti ed è anche vero che, con un po’ di pazienza, al ronfronf del partner ci si abitua pure. Ma forse questa invenzione è davvero efficace, se non altro potrebbe avere il merito di salvare qualche matrimonio.

Si tratta di un cuscino antirussamento. Ce ne sono già in circolazione di diversi tipi, ma questo è un po’ speciale: si chiama ‘Snore Activated Nudging Pillow’, è in poliuretano ed è dotato di un microfono integrato che capta le vibrazioni sonore liberate dai russatori. In questo modo rileva il rumore e spinge chi dorme a cambiare posizione, facendo gonfiare una camera d’aria interna, che aumenta la profondità del cuscino di tre pollici (circa 7,5 cm), abbastanza per far spostare la testa o il corpo a chi dorme.

Il cuscino è anche dotato di un’impostazione ritardante: una pausa di 30 minuti che permette a chi lo usa di prendere sonno senza essere disturbato da improvvisi rigonfiamenti.
Si può, inoltre, regolare la sensibilità del microfono in base al tipo di rumore emesso, leggero o pesante, o di disattivarlo.

Il cuscino anti-russamento si può acquistare solo on line sul sito del rivenditore di New York, Hammacher Schlemmer. L’unica pecca è il costo non proprio economico: 149,95 dollari. Ma è anche vero che salvare un matrimonio … non ha prezzo.

[fonte: Focus; immagine tratta da questo sito]

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16 gennaio 2014

UN BACIO AL GIORNO TOGLIE IL DENTISTA DI TORNO

Posted in amore, poesia, salute, scienza, spettacolo, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , a 2:10 pm di marisamoles

Poco fa, appena aperta la posta ho trovato la notifica del nuovo post dell’amica blogger e poetessa Mistral (ombreflessuose) e casualmente la poesia di oggi s’intitola Storia di un bacio.

Casualmente, dico, perché tornando a casa da scuola alla radio ho sentito un servizio che parlava delle molte virtù dei baci. In realtà la notizia non è proprio fresca. Ne parlava Scienza & Salute qualche mese fa.

Baciarsi fa bene e doveva saperlo anche Catullo visto che il suo invito a baciarlo, rivolto a Lesbia, era parecchio estenuante:

Dammi mille baci, e poi cento,
e poi altri mille, e poi di nuovo cento,
e poi ancora mille, poi cento
. (carme 5, vv. 7-9)

… poi non stupiamoci che la leggiadra fanciulla l’abbia scaricato più volte durante il tormentato idillio.

Ecco in riepilogo le virtù salutari del bacio:
– il rilascio di dopamina ed endorfine che avviene mentre ci si bacia attenua l’emicrania
– rende più bella la pelle
– aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo (acc… ora capisco perché ce l’ho sempre alto 😦 )
aiuta la linea, visto che con un bacio si consumano 12 calorie (hai voglia …)
riduce lo stress in quanto con il bacio si eviterebbe la produzione di cortisolo e verrebbe invece stimolata la produzione di ossitocina che fa bene all’umore
– un bacio è in grado di rafforzare il sistema immunitario, grazie allo scambio di anticorpi che avverrebbe fra i due partner.

Ma non è tutto: pare che baciarsi preserverebbe anche dalle carie. Al contrario di ciò che comunemente si crede (vale a dire, che le carie sarebbero “contagiose”), grazie allo scambio di saliva fra i due partner, i denti saranno più puliti dai residui di cibo e dai batteri che causano la carie.

Insomma, un bacio al giorno toglie il dentista di torno. Che vogliamo di più dalla vita? Forse qualcuno da baciare?

Approfitto per fare le congratulazioni al regista Paolo Sorrentino che con La grande Bellezza ha vinto il Golden Globe.
Voi direte: che c’entra con il bacio, i denti e le carie? Nulla, ma il video sotto il titolo è tratto da Nuovo cinema Paradiso, il film di Giuseppe Tornatore che, dopo aver ottenuto lo stesso premio, ha concorso per l’Oscar e l’ha vinto come miglior film straniero.
Forza, dunque, Sorrentino! Speriamo che il film segua le orme dell’incantevole pellicola di Tornatore.

4 dicembre 2013

SALUTE DONNA: INVENTATO IL REGGISENO “INTELLIGENTE” CHE FA MANGIARE DI MENO

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , a 7:18 pm di marisamoles

reggiseno ammazzafame
Le proprietà del reggiseno sono note a tutti. Con il push-up forse pensavamo di assistere alla rivoluzione del secolo nell’ambito della lingerie. E invece dei ricercatori hanno inventato un reggiseno “intelligente” che avverte quando si sta mangiando troppo. Insomma, quando mai avremmo pensato al reggiseno come un alleato per dimagrire?

La scoperta si deve ad un team di ricercatori dell’Università di Rochester, New York, e di Southampton, Regno Unito, che cercavano un metodo efficace e immediato per aiutare chi soffre di sovrappeso per quella relazione cibo-umore che talvolta ci spinge ad abbuffarci, per giunta di cibi nemici della dieta, per consolarci un po’.

La collaborazione con il Centro di Ricerca Microsoft di Redmond ha portato gli inventori del reggiseno “ammazzafame” a crearne uno dotato di sensori che, attraverso uno smartphone, avvisa chi lo indossa quando è in corso una «mangiata emotiva».
L’indumento intimo femminile, che incorpora anche un giroscopio e un accelerometro, fornisce indicazioni sui livelli dell’umore di chi lo indossa, avvisandolo, grazie a un’app sullo smartphone, che deve rilassarsi e mangiare con più calma. I risultati ottenuti paiono buoni, anche se il reggiseno-nutrizionista è per ora solo un prototipo e richiede ulteriori studi e la soluzione di problemi quali la durata delle batterie.

A questo punto i signori uomini si sentiranno discriminati. L’equipe di ricercatori ha pensato anche a loro: i test sono stati fatti inserendo i sensori nella biancheria intima (non meglio specificata!), ma con un’efficacia minore, proprio a causa della posizione. Tuttavia, è assodato che il sesso maschile ricerchi meno l’effetto consolatorio del cibo.

A questo punto mi sento di porre una domanda alle signore donne: ma voi un reggiseno così orribile (vedi foto sotto il titolo) ve lo mettereste? Io no, decisamente.

[notizia e foto dal Corriere]

22 novembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: GUARIRE DALL’ANORESSIA GRAZIE ALL’AMORE

Posted in donne, La buona notizia del venerdì, salute tagged , , , , , , , a 9:18 pm di marisamoles

anoressia
Siamo a Londra. Jo Thompson è una bella ragazza di 21 anni con alle spalle un passato terribile. Sembra incredibile – anzi, vero scherzo del destino – che sia guarita dall’anoressia grazie al suo lavoro che, quando era 17enne, aveva trovato da McDonald’s.

Da quando aveva 11 anni Jo soffriva di attacchi di panico e crisi nervose che l’hanno portata all’anoressia. Si nutriva di acqua e piselli, però un giorno decise di reagire e si convinse che sarebbe guarita. Assunta dal fast food più noto nel mondo, non ha iniziato, come si potrebbe credere, a rimpinzarsi di hamburger e nuggets. Si è semplicemente innamorata del suo capo. «Zoheb mi ha aiutato a curare il mio disturbo, mi ha seguito e aiutato e pranzavamo quasi sempre insieme», ha detto in un’intervista al Daily Mail.

L’essere uscita dal tunnel della malattia e aver incontrato l’amore della sua vita hanno portato la ragazza a guardare con serenità al futuro. I medici le avevano anticipato che, a causa della malattia, sarebbe stato difficile per lei rimanere incinta. Jo ha vinto anche su questo infausto pronostico: ora è madre felice di due bambini.

Un esempio e una speranza per tutte le ragazze che si ammalano di anoressia, una malattia terribile che però si può vincere con la forza di volontà e tanto amore.

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L’Eden in Cornovaglia di laurin42

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[notizia e foto da questo sito]

15 novembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IL CIOCCOLATO NON FA INGRASSARE

Posted in dieta, dolci, donne, La buona notizia del venerdì, salute, scienza tagged , , , , , , , , , , a 12:49 am di marisamoles

mangiare cioccolata
Lo ammetto: questa per me è una buonissima notizia, forse non proprio culturalmente alta, diciamo anche un po’ frivola. Ma volete mettere il senso di colpa che dobbiamo superare ogni volta che facciamo sciogliere in bocca un misero quadratino di cioccolata? La notizia che il cioccolato non fa ingrassare diventa socialmente utile. Una società più felice, che vive con ottimismo e si consola con la serotonina, nel caso debba affrontare qualche difficoltà, potrebbe anche essere più produttiva. Con i tempi che corrono, la cioccolata potrebbe sconfiggere la crisi mondiale. O no??

Secondo alcuni ricercatori della facoltà di Medicina e della facoltà di Attività fisica e Scienze dello sport dell’Università di Granada (Spagna), che hanno pubblicato i risultati dei loro studi sulla rivista Nutrition, non solo il cioccolato non farebbe ingrassare ma avrebbe anche molte proprietà salutari, come “un importante effetto antiossidante, effetti antitrombotici, anti-infiammatori e anti-ipertensivi”, inoltre, aiuterebbe “a prevenire le malattie ischemiche del cuore”.

Il team spagnolo ha dimostrato che il maggior consumo di cioccolato è associato a più bassi livelli di grassi totali (il grasso depositato su tutto il corpo) e grasso centrale (quello addominale), a prescindere dal fatto che l’individuo svolga o meno una regolare attività fisica, dalla dieta seguita o dall’età più o meno adulta.
Secondo una prima ipotesi degli scienziati, l’effetto potrebbe essere in parte dovuto all’influenza delle catechine (gruppo di sostanze antiossidanti appartenenti alla categoria dei flavonoidi) sulla produzione di cortisolo e sulla sensibilità all’insulina, entrambi gli ormoni legati strettamente a sovrappeso e obesità.

Lo studio è stato condotto su 1.458 adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni partecipanti a uno studio finanziato dall’Unione Europea, denominato HELENA (Healthy Lifestyle in Europe by Nutrition in Adolescence), che monitora l’obesità e il sovrappeso.

I risultati dei ricercatori di Granada sono confortati da quelli ottenuti da un’altra equipe, questa volta californiana,la quale ha scoperto che il consumo di questa sostanza è associato ad un indice di massa corporea più bassa.

Che altro dire se non BUON CIOCCOLATO A TUTTI?

A proposito, voi quale cioccolato preferite?
Io quello con le nocciole intere e rigorosamente al latte.

[link della fonte; immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

La storia di Yash di laurin42

Socialità di michelechefailprof

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5 novembre 2013

TRA ALLERGIE, BIOENERGIE E CALLANETICA, RICOMINCIO DA ME

Posted in affari miei, donne, salute tagged , , , , , , , , , , , , a 8:44 pm di marisamoles

Io_mi_voglio_beneIl corpo dà vari segnali d’allarme, quando la misura è colma. Quando sembra che tutto vada storto, che nulla prenda la piega che vorremmo, di chi è la colpa? Principalmente nostra ma siamo d’istinto portati a credere che, al contrario, il nostro malessere sia causato da altri. Chi sono questi altri? Spariamo a caso (ma anche no): il marito, i figli, i genitori (che, come nel mio caso, invecchiano e ci danno inevitabilmente dei pensieri), il lavoro, i colleghi … siamo scontenti perché guardiamo quel bicchiere mezzo vuoto e lo vorremmo pieno. Non ci concentriamo su come riempire quella metà vuota ma su quanto sia sgradito, a volte, il contenuto della metà piena.
E i segnali del corpo li ignoriamo, semplicemente. Non li consideriamo affatto campanelli d’allarme, come dovremmo. Pensiamo, invece, che il nostro malessere sia da attribuire a quegli agenti esterni su cui non abbiamo il controllo. Non totale, almeno.

occhiL’allergia.
Il primo segnale l’ho avuto la scorsa estate.
Come sa chi mi conosce, io d’estate posso rilassarmi, non dovendo andare a scuola e non avendo tutte quelle incombenze che mi fanno sentire sotto pressione per l’intero periodo scolastico. Eppure la scorsa estate, ad un certo punto, mi sono accorta che ogni mattina, al risveglio, un occhio era un po’ gonfio e arrossato. C’è da dire che d’estate, specie se vado al mare, non mi trucco, sicché ho subito pensato che il make-up non c’entrasse nulla.
Ma come spesso accade in casi come questo, un bel giorno, per l’esattezza il 15 agosto, giorno festivo, mi alzo con entrambi gli occhi gonfi, rossissimi, con la pelle delle palpebre squamosa … uno schifo. A parte il fastidio e un po’ di dolore, era il mio aspetto a spaventarmi. Ma guarda tu se una si deve ridurre in questo stato in piena estate!
Vado dal dermatologo ma ottengo solo monosillabi: mah … boh … e grandi sospiri. Esco dall’ambulatorio con la ricettina: antistaminico (che già avevo iniziato a prendere), pomata (costosissima!) e cortisone (all’occorrenza .. be’, mi dico che non servirà, ci manca solo il cortisone d’estate così non posso prendere il sole e mi gonfio come una palla, come faccio a mostrarmi in bikini in spiaggia?).
Dicono che non tutti i mali vengano per nuocere, e forse è vero. Ma quando te ne vengono due in un sol colpo, allora pensi che sia proprio sfiga.
Mi fa male il dente del giudizio. Vado dal dentista, mi dà una rapida occhiata, emette la sentenza (si toglie, non merita curarlo) e sembra preoccupato più per i miei occhi. Ora, del mio dentista ho già parlato, l’ho definito un tipo strano perché sembra che lui per hobby faccia l’odontoiatra ma la sua vera professione non si sa quale sia: fa il fisioterapista ma è più un chiropratico che altro, non prescrive l’antibiotico per l’estrazione (lo fanno i dentisti per pararsi il culo … sue testuali parole) e prescrive i granuli di arnica per fermare l’emorragia post estrazione. Insomma, è un naturopata.
“Si è chiesta perché proprio gli occhi? Perché non un braccio o una gamba oppure la schiena?”, domanda. Rispondo che se è una questione di trucchi, come penso, quelle parti del corpo non hanno bisogno di ombretto e mascara. Non gradisce l’ironia e serissimo sentenzia: “Gli occhi perché lei non vuol vedere qualcosa“.
Penso che della mia vita non vorrei vedere tante cose. Lui continua: “Cominciamo dai posti a tavola”. Non capisco ma gli faccio un disegnino: io sto a capotavola, davanti alla porta d’ingresso, alla mia destra siede mio marito, alla sinistra ho il figlio maggiore e di fronte quello minore. Guarda preoccupato il foglio di carta e scuote la testa. “Sbagliato. Lei non deve stare in quella posizione, non è lei che deve proteggere la famiglia e poi suo marito con di fronte il primogenito non va, troppi conflitti”. Stesso discorso per i posti occupati a letto: che ve lo dico a fare? io sto vicino alla porta …
Vado a casa afflitta più per i posti a tavola che per il dente che devo farmi togliere.
Lancio lì la proposta: che ne direste se cambiassimo i posti a tavola? Mi hanno consigliato un buon psichiatra. Naturalmente non ho affrontato l’argomento “posti a letto”.

bioenergieLe bioenergie.
Penso ai miei occhi. Vabbè, buttiamo via i trucchi e compriamone altri, in erboristeria. Dopo l’acquisto forzato, e oltremodo costoso, di ombretti anallergici completamente naturali, mascara altrettanto anallergico e naturale, e matita … stesse caratteristiche, l’erborista, che conosco da poco ma mi trasmette sensazioni positive, mi consiglia il test delle bioenergie. Lo fa una dottoressa naturopata lì da lei. Prendo l’appuntamento senza nemmeno sapere bene di che si tratta, ma sono una che in certe cose ci crede. La dottoressa mi spiega che il corpo emette un insieme di onde che creano campi elettromagnetici: la bioenergia. Se questa fluisce con regolarità, i campi magnetici assumono una forma e una dimensione regolari e indicano il benessere della persona. Al contrario, quando la forza energetica non è regolare la bioenergia emessa segnala uno o più malesseri, in base alla provenienza.
Alla fine del test, la naturopata mi spiega che:
1. c’è qualcosa a livello di epifisi, la ghiandola che regolamenta il sonno (infatti, da anni dormo poco ma negli ultimi mesi pochissimo e male)
2. c’è qualcosa a livello di pelle (l’allegria alle palpebre, naturalmente)
3. la parte del mio corpo che sta peggio è di sicuro l’intestino (ma va? il colon irritabile ce l’ho da più di quindici anni ma in questo periodo è molto più che irritabile … di conseguenza anch’io).
Mentre sto per uscire dall’erboristeria con i prodotti consigliati (ovviamente il test è gratis ma, anche se non costretti, si finisce per acquistare la cura), la dottoressa mi dice che avrei bisogno di una distrazione. Oddio, si riferirà mica all’amante? Fortunatamente no, dice solo che devo fare qualcosa che mi piace ma nello stesso tempo che non rientri nella solita routine.
Penso a qualcosa e non mi viene in mente nulla. Fatalità vuole che passi davanti ad una palestra, quella frequentata da una carissima amica. Io odio le palestre, non ci vado da anni perché nell’ultimo periodo di frequentazione avevo l’istinto della fuga ogni volta che vi mettevo piede. Però è vero che la ginnastica fa bene e so che dovrei farla.

Young girls practicing modern dance. Shallow DOF.

La callanetica.
Vado alla reception della palestra e faccio una premessa: vorrei frequentare un corso, massimo due volte alla settimana, non voglio sudare, non voglio faticare, possibilmente vorrei rimodellare un po’ il corpo che, con l’età, non ha più le misure dei vent’anni. Penso che la receptionist mi mandi a quel paese e invece sorridente mi risponde: “La callanetica fa per lei“. E mi illustra tutte le caratteristiche e i benefici, che non ascolto nemmeno perché sono rimasta spiazzata. Ero convinta che non ci fosse speranza e invece … mentre penso a come fuggire da lì, capto casualmente un nome: “Madonna, sa la cantante? Ecco lei fa la callanetica“. Mi ha convinta. Perché ci vuole così poco? Insomma, prenoto la lezione prova, tanto quella non è impegnativa.
E’ quasi un mese che frequento il corso di callanetica. Ci vado volentieri, anche se gli esercizi sono ripetitivi e mi annoio un po’. Ma mi distraggo, faccio qualcosa che non avrei mai immaginato mi potesse piacere, per un’ora mi rilasso, cammino per raggiungere la palestra, mezzora fra andata e ritorno. In tutto un’ora e mezza di movimento.
Mi sento bene. Ricomincio da qui, ricomincio da me. Soprattutto ricomincio a volermi bene anche se non ho mai smesso davvero. A prendermi cura di me, del mio corpo ma anche della mia mente e della mia psiche. In fondo ci vuole poco. Un’allergia, la scoperta delle bioenergie e la ginnastica che piace a Madonna. Mi piacerebbe di più il suo conto in banca però è anche vero che la felicità sta nell’accontentarsi di ciò che si ha e, soprattutto, di ciò che non è impossibile da realizzare.

[scritta “io mi voglio bene” da questo sito; immagine occhio da questo sito; immagine “bioenergie” da questo sito; immagine “callanetica” da questo sito]

21 settembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ (IN RITARDO!): SI VIVE (BENE) ANCHE DI STRESS

Posted in La buona notizia del venerdì, psicologia, salute, scienza, società, terza età tagged , , , , , , , , , , , , , a 3:40 pm di marisamoles

terza etàA Venezia si è parlato di stress, ma non solo dei suoi effetti negativi, anche di quelli positivi. Avete mai pensato che possano esserci degli effetti positivi dello stress? Be’, in fondo la classificazione dello stress ne comprende due tipi: eustress (eu: in greco, buono, bello) o distress (dis: cattivo, morboso). L’eustress, o stress buono, è quello indispensabile alla vita, che si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Un esempio può essere una promozione lavorativa, la quale attribuisce maggiori responsabilità ma anche maggiori soddisfazioni. Il distress è invece lo stress cattivo, quello che provoca grossi scompensi emotivi e fisici difficilmente risolvibili. Un esempio può essere un licenziamento inaspettato, oppure un intervento chirurgico. (LINK)

Un esempio, tra i tanti, emerge dalla relazione del Nobel Elisabeth Blackburn che sottolinea come una gestante stressata (un lutto o una perdita di lavoro legata alla maternità, per esempio) mette al mondo un figlio con un’aspettativa di vita più bassa. I telomeri dei cromosomi – il patrimonio genetico che si trasmette nella replicazione cellulare – del nascituro sono più corti e oggi è noto che la lunghezza di questa componente cellulare è sinonimo di una vita più o meno lunga. Il telomero ripara i danni cellulari: se i danni sono riparati non ci sono malattie. E il 20% degli ultracentenari muore di «vecchiaia», non di malattia.

La vera scoperta consiste, dunque, nel fatto che i telomeri dipendono anche dalla psiche, anche se i modi in cui quest’ultima agisce sono ancora misteriosi.
Secondo gli studiosi i 125 anni di vita media «scritti» nei geni si potrebbero raggiungere se non si odia (e si ama), si vive in stress positivo (per esempio fare un lavoro che piace o che gratifica, con vacanze regolari e senza vivere sempre connessi ai gadget tecnologici), se si pratica una religione con convinzione e senza sentirsi obbligati. Ma non solo, mangiare ciò che piace realmente e non cosa è indotto consumisticamente. Ecco il punto: lo stress negativo, e invecchiante, è quando si fa ciò che non piace ma è richiesto da altri. Dal datore di lavoro alla cosiddetta società civile, dalla religione ai genitori.

Secondo Howard Friedman, psicologo dell’università della California a Riverside, «la longevità dipende dall’essere coscienti in positivo di ciò che si fa».

E voi, di che stress siete?

[fonte Il Corriere; immagine da questo sito]

LE ALTRE BUONE NOTIZIE:

Enorme riserva sotterranea di acqua in Kenia di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

1 agosto 2013

LA DIETA DUKAN E’ DANNOSA: UNA TESTIMONIANZA

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , , , a 9:09 pm di marisamoles

dieta dukanAvevo parlato della dieta Dukan in occasione delle nozze di Kate Middleton con il principe William (LINK). Infatti la duchessa di Cambridge, neomamma di George Alexander Louis principe di Cambridge ed erede al trono britannico, aveva sfoggiato un fisico invidiabile pare grazie a questa miracolosa dieta a base quasi esclusivamente proteica.

Ora, non serve essere degli esperti nutrizionisti per capire che un regime alimentare iperproteico, specie se protratto a lungo, faccia a pugni con la dieta equilibrata consigliata dai dietisti. La nostra dieta mediterranea, ad esempio, che comprende la pasta e altri carboidrati, sempre assunti in quantità limitata e senza intingoli supergrassi, è in assoluto la migliore che possa esistere. L’importante è variare i cibi, comprendendo frutta e verdura, proteine, grassi vegetali (quegli animali sono dannosi per il colesterolo) e carboidrati, pur senza eccedere nelle quantità.

La dieta Dukan, specie nella fase d’attacco, è invece costituita esclusivamente da proteine (QUI trovate un menù tipo) il cui rischio principale è costituito dall’insorgere di problemi renali. Sebbene si raccomandi di non prolungare eccessivamente questo regime alimentare, la perdita di peso importante e veloce spesso porta le persone ad allungare i tempi. Ma questo comportamento è dannoso e soprattutto bisogna evitare qualsiasi dieta fai da te e affidarsi a un dietista o nutrizionista.

Negli anni Ottanta era molto in voga la dieta Scarsedale (QUI trovate un menù tipo) che comprende, oltre ai cibi proteici e ad una moderata quantità di carboidrati (una fetta di pane integrale una o più volte al giorno), un buon apporto di vegetali, in quanto le verdure sono sempre presenti nel menù (come la frutta) e si possono assumere nella quantità desiderata, preferibilmente crude e senza condimenti. Anche sull’eliminazione dei condimenti personalmente ho delle riserve: rinunciare del tutto ai grassi è sconsigliato perché il nostro organismo ha bisogno di assimilare le vitamine, alcune delle quali sono liposolubili (A, D, E, K e F). Un cucchiaio di olio extravergine d’oliva al giorno, come condimento, dovrebbe essere ammesso in tutte le diete dimagranti, mentre da evitare assolutamente il burro e gli altri condimenti di origine animale.
La prima fase della dieta Scarsedale, essendo piuttosto rigida (800-1000 kcal al giorno), è sconsigliata per periodi più lunghi di due settimane. Nella seconda fase si possono liberamente scegliere alcune categorie di alimenti caratterizzate comunque da un basso apporto di zuccheri: vietati dolci, amidi, legumi, latticini, carni e condimenti grassi.

Tornando alla dieta Dukan, c’è la testimonianza di una trentenne, C. P., che racconta il fallimento della dieta, almeno nel suo caso. In cinque mesi era riuscita a perdere 10 chili. Secondo il mio parere la perdita di peso rientra nella norma: due chili al mese mi pare un risultato più che accettabile. Diffidate sempre, invece, delle diete che vi assicurano una perdita ponderale di 4 chilogrammi a settimana perché, magari danno effettivamente dei risultati, ma una volta ritornati ad un regime meno controllato si riprende peso alla velocità della luce.

dieteC. P. racconta di non aver sofferto molto all’inizio, era anche riuscita a mantenere una buona attività fisica, praticando yoga e nuoto. Poi, però, ha cominciato a sentirsi stanca, spossata, incapace non solo di fare sport ma anche semplicemente di muoversi. Dopo cinque mesi di regime alimentare controllato in modo drastico, inizia il periodo di mantenimento che prevede la reintroduzione dei cibi prima vietati. «Non dimenticherò mai la prima pizza che ho mangiato dopo 5 mesi di ‘astinenza’, sembravo una specie di drogata», racconta la ragazza. Non solo: nel piano alimentare settimanale è previsto un giorno “free” ed è in quell’occasione che i “benefici” (lo virgoletto perché effettivamente la perdita di peso, seppur importante, che mette a rischio la salute non si può proprio definire un beneficio) diventano un lontano ricordo. «In quel giorno non riuscivo a controllarmi – racconta C. P.- cercavo di magiare tutto quello a cui avevo rinunciato per mesi. Un meccanismo malsano che si instaura nel cervello».

In breve tempo non solo recupera i chili persi ma ne mette su altri cinque. «Il mio fisico non era più abituato a pane e pasta, e bastava sfiorarli per ingrassare di botto, molto più di quanto non fosse mai successo prima dell’inizio di questa dieta», conclude la trentenne. Ma non solo il peso inizia ad aumentare, per un anno le scompare il ciclo mestruale, fatto determinato, a detta degli specialisti a cui si è rivolta, dalla mancata assunzione di olii che servono a “costruire gli ormoni”.

Ora si potrebbe obiettare che questa testimonianza non abbia granché valore in quanto la ripresa con gli “interessi” dei chili persi potrebbe essere attribuita allo scarso autocontrollo della giovane. Tuttavia questo è il rischio che si corre maggiormente nei casi di regimi alimentari così severi. Continuare a mangiare un po’ di tutto – con le dovute rinunce, ad esempio i fritti e i dolci – seppur in quantità modica è senz’altro la scelta migliore.
In ogni caso consiglio caldamente di rivolgersi ad uno specialista e, nel caso di diete fai da te, non prolungarle mai oltre le due settimane.

N.B. per chi non mi conosce: non sono un’esperta anche se è tutta la vita che cerco di controllare il peso e mi sono fatta un’esperienza da autodidatta leggendo e informandomi, oltreché contattando una dietista in alcuni casi. La testimonianza di C.P. è riportata dal quotidiano Il Gazzettino nei limiti accettabili di attendibilità.
Quindi, se dovessi aver detto cose inesatte o anche delle bestialità, fatemelo notare con educazione, mantenendo un tono civile e, soprattutto, menzionando le fonti ed eventualmente la preparazione personale nell’ambito specifico. Per farla breve: evitate commenti del tipo “ma che ca***te vai dicendo” perché in quel caso cestinerò l’intervento.

7 luglio 2013

LA VITA BUIA

Posted in affari miei, Amici, amore, divorzio, donne, famiglia, figli, matrimonio, Uomini e donne tagged , , , , , , , , a 7:23 pm di marisamoles

Mario-Fontana__disperazione
Quante volte diciamo, senza averne affatto i sintomi, che ci sentiamo depressi. Spesso usiamo quell’esclamazione , “che stress”, solo perché ci sentiamo un po’ stanchi o abbiamo a noia la solita routine. Ma chi ha provato cosa sia davvero la depressione e chi si è sentito veramente stressato ha una visione della vita completamente diversa: la vita buia, senza luce, un tunnel che a fatica si attraversa, giorno dopo giorno, senza riuscire mai a vederne la fine, senza speranza d’uscita.

Racconterò tre storie di donne, solo casualmente tutte e tre insegnanti, donne che vivono una vita buia, o l’hanno vissuta fino a poco tempo fa. Uscire dal tunnel non è impossibile ma spesso proprio quella che è considerata la cura ideale, porta con sé uno strascico di sofferenza. Gli antidepressivi sono come la droga: più se ne prende e più si pensa di non poterne fare a meno. E smettere è davvero difficile.
Chiamerò queste tre donne Laura, Sonia e Giorgia, nomi di fantasia, nomi che non rientrano nella mia cerchia di amicizie.

Laura è una donna spiritosa, vivace, apparentemente spensierata. Fa il suo mestiere con grande passione, i suoi studenti l’adorano. Ha un marito che l’ama e che lei ama profondamente. C’è qualcosa che manca, però, nella sua vita: un figlio. Gli anni passano, lei ne ha già quaranta, e quel dono non arriva. Un dono, sì, perché un figlio non è qualcosa che si acquista, non è nemmeno qualcosa che ci si deve meritare, è un dono che la vita può farci oppure no. Qualcuna questo dono lo butta via, qualcun’altra lo rifiuta proprio, come concetto. Per la maternità non bisogna essere portate, come qualcuna pensa, la maternità completa la vita di una donna, è una vera e propria missione che spesso si porta avanti senza nemmeno pensare che la vocazione non è insita nell’animo umano, la maternità è qualcosa che arriva e solo in quel momento si può essere consapevoli che non è necessario esserci portate, si fa e basta. Nel migliore dei modi ma anche no.
Il tempo passa. Laura si avvicina ai cinquanta e perde definitivamente ogni speranza. Non cerca soluzioni alternative, non chiede aiuto alla scienza, pensa solo di non meritarsi quel dono, pensa di non essere degna nemmeno di essere chiamata donna. Piano piano la sua vita si oscura, la luce si spegne, entra nel tunnel. Inizia a chiudersi in casa, non va più a scuola, non si alza dal letto, non prepara da mangiare, non va a fare la spesa, non si lava, non si pettina, non si veste, rimane tutto il giorno in camicia da notte, nel buio della sua stanza.
Inizia così la cura con gli antidepressivi. La fanno sentire meglio, le danno la forza di uscire da quella camera, mese dopo mese riacquista le forze perdute. Ma il suo dramma, la mancata maternità, rimane dentro di lei. Non si rassegnerà mai.
Ritorna a scuola ma non ha la forza di stare in aula. Il preside, che è una persona intelligente, capisce e la dichiara inidonea. Non le fa del male, anzi, la nomina responsabile della biblioteca d’istituto, le affida un compito di responsabilità che la porta comunque a rapportarsi con gli studenti che lei non ha mai smesso di amare e che considera un po’ come i figli che non ha avuto.
Ora Laura è in pensione. Si gode un periodo della vita che è spesso agognato e che molti, oggi, vedono come un miraggio lontano.
La sua vita è meno buia ma la mancanza di un figlio, causa delle sue pene passate, la proietta in un futuro monco: non è stata madre, non sarà mai nonna.

Sonia è una cinquantenne. Se dovesse pubblicare un annuncio matrimoniale, potrebbe essere: cinquantenne, colta, bella presenza cerca coetaneo con le stesse caratteristiche.
Non è sempre stata sola. Ha alle spalle un matrimonio naufragato un decina di anni fa. In quell’unione aveva investito molto, aveva dato senza ricevere. Aveva rinunciato alla maternità per far piacere al suo uomo che, però, non aveva rinunciato ad un’altra vita, con un’altra donna.
Il marito di Sonia vive altrove per motivi di lavoro. Torna a casa il sabato e la domenica e lei lo aspetta, devota, una vestale impegnata a tenere acceso il fuoco sacro di un’unione a distanza.
Poi lei scopre l’altra famiglia di lui e il mondo le crolla addosso. Ma non vuole chiedere il divorzio, in quel matrimonio ha creduto e crede ancora. Lui, invece, non ci ha mai creduto e non sa che farsene. Chiede il divorzio e la caccia di casa, tanto è intestata a lui e senza figli lei non ha alcun diritto di rimanerci.
Dieci anni di tristezza, rimpianti, rancore e incapacità di ricominciare. Il fisico si appesantisce, il sorriso si spegne, Sonia non riesce nemmeno a guardarsi allo specchio. Non dorme la notte e fa uso regolare di sonniferi. Va da una psicoterapeuta che le consiglia gli antidepressivi. Entra in un circolo vizioso e non vede uno spiraglio, una via di uscita.
Poi, all’improvviso, decide che può tornare ad essere bella, affascinante. Colta lo è ancora, anzi di più; presa da una frenesia inspiegabile frequenta corsi su corsi, prende un master, si iscrive a diverse associazioni, tiene conferenze. Gli antidepressivi li ha buttati, si è messa a dieta e ha ritrovato il fisico di dieci anni prima, complice anche la palestra in cui si reca regolarmente.
Ora ha una missione da compiere: cercare un uomo. E qui le cose si complicano. Ne conosce molti, alcuni le cadono ai piedi ma o sono troppo vecchi o troppo poco colti oppure non particolarmente attraenti. Quelli che le piacciono o sono già impegnati o non se la filano per nulla.
La depressione, quella vera, è un ricordo lontano, ormai. Ma nella vita di Sonia ci sono ancora troppe nuvole e il sole splende solo per brevi periodi. Ma la sua mission impossibile la aiuta ad affrontare la vita in modo diverso. Prima o poi troverà l’uomo che fa per lei. Ne è sicura.

Giorgia ha cinquant’anni o poco più. Un figlio ormai grande avuto da un matrimonio finito molti anni fa.
Il suo male di vivere inizia subito dopo il divorzio. Ci mette un po’ di tempo per riprendersi e per dare un calcio al passato. L’aiuta una nuova relazione: lui è molto più giovane di lei, bello come il sole, è come una ventata d’aria fresca che si sprigiona da una finestra tenuta chiusa per troppo tempo e improvvisamente riaperta.
Passano i mesi, passano gli anni e la relazione va a gonfie vele. Così almeno sembra.
Un giorno, però, lei scopre l’esistenza di un’altra donna, più giovane di lei, bella, ragazza madre di un’adolescente e incinta del suo uomo. Il compagno di Giorgia aspetta un figlio da un’altra. Non solo, la storia con l’altra va avanti da anni, il progetto di famiglia c’è da parecchio, visto che lei, prima di questa gravidanza, ha avuto due aborti spontanei.
Non è lui a dirglielo. L’amante va da lei e glielo spiattella senza risparmiare ogni particolare. L’antica ferita si riapre, Giorgia ricade nella vita buia di un tempo. Fa fatica a riprendersi, dopo due anni gli antidepressivi sono i suoi unici compagni. Ma esce, lavora, cerca di vivere al meglio.
L’incontro con Giorgia è casuale. Mi stupisco di come questa donna mai vista prima mi racconti la sua storia. Poi capisco: non conoscevo lei ma conosco bene l’altra. La storia no, mi era del tutto ignota.

[immagine: “Disperazione” di Mario Fontana, olio su tela, da questo sito]

5 maggio 2013

REGGISENO MON AMOUR … ADIEU?

Posted in donne, moda, salute tagged , , , , , , , , a 4:53 pm di marisamoles

jessica_rabbit
Ha da poco festeggiato il suo primo secolo eppure il reggiseno pare destinato a finire in qualche cassettone assieme ad altri “cimeli d’abbigliamento”.

Una recente indagine, infatti, ha rivelato che portare il reggiseno sarebbe addirittura controproducente. Pare che il suo uso indebolisca i muscoli pettorali e impedisca al seno di reggersi da solo. In altre parole: una volta tolto, se portato per molti anni, il seno cadrebbe inesorabilmente. Al contrario, non portandolo affatto, i muscoli si allenerebbero da soli e sarebbero in grado di sostenere … l’impalcatura!

La ricerca, curata dal professor Jean-Denis Rouillon, specialista di medicina sportiva del Centre Hospitalier Universitaire di Besancon, in Francia, ha coinvolto 130 volontarie, d’età compresa tra i 15 e i 35 anni, alcune delle quali hanno accettato di rinunciare al reggipetto. Tutte si sono sottoposte ad una regolare misurazione del seno e i risultati hanno dimostrato una maggior resistenza del seno a cadere in quelle donne che hanno rinunciato al push-up e simili.

Nell’articolo francese in cui vengono riportati i risultati della ricerca, si legge una cosa alquanto inquietante: A l’âge de 25 ans, les seins d’une femme sur deux présente des signes de relâchement (All’età di 25 anni il seno di una donna su due inizia a presentare dei segni di cedimento).
Posso assicurare che per me non è stato così, appartenendo alla generazione di ragazzine che negli anni ’70 se ne andava in giro tranquillamente senza reggiseno. Allora si usava e non vi dico che spettacolo offrivamo noi giovanette quando era necessario correre per prendere al volo l’autobus alla fermata!
Fatto sta che dopo due allattamenti, protratti per 7 mesi ciascuno, e alla mia non più giovanissima età del reggiseno non avrei proprio bisogno, anche se lo indosso per non sentirmi a disagio e poi, grazie al mio secondogenito, ho guadagnato addirittura una misura! Per questo credo che il risultato della ricerca francese possa essere attendibile.

Tuttavia ora al reggiseno non rinuncio: ne ho una trentina di tutti i colori e forme, con pizzo e senza pizzo, sexy e sbarazzini …. insomma, sono troppo belli per buttarli via.

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