13 marzo 2017

CONGEDO MESTRUALE: PERCHÉ NO?

Posted in donne, lavoro, Legge, politica, salute tagged , , , , , , , , , , , , , a 2:44 pm di marisamoles


Si sta discutendo alla Camera una proposta di Legge, firmata da quattro deputate del Pd, che prevede un congedo mensile di massimo tre giorni per le donne che soffrono di dismenorrea (mestruazioni dolorose). Attualmente la proposta è all’esame della Commissione Lavoro e potrebbe essere approvata in tempi brevi, allineando l’Italia a molti Paesi, soprattutto orientali, che si sono attivati già in questo senso.

In realtà la proposta è stata presentata da Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato già un anno fa. L’iter è stato accelerato anche grazie al dibattito sulla questione che negli USA è stato riacceso di recente dalla decisione di un’azienda di Bristol, la Coexist, di inserire nello statuto l’esenzione dal lavoro per le impiegate nei giorni di picco del ciclo mestruale.

Naturalmente questo speciale congedo sarebbe usufruibile solo previa presentazione di un certificato medico redatto dallo specialista, da rinnovare di anno in anno, che attesti la presenza di dismenorrea. Una sindrome molto più diffusa di quanto si potrebbe pensare: in Italia si stima che fra il 60% e il 90% di donne in quei giorni lamentano mal di testa, mal di schiena, dolori addominali, forti sbalzi ormonali. Nel 30% dei casi i disturbi sono invalidanti: costringono a letto per ore e anche per più giorni. Un malessere che può essere violento e fortemente invalidante, seppur limitato a uno-tre giorni al mese.

Il congedo mestruale è già una realtà da molto tempo nel mondo orientale dove c’è la credenza che il mancato riposo durante il ciclo provochi parti problematici: in Giappone esiste dal 1945 e in Indonesia dal 1948. Più recentemente si sono aggiunte alla lista “rosa” Sud Corea e Taiwan.

Di fronte alla proposta di Legge mi sento di esprimermi in modo favorevole, nonostante non mi riguardi da vicino. Non più, almeno, ma non posso dimenticare gli anni passati in un incubo mensile che mi costringeva a letto a volte anche per due giorni, in preda a dolori lancinanti, nausea, svenimenti… talvolta erano necessarie una o più iniezioni di antidolorifici perché non riuscivo a tenere nello stomaco le pastiglie. Ora leggendo i dati mi rincuoro un po’, ma anche mi dispiace. Ai tempi, invece, mi sembrava di essere una besti rara e invidiavo tutte le amiche e compagne di scuola che, non solo passavano “normalmente” quei giorni, ma addirittura potevano andare al mare o in piscina, continuavano gli allenamenti in palestra. Per me il mondo si fermava, semplicemente. E così è stato fino alla nascita del mio primogenito. Forse, inconsciamente, la mia precoce (ma non tanto ai tempi…) voglia di maternità era dovuta proprio alla speranza di stare bene dopo il primo parto.

Leggo sui quotidiani che la proposta non è appoggiata da tutte le donne. Alcune, che evidentemente non soffrono né hanno mai sofferto di dismenorrea, affermano che basta chiedere uno o più giorni di malattia, senza alcun bisogno di leggi speciali.
Altre sono arrivate al punto da esclamare: “Abbiamo tanto lottato per la parità dei sessi e ora…”. Ma ora che? Vogliamo far partorire gli uomini, per par condicio? Magari un domani sarà pure possibile ma non ora, finché è ancora la natura a decidere.

L’obiezione più assurda è che la proposta si debba bollare perché a presentarla sono state quattro donne del Pd. Come se la dismenorrea fosse di sinistra e le donne fortunate a non soffrirne fossero tutte di destra. Vuol dire che faremo presente al ciclo di fare attenzione: niente dolori a destra, solo a sinistra.

C’è anche chi preferirebbe che fossero le aziende e i datori di lavoro a decidere, come accade nella maggior parte dei Paesi occidentali. Insomma, non c’è bisogno di una legge ad hoc, solo un gesto caritatevole da parte dei boss. E con le donne che hanno un impiego statale come la mettiamo?

In conclusione, ribadisco che a me piace questa proposta, mi pare assennata. Se poi non va bene condividerla perché, si sa, in Italia “fatta la legge, trovato l’inganno”… il dubbio che qualche “furbetta” se ne approfitti e che qualche medico sia compiacente c’è. Ma lo stesso discorso vale anche per le migliaia di certificazioni sui falsi invalidi, no?

[fonte: Il Messaggero; immagine da questo sito]

4 dicembre 2013

SALUTE DONNA: INVENTATO IL REGGISENO “INTELLIGENTE” CHE FA MANGIARE DI MENO

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , a 7:18 pm di marisamoles

reggiseno ammazzafame
Le proprietà del reggiseno sono note a tutti. Con il push-up forse pensavamo di assistere alla rivoluzione del secolo nell’ambito della lingerie. E invece dei ricercatori hanno inventato un reggiseno “intelligente” che avverte quando si sta mangiando troppo. Insomma, quando mai avremmo pensato al reggiseno come un alleato per dimagrire?

La scoperta si deve ad un team di ricercatori dell’Università di Rochester, New York, e di Southampton, Regno Unito, che cercavano un metodo efficace e immediato per aiutare chi soffre di sovrappeso per quella relazione cibo-umore che talvolta ci spinge ad abbuffarci, per giunta di cibi nemici della dieta, per consolarci un po’.

La collaborazione con il Centro di Ricerca Microsoft di Redmond ha portato gli inventori del reggiseno “ammazzafame” a crearne uno dotato di sensori che, attraverso uno smartphone, avvisa chi lo indossa quando è in corso una «mangiata emotiva».
L’indumento intimo femminile, che incorpora anche un giroscopio e un accelerometro, fornisce indicazioni sui livelli dell’umore di chi lo indossa, avvisandolo, grazie a un’app sullo smartphone, che deve rilassarsi e mangiare con più calma. I risultati ottenuti paiono buoni, anche se il reggiseno-nutrizionista è per ora solo un prototipo e richiede ulteriori studi e la soluzione di problemi quali la durata delle batterie.

A questo punto i signori uomini si sentiranno discriminati. L’equipe di ricercatori ha pensato anche a loro: i test sono stati fatti inserendo i sensori nella biancheria intima (non meglio specificata!), ma con un’efficacia minore, proprio a causa della posizione. Tuttavia, è assodato che il sesso maschile ricerchi meno l’effetto consolatorio del cibo.

A questo punto mi sento di porre una domanda alle signore donne: ma voi un reggiseno così orribile (vedi foto sotto il titolo) ve lo mettereste? Io no, decisamente.

[notizia e foto dal Corriere]

1 agosto 2013

LA DIETA DUKAN E’ DANNOSA: UNA TESTIMONIANZA

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , , , a 9:09 pm di marisamoles

dieta dukanAvevo parlato della dieta Dukan in occasione delle nozze di Kate Middleton con il principe William (LINK). Infatti la duchessa di Cambridge, neomamma di George Alexander Louis principe di Cambridge ed erede al trono britannico, aveva sfoggiato un fisico invidiabile pare grazie a questa miracolosa dieta a base quasi esclusivamente proteica.

Ora, non serve essere degli esperti nutrizionisti per capire che un regime alimentare iperproteico, specie se protratto a lungo, faccia a pugni con la dieta equilibrata consigliata dai dietisti. La nostra dieta mediterranea, ad esempio, che comprende la pasta e altri carboidrati, sempre assunti in quantità limitata e senza intingoli supergrassi, è in assoluto la migliore che possa esistere. L’importante è variare i cibi, comprendendo frutta e verdura, proteine, grassi vegetali (quegli animali sono dannosi per il colesterolo) e carboidrati, pur senza eccedere nelle quantità.

La dieta Dukan, specie nella fase d’attacco, è invece costituita esclusivamente da proteine (QUI trovate un menù tipo) il cui rischio principale è costituito dall’insorgere di problemi renali. Sebbene si raccomandi di non prolungare eccessivamente questo regime alimentare, la perdita di peso importante e veloce spesso porta le persone ad allungare i tempi. Ma questo comportamento è dannoso e soprattutto bisogna evitare qualsiasi dieta fai da te e affidarsi a un dietista o nutrizionista.

Negli anni Ottanta era molto in voga la dieta Scarsedale (QUI trovate un menù tipo) che comprende, oltre ai cibi proteici e ad una moderata quantità di carboidrati (una fetta di pane integrale una o più volte al giorno), un buon apporto di vegetali, in quanto le verdure sono sempre presenti nel menù (come la frutta) e si possono assumere nella quantità desiderata, preferibilmente crude e senza condimenti. Anche sull’eliminazione dei condimenti personalmente ho delle riserve: rinunciare del tutto ai grassi è sconsigliato perché il nostro organismo ha bisogno di assimilare le vitamine, alcune delle quali sono liposolubili (A, D, E, K e F). Un cucchiaio di olio extravergine d’oliva al giorno, come condimento, dovrebbe essere ammesso in tutte le diete dimagranti, mentre da evitare assolutamente il burro e gli altri condimenti di origine animale.
La prima fase della dieta Scarsedale, essendo piuttosto rigida (800-1000 kcal al giorno), è sconsigliata per periodi più lunghi di due settimane. Nella seconda fase si possono liberamente scegliere alcune categorie di alimenti caratterizzate comunque da un basso apporto di zuccheri: vietati dolci, amidi, legumi, latticini, carni e condimenti grassi.

Tornando alla dieta Dukan, c’è la testimonianza di una trentenne, C. P., che racconta il fallimento della dieta, almeno nel suo caso. In cinque mesi era riuscita a perdere 10 chili. Secondo il mio parere la perdita di peso rientra nella norma: due chili al mese mi pare un risultato più che accettabile. Diffidate sempre, invece, delle diete che vi assicurano una perdita ponderale di 4 chilogrammi a settimana perché, magari danno effettivamente dei risultati, ma una volta ritornati ad un regime meno controllato si riprende peso alla velocità della luce.

dieteC. P. racconta di non aver sofferto molto all’inizio, era anche riuscita a mantenere una buona attività fisica, praticando yoga e nuoto. Poi, però, ha cominciato a sentirsi stanca, spossata, incapace non solo di fare sport ma anche semplicemente di muoversi. Dopo cinque mesi di regime alimentare controllato in modo drastico, inizia il periodo di mantenimento che prevede la reintroduzione dei cibi prima vietati. «Non dimenticherò mai la prima pizza che ho mangiato dopo 5 mesi di ‘astinenza’, sembravo una specie di drogata», racconta la ragazza. Non solo: nel piano alimentare settimanale è previsto un giorno “free” ed è in quell’occasione che i “benefici” (lo virgoletto perché effettivamente la perdita di peso, seppur importante, che mette a rischio la salute non si può proprio definire un beneficio) diventano un lontano ricordo. «In quel giorno non riuscivo a controllarmi – racconta C. P.- cercavo di magiare tutto quello a cui avevo rinunciato per mesi. Un meccanismo malsano che si instaura nel cervello».

In breve tempo non solo recupera i chili persi ma ne mette su altri cinque. «Il mio fisico non era più abituato a pane e pasta, e bastava sfiorarli per ingrassare di botto, molto più di quanto non fosse mai successo prima dell’inizio di questa dieta», conclude la trentenne. Ma non solo il peso inizia ad aumentare, per un anno le scompare il ciclo mestruale, fatto determinato, a detta degli specialisti a cui si è rivolta, dalla mancata assunzione di olii che servono a “costruire gli ormoni”.

Ora si potrebbe obiettare che questa testimonianza non abbia granché valore in quanto la ripresa con gli “interessi” dei chili persi potrebbe essere attribuita allo scarso autocontrollo della giovane. Tuttavia questo è il rischio che si corre maggiormente nei casi di regimi alimentari così severi. Continuare a mangiare un po’ di tutto – con le dovute rinunce, ad esempio i fritti e i dolci – seppur in quantità modica è senz’altro la scelta migliore.
In ogni caso consiglio caldamente di rivolgersi ad uno specialista e, nel caso di diete fai da te, non prolungarle mai oltre le due settimane.

N.B. per chi non mi conosce: non sono un’esperta anche se è tutta la vita che cerco di controllare il peso e mi sono fatta un’esperienza da autodidatta leggendo e informandomi, oltreché contattando una dietista in alcuni casi. La testimonianza di C.P. è riportata dal quotidiano Il Gazzettino nei limiti accettabili di attendibilità.
Quindi, se dovessi aver detto cose inesatte o anche delle bestialità, fatemelo notare con educazione, mantenendo un tono civile e, soprattutto, menzionando le fonti ed eventualmente la preparazione personale nell’ambito specifico. Per farla breve: evitate commenti del tipo “ma che ca***te vai dicendo” perché in quel caso cestinerò l’intervento.

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