NON VIAGGIATE CON RYANAIR, SE POTETE

Come anticipato nel precedente post, vi descrivo la mia disavventura all’aeroporto di London Stansted, al ritorno dal viaggio a Cambridge.

Sono partita dall’aeroporto del Friuli – Venezia Giulia (Ronchi del legionari) domenica 11 dicembre. Essendo un viaggio di studio organizzato dalla scuola in cui insegno, non ho scelto io né l’aeroporto (che, comunque, rimane il più comodo perché vicino a casa) né il vettore.
Ho superato il check-in e il controllo all’imbarco con un bagaglio a mano di circa 6 chili (il massimo consentito è di 10 chili) che avevo già portato in un precedente viaggio a Londra volando con la stessa compagnia, la Ryanair. Per questo non ho avuto esitazioni a portarlo. Al momento del controllo all’imbarco, l’addetta non mi ha nemmeno chiesto di provare ad infilare il borsone nell’apposito “gabbiotto”, mentre ad una mia collega ha fatto un sacco di storie per uno zaino (bello grande, simile a quelli che si portano in montagna per scalare) che, tuttavia, dopo innumerevoli tentativi, ha superato il test.

Al ritorno, domenica 18 dicembre, all’aeroporto di Stansted prima del check-in ho controllato il peso dei bagagli (a pagamento!): 12 chili il trolley da imbarcare (su un massimo di 15) e 6 chili e 400 grammi il borsone. Per sicurezza ho provato ad infilare nel “gabbiotto” il bagaglio a mano e, seppur con una certa difficoltà, dovuta anche al fatto che sul fondo avevo messo la cartellina con il materiale del corso (solo fogli A4, niente di speciale) che all’andata non avevo, e due libri (che all’andata erano posizionati allo stesso modo), è entrato. Ero tranquilla.

Prima dell’imbarco nella zona dei Free shop, per spendere le poche sterline rimaste, ho acquistato una scatola di biscotti Short Bread (peso 175 grammi!). Nella fretta ho infilato nel borsone la scatola e il portafoglio (Ryanair non ti lascia nemmeno portare una borsetta, oltre al bagaglio a mano, per tenere a mano portafoglio e documenti!) forse senza fare attenzione agli “spigoli”; fatto sta che al momento del controllo prima dell’imbarco il borsone non è entrato nel “gabbiotto” al primo tentativo e stavo cercando di sistemarlo alla meglio, spostando a tatto la scatola di biscotti e il portafoglio più un’altra bustina che dovevo tenere a mano in quanto contenente dei farmaci che avrei potuto aver bisogno di assumere durante il volo, quando l’addetta mi ha bloccato e, nonostante le mie proteste, mi ha sottratto il borsone e invitato a spostarmi a lato dove una sua collega stava applicando ad altri sventurati (che forse, però, avevano un bagaglio a mano eccedente il peso, mentre il mio era ben al di sotto del massimo consentito) le targhette del “gate bag”, chiedendo ben 40 sterline (più o meno 48 euro!) per il bagaglio aggiuntivo in stiva. Ad una ragazza che mi seguiva nella “fila degli sventurati” hanno addirittura rotto il cellulare togliendole dalle mani a forza il bagaglio che non aveva superato il test.

Mi sono semplicemente sentita vittima di un’ingiustizia (oltre che di un vero e proprio atto di violenza!), in primo luogo perché avevo scelto di portare con me quel borsone perché già sperimentato come bagaglio a mano, in secondo luogo perché il peso era di ben 3 chili e 600 grammi inferiore al massimo consentito, e in terzo luogo perché non mi è stato possibile spiegare che l’impaccio era dovuto a qualche oggetto che era stato infilato male nel borsone di tela non rigido e che bastava aprire la cerniera a lampo e spostare ciò che impediva l’inserimento del bagaglio nel “gabbiotto”. La mia protesta sul peso notevolmente inferiore al massimo consentito non è stata presa in considerazione così come la mia richiesta di estrarre i libri che, da regolamento, possono essere portati a mano (ad un mio collega era stato, infatti, consentito di togliere i libri e il notebook, per eccesso di peso, nel viaggio precedente e sempre nello stesso aeroporto).

Lascio immaginare come ho fatto il viaggio di ritorno. Già non mi piace volare, figuriamoci nello stato d’animo in cui mi trovavo! Ringrazio lo sconosciuto viaggiatore che mi sedeva a fianco e che si è sorbito per due ore le mie continue lamentele. Infatti, più ci pensavo e più mi incazzavo. La cosa è davvero incredibile e lui, il mio compagno di viaggio, si è trovato in tutto e per tutto d’accordo con me.

Scesa a Ronchi dei legionari ho inutilmente cercato qualche responsabile della Ryanair ed un addetto del locale aeroporto, cui ho spiegato le mie vicissitudini, mi ha detto che la compagnia irlandese applica tariffe basse per poi accanirsi sui viaggiatori che regolarmente vengono spennati al momento dell’imbarco con il supplemento per il bagaglio a mano. Sarebbe una loro precisa tattica commerciale ma a me sembra piuttosto un furto legalizzato. L’ho pure spiegato all’addetta al “Gate bag” a Stansted, anche se, preda della rabbia e della concitazione, ho scambiato la parola “furto” con “ladro”. Tanto mi ha capito perfettamente, così come ha ben compreso una mia poco cortese invettiva, dicendo “I understand Italian”. Le ho risposto: “Mi fa piacere!”.

Alla fine, l’addetto dell’aeroporto di Ronchi mi ha consigliato di non fare nulla e di dire addio per sempre alle mie 40 sterline. Io, però, più ci penso e più mi viene nervoso perché, come ho già detto, non ho avuto in precedenza alcun problema né a Ronchi né a Stansted con lo stesso borsone. E’ mai possibile che debba “pagare” (in tutti i sensi) per una colpa che non ho? E soprattutto, è mai possibile pagare una scatola di biscotti Short bread (che ai miei figli neanche piacciono!) ben 48 euro?

Quindi, faccio un appello: NON VOLATE CON RYANAIR, SE POTETE!