12 gennaio 2018

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: SPELACCHIO DIVENTERÀ UNA CASETTA PER MAMME

Posted in La buona notizia del venerdì, Natale tagged , , , , , , , a 2:03 pm di marisamoles

PREMESSA: timidamente riprendo (sperando di poter onorare l’impegno) la pubblicazione delle “Buone notizie del Venerdì” che l’amica blogger Laurin42 ha continuato indefessamente a pubblicare sul suo blog.
BUONA LETTURA.

Il primato dell’albero più brutto (ma a modo suo bellissimo!) del Natale 2017 va attribuito a “Spelacchio” che fino a ieri ha troneggiato, pur con il suo rado fogliame, a Roma in Piazza Venezia.

Anche la storia del suo smantellamento è incredibile: gli operai della ditta addetta alla rimozione avevano già iniziato a togliere gingilli e luci, quando dal Campidoglio arriva un dictat: rimontare tutto. Infatti, la Giunta comunale vuole che Spelacchio “sopravviva” per qualche giorno ancora, quindi, per motivi di sicurezza tutto è stato rimesso al suo posto, compresa la stella che campeggiava in cima. Ma non è tutto. Il sindaco Virginia Raggi ha stabilito che all’abete debba essere concessa nuova vita: diventerà una casetta per mamme e neonati.

Il legname, dopo lo smantellamento, sarà trasportato in Trentino dove verrà trasformato in una casetta in legno, la “Baby little home”, munita di fasciatoio che consentirà alle mamme di accudire i propri bambini, allattandoli in tutta tranquillità e con discrezione. Una volta realizzata, questa casetta verrà donata all’amministrazione capitolina.

Così la Raggi giustifica la decisione:

“Con il passare dei giorni Spelacchio si è conquistato la simpatia e l’affetto della stragrande maggioranza delle persone. Ora avrà una nuova vita. Vogliamo fare di questa star internazionale un esempio concreto di riuso creativo, perché tutto può tornare a nuova vita. Un modo concreto per dimostrare al mondo che Roma vuole essere sostenibile e persegue con convinzione la strada del riuso, riciclo e recupero di materia”.

A testimonianza di tanto affetto, i numerosi selfie scattati con sullo sfondo l’albero più celebre d’Italia (anche se la fama ha valicato i confini nazionali) e che non si può smaltire come un alberello qualsiasi. E ai piedi del tronco sono stati lasciati, da grandi e piccini, tanti bigliettini con varie scritte come: “Se ti vedono brutto è solo invidia”, “ti voglio bene”, nuovo “Pasquino” romano.

Come nella fiaba del brutto anatroccolo, anche “Spelacchio” alla fine, a modo suo, diventerà un cigno.

[link della fonte; immagine da questo sito]

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23 settembre 2016

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: BABY PROSTITUTA RISARCITA CON LIBRI SULLE DONNE

Posted in adolescenti, cronaca, donne, famiglia, figli, La buona notizia del venerdì, Legge, libri tagged , , , , , , , , a 5:54 pm di marisamoles

baby-prostitute
Ricordate le baby prostitute dei Parioli? Le ragazzine che a 15 anni si vendevano per ricariche telefoniche o abiti e accessori griffati hanno sconvolto l’opinione pubblica nel 2013 e costretto a riflettere sull’assenza di valori e la complicità di almeno una delle madri che aveva spinto la figlia, appena quattordicenne, a vendere il proprio corpo per poter pagare i debiti.

Questa storia non ha nulla di buono, di certo non è una #buonanotizia. Ma la decisione dei giudici del Tribunale di Roma che oggi hanno messo la parola fine a questa triste storia, condannando uno dei clienti, è davvero una bella notizia.

Un 35enne, allora cliente delle baby-squillo, è stato condannato (oltre che a 2 anni di reclusione) a risarcire la ragazzina costituitasi parte civile, comprandole 30 libri e 2 film su «la storia e il pensiero delle donne, la letteratura femminile e gli studi di genere». Questo è il seguito dell’inchiesta condotta dalla pm Cristiana Macchiusi e del procuratore aggiunto Maria Monteleone sul giro di prostituzione minorile nel quartiere Parioli a Roma.

L’avvocato della minorenne aveva chiesto 20mila euro di risarcimento per danni morali. Ma il giudice Di Nicola, membro del comitato per le pari opportunità presso il consiglio giudiziario di Roma, ha ritenuto opportuno un altro tipo di risarcimento che in qualche modo potesse anche essere riabilitativo per una ragazzina che si era lasciata travolgere da questa squallida storia, mettendo in secondo piano i valori e sottomettendosi al “dio denaro”.

Secondo il dott. Di Nicola i libri hanno lo scopo di “insegnare alla baby squillo come curare e rispettare il proprio corpo e dare così valore alla propria identità di donna”. Tra le autrici consigliate vi sono scrittrici come Hanna Arendt, Natalia Ginzburg, Sibilla Aleramo, Oriana Fallaci, Anna Frank, Marguerite Yourcenar e altre.

Le motivazioni della sentenza non sono state depositate ma questa decisione così fuori dai canoni, anticipata dal giudice, sta facendo parecchio discutere.

Io non so se la decisione del magistrato otterrà l’obiettivo prefissato ma ritengo che sia, oltre che originale, impeccabile dal punto di vista educativo. Acconsentire a un risarcimento in denaro, infatti, avrebbe posto l’accento sul valore dei soldi che, in questa brutta storia di prostituzione minorile, avevano avuto un ruolo di primo piano.

Non so nemmeno se la lettura dei libri verrà apprezzata dalla ragazzina ma credo che i soldi non ripaghino della perdita di valori mentre l’esempio di donne famose che hanno combattuto per difendersi dal maschilismo imperante o dagli abusi perpetrati a loro danno, sia morale sia fisico, non ha prezzo.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

17 aprile 2014

I FIGLI SBAGLIATI

Posted in bambini, donne, figli, Legge tagged , , , , , , , , , , a 4:54 pm di marisamoles

gemelli sbagliatiE’ tristemente noto il caso della donna che, affidatasi alla fecondazione assistita presso l’ospedale Pertini di Roma, sta portando in grembo due gemelli non suoi.

Detto in termini scientifici, non c’è compatibilità genetica tra i due futuri genitori e i feti. Un errore umano, uno scambio di provette, uno scherzo che, almeno questa volta, non è attribuibile alla natura. Anche se essa stessa, talvolta, qualche errore lo commette.

Un cognome simile all’origine dell’errore. Tra le quattro coppie che si sono recate nel reparto per un analogo trattamento, nello stesso periodo in cui la gestante si è sottoposta alla fecondazione assistita, sono stati individuati, grazie alla prova del DNA, i genitori biologici. Quelli che, però, stando alla legge, non potranno rivendicare alcun diritto sui due bambini.

«La legge dice che il figlio è di chi lo partorisce», quindi la mamma che sta portando avanti la gestazione «non rischia di perdere i figli. Può perderli solo se decide di interrompere la gravidanza» [cosa non più possibile causa lo stato avanzato della gestazione, NdR], mentre «la mamma genetica non ha nessun titolo, dal punto di vista giuridico, di rivendicare nulla». È chiaro in merito a cosa dice la legge sul caso dello scambio di embrioni, il giudice costituzionale Ferdinando Santosuosso.

Insomma, ci sono due donne, entrambe disposte a tutto per avere dei figli, nonostante l’infertilità. L’una sarà madre dei “figli sbagliati”, l’altra non sarà madre perché non partorirà i “suoi” gemellini.

Non so a voi, ma a me questa vicenda provoca una tristezza infinita. Forse anche un po’ di rabbia ma non nei confronti di chi ha tecnicamente commesso l’errore (d’altronde, errare humanum est) quanto nei confronti di chi non sa rinunciare ad un sogno che la Natura non vuole realizzare e si affida alla scienza che, guidata dalla mano umana, perfetta non lo è mai, o quasi.

[Fonte: Corriere.it; immagine da questo sito]

3 marzo 2014

“LA GRANDE BELLEZZA”: UN’ITALIA DA OSCAR

Posted in attualità, cultura, film, spettacolo tagged , , , , , , , , , , , , a 2:48 pm di marisamoles

Così, stanotte una nuova stella ha illuminato il cielo di Hollywood: “La grande bellezza”, film di Paolo Sorrentino pluripremiato in Europa, ha conquistato anche il pubblico americano. La statuetta più ambita è tornata in Italia dopo 15 anni, da quel lontano 1999 in cui Roberto Benigni con il suo “La vita è bella” guadagnò non solo l’Oscar come miglior film straniero ma si portò a casa anche altre due statuette, per il miglior attore protagonista e la migliore colonna sonora (Nicola Piovani).

Cosa potrei dire io ora che non sia stato già detto in queste ultime ore riguardo all’Oscar guadagnato dal film di Sorrentino? Nulla che abbia a che fare con una critica seria, dato che il film non l’ho visto. Sono una che non ama seguire la massa, ho bisogno di tempo e, soprattutto, mi piace godermi la visione quando si sono spenti i riflettori e del film non si parla più.

Ho letto molte critiche su questo film e sono giunta alla conclusione che anche una grande bellezza possa diventare una grande schifezza. Dipende dai gusti che, come ben sappiamo, sono personali.

Quello che, però, mi sorprende è che noi siamo un popolo strano: ci sentiamo italiani quando ascoltiamo l’inno nazionale sui campi di calcio, meglio ancora se il capitano della nazionale alza l’ambita Coppa del Mondo, e quando un film italiano trionfa all’Academy Awards. A parte questo, credo che la maggior parte di noi consideri il cinema di casa nostra per nulla competitivo.

Personalmente stimo molto alcuni registi italiani, come Paolo Virzì, Pupi Avati e Ferzan Özpetek per fare qualche nome, ma la maggior parte di noi snobba i film made in Italy soprattutto per la mancanza di attori veramente degni dell’etichetta che portano addosso.
Il fatto è che i migliori attori italiani sono quelli che recitano su un palcoscenico, preferendo guadagni notevolmente inferiori e un successo di pubblico molto più modesto alla grande industria cinematografica che sforna prodotti di discutibile valore. Certo, se consideriamo gli incassi, allora c’è da deprimersi. Se in Italia vincono al botteghino i cinepanettoni e i vari Checco Zalone e Claudio Bisio, posso anche concordare con chi snobba il cinema nazionale.

Non riesco, tuttavia, ad essere d’accordo con chi ritiene che i film americani (leggi statunitensi) siano i migliori in assoluto. C’è da considerare, infatti, che le pellicole d’oltreoceano vengono doppiate da attori italiani eccezionali che spesso scelgono proprio quella carriera non strapagata e considerata di serie b. Quindi, se non altro a livello recitativo, l’apprezzamento dei film americani da parte di molti è dovuto proprio ai bravi attori che in Italia di certo non mancano.

servillo_grande-bellezza_ferilli

Tornando al film di Sorrentino, l’unica cosa che davvero mi spiace è che “attrici” come la Ferilli e la Ferrari possano da oggi dire: “Ho recitato in un film da Oscar”. Passi per Isabella Ferrari che qualche rara volta ha dato prova della sua bravura (in Caos calmo, ad esempio, e non solo per la scena di sesso spinto che ha suscitato mille polemiche), ma la Ferilli può essere davvero considerata un’attrice? Recita nei film esattamente come se vendesse divani … Oddio, nel film premiato a Hollywood interpreta il ruolo di una spogliarellista, l’unico che a mio parere le calza a pennello. D’altronde è anche un ruolo che non le dà modo di calzare altro …

Infine, che dire di Roma? Splendida, come sempre.
In omaggio a quelli che mi leggono dalla capitale, devo dire honestly

ROME IS THE GREAT BEAUTY INDEED!

[immagine da questo sito]

12 marzo 2013

ASPETTANDO LA FUMATA BIANCA: VIVO UN PAPA SE NE FA UN ALTRO

Posted in attualità, lingua, religione, storia tagged , , , , , , , a 10:11 pm di marisamoles

stufa-cappella-sistinaSarà un Papa di transizione, s’era detto. E Joseph Ratzinger, ormai Papa emerito, non ha smentito la previsione: si è dimesso. Caso unico nell’età moderna. E ora come la mettiamo con il noto modo di dire: “Morto un Papa se ne fa un altro“?

Ironia a parte, molti sono i detti popolari che hanno come protagonista il Papa, volente o nolente. Certamente il più noto è quello testé citato, ma anche “ad ogni morte di Papa” è un aforisma usatissimo che d’ora in poi avrà meno valore. I due detti, infatti, puntano l’accento su un punto fermo che riguardava (ora non più) il pontificato: un papa eletto lo sarà per sempre, fino alla morte. Guarda un po’che scherzo ci ha fatto Benedetto XVI!

Ma qual è l’etimologia della parola Papa? E’ molto semplice: è associabile alla parola molto più familiare “papà“, dal latino papam a sua volta derivato dal greco papàs cioè “padre“. In fondo che cos’è il Pontefice se non il papà di tutti i cattolici?

A proposito di “Pontefice“, la parola ha origini molto lontane, addirittura precristiane. la Chiesa, infatti, con la diffusione del Cristianesimo, ha adottato delle parole latine o greche già in uso nel mondo pagano dei Romani e dei Greci per indicare precetti, persone e luoghi sacri.
La parola “fede“, ad esempio, in latino significava fedeltà e viene scelta per designare quel patto di fedeltà, appunto, che si stringeva tra i cristiani e la Chiesa. Quest’ultima parola, che indica sia il luogo sacro in cui si celebrano le funzioni sia l’istituzione ecclesiastica, deriva a sua volta dal greco ekklesìa con la quale si intendeva l’assemblea popolare. Infatti, la chiesa altro non è che un’assemblea di fedeli.
Gli antichi Romani nella basilica, parola che ha sempre origine dal greco basilikè, trattavano affari o tenevano i processi. Fu Costantino (IV secolo d.C.) a convertire gli antichi edifici in luoghi di culto religioso.

Ma pontefice che origini ha? Nell’antica Roma il pontifex era una sorta di sacerdote cui spettava organizzare i riti pubblici, stabilire il calendario delle funzioni, amministrare, insomma, le cose sacre. Data l’importanza della carica, il pontifex era detto maximus, ma l’etimologia della parola ci porta ad un’incombenza tutt’altro che religiosa: il termine, infatti, deriva dall’espressione pontem facere che significa “costruttore di ponti”, su cui aleggia il mistero. Secondo Varrone, il pontifex maximus avrebbe fatto costruire il primo ponte di Roma, il Sublicio, considerato un’opera sacra in quanto così si poteva accedere al tempio che si trovava al di là del fiume Tevere. Ma questa è solo una delle interpretazioni. Meno misteriosa è l’adozione della parola da parte della Chiesa per appellare il Santo Padre: il Pontefice, difatti, è colui che in un certo senso, nelle vesti del vescovo di Roma, fa da ponte fra il mondo dei fedeli e quello di Dio.

E dopo questa carrellata di parole ed etimologie, che non ha affatto la pretesa di essere esaustiva, passiamo ai modi di dire.

Stare come un Papa”: significa stare comodo e tranquillo, intendendo che la vita da Papa sia scevra da preoccupazioni. Pare che il detto risalga a Leone X (1513-1521), il quale appena eletto avrebbe esclamato soddisfatto: “Godiamoci il papato perché Dio ce l’ha dato”.

Dove è il Papa, lì è Roma”: è una rivisitazione campanilistica del detto latino Ubi Petrus, ibi Ecclesia, “dove c’è Pietro lì c’è la Chiesa”.

Il Papa è capo e coda”: si riferisce all’onnipotenza del Pontefice che, in un altro modo di dire, viene accostato al Padreterno: “Il Papa può al di là del diritto, sopra il diritto e contro il diritto”.

Anche il Papa ha mal di testa”: riconduce il Santo Padre ad una dimensione più umana. Anche lui, come tutti, è un essere umano, in fondo. Tant’è che esiste anche il detto “Non occupa più terra il corpo del Papa che quel del sagrestano” per ribadire il concetto.

Sa più il Papa e un contadino, che un Papa solo”: si riferisce al fatto che a volte bisogna dar retta anche all’esperienza e la saggezza dei più umili e non solo alle parole di chi è ritenuto eccelso.

Dire qualcosa papale papale“: parlare senza peli sulla lingua, dimostrando autorità come il Papa sa fare.

Tornar da Papa a Parroco”: perdere da un giorno all’altro il potere, rinunciare a una posizione di comando.

E proprio quest’ultimo detto mi pare calzante con la situazione attuale. Anzi, come ha precisato Papa Ratzinger, lui non è tornato a fare il parroco ma è un semplice pellegrino.

Ora non resta che attendere la fumata bianca. Per ora ne abbiamo vista una sola, nera.

[LINK della fonte]

POTETE TROVARE ALTRI MODI DI DIRE QUI

24 marzo 2012

LA T-SHIRT DELLA VERGOGNA: LA SIGNORA ORA PIANGE PER QUELLA SCRITTA. E NOI PIANGIAMO CON LEI

Posted in attualità, politica tagged , , , , , , , , , , a 2:05 pm di marisamoles


Credo sia nota a tutti la vicenda della signora che, manifestando contro la riforma del lavoro proposta dall’attuale governo, in particolare dal ministro Fornero, era stata ritratta, qualche giorno fa, in compagnia dell’onorevole Oliviero Diliberto, con addosso una t-shirt su cui compariva la scritta “La Fornero al cimitero”.

Oggi il Corriere della Sera pubblica un articolo in cui la signora in questione, Paola Francioni, casalinga romana di 57 anni, piange pentita per quella che lei stessa definisce una maledetta scritta.
Riporto l’articolo integralmente perché merita.

È lei, vero?
«Sì, sono io… sono io quella della maglietta».
(Alcuni secondi di silenzio. Poi la voce della signora Paola Francioni, 57 anni, romana, casalinga, si incrina in un singhiozzo).

Non faccia così, signora.
«E invece faccio proprio così!».

La prego.
«Sì, certo, mi scusi… però io mi dispero, e piango, e mi addoloro, perché mi dispiace tantissimo per tutto questo macello, per quella maledetta scritta e… Ho anche spedito tre email di scusa alla Fornero, ma non mi ha risposto… non mi ha risposto, capito? Sarà arrabbiatissima, mannaggia».

Piano, si calmi, proviamo a ricostruire l’accaduto.
«Aspetti: mi soffio il naso… Ecco, va bene, d’accordo. Cosa vuole sapere?».

Cominciamo dall’inizio: perché, martedì pomeriggio, davanti a Montecitorio, ha deciso di indossare quella maglietta con su scritto «La Fornero al cimitero»?
«Perché sono una stupida. Io non auguro mai la morte a nessuno, pensavo di essere ironica, mi sono fatta suggestionare da tutti i discorsi che leggo su Facebook, su internet: questa Fornero così ci ammazza, ci manda tutti al cimitero… perciò, in vista del sit-in di martedì pomeriggio, ho pensato di farmi stampare quella maglietta con quella scritta… Una cretina, me lo dico da sola».

Lei, al sit-in, era con altri rappresentanti del movimento «Giù le mani dalle pensioni».
«Siamo un gruppo di oltre cinquemila persone, tutti con faticose storie legate, appunto, alle pensioni».

Ma lei è casalinga…
«Infatti ero lì per protestare al posto di mio marito, ramo bancario, che a 61 anni e con 37 anni di contributi pensava di poter andare in pensione il prossimo mese di settembre. Invece, con le nuove leggi, ci andrà tra cinque, o sei anni. E questo ci ha fatto saltare tutta una serie di progetti, di idee…».

Tipo?
«Tipo che con i soldi della liquidazione volevamo poter aiutare i nostri figli… non tanto il maschio, laureato con 110 e lode e che una sua strada l’ha trovata, quanto la femmina, pure lei laureata, laureata in Giurisprudenza, e che però a 30 anni è ancora precaria… e… e…».

No, signora, coraggio, non ricominci a piangere.
«Eh, lo so lo so… ma mi hanno trattato come una criminale… Ha sentito cosa dicevano l’altra sera da Vespa? E adesso cosa diranno da Giletti a “Domenica in”?».

Mi stava raccontando di sua figlia.
«Beh, con i soldi della liquidazione pensavamo di aiutarla… sa, una mano per il matrimonio, per…».

È sua figlia ad aver dato un esame con l’onorevole Oliviero Diliberto, giusto?
«Giusto. Un esame, cinque anni fa. E la cosa mi è appunto tornata in mente martedì pomeriggio, quando Diliberto l’abbiamo visto in un angolo, mentre rilasciava un’intervista. Allora l’abbiamo chiamato, gli abbiamo chiesto di aiutarci, e poi pure di farsi una foto ricordo con noi. E adesso mi dispiace tremendamente anche per lui, finito in questo tritacarne… io credo che lui non si sia neppure accorto di quella scritta idiota… Sì, in quel video dà la sensazione di osservarla, ma io sono sicura che abbia solo deposto lo sguardo, senza leggere, senza capire».

Lei, signora, per chi vota?
«Voto per chi mi convince durante le campagne elettorali. Sono una casalinga ma leggo i giornali, leggo libri, vedo la tivù: ho votato anche per Berlusconi, per dire. Ma adesso la scena politica è cambiata e, con la vicenda di mio marito, con l’ingiustizia riservata a mio marito, mi sono ritrovata a protestare. Pensi che… beh, sì, insomma: la prima volta che sono andata a un corteo è stato lo scorso 9 marzo, con quelli della Fiom…».

(La signora Francioni è molto più scossa di quanto questa intervista lasci intuire. Da due giorni è chiusa in casa, stesa sul letto).

Fabrizio Roncone

Adesso ditemi se Il Corriere può pubblicare un’intervista simile … con quel corsivo finale, poi, che è proprio la ciliegina sulla torta.
Non dico altro … non ci resta che piangere.

15 ottobre 2011

GLI INDIGNATI? SIAMO NOI

Posted in attualità, cronaca tagged , , , , , a 10:33 pm di marisamoles

ROMA, 15 OTTOBRE 2011

AUTOMOBILI IN FIAMME

ATTACCO ALLA VETRINA DI UNA BANCA …

… E A QUELLA DI UNA GIOIELLERIA

L’ASSALTO AD UN MEZZO DELLA POLIZIA …

… E QUELLO AD UN BLINDATO DEI CARABINIERI

LANCIO DI IDRANTI …

… E DI SANPIETRINI

FORZE DELL’ORDINE BERSAGLIATE CON SASSI E BASTONI

OLTRE 70 FERITI, TRE GRAVI. IL PIÙ GRAVE, UN CARABINIERE COLPITO DA INFARTO. TUTTA LA ZONA ATTORNO A SAN GIOVANNI DEVASTATA. DISTRUTTA LA SEZIONE DEL PDL A PIAZZA TUSCOLO. DANNI MATERIALI INCALCOLABILI.

E dopo aver assistito a tutto questo, GLI INDIGNATI SIAMO NOI. Noi, padri e madri di famiglia, giovani e meno giovani, che cerchiamo di trasmettere ai nostri figli dei valori. Insegniamo loro a difendere la libertà e dignità senza mai rinunciare ad esprimere la propria opinione ma senza ricorrere alla violenza. Gli indignati siamo noi che guardiamo indietro e ci rendiamo conto che la storia, con la esse minuscola o maiuscola, non ha insegnato nulla. Vediamo di fronte agli occhi immagini già viste e sofferenze già vissute da altri. Gli indignati siamo noi che, pur continuando a credere nel futuro, in quello dei nostri figli, ci rendiamo conto che nessuna lezione di vita può essere impartita da gente che conosce solo la violenza e la distruzione. Noi che, invece, crediamo ancora nell’educazione dei figli per farne i cittadini responsabili di domani e, nonostante l’incertezza e la precarietà che caratterizza la vita di molti di noi, che sopportiamo ma non ci diamo per vinti, ancora nutriamo la speranza di poter consegnare nelle loro mani un mondo migliore.

Ma a Roma quest’oggi c’è stata anche un’altra protesta, pacifica. E qualcuno, come questa ragazza, ha avuto voglia di scherzare.

Almeno l’ironia non ha provocato danni né feriti.

[tutte le foto, di vari autori, sono dell’ANSA, pubblicate da Il Messaggero]

6 maggio 2010

LA CASA DI SCAJOLA? UNA CATAPECCHIA … PAROLA DI LORY DEL SANTO

Posted in politica, Satyricon, televisione tagged , , , , , , , , a 4:51 pm di marisamoles

Da qualche giorno la showgirl Lory Del Santo sta sbandierando ai quattro venti di essere una vicina di casa dell’ormai ex ministro Claudio Scajola. Due giorni fa è stata ospite di Alfonso Signorini su Radio Montecarlo, ieri è stata intervistata da una giornalista per Il fatto del giorno, oggi era ospite in studio durante la trasmissione pomeridiana di Rai 2 condotta da Monica Setta.

Sembra che, al di là delle inchieste che hanno travolto il povero Scajola che ancora non si dà pace perché non sa chi gli abbia pagato una parte di casa, ‘sta casa non sia poi un granché. E il dettaglio non è proprio insignificante, visto che si sta discutendo sul valore dell’immobile che, secondo alcuni, Scajola avrebbe pagato troppo poco.
Il condominio, come ha testimoniato la stessa Lory Del Santo che vi abita dalla fine degli anni ’70, è modesto, la zona è considerata periferica, nonostante la vista sul Colosseo, uno dei più splendidi monumenti romani e del mondo intero, e parecchio malfamata. La showgirl ha raccontato che qualche anno fa aveva avuto bisogno di alcuni artigiani per una riparazione; questi avevano lasciato parcheggiato il furgone nei pressi del condominio e non vi avevano più ritrovato gli attrezzi. Un quartiere di ladri, insomma.

Dopo aver appurato che la zona, così descritta, non può essere considerata “da ricchi” e quindi eccessivamente cara a livello immobiliare, veniamo all’appartamento dei coniugi Scajola: sito nel piano mezzanino, privo di terrazze o balconi, con tre sole finestre su una superficie di 180 mq. Be’, non dev’essere un granché, soprattutto me lo immagino un po’ buio. La Del Santo conferma: buio e bruttino, anche se poi con la ristrutturazione fatta dall’ex ministro è stato ricavato –legalmente, sottolinea Lory- una specie di patio interno. Non ho capito bene di cosa si tratti ma andiamo avanti.

Pare che nelle condizioni in cui si trovava l’appartamento, anche per l’incuria delle vecchie proprietarie che non avevano fatto lavori di sorta ed erano, sottolinea la Del santo, le più povere del condominio, il prezzo pagato, ovvero quello dichiarato, sia più che onesto. Oddio, 900mila euro a me sembra una cifra enorme, ma posso immaginare che i prezzi degli immobili a Roma siano un tantino eccessivi, sicuramente più alti che non nella mia piccola e modesta, anche se molto graziosa, città.
Ad ogni modo, arrivare al milione e mezzo o due milioni di euro stimati come giusto valore dell’appartamento a me pare sia molto difficile, sempre che la descrizione fatta dalla Del Santo sia attendibile. Ma non vedo perché avrebbe dovuto dire una cosa per l’altra. Soprattutto pare che Scajola le stia simpatico. Ha precisato anche che l’onorevole vicino di casa è una persona affabile, gentile e bene educata: le ha perfino regalato un vaso di orchidee solo perché lei, rispondendo alle più elementari norme del buon vicinato, gli aveva dato il benvenuto. Peccato, però, che alla richiesta di mettere una parabola sul suo terrazzo, in assenza di spazi propri, Lory abbia negato il permesso: “Ho un terrazzino piccolo e ben tredici parabole!”, ha dichiarato ieri durante l’intervista da casa sua.

La vita condominiale, si sa, è veramente difficile. Nessuna eccezione, nemmeno per Scajola: niente parabola ma nemmeno l’aria condizionata! La Del Santo, infatti, ha riferito che i condomini hanno obbligato l’ex ministro a togliere il motore esterno del condizionatore, pur essendo collocato in “un cortiletto, piccolo e schifoso”, dove, insomma, non dava fastidio a nessuno.
Io adesso mi chiedo: per avere un appartamento con vista sul Colosseo, valeva davvero la pena stare quasi al buio, morire di caldo d’estate, fare a meno di Sky, avere dei condomini –eccetto Lory, naturalmente- un po’ stronzi e temere un assalto notturno da parte dei ladri che pare girino abitualmente da quelle parti? Non vorrei sembrare ironica e anche un po’ irriverente, ma una casa del genere non l’avrei voluta nemmeno … in regalo.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 11 MAGGIO 2010:
«MI DISSE: È STATO UN AFFARE»

Lory Del Santo ribadisce, sul numero 20 di TV Sorrisi e Canzoni in edicola da oggi, quanto già detto in occasione di altre interviste. Riporto di seguito la breve intervista pubblicata a pag. 13:

Del Santo, lei abita nello stesso palazzo di Scajola. Ha mai visto l’appartamento del ministro?
“Certo, abito lì dal ’78. Quell’ammezzato era in pessime condizioni, non ha balconi e la vista sul Colosseo è molto parziale. Secondo me non valeva più di 800mila euro”.
Lei ha conosciuto il ministro?
“Sì, gli ho detto che ero contenta che fosse il nuovo inquilino e lui mi ha risposto serio: «Anch’io. Ho fatto un buon affare». Poi ha aggiunto, quasi tra sé e sé: «Chissà perché l’hanno venduto a questo prezzo»”.
Le ha detto quanto l’aveva pagato?
“No, non me l’ha detto e io non ho chiesto”
.

[FOTO DA QUESTO SITO]

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Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

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[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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