2 gennaio 2011

2010: UN ANNO DI SCUOLA, MESE PER MESE

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, riforma università, scuola tagged , , , , , , a 4:22 pm di marisamoles

Ecco, in riepilogo, i principali avvenimenti che hanno caratterizzato, nel 2010 appena trascorso, il mondo della scuola. (I LINK rimandano agli articoli che trattano gli argomenti in questione pubblicati in questo blog).

GENNAIO
Il ministro Gelmini introduce per via amministrativa il tetto del 30% per la quantità massima di alunni stranieri per classe (cioè per scuola). Severe critiche vengono mosse, da destra e da sinistra, soprattutto in considerazione del fatto che da questo calcolo dovrebbero essere esclusi gli stranieri nati in Italia (seconda generazione).
Alcuni esponenti del mondo giudiziario avanzano dei dubbi sulla costituzionalità del provvedimento e chiamano in causa pure la Convenzione dell’Onu sui diritti dei fanciulli. Inoltre, si sottolinea l’impossibilità di rispettare il “tetto” in alcune realtà geografiche (specie del nord) dove gli immigrati sono numerosi e molto più prolifici degli Italiani stessi. Tuttavia, secondo i dati del ministero, gli sforamenti del “tetto” risultano esigui.

Nello stesso tempo, un’indagine di Bankitalia insinua che la scuola pubblica stia scadendo a causa del massiccio numero di immigrati presenti nelle nostre aule scolastiche. Ciò potrebbe portare ad un rilancio della scuola privata con conseguente riduzione dei finanziamenti elargiti dallo Stato per la scuola statale a vantaggio degli istituti privati. (LINK)

Vengono resi noti i risultati di un’indagine condotta dall’InValsi che ha incaricato dei docenti esperti di visionare 6000 temi svolti all’Esame di Stato di due anni fa. Ebbene, parrebbe che errori di ortografia, uso inappropriato della punteggiatura, periodi senza senso: sono sbagli che ricorrono con preoccupante frequenza. Le polemiche non mancano. (LINK)

Alla mezzanotte del 23 gennaio, il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha detto sì al fidanzato, l’imprenditore Giorgio Patelli. Il rito civile è stato celebrato nell’incantevole Sirmione, sul lago di Garda, dal sindaco Alessandro Mattinsoli, alla presenza dei fratelli e testimoni Cinzia e Giuseppe e di alcuni parenti dello sposo. È la prima volta, nella storia della Repubblica, che un ministro in carica si sposa. (LINK )
Il matrimonio della Gelmini, che è già in attesa della figlia primogenita, con un divorziato suscita inutili polemiche. (LINK )

FEBBRAIO
Il 4 febbraio, il Consiglio dei Ministri approva i Regolamenti presentati dal MIUR nel giugno del 2009, già oggetto di discussione nelle Commissioni Cultura della Camera dei Deputati e del Senato, su cui anche il Consiglio di Stato ha dato parere favorevole, seppur richiedendo degli aggiustamenti.
La riforma della Secondaria di Secondo grado partirà, come previsto, dall’anno scolastico 20010/2011, per le sole classi prime e non, come annunciato in precedenza, dall’intero biennio. Per la Gelmini si tratta di una svolta epocale: la scuola secondaria di II grado, infatti, non era mai stata riformata dalla legge Gentile del 1923. Il ministro non si prende, tuttavia, ogni merito, precisando che per elaborarla abbiamo attinto sia dalla riforma messa a punto a suo tempo dal ministro Moratti sia per l’istruzione tecnica e professionale da quanto realizzato dal precedente Governo. (LINK)

La Fondazione Agnelli presenta un rapporto in merito allo stato di salute della scuola italiana. L’indagine si basa sui dati Ocse-Pisa che si riferiscono ai quindicenni italiani: al sud sono “indietro”, mediamente, di un anno e mezzo rispetto agli studenti del nord Italia. Un dato poco confortante, considerato che “rovinano” la media nazionale, anche se certamente non per colpa loro. (LINK)

MARZO
Il crocifisso rimane in aula (per ora): la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo accoglie il ricorso presentato dall’Italia contro il parere favorevole espresso dalla stessa Corte nei riguardi della richiesta inoltrata dalla signora Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. (LINK)

A seguito della pubblicazione di una lettera riservata, inviata dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina, a tutti i dirigenti scolastici della regione Emilia-Romagna, con la quale si invita il personale scolastico ad evitare critiche a mezzo stampa nei confronti del Ministero, infuriano le polemiche. Il ministero si difende invocando l’obbligo di lealtà, cui sono tenuti gli insegnanti, verso lo Stato e l’Amministrazione da cui dipendono, come, del resto, tutti i pubblici dipendenti. È un problema delicato che, con riferimento alla Costituzione, chiama in causa contemporaneamente i principi di libertà di opinione del cittadino (art. 3) e gli obblighi di servizio esclusivo verso la Nazione dei dipendenti pubblici (art. 98).

Aumentano i 5 in condotta: in un Comunicato Stampa il MIUR rende noti gli esiti degli scrutini del I quadrimestre nelle scuole secondarie italiane. I dati riguardano l’80% delle scuole di I e II grado e non sono per nulla confortanti: 63.525 allievi (su un totale di scrutinati pari a 3.875.987) hanno riportato l’insufficienza nel comportamento, 11.181 in più rispetto allo scorso anno. (LINK)

I Regolamenti per la Riforma della scuola secondaria superiore vengono firmati dal Capo dello Stato, sotto forma di DpR, al termine di una lunga e travagliata procedura consultiva durata circa dieci mesi.
Dopo la firma di Napolitano, il Miur provvede, comunque, a emanare alcuni provvedimenti necessari all’avvio della riforma, come, ad esempio, l’ordinanza degli organici, senza attendere la pubblicazione dei Regolamenti in Gazzetta Ufficiale (e la conseguente entrata in vigore), provocando la reazione di alcuni sindacati che impugnano alcuni atti amministrativi davanti al Tar.

APRILE
Il 10 aprile alle 10:53 a Brescia nasce Emma, la primogenita del ministro del MIUR Mariastella Gelmini. La bambina, nata con il parto cesareo, pesa 2,9 chilogrammi e gode di buona salute, come la mamma. (LINK) Il ministro ritorna presto all’ordinaria attività politica, confermando i propositi di comportarsi come qualsiasi mamma che lavora. Le dichiarazioni avevano a suo tempo sollevato un coro di polemiche. (LINK)

Ad una settimana dal parto, la Gelmini partecipa ai lavori del tavolo delle Infrastrutture per l’Expo al Pirellone e incontra il presidente Formigoni per parlare delle novità in materia di istruzione. Si dimostra favorevole alle graduatorie regionali per il reclutamento degli insegnanti, proposta avanzata, con insistenza, dalla Lega. Il ministro dichiara di voler porre fine al “balletto degli insegnanti” che, nominati “fuori sede”, fanno di tutto per essere trasferiti più vicino al luogo di residenza l’anno successivo. (LINK)

MAGGIO
Il trattamento di fine servizio (TFS), meglio noto come liquidazione o indennità di buonuscita per i dipendenti pubblici, non esisterà più e verrà sostituito dal TFR, trattamento di fine rapporto.
Lo prevede la manovra finanziaria del decreto legge 78/2010, poi convertito in legge, che estende a tutti i dipendenti statali il TFR (già applicato dal 2000 ai nuovi assunti e al personale a tempo determinato) e, come è noto, in vigore da sempre per i dipendenti del settore privato.
Nel cambio il dipendente non ci guadagna, soprattutto se durante la carriera ha cambiato profilo professionale, come nel caso dei docenti diventati per concorso dirigenti scolastici (per quelli più anziani e di recente nomina lo svantaggio economico può essere pari ad un terzo e più).

Il 22 maggio, all’Assemblea Nazionale del Pd, Per Luigi Bersani esterna le proprie impressioni in maniera piuttosto esplicita, e nello stesso tempo offensiva, sul ministro Gelmini. Il leader del Pd, rivolto parlando degli insegnanti osserva: “Io sono per fare uscire da questa assemblea una figura eroica, i veri eroi moderni, gli insegnanti che inseguono il disagio sociale in periferia, lottano contro la dispersione”, peccato, però, che subito dopo dia una sua interpretazione personalissima, sulle relazioni che intercorrono tra il ministro e gli insegnanti asserendo che “la Gelmini gli rompe i coglioni”. (LINK)

Il 26 maggio viene reso noto il testo definitivo delle Indicazioni nazionali per il riordino dei percorsi liceali. (LINK)

GIUGNO
Con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali del 15 giugno, vengono individuati percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) per il conseguimento di qualifica professionale regionale (ne sono previste 21).
Con l’Intesa tra Stato e Regioni del 16 dicembre 2010 si prevede che presso gli istituti professionali statali, a cominciare dal 2011-12, i ragazzi iscritti ai normali corsi quinquennali per il conseguimento del diploma possano chiedere anche di conseguire la qualifica professionale regionale al termine del triennio.

LUGLIO
Il 15 luglio l’Ufficio stampa del MIUR rende nota la collaborazione di Roger Abravanel al PQM (Piano Nazonale di Qualità e Merito), un progetto attraverso il quale il ministro Mariastella Gelmini si propone di migliorare la qualità della scuola italiana, estendendo l’esperienza dei test predisposti dall’INValSi a 50 mila alunni, contro i 17.600 che hanno partecipato all’esperienza nello scorso anno scolastico. (LINK)

Dal quotidiano La Stampa viene pubblicata una lettera aperta al ministro Gelmini scritta da una studentessa la cui iscrizione è rifiutata, per mancanza di posti, dal liceo cui l’aveva inoltrata. La ragazza attribuisce la responsabilità dell’accaduto ai “tagli” operati dal ministro con la Riforma. (LINK).
Sulle pagine del medesimo quotidiano la Gelmini replica alla ragazza: “I miei tagli non c’entrano” (LINK)

La carriera dei docenti si arresterà per i prossimi tre anni. Secondo il comma 23 dell’art. 9 del decreto legge 78/2010, confermato nella legge di conversione, la progressione di carriera del personale scolastico in servizio, d’ora in poi, sarà ritardata di tre anni fino al momento della pensione e il personale incasserà gli aumenti per il passaggio di gradone sempre tre anni dopo, perdendo, quindi, altrettanti anni di aumento fino al termine della carriera.
I ritardi di riscossione costeranno complessivamente per i più giovani fino a 29 mila euro, secondo i valori contrattuali attuali.
Quegli anni “congelati” saranno, però, utili per l’anzianità pensionistica (i contributi continueranno, infatti, ad essere versati regolarmente), tutti i futuri scatti di gradone saranno ritardati di tre anni.
Per il 2011, utilizzando in buona parte i risparmi dedicati al merito, gli scatti sono assicurati da un intervento del ministro Gelmini con il benestare del ministro Tremonti.

AGOSTO
All’inizio del mese, Il MIUR, in un comunicato, rende note alcune novità per quanto riguarda la scuola. Ecco, in sintesi, di cosa si tratta: promozioni del merito e nuove assunzioni (immissioni in ruolo per 10.000 insegnanti, 6.500 unità di personale ATA e 170 Dirigenti scolastici).
Sarà bandito entro l’anno 2010 un nuovo concorso per Dirigente scolastico. I posti saranno 2.800. (LINK)

Verso metà mese il MIUR comunica i dati definitivi sugli esiti dell’Esame di Stato 2010. I non ammessi nel 2009 erano stati 17 mila (5,1%), quest’anno (con l’introduzione della norma che prevede tutte sufficienze) sono stati oltre 23 mila (cioè il 6,6%). Accanto a questo dato, si mette in evidenza una leggera flessione della percentuale del numero degli studenti che non hanno ottenuto il diploma: dal 2,15 % dello scorso anno al 2,05 del 2010. Un dato preoccupante è quello relativo ai non ammessi all’esame a causa del 5 in condotta: lo scorso anno erano poco più di 5mila, quest’anno sono stati 8.403. (LINK)

Sempre a proposito degli Esami di Stato, il ministro critica l’alta percentuale di 100 e lode al sud, in netta contraddizione rispetto ai risultati dell’InValsi che vedono gli studenti del meridione meno preparati dei compagni settentrionali. (LINK)

SETTEMBRE
I nuovi regolamenti per gli Istituti di Istruzione Secondaria di II Grado portano delle novità per chi si appresta a iniziare il prossimo anno scolastico. In primis, viene finalmente messa in primo piano la questione delle assenze: chi non frequenterà almeno i tre quarti dell’orario annuale, ovvero supera il limite dei 50 giorni, rischia la bocciatura. Con l’avvio della riforma delle superiori, dunque, la vita degli “assenteisti” abituali senza motivi validi si farà più dura. Ovviamente, però, in casi eccezionali sono previste deroghe, in quanto è possibile che le assenze frequenti o prolungate siano giustificate da patologie particolari che possano essere oggettivamente dimostrate. Ma, in generale, chi non rispetta il limite minimo, come si legge nel regolamento ministeriale, viene escluso dallo scrutinio finale, quindi costretto a ripetere l’anno.

Novità anche per il calcolo del credito scolastico che concorre al punteggio finale dell’Esame di Stato: sarà di 25 punti, cioè il massimo, solo per gli allievi che avranno una media compresa tra il 9 e il 10, non più fra l’8 e il 10, come avveniva in passato.
Per ora la nuova disposizione si applica ai ragazzi del terzo e quarto anno, nel 2011 si andrà a regime anche in quinta. (LINK anche per la precedente notizia)

In occasione dell’avvio dell’anno scolastico 2010/11, la Gelmini torna ad affrontare il problema del precariato osservando che nessun governo sarebbe in grado di assorbire 200mila precari e attribuendo la gravità della situazione attuale ai passati governi che, per ottenere consensi, avrebbe elargito incarichi annuali ai supplenti senza che ce ne fosse una reale necessità.

Da un’inchiesta condotta da ItaliaOggi, risulta che, considerando il numero dei precari, cioè 240mila, e l’assunzione prevista di 10mila all’anno, in ventiquattro anni tutti possano avere la speranza di essere nominati in ruolo. (LINK anche per la precedente notizia)

Anche il ministro Renato Brunetta si sente di dire la sua sulla situazione critica dei precari della scuola: considerando l’età media piuttosto elevata e il fatto che una buona fetta di precari non sono stati immessi in ruolo negli ultimi quindici anni, il ministro li invita a cambiar mestiere. Poi, esterna anche il suo punto di vista sullo stipendio degli insegnanti italiani che è sì più basso di quello dei colleghi europei, ma lavorano molto meno, in termini di orario. Inoltre, sempre secondo Brunetta, il sistema scolastico italiano costa tanto e rende poco, non c’è meritocrazia e altissimo è il livello di assenteismo degli insegnanti che implica legioni di supplenti. (LINK)

In risposta agli esiti dell’indagine condotta da Italiaoggi, il MIUR rassicura che ci vorrà molto meno tempo per assorbire i precari: sette anni. Questo perché i “tagli” effettivi sono stati minori rispetto al previsto: in un comunicato di Palazzo Chigi si rende noto che «nel 2009 i tagli effettuati nella scuola ammontavano a 42 mila unità ma con 30 mila pensionamenti sono scesi in realtà a 12 mila. Quest’anno il taglio previsto era di 25 mila posti ma sono scesi a duemila considerando le uscite per pensione. Dunque in totale si tratta 14 mila persone senza posto. Abbiamo motivo di credere che a queste 14 mila persone sarà trovato un lavoro.»
Viene, inoltre, resa nota la modalità di reclutamento dei docenti e l’obbligo del Tirocinio Formativo Attivo. (LINK anche per la precedente notizia)

Oscar Danilo Lancini, sindaco di Adro (Brescia), leghista, inaugura il nuovo polo scolastico dell’istituto comprensivo locale, disseminandolo di 700 “soli delle Alpi”, il simbolo che la Lega ha adottato da anni e che sventola nelle bandiere bianco verdi nelle manifestazioni del Carroccio.
Il sindaco si ostina a difendere quel simbolo come rappresentazione della cultura locale (un “sole” è inciso sul muro esterno del duomo di Adro), ignorando il fatto che “il sole” è presente in tante altre località italiane (anche al sud) e mediterranee (si trova anche in alcuni antichi templi egizi).
Il ministro Gelmini non condivide la presenza dei “soli” e incarica il direttore generale dell’Ufficio scolastico della Lombardia di disporne la rimozione. Il sindaco resiste e minaccia querele. La Lega non lo critica apertamente ma nemmeno lo difende. (la vicenda sembra una telenovela: ne ho scritto QUI e QUI)

OTTOBRE
L’inizio dell’anno porta lo scontento nelle scuola italiane. Contrari ai “tagli” della Gelmini e alle conseguenze dell’introduzione della Riforma della Secondaria di II grado, in gran parte delle scuole i professori decidono di non accompagnare gli studenti nel cosiddetto “viaggio di istruzione”, meglio noto con il termine “gita”. (LINK). Questa decisione porterà ad una crisi nel settore turismo e le agenzie di viaggio ne faranno le spese. Per ovviare alla situazione critica, alcune regioni propongono delle superofferte per le classi in gita. (LINK)

Brutte notizie per il ministro del MIUR: la Corte d’appello di Brescia condanna il Ministero della Pubblica Istruzione a risarcire con oltre 13 mila euro una professoressa bresciana per gli anni di sevizio prestati da precaria, senza percepire lo stipendio nei mesi estivi. La docente si è rivolta al Tribunale contro un’abitudine vietata da una Direttiva della Corte di giustizia europea, recepita anche dalla legislazione italiana ma finora mai applicata. Ora avrà gli stipendi estivi degli ultimi 5 anni, con gli interessi. (LINK)

Un disegno di legge presentato al Senato dalla Lega nord propone la non ammissione ai Giochi della Gioventù agli allievi che non hanno un profitto sufficiente in tutte le discipline. Ovviamente la proposta fa discutere. (LINK)

Il Parlamento approva definitivamente la legge del “collegato al lavoro” che mesi prima il Presidente della Repubblica aveva rinviato alle Camere.
Tra le diverse disposizioni ve n’è una sull’apprendistato che viene considerato come attività formativa valida ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione dal 15° anno di età. La disposizione, che affonda le sue radici normative nella legge Biagi del 2003, modifica la legge sull’innalzamento dell’obbligo di istruzione (Finanziaria 2007) che aveva disposto il limite minimo di età per l’accesso al lavoro a 16 anni, un limite che la nuova legge abbassa nuovamente a 15.

NOVEMBRE
Il 4 e 5 novembre a Parigi si riuniscono i ministri dell’educazione dei 33 Paesi attualmente membri dell’OCSE, cui si sono aggiunti anche i rappresentanti di altri Stati (tra cui la Russia) candidati a far parte della prestigiosa organizzazione intergovernativa creata nel 1947 per promuovere la cooperazione e lo sviluppo economico tra le nazioni industrialmente più avanzate.
L’incontro ha come tema Investing in Human and Social Capital: New Challenges. Al termine dei lavori, viene pubblicato un breve documento riassuntivo elaborato dalla presidenza a tre (Austria, Messico e Nuova Zelanda) ma condiviso da tutte le rappresentanze nazionali.
Quattro sono le priorità individuate:
1. fronteggiare gli effetti della crisi sui sistemi educativi;
2. adeguare le competenze lavorative ai nuovi bisogni;
3. formare insegnanti preparati per il XXI secolo;
4. rafforzare le positive ricadute sociali dello sviluppo dei sistemi educativi. (LINK )

Nel 2008 l’articolo 64 della legge 133 aveva previsto di destinare il 30% dei risparmi derivanti dai tagli di organico alla valorizzazione professionale del personale scolastico. Alla verifica del 2010 la quota destinata al 30% risulta però quasi dimezzata, ma soprattutto, dopo la nuova manovra finanziaria che ha congelato scatti di anzianità e contratto, il Governo la dirotta in buona parte ad assicurare per il 2011 proprio al progressione economica di carriera, lasciando una esigua quota per la premialità.
Il ministro Gelmini affianca al recupero degli scatti di anzianità la sperimentazione di due progetti di valutazione, con finalità premiali, riferiti il primo alla qualità delle prestazioni dei docenti e il secondo alla qualità dell’azione svolta dalle scuole. (ne ho scritto in più post: QUI e QUI)

DICEMBRE
Viene presentato a Parigi il quarto Rapporto Ocse-Pisa relativo ai livelli di competenza dei quindicenni rilevati nel 2009, con riferimento a tre discipline di base: lingua, matematica e scienze. L’Italia ne esce un po’ meglio del passato. Si tratta di miglioramenti rispetto alle due precedenti edizioni del Rapporto che avevano evidenziato bassissimi livelli di competenza dei nostri quindicenni.
Il confronto sulla competenza di lettura evidenzia un sostanziale recupero rispetto alle indagini 2003 e 2006, quando si era registrato un preoccupante abbassamento dei livelli di competenza dei nostri quindicenni rispetto alla prima indagine comparativa Pisa, quella del 2000. Recupero che riguarda in particolare le quattro regioni meridionali beneficiarie degli interventi comunitari dell’Obiettivo Convergenza, Campania, Calabria, Sicilia, Puglia.
In classifica gli studenti italiani risultano 29esimi su 74; nel 2006 erano stati 33esimi su 57.

Se gli studenti possono tirare un sospiro di sollievo, i docenti hanno poco di cui rallegrarsi, almeno in termini economici. L’annuale Budget dello Stato che il dipartimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica a fine anno conferma anche per il 2011 la previsione che il personale della scuola sarà fanalino di coda nelle retribuzioni dei dipendenti pubblici, come era già successo per il 2010.
La media generale del costo annuo medio persona, che corrisponde sostanzialmente alla retribuzione media percepita, è di 42.511 euro per dipendente pubblico.
Il costo annuo medio persona per i dipendenti del ministero dell’istruzione è invece pari a 39.640 euro, ed il più basso in assoluto tra i dipendenti di tutti i comparti pubblici. (LINK)

La sperimentazione del merito, proposta con grande entusiasmo dal ministro Gelmini, rischia un clamoroso flop. La maggior parte delle scuole interessate al progetto sperimentale per premiare il merito rifiuta, infatti, l’adesione. (ne ho scritto QUI e QUI)

Ma dopo una cocente delusione, è subito in arrivo per il ministro una grandissima soddisfazione: in pieno periodo pre-natalizio il Senato approva la riforma dell’Università, dopo mesi di accesa polemica e di valutazioni contrastanti, culminati nelle manifestazioni di protesta, anche violenta degli studenti.
L’approvazione comporta il superamento dei quasi 500 emendamenti presentati dall’opposizione. A fine anno il presidente della Repubblica promulga la legge di riforma, accompagnandola con alcune osservazioni per superare talune criticità rilevate. (LINK)

Infine, per il sindaco di Adro, Lancini, dei doni speciali da parte di ben due Babbi Natale: un ottimo cous cous preparato da una famiglia marocchina del luogo, al posto del panettone, album da disegno, pennarelli, goniometro e righello per far sì che sindaco e consiglieri possano consolarsi dipingendo tanti Soli delle Alpi sugli album, e un “pennello grande” per cancellare l’enorme simbolo padano dal tetto del polo scolastico, unico Sole delle Alpi rimasto. (LINK)

[alcune informazioni sono tratte da Tuttoscuola.com; le immagini sono tratte da questo sito]

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17 luglio 2010

IO, PROF DELUSA, RISPONDO ALLA GELMINI: “I SUOI TAGLI C’ENTRANO, ECCOME”

Posted in adolescenti, affari miei, lavoro, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , , , a 10:43 am di marisamoles

PREMESSA:
Ho inviato una lettera, che riporto di seguito, alla redazione del quotidiano La Stampa che ha pubblicato lo “scambio epistolare” tra la studentessa Alice e il ministro del MIUR Mariastella Gelmini. Non so se sarà mai pubblicata sul quotidiano torinese né nutro troppe speranze che la signora Gelmini la legga. Ma io, prof delusa, avevo delle cose da dire e non potevo più stare zitta.

Fin d’ora mi scuso con i colleghi e con il mio Dirigente Scolastico, persone che godono della mia stima e che ogni giorno si impegnano per fare del nostro liceo una scuola di qualità, se ho fatto qualche riferimento più o meno esplicito alla nostra realtà. Ma il mio mondo, professionalmente parlando, è la scuola in cui insegno. Qualsiasi considerazione non può che nascere dalla mia esperienza di insegnante e da quel mondo che condivido con tante persone che, forse, stanno soffrendo quanto me per una scuola che dobbiamo salvare dalla deriva, prima che sia troppo tardi.

Cara Gelmini,

ho letto anch’io con attenzione la lettera di Alice, quattordicenne esclusa, causa sovrannumero, dal liceo classico da lei scelto. Anch’io ho percepito la delusione e la preoccupazione di questa ragazza che altro non chiede che poter realizzare un sogno. Da Lei, cara ministro, mi aspettavo però una risposta diversa, più onesta, più obiettiva. E invece, forse non se n’è resa conto, Lei ha alimentato quell’ansia e quella disillusione che Alice non era preparata ad affrontare. Anche Lei, come gli altri adulti con cui la ragazza si è confrontata, ha dimostrato che, quando si hanno quattordici anni, non si può fare a meno di fidarsi di chi è più grande e ha maggiore esperienza, anche quando quella innocente fiducia è “malriposta”, causa contingenze non prevedibili.

Io sono un’insegnante, cara Gelmini, una delle tante che da tanti e tanti anni si prodiga per fare del bene ai ragazzi che le sono affidati, per dare loro una formazione e una cultura di cui, in futuro, non si debbano vergognare. Io sono una delle tante che ha sacrificato, e continua a sacrificare, molto per la scuola, per migliorarsi e per far sì che la scuola stessa, se non gli insegnanti, poveretti loro, non cada sempre più in basso. L’ho fatto per lungo tempo gratis, signora ministro, ho fatto volontariato, ma l’ho fatto, scusi il bisticcio, volentieri, con la consapevolezza che la mia professione aveva, e spero continui ad avere, una dignità, al di là di qualsiasi stipendio e compenso accessorio.

Vede, cara ministro, io ho sempre voluto fare l’insegnante, fin dalle elementari. Il mondo della scuola, le aule scolastiche, i corridoi lunghi e anche un po’ bui, quella cattedra che potevo vedere stando dall’altra parte, quegli insegnanti che potevo ascoltare mentre parlavano dall’alto della pedana (che ora, ahimè, non esiste più!) su cui era appoggiata la cattedra … questo mondo, sapevo sarebbe stato il mio, un domani. E mi sono data tanto da fare, mi creda, per realizzare il mio sogno, cominciando da quello di frequentare il liceo classico. Ed ora, leggendo la delusione di Alice, mi sono chiesta: cos’avrei fatto se mi avessero detto “per te non c’è posto”? Mi sarebbe crollato il mondo addosso e, probabilmente, avrei ripiegato sull’altro liceo classico della mia città. Ma non sarebbe stata la stessa cosa: fin dagli incontri di “scuola aperta” (che ai miei tempi non c’erano), fin dagli stage che i ragazzini di terza media fanno nella mia scuola, fin dal primo ingresso nell’aula loro destinata, io leggo nei loro sguardi l’emozione e la gioia di essere lì, tanto felici da non voler essere da nessun’altra parte, tanto convinti di aver fatto la scelta giusta. Poi, magari, qualcuno si pentirà, ma agli inizi coltivano dentro di loro l’illusione, almeno, di essere al posto giusto.

Come si fa, gentile signora, a dire a questi ragazzi che i “tagli” non c’entrano? Lei lo sa, eccome, che c’entrano: non è Lei ad aver firmato, assieme ai colleghi Tremonti e Brunetta, la famosa Legge 133 e, in particolare, il famigerato articolo 64? Non rientra, forse, nella logica del risparmio la decisione di riformare la secondaria di II grado, con i quadri orario più agevoli, senza quelle inutili sperimentazioni che portano via tanto tempo agli allievi e notevoli risorse allo Stato? Non ha deciso Lei, infine, di rivedere il numero di allievi per classe (non meno di 27 e non più di 32) e di accorpare gli istituti frequentati da pochi alunni, in particolare quelli delle primarie? E questi, diciamo, “ritocchi”, non hanno come scopo principale quello di risparmiare? Non si offenda, gentile ministro, ma quando la gente parla di “tagli” non è vittima di una cattiva informazione o delle insensate critiche dell’opposizione: la gente interpreta quelle che sono state Sue decisioni, non mie, non nostre, non loro, Sue. Perché non dirlo, allora, alla povera Alice che le scuole hanno l’ordine di accettare il numero di iscrizioni che corrispondano all’organico di diritto? Un organico che non hanno deciso le scuole, ma ancora una volta Lei. Perché illudere la povera Alice che poi magari si vedrà, che forse con l’organico di fatto un posto per lei lo si troverà, che se ne occuperà Lei in persona, signora ministro? Perché fare una promessa, sull’onda dell’emotività, ad una sola allieva delusa, pur sapendo che in Italia ci saranno molte altre “Alice”? A me, scusi la sincerità, non sembra una cosa giusta.

Nonostante le parole un po’ dure, Le posso assicurare, cara Gelmini, che io sto dalla Sua parte. Ovvero, stavo, ci sono sempre stata, ho appoggiato ogni Sua proposta, prima fra tutte quella del riordino dei licei. Sono convinta anch’io che le sperimentazioni, con il loro monte ore a volte troppo esoso, erano inutili. Certo, il mio è un ragionamento da insegnante, quindi non ho mai pensato al “risparmio”, quanto alla qualità dell’apprendimento: meglio poche materie ma studiate con serietà, arricchite magari da degli approfondimenti, piuttosto che un’offerta ricca che, però, mette in difficoltà gli allievi. Insomma, sono dell’idea che sia meglio studiare poco ma bene, piuttosto che tanto ma male.

Io, cara Gelmini, ho anche un blog (questo è l’indirizzo; se avrà la compiacenza e il tempo di leggere qualche mio post, si potrà fare un’idea di come la penso), cui mi dedico con la stessa passione con la quale faccio le mie lezioni. Nel mio blog ho scritto tanti articoli su di Lei e sulla Sua riforma, prendendo spesso, se non sempre, le Sue difese. Ho dovuto subire le critiche, a volte gli attacchi, o semplicemente il compatimento da parte di colleghi che, essendo io un’insegnante di Lettere in un liceo scientifico, mi hanno considerata un’autolesionista, visto che negli anni futuri perderò un bel po’ di ore. Eppure io ho sempre difeso la Sua riforma, cara Gelmini, perché non ho mai messo in primo piano i miei interessi personali ma il bene degli studenti, le opportunità che mi ero illusa la Sua nuova scuola potesse offrire loro: una scuola migliore che premia gli studenti migliori e i più bravi insegnanti. Ho fatto un errore di valutazione, evidentemente, e lo dico con grande, gradissimo dispiacere.

Sono amareggiata nel vedere la “mia” scuola, quella in cui ho sempre creduto, andare alla deriva. Perché sa, signora ministro, studenti delusi come Alice ne vedremo tanti. Perché in tutte le scuole dovremo dire a qualcuno, forse molti, “non c’è posto per te”. Perché abbiamo dovuto procedere alla cieca nell’elaborare, per le classi prime, un’offerta formativa che potesse soddisfare le richieste dei ragazzi che si sarebbero iscritti nelle nostre scuole. Delle offerte che, pur rispettando la Sua riforma, tenessero anche conto di quell’autonomia che Lei, a parole, ha lasciato ai singoli istituti per differenziare l’offerta. Peccato che poi, con gli organici di fronte, le promesse non le abbiamo potute mantenere e ora dobbiamo trovare il coraggio di dire ai nostri futuri allievi “quella ‘sperimentazione’ non è più possibile, quel potenziamento dell’insegnamento linguistico (da lei stessa tanto auspicato) non si può più fare …”, dovremo trovare il coraggio di proporre quell’unica offerta del piano base, per il liceo scientifico, che Lei, cara Gelmini, ha caldeggiato, senza tutti quegli inutili “fronzoli” delle sperimentazioni.
Non solo, il liceo scientifico alla fine è stato depauperato poiché le province hanno affidato le “scienze applicate” agli ISIS o agli scientifici che avevano già la sperimentazione del “tecnologico”. Già, lei non c’entra, ma è stata comunque sottoscritta da Lei una riforma che non tiene conto del fatto che il “vecchio tecnologico” non trova per nulla una continuità nel “nuovo liceo scientifico delle scienze applicate”. È stata mal consigliata, evidentemente. Ma i ragazzi subiranno delle conseguenze anche in questo caso: frequenteranno un liceo che si avvicina molto al “vecchio” PNI ma che di tecnologico non ha praticamente nulla.

Vede, gentile signora, non avrei mai voluto scrivere queste cose, anche perché sono una persona molto orgogliosa e mi è difficile ammettere che avevo torto quando difendevo le Sue riforme. Ho, comunque, ancora qualche speranza di ricredermi ma, dopo aver letto la risposta data ad Alice, trovo difficile riporre in Lei la fiducia che avevo nutrito prima.
Quando Lei afferma che “i tagli non c’entrano”, si riferisce anche alla situazione degli insegnanti, oltreché degli studenti? Glielo chiedo perché dovrebbe spiegarglielo alle colleghe di Lettere che ho visto compilare in fretta e furia, e con notevole disappunto, la tardiva domanda di trasferimento (era ormai quasi la fine di giugno), perché dichiarate soprannumerarie. E non sto parlando di giovani ragazze appena laureate che hanno tutta la vita davanti e sono pronte al sacrificio per una professione in cui hanno riposto molte speranze. No, cara ministro, mi riferisco a delle donne quarantenni, anno più o anno meno, che per ottenere la nomina in ruolo hanno atteso quindici anni. Pensavano di aver trovato, dopo i “vagabondaggi” del pre-ruolo, finalmente la loro scuola, quella in cui, magari, portare a termine la loro esperienza di insegnamento con la meritata pensione.
Già, la pensione, altra spina sul fianco delle donne. Lei è una donna, ministro, ed è stata una studentessa: che ne dice di questa classe insegnante destinata ad invecchiare in cattedra, assistendo inerme all’inesorabile estensione del divario d’età tra docenti e studenti? Oh, lo so, che Lei non c’entra. Questo è vero; c’entra la UE che ha deciso così. Veramente la UE ha solo chiesto di equiparare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini. Perché mai aumentare l’età delle donne e non diminuire quella degli uomini? Forse in questa decisione Lei non c’entra ma si fa strada lo spettro dei “tagli”, del risparmio: le insegnanti andranno in pensione più tardi (e Lei lo sa che la maggior parte del corpo insegnante è costituita da donne!) così ci sarà un minor ricambio e i giovani avranno meno possibilità di dedicarsi all’insegnamento. Potrebbe essere un vantaggio: persone con maggior esperienza sono una garanzia di qualità (a Lei piace tanto la parola “qualità” quando si parla di scuola!). Sì, ma i nostri poveri studenti rischiano di vedere seduti in cattedra i loro nonni e bisnonni, sicuramente non al massimo della loro efficienza, diciamo pure anche un po’ rimbambiti. Ma se in tal modo si può risparmiare …

Mi rendo conto di essermi dilungata oltremodo, ma queste cose dovevo dirglieLe, signora ministro. Probabilmente me le sarei tenuta per me se non avessi letto la lettera di Alice e la Sua risposta. Ma ora mi sono sfogata e mi scuso per avrLe portato via così tanto tempo (sempre che la legga, questa lettera). Avrei voluto sostenerLa ancora una volta, ma così non è stato. Tuttavia nutro ancora la speranza di potermi fidare di Lei, in futuro. Anch’io voglio una scuola migliore, non una scuola che, ancora una volta, si sacrifica in nome del risparmio: è vero che la crisi pesa sull’intera collettività, ma non si può avere un prodotto di qualità facendo economia. E poi, noi insegnanti abbiamo in mano il futuro dei figli degli Italiani, tutti: chi mai vorrebbe risparmiare sul futuro dei propri figli?

Io amo ancora profondamente la mia professione, ma temo di non amare più questa scuola.

Cordialmente

Marisa Moles

27 maggio 2010

RIORDINO DEI LICEI: IL TESTO DEFINITIVO DEI PERCORSI LICEALI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , a 6:39 pm di marisamoles

E’ stato reso noto ieri il testo definitivo delle Indicazioni nazionali per i nuovi percorsi liceali.

Il testo è scaricabile dal sito dell’ANSAS. La nota di accompagnamento informa che l’impianto generale non è stato modificato e resta impostato su chiarezza ed essenzialità.

I testi delle indicazioni, che possono essere scaricati come documento completo oppure in documenti divisi per ciascun percorso liceale, comprendono, oltre alla nota introduttiva, il profilo generale, il profilo specifico del percorso, il quadro orario e le Indicazioni di ogni disciplina.

[fonte: tuttoscuola.com]

12 febbraio 2010

LICEO DELLE SCIENZE APPLICATE ALL’ISIS: GLI SCIENTIFICI INSORGONO

Posted in Friuli Venzia-Giulia, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , , , , , a 3:30 pm di marisamoles

Come si sa, all’ultimo momento, prima dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della riforma della secondaria di II grado, Mariastella Gelmini ha deciso di sostituire l’annunciata opzione del liceo scientifico tecnologico con quella relativa alle “scienze applicate”. Ne ho già scritto qui , dove ho anche fatto delle osservazioni sul diverso quadro orario delle due opzioni.

Ora si pone un interrogativo: se fino ad oggi il liceo tecnologico compariva all’interno dell’offerta formativa dell’ITIS, ora la nuova opzione a chi spetterà? Se consideriamo che l’opzione è contemplata nel riordino dei licei (non in quello degli istituti tecnici), pare scontato che spetti al liceo scientifico inserirla nella propria offerta. Ma non sempre le cose vanno come dovrebbero andare.

In una nota informativa la CGIL Scuola osserva che “l’istituzione del Liceo delle scienze applicate trasformerebbe, in modo radicale, tutti gli attuali Licei scientifici tecnologici (sia quelli presso i tecnici che quelli presso i licei), riducendo ovunque la quantità oraria ed i laboratori, e creando non pochi problemi nell’organizzazione delle scuole, nella definizione dei piani dell’offerta formativa territoriale, e negli organici.” (LINK). Una conferma che il condizionale non è d’obbligo arriva da Udine: la Provincia, infatti, ha stabilito che l’opzione delle “scienze applicate” sia appannaggio dell’ITIS che, per l’occasione, verrebbe trasformato in ISIS (Istituto Statale di Istruzione Superiore). Come dire: tagliamo la testa al toro, facendo confluire la nuova opzione ai Tecnici, sottraendola ai Licei. C’è solo un problema: come farà a sopravvivere il Liceo Scientifico, senza più sperimentazioni, con la sola offerta del corso ordinario?
I dirigenti dei due licei scientifici, che contano assieme quasi 3000 iscritti, si oppongono alla decisione della Provincia (ma a questo punto credo possa essere definita una questione nazionale e non locale), sottolineando che «nell’ambito delle proprie capacità di accoglimento delle domande d’iscrizione, non può essere sottratta all’autonomia scolastica la facoltà di definire il numero di sezioni da attivare per ciascuna delle due opzioni, risultando altrimenti palesemente coercitoria la scelta obbligata di iscrivere tutti gli allievi al solo indirizzo “liceo scientifico” disattendendo le scelte educative delle famiglie».

Non resta che attendere i risvolti di questa intricata vicenda. Dai miei lettori, però, vorrei sapere se il problema è davvero nazionale e come intendono le diverse scuole reagire di fronte a un tale depauperamento dell’offerta formativa del liceo scientifico.

[fonte: Messaggero Veneto]

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5 febbraio 2010

GELMINI, RIORDINO DEI LICEI: IL MISTERO DELLO SCIENTIFICO TECNOLOGICO SCOMPARSO

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola tagged , , , , a 5:34 pm di marisamoles

Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato i Regolamenti concernenti la “riforma” della Secondaria di II grado. Nella comunicazione pubblicata sul sito del MIUR, poche sono le novità rispetto alla precedente diffusa nel giugno dello scorso anno.

In particolare vorrei soffermarmi sul Liceo Scientifico, opzione Scientifico-Tecnologica. Nei mesi scorsi questa opzione ha fatto molto discutere il mondo dei licei scientifici, specie in considerazione del fatto che nell’attuale ordinamento non compare una sperimentazione tecnologica, almeno non all’interno dei piani di studio del liceo scientifico. Tuttavia, come si sa, il cosiddetto Liceo Tecnologico fa parte, da molti anni in fase sperimentale, dell’offerta formativa dell’ITIS.
All’indomani della pubblicazione della Bozza di Riordino dei Licei ci si è subito chiesti: a chi spetterà l’offerta relativa all’opzione del Liceo Scientifico Tecnologico? Il dubbio era legittimo: se, infatti, consideriamo l’opzione come facente parte del piano di studi dello scientifico, l’offerta dev’essere proposta da tale liceo; se, però, prendiamo in esame ciò che già c’è, ed è molto simile in termini d’offerta all’opzione in esame, siamo portati a ritenere che gli ITIS debbano continuare a proporre la sperimentazione già in atto, aggiungendo l’aggettivo “scientifico” al semplice Liceo Tecnologico.

Se leggiamo il comunicato del MIUR, però, ci accorgiamo di una differente proposta nell’ambito del Liceo Scientifico. Nella “vecchia bozza” (giugno 2009), infatti, si leggeva:

Liceo scientifico. Oltre al normale indirizzo scientifico le scuole potranno attivare l’opzione scientifico tecnologica che consentirà l’approfondimento della conoscenza di concetti, principi e teorie scientifiche e di processi tecnologici, anche attraverso esemplificazioni operative.

Nel comunicato attuale, diffuso contestualmente all’approvazione della Riforma da parte del Consiglio dei Ministri in data 4 febbraio 2009, la dicitura è un’altra:

Nel liceo scientifico tradizionale è aumentato il peso della matematica e delle discipline scientifiche. La nuova opzione delle “scienze applicate” raccoglie l’eredità della sperimentazione “scientifico-tecnologica”.

Ora, io sarò un po’ tonta, ma non capisco cosa s’intenda per eredità della sperimentazione “scientifico-tecnologica”. Infatti, se consideriamo come “eredità” il proseguimento della sperimentazione già in atto presso gli ITIS, l’aggettivo risulta essere un’aggiunta fantasiosa. D’altra parte, risulta difficile credere che per “eredità” ci si riferisca alla precedente bozza di riordino: che eredità è se, in realtà, la bozza è sempre stata solo un’ipotesi di riordino, che non ha mai visto applicazione? Sì, lo so, sulla lingua italiana sono un po’ pignola.
A questo punto, vado a vedere, sempre nel comunicato, ciò che si dice riguardo alle novità introdotte dalla riforma. Ad un certo punto leggo:

Sarà valorizzata la qualità degli apprendimenti piuttosto che la quantità delle materie. I quadri orari saranno adeguati a quelli dei Paesi che hanno raggiunto i migliori risultati nelle classifiche Ocse Pisa come la Finlandia (856 ore all’anno). Il quadro orario sarà annuale e non più settimanale, in modo da assegnare alle istituzioni scolastiche una ulteriore possibilità di flessibilità;
• Tutti i licei prevedranno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nel 5° anno con le seguenti eccezioni […]
• Entrano a regime le sperimentazioni che hanno coinvolto gli istituti d’arte, i percorsi musicali, i vecchi istituti magistrali e le sperimentazioni scientifico-tecnologiche e linguistiche, queste ultime nate dall’esperienza delle scuole non statali, private o degli enti locali.

Oibò! Ecco che ricompare la definizione “scientifico-tecnologiche” in riferimento alle “vecchie” sperimentazioni. Ne deduco che l’opzione del Liceo Scientifico Tecnologico ci sarà, forse cambierà solo nome e sarà definita “delle Scienze Applicate”.
E i quadri orari? Se confrontiamo quello proposto in bozza nel settembre 2009, relativo all’opzione tecnologica (LINK) e l’attuale quadro dell’opzione delle Scienze Applicate (LINK), ad un primo colpo d’occhio pare che si sia arrivati ad un compromesso: lasciamo perdere il “tecnologico” che, se non altro per definizione, si addice meglio ad un Istituto Tecnico, e recuperiamo qualcosa della vecchia sperimentazione PNI. Infatti, molti avevano protestato proprio per la scomparsa del PNI che spesso è stata un’opzione gradita rispetto al piano di studi ordinario. Eh, già. C’è, però, un piccolo particolare: nell’attuale PNI il Latino c’è, nell’opzione delle Scienze Applicate è scomparso. Ma d’altronde era già scomparso dall’opzione tecnologica. Ce ne faremo una ragione.

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4 febbraio 2010

RIORDINO LICEI, TECNICI E PROFESSIONALI: IL SÌ DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , a 3:43 pm di marisamoles

La riforma della Secondaria di Secondo grado è una realtà: oggi, 4 febbraio 2010, il Consiglio dei Ministri ha approvato i Regolamenti presentati dal MIUR nel giugno del 2009, già oggetto di discussione nelle Commissioni Cultura della Camera dei Deputati e del Senato, su cui anche il Consiglio di Stato ha dato parere favorevole, seppur richiedendo degli aggiustamenti. (rimando alla lettura di quest’altro post).

La cosiddetta riforma delle superiori partirà, come previsto, dall’anno scolastico 20010/2011, per le sole classi prime e non, come annunciato in precedenza, dall’intero biennio. La decisione del ministro Mariastella Gelmini è stata presa anche considerando le lamentele giunte dal mondo della scuola. Ora, però, dovrà fare i conti, nel vero senso della parola, con il mancato risparmio previsto dalla Legge 133 (art. 64) del 2008. L’unica eccezione è prevista per gli Istituti Tecnici e Professionali, dove la riduzione dell’orario riguarderà anche le classi successive alla prima.
Solo nella provincia di Bolzano, in virtù della specialità della regione Trentino-Alto Adige, l’avvio della riforma slitterà all’anno scolastico 2010/2011. Gli assessori altoatesini ritengono che il rinvio consenta di adeguare la riforma alle particolarità della realtà scolastica provinciale.

Il commento del premier Berlusconi: Credo che sia molto importante l’attenzione che abbiamo dato alla formazione dei nostri giovani che ancora oggi hanno dallo Stato qualcosa che viene ritenuto dagli organismi internazionali non in linea con i Paese europei più avanzati. La scuola superiore necessitava di una riforma perché, secondo quanto ci dichiarano tutte le imprese e le associazioni, la scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro.

Per la Gelmini si tratta di una svolta epocale: la scuola secondaria di II grado, infatti, non era mai stata riformata dalla legge Gentile del 1923. Non si prende, tuttavia, ogni merito, precisando che per elaborarla abbiamo attinto sia dalla riforma messa a punto a suo tempo dal ministro Moratti sia per l’istruzione tecnica e professionale da quanto realizzato dal precedente Governo. Soprattutto l’istruzione tecnica, secondo il ministro, non è più relegata al ruolo di serie B; la riforma, infatti, vuole essere una risposta alla crisi economica e ai problemi dell’occupazione giovanile cui stiamo assistendo oggigiorno.

Critica l’opposizione, ma la maggioranza di governo appoggia in toto il piano e ritiene che finalmente viene fatto un po’ d’ordine nel caos degli istituti superiori: meno frammentazioni, più approfondimento. Questa, in particolare, l’opinione di Maurizio Gasparri.

Per Anna Finocchiaro, capogruppo del PD, spacciare per riforma epocale della scuola superiore quella che altro non è che una serie di misure dettate da necessità di cassa ci sembra davvero una enormità. Ma il ministro controbatte, in conferenza stampa, che la riforma è il frutto di un lavoro approfondito, necessario e urgente. Dello stesso avviso Valentina Aprea, presidente della Commissione Istruzione della Camera, secondo la quale i regolamenti approvati oggi sono il frutto di un travagliato ma felice dibattito politico-istituzionale.
Anche l’ex ministro Giuseppe Fioroni non risparmia le critiche asserendo che fare della scuola il bancomat del governo”, ha detto, “approvando tagli di ore e di personale per fare cassa e camuffando tutto sotto la parola ‘riforma’ e’ solo un altro modo per umiliarla.

Da parte loro i sindacati sono sul piede di guerra: già annunciata la mobilitazione dell’FLC CGIL, che in un comunicato sul suo sito definisce la riforma l’ennesimo saccheggio della scuola pubblica, invitando ad aderire allo sciopero indetto per il 12 marzo, cui parteciperanno anche Gilda e Cobas.

Per i Regolamenti rimando a questi LINK: Riforma dei Licei e Riforma dell’Istruzione Tecnica e Professionale dal sito del MIUR. I QUADRI ORARI per i licei sono consultabili QUI, per i tecnici QUI e per i professionali QUI.

[FONTE: Il Messaggero e Tuttoscuola]

15 dicembre 2009

RIFORMA DEI LICEI: L’ALT DEL CONSIGLIO DI STATO

Posted in Legge, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola tagged , , , , a 5:50 pm di marisamoles


Se le contestazioni di studenti e docenti non hanno mai intimorito il ministro Gelmini, risoluta ad andare avanti per la sua strada, c’è qualcuno che tenta di metterle i bastoni tra le ruote. Ecco che il Consiglio di Stato ha manifestato delle perplessità sul riordino dei licei in un documento reso noto ieri. Da Palazzo Spada giungono, infatti, delle obiezioni sullo Schema di regolamento recante “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, ovvero sul nuovo Regolamento dei Licei.

Per i giudici del Consiglio di Stato nel Regolamento sopra citato ci sarebbero delle zone d’ombra. Per iniziare, la prima contestazione è di tipo normativo: la bozza di riforma prevede che alcuni punti fondamentali (obiettivi specifici di apprendimento, articolazione delle cattedre e definizione degli indicatori per la valutazione) vengano introdotti attraverso un semplice decreto ministeriale; di parere contrario il Consiglio di Stato che, dopo attenta valutazione, ritiene che si debba ricorrere ad una vera e propria legge. Questa operazione, tuttavia, farebbe inevitabilmente slittare l’avvio della “riforma” che il MIUR vorrebbe far partire dal prossimo anno scolastico.

Altro punto della questione sarebbero i tetti ai piani di studio che ogni singolo istituto dovrebbe scegliere autonomamente sulla base di esigenze specifiche territoriali: i cosiddetti “curricola” imposti dal ministero dell’Istruzione – il 20% al primo biennio, il 30% nel secondo biennio e il 20% nel quinto anno – non sarebbero sufficienti. Il Consiglio di Stato, infatti, ritiene che alle singole scuole dovrebbe essere garantito un più ampio margine di autonomia.

Come se ciò non bastasse, i giudici hanno da eccepire pure sulle procedure che porteranno ai nuovi piani di studio e ai programmi ministeriali: sarebbe auspicabile che il Ministero dell’istruzione illustri la graduazione di tale passaggio, anche con riguardo alla tutela dell’affidamento degli studenti che, trovandosi nelle situazioni di transito, subiranno una modificazione dell’iter formativo prescelto. È sottinteso, quindi, che agli studenti sarebbe gradita una maggiore gradualità. Se cambiamento deve esserci, sia fatto a piccoli passi. Ma se il cosiddetto riordino riguarda solo le prime classi dei licei, la gradualità c’è. Di che “situazioni di transito” si sta parlando? Non capisco.

Dulcis in fundo, a Palazzo Spada s’interrogano sul riassetto degli organi collegiali, in particolare l’istituzione dei Dipartimenti -settori concernenti le singole discipline- e il comitato scientifico formato, oltre che dai docenti del liceo, anche da esperti esterni. A tal proposito, così si esprimono i giudici: sarebbe più coerente con l’obiettivo di realizzare l’autonomia, lasciare alle istituzioni scolastiche la scelta in merito all’opportunità di istituire tali organi. Continuo a non capire. Da anni le “vecchie riunioni per materia” si chiamano “riunioni di dipartimento”. Vale a dire: di tanto in tanto (da quando si parla della famosa riforma, anche troppo spesso!) i docenti delle singole discipline si riuniscono per trattare argomenti inerenti allo specifico insegnamento. In definitiva, il Consiglio di Stato inviterebbe il ministro a lasciare maggiore libertà d’azione ai singoli istituti su qualcosa che di fatto esiste da decenni.
Un discorso diverso riguarda il comitato che sarebbe una novità. Ma anche in questo caso, credo che la sua istituzione spetti alle scuole perché solo i singoli istituti sanno di quali esperti hanno bisogno e su quali risorse interne fare affidamento. Di certo su questo il MIUR ha poca voce in capitolo.

In conclusione: il Consiglio di Stato attende che sui punti segnalati il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca fornisca i chiarimenti richiesti. Motivo per cui sospende l’emanazione del parere in attesa degli adempimenti di cui in motivazione.
Anche a chi, come me, ha poche competenze in ambito giuridico appare chiara una sola cosa: a due mesi dal termine per l’iscrizione degli allievi alle classi prime, ci sono ancora tanti e tali punti interrogativi da rendere difficile credere che la riforma andrà in porto. Non solo, ma ai ragazzi che fiduciosi si affacciano per la prima volta ai portoni d’ingresso dei licei italiani, cullando l’intima speranza di poterci mettere piede da “matricole” nel settembre 2010, che dobbiamo dire? Loro hanno molte domande, noi nessuna risposta.

[fonte: Tuttoscuola.com]

AGGIORNAMENTO DEL POST 22 DICEMBRE 2009: CHIARIMENTO TRA I FUNZIONARI DEL MIUR E I GIUDICI DEL CONSIGLIO DI STATO

Oggi Tuttoscuola pubblica questa nota:

Ieri era previsto l’incontro tra i funzionari del ministero dell’istruzione e i magistrati del Consiglio di Stato per dirimere una serie di dubbi e di riserve sugli schemi di regolamento per le riforma delle superiori che erano stati sollevati dal Consiglio di stesso.
Pur trattandosi di pareri non vincolanti, era evidente la preoccupazione ministeriale di evitare una valutazione negativa sull’impianto di riforma.
Da quanto trapelato risulterebbe che i funzionari ministeriali sono riusciti nel difficile compito di convincere i magistrati e di dimostrare la validità degli schemi, riuscendo a rintuzzare le riserve espresse dal Consiglio di Stato.
Nelle prossime ore è attesa la pubblicazione dei tre pareri sugli schemi di regolamento relativi a riordino dei licei, riforma degli istituti tecnici e riforma degli istituti professionali.
Se tutto sarà confermato, la procedura consultiva sarà ora tutta in discesa, anche se manca il parere – sicuramente favorevole- della commissione cultura della Camera.

Beh, non ci si poteva aspettare regalo migliore sotto l’albero di Natale!

24 novembre 2009

GELMINI: NEL MIO LICEO FINIRÀ IL CAOS DELLE SPERIMENTAZIONI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , , a 6:00 pm di marisamoles

Pubblico una lettera che il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha scritto al quotidiano “La Stampa”.

Caro direttore,

la Riforma dei Licei, come giustamente si osserva sul suo giornale, cerca di uscire da una «giungla» di indirizzi sperimentali, la maggioranza dei quali si trascina per inerzia da molti anni. Uscire da questa situazione è necessario proprio per permettere ai genitori di iscrivere con consapevolezza i propri figli a scuola.

O a un liceo o a un istituto tecnologico che abbia una caratterizzazione specifica, definita e chiara. L’offerta formativa a disposizione delle famiglie si arricchisce: si passa dagli attuali tre licei (scientifico, classico e artistico) a sei percorsi liceali. Si aggiungono, infatti, il liceo musicale-coreutico, il liceo linguistico e il liceo delle scienze umane.

Con la Riforma si esce quindi da un quadro caotico di sperimentazioni e indirizzi, spesso anche sovrapposti, che non era più possibile sostenere. Le sperimentazioni per loro natura hanno un tempo limitato, passato il quale o diventano ordinamento (perché riconosciute valide) oppure devono chiudere. Proviamo con un esempio: nello scientifico esiste la cosiddetta sperimentazione del Piano Nazionale Informatica. Era stata introdotta proprio in concomitanza con un Piano nazionale promosso dall’allora ministro Falcucci, quando si insegnava a programmare in Turbo Pascal agli studenti. Da allora sono passati anni luce, lo scenario tecnologico è talmente mutato che pensare alle nuove tecnologie in questi termini risulta anacronistico. Eppure continuiamo per inerzia a proporre ai genitori questa opzione, inducendoli a iscrivere i loro figli a un indirizzo sperimentale che, per il solo fatto di chiamarsi così, si presenta come «innovativo». Non credo si voglia difendere questo tipo di orientamento. I genitori hanno il diritto di essere informati in modo diverso.

Nell’articolo si lamenta, inoltre, la diminuzione delle ore di lezione. Anche su questo punto è necessario proporre alcuni dati. La più recente indagine Ocse sulla scuola in Italia ci rimprovera appunto le troppe ore di lezione. I risultati delle prove di valutazione delle università lo denunciano chiaramente. La media europea delle ore di insegnamento nella secondaria è di 28 ore. I licei avranno orari diversi tra loro: nei bienni si va dalle 27 ore dello scientifico, linguistico, scienze umane e classico, alle 32 per il musicale ed alle 34 dell’artistico. Nel triennio tutte le ore aumentano: si andrà da un minimo di 30 ad un massimo di 35. Negli Istituti tecnici le ore di lezione complessivamente aumentano rispetto alla situazione attuale: si passa dalle attuali 990 ore annue effettive a 1056 ore di lezione. La fisionomia dei sei percorsi liceali, così come quella dei Tecnici e Professionali, è già chiara da mesi; il Consiglio dei ministri ha approvato in prima lettura il Regolamento dei Licei il 12 giugno. Purtroppo fino al 29 ottobre non è stato possibile ottenere dalla Conferenza Stato-Regioni i pareri prescritti, da qui i ritardi nel percorso di approfondimento.

La fase di «Dialogo con la scuola» che è in corso serve a mettere a fuoco ed a raccogliere proposte e suggerimenti circa materie e caratterizzazioni disciplinari e contenutistiche di cui si terrà conto nella stesura del Regolamento che andrà in approvazione definitiva a dicembre.

Voglio inoltre ricordare che esiste per le scuole un’opportunità importante. Gli istituti potranno utilizzare la quota di autonomia per qualificare la propria offerta formativa. Questo dimostra che è possibile conservare ampi spazi di progettazione.

Il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
Mariastella Gelmini
24 novembre 2009

Per motivi di tempo, non commento le parole del ministro, anche se avrei delle cose da dire. Invito, quindi, i miei lettori ad aprire una discussione (civile!!!).
Informo, inoltre, che in una nota il MIUR ha aperto un dialogo con il mondo della scuola e con la pubblica opinione attraverso questo sito, da cui è possibile scaricare i documenti approvati in prima lettura, commentarli on line articolo per articolo, seguire il “cantiere del cambiamento” passo a passo attraverso la rassegna stampa, gli appuntamenti di confronto e di comunicazione e i relativi video, relazioni o abstract, i documenti e gli “appunti di viaggio” che via via saranno messi on line. (Fonte: La Stampa)

17 ottobre 2009

RIFORMA GELMINI DELLA SECONDARIA: TUTTO FERMO

Posted in iscrizioni scolastiche, Mariastella Gelmini, MIUR, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , , , , , , , , a 10:52 am di marisamoles

preiscrizioniIn prima pagina nel numero di ieri La Repubblica è uscita con un articolo sulla riforma della scuola secondaria di secondo grado dal titolo “Meno inglese, più italiano così cambia la scuola superiore”. A detta del giornalista, la riforma tanto attesa, che ha suscitato scontri a non finire, è in dirittura d’arrivo. Le informazioni che vengono date riguardo ai corsi di studio dei diversi indirizzi, nell’ambito dell’istruzione liceale, tecnica e professionale, in realtà si rifanno alla famosa bozza di riordino uscita qualche mese fa. Nulla di nuovo sotto il sole, pare. E in effetti, se è vero che all’inizio del prossimo anno 500mila studenti di terza media dovranno scegliere in quale scuola proseguire gli studi, è anche vero che nessuna informazione precisa, a tutt’oggi, si potrebbe dare loro.

Tre giorni fa, infatti, avrebbe dovuto riunirsi la Conferenza Unificata Stato-Regioni per approvare la riforma Gelmini della Secondaria Superiore e l’avvio della sezione primavera per la scuola d’infanzia. E invece niente: riunione rimandata al 23 ottobre, sperando in un esito positivo che possa far procedere i lavori per l’attuazione della riforma che attualmente è in una fase di stallo.

Già a settembre il ministro Mariastella Gelmini si era dichiarata preoccupata per il ritardo del confronto e aveva rivolto un appello alla Conferenza Stato-Regioni: La riforma della scuola secondaria è un evento storico, una riforma organica e non improntata all’ideologia. Non a caso recuperiamo parte della riforma Moratti e parte della riforma Fioroni. La riforma non può essere rinviata. Appello inascoltato, verrebbe da dire. O solo una strategia per impedire l’avvio della riforma a partire dall’anno scolastico 2010/2011?
Ironia della sorte, stesso destino era toccato alla precedente riforma, mai attuata, presentata dall’ex ministro Letizia Moratti. Sembra che la iella perseguiti i ministri dell’istruzione in gonnella.

Ma perché, a parte tutte le congetture fantasiose di qualche trama ai danni della Mariastella nazionale, è davvero importante che il piano di riforma della Secondaria Superiore vada in porto? Soprattutto perché già a partire dal prossimo mese le scuole proporranno degli open day rivolti agli studenti che inizieranno a frequentare le scuole superiori nel prossimo anno scolastico e che dovranno preiscriversi presumibilmente entro febbraio. Se nulla è ancora certo e soprattutto se la Conferenza Unificata slitterà ulteriormente, allora quale offerta formativa potranno illustrare le scuole? Per ora è stata pubblicata solo una bozza di riordino dei Licei e degli Istituti Tecnici. I piani di studio presentati prevedono delle materie che attualmente non sono insegnate da alcuna classe di concorso e nuovi licei che dovrebbero, teoricamente, nascere dal nulla. A meno che non si provveda a riconvertire dei piani di studio sperimentali offerti da istituti tecnici o magistrali che, però, licei non sono.

Per fare un esempio, ci si chiede se il nuovo Liceo Scientifico Tecnologico potrà essere assorbito dagli attuali ITIS che presentano, nell’offerta formativa, la sperimentazione del Liceo Tecnologico. Oppure saranno gli attuali Licei Scientifici a dover arricchire il loro POF con l’opzione del Liceo Scientifico Tecnologico? Ma in questo caso, si dovrebbe ampliare l’organico che ad oggi non copre tutte le discipline del tecnologico. E ancora, un corso di tal genere sarà attivato solo a domanda (sempre che ci sia una richiesta da parte degli allievi che giustifichi l’istituzione del corso stesso) oppure rientrerà di diritto nell’ambito del POF?

Domande, queste, che non hanno risposta. E a queste si aggiunge la questione delle discipline opzionali: saranno i ragazzi a chiederle o le scuole ad offrirle? Se la famosa postilla che prevede la possibilità di attivare ulteriori insegnamenti opzionali anche assumendo esperti qualificati attraverso il proprio bilancio va interpretata letteralmente, allora i bilanci delle scuole, sempre in rosso (anche a causa dei ritardi con cui il ministero trasmette i fondi promessi) inevitabilmente impedirebbero un ampliamento dell’offerta. In tal modo, anche le quote di flessibilità del 20% nel primo biennio e nell’ultimo anno, e del 30% nel secondo biennio, che in teoria garantirebbero ad ogni scuola la possibilità di decidere di diversificare le proprie sezioni, di ridurre (sino a un terzo nell’arco dei 5 anni) o aumentare gli orari delle discipline, anche attivando ulteriori insegnamenti previsti in un apposito elenco potrebbero non essere rispettate. In questo modo, l’annunciata maggiore autonomia scolastica sarebbe solo un bluff.

Insomma, per poter presentare qualsiasi piano di studio ai nuovi iscritti entro febbraio 2010 le scuole superiori dovrebbero avere delle garanzie e delle istruzioni dettagliate. Cosa peraltro possibile solo se la Conferenza Unificata non subirà ulteriori slittamenti.

Per la bozza di riordino dei Licei rinvio alla lettura di quest’altro mio post

[fonte: Tuttoscuola]

11 settembre 2009

RICOMINCIO DA TRE

Posted in adolescenti, affari miei, scuola tagged , , , , , a 4:56 pm di marisamoles

back2school_copy[1] Finita l’era delle cattedre di Lettere con due sole classi, eccomi qua pronta a ricominciare. Ricomincio da tre, tre classi, cinque materie, un totale di 84 allievi. 84 facce e 84 nomi da memorizzare e da abbinare. Non ce la farò mai! Dopo sole tre ore stamattina sono tornata a casa fusa. Mal di testa da impazzire, inizio di dermatite allergica –stessa reazione avuta lo scorso anno all’inizio della scuola- e tosse da irritazione a causa del gesso. Conciata così, mi chiedo se non sia il caso di cambiar mestiere. Eppure ho sempre voluto fare l’insegnante. L’ho deciso quand’ero in quinta elementare. Mi rendo conto che non saprei fare altro nella mia vita, non alla mia età, almeno. Quindi mi faccio forza, so che sarà dura ma sopravvivrò.

Alle otto, puntuale, stamattina è suonata la campanella. Io non c’ero, però, perché sono stata fortunata con l’orario –provvisorio, naturalmente- e sono entrata alla seconda ora. Ma come al solito, visto che ho il terrore di fare tardi e in particolare stamattina ero terrorizzata dal pensiero di trovare ingorghi stradali visto che qui ci prepariamo ad accogliere migliaia di alpini della Julia, alle otto e mezza ero già a scuola. Giusto in tempo per vedere i “piccolini” delle prime in trepida attesa. La procedura, in questi casi, è sempre la stessa: si chiama una classe alla volta e la si consegna al docente in servizio a quell’ora che provvede a portarla nell’aula assegnata. Un gruppo informe di ragazzini, stranamente silenziosi, varca il portone dell’edificio che li ospiterà per cinque anni –se tutto va bene- e si prepara alla nuova avventura.

Entro in classe alle nove, si alzano tutti in piedi, dico buongiorno, rispondono buongiorno –poi spiegherò loro che l’alzarsi in piedi rappresenta il loro saluto, quindi non è necessario che intonino quei cori-, si siedono facendo stridere le sedie sul pavimento –spiegherò anche che si cerca di alzare un po’ le sedie altrimenti faccio portare i feltrini da casa-, mi guardano con aria indagatrice, in attesa del mio personale discorso di inizio anno. Lo fanno tutti i docenti e m’immagino che i poveretti sentano le stesse cose un bel po’ di volte. Nulla di male, come si dice: repetita iuvant.
Faccio l’appello, li osservo uno ad uno, chiedo chiarimenti sull’accento dei cognomi –non avete idea di quanti cognomi facciano venir dei dubbi a pronunciarli-, con la certezza assoluta che non me li ricorderò. I casi di omonimia, poi, mi spaventano. Li chiamo per nome e quando chiamo, per fare un esempio, un “Luca”, mi dimentico che ce ne sono tre. Allora mi appello alla loro perspicacia: se guardo da una parte è ovvio che mi rivolgo al “Luca” che sta proprio lì. Ma passerà un po’ di tempo prima che io li sappia localizzare tutti, figuriamoci quanto ne deve passare per localizzare il “Luca” cui voglio rivolgermi.
Mentre parlo, ascoltano attenti. Io mi guardo attorno e una cosa mi colpisce subito: quanti maschi! Eh già, dimenticavo che siamo in una sezione PNI, una di quelle con tanta matematica e informatica; le femmine raramente dimostrano un amore sviscerato per quelle materie, a loro piacciono di più le lingue, quindi le sezioni con il bilinguismo sono più “femminili”. Peccato che dal prossimo anno la Gelmini stravolgerà tutto con il riordino dei licei: niente più sperimentazioni, tutti faranno le stesse materie e lo stesso numero di ore. Tutti, non solo quelli di prima, anche quelli che saranno in seconda. Li informo di ciò, usando il condizionale perché non si sa mai, e qualcuno mi guarda allibito. Possibile che nessuno gliel’abbia detto? Poco importa, comunque, perché la scuola in questo non c’entra, c’entra solo il MIUR.

Quando inizio a parlare del Latino, metto subito i puntini sulle i: si studia con costanza, si eseguono regolarmente i compiti, si sta attenti a scuola, devono dimenticare quello che hanno imparato nei corsi che alcune scuole medie organizzano per agevolare lo studio della materia. Non sanno, i poveri e volenterosi docenti delle medie, che oltre a fare una cosa inutile –tanto con il latino al liceo si comincia da zero, non come una volta, quando eravamo obbligati a fare pure l’esame in terza media-, possono anche fare “danni”, perché i docenti delle medie adottano una metodologia ormai superata, pur conoscendo i contenuti. Ci fosse una comunicazione migliore tra le scuole medie e i licei, sarebbe tanto meglio.
Gli sguardi sono attoniti, ma io sono pronta a sdrammatizzare. Non importa quello che avete fatto prima, l’importante è quello che farete nei prossimi mesi ed anni. Il latino è anche affascinante, è espressione di una civiltà, quella romana, di cui siamo eredi. Il latino può dare grosse soddisfazioni, perché si possono ottenere ottimi risultati: i miei voti vanno dal 2 al 10. Il 10 li consola, ma è il 2 che li preoccupa. Io pronta, anche perché le reazioni ormai le conosco a memoria, li avverto: se c’è anche una sola persona che arriva al 10 in un compito, tutti possono ottenere quel risultato. La chiave sta nell’impegno. Mi guardano un po’ sollevati, ma è chiaro che non li ho convinti: chissà cosa han detto loro i compagni più grandi o i fratelli maggiori!

L’ora se ne va, anzi vola. Non mi par vero di aver ottenuto la loro attenzione e prego perché sia così fino alla fine dell’anno. Anche se so che così non sarà, ma all’inizio bisogna pur farsi delle illusioni. Chissà quante se ne sono fatte loro su di me. Le sorprese, però, prima o poi arrivano sempre. Già quando ho detto che non assegno molti compiti per casa, allo sguardo sollevato di molti di loro, ho aggiunto che non per questo sono “buona”. E poi, che vuol dire “un’insegnante buona”? Assolutamente nulla. È questione di punti di vista.
All’inizio della terza ora li accompagno in aula magna –non senza aver sottolineato che anche quello è latino, vuol dire “grande aula”, infatti ci possono stare quattro classi- per assistere al discorso di benvenuto del Dirigente Scolastico (cioè del “preside”, ma ad ogni cosa e persona bisogna dare il giusto nome).
Anche lui fa la “predica” di rito e ripete in parte, com’è ovvio, quello che avevo detto io. La collega che aveva fatto lezione la prima ora, seduta vicino a me, mi confessa che anche lei aveva fatto un discorso simile. Come ho detto prima, repetita iuvant, o almeno speriamo.

In aula magna non vola una mosca. Ma il Dirigente ogni tanto fa delle battute e strappa dalle loro bocche qualche risata. Tutti pronti, però, a ridiventare seri un secondo dopo. Certo, la scuola in sé non è divertente ma qualche volta si può sorridere, basta rispettare le regole, onorare gli impegni, non “marinare”, salutare tutti quelli che s’incontrano nei corridoi … sorrido perché questo è il mio quinto anno in questa scuola e c’è ancora qualcuno dei colleghi –MASCHI!!!- che non mi saluta. Poi penso che nemmeno alcuni dei miei allievi dell’anno scorso mi salutano. Una ragazza, poco prima, mi aveva incrociato in corridoio e, con il solito piglio aggressivo, mi aveva chiesto: “prof, ma i bagni per le femmine dove sono?”. Naturalmente le ho risposto, suggerendo una domanda meglio formulata. “Avresti dovuto dire ‘buongiorno prof, sa dove si trovano i bagni delle femmine?’, comunque non lo so, io uso i sevizi per i docenti”. Stendiamo un velo pietoso, va’.

Alla quarta ora ho lezione in terza. Qui è tutto diverso, loro sono nuovi per me ma non sono “matricole”, quindi tanti discorsi non servono. Almeno, questo è ciò che credevo prima di entrare in classe. Naturalmente mezza scolaresca è fuori dalla porta, nonostante sappiano che devono attendere l’arrivo del docente ognuno al proprio posto. Comunque, dopo aver fatto entrare il gruppo in attesa, faccio il mio ingresso in aula e vado verso la cattedra. Non tutti si alzano in piedi, non tutti salutano, qualcuno non c’è. Cominciamo bene. Solerte una ragazza mi avvisa che le ragazze che mancano arrivano subito perché sono dalla ***, e fanno il nome dell’insegnante in questione. Mi affretto a correggerla: “Si dice professoressa ***”. Odio sentirli parlare dei miei colleghi chiamandoli per cognome come si trattasse di compagni di scuola. Mi sto accingendo a segnare sul registro i nomi delle assenti –sempre che me li dicano-, quando sento delle urla isteriche provenire dal corridoio. Sono loro, le ragazze che non c’erano. Le riprendo, meravigliandomi che siano arrivate n terza senza sapere che si entra puntuali in classe e senza urlare nei corridoi. Ammutolite mi guardano come se fossi un extraterrestre, ma non replicano. Fosse successo con una mia “vecchia” classe ne sarebbe nata una discussione di mezzora. Mi rallegro per essere un’insegnante nuova per loro.

La “lezione” in terza è decisamente più dialogata: ho bisogno di alcune informazioni e tutti si affrettano a darmele, peccato che si parlino addosso e che io sia costretta a dettare delle regole che credevo fossero conosciute. In effetti, le conoscono perfettamente ma l’euforia del primo giorno di scuola gliele fa dimenticare. Beati loro! Io tanto euforica non sono. Stavo decisamente meglio a casa. Ma non lo posso dire, altrimenti che esempio di dedizione e laboriosità sarei. Va be’, dai, prima o poi la loro euforia mi contagerà, speriamo.

Alla fine della mattinata mi fermo a parlare con qualche collega. Di solito fuggo il prima possibile, ma oggi il tempo è volato. Nonostante il mal di testa e le reazioni allergiche di vario tipo, la prima giornata di scuola è passata tranquillamente. Sono perfino di buon umore. Anche una bidella mi dice che oggi mi vede meglio, non con la faccia dei giorni scorsi. Meno male, penso, che c’è qualcuno che mi tira su il morale.
La mia terza classe, che è un’altra prima –quella in cui insegnerò l’ormai famosa geografia tappabuchi o saturaorario che dir si voglia- non l’ho ancora conosciuta. Altre trenta facce da ricordare, altri trenta nomi da memorizzare, ognuno al suo posto. Per oggi mi fermo a 54, è più che sufficiente. Domani è un altro giorno e si vedrà. Anche se il primo è sempre il primo. Peccato non averli incontrati tutti i miei allievi, ma ho davanti a me tanti di quei mesi che questa “lacuna” del primo giorno sarà solo un ricordo e non me ne rammaricherò più.

[Ringrazio frz40 per avermi fornito la graziosa immagine, se poi è coperta da copyright, sono affari suoi! :)]

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