TUTTI CON SALLUSTI!

[…] Combatto da oltre trent’anni su quel magnifico ed esaltante ring democratico che è l’infor­mazione. Ne ho più prese che da­te ma non mi lamento, mai ho ri­sposto con querele a insulti e mi­nacce. Ho lavorato al fianco di grandi giornalisti, da Indro Montanelli a Paolo Mieli, da Giu­lio Anselmi a Giuliano Ferrara. A ognuno ho rubato qualcosa. Uno di loro, Vittorio Feltri, da tredici anni è anche un fratello maggiore che mi aiuta e proteg­ge e di questo gli sarò per sem­pre grato. Ho combattuto anche con durezza le idee di tante per­sone potenti e famose, ma non ho alcun nemico personale. […]

Queste le parole di Alessandro Sallusti, attuale direttore de Il Giornale, che mercoledì rischia di vedersi aprire davanti le porte del carcere per poterle vedere riaperte solo dopo quattordici mesi. Questa la pena che dovrà scontare, a meno di un ripensamento in extremis della Corte di Cassazione, per un vecchio articolo pubblicato da Libero quando Sallusti, che non ha firmato il pezzo, ne era direttore.

In Italia, anche se può sembrare assurdo, si rischia la galera per il reato di opinione, retaggio del fascismo, reato che non è mai stato cancellato. Ciò che stupisce, in questo caso, e di cui si stupisce lo stesso Sallusti, è che la critica mossa ad un magistrato che aveva autorizzato una tredi­cenne ad abortire, sia approdata in un tribunale penale anziché risolversi in sede civile. Cosa che spesso accade ai giornalisti, senza molte eccezioni. Si sconta una pena pecuniaria e il caso è chiuso.

Il caso Sallusti, al di là dell’inquietudine che può aver procurato nel direttore che, tuttavia, si dichiara tranquillo, ha se non altro un merito: tutti stanno dalla sua parte e non perché è Sallusti, visto che si è schierato in prima linea anche uno dei suoi più acerrimi nemici: Antonio Di Pietro. Semplicemente tutti ritengono assurdo che si possa finire in prigione per un’opinione non condivisa. E’ una concreta minaccia alla libertà di informazione che, se non fermata, rischia di diventare un bavaglio per tutti, non solo i giornalisti. Anche per noi blogger, ad esempio, e anche se non esprimiamo direttamente dei pareri e riportiamo solo quelli degli altri perché, come si sa, la responsabilità penale è personale.

Proprio da questo principio prende avvio la riflessione di Giovanni Valentini per Repubblica:

Rispetto al principio fondamentale per cui la responsabilità penale è necessariamente personale, appare già di per sé mostruoso l’istituto della responsabilità oggettiva che incombe sul direttore di un giornale, per tutto ciò che viene scritto e pubblicato, anche indipendentemente dalla sua impossibilità fisica o materiale di controllarne il contenuto. È una presunzione giuridica ormai inaccettabile, un automatismo intimidatorio e vessatorio, che configura una forma indiretta di censura preventiva. E rappresenta perciò una grave limitazione – questa sì, davvero oggettiva – alla libertà di stampa.

Poi, ricordando che difficilmente i magistrati pagano per i loro errori, lamentandosi di una giustizia che è discriminante nel momento in cui i giudici, anche quando chiamati in causa, si servono di “corsie preferenziali”, grazie all’appoggio dei colleghi compiacenti, Valentini conclude:

Nel nostro sciagurato Paese, collocato non a caso agli ultimi posti nelle graduatorie mondiali della libertà d’informazione, sono già troppi i vincoli e i condizionamenti che gravano sulla stampa. Non c’è bisogno di mandare in galera i giornalisti per difendere l’onore e la reputazione di nessuno. E neppure di riservare trattamenti di favore ai magistrati, come se fossero una casta di intoccabili, per tutelare le prerogative di una categoria composta da tanti rispettabili servitori dello Stato.

Anche un ex magistrato, oggi uomo politico, sta dalla parte di Sallusti: il leader di Idv Antonio Di Pietro ha presentato un’interrogazione al governo per chiedere il varo di un provvedimento che abolisca la galera per i giornalisti. Ospite della Parodi a La7, Di Pietro ha dichiarato che la sua non è soltanto difesa del giornalista Sallusti, quanto piuttosto del diritto costituzionale all’informazione libera e plurale e del diritto ad essere informati.

Ci sono altre vie per salvare Sallusti dal carcere: IdV è pronta a presentare un ddl anche in commissione giustizia in sede legislativa, oppure, in extremis, il Capo dello Stato può concedere la grazia, come è successo in passato in casi simili. Di Pietro, poi, si è spinto oltre con un appello al magistrato che ha querelato Sallusti: “Ritiri la querela, ci passi sopra”.

Certo è che il direttore de Il Giornale ha detto no alle scorciatoie proposte dai suoi avvocati, come osserva nel suo editoriale, ed è convinto che una sentenza che lo condanni non farebbe onore né alla Giustizia italiana né ai vertici dello Stato né alla politica:

Vogliono fare con­cludere il settennato di Napoli­tano (l’ho aspramente criticato in passato, se sarà il caso lo rifa­rò ma lo rispetto e ringrazio per l’interessamento annunciato ie­ri) che dei magistrati è anche il capo, con una macchia indelebi­le per le libertà fondamentali? Vogliono mandare Monti in gi­ro per l’Europa come il premier del Paese più illiberale dell’Occi­dente? Lo facciano, se ne hanno il coraggio.

Non so se questo coraggio l’avranno, ma mi consola il fatto che sulla libertà di opinione almeno sono tutti d’accordo. Come scrive Pino Scaccia sul suo blog: ci si può scannare sulle idee ma con la libertà di stampa non si scherza.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 26 SETTEMBRE 2012

La Cassazione ha condannato a 14 mesi di reclusione il direttore del Giornale Alessandro Sallusti ritenendolo “colpevole” di diffamazione. Il pg aveva ribadito la necessità di “rivalutare la mancata concessione delle attenuanti”. La difesa di Sallusti: “Basta con il furore condannatorio”. Il ministro Severino: “Accelerare ddl che preveda solo pene pecuniarie”. (da Il Giornale)

Mi associo al titolo del quotidiano diretto da Sallusti:

V E R G O G N A !!!

LINK ALL’ARTICOLO INCRIMINATO

NUOVO AGGIORNAMENTO, 27 SETTEMBRE 2012

Dopo che ieri, a Porta a Porta, era stato accusato di essere un vigliacco, Renato Farina, deputato del PdL ed ex giornalista (già radiato dall’Ordine), ha pubblicamente ammesso di essere l’autore dell’articolo per cui Sallusti è stato condannato in via definitiva dalla Corte dei Cassazione.

Farina dichiara di assumersi ogni responsabilità e si definisce unico colpevole e, come tale, unica persona a dover pagare.

«Chiedo umilmente scusa al magistrato Cocilovo – ha detto Farina alla Camera rivolgendosi al giudice che ha querelato Sallusti – le notizie su cui si basa quel mio commento sono sbagliate. Egli non aveva invitato nessuna ragazza ad abortire: l’ha autorizzata, ma non è la stessa cosa. Chiedo umilmente per Sallusti la grazia al Capo dello Stato o che si dia spazio alla revisione del processo. Se qualcuno deve pagare per quell’articolo, quel qualcuno sono io», ha concluso. (LINK della fonte)

Mi permetto di osservare che un giornalista degno di questo nome ha il dovere di accertare la verità prima di pubblicare qualsiasi commento. Farlo, poi, con uno pseudonimo, rivela quanto meno la coda di paglia.

In ogni caso, la condanna di Sallusti rimane una vergogna perché lede la libertà di esprimere il proprio pensiero e, quindi, un diritto costituzionale. Tuttavia, qualora vengano ravvisati gli estremi per una denuncia, volta a salvaguardare l’onorabilità della parte lesa, ritengo indispensabile la pubblica smentita e le pubbliche scuse affiancate eventualmente da una pena pecuniaria in risarcimento dei danni morali subiti dalla persona offesa.

Questo, almeno, è il mio modestissimo parere.