24 marzo 2016

GLI APOSTOLI DI FRANCESCO

Posted in cronaca, papa Francesco, religione tagged , , , , , , , , , , , , a 9:10 pm di marisamoles

papa francesco piedi
Il Giovedì Santo ricorda l’ultima cena che Gesù fece con i dodici apostoli. La Chiesa in questa giornata celebra una Messa speciale che ripropone, in particolare, la lavanda dei piedi che Gesù fece ai suoi fedeli compagni, e anche a chi di lì a poco l’avrebbe tradito.

Papa Francesco, con la “stravaganza” (dal latino extra che significa “fuori” e vagare, nel senso di “vagare al di fuori” dei canoni e delle convenzioni) ha deciso di celebrare la Messa in Coena Domini alle porte di Roma – ed è primo Papa a farlo – nel «Centro di accoglienza per richiedenti asilo» (C.a.r.a) di Castelnuovo di Porto, a Nord della capitale.
Per la lavanda dei piedi sono stati scelti undici profughi – tre musulmani, tre copte, un indù, cinque cattolici – più un’operatrice del Centro che accoglie 892 migranti e 114 operatori della cooperativa sociale Auxilium.

La maggior parte dei migranti ospiti del Centro sono musulmani. Molti, tra cui anche donne velate, assistono alla Messa in religioso silenzio, commossi dalle parole del Pontefice. Pontifex in latino significa “costruttore di ponti” ed è un ponte, tra uomini e donne appartenenti a diverse religioni e culture, che Francesco intende costruire.

«Quando faccio lo stesso gesto di Gesù, lavare i piedi a voi dodici, tutti noi stiamo facendo il gesto della fratellanza e tutti noi diciamo: siamo diversi, siamo differenti, abbiamo differenti culture e religioni ma siamo fratelli e volgiamo vivere in pace. E questo è il gesto che io faccio con voi: ognuno di noi ha una storia addosso, tante croci, tanto dolore, ma anche un cuore aperto che vuole la fratellanza. Ognuno nella sua lingua religiosa prega il Signore perché questa fratellanza si contagi nel mondo, perché non ci siano le trenta monete per uccidere il fratello, perché ci sia sempre la fratellanza e la bontà. Così sia».

Queste le parole di Papa Bergoglio durante il rito.

Giuda è ancora fra noi e si è moltiplicato. La differenza è che il Giuda moderno è colui che uccide con le proprie mani e sacrifica la sua vita in nome di un Dio che non può volere lo spargimento di sangue, l’odio tra gli uomini che semina vittime innocenti. E non s’impicca per il rimorso, non si pente. Si immola sperando in chissà quale ricompensa.

Ho scritto questo post anche per ricordare le vittime innocenti dell’ultimo attentato di Bruxelles. Prego per loro ma anche per le giovani vite spezzate da un tragico destino che le ha strappate agli affetti e a un avvenire che immaginavano ricco di soddisfazioni. Le ragazze dell’Erasmus, morte in un incidente in Spagna. Stanno facendo ritorno a casa, dentro una bara che voglio sperare non significhi il “nulla eterno” ma qualcosa che continua, in modo diverso, anche se non so quale.

Proprio oggi è tornata a casa Elisa Valent, una mia corregionale. Un lacrima per la sua pace.

ElisaValent4-2

[immagine sotto il titolo da questo sito; foto di Elisa da udinetoday.it]

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16 novembre 2009

L’INSEGNAMENTO RELIGIOSO PRESTO ANCHE IN RUSSIA

Posted in adolescenti, attualità, religione, scuola tagged , , , , , , , a 2:06 pm di marisamoles

redsquareLa Russia, anche grazie all’apertura del premier Vladimir Putin, è ad una svolta epocale: dopo decenni di comunismo e ateismo diffuso, nelle scuole russe si insegnerà la “religione”. Leggo la notizia su Tuttoscuola e rimango sorpresa. Tuttavia c’è da dire che la nuova materia, che sarà insegnata dal personale già operante nell’ambito delle scuole sovietiche, previa apposita formazione, sarà denominata, per l’esattezza, “Fondamenti delle culture religiose e dell’etica laica“.
Per il momento saranno solo 12mila le scuole, disseminate in 19 regioni, che sperimenteranno il nuovo insegnamento, a partire dall’aprile 2010. I diretti interessati saranno gli alunni della quarta elementare che avranno anche a disposizione degli appositi libri di testo, in stampa entro febbraio.

Secondo quanto dichiarato da Putin, la popolazione russa avrebbe manifestato l’esigenza che i bambini siano istruiti sulle principali religioni professate nel mondo, senza, tuttavia, assegnare alcun privilegio alla religione cristiana ortodossa, la più diffusa tra i credenti russi.

Mi sembra un passo avanti in uno Stato che nell’ultimo secolo si è professato ateo. Un’apertura al mondo che, ne sono certa, farà commentare alcuni, in modo ancor più critico di quanto già non accada ora, l’arretratezza della nostra scuola in cui, nonostante la multietinictà della società attuale, si continua ad insegnare la “Religione Cattolica”. Non solo, si leveranno ancora più forti le voci di coloro che continuano a ritenere inopportuna, oltreché discriminante, la selezione degli insegnanti di Religione, pagati dallo Stato, da parte della Curia.

Su quest’ultima obiezione non mi soffermo, in quanto ritengo sia sterile e fuori luogo. Ma mi permetto di osservare che l’insegnamento religioso, in Italia, nulla ha a che vedere con il “catechismo” che prevede l’indottrinamento, tant’è che ai miei tempi si chiamava per l’appunto “dottrina”. Già ora, infatti, gli allievi delle scuole di ogni ordine e grado, sono edotti in materia religiosa, affrontando la complessità della fede senza essere costretti ad una visione unilaterale. È evidente che le caratteristiche della religione, nella pluralità di fedi, sono affrontate tenendo conto dell’età e dell’esperienza degli allievi, nonché delle loro capacità critiche. Ci sono docenti di religione –ormai prevalentemente laici- che hanno delle conoscenze vastissime, non solo in ambito teologico, e che riescono a far innamorare della loro materia gli studenti. Di certo non si prefiggono di rafforzare la fede, cattolica naturalmente, in chi già ce l’ha, né di disturbare le coscienze di chi, nonostante non senta ardere dentro di sé uno spirito religioso, magari è costretto dalla famiglia a frequentare le ore di religione.

Anche quando l’insegnamento religioso era obbligatorio, non credo abbia mai avuto la pretesa di convertire chi la fede non l’aveva. Piuttosto ha contribuito ad allargare le conoscenze in ambito religioso e non prettamente dottrinale. Cosa che i docenti continuano a fare nei confronti di chi, per libera scelta, frequenta le loro lezioni.

Mentre l’opinione pubblica di preoccupa dell’influenza, positiva o negativa, che un innocuo crocifisso appeso alle pareti delle aule scolastiche può avere sulle menti innocenti di bambini e ragazzi, bisognerebbe difendere non solo le nostre radici, ma anche un insegnamento che non può essere nocivo, anzi può contribuire ad ampliare le conoscenze degli studenti anche per quanto riguarda le altre religioni. Forse la Russia potrebbe insegnare qualcosa ai nostri atei. Dico questo perché sono loro i più agguerriti nella lotta contro il crocifisso: quelli che professano altre fedi, infatti, rimangono indifferenti di fronte alla bagarre che si è scatenata dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che ha definito la presenza del crocifisso lesiva del diritto delle famiglie di educare i propri figli alla religione o di non educarli affatto in questo senso.

ANNA SCRIGNI

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