ARCHEOLOGIA: SULLE TRACCE DI OMERO, RITROVATA LA REGGIA DI ULISSE


Il primo fu Heinrich Schliemann (1822-1890), ricco mercante tedesco con la passione di Omero. Egli, appassionatosi ai poemi omerici fin da piccolo, non ebbe mai alcun dubbio che la guerra di Troia e le vicende narrate nei poemi dell’Iliade e dell’Odissea fossero vere. Ma, nonostante coltivasse fin dall’adolescenza il sogno di diventare un archeologo, le vicende della sua vita avventurosa lo fecero rimanere a lungo lontano dalla ricerca dei luoghi cantati da Omero nei celebri versi.
Arricchitosi, grazie anche al matrimonio con Caterina Petrovna Lvschinla, figlia di un facoltoso avvocato russo, e alla sua capacità imprenditoriale, Schliemann poté finalmente dedicarsi alla sua passione organizzando numerose spedizioni nelle terre degli antichi eroi e riuscendo a trovare il sito in cui era sorta la gloriosa Troia dalle mura ciclopiche e il favoloso tesoro del re Priamo, padre di eroi come Ettore, costituito da ben novemila gioielli. Fidandosi ciecamente delle parole di Omero, conoscendo a memoria i suoi innumerevoli versi, Schliemann aveva sfidato lo scetticismo di chi non credeva che le storie di Omero avessero un fondo di verità.

A distanza di più di un secolo dalle importanti scoperte di Schliemann, le parole del cantore Omero hanno nuovamente ispirato gli studiosi di archeologia, portandoli sulle tracce del re d’Itaca, Ulisse. Costui, come si sa, era nemico giurato dei Troiani e si rivelò il solutore della guerra decennale: fu, infatti, lo spietato artefice della fine di Troia grazie all’ingegnoso progetto del gigantesco cavallo che aveva tratto in inganno il popolo di Priamo, eccezion fatta per Cassandra, una delle figlie, la più bella ma alla quale la sorte aveva riservato la condanna a non essere mai creduta, pur dicendo la verità.
La perseveranza alla fine premia: esattamente com’era successo per l’archeologo tedesco, il professor Athanasios Papadopoulos, dell’università di Ioannina, che da ben sedici anni dirige i lavori di scavo ad Itaca, seguendo le tracce della reggia descritta da Omero, ha ritrovato ad Exogi, una località nel nord dell’isola, un edificio costituito da tre livelli, riconducibile alla reggia dello sposo di Penelope, tenuto per venti lunghi anni lontano da casa dall’ira di Poseidone, padre del ciclope Polifemo che il divino Odisseo aveva accecato.

Almeno tre indizi portano gli studiosi dell’equipe del professor Papadopoulos a ritenere che il sito scoperto sia proprio quello del maestoso palazzo di Ulisse: la forma, riconducibile ad altri palazzi micenei, con scale scavate nella roccia; i frammenti di ceramiche della stessa epoca (le prime notizie parlano di porcellane, ma è probabile che si tratti di un errore di traduzione, visto che la porcellana è di molto posteriore); una fontana, che gli archeologi hanno potuto datare al XIII secolo avanti Cristo, cioè l’epoca in cui sarebbe vissuto l’eroe omerico.

Alla scoperta di Papadoupulos si stanno interessando anche gli archeologi italiani. Secondo Andrea Carandini, che da anni scava il Palatino a Roma quel che conta è il ritrovamento di un edificio di epoca micenea e la datazione della fontana può aiutare a definire il contesto. Se poi lo si pospone nel mito dell’Odissea è facile farlo diventare il palazzo di Ulisse. Più propenso a ritenere corretta l’identificazione del sito con quello della reggia di Ulisse è lo lo storico Luciano Canfora che osserva: Noi abbiamo un’idea riduttiva dell’epos di Omero, come mero ricettacolo di racconti leggendari. Ma la storicità della vicenda, dall’assedio di Troia alla figura di Agamennone, la spedizione dei principi greci e i loro tormentatissimi ritorni, non sono discutibili. L’archeologia cerca qualcosa che forse c’è stato, pur tra colpi di fortuna ed equivoci. Non è come cercare la Sindone. E Omero non è un poeta. Lui ci offre un racconto storico scritto in esametri, perché quella era l’unica forma di comunicazione.

C’è anche chi mette in discussione che l’isola ionica che oggi viene chiamata Itaca sia realmente la patria di Odisseo. Per Robert Bittlestone, imprenditore inglese amante dell’antichità, la vera Itaca col passare dei millenni si sarebbe trasformata nella penisola di Paliki sulla costa nordoccidentale della vicina Cefalonia e per dimostrarlo aveva profuso molte energie e sofisticate fotografie satellitari.
Ma in fondo quel che importa è che la storia ci parli ancora, da tempi così lontani e tanto diversi dai nostri. E che Omero, con i suoi versi, sia ancora una guida sicura per gli archeologi che non credono affatto che abbia raccontato solo favole.

[fonte: Il Corriere; nell’immagine: “Ulisse uccide i Proci”, opera di Ugo Attardi, da questo sito]