BALLANDO SENZA STELLE: DOPO RAIMONDO TODARO E SIMONE DI PASQUALE, SFUMATA LA FINALE ANCHE PER SAMUEL PERON


“Ballando con le stelle” è una delle poche trasmissioni di “varietà”, com’erano chiamate tempo addietro, che mi appassiona. È un talent show più che un “varietà”, avrà senz’altro da obiettare qualcuno, ma non è polemico come altri talent e i protagonisti sono delle “stelle” a tutti gli effetti: i maestri lo sono nell’ambito della disciplina della danza sportiva, gli allievi lo sono ognuno nella propria professione, dallo spettacolo allo sport passando attraverso il giornalismo. Quindi, possiamo dire che lo show vede, comunque, come protagonisti delle persone già note e non dei “dilettanti allo sbaraglio”, per rubare la definizione alla trasmissione antagonista di “Ballando con le stelle”, ovvero “La Corrida”.

Io seguo lo spettacolo condotto dalla bravissima Milly Carlucci fin dalla prima edizione. Ho imparato, quindi, a conoscere bene ed apprezzare anche i ballerini-maestri che spesso passano in secondo piano, proprio perché le “stelle” brillano di più anche se non certo per le abilità nel ballo. Diciamo che si è più portati a seguire, durante l’esibizione, la performance della “stella” piuttosto che quella del suo maestro. Ma questo è normale perché è evidente che si cerchi di seguire i miglioramenti dei concorrenti, mentre si dà per scontata la bravura dei maestri.

Tra le ballerine ho apprezzato particolarmente la stupendamente flessuosa Natalia Titova che, però, in questa edizione ha una parte limitata visto che è in dolce attesa: a breve darà alla luce la primogenita, rendendo papà il campione di nuoto Massimiliano Rosolino che ha incontrato proprio a “Ballando”, cui ha partecipato nel 2007, la bella maestra di origine russa.
Anche se ritengo che le ballerine siano tutte molto brave, pur essendo alcune di quelle che partecipano all’attuale edizione nuove del cast, prediligo i maestri e in particolare tre di essi che possono essere ritenuti i veterani di “Ballando”: Raimondo Todaro, Simone Di Pasquale e Samuel Peron. Oltre ad essere i più bravi, hanno spesso portato alla finale le proprie partner, alcune poi risultate vincitrici. Quest’anno, tuttavia, due di essi sono finiti ben presto in panchina, uno è riuscito a portare la propria “stella” al ripescaggio e un altro ha lottato fino all’ultimo per far guadagnare alla compagna la finale. Senza riuscirci, però. Ma andiamo con ordine.

Raimondo Todaro, catanese, classe 1987, ha partecipato allo show della Carlucci fin dalla seconda edizione. Pur giovanissimo (aveva solo 18 anni), con un curriculum di tutto rispetto, balla in coppia con Cristina Chiabotto e vince la seconda edizione. Ma non è finita qui: vince anche l’anno successivo con Fiona May e porta alla vittoria anche la giovanissima attrice, interprete di “Amore 14”, film di Federico Moccia, Veronica Olivier, nella scorsa edizione.
Quest’anno gli è stata affidata come allieva un’altra sportiva, la campionessa di nuoto Alessia Filippi. Ma la giovane allieva, troppo alta e troppo poco aggraziata per poter aspirare a qualche abilità coreutica, non ha convinto il pubblico che l’ha bocciata fin dalla seconda puntata. C’è da aggiungere che la Filippi non ha brillato per simpatia e si è rivelata piuttosto permalosa e vendicativa nei confronti della giuria: non ha gradito lo 0 affibbiatole da Ivan Zazzaroni che l’ha definita “una giraffa che balla” e ha portato in studio, il sabato successivo, due peluche in omaggio: una giraffa, appunto, e un asino, accompagnando il gesto con parole piuttosto sferzanti, ovvero “le giraffe possono diventare cavalli di razza, gli asini no”. Insomma, nonostante l’indubbia bravura del bel Raimondo, nulla ha potuto la sua arte rispetto alla poca grazia e alla scarsissima simpatia dimostrata dall’allieva ribelle, tanto che non c’è stata alcuna speranza per la Filippi di essere ripescata.
Vedere un maestro come Todaro in panchina fin da subito, lo ammetto, mi ha fatto un po’ male. Credo che sia stato sfortunato nell’abbinamento e abbia avuto poche armi a disposizione per “addomesticare” la caparbia Alessia.

Un altro dei maestri storici di “Ballando” è Simone Di Pasquale. In assoluto il primo a portare alla vittoria la sua partner: Hoara Borselli, infatti, è la prima “stella” a brillare nella finale del programma. Lo scorso anno Di Pasquale è arrivato alla finale ballando con l’attrice Barbara De Rossi, classificatasi terza.
Ballerino di successo è stato anche interprete del musical “La febbre del sabato sera”, vestendo i panni del protagonista Tony Manero, ruolo che, nell’omonimo film degli anni Settanta, fu del mitico John Travolta.
Quest’anno Simone Di Pasquale è stato abbinato ad una “stella” ancora poco luminosa nello star system: Madalina Ghenea, anni 22. La modella di origini rumene ha ottenuto la notorietà soprattutto grazie ad uno spot, girato insieme a Raul Bova, per un noto gestore telefonico. Anche lei molto alta ma flessuosa e aggraziata, non ha ballato poi così male; tuttavia, non è riuscita a convincere la giuria e ha fatto poca presa sul pubblico, forse perché, più che una “stella”, era una perfetta sconosciuta. Anche nelle occasioni di ripescaggio, la bravura del maestro che l’ha portata a notevoli miglioramenti, riconosciuti anche dalla giuria, non è bastata per rimetterla in gara. Anche in questo caso mi sembra che Di Pasquale meritasse di più e che forse l’accoppiata non è stata delle più felici.

Dulcis in fundo, anche Samuel Peron, ventinovenne ballerino vicentino di indubbia abilità ed esperienza, è presente nel cast di “Ballando” fin dalla seconda edizione in cui ha portato in finale l’attrice Loredana Cannata, arrivata poi seconda. Nell’edizione del 2008 è stato il vincitore della gara in coppia con Maria Elena Vandone e ha partecipato anche alle altre edizioni, ballando anche con una sportiva, Valentina Vezzali, e riuscendo a fare di lei una ballerina abbastanza apprezzata, nonostante gli inizi non lasciassero presagire nulla di buono a causa della poca abilità nel ballo dimostrata dalla schermitrice. Quest’anno Samuel è stato messo in panchina durante la semifinale, senza riuscire a conquistarsi il diritto alla finale insieme all’allieva Barbara Capponi. Quest’ultima, giornalista professionista, è attualmente una delle conduttrici delle edizioni del TG1 del mattino.
Fin dall’inizio il maestro Peron ha difeso energicamente, seppur mantenendo l’educazione che lo contraddistingue, la povera Capponi, mai veramente apprezzata dalla giuria, anche se seguita dal pubblico a casa. Tuttavia, le basse votazioni, a volte davvero molto ingiuste, attribuite a Barbara dai giurati, hanno contribuito non poco a rendere difficile la “sopravvivenza” con il televoto. Nella puntata di sabato scorso ho inoltre constatato che la parzialità di Carolyn Smith e co. è stata veramente indecente, specie in occasione dell’esibizione con l’ospite a sorpresa. Nel caso di Barbara, si è esibito nella veste di ballerino improvvisato l’adorato nipote, appena ventenne, che certamente ha dimostrato il suo affetto nei confronti della zia ma anche la sua mediocrità nella danza. Tuttavia, la giornalista ha dimostrato i miglioramenti che le erano già stati riconosciuti, ha superato l’emozione della sorpresa a ha ballato molto bene. Tutto questo non è bastato, però, per convincere la giuria, ovvero la presidente Carolyn Smith, che le ha attribuito un misero 6. La valutazione sarebbe anche stata onesta, considerando la prestazione del partner inesperto, ma altri concorrenti hanno avuto dei compagni di ballo mediocri, pur ottenendo voti molto alti. Quando poi la Capponi si è trovata di fronte, nello spareggio al televoto, il rivale Christian Panucci, da sempre beniamino del pubblico, nulla ha potuto la bravura di Samuel Peron per evitare l’eliminazione della partner. Lo scarto di pochi punti percentuale (il 47% contro il 53%) ha comunque dimostrato che la “stella” del giornalismo, definita “antica” dalla giuria, ha convinto sempre più il pubblico. Ma il televoto è influenzato comunque dalla valutazione della giuria che non ha mai davvero apprezzato la Capponi ballerina, pur attribuendole a volte dei punteggi più alti.
E così anche il bravo Peron ha abbandonato il sogno della finale. Almeno per questa edizione. Speriamo che tutti e tre i maestri, Todero-Di Pasquale-Peron, dovessero rimanere nel cast delle prossime edizioni, abbiano maggior fortuna con gli abbinamenti: è un peccato vedere delle stelle vere oscurate da altre “stelle” alquanto discutibili, come Cabrerizo e Panucci, solo per fare un esempio e senza voler fare polemica.

[alcune notizie su ballerini e “stelle” sono state tratte dal sito ufficiale di “Ballando con le stelle”]

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BALLANDO CON LE STELLE 2011: FUORI LA BELVEDERE E CANINO INSORGE CONTRO IL TELEVOTO


“Ballando con le stelle” è una delle mie trasmissioni preferite, in primis perché adoro Milly Carlucci, la signora delle conduttrici italiane, in secondo luogo perché mi piace il ballo, infine perché è una trasmissione piacevole e istruttiva, allo stesso tempo, nonché scevra da inutili polemiche. Almeno fino alla scorsa edizione che ha visto protagonista l’egocentrico Lorenzo Crespi e le sue inutili polemiche. Quest’anno, però, avevo avuto l’impressione che lo spettacolo fosse tornato ad essere quello di sempre, grazie anche all’estrema correttezza dei concorrenti e alla loro sana competizione basta sulla stima reciproca.

Ieri sera, tuttavia, verso la fine della puntata, qualcosa ha incrinato il clima amichevole e disteso che si era creato fin dall’inizio, se eccettuiamo l’atteggiamento un po’ indisponente di Povia che però è stato eliminato quasi subito. Cos’è successo ieri sera? Alla fine della gara è stata eliminata tramite il televoto Vittoria Belvedere sulla quale ha avuto la meglio Bruno Cabrerizo, allenato dall’esile ma energica Ola Karieva.

L’attrice italiana era (ma potremmo dire è, visto che c’è il ripescaggio e certamente rientrerà al suo posto, come merita) una delle candidate alla finale insieme a Kaspar Capparoni, bel tenebroso e bravissimo ballerino, e la giovane attrice Sara Santostasi, piena di energia e vitalità, nonché ottima nelle performance danzerine.
La Belvedere, bella, elegante, educata, ricca di talento e di umiltà, ha dovuto abbandonare momentaneamente la gara ed ha accettato il responso del televoto con grande signorilità, elargendo sorrisi indirizzati all’avversario Cabrerizo, mal celando, tuttavia, un certo rammarico. Credo che il pensiero di tutti, telespettatori e pubblico in sala, sia stato il medesimo: ma come può essere eliminata la bella Vittoria quando in gara sono rimasti dei ballerini davvero mediocri? Tale pensiero deve aver attraversato anche la mente di uno dei giurati (la giuria, però, non aveva avuto un ruolo attivo nell’eliminazione dell’attrice, almeno apparentemente e dopo spiego il perché), Fabio Canino, che non ha digerito il verdetto del pubblico e, parecchio indignato, ha esclamato: “E dopo dicono che la giuria è ingiusta” o qualcosa del genere. Subito pronta, a bordo pista, la replica di Sandro Mayer che fa notare al “canino avvelenato” (mai espressione calzò più a pennello) che la sua osservazione non è carina nei confronti dello sfidante Bruno. Ma quest’ultimo, stralunato quanto mai (ogni volta di fronte alle percentuali del televoto fa fatica a comprendere se rimane in gara oppure no), non vuole far polemica anche se è evidente che il giudizio del pubblico l’ha colto di sorpresa.

Forse non tutti, però, hanno notato la contrarietà della presidente di giuria, Carolyn Smith, l’unica vera responsabile dell’eliminazione della Belvedere, secondo me.

Tornando indietro alle prime esibizioni, al dignitoso quick step, ballo tutt’altro che semplice, di Vittoria, la Smith aveva attribuito un misero 7. Di per sé il voto potrebbe essere accettabile ma se lo confrontiamo con altre valutazioni, forse pare un po’ “strettino”: sempre in questa prima manche, ad esempio, Gedeon Burkhard ha ottenuto dalla presidente di giuria un bell’ 8, non del tutto meritato, a mio parere. Stesso discorso si potrebbe fare di fronte al 10 con cui la Smith ha premiato il pur ottimo boogie woogie di Capparoni: forse un 9 ci stava ma il 10 … Ma si sa che la Crudelia Demon di Ballando, ieri per la prima volta “orfana” della cagnolina, ha un debole per i maschiacci, specie quelli che le fanno salire gli ormoni alle … stelle! Tuttavia, se osserviamo la valutazione della performance di Barbara Capponi, giornalista un po’ impacciata ma che sta migliorando vistosamente di puntata in puntata, anche lei è stata premiata con un bel 7 dalla Smith, pur non avendo il talento della Belvedere. Ma è noto anche che la presidente di giuria adotta uno strano metro di valutazione: è più generosa con chi fa dei progressi mentre dai bravi si aspetta di più quindi è più tirata con i voti. Ma che ragionamento è? È come se io premiassi un mio allievo scadente in latino solo perché è migliorato ma punissi quello bravo perché avrebbe potuto fare meglio. Ne conseguirebbe una vera e propria rivoluzione!

Ma gli errori della Smith non sono finiti. Nella seconda manche di gara le “stelle” dovevano cimentarsi in un ballo sconosciuto anche ai maestri: la salsa colombiana, ballo strepitoso, dal ritmo superveloce e dalle coreografie ricche di acrobazie. La presidente di giuria aveva a disposizione dei punti bonus da attribuire a seconda dell’esibizione: da 0 a 10 ma poteva anche togliere i punti già assegnati dalla giuria nel primo ballo. Vediamo come ha valutato le diverse esibizioni:
• Belvedere / Di Filippo 2
• Burkhard /Togni 2
• Cabrerizo / Karieva 6
• Capparoni / Musikhina 6
• Capponi /Peron – 3
• Santostasi / Gaudino 7
• Panucci /Yunkure 5
Troppo severa con la Capponi, poverina, equa con la Santostasi, obiettivamente la più brava, ma troppo generosa con Capparoni e Panucci. Vediamo perché. La salsa colombiana, così com’è stata dimostrata, nella scorsa puntata, dai campioni del mondo John Vasquez e Judi Aguilar, prevede delle performance molto diverse tra uomo e donna: il primo deve muovere molto velocemente le gambe ed impegnarsi in prese molto difficili, la seconda, spesso sollevata da terra e sempre sgambettante, ha bisogno soprattutto di un buon equilibrio. Né Capparoni né tantomeno Panucci, che stimo molto per l’umiltà, la cortesia e la simpatia, hanno meritato i 6 punti, soprattutto perché, al di là delle prese, poche nel complesso, si sono mossi molto poco, forse un po’ di più Bruno rispetto a Kaspar. Vittoria si è mossa con eleganza, ha mantenuto una buona postura anche se le prese sono state effettivamente deludenti. Ma tra il 6 e il 2 c’è una grande differenza: un 4 per l’attrice poteva starci.
Ecco il secondo errore di Carolyn Smith.

Ma veniamo al terzo errore della presidente di giuria. Come sa chi segue il programma, uno dei possibili spareggianti ha diritto al salvataggio grazie al tesoretto procurato dal “ballerino per una notte” di turno. Ieri si è esibito il calciatore Bruno Conti, campione del mondo nel 1982. Una performance davvero modesta e i voti attribuiti dalla giuria mi sono sembrati equi, anche se non ho capito come mai i giurati abbiano rinunciato ai 10 di rito, creando una diseguaglianza di giudizio tra le prime esibizioni e queste ultime. È vero che il tesoretto di fatto salva la “stella” cui è attribuita, ma non mi sembra un atteggiamento coerente.
A questo punto la Smith decide che questo tesoretto, tra Christian Panucci, Bruno Cabrerizo e Vittoria Belvedere, venga attribuito a …. Christian. Ed ecco che l’ormone colpisce ancora. A meno che non si sia trattato di un errore di valutazione da parte di Carolyn. Può darsi, infatti, che abbia pensato di salvare Panucci, per cui ha indubbiamente un debole, temendo che il pubblico da casa gli preferisse Bruno, visto anche l’indiscutibile fascino del modello, ex calciatore. Perché è vero che il televoto spesso premia la bellezza o la simpatia piuttosto che la bravura. Quindi, lasciando la Belvedere in balia del televoto, la Smith era probabilmente convinta che il pubblico la salvasse. Cosa che non è avvenuta lasciando l’unica colpevole di stucco.

Ecco quello che penso. Forse mi sbaglio ma onestamente credo che la Belvedere sia uscita ingiustamente, considerando anche che Barbara Capponi, spesso dileggiata dalla giuria, non si è ritrovata nemmeno tra i tre spareggianti. Credo sia la prossima candidata per l’uscita, vista la predilezione della Smith per i maschi. Un po’ mi dispiace perché si sta comportando bene ed è spesso sottovalutata nonché presa in giro per quel suo essere “antica” che, secondo me, vuol significare solo essere una signora forse un po’ restia a farsi mettere troppo le mani addosso dal compagno. In fondo, anche se parliamo di ballo e non di mobbing, non tutte si lasciano andare come se niente fosse. Ci vuole un po’ di tempo e i progressi si vedono anche se non si può nemmeno mettere a confronto lo stile della giornalista con quello della Belvedere.

Insomma, Canino avrebbe dovuto tacere. È inutile criticare l’iniquità del televoto quando i primi a non essere equi sono proprio i giudici. E quando, soprattutto, gli errori di valutazione arrivano dalla presidente di giuria che dovrebbe essere un’esperta.
A questo punto mi vien voglia di dire: Carolyn, vai a casa!

NIENTE FICTION SULLA COPPIA MITRI-FRANCO: SOSPESA LA SERIE “IL CAMPIONE E LA MISS”


Doveva andare in onda stasera la prima puntata della fiction “Il campione e la miss” sulla vita del boxeur triestino, Tiberio Mitri, e della moglie, l’ex Miss Italia Fulvia Franco. Gli eredi, però, si sono rivolti alla Magistratura per bloccarne la messa in onda perché pare che la fiction, prodotta da Massimo Cristaldi, non renda giustizia alla giovane e bella reginetta di bellezza, interpretata da Martina Stella.

Anche se la decisione del giudice non è stata ancora notificata a Viale Mazzini, la Rai ha deciso di sospendere, in via cautelativa, la messa in onda delle due puntate (la seconda avrebbe dovuto essere trasmessa domani). Dispiaciuti gli interpreti (Luca Argentero ha vestito i panni di Mitri), il regista Angelo Longoni e il produttore che non si spiega il ripensamento del nipote della coppia, che negli anni Cinquanta fu invidiatissima da molti, David Mitri, figlio di Alessandro, unico erede dei Mitri.
«Abbiamo mostrato ai familiari un primo montaggio incontrando il loro gradimento. Poi, per motivi inspiegabili, il rapporto si è interrotto. Forse sono stati consigliati da qualcuno», spiega Massimo Cristaldi. Da parte sua, David rende noto che «Oggi è una giornata molto importante che restituisce a me e alla mia famiglia un po’ della serenità che avevamo perso in questi mesi portando avanti questa battaglia in difesa della memoria dei miei nonni».

La serie racconta l’ascesa e la disfatta del grande pugile triestino, campione italiano dei pesi medi nel ’48-’49. Oltre ad affascinare sul ring, aveva fatto innamorare l’Italia intera e conquistato il cuore di un’altra stella triestina, Fulvia Franco.
Il loro matrimonio, celebrato a Trieste il 15 gennaio 1950, fu un evento da guinnes dei primati: settemila invitati. Ma l’unione tra Tiberio e Fulvia fin da subito si rivelò complessa, forse a causa della celebrità di entrambi o forse perché nello stesso anno delle nozze il pugile sfidò, perdendo, il leggendario Jake LaMotta, l’italo-americano detto “il Toro del Bronx”, al Madison Square Garden.

La sconfitta di Mitri fu interpretata da molti come una defaillance psicologica: pare, infatti, fosse roso dalla gelosia perché la moglie era ad Hollywood tentando di sfondare nel mondo del cinema. La sconfitta, tuttavia, non segnò la fine della carriera del pugile che proseguì con la riconquista, nel 1954, del titolo europeo dei pesi medi battendo clamorosamente alla prima ripresa per KO tecnico l’inglese ex campione del mondo Randy Turpin. Una vittoria effimera visto che solo cinque mesi dopo perse nuovamente il tiolo, sconfitto da Charles Humez.

Nello stesso anno il matrimonio fra Tiberio e Fulvia naufragò, nonostante la nascita di Alessandro nel ’51. I due, tuttavia, non divorziarono mai.
La separazione da Fulvia non impedì a Tiberio di continuare a combattere per altri tre anni, dopodiché si diede al cinema che gli aveva già aperto le porte nel 1952, anno in cui interpretò il suo primo film, I tre corsari. Nel 1967 pubblicò il libro La botta in testa, nel cui epilogo scrive: In un festoso locale di Trastevere annunciai alla stampa il mio ritiro dal ring. Da quel momento vedevo allontanarsi un mondo che mi aveva fatto in fretta, senza incertezze.
[…] Si allontanava come quando si segue un oggetto al margine della ferrovia e in breve non si può più nemmeno immaginarlo, tanto breve è stata l’apparizione.

L’immagine della ferrovia doveva essere impressa nel suo destino: Tiberio Mitri morì, infatti, nel 2001 travolto da un treno locale sulla linea Roma-Civitavecchia, mentre camminava, presumibilmente in stato confusionale, lungo i binari nei pressi della Stazione Termini.
La moglie era già morta da tempo: Fulvia scomparve nel 1988, a soli 57 anni, e dovette sopportare il dolore della morte del figlio Alessandro, ucciso da una overdose. Allora l’attrice diede la colpa della prematura scomparsa del figlio a Tiberio: “E’ colpa di suo padre se Alex è finito così”, aveva detto ad un amico.

Anche la seconda figlia, Tiberia, che Mitri ebbe dall’americana Helen de Lys Meyer non ebbe miglior destino: morì prematuramente di Aids.
Una vita sfortunata che, negli ultimi anni di vita del pugile triestino, sembra lontana anni luce dallo sfarzo delle nozze con Fulvia e dalla vita costellata da successi sportivi e cinematografici. Una vita dalle molte ombre che forse avrebbero ritrovato la luce sullo schermo televisivo. Una verità scomoda che per ora non vedremo.

[fonti: Il Piccolo, Wikipedia e Giannimina.it]

PER VEDERE IL VIDEO DELLE NOZZE TRA FULVIA FRANCO E TIBERIO MITRI CLICCA QUI

CHI ERA IL COGNATO DI ULISSE?

Questa domanda si sono posti numerosissimi internauti che, in modo del tutto fortuito, si sono imbattuti nel mio blog. Questo l’ho capito sulla base dei termini ricercati nei motori di ricerca (tra parentesi i numeri corrispondenti alle persone che hanno digitato le parole in questione): cognato di ulisse (337), cognato ulisse (126), il cognato di ulisse (68), ulisse cognato (40), ulisse il cognato (4), nome cognato ulisse (4), cognato ulisse odissea (4), fratello di penelope moglie di ulisse (3), odissea cognato di ulisse (3), cognato,ulisse (3), chi è il cognato di ulisse? (2), ulisse cognato ettore (1), ulisse cognato penelope (1), il cognato di ulisse? (1), il cognato di ulisse, eneide (1), il cognato d’ulisse (1), penelope cognato ulisse (1), chi è il cognato di ulisse (1), l cognato di ulisse? (1), cognato and ulisse (1), il fratello di penelope moglie di ulisse (1), odissea, cognato di ulisse (1), odissea ulisse cognato di (1), eurilico cognato ulisse (1), cognato odisseo omero (1), cognato di ulise (1), come si chiama il cognato di ulisse?? (1), nome del cognato di ulisse (1), ulisse e il cognato (1), fratello di penolope ulisse (1), cognayo ulisse (1).

Tutto questo in una manciata di minuti, cinque al massimo. Prima di realizzare che così tante persone cercavano, tutte nello stesso tempo, notizie sul cognato di Ulisse, mi sono chiesta: come mai un mio vecchio post, Le donne di Ulisse: Penelope, l’amata sposa … ma tradita, suscita così tanto interesse? Solo dopo ho capito che tutti volevano sapere chi fosse il cognato di Ulisse e Google li ha mandati qui. Il bello è che nel mio post non hanno trovato la risposta. Spero, almeno, che qualcuno si sia fermato a leggere una delle mie Pagine d’Epica di cui sono piuttosto orgogliosa.

Insomma, in pochi minuti il post su Penelope è stato visualizzato 722 volte, su un totale di 1722 (toh! che combinazione: fino ad oggi era stato letto esattamente 1000 volte) da quando è stato pubblicato, il 13 maggio 2010.

Ma come mai tutta questa curiosità? Ho scoperto che i miei visitatori stavano guardando la fiction su Rai 1 “Fuoriclasse”, con la Littizzetto. Io avevo il televisore spento perché stavo lavorando ma, incuriosita, l’ho acceso perché ho capito, già in altre circostanze, che se c’è un’impennata nelle visite ad un determinato post, anche non recente, c’è sempre un nesso con ciò che viene trasmesso in Tv. Effettivamente nella fiction si stava parlando di questo cognato di Ulisse, ovvero … Euriloco. Ecco, dunque, la risposta.

Ma io mi chiedo: se uno guarda una fiction cosa fa? contemporaneamente cerca su Google chi è il cognato di Ulisse? Manco fosse un concorso a premi! Mah, per me è inconcepibile che si sprechi il tempo a fare ricerche in rete, perdendo di vista la trama del film o della fiction. A parte casi particolari, o tengo accesa la tv o il pc.
In ogni caso ringrazio i numerosi visitatori e spero che non me ne vogliano se solo ora ho risposto al loro quesito.

LINK per vedere (o rivedere) l’ultima puntata di Fuoriclasse.

LA PROF LITTIZZETTO IN UNA FICTION DAVVERO BANALE

Riporto per iscritto un video-commento molto interessante di Aldo Grasso sulla fiction “Fuoriclasse“, che vede come protagonista Luciana Littizzetto, andata in onda su Rai 1 domenica scorsa, facendo il boom di ascolti: quasi ottomila spettatori per il primo episodio, con lo share del 27,41%. Un vero successo. Ma la fiction, secondo Aldo Grasso, è davvero banale. Non avrebbe ottenuto un successo così grandioso se la protagonista non fosse la “Lucianina” che anche da Fazio ottiene il massimo del gradimento.

Luciana Littizzetto è il Creso dell’industria editoriale italiana: tutto quello che tocca diventa oro. Ha scritto un libro, “I dolori del giovane Walter“, ed è subito balzata in testa alla classifica dei libri più venduti, scalzando – accidenti! – “Cotto e mangiato” di Benedetta Parodi. Questa è la cultura letteraria italiana.
Ai “Dolori del giovane Walter” fa seguito “La Jolanda furiosa“, dove Walter e Jolanda stanno per gli organi sessuali maschile e femminile. Siamo sempre nell’alta letteratura.

Se poi uno guarda gli ascolti di Fazio, si accorge che il punto più alto è sempre quello della Littizzetto, anzi i grandi ascolti di Fazio sono poi gli ascolti della Littizzetto. Quindi anche lì appare e l’audience diventa d’oro.

Adesso è protagonista di una serie televisiva che si chiama “Fuoriclasse“, una classica serie sulla scuola, sui liceali, come se ne fanno tante, tratta da alcuni libri di Domenico Starnone. Ora, con molta onestà, questa fiction è modesta: intanto è fatta di luoghi comuni, verrebbe da dire luoghi comuni della sinistra sulla scuola, dove ci sono queste analisi dei tipi delle professoresse e dei professori, i casi umani, tutte le crisi isteriche dei professori e poi questi studenti con quel motorino incorporato che non stanno attenti, oppure sono dei caratteriali, oppure hanno le loro storie … devo dire che l’argomento non è dei più esaltanti e soprattutto, quello che è il vero difetto della fiction italiana, finisce che la recitazione diventa macchiettismo puro, insomma non c’è mai sviluppo dell’azione, non c’è mai sviluppo dei personaggi.

Eppure c’è lei, c’è lei che di professione non è propriamente un’attrice, eppure si carica sulle sue piccole spalle tutto il fardello della fiction e fa grandi ascolti.
Ora, dovremmo parlare di un caso davvero molto interessante, quello della Littizzetto, perché davvero, assieme a Checco Zalone e Antonio Albanese, rappresenta un po’ gli exploit, i passaggi di personaggi televisivi che, passati ad altri ambiti, si portano dietro il successo che hanno avuto in televisione.

E’ veramente una storia, anzi più storie tutte da studiare per capire come funziona l’industria culturale italiana.

Di mio aggiungo che non mi piacciono, in generale, le fiction ambientate nel mondo della scuola, perché riproducono dei tipi, come osserva anche Aldo Grasso, inverosimili e delle situazioni improbabili: penso, ad esempio, alla prof Veronica Pivetti (simpaticissima, tra l’altro) che piomba in casa dei suoi allievi anche in piena notte, pronta a consolarli e che si atteggia a prof-amica-mamma per fare esaltare il lato umano, come se non ci fossero altri mezzi per mettere in risalto la parte “umana” della professione dell’insegnante.

C’è un motivo in più per non apprezzare la fiction “Fuoriclasse”: è una rivisitazione, concepita per la media serialità (sono 6 puntate costituite da due episodi ciascuna), del vecchio film “La scuola“, in cui lo zampino di Starnone era più che evidente. E guardando la prima puntata della fiction con la Littizzetto mi sono anche resa conto che vi calza quasi a pennello (eccettuate le storie personali dei protagonisti, naturalmente) il famoso elenco sulla scuola che Domenico Starnone ha letto in diretta in una puntata della trasmissione di Fazio e Saviano “Vieni via con me”. Della serie: di originale e nuovo c’è ben poco.

CINZIA TH. TORRINI: LA SUA “TERRA” È “RIBELLE” E … OSCENA


L’ultima fiction della regista Cinzia Th. Torrini, che con “Terra ribelle” cerca di eguagliare l’enorme successo ottenuto con “Elisa di Rivombrosa”, è finita nell’occhio del ciclone. Il motivo? Scene di sesso esplicito e stupro, certamente non adatte ai minori. Ma, nonostante tutto, la Rai non ha provveduto a segnalare la fiction come non adatta ai bambini, contrassegnandola con il bollino rosso.
Be’, la scena dell’amplesso tra Jacopo e Luisa (regolarmente sposati, eh!) è stata, in effetti, molto esplicita e particolareggiata. Ma anche in “Elisa di Rivombrosa” abbiamo assistito a scene di sesso, solo che Vittoria Puccini, poveretta, deve avere la misura 0 di reggiseno, mentre l’attrice che interpreta Luisa (Sabrina Garciarena) ha sfoggiato una bella quarta, sulla cui naturalità è venuto qualche sospetto. Ma chi ha dimenticato, in “Elisa”, il bel lato B scultoreo di Alessandro Preziosi? Io no.

Tornando alle proteste, Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio Media del Moige, definisce lo spettacolo non adatto alla visione dei minori che come tale andava segnalato, cosa che invece la Rai non ha fatto, mostrando così una mancanza di attenzione al pubblico dei minori e delle famiglie. La Scala ha anche informato che sarà inviata una segnalazione agli organi competenti. Auspichiamo, quindi, -prosegue- provvedimenti adeguati da parte dei vertici Rai così da applicare concretamente quanto affermato dalla circolare del direttore generale Masi che stabiliva provvedimenti seri per l’infrazione della fascia protetta.

Prima di sbraitare tanto, io mi sarei chiesta: la fiction, al di là dei bollini, è uno spettacolo adatto ai bambini o comunque ai minori?
Vediamo di cosa si tratta: siamo in Maremma, alla fine dell’Ottocento. L’ambientazione appare quella di un western di casa nostra, con tanto di butteri al posto dei cow-boy. Nobili decaduti cedono ai ricatti degli zotici arricchiti che, seppur con i soldi, mantengono l’animo vile e pronto a tutto pur di accumulare ulteriori ricchezze. Pronti anche a calpestare i sentimenti. E poi il fenomeno del brigantaggio cui furono spinti, a quel tempo, uomini e donne senza lavoro e senza terra, visto che se l’erano portata via, il più delle volte con la forza, i “padroni”.
Le storie di due famiglie, una nobile ma decaduta e l’altra costituita dai nuovi ricchi, s’intrecciano, con un matrimonio combinato, un sordido patto tra i due sposi a danno della sorella di lei e del migliore amico di lui che si amano disperatamente. Ci sarà, poi, anche l’agnizione, la rivelazione che chiarirà molti dubbi allo spettatore, sempre pronto a godersi uno spettacolo fatto di donnine allegre, ubriaconi nelle taverne, al posto dei saloon, amori struggenti non consumati e violente passioni che tengono in bilico l’animo ribelle di gente senza scrupoli.

Di fronte a questo scenario (non ho ricostruito la trama perché la si può trovare in ogni dove) cosa potrebbe mai attirare l’attenzione dei più piccoli? Forse i cavalli e le evoluzioni dei butteri in groppa ad animali ribelli quanto i loro padroni.
Se poi parliamo dei più grandi, minorenni ma non bambini, di certo le ragazzine hanno un valido motivo per guardare “Terra ribelle”: la presenza, nel cast, dell’attore Rodrigo Guirao Diaz, idolo delle teenager in quanto interprete della fiction “Il mondo di Patty”. Di certo la sua partecipazione in “Terra ribelle” ha questo scopo: come avrebbe potuto, dunque, la Rai apporre il bollino rosso?

Al di là di tutte le polemiche e le censure, credo che gli adolescenti di oggi possano trovare ben di peggio sul web. Per i più piccoli ci sono pur sempre i genitori che dovrebbero valutare uno spettacolo televisivo come adatto o meno ai loro figli. Questo è, infatti, il significato del bollino giallo. Ma, poi, se parliamo di fasce protette, che dire dei talk show pomeridiani che hanno ormai sostituito la vecchia “TV dei Ragazzi”? Dedicati sempre più a casi di assassini e stupratori, in cui si raccontano le vicende con dovizia di particolari. Non sono forse spettacoli, questi sì, da bollino rosso? Eppure ce li dobbiamo sorbire quotidianamente.

Un’ultima osservazione: i programmi in prima serata iniziano sempre più tardi e terminano, quando va bene, alle 23 e 30. A quell’ora i bambini e i ragazzi non dovrebbero essere a letto? Sarà che appartengo alla generazione di quelli che, finito Carosello, dovevano andare a nanna senza tante discussioni, ma le rimostranze del Moige, almeno in questo caso, non le capisco proprio.

[fonte e foto: Il Corriere]

I BAMBINI FANNO O… DIENS


Guardare qualcosa di originale in Tv, di questi tempi, è diventato quasi impossibile: dai talk show pomeridiani e serali, alle fiction, ai programmi di intrattenimento le trasmissioni si assomigliano un po’ tutte. Clamoroso è, in particolare, il caso di due programmi che vedono come protagonisti dei bambini canterini che si rincorrono, nei palinsesti televisivi, sfidandosi a suon di audience (letto odiens, se volete, così si capisce il titolo del post!).

Di questo tipo di spettacolo ho già parlato altrove (QUI e QUI) e ribadisco che non mi piace. Non mi piace vedere la continua competizione cui sono costretti dei bambini, a volte molto piccoli, e degli adolescenti che si affacciano al mondo dello spettacolo con chissà quali aspettative. Sia la Clerici, che presenta “Ti lascio una canzone” su Rai 1, sia Gerry Scotti, che conduce “Io canto” su Canale 5, difendono i propri show asserendo che per i bambini si tratta, innanzitutto, di un gran divertimento. Io non ci credo. Dietro questi bambini così divertiti ci sono dei genitori che li spingono a mettere in luce il loro talento e, applaudendo dalla platea con tanto di lacrime agli occhi, coltivano l’intima speranza che il proprio pargolo ce la faccia perché è in assoluto il più bravo. Al confronto, Anna Magnani di “Bellissima” appare una dilettante.

Ma non bastavano, evidentemente, ben due trasmissioni clonate trasmesse in prima serata nell’arco della stessa settimana (fortunatamente non nella medesima giornata). No, non era sufficiente esibire i piccoli campioni alle prese con le gare canore. Da giovedì, infatti, parte lo show di Paolo Bonolis, “Chi ha incastrato Peter pan?”.
Nella trasmissione di Bonolis i bambini non devono dimostrare altra dote che la spontaneità. Almeno, così pare. Ma chi ha visto le passate edizioni, si sarà reso conto che anche in questo caso, benché non esista una gara tra i fanciullini, tutto sa di costruito. Come in “Io canto” e “Ti lascio una canzone” i concorrenti scimmiottano i grandi, nel modo di atteggiarsi e di vestirsi (senza parlare dei testi delle canzoni, per nulla adatti a dei bambini), in “Chi ha incastrato Peter Pan?” i piccoli protagonisti sono abilmente guidati a fare e dire ciò che viene loro suggerito. Ai limiti della decenza, talvolta. Mi vengono in mente, ad esempio, le domande rivolte dai piccoli intervistatori a Ilary Blasi, la dolce metà di Francesco Totti: decisamente maliziose. Troppo per essere farina del loro sacco.

Bonolis, tuttavia, garantisce che i bambini non recitano a copione: Siamo riusciti a trovare bambini spontanei e non bambini che recitano giocando a fare i bambini. Ma non è facile. La cultura dominante è quella dell’immagine, dell’apparire, e i bambini non sono esenti da questo gioco al massacro. Di conseguenza è più difficile rintracciarne di spontanei, dichiara a TV Sorrisi e Canzoni (numero 41/2010, pagina 15; si può leggere parzialmente l’intervista a questo LINK ).
A me, sinceramente, sembra che anche lui non sia esente dal gioco al massacro, di quella guerra all’audience in cui se perdi, ti cancellano il programma, E Bonolis questo non se lo può permettere. Quindi, si prepara pure lui a questa guerra il cui trofeo è costituito dalle percentuali di share, proprio in questo periodo, proprio in concomitanza con alte due trasmissioni animate da piccoli protagonisti.

Evidentemente sono i bambini a confezionare una trasmissione vincente. Scopro con piacere di essere nuovamente d’accordo con Alfonso Signorini, direttore di TV Sorrisi e Canzoni, che nel suo editoriale (LINK ), osserva: «facendo zapping in queste settimane mi sono accorto di quanti bambini ci siano in tv. Bambini canterini a «Io canto» e a «Ti lascio una canzone». Bambini attori, da «I Cesaroni» a «Ho sposato uno sbirro». Tra poco ci saranno anche i bambini involontari filosofi di ‘Chi ha incastrato Peter Pan?’. Strana considerazione: a una progressiva diminuzione del tasso delle nascite, assistiamo alla proliferazione del bambino come personaggio del piccolo schermo». Prosegue, quindi, la riflessione sulla mancanza di giovani conduttori e quasi per compensare questa lacuna, ecco che «in una tv di questo tipo i bambini rappresentano indubbiamente una ventata di aria fresca.».

Aria fresca, sì. Ma alla fine, con queste trasmissioni sempre uguali che si ripetono negli anni, mi sa che l’aria è anche un po’ fritta.
Io, sinceramente, sento la mancanza dei bei quiz del giovedì sera condotti dal mitico Mike Bongiorno. Ma oramai i quiz sono relegati al preserale e fanno da aperitivo. Mentre le trasmissioni delle Clerici, di Scotti e di Bonolis, venendo dopo cena, potrebbero essere considerate un digestivo. A me, però, fanno sentire il bisogno di un buon Alcaselzer.

I CESARONI BATTONO SANTORO E IL SUO ANNOZERO: QUANDO LA FICTION PREVALE SULLA POLITICA


Proprio ieri ho dedicato un post alla fiction più amata dagli Italiani: I Cesaroni. Oggi leggo su Affari Italiani.it che la famiglia della Garbatella, con i suoi problemi di relazione e le sue avventure al limite del paradosso, piace ancora agli Italiani, piace anche più della politica. La puntata di ieri ha, infatti, battuto in termini di audience il debutto della nuova edizione di Annozero, che pareva fosse destinata a non andare mai in onda dopo le “incomprensioni” intercorse tra la Rai e il conduttore Michele Santoro.

I Cesaroni hanno battuto pure Fini, protagonista negli ultimi mesi di una querelle infinita circa la proprietà della famosa casa a Montecarlo. Un dibattito che, stando alle premesse, sembrava destinato ad appassionare i fan di Santoro. E invece, evidentemente quelli de I Cesaroni sono di più.
Che la gente sia un po’ stufa dei dibattiti televisivi è possibilissimo. Quello che, invece, a molti sembra inverosimile è che ci si possa appassionare a delle fiction che, secondo alcuni, non rappresentano per nulla lo specchio della realtà e trasmettono un’idea falsata della vita quotidiana delle famiglie italiane.

Per cercare di capire meglio questo vero e proprio fenomeno televisivo, Affari Italiani. It ha rivolto alcune domande alla professoressa Maria Bettetini, docente di Estetica e Filosofia della Comunicazione all’università IULM di Milano.
Ad esempio, le è stato chiesto: «La televisione, il mondo dello spettacolo e dell’arte in generale, cosa rappresentano o per lo meno dovrebbero rappresentare?»
Rappresentano un mondo parallelo. – osserva la Bettetini – Non necessariamente falso, ma un mondo ‘altro’, in cui la realtà viene letta e proposta in base a scelte che di volta in volta possono essere di diversa natura: politica, tecnica, dettata dalle leggi dell’auditel. Come ogni rapporto estetico dovrebbe sempre presupporre un tacito accordo tra emittente e pubblico: questo sa, conosce e accetta di assistere e partecipare a quella ‘finzione’ che ne costituisce l’elemento caratterizzante.

Non sempre, però, finzione vuol dire “menzogna” e la Bettetini spiega che si può parlare di ‘immagini menzognere’ solo quando quelle immagini e il mondo artistico parallelo vogliono esser fatte passare per la realtà. Sta poi allo spettatore decifrare il messaggio che la fiction vuole trasmettere, senza considerarlo vero ma almeno verosimile. Quindi, conclude la professoressa, Una finzione nell’estetica è necessaria e non assume una connotazione morale, al contrario la menzogna esiste solo quando c’è inganno.
Questo concetto di tv ingannevole risale agli anni ’50 in cui si riteneva che la televisione fosse una finestra sul mondo. Ora, però, la questione è affrontata diversamente perché si è capito che la tv racconta una parte di mondo e la racconta in un certo modo. Dall’onestà di chi decide come raccontare dipende se essa possa aiutare o meno a capire il mondo reale.

La famiglia Cesaroni è, quindi, una sorta di paradigma della famiglia allargata, che non si può negare esista davvero e sia ormai molto diffusa. Le situazioni in cui i protagonisti sono calati, le dinamiche che si instaurano tra di loro, il modo in cui affrontano le problematiche della vita quotidiana sono, se non reali, almeno verosimili e certamente non ingannevoli. Anche Alessandro Manzoni, nella stesura dei Promessi Sposi, ha costruito una storia fittizia ma calata in un contesto storico reale, basandosi sul presupposto che la rappresentazione non reale ma verosimile possa evitare di trarre in inganno il lettore.

Insomma, quando guardiamo I Cesaroni sappiamo di assistere a delle avventure televisive e non ad una cronaca, intesa come rappresentazione reale e oggettiva di un fatto. E grazie alla bravura degli attori abbiamo l’impressione di essere lì con loro, di ridere, piangere, scherzare insieme a loro. Qualche volta rivediamo nella loro storia una parte della nostra storia personale ma questa immedesimazione è, ovviamente, temporanea, sappiamo che alla fine della puntata la finzione termina e rimane davanti agli occhi di tutti noi la nostra realtà che, forse, ci fa piangere di più e ridere di meno. Nessun inganno, nessun tentativo di influenzare la nostra mente, come accade, invece, quando si assiste ai dibattiti televisivi, specie quelli di Annozero.

Santoro è un grande affabulatore. Io preferisco la spontaneità un po’ rozza dei Cesaroni da cui mi sento meno ingannata.

MISS ITALIA 2010: IL PRINCIPE EMANUELE FILIBERTO E LA REGINA MILLY PRONTI PER L’ELEZIONE DELLA PIÙ BELLA


Premettto che non amo questo tipo di manifestazioni ma prendo atto che al pubblico piacciono e alle partecipanti giova non poco in pubblicità, anche se non vincono. A Miss Italia devono tutta la loro gratitudine donne dello spettacolo oggi affermate presentatrici, attrici, modelle, e anche qualche donna in carriera … politica.

C’è un motivo in più, quest’anno, per assistere alle tre serate della manifestazione che si svolge a Salsomaggiore Terme: la conduzione della signora della TV, Milly Carlucci -che ne era al timone già lo scorso anno- e la co-conduzione del principe più bello e più amato della Tv italiana, Emanuele Filiberto di Savoia. Su quest’ultimo e sulle sue capacità professionali preferisco non esprimermi. Tuttavia mi è simpatico e sinceramente non capisco tutte le polemiche che gli girano attorno. È un principe, è vero, appartiene ad una famiglia che, nel bene e nel male, ha regnato sull’Italia dall’alto del suo lignaggio. È una persona dal gradevole aspetto, ha una certa spigliatezza comunicativa, anche se il congiuntivo non è il suo forte (ma sta migliorando!), d’altra parte è vissuto la maggior parte della sua vita in esilio e la sua madre lingua è il francese.
Emanule Filiberto è un principe senza regno e senza corona: perché mai non dovrebbe essergli lecito porre sul capo la corona scintillante ad una reginetta di bellezza? Ognuno ha le consolazioni che si sceglie, in fondo.

Milly è la vera regina dello show, potremmo chiamarla “regina madre”. Lei è un pilastro della Tv di Stato e, anche se le polemiche sulla passata edizione del suo “Ballando con le stelle” non sono mancate, la sua bravura, la sua energia, la sua classe e il suo impegno indefesso in tutto ciò che fa sono innegabili. Sono certa che, come già accaduto lo scorso anno, saprà essere un’ottima padrona di casa e un punto di riferimento per le sessanta giovani ragazze che aspirano al titolo di Miss Italia 2010.

Non so se avrò la costanza di guardare tutte le serate o se mi limiterò, come accade ogni anno, a seguire gli ultimi istanti che precedono l’elezione della vincitrice. Tuttavia, non mancherò di fare il tifo per le due ragazze friulane che saranno presenti stasera a Salsomaggiore Terme: Martina Floreani e Carol Beltram.

Martina Floreani (numero 22), miss Friuli Venezia Giulia 2010, è alta 1 metro e 73 centimetri, pesa 54 kg e le sue misure (chissà perché ancora le scrivono!) sono 91-62-78. Nata il 17 marzo 1990, abita a Faugnacco di Martignacco e frequenta il primo anno di Economia e Commercio Internazionale all’Università degli Studi di Trieste. Non è nuova ai concorsi di bellezza: due anni fa ha vinto il concorso nazionale per un volto per fotomodella ad Amalfi. Non è dato saper se sia fidanzata o single. (per leggere l’intervista rilasciata a Udine20.it clicca QUI)


Carol Beltram (numero 9) è nata a Gorizia diciotto anni fa e risiede a Capriva del Friuli. Eletta Miss Liabel F.V.G., lavora in uno studio dentistico ma aspira a diventare attrice. Da due anni è fidanzata con Marco. (per leggere l’intervista al fidanzato di Carol clicca QUI; per l’intervista rilasciata a Udine20.it clicca QUI)

Alle due friulane non resta che fare un grosso in bocca al lupo e che vinca la migliore. Ma se nessuna delle due avrà la corona di reginetta, non si disperino: a volte sono più fortunate le escluse, basta che qualcuno le noti.

DAI BAMBINI DI “TI LASCIO UNA CANZONE” ALLE “VELONE”: ESTREMI GENERAZIONALI IN TV

Lo dico subito, senza tanti giri di parole: sono contraria all’esibizione dei bambini, o comunque minori, in Tv. Sia che cantino sia che ballino. Da “Ti lascio una canzone”, passando per “Io canto”, che poi ne è un clone, e arrivando alla gara nella gara di “Ballando con le stelline”, non trovo né spettacolare né educativo fare esibire i bambini o i ragazzini in trasmissioni serali di intrattenimento.

Una volta c’era lo Zecchino d’oro, solo lui, e andava in onda nel pomeriggio per un pubblico prevalentemente di giovanissimi. I bambini che concorrevano per la canzone più bella (non dimentichiamo che non erano mai i bambini a vincere) erano spesso piccolissimi e incoscienti. Non miravano al successo anche se forse un po’ le loro famiglie ci speravano; prova ne sia che dei bambini che hanno partecipato, e in qualche caso ottenuto la vittoria, allo Zecchino d’oro pochi sono noti. L’unica di cui mi ricordi è Cristina D’Avena che poi si è fossilizzata nel genere e non ha saputo o potuto percorrere altre strade.
La trasmissione dell’Antoniano c’è sempre, ovvio, ma non la seguo da molto tempo. Non so, quindi, quale sia il clima che si respira e quanto i bimbi siano coscienti di ciò che fanno. Spero continui ad essere per loro, come per le centinaia di bimbi che li hanno preceduti, sempre e solo un gioco che come tutti quelli belli, deve durar poco.

Ma partecipare al programma della Clerici e di Scotti è un’altra cosa: tutti bravi, naturalmente, tutti applauditi dal pubblico ma soprattutto dai genitori che tifano per i propri figli e sperano di vederli un giorno cantare nei migliori teatri e stadi del mondo. Per carità, non c’è nulla di male nel nutrire delle ambizioni per i propri pargoli talentuosi, ma questo spettacolarizzare l’infanzia non mi piace e ritengo sia scarsamente educativo. È inevitabile che questi cantanti in erba si creino delle aspettative esattamente come quei ragazzini che giocano a calcio e sognano di diventare Totti: loro, però, non vengono esibiti in Tv e la loro bravura può essere apprezzata solo da chi fa parte di quel mondo.

La televisione, invece, è nelle case di tutti. Quanti bambini dotati dal punto di vista canoro staranno già sognando di partecipare alla prossima edizione del programma? Quanti genitori si staranno già preparando per farli partecipare al casting? A proposito, quelle poche volte che ho visto qualche spezzone di “Io canto” o “Ti lascio una canzone”, ho avuto l’impressione di assistere al casting per “Amici”: già mi chiedo, specie quando sento cantare i più grandicelli, quante edizioni del programma di Maria De Filippi dovrò aspettare per vederli nella scuola di talenti più famosa d’Italia.

Ogni età ha le sue prerogative: ai bambini dev’essere lasciato il tempo di giocare, di crescere confrontandosi con i coetanei ma senza creare delle pericolose rivalità. Anche se poi vediamo tutti i partecipanti abbracciati e felici per la vittoria degli altri, la competizione è competizione e la mancata vittoria lascia sempre un sapore amaro in bocca. Non bisogna farli crescere con l’idea che devono essere i più bravi e ottenere un premio per dimostrare il proprio valore. La competizione esasperata già caratterizza la vita delle nuove generazioni: a scuola, nello sport … ora anche nelle trasmissioni televisive. È un impegno troppo alto e si rischia di vedere bambini stressati, grazie al carico di responsabilità, già a otto anni.

All’estremo opposto, ci sono i nonni. Le persone anziane sono, nella nostra società spesso tutt’altro che edificante, le depositarie delle tradizioni e dei valori che troppo spesso finiscono nel dimenticatoio. Devono essere un esempio per i più giovani, affinché essi possano, attraverso l’imitazione, crescere sani e moralmente integri. Ma quando vediamo in Tv degli esempi esattamente contrari al compito che dovrebbe essere affidato alle persone di una certa età, non ci resta che … piangere.
È il caso dell’annunciato programma di Antonio Ricci, che ci intratterrà presumibilmente e sfortunatamente per tutta l’estate, “Velone”. Da qualche anno non se n’era più sentito parlare e ne ero felice. Non ho mai avuto la costanza di seguire il programma di Ricci tutte le sere, ma quel che ho visto mi è bastato per farmi un’idea.
Oggi come oggi, è vero, le generazioni di over60 invecchiano meglio e resistono agli acciacchi dell’età sfoderando uno spirito invidiabile. Ma che cosa spingerà mai delle arzille vecchiette, spesso tutt’altro che “ben conservate”, ad esibirsi sul palco di “Velone” in improbabili siparietti, improvvisati spesso pur senza avere “arte né parte”? Forse lo spirito della competizione, lo stesso che anima i “loro” nipoti? Forse. O magari la voglia di sentirsi vive, non fossilizzate nel ruolo di casalinghe attempate, una volta raggiunta l’età della pensione? Magari. Può essere l’incapacità di accettare un degrado fisico cui nessun intervento di chirurgia estetica può porre rimedio e quindi riderci su? Può essere.

La molla che spinge le arzille vecchiette a mettersi in mostra davanti a milioni di telespettatori potrebbe essere semplicemente costituita dall’esibizionismo. Ma possiamo credere che siano tutte così esibizioniste, anche quando non hanno davvero nulla da esibire? No, non lo possiamo credere. E allora non c’è che una risposta: la molla è solo la magra pensione di cui dispongono e la speranza di arrotondare in qualche modo le misere entrate. Lo spot che in queste settimane annuncia la prossima messa in onda del programma ne è la conferma: la vincitrice dell’ultima edizione, ripresa nella sua cucina, forse recentemente acquistata proprio grazie al premio ottenuto, in cui è ritornata a rinchiudersi, cenerentola attempata e senza principe azzurro, invita le sue coetanee a partecipare dicendo apertamente che con i soldi “guadagnati” ha messo a posto le sue “cosette” .

“Velone” è la dimostrazione di quanto sia a volte difficile “tirare a campare” per i nostri vecchi. Purtroppo, però, non è un programma in cui si faccia di necessità virtù. Perché mettere in mostra rughe, doppi menti, pance prominenti, gambotte ben tornite o al contrario magre come manici di scopa, capelli bianchi che spesso contrastano con l’abbigliamento non proprio consono all’età? Perché, invece, non creare un programma in cui vengano messe in risalto delle vere doti, o quantomeno dignitose, dell’età d’argento? Chessò, l’esibizione di ex attrici o ex cantanti, la cui fama non è mai stata tale da poter essere conosciute da tutti, o di chi ha l’hobby della pittura, della scultura o della ceramica? Perché non mettere in mostra delle abilità ormai fuori moda ma che potrebbero essere d’insegnamento per le nuove generazioni, come il ricamo, ad esempio?

Non ho nulla contro la gara in sé e nemmeno contro il premio finale. Duecentocinquantamila euro non solo fanno gola ma fanno comodo a tutte. Ma non vorrei vedere uno spettacolo così degradante che non è lo specchio della realtà: per fortuna la maggior parte delle nostre nonne e bisnonne sono diverse e non hanno nulla da mettere in mostra soprattutto perché una dote in particolare è la negazione stessa dell’esibizionismo: l’umiltà.

Ma se il pubblico vuole vedere le “velone”, evidentemente sono io a sbagliare. Suggerisco, quindi, ad Antonio Ricci di creare una serie televisiva che si adatterebbe perfettamente alla situazione attuale: “Le pensionate disperate”.