L’IMPROBABILE SEXY PROF DI LATINO BELEN E L’ANCOR PIÙ IMPROBABILE PADRE GALLETTO DE SICA

telefonoLa pubblicità è l’anima del commercio, lo sappiamo. Uno spot dovrebbe, in teoria, presentare il prodotto in modo accattivante per indurre il consumatore ad acquistarlo. In gergo si chiama, anche, “persuasione occulta”. Infatti, quando andiamo al supermercato, ad esempio, mentre con il carrello percorriamo i corridoi immersi tra le scaffalature che contengono ogni ben di dio, è inevitabile che ci frulli nella mente il jingle o la scenetta che rimandano alla pubblicità di un dato prodotto. Fin qui, nulla di nuovo. Ma stiamo parlando di prodotti di consumo, quelli di cui potremmo fare benissimo a meno, che, tuttavia, acquistiamo con la certezza che poi il conto sarà più salato ma nello stesso tempo avremo approfittato delle “superofferte” che altro non sono che un’altra “persuasione” molto meno occulta della pubblicità stessa.

Ma nella vita di tutti i giorni non andiamo solo a fare la spesa. Oltre che lo stomaco, riempiamo la casa di oggetti “tecnologicamente avanzati” di cui potremmo fare benissimo a meno perché, in quel caso, lo stomaco non li reclamerebbe. Quelli sì che son soldi spesi inutilmente.
Cellulari, p.c. e internet fanno parte della nostra vita anche se non ce li mangiamo. Anche se non sono indispensabili -o quanto meno, non è indispensabile cambiarli spesso- si dà il caso che in Italia l’acquisto dei prodotti elencati sia spropositato: nella mia famiglia, solo per fare un esempio, ognuno ha il suo cellulare e il suo pc, non solo, nel cassetto giacciono almeno otto cellulari vecchi, perfettamente funzionanti, che sono stati messi in pensione solo perché non più tanto di moda (almeno quelli dei miei figli). Per ogni telefonino “funzionante” c’è un contratto con il gestore telefonico che ciascuno di noi preferisce. Ma si dà il caso, ancora una volta, che non appena uno sceglie la tariffa più conveniente, ne esce fuori subito un’altra ancora più economica. Che fare? Io personalmente mi tengo la tariffa che ho scelto nel lontano 1998… mai cambiata. Sono scema? Forse sì, ma sono soprattutto pigra e poi, onestamente, sono una che dalla pubblicità non si fa proprio prendere. Per me gli spot televisivi hanno solo un effetto soporifero: infatti, mentre sto guardando un film o una fiction alla TV, regolarmente mi addormento durante le interruzioni pubblicitarie.

Detto questo, se gli spot non influenzano più che tanto i miei acquisti, li osservo attentamente –sempre che rimanga sveglia- e li analizzo, anche perché immagini e testi sono a tutti gli effetti dei messaggi che vanno studiati. Alla fine dell’analisi, mi convinco che, al di là della bravura dei copywriter, quasi tutti sono molto ma molto scemi.
Ed eccomi arrivata all’argomento principale del mio post: l’ultimo spot della Tim che, pubblicizzando una delle tante tariffe superconvenienti, mette in scena un improbabile quadretto “scolastico” con protagonisti una sexy prof di Latino, Belen Rodriguez e un papà galletto, tanto per non smentire la fama degli uomini italiani, Christian De Sica. Bene, la scenetta, per me che sono una prof, per giunta di Latino, e ho a che fare quasi quotidianamente con i genitori dei miei allievi, è a dir poco idiota. Vi spiego perché.

In primo luogo, se esistono, com’è ovvio, delle giovani insegnanti di Latino anche avvenenti, il cliché rimane, nell’immaginario collettivo, quello di una docente di mezza età, un po’ appesantita dalla menopausa, con gli occhialini da presbite perennemente attaccati alla catenella che poggia sul seno a volte un po’ cadente, quando non stanno sul naso, e la matita a due colori, rosso e blu, pronta a deturpare le “splendide” prove degli allievi. Sarei un po’ troppo severa con me stessa se mi identificassi totalmente nel ritratto appena fatto, ma devo dire che alcune delle caratteristiche descritte già ce l’ho, ahimè! Però anch’io sono stata una giovane, anzi giovanissima, insegnante e anche un po’ avvenente. Il fatto è che mentre ora cerco in tutti i modi di allontanarmi dal cliché sopradescritto, cosciente del fatto che mi ci sto tuffando dentro anche se involontariamente, allora mi sforzavo di apparire meno giovane e carina perché mi pareva che fosse l’unico modo per essere “credibile”. Non potete immaginare quante volte ho sentito, pronunciata dal solito genitore ipercritico e un po’ diffidente anche senza motivo, la frase “Lei è così giovane …”. E devo dire che tale frase l’ho sentita fino a pochi anni fa, fortunatamente. Evidentemente m sto avviando irrimediabilmente verso il cliché di cui sopra oppure sono i genitori ad essere un po’ cambiati. Spero sia valida la seconda ipotesi.

Quando avevo l’età di Belen, se un papà mi si fosse presentato dicendo “pater istruitus filius purem” non mi sarei sottratta al colloquio, in quanto i rapporti con le famiglie rientrano nella funzione docente quindi non se ne può fare a meno, ma se poi mi avesse chiesto il numero di telefono (allora il cellulare non esisteva!) probabilmente l’avrei mandato dal preside (allora si chiamava così, non Dirigente Scolastico come adesso). Credo che ciò valga tuttoggi per le giovani prof, di Latino e non.
Ciò non toglie che a volte anch’io ho avuto l’impressione che qualche papà fosse più interessato alla mia persona piuttosto che a ciò che avevo da comunicare sul profitto del figlio. Ma mai nessuno mi ha, come si suol dire, spogliato con gli occhi. A parte, forse, un padre che, avendo per una volta mandato al colloquio la moglie, non s’è più fatto vivo. La signora, infatti, quando mi ha vista si è affrettata a dirmi: “Adesso capisco perché mio marito, che di solito manda me ai colloqui, si è sempre preso dei permessi dal lavoro per venire a parlare con Lei!”. Non l’ha detto, ma di sicuro l’ha pensato: “non lo mando più”. E così è stato. Insomma, anch’io ho avuto, per una volta, la mia bella soddisfazione, e che soddisfazione! Non c’è cosa più gratificante, per una donna, del suscitare la gelosia in un’altra donna. Altro che Belen e la sua … perifrastica!