23 gennaio 2011

CASO RUBY: LETTERA APERTA DEL PDL IN DIFESA DI SILVIO BERLUSCONI

Posted in attualità, Legge, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , a 9:47 am di marisamoles


Sul Ruby-gate – come è stato battezzato il caso riguardante il presunto sfruttamento della prostituzione minorile da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di alcuni suoi “amici” e conoscenti – non ho voglia di parlare. Attendo i fatti.
Da telespettatrice e da lettrice dei quotidiani, però, sono profondamente indignata dall’esagerata trattazione di questo caso, spesso con articoli e servizi ripetitivi fino alla noia, a scapito di notizie “serie”, o comunque concernenti fatti accaduti, su cui non è richiesto un giudizio ma solo l’umana pietà. Mi riferisco, ad esempio, al lutto che ha colpito gli Alpini italiani con la morte di Luca Sanna in Afghanistan, oppure quello che ha colpito la comunità ebraica con la scomparsa di Tullia Zevi. Senza contare le notizie economiche o sociali, come quella che riguarda il livello di disoccupazione dei giovani italiani. Tutto passa in secondo piano perché Berlusconi è al centro dell’attenzione degli Italiani, nel bene e nel male. Perché del premier si occupano gli “amici” e i “nemici”. E nessuno, forse, si rende conto che è esattamente quello che lui vuole: essere al centro dell’attenzione mediatica.

Non ho voglia di parlarne, ho detto. E infatti mi limito a segnalare una lettera aperta che alcuni esponenti del PdL (Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi) hanno inviato al quotidiano cattolico L’Avvenire, che l’ha pubblicata. Non è uno scritto in cui si difende a spada tratta Berlusconi, piuttosto un invito ad attendere gli sviluppi del caso giudiziario, senza lasciarsi condizionare da facili conclusioni e da giudizi morali suggeriti, anche troppo palesemente, dai media.

Inizia così la lettera:

Cari amici,
in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’è il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’è di mezzo il presidente Berlusconi
.

E continua così:

Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia però veramente giusta, che segua regole certe, assicuri l’inviolabilità dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialità del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale.

Per poi concludersi con queste parole:

Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verità e alla giustizia.

Io non ho altro da aggiungere.

[l’immagine è tratta da questo sito]

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22 gennaio 2010

PROSTITUTA A TREDICI ANNI PER UNA RICARICA TELEFONICA

Posted in adolescenti, adolescenza, cronaca, famiglia, figli, violenza sessuale tagged , , , , , , , a 6:10 pm di marisamoles

Triste storia quella raccontata da Il Piccolo, quotidiano di Trieste. Triste ma già sentita, purtroppo. Altrove qualcosa di simile è successo, un po’ di tempo fa. Ma leggere che una ragazzina di tredici anni si prostituiva per una ricarica telefonica o un pacchetto di sigarette, fa male al cuore. Soprattutto quello di una mamma come me.

È una vicenda che non merita parole di condanna, solo pietà. Perché se è facile puntare il dito contro le famiglie che non si curano dei figli, magari dicendo “gli sta bene”, come se una prostituta tredicenne avesse bisogno di giudizi e la sua famiglia di una punizione esemplare, certe storie di degrado devono far riflettere. Nessun male viene dal nulla; c’è quasi un sostrato maligno in storie come questa. E infatti, leggendo l’articolo di Claudio Ernè si scopre che la ragazzina aveva iniziato a subire violenze sessuali già a sette anni, da parte di persone cui era affidata dai genitori che non sapevano a chi lasciarla, dovendo assentarsi da casa l’intera giornata per lavorare. In questi casi due sono le possibili reazioni: subire in silenzio, rimanendo traumatizzati al punto da non voler o poter denunciare il sopruso, oppure crescere e credere che quella sia la normalità.

È vero, la tredicenne, autonomamente avviatasi alla vendita di sé, attraverso degli annunci su Internet in cui si fingeva adulta, era consapevole di ciò che faceva e smaliziata a tal punto da vestirsi e truccarsi in modo da sembrare più “vecchia”, mentire sulla sua vera età, chiedere compensi esosi (fino alle 100 euro a prestazione) per poi accontentarsi anche di una ricarica telefonica, una volta compreso che quella cifra non l’avrebbe mai ottenuta. Tuttavia, c’è chi il sesso con lei lo pagava anche 50 euro, come ammette uno dei tre arrestati, un operaio extracomunitario venticinquenne.

Nel carcere del Coroneo si trova rinchiuso il vero carnefice, colui che aveva iniziato ad abusare della giovanissima lolita già sei anni fa. Lui non ha scuse, non può dire che lei gli sembrava più “vecchia”, come hanno cercato di giustificarsi gli altri due. Quest’uomo, sessantacinquenne, era consapevole di violentare una bambina di sette anni e non può certo sottrarsi all’incriminazione, se non per pedofilia, per “abuso di minore”. Tuttavia, nessuna pena può davvero considerarsi equa per un orrore come questo.

L’indagine, condotta dal pm Massimo De Bortoli, ha fatto luce sul degrado di certe realtà familiari, specie quelle in cui vivono bambini abbandonati a se stessi. Il lupo cattivo, quello delle fiabe, non fa più paura. Nemmeno i nuovi “orchi” che non mangiano i bambini ma violentano le bambine. E Internet, in queste fiabe moderne, è quella “rete” in cui qualcuno cade per caso, molti, invece, si lasciano imprigionare dalle sue maglie fittissime che non lasciano scampo, senza rendersi conto che i bambini e gli adolescenti hanno ancora bisogno di credere ai lupi e agli orchi, perché qualcuno verrà comunque a salvarli in tempo.

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