PROTOCOLLO RISPETTATO PER LA MORTE DI ELUANA ENGLARO

La perizia medico-legale, riguardante gli accertamenti sulle modalità con cui si è proceduto alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione ad Eluana, depositata alla Procura di Udine , non contiene né sorprese né novità di rilievo: la giovane donna, morta a Udine il 9 febbraio 2009 dopo aver vissuto per diciassette anni in uno stato di coma persistente, è stata accompagnata alla fine dei suoi giorni in modo regolare. In altre parole, il protocollo che il padre, Bebbino Englaro, aveva elaborato attraverso i suoi legali, avvocati Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, è stato rigorosamente seguito dall’equipe medica, diretta dl professor Amato De Monte, che ha assistito fino all’ultimo la giovane ricoverata presso la casa di riposo “La quiete” di Udine.

Vale la pena ricordare che il comportamento professionale di De Monte era stato fin da subito oggetto d’indagine da parte dell’Ordine di Medici di Udine che, tuttavia, non aveva rilevato alcuna scorrettezza. In seguito, sempre il professor De Monte, la sua equipe e lo stesso Beppino Englaro erano stati indagati – e lo sono tuttora, in quanto le indagini non sono concluse – dalla Procura del capoluogo friulano per “omicidio volontario”. Ciò, a detta della Procura stessa, si configurerebbe come atto dovuto a seguito dei numerosi esposti giunti al magistrato competente da parte di singoli cittadini o associazioni che hanno interpretato il gesto dell’Englaro, quello di procurare la morte alla figlia in stato vegetativo, come un vero e proprio omicidio. Tutto ciò, nonostante la Corte d’Appello di Milano, in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione depositata nell’ottobre 2008, abbia dato piena facoltà al papà di Eluana di procedere alla sospensione dell’alimentazione e idratazione alla giovane figlia.

La controrisposta di Englaro è stata la minaccia di querele nei confronti di quanti l’hanno ingiuriato attraverso tutti i mezzi informativi, web compreso. Una sorta di civil action, come l’hanno chiamata i legali della famiglia, sul modello americano che, se dovesse andare a buon fine, frutterebbe un bel po’ di milioni di euro da utilizzare per l’associazione “Per Eluana”, nel frattempo fondata da Beppino, e per finanziare la battaglia sul testamento biologico. Viste le proposte fatte a questo riguardo dal Parlamento, che escluderebbe la possibilità di interrompere la nutrizione al malato grave, la battaglia in effetti si prospetta alquanto dura.

Tornando alla perizia medico-legale, affidata dal procuratore di Udine Antonio Biancardi al dottor Gastone Zanette, ricercatore di Anestesiologia e Rianimazione dell’università di Padova e al professor Enrico Facco, essa non mette in dubbio la regolarità delle procedure attuate dall’equipe di De Monte ed esclude che la morte di Eluana sia stata in qualche modo accelerata. D’altra parte, le condizioni della giovane erano peggiorate già nella giornata di domenica 8 febbraio, lo stesso giorno in cui al suo capezzale era stata ammessa la giornalista del TG3 del Friuli Venezia – Giulia, Marinella Chirico, che aveva testimoniato quanto fossero penose le condizioni della paziente ormai in fin di vita.
Nella perizia si legge, inoltre, che la “somministrazione degli attuali farmaci sedativi non può essere ritenuta causa o concausa della incapacità di alimentazione naturale di Eluana Englaro”, come sostenuto in alcuni esposti. Al contrario, il trattamento farmacologico “rientra nei compiti del personale che assiste la paziente durante l’attuazione del processo di interruzione”. È stata, inoltre, fatta una prova sulla capacità di Eluana di deglutire, somministrando alla giovane mezzo cucchiaino di acqua naturale; la reazione, un forte accesso di tosse, ha confermato che la ragazza non era in grado di alimentarsi in modo naturale cosa che, tra l’altro, avrebbe evitato l’utilizzo del sondino nasogastrico.

Ogni dubbio, dunque, è stato fugato: la perizia scagiona De Monte poiché, come si legge nel documento, «non esiste alcun elemento che possa dare adito a dubbi relativi a ipotetiche inottemperanze nella condotta del personale che ha assistito Eluana Englaro negli ultimi giorni della vita, che si è spenta in modo silenzioso e senza apparenti segni di sofferenza».

Un capitolo chiuso, per ora. Rimane da attendere i risultati della lunga e minuziosa indagine che la Procura di Udine sta effettuando su Englaro e l’equipe medica, indagine che potrebbe concludersi con l’archiviazione del caso, visti anche gli esiti della perizia medico – legale. Almeno, questa è la speranza che personalmente nutro perché, qualunque sia il giudizio che su Englaro ognuno di noi possa avere, rimane il fatto che sia un uomo che ha sofferto e continua a soffrire e, soprattutto, dalla Legge ha sempre qualcosa da aspettarsi, visti gli anni di iter legale già passati per “rendere giustizia” alla sua Eluana.

[fonte principale: messaggeroveneto.it, articolo non firmato del 16 aprile 2009]

BEPPINO ENGLARO QUERELA CHI L’HA CHIAMATO “ASSASSINO”

beppino englaroLa pazienza ha un limite. Era evidente che prima o poi anche quella di Beppino Englaro dovesse finire. Sulla vicenda di Eluana, sulla sua giusta o ingiusta fine aveva chiesto, implorato il silenzio senza essere ascoltato e aveva promesso di tacere. E infatti ha dato voce ai suoi avvocati che annunciano querele su querele, per calunnia e diffamazione, senza guardare in faccia nessuno, né prelati, né politici, né associazioni di sorta. Non solo a titolo personale, per giunta, ma anche a nome di tutti coloro che hanno accompagnato Eluana nell’ultimo viaggio, medici e personale paramedico, ora indagati per omicidio volontario grazie ai numerosi esposti giunti alla Procura di Udine.

Ma anche Beppino avrà una sua associazione, nel nome di Eluana, ed è proprio a quella che ha intenzione di devolvere i soldi che otterrà dal risarcimento richiesto per i danni subiti. Una civil action sullo stile americano, come chiarisce l’avvocato Massimiliano Campeis, figlio del noto Giorgio, che colpirà molte persone, tutte quelle che in vari modi, in varie forme con diversi mezzi hanno diffamato la famiglia Englaro. “Tutti i soldi che riceveremo per i danni subiti dal signor Englaro e dal primario Amato De Monte – spiega l’avvocato – saranno trasferiti all’associazione ‘Per Eluana, che sta per nascere”. I fondi sarebbero stimati in parecchi milioni di euro che attraverso l’associazione finanzieranno anche la lotta per ottenere una giusta legge sul Testamento Biologico, ipotizzando anche la proposta di un referendum qualora il Parlamento dovesse avvallare la richiesta già avanzata dalla maggioranza di non ammettere lo stop all’alimentazione e idratazione. L’idea dei legali di Englaro è quella di un “meccanismo di legittimazione congiunta” utilizzato negli Stati Uniti e colpirà chiunque abbia, anche in forma anonima o utilizzando un nickname, diffamato Beppino sul web. Senza dimenticare, ovviamente, tutti gli esposti che saranno debitamente esaminati.

Pare una guerra, dunque. Lo studio legale rende noto che “le prime raccomandate sono già state spedite: si tratta di diffide preventive a vendere case e beni fino a quando il giudice non avrà deciso”. Insomma, sembra che facciano sul serio.

Nei numerosi articoli che ho scritto sul caso di Eluana ho sempre difeso le ragioni di Beppino, sottolineando che nessuno può permettersi di giudicarlo. Mi sono scontrata con tanti commentatori che hanno chiamato “omicidio” la morte della giovane donna, sono stata accusata di prendere le difese di un assassino. Ora quei commentatori devono fare attenzione: non ho alcuna intenzione di cancellare i commenti e si sa che per degli esperti informatici il web non ha segreti …

[fonte principale Messaggero Veneto]

AGGIORNAMENTO del 7 SETTEMBRE 2009 – LA PROCURA DI LECCO INDAGA

Ha mantenuto la promessa il signor Englaro: grazie all’instancabile lavoro dell’avvocato Campeis che negli ultimi sette mesi ha “sfogliato” migliaia di siti e blogs, alla fine già una trentina sono gli indagati dalla procura di Lecco.
Ne dà notizia il quotidiano friulano Messaggero Veneto, dove, tra le altre cose, si legge:

Da quanto appreso, tra le trentina di responsabili di siti e bolg ci sono anche esponenti del mondo cattolico. Tra le persone denunciate e sulle quali si sta indagando, inoltre, c’è anche il responsabile del Movimento politico cattolico “Azione e tradizione”, Gianvito Armenise, come reso noto dall’ufficio stampa dello stesso movimento. Al momento non sono trapelati altri nomi e quindi non è nemmeno possibile sapere se tra gli indagati ci siano anche friulani, perchè, come detto, è la Procura di Lecco a portare avanti le indagini e sarà il Pm a dover individuare tutti gli autori degli articoli incriminati e riportati nell’esposto, compresi quelli “nascosti” da pesudonimi.