Finché c’è inchiostro nel calamaio

Che dire? Penso che, anche se non sono una giornalista (ma in gioventù c’è stato un periodo in cui mi ero fissata con la scuola di giornalismo ad Urbino), non vorrei mai guarire dal mal d’inchiostro. 🙂

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Scrivere dev’essere proprio una malattia. Chissà quanti trilioni di parole ho scritto da quando sono nato: certamente ho cominciato da molto giovane e ancora non ho smesso. Ho scritto articoli a migliaia, post su decine di blog, note sui social network, risposte a interviste e poi prefazioni, dediche, pensieri, una mezza sceneggiatura e sei libri. Per arrivare al settimo ne ho cominciati almeno altri due, poi accantonati (temporaneamente) e abbozzati altrettanti. E adesso che finalmente ho un progetto editoriale preciso (nel senso che almeno ho finalmente scelto l’argomento, rigorosamente riservato non foss’altro che per scaramanzia) per rilassarmi cosa faccio? Scrivo, naturalmente. Se non scrivo libri, insomma scrivo dei libri. Mi rendo conto di essere irrecuperabile, ma non ho alcuna intenzione di guarire. Ho scritto a penna (biro, stilo, roller), a matita, a macchina, con il computer. Ho scritto su taccuini di tutti i tipi (ho la fissa), fogliacci, bigliettini, sui…

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Il destino non esiste: dipende da noi

Il ragionamento non fa una piega. Una buona riflessione d’inizio anno.
Grazie, Pino!

La Torre di Babele

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Tanto tempo fa, ho partecipato a una serata buddhista. E ho imparato il principio fondamentale della loro filosofia. In sostanza, i buddhisti sostengono che non esiste il fato, ma che ognuno di noi è protagonista del suo destino: credo che fondamentalmente abbiano ragione. Siccome il web è terreno fertile per gli equivoci, spiego. Se sono tollerante, cioè se il mio approccio è di tolleranza, non potrò che riceverne altrettanta. Se sono aggressivo, non posso che ricevere in cambio aggressività. La generosità può provocare lo stesso spirito, così come l’avarizia. Se sono violento intorno a me non potrò che trovare violenza. Lo stesso vale generalmente per tutti gli altri comportamenti. Insomma, siamo noi e soltanto noi che indichiamo la via del rapporto, quindi del destino. Ecco perché continuo ad essere un profondo sostenitore del sorriso. La chiave di un mondo migliore.

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Falcone lo ricordo così, con il sorriso

Per commemorare Giovanni Falcone lascio la parola a Pino Scaccia che, molto meglio di quanto potrei fare io, ci lascia un ricordo di questo grande uomo che non temeva nulla e nessuno.
Voglio solo ricordare una sua frase: “La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà una fine”.
Mi chiedo solo: quando?

La Torre di Babele

Il giorno di Capaci stavo a Mosca. Ricordo che fu uno choc anche per i russi: la notizia ebbe ampio risalto. Con Falcone avevo fatto appena in tempo ad avere un minimo di rapporto. Dopo averlo inutilmente inseguito a Palermo, me l’ero ritrovato faccia a faccia a Oslo. Era il principale relatore in un convegno sulla droga e non mi lasciai sfuggire l’occasione rara di intervistarlo. Mi colpì di lui la pacatezza. Parlava piano, guardandomi negli occhi, ma ogni parola era un macigno. In due minuti mi regalò un’analisi lucida e concreta sulla piovra. Aveva idee chiarissime e il coraggio per portarle avanti. Come hanno ricordato anche all’Fbi fu il primo a intuire, molto prima della globalizzazione, che la lotta al crimine doveva essere universale, senza confini. Era sicuramente un passo avanti tutti gli altri, forse perché veniva dalla Kalsa, un quartiere dove non era facile scegliere da che parte…

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La Torre di Babele

Vabbè che sono professori, ma adesso con tutte queste lezioni cominciano a stufare. Il premier Monti accusa la monotonia del posto fisso, il ministro dell’interno Cancellieri rimbrotta i mammoni, quello del welfare Fornero (la signora dalla lacrima facile) rincara la dose mentre il suo vice Martone  parla di sfigati. Questi poveri giovani che sono disoccupati uno su tre insomma oltre al danno devono subire anche gli sberleffi. Intanto non è vero che ambiscono al posto fisso perchè il massimo oggi come oggi è di accedere a un impiego precario (forse non sa il super professore che la monotonia è la disoccupazione: provi a chiederlo ai suoi amici banchieri).  Poi scopri nello specifico che Martone non digerisce gli sfigati perchè uno con lo stellone come lui è più unico che raro, ma soprattutto che la Fornero ha una figlia, Silvia, che ha addirittura due posti fissi, mica uno. E dove? Nell’università…

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GIORNALISTI CORAGGIOSI


Cerco di tenermi alla larga dalle notizie che mi riempiono d’angoscia. Le leggo, beninteso, ma preferisco non parlarne. Mi spaventa tutto ciò che sta succedendo in alcuni Paesi dell’Africa Mediterranea: prima in Egitto, ora in Libia. Leggo sui giornali le cronache della rivolta quasi senza rendermi conto che dietro le parole che vediamo scritte sulle pagine dei quotidiani e sui siti Internet ci sono degli uomini che affrontano mille pericoli e disagi per portarci la loro testimonianza.

Ora, però, non posso fare a meno di pensare a questi giornalisti coraggiosi. In particolare il mio pensiero è rivolto a Pino Scaccia, inviato del Tg1, che ora si trova in Libia e sul suo blog dà le notizie che può quando può. Ora si trova nel centro della rivolta, come lui stesso dice nell’ultimo post scritto prima di partire e su cui lascia, appena ne ha la possibilità, commenti lapidari, giusto per tranquillizzare i suoi lettori, tra cui ci sono anch’io.

Vi invito a leggere il suo post e a pensare, anche per un solo istante, a quanto coraggio derivi da un’enorme dedizione per il proprio lavoro.

[foto da Affaritaliani.it]

WIKILEAKS? ARIA FRITTA

Volevo scrivere qualcosa sulle rivelazioni di Wikileaks ma, un po’ perché non ho molto tempo e un po’ perché ritengo sia solo uno spetteguless alla Striscia la notizia, ci rinuncio. Ma rimando i miei lettori al post di Pino Scaccia: “Diciamo la verità, Wikileaks (per ora) è l’orgia dell’aria fritta“. Lui è un giornalista serio, ne ha scritto con cognizione di causa e le sue osservazioni sono condivisibili.

[l’immagine è tratta da questo sito]

SPECIALE TG1 DEL 24 OTTOBRE 2010 SU ORIANA FALLACI


Questa sera, alle 23 e 40, per lo Speciale Tg1 andrà in onda un’intervista per gran parte inedita, curata da Pino Scaccia, ad Oriana Fallaci. Risale al 1991, ai tempi della guerra lampo in Kuwait.

La incontrai in Arabia Saudita – spiega Pino Scaccia nelle pagine del suo blogin quel crocevia di cronisti che andavano a scoprire il Kuwait appena liberato: lei ne era appena tornata, io ci stavo andando. E’ un’intervista importante non solo perchè Oriana è morta e tutto quello che le appartiene è ormai un patrimonio, ma perchè in quell’intervista mi parlò soprattutto della sua grande paura, quella nuvola nera (prodotta dai pozzi di petrolio che bruciavano) che più tardi indicò come causa del tumore e quindi della sua morte.

Un’intervista difficile da realizzare perché la Fallaci, sfuggevole come sempre, vi si sottraeva, fino a far desistere il giornalista. Ma lei, abituata ad essere sempre e comunque una primadonna, non appena realizzò di essere stata ignorata, si mise lei stessa alla caccia dell’intervistatore.

A quel punto era lei che me la chiedeva. Il dramma fu quando ci mettemmo d’accordo. Pretendeva le domande, pretendeva il posto dell’intervista, i tempi, tutto. Nuova litigata. Finalmente la feci. Bella. Parlò con il cuore.

Mi piace come Scaccia conclude il suo articolo:

Adesso che è morta mi manca. Con lei non ero d’accordo su niente, ma ho sempre amato i cani sciolti, specie quando lo fanno a viso aperto.

Io ho commentato così:
Manca a molti. Molti non erano d’accordo con lei ma la sapevano apprezzare per il coraggio che ha sempre avuto nel dire le cose, anche le più scomode. Molti l’amavano proprio perché dalla sua bocca uscivano parole che pochi avrebbero avuto il coraggio di pronunciare ma che molti avevano nel cuore.

A me manca. Ed ero d’accordo con lei su tutto.

AGGIORNAMENTO, 25 OTTOBRE 2010

A Raffaele Cozzolino … e a tutti quelli che amano Oriana Fallaci.