PIERO MARRAZZO: MI RIPRENDE RAI 3?

rai3Dopo le dimissioni da Presidente della Regione Lazio e, conseguentemente, vedendosi negata anche la nomina di consigliere, Piero Marrazzo rischia di rimanere senza occupazione. Eh già, non proprio senza lavoro visto che pare che alla Rai debbano riprenderselo.

La sua carriera in Rai, infatti, era stata interrotta nel momento in cui aveva avuto la nomina istituzionale a Roma. Ma non era stato licenziato da mamma Rai, avendo diritto al mantenimento del posto. Quindi in teoria dovrebbe rientrare nel vecchio posto di lavoro e ottenere un incarico non inferiore a quello di conduttore.
Alla Rai aleggia l’imbarazzo; la questione è delicata e non resta altro che sperare che Marrazzo si prenda un po’ di tempo, tra certificati medici e ferie arretrate. Forse, però, la decisione più sensata sarebbe rassegnare le dimissioni anche dalla Rai. A meno che in Viale Mazzini non gli creino un programma su misura. Il titolo potrebbe essere: “Mi manda Natalie“.

[fonte: Il Corriere]

P.S. Ho già espresso in altri post la mia solidarietà a Piero Marrazzo e alla famiglia. Queste poche righe sono un tentativo di sdrammatizzare, con un po’ di ironia. Spero non risulti offensiva perché questa non è la mia intenzione.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 APRILE 2010

Per Piero Marrazzo sembra ormai giunto il momento di ritornare al suo posto. Non si sa in quale programma, ma è quasi certo che torni in video proprio su Rai 3.

Secondo quanto riportato da Leggo la collocazione è ancora da definire. È quanto si apprende da fonti di Viale Mazzini, che smentiscono le indiscrezioni diffuse da Diva e donna. Secondo il settimanale, in edicola domani, per Marrazzo sarebbe «già pronto un progetto per una prima serata di Raitre ispirata, pare, a quella condotta da Gianluigi Paragone per Raidue», il cui titolo sarebbe «Vox Populi». Marrazzo dovrebbe incontrare la prossima settimana il direttore di Raitre, Antonio Di Bella.

Eh, mai dar retta alle voces populi!

LA SCELTA CORAGGIOSA DI ROBERTA SARDOZ: “IO E PIERO MARRAZZO SIAMO ANCORA UNA FAMIGLIA”

roberta serdozNella triste vicenda di trans, ricatti e video compromettenti che come una valanga ha travolto l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, il vero atto di forza l’ha fatto sua moglie. Giornalista del TG3, donna emancipata come la definisce in una lettera al Corriere della Sera l’avvocato Giulia Bongiorno, avrebbe potuto fare una scelta diversa. Anzi, le voci all’indomani del fattaccio sembravano propendere per il suo allontanamento da casa. E invece la moglie di Marrazzo, Roberta Serdoz, ha deciso di rimanere al suo fianco. Un’amica della coppia racconta al Corriere come la coraggiosa Roberta non se la sia sentita di abbandonare il marito in difficoltà. Lo stress psicofisico, diagnosticato a Marrazzo dai medici del Policlinico Gemelli, imporrebbe una terapia psicologica, forse lunga. Ma, secondo l’amica, il terapeuta Piero ce l’ha già in casa: Roberta per lui, da sempre, è la migliore terapeuta che possa esistere, con la sua capacità di parlare, di ridere, di riflettere. Forse, più in là, si prenderanno anche una vacanza. Per stare vicini, per ritrovarsi. Ma è presto per fare programmi, questi sono solo i giorni del dolore e della fatica di andare avanti.

Già, “ritrovarsi” è la cosa che conta di più. Perché non può essere diversamente: Roberta e Piero si erano persi, forse per il troppo lavoro, forse per quella inevitabile “noia” che mina le coppie collaudate, insieme da anni. Forse la gioia di essere una coppia era scemata insieme alla passione che, come gli stessi scienziati affermano, ha vita breve e ha bisogno ogni tanto di una scintilla che la riaccenda. Nel male più che nel bene forse, come coppia, i due avevano bisogno proprio di questa scintilla.
Da donna mi chiedo che cosa possa aver condotto un uomo apparentemente rigoroso, come Marrazzo, tra le braccia di un transessuale. Non capisco quali emozioni andasse cercando, forse perché sono una donna sposata e il solo pensiero che mio marito possa rimanere invischiato in tal genere di rapporti, inaccettabili a livello morale se una moralità esiste nelle persone “per bene”, mi fa rabbrividire. Qualche sera fa a Matrix un transessuale intervistato ha dichiarato, con una certa sicumera, che gli uomini cercano in loro quello che le donne italiane non sanno offrire, prese come sono dal loro essere “per bene” e magari anche un po’ bigotte. Mi sono chiesta dove volesse andare a parare con quel discorso una persona che non è né uomo né donna e come tale non potrebbe nemmeno capire cosa le donne, italiane e non, possano chiedere e offrire ai loro uomini. No, non c’è giustificazione che tenga. Al limite, scusate se sono schietta, se sono proprio le donne italiane a non soddisfare i loro compagni, perché allora quest’ultimi non vanno con le prostitute ma si rifugiano in rapporti così ambigui? Perché pare che siano molti gli uomini “per bene” e apparentemente ineccepibili quanto a moralità che frequentano i transessuali. Allora, evidentemente, c’è qualcosa che non va non nelle donne ma nella società stessa che ha permesso che certe relazioni fossero messe in piazza cosicché, anche quelli che non avrebbero mai concepito di avere dei rapporti con i trans, si sono quasi convinti che a provare una volta non si abbia nulla da perdere, tanto per vedere “l’effetto che fa”. Poi, magari, ci hanno preso gusto e dagli incontri sporadici si arriva presto ad una vera dipendenza, senza nemmeno rendersene conto.

Tornando a Roberta, mi hanno toccato profondamente le parole dell’avvocato Giulia Bongiorno scritte nella lettera al Corriere. Della giornalista, moglie tradita e donna coraggiosa che non si è lasciata schiacciare da questo macigno che le è piovuto addosso da un giorno all’altro, dice:

In questa insolita scelta di forza, Roberta Serdoz rivela un’attitudine che abita le donne, sebbene spesso rimanga nascosta: sapere quando è il momento di prendere in mano la situazione. Essere all’altezza, in un attimo. Dopo essersi adattate, magari per anni, a ruoli anonimi, dimessi, defilati, ma preparandosi silenziosamente ad assumere un ruolo diverso, senza smettere mai di coltivare la capacità di diventare artefici del destino proprio e altrui. Una marcia in più che appartiene alle donne, quasi ontologicamente.

Ebbene sì, è proprio vero: le donne hanno quella marcia in più che le porta a reagire alle situazioni critiche in modo quasi eroico. È vero che, di fronte alla debolezza del marito, ormai distrutto fisicamente e moralmente, la forza dimostrata da Roberta è l’unico mezzo che potrà, forse, risolvere i problemi tra di loro. Perché se è vero che la reazione più immediata sarebbe potuta essere la rabbia, la pietà e l’amore, in situazioni come queste, hanno senz’altro l’effetto migliore. La rabbia offusca la mente e porta ad atteggiamenti irrazionali, il dolore schiaccia psicologicamente le persone e non permette alcuna reazione. La moglie di Marrazzo, come osserva la stessa Bongiorno, ha scelto la terza via: superare il disorientamento iniziale, non lasciarsi trascinare dall’ira né opprimere dal dolore e dal risentimento. Se così avesse fatto, avrebbe lasciato da solo un uomo in difficoltà, un uomo a pezzi, come lo stesso Marrazzo si è definito, distrutto e pentito. E se qualcuno obiettasse che siamo di fronte alle solite lacrime di coccodrillo, potrei anche ammettere le sue ragioni ma, evidentemente, la signora Marrazzo ha agito seguendo la voce del cuore: ha deciso di non abbandonare la nave che affonda, cercando di prenderne il comando. Questo è la metafora con cui si conclude la lettera dell’avvocato Bongiorno e ritengo sia l’immagine più bella che potesse trovare per definire il coraggio di una donna che, una volta ancora, non può essere definita “sesso debole”.

RAZZISTA CHI LEGGE?

cartellone negro lesbica

Stamattina, mentre fumavo una sigaretta in un angolino del cortile “di servizio” della mia scuola, luogo solitario in cui mi sono autoesiliata -non si fa che parlare di dare il buon esempio! Poi i ragazzi fumano più di me ma questo non ha importanza-, la mia attenzione è stata attirata da un cartellone pubblicitario. Prima di tutto ho riconosciuto la donna ripresa nell’immagine fotografica: ho scoperto dopo, grazie a internet che toglie ogni curiosità, o quasi, che si tratta di una deputata del Pd, Anna Paola Concia, la cui faccia mi era nota poiché l’altra sera era ospite a Matrix su Canale 5 e ha stressato parecchio sottolineando, ad ogni pie’ sospinto, che l’articolo corretto da anteporre a “transessuale” è “la” e non “il”. La puntata, manco a dirlo, era dedicata alla triste vicenda di Piero Marrazzo, quindi non potevano mancare i riferimenti ai transessuali (alle transessuali, per far contenta la Concia). Che fosse un tipo strano, l’onorevole Concia, l’avevo capito; che fosse omosessuale avrei potuto anche intuirlo ma, vista l’ora tarda, la mia perspicacia, che anche in condizioni normali scarseggia, era del tutto annullata dal sonno che incombeva inesorabile su di me, ormai sfinita dalle consuete diciannove ore di attività.

Tornando al cartellone, accanto alla gentile signora era ben visibile un uomo di colore che ho poi scoperto essere, sempre grazie all’insostituibile Google, anche lui un deputato, tale Jean Leonard Touadì. Il testo del messaggio recita: CI CHIAMI SPORCO NEGRO E LESBICA SCHIFOSA, MA TI OFFENDI SE TI CHIAMANO ITALIANO MAFIOSO.
La campagna pubblicitaria è curata dall’ARCI che mette in guardia il lettore con parole minacciose: “IL RAZZISMO È UN BOOMERANG. PRIMA O POI TI RITORNA”.

Ora non vorrei fare la moralista dicendo che un tale cartellone non dovrebbe trovarsi ben in vista in prossimità di una scuola (e pazienza la mia che è un liceo, ma ce n’è uno un po’ più in là proprio di fronte ad una scuola elementare); quello che mi sconvolge, essendo stata costretta a leggere il testo, che mi si rimproveri di essere razzista e omofoba. Non solo, che si creda che io possa offendermi se qualcuno mi chiama “italiana mafiosa”. Prima di tutto, sono dell’idea che ogni uomo/donna abbia pari dignità, a prescindere dal colore della pelle, dalla cultura, religione, lingua, provenienza geografica o tendenze sessuali. Poi, anche se le mie origini sono meridionali, non ho nessun legame di parentela con famiglie mafiose o camorriste che dir si voglia. Io non offendo nessuno, purché nessuno offenda me. Se poi il razzismo è un boomerang, allora il suo effetto non mi sfiora nemmeno, perché razzista non sono.

A questo punto qualcuno potrà obiettare che i cartelli pubblicitari sono nelle strade bene in vista, alla portata di tutti –anzi, sarebbe meglio dire all’occhiata …- e che il messaggio non è rivolto al singolo. Certamente. Ma se un cartello mi invita a mangiare una deliziosa crema spalmabile di cui non sono consumatrice perché il mio colesterolo, già alto, andrebbe alle stelle, sarò libera di scegliere se acquistare quel prodotto o no, ma nessuno mi minaccerà mai, attraverso il messaggio stesso, che se non cederò alle lusinghe di quel bel barattolone mi accadrà qualcosa di male.
Ragion per cui, credo che quella di cui sto parlando non sia una pubblicità, sia un monito. E dà per scontato che chiunque legga sia razzista, così come chiunque veda la crema spalmata su una deliziosa fetta di pane fragrante, sia un consumatore. Ma mentre il consumatore del prodotto è considerato solo potenziale, e infatti si invita qualcuno ad acquistarlo, i due onorevoli, tra l’altro nudi, non mi invitano a non essere razzista, bensì danno per scontato che io lo sia e che sia enormemente infastidita dal fatto che qualcuno mi chiami mafiosa, cosa che nella mia vita non è mai accaduto proprio perché non lo sono, né nei fatti né potenzialmente.

Sarò un po’ rompina, ma questo tipo di pubblicità mi sembra alquanto sconveniente, basandosi solo su delle illazioni. Ma sul sito dell’onorevole Concia, le motivazioni che hanno indotto a questa campagna sono tutt’altre:

pensando a quanto ci assomigliamo noi due, lui nero e io lesbica, e quanto si assomiglia lo sguardo degli altri su di noi, ho concluso che il razzismo non ha solo a che fare con la razza. E’ l’atteggiamento di chi ragiona solo per classifiche. Di chi si sente sempre in serie A, e decide che quelli che non gli somigliano dovrebbero giocare in serie B, a prescindere da quanto valgono.
E’ un atteggiamento di immensa presunzione: ma purtroppo, il razzismo non guarda in faccia nessuno, neanche i presuntuosi. Il razzismo, i miei amici pubblicitari l’hanno pensato proprio come un boomerang, perché se lo fai partire, prima o poi torna al mittente.
[…] Quando un italiano, convinto di giocare a pieno diritto in serie A (in quanto maschio, bianco, eterosessuale, benestante, occidentale, cristiano) si sente dare del mafioso all’estero, ecco che si sente vittima. E soffre. E si agita. Ritiene di essere oggetto di razzismo. Non si accorge che è vittima dello stesso criterio che ha finora applicato, sul lavoro, in metropolitana, pensando di avere più diritto a sedersi degli altri esotici passeggeri. Il boomerang che ha lanciato è cioè tornato al mittente.

Certo, il ragionamento non fa una piega ma, come si suol dire, non è bene fare di tutta l’erba un fascio. Perché adottare uno strumento così provocatorio per sottolineare un concetto tanto semplice e facilmente comprensibile? Ogni uomo e donna hanno pari dignità. L’intolleranza è una cosa abietta e chi la esercita su persone che ritiene inferiori, non ha la capacità di pensare. Ma che all’estero noi tutti passiamo per mafiosi solo perché abitiamo in Italia, è solo un luogo comune che non ha troppe conferme, per fortuna. Almeno, non è mai capitato che qualcuno usasse questo appellativo riferendosi a me. Forse perché ho incontrato persone straniere ma intelligenti. Quelli che non capiscono, invece, che il razzismo e l’omofobia sono un’assurdità, nel momento in cui si trovano davanti a un cartellone cui campeggiano i corpi nudi dei due onorevoli, si fanno una risata e passano avanti con la stessa indifferenza di prima, sempre che non deturpino i cartelli o ci sputino sopra. D’altra parte, chi mai andrebbe a deturpare la pubblicità della crema spalmabile?

Leggo su internet che la campagna pubblicitaria risale al giugno scorso, io però ho visto i cartelloni solo oggi. Ora, io so che qui arriva tutto in ritardo –soprattutto la moda- ma forse c’è un’altra spiegazione a questa “rispolverata” pubblicitaria: non è che l’ARCI abbia diffuso nuovamente tale pubblicità proprio ora che è uscito lo scandalo di Marrazzo e dei suoi incontri intimi con un (una, per accontentare la Concia) transessuale? Il sospetto è legittimo, mi pare. Ma se così fosse, sarebbe un tentativo un po’ patetico di legittimare un comportamento moralmente non condivisibile, facendo leva sulla coscienza di ognuno di noi: se condanni il povero Marrazzo, sei intollerante. Non vorrai mica comportanti in modo così spregevole?

CASO MARRAZZO: BERLUSCONI SAPEVA MA HA TACIUTO

marrazzoSul caso Marrazzo le notizie si sono susseguite ad un ritmo frenetico in questi giorni. Dal 21 ottobre, giorno in cui è scoppiato lo scandalo che riguarda l’ormai ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, abbiamo assistito a smentite, conferme, fermezza nel voler rimanere al comando della Regione con Roma capitale, ripensamenti, autosospensione, lacrime e disperazione per quella che è una vicenda privata ma che tale non è potuta rimanere.

Le polemiche politiche non mancano: Marrazzo si deve dimettere, l’autosospensione è illegittima, grida la maggioranza al governo. Dalla parte opposta, al di là dell’umana comprensione, il giudizio rimane severo. Marrazzo ha sbagliato ma deve rimanere al suo posto. La questione è privata e, anche se la vicenda giudiziaria ha varcato le mura del Palazzo di Giustizia per essere data in pasto ai giornalisti, l’autosospensione è la cosa giusta da farsi. Così si arriva a dicembre e si evitano le elezioni anticipate. Ma se al posto di Marrazzo ci fosse stato Berlusconi?

Ieri, Maurizio Gasparri, presidente dei Senatori del Pdl, ha lanciato un monito: l’autosospensione presuppone l’esistenza di gravi impedimenti all’espletamento delle funzioni del governatore, come ad esempio i motivi di salute, ma se Marrazzo presenterà il certificato medico, seguirà una denuncia alla magistratura.
Io non so come si senta Marrazzo ora, ma posso immaginarlo. La moglie, la giornalista di Rai 3 Roberta Sardoz, ha avuto l’ingrato compito di occuparsi della rassegna stampa la notte stessa in cui la notizia del video in cui Marrazzo è in compagnia di un trans, del ricatto operato da quattro carabinieri e dell’indagine avviata dal Gip di Roma ha occupato di prepotenza le prime pagine di tutti i quotidiani. Da quella sera, la signora Marrazzo pare non abbia fatto ritorno a casa, nonostante le parole pronunciate ai microfoni della stampa televisiva dal marito: l’attenzione primaria in quel momento doveva essere rivolta alla sua famiglia, la cosa per lui più cara al mondo.

Man mano che i giorni passavano, la vicenda assumeva contorni sempre più chiari e allo stesso tempo più tragici. Due giorni fa, Marrazzo ha rilasciato un’intervista a Repubblica; le parole d’esordio tradiscono lo stato d’animo di un uomo distrutto: ho sbagliato. In questa storia ne esco a pezzi, maciullato, messo alla gogna, per colpa di chi si è infilato nella mia vita privata in una mattina di luglio. Un incubo, lo ricordo come un incubo.
Anche se a Gasparri sembrerà un falso, il certificato medico che dovrebbe giustificare l’autosospensione di Marrazzo sta per arrivare. Questa mattina, infatti, l’ex giornalista Rai si è sottoposto ad una visita di controllo al Policlinico Gemelli di Roma. Il referto medico parla di un accertato stato di stress psicofisico. Credo che umanamente sia il minimo che potesse accadergli. Per ora non sembrano avviate le azioni legali già minacciate da Gasparri. Le dichiarazioni del Pdl, come riporta Il Giornale, sono tuttavia esplicite: I gruppi parlamentari del Popolo della Libertà non hanno chiesto le dimissioni del presidente della giunta regionale del Lazio. Abbiamo sempre sostenuto che egli, se ritiene che ne sussistano le condizioni, può e deve andare avanti nel suo mandato. Se invece non ritiene che tali condizioni vi siano, deve dimettersi e consentire lo svolgimento delle elezioni il prima possibile. Non esistono terze vie, né si può ricorrere all’articolo 45 comma 2 dello Statuto della Regione Lazio, che in tal caso verrebbe attivato al solo scopo di rinviare la data delle elezioni, paventando impedimenti temporanei che qualcuno (un medico?) dovrebbe certificare anche in contrasto con l’evidenza dei fatti. Se si perseverasse su questa strada saremmo di fronte a un evidente abuso che non necessita di raffinati giuristi per essere ravvisato e denunciato come tale.

Autosospensione o dimissioni: questo non è il problema. Il problema, quello vero, è che ancora una volta il gossip pronto a massacrare un uomo politico, per di più una persona che, grazie alla sua conduzione della popolare trasmissione “Mi manda Rai3”, è sempre stata considerata integerrima, una sorta di paladino della giustizia. E ora il suo nome è infangato per colpa di ciò che egli stesso definisce una debolezza, ma allo stesso tempo un fatto privato. E tale avrebbe dovuto rimanere.

A me, sinceramente, viene da chiedere: un uomo politico dev’essere giudicato per come svolge il proprio lavoro o sulla base di “vizietti privati” che tutti sono pronti a condannare in nome di quelle “pubbliche virtù” attualmente assai scarse? Le vicende che hanno interessato mesi fa il premier Silvio Berlusconi hanno fatto gridare allo scandalo e hanno creato, se così si può dire, uno scomodo precedente. Allora il premier aveva accusato la stampa di sinistra di diffondere delle notizie private nel tentativo di danneggiarlo politicamente. Ma il maggior danno, a parer mio, Berlusconi l’ha avuto in famiglia, visto che Veronica Lario ha chiesto il divorzio. E anche in quel contesto tutti, da parte dell’opposizione, si sono sentiti autorizzati a dire la propria, anche a giudicare il premier nella veste di marito e di padre di famiglia.
Manco a dirlo, anche nella circostanza che ha visto Marrazzo colpito nel privato, qualcuno ha insinuato un complotto della destra; uno dei carabinieri interrogati, che oltretutto avrebbe dichiarato di non essere sicuro che l’uomo ripreso nel video scandalo fosse Marrazzo, ha parlato di una trama ordita molto in alto. Ok, i sospetti possono essere anche legittimi, per carità. Quello che non approvo è il fatto che molti di quelli che scrivono sul web si stanno chiedendo come mai Marrazzo abbia lasciato l’incarico e il premier sia ancora al suo posto. Beh, forse le vicende che hanno coinvolto i due personaggi sono un po’ diverse e poi, come hanno dichiarato Gasparri e Quagliarella nella nota congiunta sopra riportata, Marrazzo ha preso autonomamente la sua decisione sentendosi lui stesso inadeguato a rivestire quel ruolo con tutti gli occhi puntati addosso. Se Berlusconi è rimasto impassibile di fronte alle vicende, vere o presunte, che l’hanno coinvolto, deve essere sottoposto al giudizio popolare per questo?

Ma nella triste vicenda di Piero Marrazzo una parte ce l’ha anche il premier. Ai primi di ottobre, infatti, il direttore Alfonso Signorini informa la Presidente Marina Berlusconi e l’Amministratore Delegato della Mondadori Maurizio Costa dell’offerta di un video che riguarda Piero Marrazzo, il cui contenuto ormai è arcinoto. L’offerta viene rifiutata e Marina avvisa il padre. Lo stesso Berlusconi, dopo aver visionato il video e averne colto la scabrosità del contenuto, contatta personalmente Marrazzo. Lo mette in guardia, assicurandogli che il video rimarrà in Mondadori e che non vi è alcuna intenzione di rendere pubbliche quelle immagini. Non solo, il premier fornisce all’ex governatore del Lazio i dati dell’agenzia fotografica in modo che l’interessato valuti la possibilità di accordarsi direttamente con l’agenzia, bloccandone l’eventuale diffusione. Cosa, tra l’altro, improbabile visto che anche altri direttori, come lo stesso Belpietro di Libero, avevano giudicato quelle immagini “non pubblicabili”.

Insomma, Berlusconi avrebbe potuto mettere in atto la sua vendetta ma non l’ha fatto. Probabilmente perché se i suoi giornali avessero dato notizia del video e pubblicato le immagini, avrebbe avuto la disapprovazione di tutta l’opinione pubblica, da destra o da sinistra o dal centro, senza distinzione alcuna. A me, tuttavia, piace pensare al gesto di un gentiluomo, di una persona che sa cosa significhi essere colpiti nella vita privata, con accuse montate ad arte o vere che siano, quando la veste pubblica poi viene giudicata sulla base di ciò che fa l’uomo, e umanamente può anche sbagliare, e non il personaggio pubblico. Di errori se ne fanno tanti e anche chi giudica quelli degli altri è ben consapevole dei propri. Perché mai si deve fare un processo ad un uomo politico a causa di vicende private? Solo perché si parte dal presupposto che chi sta al “comando” non può sbagliare? In casi come questi bisognerebbe ricordare le parole che Gesù pronunciò in difesa dell’adultera che stava per essere lapidata: Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Nessuno è perfetto ma quando si tratta di personaggi pubblici tutti vorrebbero che almeno loro lo fossero.

[altra fonte, oltre a quelle linkate: Il Corriere]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 27 OTTOBRE 2009: MARRAZZO ANNUNCIA LE DIMISSIONI

Riporto la nota dell’agenzia ANSA:

(ANSA) – ROMA, 27 OTT – Si dimettera’ oggi. Piero Marrazzo vuole accelerare la sua uscita dalla Regione Lazio. Non vuole piu’ sostenere il peso della situazione.’Basta, voglio chiudere, non avere piu’ nessun contatto con la mia vita politica’ avrebbe detto Marrazzo ai suoi collaboratori annunciando la decisione di dimettersi. Dalle dimissioni al voto passeranno 135 giorni, 90 per i decreti di indizione dei comizi elettorali e 45 per indire i comizi. Dunque se Marrazzo si dimettera’ oggi si votera’ il 9 marzo.
27 Ott 16:27

Con queste parole Piero Marrazzo giustifica la sua decisione:

Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione. Comunico con la presente le mie dimissioni definitive e irrevocabili dalla carica di presidente. A tutti coloro che mi hanno sostenuto e a quanti mi hanno lealmente avversato voglio dire che, finché mi è stato possibile, ho operato per il bene della comunità del Lazio. Mi auguro che al di là dei miei errori personali questo mi venga riconosciuto.
[fonte: Il Corriere ]