SE IL PAZIENTE NON È PAZIENTE CHE PAZIENTE È?

dal dentista
Molti sono portati a credere che il significato di “paziente”, nel senso di “ammalato”, ovvero chi ha bisogno di cure mediche, sia esattamente quello di “paziente”, cioè dotato di pazienza. Certamente quando abbiamo bisogno di cure dobbiamo essere pazienti: lunghe attese nello studio medico, file interminabili per prendere gli appuntamenti se abbiamo bisogno di esami o visite specialistiche, se ci rivolgiamo ai call center dobbiamo essere molto pazienti nell’attendere che l’operatore si liberi, sciroppandoci nel frattempo le musichette in linea, pazientemente dobbiamo aspettare mesi per poterci sottoporre ad un esame specialistico e così via.

Eh sì, un paziente deve essere paziente. Ma, stando all’etimologia, la parola “paziente” deriva dal verbo latino patior (per la precisione dal suo participio presente) che significa “sopportare”, nel senso che un paziente deve sopportare le cure che gli vengono consigliate.
Ciò non toglie che, sopportazione a parte, c’è bisogno anche di tanta pazienza. Specie quando capitano situazioni come quella in cui mi sono ritrovata io recentemente.

Avevo (ho) bisogno di cure odontoiatriche che il mio dentista di fiducia non fa. Per lui fare il dentista è praticamente un passatempo perché la sua attività principale è la fisioterapia, specializzazione che ha ottenuto dopo la laurea in medicina e in odontoiatria perché convinto che la maggior parte dei disturbi che si hanno in bocca dipendano dalla postura. Boh.

Il mio dentista mi manda da un collega e io attendo la fine della scuola per essere più libera oltreché più tranquilla. Mi presento in questo studio megagalattico, dove lavorano decine di persone. Il mio medico, invece, lavora da solo, non ha nemmeno l’assistente alla poltrona … mi trovo in uno mondo sconosciuto.
Siamo alla fine di giugno. Spiego la problematica, dico che il mio dentista di fiducia mi ha mandato là, da uno dei medici che lavorano nello studio, e chiedo un consulto. La segretaria, molto gentile e con il sorriso stampato sulla bocca, mi dice che il primo posto libero è il 26 luglio. Rimango allibita. Protesto perché pensavo di sottopormi alle cure nel più breve tempo possibile. Lei guarda il cielo e mi dà il bigliettino con l’appuntamento. Prego almeno che il medico si metta in contatto con il mio così si fa dire qual è il problema.

Pazientemente aspetto il 26 luglio. Tre giorni dopo, però, mi telefona la segretaria dello studio. Sono le 11 e 10 e mi trovo nel bel mezzo del cambio degli armadi, armata di spazzola elettrica per i vestiti, aspirapolvere, secchio con detersivo, panni umidi e asciutti a seconda delle esigenze. La signorina, molto gentile (suppongo anche sorridente … il videotelefono non ce l’ho) mi dice che sono proprio fortunata, che il dott. taldeitali è libero alle 11 e 30. Praticamente in 20 minuti devo farmi la doccia (almeno scrollarmi la polvere di dosso), truccarmi, vestirmi, pettinarmi e uscire … la distanza non è molta ma a piedi ci impiego, a passo veloce, un quarto d’ora. Guardo l’orologio e mi dico: impossibile. Protesto ma la signorina gentile e forse sorridente mi ricorda che altrimenti devo attendere il 26 luglio. Non faccio la doccia, non mi trucco, metto i primi vestiti che mi capitano sottomano e, decisamente impresentabile, m’incammino. Con tutta la più buona volontà non arrivo prima delle 11 e 40. Sapete quanto ho dovuto attendere in sala d’aspetto? 35 minuti.
Santa pazienza!

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Il medico, gentile e sorridente, mi dice che comunque le cure cui mi devo sottoporre non potrò iniziarle prima di ottobre-novembre. Le agende sono piene. Panico! Protesto di nuovo e mi dice che vedrà quello che si può fare, che l’appuntamento del 26 luglio non serve più ma forse si trova un posticino per settembre. Mi saprà dire. Per il momento mi prepara il preventivo. Sudo e non perché ci sono 27 gradi.

Passa una settimana. La solita signorina gentile e sorridente, forse, mi manda un sms. Mi informa che si è liberato un posticino per il 5 luglio, che posso almeno iniziare, poi si vedrà. Nel frattempo mi arriva il preventivo ma non è che posso decidere se prendere o lasciare. Prendo.
Santa pazienza!

Arriva il 5 luglio e incontro il medico che si prenderà cura di me, letteralmente. Gentile, sorridente e … mio concittadino. Mi fa le feste, d’altronde non è così usuale trovare dei triestini che vivono a Udine. Dopo la visita, si occupa personalmente degli appuntamenti e, guarda caso, mi fa fissare quattro sedute entro ferragosto, “per una bella triestina come Lei rinuncio alla pausa pranzo del 14”.
Mi sembra lui un santo, a questo punto.

E arriviamo all’epilogo. Due settimane fa, dopo molte insistenze da parte sua, un’amica mi convince ad andare al mare con lei e fermarmi qualche giorno. Io tergiverso, dico che ho male alla cervicale e un occhio gonfio (cose vere, tra l’altro). Lei non demorde e viene a prendermi sotto casa. D’altronde io sono una che non si fa pregare ma qualche volta ha bisogno di maniere forti.
La giornata è bellissima, mi godo il sole, un bagno magnifico perché l’acqua è pulita e non troppo calda come nei giorni precedenti che aveva raggiunto i 33 gradi. Penso che la settimana successiva sarei dovuta andare dal dentista e che sarei rimasta inchiodata a casa fino a ferragosto. Guarda un po’ che combinazione, mentre sono in spiaggia mi chiama sul cellulare la segretaria del dentista, gentile e sorridente, ne sono sicura, e mi annuncia con gioia che posso anticipare i due appuntamenti della settimana di ferragosto così finisco tutto entro il 7. Mi invita ad andare in studio l’indomani mattina alle 8 e 30. Panico!

Insomma, se uno si sta godendo una specie di vacanza, forse l’unica della stagione, non ha proprio voglia di interromperla sul più bello. Però poi penso che nell’arco di pochi giorni potrei finire le cure e che di pazienza ne ho già avuta tanta. Penso che, viste le prospettive iniziali, avrei dovuto aspettare ottobre-novembre e invece … penso che sono davvero fortunata in fondo. E che la pazienza è la virtù dei forti.

Sono fortissima io, altroché.

Be’, in ogni caso, ferragosto sta arrivando e io sono ancora a casa. 😦

[immagine da questo sito]

QUANDO IL MEDICO NON È … PAZIENTE

Quando ci si deve recare dal proprio medico di base, solitamente ci si aspetta una coda interminabile prima che arrivi il nostro turno. Ma noi siamo pazienti, in tutti i sensi, e attendiamo, forse sbuffando un po’, di entrare nell’ambulatorio dove, il più delle volte, restiamo pochi minuti e ce ne usciamo con qualche ricetta o impegnativa per un esame medico.

Quello che è capitato ad una signora di Cervignano (Udine) è davvero singolare: la paziente aveva bisogno di un’impegnativa, quindi non si aspettava nessun rischio per la sua incolumità. Che male può fare, in fondo, un foglietto di carta? Nessuno, ma bisogna tenere conto dello stato di salute, mentale, del medico che ce lo rilascia.

L’ignara signora, accortasi che la prescrizione conteneva delle inesattezze, l’ha fatto notare alla dottoressa che, visibilmente alticcia, ha avuto una reazione per nulla … professionale! Racconta la paziente: La dottoressa non stava nemmeno in piedi, all’inizio pensavo stesse soltanto poco bene. Le ho chiesto di prepararmi l’impegnativa ma mi sono accorta che era sbagliata e le ho fatto notare la cosa. A quel punto sono stata aggredita. La dottoressa ha iniziato ad urlare e a lanciarmi contro le forbici, il portapenne e tutto quello che le passava per le mani. Ho cercato di calmarla ma invano. Ad un certo punto mi ha colpita con un pugno in faccia e, per evitare che mi allontanassi, mi ha chiusa dentro l’ambulatorio a chiave.

La malcapitata, però, è riuscita a recuperare le chiavi dalla scrivania del medico e, una volta libera, si è recata dai Carabinieri a denunciare lo spiacevole episodio. Arrivati sul posto, i Carabinieri hanno trovato la dottoressa in un visibile stato di ebbrezza e per calmarla sono stati costretti a far intervenire un altro medico.

La vittima di questo spiacevole episodio auspica che la vicenda venga ora segnalata all’Azienda sanitaria numero 5 e all’Ordine dei medici della provincia di Udine che, qualora fossero confermate le accuse, potrebbero decidere di prendere provvedimenti nei confronti della dottoressa.

Be’, è proprio il caso di dire che, entrando in un ambulatorio medico, noi dobbiamo essere pazienti ma non possiamo essere del tutto sicuri che il medico lo sia.

[fonte: Messaggero Veneto]