5 dicembre 2010

PROGRAMMARE UN CESAREO PER VOTARE CONTRO BERLUSCONI?

Posted in attualità, bambini, donne, politica tagged , , , , , , , a 12:15 pm di marisamoles

In Italia c’è una percentuale molto alta di parti cesarei e solo una minima parte giustificati dall’esigenza di salvaguardare la salute della partoriente e del nascituro. Sotto accusa sono, soprattutto, quelle mamme che, temendo il dolore del parto, cercano di sottrarvisi con il cesareo, specialmente quando viene rifiutata l’epidurale.

Secondo le statistiche più recenti (settembre 2010), in Italia il 38% dei parti avviene con taglio cesareo. Le percentuali più alte si registrano al sud, con il picco della Campania (62%). Alla Sicilia il triste primato delle morti dei neonati. Solo il 3,7% delle partorienti ha ottenuto l’epidurale. (LINK). Un primato di cui non possiamo certamente andar fieri, considerato anche il fatto che il parto cesareo è un’operazione chirurgica che comporta dei rischi legati all’anestesia, che ha dei costi che gravano sulla collettività ed essendo un intervento presuppone una ripresa più lenta rispetto al parto fisiologico, cioè naturale.

Talvolta, stando a quanto si legge, si arriva a delle situazioni paradossali: c’è chi, ad esempio, programma il cesareo per far nascere il proprio bambino, o bambina, in un giorno considerato particolarmente favorevole, visti anche gli influssi astrali, o di buon auspicio perché, in questo caso, la data è particolare, ad esempio il 10-10-2010.

Ma che si arrivi a prendere in considerazione un cesareo per non mancare ad una votazione importante al Parlamento, questo sì che appare un tantino bizzarro.
Sto parlando dell’onorevole Federica Mogherini, deputata del Pd, che aspetta una bambina per il 13 dicembre, vigilia del giorno cruciale della legislatura: come sappiamo, infatti, per il 14 è previsto il famoso voto di fiducia al governo che determinerà le sorti di Berlusconi e co.

Ma cosa non si fa per non essere impossibilitate ad presenziare a Montecitorio proprio quel giorno? «Mi sforzo di fare più scale possibile, – spiega la Mogherini -con la speranza di accelerare il parto. E passo in rassegna tutte le variabili. Mi bastano tre giorni di anticipo o tre ore di ritardo». Nel malaugurato caso in cui le doglie comincino proprio il 13, l’onorevole osserva: «Non voglio immaginarlo e accetto consigli su come anticipare l’evento».
Non nega, inoltre, di aver pensato al cesareo, ma ammette che il suo medico non l’accontenterebbe – e per fortuna! – e che la sua prima figlia è nata con il parto spontaneo, quindi anche la seconda ha tutti i diritti di nascere normalmente. Insomma, è meglio non forzare la natura.

Tuttavia, la battaglia della Mogherini, al di là del fatto di partorire prima o dopo il voto in aula, è rivolta a tutte le donne in gravidanza perché una deputata che non partecipa al voto trovandosi in sala parto «è formalmente malata» e contribuisce ad abbassare il quorum. Certo, questo è un bel problema. E anche se sono d’accordo sul fatto che la gestazione non sia da trattare come una malattia, rimane il fatto che la Legge tuteli la maternità e preveda che la gestante si assenti dal lavoro a partire dall’ottavo mese (o, in alternativa, dal nono) e per i tre mesi successivi al parto (quattro, se si rinuncia all’astensione dall’ottavo mese). Perché mai, mi chiedo, questo non debba valere, o essere accettato, anche per le deputate? Io credo che una futura madre debba innanzitutto pensare al suo benessere personale e al bene del bambino che porta in grembo e solo in second’ordine agli obblighi lavorativi.

Insomma, benché la Mogherini abbia, fortunatamente, rinunciato a prendere in considerazione un cesareo, rimango dell’idea che il suo odio nei confronti di Berlusconi superi di gran lunga l’amore che dovrebbe provare per la sua creatura (come osserva anche un lettore commentando l’articolo apparso su Il Corriere).

La Mogherini annuncia che chiamerà Marta la sua bambina e aggiunge: «Con mio marito abbiamo scherzato sull’idea di battezzarla Libera, dal berlusconismo…». Un nome che sarebbe di buon auspicio. Perché non chiamarla Silvia, allora, a perpetua memoria del momento storico in cui è nata?

AGGIORNAMENTO DEL POST, 13 DICEMBRE 2010

DAL SITO DELL’ONOREVOLE FEDERICA MOGHERINI:

Tanto per ricapitolare – visto che la cosa mi viene chiesta con una certa frequenza, e so che pur essendo un fatto privato ha, purtroppo, rilievo pubblico:

1. la mia bimba non è ancora nata.

2. oggi è la data “presunta” del parto (il che vuol dire, per chi non c’è mai passato, che oggi finiscono i 9 mesi di gravidanza). Ma ovviamente è indicativa, la maggior parte dei bimbi nascono prima o dopo.

3. se non nasce nelle prossime 24 ore, domani in aula a votare ci sarò.

4. l’unica eventualità che potrebbe tenermi lontana dall’aula sarà (ovviamente) l’inizio del travaglio
[…]
Hanno iniziato la legislatura con 100 parlamentari in più, e si ritrovano appesi alla data di nascita di mia figlia…?!

MA VA? ADDIRITTURA?!?

Consiglio la lettura di questo articolo: Federica, lo strano caso dell’onorevole incinta nell’Italia maschilista, di Jacopo Iacoboni per La Stampa

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15 settembre 2010

UDINE: MAMMA E NEONATA SALVATE IN EXTREMIS

Posted in cronaca, figli, salute tagged , , , , , , , , , a 4:43 pm di marisamoles


In queste ultime settimane la cronaca ci ha riportato degli episodi di malasanità riguardanti il parto che appaiono impossibili ai nostri giorni. Morire di parto non si può, non si deve. Per una mamma che si salva, d’altra parte, non esiste nessuna consolazione al fatto che il bimbo che portava in grembo non ce l’ha fatta. Per un padre che perde il suo bambino e un marito che perde la sua compagna non c’è nulla di più triste che sentirsi abbandonati e dover dire addio al progetto di vita che il destino ha voluto irrealizzabile.

Talvolta, però, i miracoli accadono. Ovvero, ci sono delle strutture sanitarie in grado di affrontare le emergenze da sala parto senza sacrificare la vita di nessuno e senza provocare in un padre o marito una ferita profonda che difficilmente potrà mai rimarginarsi.
Il miracolo o forse sola la dimostrazione che non è sempre necessario affidarsi a Dio, ma semplicemente a dei bravi medici, è accaduto a Udine, nella clinica di Ostetricia diretta dal professor Diego Marchesoni.

Una giovane donna, 27 anni d’età, all’ottavo mese di gravidanza, è stata salvata in extremis da un’emorragia che, in una situazione già compromessa dalla fuoriuscita della placenta dall’utero, poteva costituire un serio rischio per la vita della gestante. Il parto cesareo era stato programmato per oggi, ma domenica scorsa era stato fatto ricorso ad un ricovero urgente per salvare la vita alla madre e alla piccola. L’emergenza è scattata poco prima delle 14 quando il professor Marchesoni era in spiaggia a Lignano. Raggiunto da una telefonata, il direttore della clinica si è precipitato in sala operatoria: è entrato alle 14.30 ed è uscito alle 20.

Così il professor Marchesoni racconta l’intervento: «Quando è nata la bambina abbiamo iniettato le sostanze coagulanti per limitare l’emorragia, ma nonostante tutto la signora, alla quale è stato asportato l’utero e parte della vescica, ha perso molto sangue. A un certo punto aveva la pressione a 40». Ma l’equipe del professore, composta da quattro chirurghi, due urologi, tre anestesisti, due radiologi internisti e altrettanti neonatologi, con la collaborazione di diversi infermieri, ha portato al felice esito della vicenda.
Marchesoni, nell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto, si lamenta del fatto che tutti sono pronti a puntare il dito contro la malasanità, mentre della buonasanità non si parla per nulla. Per lo stesso motivo sto scrivendo queste righe, perché è giusto che di ciò che funziona veramente, in quest’Italia sempre più “traballante”, si parli, anche per dare una speranza a chi, purtroppo, leggendo le cronache rischia di perderla del tutto.

L’unico rammarico: la giovane donna non potrà avere altri figli. Sarà sufficiente il sorriso della sua bambina per superare questo dolore?

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