30 novembre 2012

LE ACROBAZIE LINGUISTICHE DELL’ONOREVOLE ISIDORI

Posted in attualità, politica tagged , , , , , , , a 4:41 pm di marisamoles

Eraldo Isidori, elettrauto in pensione, è un deputato del nostro Parlamento dove siede dal 2010, dopo che un altro rappresentante del suo schieramento, la Lega, aveva dato forfait. Originario della provincia di Macerata, ha espresso in aula il suo parere sul principio della certezza della pena, per far sì che chi viene condannato sconti effettivamente il periodo di detenzione previsto dal codice per quel reato, utilizzando delle acrobazie linguistiche notevoli. Ecco il testo del discorso:

«Il carcere è un brentinsario … non è un villaggio di vacanza. Si deve scondare la sua pena perscritta che gli aspetta. Lo sapeva prima fare irreato! Io ritengo come Lega di non uscire prima della sua pena erogata. Grazie.»

Che dire? A me Isidori fa tenerezza. Ha fatto l’elettrauto per tutta la vita? Avrà senz’altro delle conoscenze che noi non abbiamo. Per il suo lavoro non era di certo necessario essere oratori. Ma nel momento in cui uno viene eletto al Parlamento (con uno stipendio – e futura pensione – di tutto rispetto), dovrebbe quantomeno esprimersi in un linguaggio comprensibile.

La lingua italiana dovrebbe essere uno strumento di coesione ma, si sa, quelli della Lega l’Italia non la vogliono unita. Le acrobazie linguistiche dell’on. Isidori potrebbero essere l’inizio del federalismo.

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8 maggio 2011

IN QUESTO MONDO DI MASCHI: IL MORALISMO DI SINISTRA E IL PARERE DI VITTORIO SGARBI

Posted in attualità, donne, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 11:25 am di marisamoles

Non sono una fan accanita di Vittorio Sgarbi, anzi. Diciamo, però, che quando scrive (e lo fa spesso sul quotidiano Il Giornale) è meno irruente e più riflessivo di quando parla. Nella comunicazione orale, infatti, si lascia andare troppo, per i miei gusti, al turpiloquio e manca completamente di rispetto nei confronti di chi non la pensa come lui.

Leggo su Il Giornale di oggi un articolo in cui Sgarbi commenta la battuta infelice di Ignazio La Russa, circa la bruttezza delle deputate di sinistra, contrapposta all’avvenenza della meggior parte delle elette nell’ambito della maggioranza. Una battuta, nulla di più. Infelice fin che si vuole, ma certamente nemmeno degna di considerazione. E invece ne è scaturita, com’era prevedibile, una polemica che occupa le pagine di tutti i quotidiani. Una polemica inutile, esattamente come la battuta del ministro della Difesa. Sarebbe meglio tacere eppure anch’io ne ho parlato ieri (nel post linkato) e oggi sono stata attratta dall’articolo di Vittorio Sgarbi.

Sgarbi, nella sua riflessione, parte da un presupposto perfettamente condivisibile: le donne, se belle, sono guardate con sospetto quando ottengono un posto di prestigio, in politica ma non solo. Spesso la bellezza passa in primo piano e i maschi (soprattutto loro ma anche non poche donne invidiose) pensano che una donna avvenente non possa essere anche intelligente. L’opinione comune è, infatti, quella che tali bellezze abbiano ottenuto il successo andando a letto con qualche uomo potente.
Il problema è, secondo Sgarbi che mi trova d’accordo, che si continua, evidentemente, a ritenere che la bellezza sia un requisito essenziale, e comunque non trascurabile per le femmine e non per i maschi. Il che non sarebbe una novità, effettivamente, ma nel mondo antico la bellezza e la bravura erano considerati doti esclusive, e perfettamente coesistenti, degli uomini.

Nell’antica civiltà greca, infatti, vigeva il concetto del kalòs kai agathòs (bello e bravo), per cui un uomo bello doveva per forza dimostrare di essere anche bravo. Nel caso contrario, sarebbe stato disprezzato e deriso dalla comunità. Un esempio proviene dall’epica omerica in cui un uomo come Paride, tutt’altro che coraggioso e per giunta uno che combina un sacco di guai per colpa della bella Elena, era il modello da non seguire, al contrario di altri eroi come Achille o Ettore.

I modelli antichi, ribaditi nel Rinascimento e in età neo-classica, da Michelangelo a Canova, e le rivendicazioni moderne non riescono a travalicare il luogo comune dell’obbligatorietà della bellezza femminile che resta invece facoltativa e non necessaria per l’uomo la cui attrazione si riconduce piuttosto al fascino e al potere, osserva Sgarbi. A maggior ragione dovremmo essere autorizzati a pensare che le donne non bellissime, come la Bindi o la Concia (faccio i loro nomi solo perché sono intervenute nella polemica seguita alla battuta di la Russa), siano bravissime proprio perché nella loro carriera non hanno potuto utilizzare il fascino che non hanno (spero non si offendano) per dimostrare di essere all’altezza degli uomini nell’acquisizione del potere.

Ma se nel mondo antico il concetto del kalòs kai agathòs era considerato inconfutabile, anche se solo relativamente all’ambito maschile, nella società contemporanea non è preso minimamente in considerazione, anzi. Sgarbi, inoltre, osserva che la convinzione che solo le donne usino la bellezza e il proprio corpo per ottenere il successo, è del tutto errata.

Si continua infatti a pensar male della donna, nel perpetrarsi dei luoghi comuni sull’uso del corpo, che ci ha portato alla legittimazione della prostituzione in una memorabile uscita di Stracquadanio. Per lo spregiudicato deputato qualunque mezzo è lecito per ottenere un risultato. E anche il prostituirsi è contemplato. D’altra parte ci sono diversi modi di prostituirsi, con diverse parti del corpo, e in molteplici settori, dal mondo universitario al mondo del cinema. E ci sono il servilismo, la prostituzione intellettuale; e, proprio oggi, anche quella sessuale non è soltanto femminile. Un importante capopartito gay potrà, come mille volte è capitato nel mondo del cinema e del teatro, favorire la carriera, non di una donna ma di un giovane compiacente. Il metodo è sempre lo stesso. E però le riserve e le allusioni investono sempre il campo femminile. Si tratta, di evidenza di contrapposizioni insensate benché suggestive. Nessuno penserebbe, infatti, di contrapporre bellezza e intelligenza, in modo così schematico nell’ambito del mondo maschile, contrapponendo uno studioso a un calciatore.
Quando si parla di «scorciatoie» si pensa a l’utilizzo del fascino femminile per ottenere migliori risultati in politica o in televisione. Nessuno farebbe le stesse considerazioni per un conduttore televisivo o per un deputato. Allo stesso modo nessuno metterebbe in contrapposizione i risultati ottenuti da un uomo con la testa con quelli ottenuti da un altro con i piedi
.

Il ragionamento di Sgarbi, secondo me, è condivisibile. Perché, in questo mondo di maschi, si continua a fare i moralisti solo quando c’è di mezzo una bella donna? Perché non si riconosce alla bellezza solo un valore estetico, quale in effetti è, che non deve far passare in secondo piano l’intelligenza? Perché si continua erroneamente a pensare che le scorciatoie, come le chiama Sgarbi, siano appannaggio delle giovani avvenenti e non anche dei maschi dotati di un certo fascino?

Chi non ricorda un’altra battuta infelice, quella di Berlusconi nei confronti della bellezza di Rosy Bindi? Ora Sgarbi le restituisce l’intelligenza che il premier le voleva togliere osservando: l’intelligenza di Rosy Bindi è proprio del non sottrarsi, se non per opportunismo politico, alle battutacce, alle espressioni vernacolari di spirito toscano, senza filtri e ipocrisie.

Massì, continua per la tua strada, Rosy: non ti curar di lor ma guarda e passa, come cantava il Sommo Vate. La bellezza sfiorisce mentre l’intelligenza, se c’è, rimane per sempre.

15 aprile 2011

DEPUTATI A 18 ANNI E SENATORI A 25: MA È UNO SCHERZO?

Posted in politica tagged , , , , , a 6:44 pm di marisamoles


Leggendo la notizia, sono rimasta allibita: i ministri Giorgia Meloni e Roberto Calderoli hanno avanzato la proposta di abbassare da 25 a 18 anni la soglia di età richiesta per potere essere eletti deputati e da 40 a 25 quella per diventare senatori. Il disegno di legge costituzionale è stato approvato dal governo su proposta dei succitati ministri e recepisce i contenuti di una proposta bipartisan avanzata lo scorso gennaio dai deputati Gozi e Graziano del Pd e Formichella e Centemero del Pdl. (QUI la notizia)

Cercando di riavermi dallo choc, non appena mi sono resa conto che non si trattava di uno scherzo, stavo pensando di scrivere un post quando mi sono imbattuta nell’editoriale di Giuseppe Morello, per Affari Italiani.it, che mi trova perfettamente d’accordo.
Quindi non mi resta altro che riportarlo per intero.

Giovani parlamentari fuori di….meloni
Venerdí 15.04.2011 16:38
Di Giuseppe Morello

I giovani italiani hanno scuole e università spesso scadenti, non trovano lavoro, se lo trovano è precario e malpagato, faticano a trovare casa, per questo non mettono su famiglia e non fanno figli.
Più o meno è questo il quadro. E cosa propone il ministro della Gioventú Giorgia Meloni? Di abbassare l’etá per essere eletti, portando da 25 a 18 anni l’età per essere eletti deputati e da 40 a 25 quella per diventare senatori.

La proposta spicca per involontario umorismo. Non si capisce infatti se è uno scherzo o se è la risposta assurda e demenziale a un problema serio. Lo slogan del ministro potrebbe essere: esci dal precariato ed entra in Parlamento. Il ministro Meloni sembra voler estendere ai giovani la logica dei suoi colleghi, che grazie all’elezione hanno risolto seri problemi di disoccupazione.
“Vorremmo dare un segnale – ha detto il ministro – di attenzione per i giovani, e dire che non si è mai troppo giovani per ricoprire ruoli importanti”. E qui veniamo al secondo nodo della faccenda.

Consideriamo pure come lodevole l’idea di togliere il tappo normativo che tiene chiuse le porte del Parlamento ai giovani, ma non é che basti una legge. Fa un po’ ridere cambiare la norma all’interno di un sistema politico in cui il più giovane non ha 25 anni, ma 60. L’Italia infatti è da tempo una gerontocrazia, ma non basta consentire per legge una elezione a un 18enne, se giá un 30enne ha poche chance di essere eletto. Che senso ha cambiare i parametri di una legge quando già gli attuali limiti non impediscono ai partiti di mandare in Parlamento solo gente che ha più di 50 anni, pur con qualche rara eccezione.

Visto che ci sono potrebbero mettere il limite anche ai 12 anni, o anche a 8, tanto non cambia nulla. Ministro Meloni, sicura di non avere qualche idea migliore per i giovani? Su, faccia uno sforzo, magari qualcosa le viene in mente.

giuseppe.morello@affaritaliani.it

Una sola riflessione: a casa potrei avere due deputati. Povera Italia!

7 aprile 2011

E NOI PAGHIAMO QUESTI QUA …

Posted in Friuli Venzia-Giulia, politica, Trieste tagged , , , , a 3:40 pm di marisamoles


Processo breve ma seduta lunga, anzi lunghissima. Per questo forse Roberto Menia, esponente di Futuro e Libertà, e un suo compagno di partito ripreso di spalle (non Daniele Toto, come inizialmente ipotizzato: il posto occupato è quello di Francesco Cosimi Proietti), hanno deciso di ingannare il tempo sfidandosi ad un videogame per iPad (Ansa)

A parte il fatto che conosco bene Menia, mio coetaneo e concittadino, il che non serve, ovviamente, per giustificarlo, mi chiedo se dobbiamo mantenere gente che al parlamento gioca per ingannare il tempo. E poi dicono che noi insegnanti siamo dei fannulloni.

[notizia e foto da Il Corriere]

5 dicembre 2010

PROGRAMMARE UN CESAREO PER VOTARE CONTRO BERLUSCONI?

Posted in attualità, bambini, donne, politica tagged , , , , , , , a 12:15 pm di marisamoles

In Italia c’è una percentuale molto alta di parti cesarei e solo una minima parte giustificati dall’esigenza di salvaguardare la salute della partoriente e del nascituro. Sotto accusa sono, soprattutto, quelle mamme che, temendo il dolore del parto, cercano di sottrarvisi con il cesareo, specialmente quando viene rifiutata l’epidurale.

Secondo le statistiche più recenti (settembre 2010), in Italia il 38% dei parti avviene con taglio cesareo. Le percentuali più alte si registrano al sud, con il picco della Campania (62%). Alla Sicilia il triste primato delle morti dei neonati. Solo il 3,7% delle partorienti ha ottenuto l’epidurale. (LINK). Un primato di cui non possiamo certamente andar fieri, considerato anche il fatto che il parto cesareo è un’operazione chirurgica che comporta dei rischi legati all’anestesia, che ha dei costi che gravano sulla collettività ed essendo un intervento presuppone una ripresa più lenta rispetto al parto fisiologico, cioè naturale.

Talvolta, stando a quanto si legge, si arriva a delle situazioni paradossali: c’è chi, ad esempio, programma il cesareo per far nascere il proprio bambino, o bambina, in un giorno considerato particolarmente favorevole, visti anche gli influssi astrali, o di buon auspicio perché, in questo caso, la data è particolare, ad esempio il 10-10-2010.

Ma che si arrivi a prendere in considerazione un cesareo per non mancare ad una votazione importante al Parlamento, questo sì che appare un tantino bizzarro.
Sto parlando dell’onorevole Federica Mogherini, deputata del Pd, che aspetta una bambina per il 13 dicembre, vigilia del giorno cruciale della legislatura: come sappiamo, infatti, per il 14 è previsto il famoso voto di fiducia al governo che determinerà le sorti di Berlusconi e co.

Ma cosa non si fa per non essere impossibilitate ad presenziare a Montecitorio proprio quel giorno? «Mi sforzo di fare più scale possibile, – spiega la Mogherini -con la speranza di accelerare il parto. E passo in rassegna tutte le variabili. Mi bastano tre giorni di anticipo o tre ore di ritardo». Nel malaugurato caso in cui le doglie comincino proprio il 13, l’onorevole osserva: «Non voglio immaginarlo e accetto consigli su come anticipare l’evento».
Non nega, inoltre, di aver pensato al cesareo, ma ammette che il suo medico non l’accontenterebbe – e per fortuna! – e che la sua prima figlia è nata con il parto spontaneo, quindi anche la seconda ha tutti i diritti di nascere normalmente. Insomma, è meglio non forzare la natura.

Tuttavia, la battaglia della Mogherini, al di là del fatto di partorire prima o dopo il voto in aula, è rivolta a tutte le donne in gravidanza perché una deputata che non partecipa al voto trovandosi in sala parto «è formalmente malata» e contribuisce ad abbassare il quorum. Certo, questo è un bel problema. E anche se sono d’accordo sul fatto che la gestazione non sia da trattare come una malattia, rimane il fatto che la Legge tuteli la maternità e preveda che la gestante si assenti dal lavoro a partire dall’ottavo mese (o, in alternativa, dal nono) e per i tre mesi successivi al parto (quattro, se si rinuncia all’astensione dall’ottavo mese). Perché mai, mi chiedo, questo non debba valere, o essere accettato, anche per le deputate? Io credo che una futura madre debba innanzitutto pensare al suo benessere personale e al bene del bambino che porta in grembo e solo in second’ordine agli obblighi lavorativi.

Insomma, benché la Mogherini abbia, fortunatamente, rinunciato a prendere in considerazione un cesareo, rimango dell’idea che il suo odio nei confronti di Berlusconi superi di gran lunga l’amore che dovrebbe provare per la sua creatura (come osserva anche un lettore commentando l’articolo apparso su Il Corriere).

La Mogherini annuncia che chiamerà Marta la sua bambina e aggiunge: «Con mio marito abbiamo scherzato sull’idea di battezzarla Libera, dal berlusconismo…». Un nome che sarebbe di buon auspicio. Perché non chiamarla Silvia, allora, a perpetua memoria del momento storico in cui è nata?

AGGIORNAMENTO DEL POST, 13 DICEMBRE 2010

DAL SITO DELL’ONOREVOLE FEDERICA MOGHERINI:

Tanto per ricapitolare – visto che la cosa mi viene chiesta con una certa frequenza, e so che pur essendo un fatto privato ha, purtroppo, rilievo pubblico:

1. la mia bimba non è ancora nata.

2. oggi è la data “presunta” del parto (il che vuol dire, per chi non c’è mai passato, che oggi finiscono i 9 mesi di gravidanza). Ma ovviamente è indicativa, la maggior parte dei bimbi nascono prima o dopo.

3. se non nasce nelle prossime 24 ore, domani in aula a votare ci sarò.

4. l’unica eventualità che potrebbe tenermi lontana dall’aula sarà (ovviamente) l’inizio del travaglio
[…]
Hanno iniziato la legislatura con 100 parlamentari in più, e si ritrovano appesi alla data di nascita di mia figlia…?!

MA VA? ADDIRITTURA?!?

Consiglio la lettura di questo articolo: Federica, lo strano caso dell’onorevole incinta nell’Italia maschilista, di Jacopo Iacoboni per La Stampa

21 novembre 2010

CARFAGNA VS MUSSOLINI : INSULTI FRA VAJASSE

Posted in donne, politica, Satyricon tagged , , , , , , , , , , a 8:55 pm di marisamoles

Un bell’esempio di civiltà e di solidarietà femminile, non c’è che dire. Sto parlando degli scambi di opinione che hanno vivacizzato il clima domenicale, un po’ uggioso in verità, fra il ministro delle Pari Opportunità, prossima alle dimissioni, Mara Carfagna, e l’onorevole (di nome ma ben poco di fatto) Alessandra Mussolini.

Come si sa, il ministro Carfagna in questi giorni è nell’occhio del ciclone a causa delle accuse che le sono state rivolte, dal suo stesso partito, in merito alla gestione dell’emergenza rifiuti in Campania. Poco gradite, effettivamente, tanto da portarla ad una decisione estrema: dopo il voto di fiducia del 14 dicembre, si dimetterà. Lascerà la carica di ministro, il Pdl grazie al quale ha ottenuto l’incarico, suscitando non poche polemiche vista l’amicizia con Berlusconi, e il parlamento. Si dedicherà solo ed esclusivamente alla sua Campania.

Fin qui, nulla da eccepire. Tuttavia, nonostante l’amore dimostrato per la sua terra, pare non apprezzare particolarmente le sue conterranee. Nell’intervista al Mattino in cui parla delle sue prossime dimissioni, il ministro ha ricordato la foto che la Mussolini le ha scattato in aula alla Camera mentre parlava con Italo Bocchino. «Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l’ha commesso», ha detto Carfagna, «a Napoli le chiamano vajasse…».

A me questo insulto fa ridere. Ricordo che quand’ero ragazzina mio padre, napoletano, mi riprendeva se usavo un linguaggio non troppo consono all’ambiente familiare: mi diceva vassaiola (si pronuncia vasciaiola). Io, onestamente, non avevo ben chiaro cosa significasse né ho mai chiesto delucidazioni a mio padre. Sapevo che non era certamente un apprezzamento e che il termine poteva equivalere a “popolana“.

Credo che il paterno insulto vassaiola e il vajassa della Carfagna siano quasi sinonimi. In effetti, dopo un consulto telefonico con mio papà, ho appreso che con il termine vassaiola s’intende, letteralmente, una donna che vive nei bassi di Napoli, alloggi situati al piano terra. Quindi è sinonimo di “popolana”, “donna incolta”. Poi, pare che per alcuni possa assumere un significato ben più offensivo, tipo «prostituta».
Vajassa indica, invece, una donna umile, ridotta a condizione servile: una “serva“, insomma. Diciamo, quindi, che l’appellativo usato dalla Carfagna non è dei più consoni all’ambiente.

La replica della Mussolini non si è fatta attendere: secondo lei, una che insulta in questo modo non è degna di ricoprire un alto incarico di governo. È gravissimo che il ministro Carfagna rivolga a mezzo stampa gratuiti e volgari insulti a una donna parlamentare, tuona la Mussolini ma avverte la “collega”: appena ti vedo, ti insulto.

Bene. Non si può dire che il ministro Carfagna abbia lavorato invano nell’ambito delle pari opportunita: le donne che stanno al parlamento e al governo sono proprio pari agli uomini: si scambiano gli insulti.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 22 NOVEMBRE 2010

Della foto incriminata, quella che la Mussolini ha scattato con il cellulare alla Carfagna, gridando “Vergogna!”, sul web non c’è traccia. Il clima politico è particolarmente teso in questo periodo alla Camera, quindi è legittimo, diciamo così, che si accusi il ministro delle Pari Opportunità di flirtare con il “nemico”. Ma la foto, qualunque sia, è innocente. C’è pure un precedente (lo vedete nella foto sopra): è successo nel 2008 e nessuno ha avuto da ridire.

Alessandra, Alessandra, va be’ che hai ancora il dente avvelenato per il presunto video osé (di cui, tra l’altro, non si è saputo più nulla ma è certo che si trattasse di una bufala) che ti avrebbe colta in atteggiamento inequivocabile con Roberto Fiore, ma vendicarti così con un’innocente … E poi, la foto della Carfagna con Bocchino l’hai scattata alla Camera dei Deputati, mica in …. camera da letto!

15 luglio 2009

IL SUCCESSO DI MARA CARFAGNA, DALLE TELECAMERE ALLE … CAMERE

Posted in Legge, politica, violenza sessuale tagged , , , , , a 8:31 am di marisamoles

mara carfagna prima-e dopoIeri alla Camera dei Deputati è stato approvata, a stragrande maggioranza (447 sì, 29 no, nessun astenuto) la Proposta di Legge, detta Carfagna-Alfano, sui reati di violenza sessuale. L’obiettivo è quello di rendere più severe le pene per chi si macchia di tale delitto che, visti i recenti e continui episodi di cui la stampa quotidianamente ci informa, può essere considerato una vera e propria emergenza.
Il testo approvato prevede, quindi, pene più aspre nei confronti di chi abusa sessualmente delle donne: da 6 a 12 anni di carcere, ma se in conseguenza della violenza la vittima muore, è previsto l’ergastolo.

Vengono contemplate pure delle aggravanti nel caso di abuso nei confronti di minori di 16 anni (ma la pena è ulteriormente inasprita nel caso in cui la violenza venga subita dai minori di 10 anni) o qualora il reo agisca sotto l’effetto dell’alcol, droga o minacci la vittima con armi di vario genere. Aggravanti vengono considerate anche la familiarità con la vittima, la violenza nei confronti di persone disabili o comunque in posizione di debolezza tale da non potersi difendere (ad esempio una donna incinta o che subisca le molestie da parte di chi, sul luogo di lavoro, esercita il cosiddetto abuso di potere). Anche la violenza di gruppo, ora punita con un massimo di 12 anni, può determinare la reclusione fino a 20 anni. (per una descrizione più dettagliata invio alla lettura di questo articolo del Corriere.it

Il fatto che, almeno per una volta, il consenso della Camera sia quasi unanime non deve far pensare, tuttavia, ad un’eguale soddisfazione da parte di maggioranza e opposizione. Come riporta il Corriere, infatti, per la pd Barbara Pollastrini, ex ministro per le Pari Opportunità, questo è solo un piccolo passo ma la legge in sé appare monca e miope, perché non investe sul capitolo della prevenzione e della tutela della vittima.

Ora la Proposta di Legge verrà discussa al Senato e non serve avere una sfera di cristallo per prevedere che verrà approvata anche lì a stragrande maggioranza. Comunque sia, il ministro Carfagna può essere soddisfatto: dalle telecamere di mediast, dove onestamente non ha goduto di grande fama, alle Camere il suo successo personale ha avuto il meritato (?) riscatto.

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