16 agosto 2016

OLIMPIADI DI RIO 2016: TRA PODIO, MEDAGLIE, PROPOSTE DI MATRIMONIO E COMING OUT

Posted in sport, televisione, web tagged , , , , , , a 7:12 pm di marisamoles

cinesi
Dedicare la vittoria a qualcuno che si ama penso sia una bella cosa. In fondo chi, nello sport o comunque in tutte le altre attività che prevedono un premio, ottiene brillanti risultati ha sempre a fianco qualcuno che lo ama ed è disposto a sacrificarsi per far sì che il suo lui o la sua lei realizzino il proprio sogno.

Tutto ciò che accade “dentro” uno schermo televisivo, al giorno d’oggi è destinato a diventare social. E diciamo che c’è anche qualcuno – più di qualcuno, molti – che ama mettersi in mostra, anche con la sola intenzione di rendere partecipe il mondo della propria felicità. Un esibizionismo innocente, diciamo così.

Talvolta si va forse un po’ troppo fuori dagli schemi. E’ il caso, ad esempio, del tenerissimo fidanzato della tuffatrice cinese He Zi, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, che le ha chiesto di sposarlo, offrendole l’anello, rigorosamente in ginocchio come si addice alle dichiarazioni di matrimonio in piena regola (QUI la fotogallery dell’evento). E non stupiamoci se lei, ancora ansimante per la gara appena conclusa e comprensibilmente emozionata per il secondo posto sul podio, abbia tentennato un po’ prima di rispondere sì. Doveva soltanto riprendere fiato.
Non dobbiamo meravigliarci, inoltre, del fatto che dopo l’assenso di lei, i due si abbracciano quasi fraternamente invece di baciasi in modo appassionato. Stiamo parlando di cinesi ed è già un miracolo che fidanzato di He Zi abbia spettacolarizzato un momento così intimo, data la nota riservatezza degli orientali in genere.

bruni
Meno stupore ha destato, a mio parere, la dedica della medaglia d’argento – un secondo posto un po’ a sorpresa nel nuoto di fondo – dell’atleta italiana Rachele Bruni: «Questa medaglia è per la mia famiglia, il mio allenatore e la mia compagna Diletta». Un’omosessualità mai nascosta, a detta della Bruni, e considerata un fatto del tutto “naturale”. Concordo pienamente ma… c’è un ma.

Il sito specializzato Outsports, riferendosi a coloro che hanno dichiarato apertamente la loro preferenza sessuale, prima o durante i Giochi, ha “contato” 49 nomi di uomini e donne a Rio, mentre a Londra i gay dichiarati erano soltanto 23. In aggiunta, il curatore della ricerca Jim Buzinski, si è dichiarato convinto che la crescita sia dovuta alla esposizione mediatica del tema negli ultimi anni, e non all’aumento della tendenza in sé, naturalmente.

In modo molto meno ortodosso, un giornalista americano è andato letteralmente a caccia di gay a Rio. Nico Hines, del «Daily Beast», ha utilizzato la app gay Grindr al Villaggio Olimpico, ricevendo diverse offerte di incontro. Il giornalista nell’articolo ha indicando nazionalità e disciplina sportiva degli atleti omosessuali, due informazioni che potrebbero bastare per identificarli. Per alcuni di loro, soprattutto quelli che vivono in Paesi dove l’omosessualità è ben lungi dall’essere accettata, questa sorta di “rivelazione”, per giunta non diretta, può essere decisamente rischiosa.
Su Slate, una testata on line che si occupa di LGBTQ, il pezzo di Hines è stato definito «squallido, pericoloso e immorale», mentre per Mic l’inchiesta è «un disastro omofobo».

Ora, permettetemi una riflessione, anzi due.

Della proposta di matrimonio in mondovisione apprezzo soprattutto il coraggio del giovane cinese ma, onestamente, al di là della tenerezza che ha suscitato, se la poteva risparmiare.

Sul fatto che la nuotatrice italiana Rachele Bruni definisca l’omosessualità un “fatto naturale” concordo pienamente. Ma è altrettanto naturale l’eterosessualità che, tuttavia, non viene sbandierata ai quattro venti (fatta eccezione per la dichiarazione del cinesino e forse qualche altra dedica al partner che non è rimbalzata con la stessa prepotenza agli onori della cronaca).

Ma c’è un’altra cosa che mi fa pensare: che si facciano delle indagini sull’orientamento sessuale degli atleti, al solo scopo di individuare i gay, e addirittura si possa concepire una “caccia agli omosessuali” con tanto di adescamento (mi si perdoni il termine che, dal punto di vista legale, costituisce un reato vero e proprio) via web, mi porta a credere che l’omosessualità sia ancora lontana dall’essere considerata un “fatto naturale”.

Spero di non essere fraintesa e mi auguro che i lettori abbiano la perspicacia di comprendere che la mia riflessione è nata soprattutto dalla rabbia nel constatare che un “fatto naturale” da una parte debba avere un certo rilievo e dall’altra sia smentito da persone – e dagli atti che ne conseguono – un po’ meschine.

Annunci

7 febbraio 2016

PERCHE’ IL DDL SULLE UNIONI CIVILI E’ UNA BRUTTA COPIA DEL MATRIMONIO PER FAVORIRE I GAY

Posted in amore, bambini, donne, famiglia, figli, Legge, matrimonio, politica, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , , , , a 7:48 pm di marisamoles

diritti-alle-coppie
Più di una volta ho affrontato, su questo blog, l’argomento “convivenza” dichiarando la necessità di una legge che tuteli le coppie che non sono sposate, in modo da garantire per esse dei diritti e, naturalmente, dei doveri.

Nel tempo sono state proposte e dibattute varie soluzioni al problema, dai cosiddetti PACS ai DICO, senza ottenere nulla a livello giuridico. Ora, tuttavia, sembra che l’approvazione del DDL Cirinnà (che risale al marzo 2013) sia diventata una priorità per il nostro governo. Vediamo perché.

Negli ultimi anni sempre più coppie omosessuali hanno chiesto presso i Comuni di residenza il riconoscimento legale del loro matrimonio contratto all’estero. Alcuni sindaci hanno dato il loro assenso per la registrazione all’anagrafe di questi matrimoni, altri si sono dimostrati contrari e il ministro dell’Interno Alfano ha diramato, già nel 2014, una circolare in cui chiedeva ai prefetti di cancellare le trascrizioni delle nozze celebrate all’estero tra persone dello stesso sesso.

Una vera e propria crociata malvista dalle associazioni gay che si appellano all’Europa – sì, quella che ci chiede sempre tutto in nome dell’unità – e minacciano ricorsi alla Corte di Giustizia Europea. Sicché, come già successo con la famigerata #buonascuola e le 90mila assunzioni dei docenti precari per evitare sanzioni (dato che la Corte Europea aveva già condannato l’Italia dai tempi della Gelmini), il governo italiano “cala le braghe” (scusatemi l’espressione colorita) e si affretta a far votare una Legge che garantirebbe agli omosessuali il riconoscimento giuridico della loro unione, pur non chiamandolo matrimonio.

Ma alle coppie eterosessuali che convivono chi ci pensa? Mi si dirà, a questo punto, che per gli etero c’è sempre il matrimonio. Certamente, ma ci sono anche coppie che non possono sposarsi. Molti preferiscono la convivenza per non impegnarsi, non lo nego. Tuttavia in alcuni casi la convivenza è un obbligo e sono pronta a portare due esempi.

Una mia conoscente ha convissuto per più di vent’anni con un uomo sposato che non ha potuto divorziare perché con la moglie aveva in comune affari e proprietà, naturalmente in regime di comunione di beni. Anche volendo mutare la comunione in separazione, non avrebbe potuto farlo senza il consenso della moglie, e comunque cambiare regime è costoso. Per farla breve, il compagno della mia conoscente, sapendo di essere gravemente ammalato, ha fatto in modo di garantirle almeno l’usufrutto a vita dell’appartamento in cui vivevano, soluzione osteggiata dagli eredi alla morte di lui e che è costata alla donna, oltre alle sofferenze morali, l’iter legale per ottenere il rispetto della volontà del compagno.

Un’altra mia conoscente ha convissuto per 20 anni con un uomo sposato la cui moglie si è sempre rifiutata di concedergli il divorzio. Ora, lo so che in certi casi ci sono dei mezzi legali per ottenere il divorzio comunque, ma vuoi per pigrizia vuoi perché forse l’uomo non si aspettava di morire così presto, alla fine la convivente è rimasta da sola, con due figli non ancora autonomi economicamente e senza un lavoro, visto che il compagno l’aveva praticamente obbligata a fare la casalinga.

Potrei aggiungere l’esempio di molti giovani che, comprando casa e arredandola, hanno speso tutti i risparmi e non hanno soldi a sufficienza per sposarsi. E non mi si venga a dire che, volendo, si va dal prete o dall’ufficiale di Stato Civile con due testimoni e il gioco è fatto. Ci sono delle convenzioni da rispettare e, sebbene al giorno d’oggi non sia così scontato che ci si sposi una sola volta nella vita, di quel giorno tutti vorrebbero avere un bel ricordo, potendo condividere la loro felicità con le persone vicine.

Tornando al DDL Cirinnà, la cosiddetta stepchild adoption non sarebbe aberrante di per sé (non sto qui a discutere sul fatto che i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà quali figure di riferimento ecc. ecc.) se non costituisse una possibile premessa a maternità surrogate per le coppie di uomini. Per quanto riguarda le donne, la fecondazione assistita per le single è già possibile, compresa l’eterologa, e il DDL non sposterebbe di una virgola una situazione già in essere.

Su questo tema è nata una discussione sul blog dell’amica Diemme che vi invito a seguire, se interessati all’argomento.

In conclusione, a mio parere, questo DDL favorisce le unioni gay a scapito di quelle etero. Come al solito, dunque, si tratta di una discriminazione al contrario.

11 novembre 2014

SPOT GAY FRIENDLY DI UNA NOTA MARCA DI TELEFONIA: VE NE ERAVATE ACCORTI?

Posted in amore, bambini, donne, famiglia, figli, pubblicità tagged , , , , , , , a 6:04 pm di marisamoles

Dopo lo spot della famosa ditta di surgelati in cui una madre ammicca al figlio che le rivela la sua omosessualità, il nuovo spot di una nota azienda telefonica propone, con la complicità del testimonial Fabio Volo, un altro bel quadretto familiare: due mamme gay. Almeno questo è ciò che si dice in giro per il web.

Confesso che, pur avendo visto più volte lo spot in questione, non mi ero accorta che si trattasse di uno spot gay friendly.
Fra le altre immagini che scorrono velocemente sullo schermo – d’altronde si tratta di pochi secondi – si vede una giovane donna agitata, presumibilmente in una sala d’aspetto d’ospedale, e un’altra, ben più matura, secondo me, che ha appena partorito e stringe fra le braccia il suo bimbo. La giovane raggiunge la puerpera e la bacia sulla fronte. Tutto qui.

Ora, è vero che uno spot pubblicitario non viene quasi mai osservato con attenzione. Personalmente, se sto guardando un programma alla tv, approfitto delle pause pubblicitarie per fare tutt’altro. Lo spot l’ho visto più che guardato ma questo tenero frammento di vita non l’avevo correttamente interpretato. Mi era parso piuttosto che la giovane donna aspettasse con ansia l’arrivo di un fratellino o di una sorellina. Mai avrei pensato che si trattasse di “due mamme“.

Due cose mi disturbano in questo spot. La prima è che la mamma, cioè quella che ha partorito, è a mio parere un po’ troppo in età e chi mi segue sa come la pensi sulle maternità tardive.
La seconda è che abbiamo tanto lottato, noi donne, per far entrare i mariti o i compagni in sala parto, e vogliamo lasciare fuori proprio una donna? Che sia lesbica poco importa, magari il prossimo figlio lo potrebbe mettere al mondo lei …

Pensandoci bene, c’è una terza cosa che mi disturba assai: la presenza di Fabio Volo. Ma questa è un’altra storia.

1 aprile 2014

CHI HA PAURA DEGLI OMOSESSUALI?

Posted in amore, attualità, bambini, famiglia, figli, religione, società, storia, web tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 7:13 pm di marisamoles

omosessualità
Omofobia: è proprio la parola che non riesco a digerire. Se guardiamo all’etimologia, deriverebbe da due termini greci: ομοίος [homoios] (stesso, medesimo) e fobos (paura). Ne consegue che la parola dovrebbe rimandare a una “paura dello stesso”, ma non ha senso. Dovremmo, dunque, considerare il prefisso “omo” come un’abbreviazione del termine “omosessuale” e allora ci siamo: omofobia significa “paura dell’omosessuale”. Sì, ma perché paura? Chi ha paura dell’omosessualità?

 

Effettivamente è proprio quella “fobia” che porta fuori strada. Il suffisso “fobia”, infatti, rimanda a un concetto clinico (claustrofobia= paura degli ambienti chiusi, aracnofobia= paura dei ragni …) ma nel caso in questione è chiaro che la paura non c’entra nulla. Dovremmo dire piuttosto “avversione” e in effetti con questo termine si indica un comportamento avverso, di conseguenza intollerante e discriminante, nei confronti della pratica omosessuale.

 

Ma c’è, tuttavia, qualcuno che ha paura dell’omosessualità, che teme il “diverso”, ciò che si discosta dai canoni consueti. Si teme, in altre parole, che venga infranto l’equilibrio naturale delle cose. Spaventa la possibilità che i gay si sposino, che possano adottare dei bambini, spaventa, quindi, il solo concetto di “famiglia omosessuale” che pure esiste di fatto, se non per legge (almeno non qui da noi).

 

Le ricerche psicosociali evidenziano come l’omofobia sia maggiormente legata a caratteristiche personali quali: anzianità, basso livello di istruzione, idee religiose fondamentaliste, l’essere autoritari oppure avere atteggiamenti tradizionalisti rispetto ai ruoli di genere. Non è un caso, a mio avviso, che la maggior parte delle persone che nutrono avversione nei confronti del mondo gay, appartengano al genere maschile. Se ci pensate bene, dà molto più fastidio agli uomini pensare alle relazioni omosessuali piuttosto che alle donne. E questo accade, secondo me, perché i maschi, più delle femmine, sono portati a ricondurre l’omosessualità alla sfera prettamente sessuale, in altre parole a ciò che accade a una coppia gay, in tal caso di uomini, sotto le lenzuola. Tutto ciò trascurando la sfera affettiva che, sempre secondo il mio punto di vista, ha una centralità importante anche nelle relazioni omosessuali, che ci piaccia oppure no.

 

Ho sentito questa riflessione come un atto dovuto prima di affrontare, non senza imbarazzo, un discorso che in qualche modo è collegato al post precedente, in cui trattavo il programma governativo francese ABCD de l’ègalitè, a proposito del superamento del concetto di famiglia tradizionale.

Già allora ho chiarito che il mutamento sociale che ha portato a ciò non mi disturba a patto che, per non discriminare i nuovi modelli, non si demoliscano le tradizioni consolidate (poter festeggiare la festa della mamma o del papà, potersi firmare con la dicitura “mamma” e “papà” e non genitore 1 e 2 …).  Da qui a dire che “ho paura” del mondo gay ce ne vuole.

 

Il commento di un lettore, che preferisco non nominare, mi ha lasciata perplessa. Ho deciso di non pubblicarlo anche perché, se avessi voluto replicare, avrei occupato tanto spazio da superare quello concesso all’articolo. Di qui la decisione di questo nuovo post.

Ma c’è anche un altro motivo per cui ho preso la decisione di non pubblicare quel commento: il tono sprezzante con cui veniva affrontato l’argomento, con una tale sicumera da lasciare spiazzata me che pure sono una con pochi peli sulla lingua. Senza contare gli appellativi ormai desueti, anche perché, quelli sì, considerati omofobi, con cui la persona in questione si riferiva agli omosessuali.

 

Il lettore a un certo punto dice: «me ne infischio del ”politically correct” quando c’è in gioco il futuro e la dignità dei nostri figli». Ora, io sono molto aperta di fronte alle opinioni degli altri, anche se, in caso di divergenza, difendo con le unghie e con i denti le mie. C’è una cosa che, tuttavia, non sopporto: il fatto che chi scrive qui dimentichi che questa è casa mia e che sono io a stabilire le regole. Basta dare un’occhiata al disclaimer sulla homepage e si capisce che i commenti che giudico offensivi o formulati facendo uso di parole che ritengo inaccettabili non passeranno il filtro della moderazione.

Detto questo, se il lettore, persona che conosco e che ha goduto nei mesi passati della mia stima, se ne infischia del politically correct, io no.

 

adozioni-gay

Proseguendo nella sua esternazione, il lettore presagisce il futuro della società (non so se mondiale o solo italiana) basata sulle unioni tra due uomini o due donne, con la possibilità di adottare dei figli il cui destino sarebbe segnato: diventare essi stessi omosessuali.

È ovvio che non c’è nulla di scientificamente provato in ciò, anzi, sembra che al contrario i figli di coppie gay abbiano, essi sì, la fobia di diventarlo a loro volta (attenzione, non mi baso su studi specifici ma solo sul “sentito dire”).

 

Sono sincera: non sono favorevole all’adozione da parte delle coppie omosessuali, l’ho detto più volte, fidandomi del parere di chi è più esperto di me. Ho affrontato questo discorso altrove e naturalmente ognuno tira l’acqua al suo mulino quindi è logico che ci saranno sempre delle controargomentazioni da parte di chi ha interesse a difendere una legge che permetta l’adozione all’interno di una coppia gay.

Ma anche ammettendo che i bambini con i genitori dello stesso sesso crescano in perfetta sintonia con il mondo che li circonda, non subiscano traumi di sorta, non vengano derisi da chi ha una mamma e un papà e percepiti come “diversi” (si sa che i primi a discriminare sono proprio i più piccoli, anche se l’educazione ricevuta conta moltissimo), so che in Italia l’adozione è un percorso accidentato per le coppie eterosessuali. Quindi, prima di aprire alle coppie omosex sarebbe utile rendere l’adozione meno complessa per i coniugi, altrimenti sarebbero proprio le coppie etero a venir discriminate.

 

Tornando al nostro lettore, nonostante gli studi abbiano dimostrato che l’omosessualità non è una malattia né un capriccio, piuttosto una questione genetica, egli nega si tratti di disfunzioni ormonali o fisiologiche ma solo di ricercata depravazione e di triviale amoralità, confermando le ipotesi accreditate secondo le quali l’omofobia si fonda su dei preconcetti che investono la sfera etica. Stiamo attenti: l’etica è qualcosa di diverso dalla religione, nel senso che esiste una morale laica del tutto svincolata dalla fede e basata piuttosto sul pregiudizio, nel vero senso della parola: “giudicare a priori” senza, quindi, solide argomentazioni.

 

Ciò non toglie che, volenti o nolenti, la diffusione del Cristianesimo ha un ruolo predominante sui costumi di una società.

antica roma omosex

Se consideriamo, infatti, l’antica Roma, l’omosessualità, strettamente maschile (quella femminile era considerata una mostruosità) era una pratica accettata e condivisa, che poteva dare ancor più prestigio agli uomini di potere. Il padrone si prendeva ogni libertà nei confronti dello schiavo giovane, il cosiddetto puer, ed egli era onorato di prestare tali particolari servigi al padrone. Da parte sua, il padrone dimostrava il suo potere sottomettendo lo schiavo ai suoi voleri, fossero pure quelli sessuali. Ciò almeno fino al matrimonio: poi gli “amichetti” dovevano vivere nell’ombra, veri e propri concubini che attendevano pazientemente che il loro amato padrone lasciasse il talamo nuziale per passare sotto le loro lenzuola. E guai se la moglie veniva a conoscenza di questi rapporti omosessuali! Ne era profondamente gelosa, molto di più rispetto alle amanti femmine. (sull’amore nell’antica Roma suggerisco la lettura di Dammi mille baci di Eva Cantarella, Feltrinelli editore … illuminante”!)

 

Poi, come dicevo, è arrivato il Cristianesimo e con la sua morale ha fatto piazza pulita di tali turpitudini … almeno a parole. L’esempio di Sodoma e Gomorra poteva bastare per dissuadere le relazioni omosessuali che, tuttavia, continuavano ad esistere nell’ombra.

 

In conclusione mi chiedo: come si fa a considerare tutto ciò un tabù al giorno d’oggi?

E poi, se lo stesso Papa Francesco, a proposito dell’omosessualità, ha detto: “Chi sono io per giudicare?”, chi siamo noi per farlo?

15 febbraio 2014

LE VECCHIE FIABE, CHE FANNO MALE AI BAMBINI, PER LE PARI OPPORTUNITÀ VANNO DIMENTICATE

Posted in amore, attualità, bambini, donne, scuola, società, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , , , , , a 2:26 pm di marisamoles

cenerentola
Il dipartimento per le Pari opportunità ha pubblicato tre opuscoli, destinati agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori, in cui si sconsiglia di leggere le vecchie fiabe ai bambini: volte a promuovere un solo modello di famiglia, quella tradizionale, sarebbero un ostacolo per una visione diversa e più ampia della società. La collana si propone di combattere il bullismo e la discriminazione, e al suo interno si trovano anche capitoli contro l’omofobia.

Insomma, la principessa che insegue il sogno romantico di sposare il suo bel principe darebbe adito ad interpretazioni della realtà non in linea con i tempi. Cenerentola, Biancaneve, Rosaspina, la bella addormentata nel bosco, e Belle trasmettono l’idea che un uomo debba sposarsi solo con una donna, escludendo che la famiglia possa anche essere costituita da due uomini e due donne. Sono dei cattivi esempi da mettere al bando.

Ma c’è dell’altro: i consigli elargiti da questi opuscoli (che non ho avuto il piacere, si fa per dire, di consultare) riguarderebbero anche i giochi dei bimbi. Sarebbe ora di finirla con i giocattoli sessisti: bambolotti e piccoli elettrodomestici per le femmine, automobiline e soldatini per i maschietti. La società si evolve e i più piccoli non possono crescere con l’idea che ci siano attività più adatte ai maschi ed altre appannaggio delle sole femmine.

Secondo Isabella Bossi Fedrigotti, che collabora con Il Corriere scrivendo articoli culturali e di costume, i tre opuscoli sembrano volere a tutti i costi fare precipitare le cose: «Le raccomandazioni per gli insegnanti – osserva la Bossi Fedrigotti – hanno l’aria di essere una corsa in avanti un po’ troppo precipitosa. Con uno scopo che sembra, chissà, abbastanza preciso: preparare, cioè, il terreno (tra bambini e ragazzi e, quindi, nelle famiglie) al matrimonio omosessuale. Il che può essere una scelta, da farsi, però, piuttosto, per così dire, a viso aperto, non nel modo un po’ strisciante, all’insegna della correttezza politica per bimbi, cui fanno pensare le istruzioni dei tre libretti.»

Concordo pienamente.
Tutti siamo cresciuti leggendo o sentendoci raccontare le fiabe, guardando i film di Walt Disney e sognando, perché no, di sposare il principe azzurro. Naturalmente egli era l’oggetto del desiderio per le bambine, non per i maschi. Di contro, i bambini amavano Robin Hood sognando di diventare forti e coraggiosi come lui. Siamo forse cresciuti male o con un’idea sbagliata di società e convivenza civile? Mi pare di no.

Se pensiamo alla morale che si nasconde dietro il tessuto narrativo di ogni fiaba, non possiamo pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nel constatare che, se si viene bistrattate come Cenerentola, poi si può ottenere la rivincita perché si è buoni, ma rimanere con un palmo di naso perché si è cattivi. Oppure credo che nessuno abbia giudicato male Biancaneve perché ha fatto la sguattera per i sette nani, forse anche quando non si parlava tanto di solidarietà tutti abbiamo pensato che rendersi utili per chi ci dà una mano è un modo per disobbligarci. E Robin Hood, non era forse un fuorilegge? Ma il suo intento era buono, a modo suo instillava nelle menti acerbe dei bimbi quella generosità che alla fine viene premiata, una lotta fra oppressori e oppressi che vede in questi ultimi i vincitori.

Se, poi, Cenerentola e Biancaneve sposano un principe (a voler essere obiettivi, anche il matrimonio non è al passo con i tempi, visto che ci si sposa sempre meno) e Robin perde la testa per la dolce Marianna, che male c’è? L’amore è un sentimento che non ha età, tempo e luogo. Ma se si pensa che sia discriminante una fiaba in cui il sogno romantico ha come protagonisti un uomo e una donna, allora temo che si punti il dito contro la “normalità”, contro ciò che è sempre stato per non ferire la sensibilità di chi non è “diverso” ma è trattato come se lo fosse.

Come cantava Biancaneve?

i sogni son desideri
chiusi in fondo al cuor
nel sonno ci sembran veri
e tutto ci parla d’amor
se credi chissà che un giorno
non giunga la felicità
non disperare nel presente
ma credi fermamente
e il sogno realtà diverrà!

C’è qualcosa di discriminante in queste parole? Ognuno è libero di amare chi vuole, di sognare e di essere felice.

Lasciateci le fiabe, per piacere. In esse c’è più buon senso che nei tre opuscoli delle Pari Opportunità.

[fonti della notizia: Corriere.it e blog “Scuola di Vita”; immagine da questo sito]

10 ottobre 2013

RAOUL BOVA: “NON SONO GAY MA ANCHE SE FOSSE …”

Posted in divorzio, vip tagged , , , a 2:20 pm di marisamoles

raul bova
Tranquilli: non è un articolo di gossip. A me della separazione di uno dei divi più belli del Bel Paese non me ne può fregar de meno. Però, a pensarci, un po’ mi dispiace. Mi dava l’idea di essere un matrimonio solido il suo, di quelli che sembrano mosche rare nel mondo dello spettacolo.

No, non è della separazione dalla moglie Chiara Giordano (raro esempio di figlia meno nota della madre, l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace) che voglio parlare. Vorrei piuttosto soffermarmi sulle illazioni che sono piovute addosso al povero Raoul dal momento in cui la crisi del suo matrimonio è diventata di dominio pubblico. E delle voci, sempre più insistenti, della vera causa del naufragio dell’unione fra i due: Bova è gay. Ma quale sarebbe il motivo di tali sussurri che nel tempo hanno smesso di essere tali per divenire voci insistenti che neanche la Fama, rea di aver portato alle orecchie di tutti il “connubio” tra Enea e Didone? Le battaglie dell’attore per i diritti delle coppie omosessuali e un’intervista rilasciata nel 2010 in cui affermava che prima di incontrare quella che sarebbe diventata sua moglie, tredici anni fa, era abbastanza aperto a persone e situazioni nuove.
Perché basta che uno pronunci le parole magiche persone e situazioni nuove per scatenare un putiferio.

Ma come? Uno come Bova, il sex symbol per antonomasia? Insomma, proprio gay, lui che non è un Cecchi Paone qualunque!
E dopo mesi di silenzio, a sentir lui molto sofferto, il bel Raoul smentisce pubblicamente. Lo fa in un’intervista a Vanity Fair, nel numero in edicola oggi.
Nell’edizione on line, incuriosita, ho letto il suo sfogo e ciò che mi ha colpito in particolare è la sua affermazione:

«Lo dico apertamente, mi piacciono le donne. Se fossi omosessuale, credo che non avrei nessun problema a riconoscerlo. O forse non lo direi: perché questo obbligo di dichiararsi, di giustificarsi? Nessuno va in giro a dire: piacere, sono etero. […]»

Ecco, quella evidenziata dal grassetto (mio) è la cosa più sensata che abbia mai letto su questo argomento.
Continuo a pensare che fino a quando insinuazioni del genere continueranno a correre di bocca in bocca, la condizione degli omosessuali sarà sempre sentita, considerata e vissuta come “diversa”. Non è questo che vogliono i gay, certamente. Ma nemmeno è giusto pensare che l’outing, o come si chiama, debba essere considerata una condizione essenziale per essere “accettati”. Lo virgoletto perché proprio l'”accettazione” – che a mio parere non ha ragion d’essere – continuerà a farli apparire “diversi”.

[immagine da questo sito]

16 maggio 2012

ANCHE I GAY SI SEPARANO

Posted in amore, famiglia, matrimonio tagged , , , , , , a 5:23 pm di marisamoles


In questo le unioni tra omosessuali e quelle tra eterosessuali sono del tutto identiche: anche i gay si separano. E’ successo alla coppia Alessio De Giorgi e Christian Panicucci, i primi ad aver osato sfidare i benpensanti e gli omofobi celebrando, nel 2002 presso la sede del consolato di Francia a Roma, il loro matrimonio.

La coppia ora si è separata. Alessio già da tre anni ha formato con Lorenzo, un italo-canadese, una nuova famiglia e sta pensando ad un nuovo matrimonio. In Canada è legale fra gay. Christian è single ed è costretto sulla sedia a rotelle a causa della sclerosi multipla. Non esclude di rifarsi una vita.

Tutto normale, quindi. Anche i gay si amano, si vogliono sposare a tutti i costi, non desiderano essere disciminati sotto questo aspetto, lottano per i diritti che gli equiparino alle coppie eterosessuali ma alla fine si separano anche loro, quando l’amore finisce.

Chissà perché si è portati a pensare che chi lotta per ottenere un diritto che, almeno qui in Italia, è prerogativa delle coppie di eterossesuali, il matrimonio, lo faccia con l’intenzione di non ripensarci mai. Invece, proprio come qualsiasi coppia, i ripensamenti ci sono perché, anche tra gay, un matrimonio può finire.

Insomma, a me questa notizia procura molta tristezza. In fondo non ci siamo ancora abituati a considerare sposate le coppie omosessuali e già ci dobbiamo abituare alle separazioni. Ma è proprio questa eventualità che ci porta a ritenere che, nel bene e nel male, non ci sia alcuna distinzione tra gay ed eterosessuali.

Peccato.

Ricordo a tutti che domani, 17 maggio, si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia.

[fonte: Il Corriere]

6 ottobre 2010

TIZIANO FERRO CONFESSA: “SONO GAY”. MA SE NON LO DICEVA ERA UGUALE

Posted in canzoni, vip tagged , , , , , a 5:12 pm di marisamoles


La notizia del giorno riguarda l’outing di Tiziano Ferro. In un’intervista apparsa su Vanity Fair fa la sua confessione e aggiunge: “Sono libero di poterlo dire“. Ma perché, prima non lo era? Sono anni che le voci della sua omossessualità fanno il giro del web. Cosa cambia ora? Sarà pià bravo? Sarà maggiormente apprezzato? Avrà più fan tra i gay italiani ed esteri?

Io davvero questo outing non lo capisco. Ferro si dice pronto, ora, ad innamorarsi di un uomo. Credo, e glielo auguro di cuore, che non avrà difficoltà a trovare l’anima gemella. Ma il fatto di dirlo apertamente lo faciliterà nella ricerca? Per me no. Se non lo diceva era uguale.
Indubbiamente è un bel ragazzo: le più deluse, a questo punto, saranno le migliaia di fan che pendevano dalle sue labbra. Anche se la confessione di essere gay non dovrebbe cambiare nulla: quante fan di quanti cantanti ci sono al mondo che sperano di incontrare i loro idoli e di conquistare il loro cuore, pur sapendo che non ci riusciranno mai? Sono solo sogni; la realtà è ben diversa. Quella di Tiziano è, onestamente, anche molto triste.

Nell’intervista il cantante racconta il difficile percorso che l’ha portato, negli ultimi due anni, a prendere questa decisone: “Un paio di anni fa ho iniziato un percorso di analisi. Da tempo non stavo bene, e avevo capito di dover riprendere in mano una serie di cose: dal forzato esilio lontano da amici e famiglia alla relazione col mio lavoro, al rapporto contrastato con l’omosessualità“. Aveva quasi deciso di smetterla con la musica, salvo poi ripensarci: “Così, dopo due anni di duro lavoro su me stesso, sono arrivato a una conclusione: volevo vivere meglio“.

Io non so se la decisione di dirlo apertamente lo faccia vivere meglio. Lo spero. Ma per quanto riguarda il suo talento, non cambia nulla. Fare outing, per me, è come ammettere una diversità che ormai non è considerata più tale, che non ha ragione d’esistere. Si è mai sentito un cantante dichiarare: “Sono etero. Ora voglio innamorarmi di una donna“. Mai. Perché per un cantante gay dovrebbe essere diverso?

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

benvenut* su alerino.blog

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti...

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

LA SCUOLA DI SCRITTURA CREATIVA ONLINE - LABORATORI DIDATTICI E SEMINARI IN TUTTA ITALIA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

i media-mondo: la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Ma che Bontà

Le ricette di Cle - Cle's delicious recipes

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: