16 settembre 2016

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: E’ IN ARRIVO UN TRENO CARICO DI… LIBRI

Posted in La buona notizia del venerdì, libri, viaggi tagged , , , , , , a 6:57 pm di marisamoles

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Questa notizia – non nuova ma certo meritevole di attenzione perché è pur sempre una #buonanotizia – mi ha fatto tornare in mente un vecchio gioco che si faceva da bambini ai miei tempi: “E’ in arrivo un bastimento carico di…”. A turno, i piccoli indicavano la lettera iniziale delle parole che gli altri dovevano trovare.

Se sostituiamo la parola “bastimento” con “treno”, ecco la notizia di oggi.

La NS, la compagnia ferroviaria olandese, ha deciso di aggiungere ai soliti vagoni dei treni uno adibito a biblioteca. Degli scaffali contenenti centinaia di libri sono stati collocati al posto delle cappelliere, a disposizione dei viaggiatori che sono invitati a lasciare un proprio libro in eredità alla biblioteca del treno, così da aumentare il catalogo e soddisfare il maggior numero possibile di viaggiatori.

Una specie di “Prendi un libro, porta un libro”, iniziativa ormai molto diffusa per promuovere la lettura e, diciamolo, per evitare che i libri invadano le nostre case! Un nuovo tipo di prestito che non ha bisogno di tante formalità (tessera di iscrizione alla biblioteca, prenotazione dei volumi, cedole di prestito, tempi di restituzione…) che spesso scoraggia le persona dal rivolgersi alle biblioteche pubbliche per prendere in prestito i libri.

La biblioteca mobile viene allestita nella parte superiore di alcuni treni Intercity che viaggiamo in tutta l’Olanda, con alcuni vani appositamente progettati per godersi la lettura di un buon libro durante un viaggio in treno.

“Con il vagone biblioteca”, hanno spiegato le ferrovie olandesi “vogliamo offrire la migliore esperienza di viaggio mettendo in pratica le nostre convinzioni: il treno è il posto migliore dove leggere”.

Oltre ai libri, l’intero vagone è allestito come una vera e propria biblioteca mobile: tappeti sul pavimento, lampade da lettura, tavolini dove appoggiare i volumi presi in prestito. Ogni tavolino è già fornito di un libro consigliato del personale ferroviario, ma naturalmente i viaggiatori possono scegliere un’altra lettura per spezzare la monotonia del viaggio.

Un’iniziativa lodevole, a mio parere, che potrebbe essere imitata ovunque, anche confidando nella disponibilità di chi vuole “disfarsi” dei libri per fare spazio nella libreria di casa. Mi chiedo, tuttavia, quale potrebbe essere la sorte di un vagone biblioteca sui treni delle Ferrovie italiane.

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[notizia e immagine da questo sito]

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22 agosto 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IL CAMPEGGIO IN CITTA’ PER CONOSCERSI MEGLIO

Posted in attualità, La buona notizia del venerdì, società, talenti, vacanze tagged , , , , , , , , , , , a 5:52 pm di marisamoles

campeggio in città
Passare le vacanze in città non è più da “sfigati” come una volta. Ormai, come ho scritto QUI, le città non si svuotano nemmeno a Ferragosto. Però rimanere dentro le quattro mura domestiche, sempre le stesse, per 12 mesi all’anno è davvero triste. Perché allora non provare una vacanza diversa, pur rimanendo in città e senza spendere molto?

La notizia proviene da Amsterdam dove, in tre parchi cittadini, l’Oosterpark, il Rembrandtpark e il Noorderpark, è stato allestito un campeggio per vacanzieri con tanta voglia di fare nuove conoscenze, cosa non sempre facile in una grande città dove i contatti umani sono sempre sfuggenti.

L’iniziativa è già collaudata e si è ripetuta nel periodo di Ferragosto. «De Buurtcamping – In camping con i vicini» è nata dall’idea di Roderik Schaepman, olandese residente nella capitale ma nato e cresciuto in Drente, la regione più verde e tranquilla dell’Olanda.

«Volevo che anche in una grande città ci fosse quell’atmosfera cordiale e accogliente, come nel paesino di 400 abitanti in cui sono nato – racconta Schaepman -. E poi in un camping è molto facile entrare in contatto. Il nostro motto è Power to the crowd, se metti insieme tante persone con tutti i loro talenti vengono fuori delle cose bellissime: nuovi rapporti di lavoro, relazioni romantiche, iniziative sociali. Poi fra i nostri ospiti abbiamo accolto anche alcuni senza tetto, che al camping si sono sentiti accettati come tutti gli altri. Se ci si mette insieme si possono raggiungere obiettivi insperati e migliorare veramente il mondo. L’idea del nostro camping può funzionare in ogni parco del pianeta».

La quota per partecipare era davvero esigua: 20 euro a persona per tutti i tre giorni, più 20 euro per la tenda. Nei tre parchi si sono ritrovate più di 700 persone, di cui un terzo rappresentato da quelli che hanno un sussidio per vivere o comunque un reddito annuo lordo al massimo di 21.000 euro, coloro che quindi non possono permettersi di andare in vacanza. Un altro terzo costituito dai volontari, che organizzano le più svariate attività durante il soggiorno e fanno sì che il campeggio funzioni e il restante terzo è rappresentato da persone comuni che vivono nel quartiere.

Un’esperienza che non è servita soltanto a familiarizzare tra vicini ma anche a divertirsi. Molte sono state, infatti, le attività proposte: lezioni di yoga, trattamenti di shiatsu e fisioterapia, lettura dei tarocchi, corsi per fare il pane o i cup-cakes, per la corsa di fondo o per imparare a dipingere. I genitori hanno potuto persino prenotare una ninna-nanna che veniva cantata davanti alla tenda per far addormentare i bambini.

A me sembra davvero una bella idea e non solo per chi non si può permettere una vacanza fuori porta. Anzi, potrebbe essere un’occasione per imparare cose nuove, per dare una mano a chi ha bisogno e per mettere al servizio della collettività il proprio talento.

E voi che ne dite? Sarebbe possibile organizzare una cosa del genere nelle nostre grandi (ma anche in quelle più piccole) città?

QUI potete vedere il VIDEO girato lo scorso anno.

[fonte: Corriere.it; immagine da questo sito]

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31 maggio 2009

NIENTE TOPLESS, SIAMO INGLESI

Posted in attualità tagged , , , , , , , , a 8:51 pm di marisamoles

6185468Non è il titolo di uno spettacolo teatrale, nulla a che vedere con “Niente sesso siamo inglesi” di Anthony Marriot & Alistair Foot, gradevole commedia anni Settanta, ma il “pudore” tutto anglosassone in fondo c’entra un po’. La ditta Kiniki ha, infatti, inventato un costume da bagno, il Tan Through, che permette l’abbronzatura totale anche senza scoprirsi. Il merito è di un tessuto speciale, il Transol, la cui trama è costituita da microscopici forellini che permettono il passaggio dell’80% dei raggi solari. Un gioco di fantasie astratte e animalier permette di nascondere le nudità sia maschili che femminili, poiché il costume è disponibile in più modelli per entrambi i sessi. Il prezzo, poi, è conveniente: il modello meno caro costa poco meno di 40 euro.

Naturalmente le associazioni antitumore inglesi non sembrano apprezzare l’invenzione: l’abbronzatura integrale fa male e il costume non offre alcun tipo di protezione, anzi. Ma a me viene da pensare: lo stesso discorso non vale forse anche per il topless? Il proprietario della Kiniki, John Walker, spiega: «Abbiamo lanciato ufficialmente la linea appena quattro settimane fa ma non riusciamo già più a stare al passo con la domanda. L’idea mi è venuta sei anni fa, ma siamo noi stessi i primi ad avvertire i clienti dei rischi di un’eccessiva esposizione al sole, spiegando che devono mettere comunque un’adeguata protezione sia sopra che sotto al costume, perché i raggi, passando attraverso il tessuto, possono bruciare la pelle». Quindi, la crema protettiva si può stendere anche sopra il costume; m’immagino che poltiglia ne viene fuori, specie sulle spiagge sabbiose. Per applicarla sotto il costume, però, quanto meno bisogna trovare un posto dove potersi spogliare per eseguire l’operazione. Ma se uno è veramente patito dell’abbronzatura, è pronto a qualsiasi sacrificio
La cosa che mi sembra più strana, però, è che questa specie di rivoluzione nell’ambito dell’abbigliamento da spiaggia arrivi proprio dall’Inghilterra, dove anche in piena estate non sono molte le giornate di sole e, soprattutto, fa piuttosto freddo. Almeno io ho avuto questa esperienza sul Mare del Nord dove, complice il vento e anche un po’ di pioggia, la spiaggia l’ho vista solo dall’alto di una stradina panoramica. I pochi “bagnanti” erano vestiti di tutto punto e perlopiù si davano al windsurf.

Insomma, niente topless per le inglesi. Ma siamo sicuri che l’invenzione sia proprio britannica? Sarà, ma su e-bay sono già in vendita da tempo degli articoli simili, made in Netherlands (sito sunselect.nl), e ad un prezzo molto più conveniente: da più o meno 10 euro a 20. Oddio, non è che in Olanda faccia più caldo che in Inghilterra, quindi mi stupisco che siano proprio dei paesi nordici a proporre sul mercato questo tipo di indumenti. In ogni caso, topless a parte, siamo sicuri che funzionano? Perché il rischio che al posto delle “chiappe chiare” ci si ritrovi un fondo schiena tipo bertuccia c’è. Io, che comunque non ho mai preso in considerazione il fatto di prendere il sole nuda, preferisco i vecchi tessuti e soprattutto le valide e anche un po’ costose creme protettive. Sono un po’ diffidente, lo so, ma la pelle è preziosa e proteggerla è una precisa responsabilità che tutti dobbiamo avere. Inglesi e Olandesi compresi.

[fonte principale: Il Corriere.it, articolo di Simona Marchetti, del 30 maggio 2009; nella foto: la spiaggia di Cromer, Norfolk, UK]

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