BOCCIATURA PER TROPPE ASSENZE: PRONTA UNA CLASS ACTION DEGLI STUDENTI


Gli studenti della Rete studentesca non hanno gradito la circolare ministeriale n. 20 del 4 marzo che definisce i criteri e le modalità di attuazione delle norme relative alla validità dell’anno scolastico, in dipendenza del numero di presenze alle lezioni da parte degli studenti della scuola secondaria di I e di II grado, come previsto dal Regolamento sulla valutazione (dpr 122/2009). (ne ho parlato QUI )

L’anno scolastico è agli sgoccioli e c’è chi si è fatto due conti (specialmente quelli che hanno aderito alle manifestazioni contro il ministro Gelmini, occupando le scuole o gestendo autonomamente le lezioni) e ora è preoccupato di un’eventuale non ammissione agli scrutini causa troppe assenze. Il che significa, come da direttive ministeriali, la bocciatura.

La Rete studentesca ha, quindi, organizzato una class action (vanno tanto di moda, di questi tempi, specialmente quando c’è di mezzo la Gelmini), rivolgendosi ad un avvocato, (uno per tutti altrimenti non avrebbero potuto affrontare la spesa) che sta, com’è ovvio, dalla loro parte e ha espresso il seguente parere: I casi di partecipazione a manifestazioni, scioperi o ad occupazioni devono necessariamente rientrare nei casi eccezionali non computabili ai fini delle assenze scolastiche in quanto riconducibili al diritto fondamentale di libera manifestazione del pensiero ex art. 21, al diritto allo sciopero ex art. 40 Cost. e al diritto di riunirsi e associarsi nelle forme e modi previsti dagli artt. 17 e 18 Cost. Tali articoli e principi costituzionali devono intendersi prevalenti rispetto a qualsivoglia normativa nazionale.

Che bello! A quanto pare la Legge sta dalla loro parte. Peccato, però, che il diritto allo sciopero sia sacrosanto per chi lavora e percepisce uno stipendio che, in caso di sciopero, appunto, viene decurtato. Agli studenti non viene – per ora – attribuito alcun compenso in denaro per l’attività svolta che rientra nell’obbligo scolastico, fino al biennio superiore o comunque entro i sedici anni, dopodiché proseguire gli studi diventa una libera scelta che richiede una precisa responsabilità: frequentare le lezioni, studiare e ottenere un profitto almeno suffciente nella totalità delle materie. Ne consegue che le assenze dovute a motivi seri, quali malattie di una certa importanza, cure assidue e gravi problemi familiari, non peseranno sull’ammissione allo scrutinio, qualora venga superato il limite del 25% di assenze sul monte orario annuale. Ma a me non sembra che possa sussistere alcuna deroga appellandosi al diritto di sciopero o occupazione della scuola, cosa che già di per sé costituisce un reato, anche se i Dirigenti Scolastici chiudono spesso un occhio.

Il preside dell’Istituto Superiore Majorana di Palermo, professor Angelo Ganci, risponde alle accuse mosse dalla Rete degli studenti sul piede di guerra contro il provvedimento ministeriale: Se hanno qualcosa da obiettare si rivolgano al ministro dell’Istruzione. La legge in questione risale all’epoca della Moratti, la Gelmini ne ha solo dato attuazione a partire da quest’anno con una circolare (quella del 4 marzo 2011, ndr) che – seppur tardiva – ribadisce concetti già noti. Tant’è vero che io stesso a inizio settembre ho diffuso comunicazioni in merito e poi alle scuole medie vale la stessa regola credo dal 2004: la validità dell’anno scolastico è subordinata alla frequenza di almeno un quarto delle lezioni, vulgarmente 50 giorni. Commetterei un falso a dichiarare presenti studenti che non so nemmeno dove fossero in quei giorni di protesta.

Questo è solo un parere ma credo sia condivisibile. Rimane il fatto che l’ammissione allo scrutinio finale di per sé non garantisce la promozione. Chi si è assentato dalle lezioni perdendo molte ore, seppur per giustificati motivi (l’indicazione del ministero è riportata nella circolare linkata), può aver accumulato delle lacune diffuse in varie discipline quindi nessuno può avere la garanzia di essere promosso. Tantomeno chi fa sciopero.

[Fonti: l’inkiesta.it articolo 1 e 2, da cui è tratta anche l’immagine]