13 gennaio 2013

UN ANNO FA IL NAUFRAGIO DELLA CONCORDIA. IL MISTERO DI DIMITRI CHRISTIDIS

Posted in attualità, cronaca tagged , , , , , , , , , , , , a 3:11 pm di marisamoles

naufragio concordia
Un anno fa la bella addormentata dell’Argentario subì un brusco risveglio. Non fu opera di un bacio quanto di uno schiaffo di cui il Giglio porta ancora i segni: di fronte alle sue rive, al suo incantevole ed intimo porto, non un principe s’inchinò ma un mostro marino che la stringe ancora a sé in un sinistro abbraccio.

Dodici mesi dopo l’isola è meta di una sorta di pellegrinaggio commemorativo. Il ricordo di quella notte, dei pianti di disperazione o di quelli di felicità, delle lacrime e dei sorrisi, delle urla e dei gemiti ha invaso le nostre case provenendo da uno schermo televisivo che, se non altro, ha il merito di conservarne la memoria.

Oggi al Giglio sono ritornati i naufraghi che si sono salvati, i parenti di quelle 32 vittime che sono state meno fortunate delle oltre quattromila persone che ora di quella notte serbano un triste ricordo ma possono raccontare quello che hanno visto, fatto, sentito, detto.

Il naufragio della nave da crociera Costa Concordia fu un evento che fece in breve tempo il giro del mondo. E non semplicemente perché si trattò di un dramma che ha pochi precedenti. A molti ritornò alla mente l’infausto viaggio inaugurale del Titanic il cui centesimo anniversario sinistramente stava per essere ricordato. Allora, però, le vittime furono 1518, su un totale di 2223 passeggeri imbarcati, compresi gli 800 uomini dell’equipaggio. Certo, erano altri tempi ma ora …

Quella notte, più che il numero delle vittime – che veniva aggiornato di ora in ora – portò allo sdegno il comportamento del comandante della nave da crociera: Francesco Schettino. Oltre ad aver cozzato contro uno scoglio delle Scole – parte del quale, andatosi a conficcare sul fianco della nave, ora è stato restituito al mare del Giglio -, sembrò incapace di gestire l’emergenza, perdendo tempo al telefono con i responsabili della Costa, tardando a dare l’allarme, minimizzando l’accaduto anche con la Capitaneria di Porto di Livorno. Infine, abbandonò la nave, volontariamente come sembra, in modo del tutto fortuito come continua a ripetere lui, mentre le operazioni di sbarco dei naufraghi non erano ancora concluse.

Chi ha dimenticato la famosa telefonata che gli fece il Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio De Falco, una volta resosi conto dell’immane tragedia? Nessuno. Non foss’altro perché anche in occasione dell’anniversario del triste e luttuoso evento, i telegiornali non fanno che riproporcene la registrazione.

Allora io presi le difese di Schettino perché quella telefonata fu, a parer mio vergognosa. De Falco, dipinto dall’opinione pubblica come un eroe (tanto da essersi guadagnato una medaglia concessa dal Capo dello Stato), si rivolse al comandante della Concordia con un’arroganza, una prepotenza, un tono di biasimo, di rimprovero e di minaccia che non si possono accettare. Dall’altra parte del telefono, un comandante in stato confusionale, comprensibilmente scosso per l’accaduto e certamente conscio dell’immane tragedia che quell’inchino malriuscito (operazione che, tuttavia, Costa non aveva mai sanzionato, lasciando che fosse tacita e innocua pratica abituale) aveva causato, nonché delle conseguenze che avrebbe avuto sulla sua carriera, sulla sua famiglia, sulla sua vita futura.

Chi dipinge Schettino come unico responsabile del naufragio secondo me trascura il fatto che a decretare la sua colpa, senza possibilità di appello, è stata fin da subito la gogna mediatica cui il comandante è stato sottoposto. Certo, lui è il responsabile numero uno ma non l’unico. Prova ne sia che l’inchiesta, ormai conclusa, ha rinviato a giudizio tredici persone. Anche quelli della Costa che, sebbene a scoppio ritardato, hanno scaricato sul comandante ogni responsabilità, negandogli persino la tutela legale e, alla fine, l’hanno licenziato.

A distanza di un anno io non ho cambiato idea. Non ritengo innocente Schettino – e ci mancherebbe! –ma continuo a pensare che le colpe non siano tutte sue e che abbia pure qualche merito nell’aver scongiurato il peggio, salvando la vita forse a decine di persone. Se avesse dichiarato l’abbandono nave in mare aperto, l’approdo per le scialuppe sarebbe stato molto più lento e difficile. Ma non voglio entrare nel merito di questioni che non conosco, di cui non sono esperta. Esprimo solo una mia ipotesi che, tuttavia, un anno fa fu sostenuta e rafforzata dal parere che il Contrammiraglio della CP Salvatore Schiano Lomoriello aveva pubblicamente espresso, condannando energicamente il contenuto e soprattutto il tono assunto da De Falco durante quella telefonata.

Proprio un dettaglio di quella telefonata forse ai più è sfuggito. Non a me. Infatti, ci penso da dodici mesi senza ottenere risposte. Ho atteso pazientemente la conclusione delle indagini e la pubblicazione dei nomi dei rinviati a giudizio e quel nome non c’è. Ne parlarono allora assai poco anche le cronache, eppure si scrissero fiumi di parole, tonnellate di carta furono impiegate per condannare Schettino assai prima che le operazioni degli inquirenti iniziassero, chissà quanti multipli di byte furono impegnati per far girare quella telefonata a livello globale.

De Falco trova Schettino su uno scoglio, apparentemente spettatore incredulo e passivo di una tragedia senza precedenti. Lui salvo, mentre ancora centinaia di persone erano in attesa di lasciare il relitto maledetto, mentre trentadue naufraghi trovavano la morte, imprigionati senza scampo da un mostro marino senza più un comandante. Schettino, però, su quello scoglio non era solo. Lo dice nella telefonata a De Falco: con lui c’era anche il comandante in seconda Dimitri Christidis. Altri ufficiali erano con lui su quello scoglio maledetto, ancor più delle stesse Scole contro cui il gigante del mare aveva cozzato un paio di ore prima. Di certo il comandante era in compagnia anche del suo terzo: Silvia Coronica. L’ufficiale di origine triestina era con Schettino in plancia alle 21 e 45 di quel venerdì funesto. Ed era con lui su quello scoglio. Entrambi in compagnia di Christidis.

La Coronica compare nell’elenco dei rinviati a giudizio, assieme al suo comandante. Dimitri no, eppure anche lui si era dato alla fuga, anche lui pare fosse in plancia al momento dell’impatto con lo scoglio. Ma di Dimitri Christidis si perdono subito le tracce. Ho letto e riletto le cronache di quei frenetici giorni, successivi al 13 gennaio 2012: il suo nome, se escludiamo i primi articoli in cui si descriveva nei dettagli la tragedia della Concordia, è sparito. Non si sa dove, ma certamente non compare nell’elenco dei “colpevoli” (lo virgoletto perché la legge italiana riconosce la presunta innocenza degli imputati).

Misteri a parte, ora io semplicemente mi chiedo come mai Dimirti non sia fra le persone rinviate a giudizio e, soprattutto, perché, visto il suo ruolo ai vertici di comando della nave, nessuno ha pensato di biasimare il suo comportamento mentre tutti hanno condannato Schettino senza pensarci su nemmeno un secondo. Perché?

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5 luglio 2012

IL MEMORIALE DEL COMANDANTE SCHETTINO: “ATTACCARE ME E IL MIO COMPORTAMENTO È STATA LA COSA PIÙ FACILE FIN DALL’INIZIO”

Posted in cronaca tagged , , , , , a 1:48 pm di marisamoles

Il gip di Grosseto ha revocato gli arresti domiciliari all’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, che dovrà osservare solo un obbligo di dimora a Meta di Sorrento, dove risiede. Lo ha reso noto il suo difensore, l’avvocato Bruno Leporatti.

Al suo legale Schettino ha indirizzato un memoriale che stasera verrà discusso a “Quinta colonna”, la trasmissione di approfondimento curata e condotta dal giornalista Mediaset Salvo Sottile. Lo scritto, in forma integrale, è pubblicato da Il Corriere.

«Egregio avvocato, come da Lei suggerito le scrivo per mettere meglio a fuoco le mie emozioni e per approfondire le mie emozioni e sensazioni nella notte del naufragio. Ripercorrere interamente quegli istanti, per me, non è cosa semplice, ma mi rendo conto che è necessario farlo…

Subito dopo l’urto ho disposto tre ordini in successione che sono stati vitali per evitare ciò che definisco l’inimmaginabile, ovvero la catastrofe 1) Chiudere le porte stagne a poppa, ordine dato a prescindere dal fatto che dovevano essere già mantenute chiuse… 2) Il timone tutto a dritta, perchè era evidente che altrimenti, mantenendo il timone a sinistra e con la spinta (ndr la sostituisco alla parola abbrivio) ci saremmo schiantati con la prora contro l’isola.. 3) Il nostromo a prora, pronto a dare fondo all’ancora, per fermare la nave in caso iniziasse lo scarroccio incontrollato verso terra Hanno chiamato esperti dall’estero per farsi spiegare la mia manovra dopo l’urto, ma – mi chiedo – cosa c’era da capire?

L’iniziale curva a destra per evitare l’ostruzione, poi la curva a sinistra per rallentare la scodata della poppa e poi la virata a dritta che porta la nave a disimpegnarsi dall’isola… Il successivo scarroccio (cioè l’avvicinamento verso terra) non è stato interrotto gettando l’ancora ed è lì, in quel momento, che ho compiuto la scelta definitiva che oserei definire “solenne”. La scelta di effettuare la valutazione dei danni e di guadagnare nel frattempo la costa, portando la nave su un basso fondale, per evitare che affondasse. Ho creato così le condizioni ottimali per salvare tutti, indipendentemente da come si sviluppavano gli eventi. La nave è infatti la miglior scialuppa di salvataggio che possa esistere. Il comandante può prendersi il tempo che serve per valutare l’emergenza senza creare panico: il responsabile è solo lui, prima davanti a Dio e poi davanti agli uomini. C’è chi, a verbale, ha dichiarato che l’impatto con la poppa è stato causato da una mia allucinazione, un’allucinazione che mi avrebbe fatto virare a destra provocando la scodata verso sinistra… Altro che allucinazione! Piuttosto è stato il mio fiuto, il mestiere, il saper riconoscere il mare a farmi fare quella sterzata repentina a dritta.

Nessuno, fino a quel momento, mi aveva avvisato che avevamo superato il punto di accostata fissato sulla rotta. Per fortuna ho visto della schiumetta bianca sulla mia sinistra. E’ stato un segno che mi ha fatto dare ordine di virare a dritta, per puro istinto. In quel momento una mano divina si è sicuramente posata sulla mia testa. Se avessi continuato su quella rotta, avremmo colpito lo scoglio con la prua. Sarebbe stata un’ecatombe. Altro che conta dei compartimenti per stabilirne la galleggiabilità! Si sarebbero trovati tutti scaraventati in aria per l’impatto. Dopo qualche minuto saremmo finiti tutti in acqua, probabilmente a testa in giù. Altro che emergenza generale in ritardo! Altro che abbandono della nave: ragionamenti di questo tipo non si sarebbero neanche potuti ipotizzare… Oggi mi fa rabbia e tristezza ascoltare il contenuto della scatola nera, osservare il radar degli attimi prima dell’incidente. Ma ogni mia pena e rammarico è in minima parte alleviato dalla consapevolezza di avere evitato, virando, una strage.

Non è mio costume biasimare gli altri, voglio solo precisare che fino all’ultimo – e anche dopo l’incidente – è stato negato che stavamo percorrendo una rotta che ci avrebbe portato direttamente sugli scogli. Subito dopo l’incidente, avrei potuto affermare: “Ma dove mi avete fatto sbattere? Cosa mi avete fatto combinare?” … ma non sono un codardo, in quel momento bisognava essere lucidi, la pirorità non era individuare i colpevoli, ma agire, senza perdere la calma. Il dilemma era: evacuare o non evacuare la nave? Evacuare oltre 4000 persone con una nave in movimento ha i sui rischi. Disporlo sarebbe stato quasi una liberazione per me, ma la coscienza non mi ha concesso di farlo a cuor leggero… Il rischio che le vittime fossero maggiori nessuno lo ha messo in conto, nessuno ne ha parlato ma era una concreta possibilità. A causa del black out, non ho potuto utilizzare il computer dedicato al calcolo dei parametri nautici in caso di falla. Non averlo, ha reso ogni scelta più gravosa e difficile. Soltanto quando mi hanno riferito la situazione di allagamento dei tre compartimenti e quando ho capito cosa realmente stava accadendo sotto i miei piedi, ho ordinato l’abbandono e, nel contempo, ho lasciato scarrocciare la nave su un fondale più basso… Se avessimo sbarcato più al largo, su un fondale più alto, il rischio era di un affondamento totale.

Mi rincuora vedere che i dati emersi dall’analisi della scatola nera confermano le mie dichiarazioni rese quando sono stato interrogato. Come Le ho sempre detto, ho applicato un piano che man mano si disegnava nella mia mente. Altrimenti non avrei potuto nè riferirlo nè ricordarlo. Attaccare me e il mio comportamento è stata la cosa più facile fin dall’inizio. Questa vicenda ha responsabilità e dinamiche molto più complesse. Io sono stato sempre sicuro delle mie dichiarazioni, tanto che ho sperato fino all’ultimo che fossero salvati i dati della scatola nera La nave si è ribaltata di colpo. Ha fatto mancare il terreno sotto i piedi a me e a tutti coloro che erano con me sul lato destro. E’ triste per un comandante dover ricorrere alle testimonianze di altri per essere creduto. Il mio cordoglio va alle famiglie colpite negli affetti più forti. Il loro dolore è anche il mio e mi sento di ribadirlo con forza, con sincera ed affranta partecipazione. La nave sarà ricostruita, le assicurazioni ci sono per questo. La Concordia è già oggetto di disputa per la ricaduta economica che crea il suo smantellamento, ma le persone non potranno purtroppo ritornare in vita e le ferite più profonde rimarranno a poche persone. E per tutta la vita. Francesco Schettino»

05 luglio 2012

QUI POTETE LEGGERE GLI ARTICOLI CORRELATI.

28 gennaio 2012

NAUFRAGIO CONCORDIA: LE PRECISAZIONI DELL’AMMIRAGLIO SALVATORE SCHIANO LOMORIELLO

Posted in cronaca tagged , , , , , , , a 4:23 pm di marisamoles


Dopo la pubblicazione del precedente post, sono stata contattata via e-mail dall’Ammiraglio Salvatore Schiano Lomoriello che, ringraziandomi per aver prestato attenzione al suo commento e condiviso il suo punto di vista sulla vicenda (relativamente alle telefonate intercorse tra i due Comandanti – Schettino e De Falco –) mi ha fatto notare che il suo intervento era stato riportato solo parzialmente dai media, in quanto egli aveva avuto cura di prendere in esame l’accaduto non solo in relazione alle conversazioni telefoniche, argomento principale del mio post.
Precisamente, aveva espresso, nell’immediatezza dei fatti, il suo parere in una lettera indirizzata al Collegio Capitani

“per stigmatizzare in ogni suo aspetto la vicenda che ha coinvolto la nave Costa Concordia, il suo Comandante ed altri soggetti attori nella vicenda stessa.”

È opinione dell’Ammiraglio Schiano Lomoriello che, per amore di verità, sia indispensabile analizzare la vicenda basandosi su

“tre fatti concreti che sono da ricondurre a tre momenti precisi: la collisione con lo scoglio, l’incaglio e la telefonata intercorsa tra la C.P. di Livorno e il Com.te Francesco Schettino.”

Riguardo la collisione con lo scoglio, secondo l’Ammiraglio Schiano è fuor di dubbio che

“la nave ha condotto una navigazione che si pone al di là di ogni norma di sicurezza in mare”.

Tuttavia ritiene che spetti alla Magistratura appurare

“perché la nave si trovava sottocosta in maniera maldestra”

e non a chi non ha esperienza di navigazione, tantomeno ai media che hanno travisato i fatti con il solo scopo di condannare il Com.te Schettino e santificare altri (De Falco)

“che procura sdegno in coloro che vivono sul mare e in chi ha speso una vita al servizio del mare (come lo stesso Schiano) e su di esso lavora”.

Il secondo fatto concreto su cui si sofferma a riflettere l’Ammiraglio Schiano, è quello che riguarda l’incaglio. Da esperto di mare egli suppone, icto oculi, che

“il Comandante Schettino abbia fatto ricorso all’istituto della ‘Avarie comuni’, che prevede a tutela della nave, dell’equipaggio, dei passeggeri e del carico, in presenza di un concreto pericolo di affondamento della nave, di condurre la stessa a piaggiarsi”.

Nel caso la supposizione sia corretta, escludendo che la nave da sola si sia incagliata dove ancora oggi si trova, il Com.te avrebbe in questo modo evitato un numero maggiore di vittime, facilitando, infatti, i soccorsi. Nel contempo l’Ammiraglio osserva che il Com.te è stato iellato

“perché se la nave si fosse incagliata in una soglia sabbiosa o fangosa, presumibilmente staremmo a parlare di una situazione meno drammatica, perché, forse, la nave sarebbe stata attanagliata da entrambe le fiancate dalla sabbia e, forse, poteva rimanere nella sua posizione senza abbattersi su una fiancata nel modo come adesso giace.”

Sulle telefonate tra De falco e il Comandante della Concordia non mi soffermo oltre. Invito, pertanto, i miei lettori, qualora non l’avessero già fatto, a prendere visione del precedente post, linkato all’inizio del presente articolo.

Cosa potrei aggiungere? Nulla, in quanto è come se l’Ammiraglio avesse letto nei miei pensieri, dati tecnici a parte. Essendo io nata sul mare, pur non capendo nulla di navigazione e soffrendo pure il mal di mare (fatto che esclude a priori che io programmi una crociera e, tuttavia, nel caso contrario non mi farei certo influenzare da questa disgrazia perché sono perfettamente consapevole del fatto che in Italia ci sono moltissimi validi Comandanti e che da una vicenda, seppur tragica, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio), aggiungendo che sono nipote di un Comandante (anche se mio nonno, purtroppo, non l’ho mai conosciuto), si vede che in me c’è qualcosa di innato che mi riconduce, inconsapevolmente, alle mie origine “marinare”.

Infine, mi associo alla preghiera che l’Ammiraglio rivolge alle vittime di questo sciagurato naufragio (poco fa salito a 17):

occorre ricordare le vittime che essa ha causato. Io sono credente, talché non posso se non concludere questa mia interlocuzione con Lei, affidando alla Misericordia del Signore le vittime in questione, nel fondato convincimento che essa e’infinita e Eterna.

PER CHI VOLESSE LEGGERE L’INTERO CONTRIBUTO, PUBBLICO DI SEGUITO LE SCANSIONI DELLA LETTERA. PER INGRANDIRLE BASTA CLICCARE SOPRA LE IMMAGINI. (mi scuso per la maldestra operazione fatta per nascondere i dati privati di terze persone che non ho ritenuto opportuno pubblicare)

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